Profitto: prove di dialogo tra economisti e aziendalisti
Il reddito di esercizio
Per correlare fra loro le operazioni ancora in corso di svolgimento alla fine dell'anno, c'è bisogno di decidere che tipo di reddito si vuole determinare: la logica del rinvio dei costi considera reddito quello che scaturisce dalla differenza fra ricavi e operazioni concluse. Un'operazione è conclusa quando il ricavo è stato incassato: questo però non è sempre vero, perché, ad esempio, ci sono prodotti che prevedono un periodo di garanzia e l'operazione può considerarsi conclusa solo al termine di tale periodo. Il ricavo infatti potrebbe essere stato incassato, ma il bene a cui si riferisce il ricavo non è stato ancora venduto o prodotto dall'azienda, per cui nonostante il ricavo sia stato sicuramente conseguito, esso non può partecipare alla determinazione del reddito di periodo, in quanto non ha a fronte i relativi costi.
Per stabilire quindi se un ricavo è di competenza economica non si deve far riferimento solo alla sua riscossione (potrebbe essere un ricavo anticipato), ma dal fatto che sia stata trasferita o meno la proprietà del bene. Si deduce quindi che i costi vengono rilevati al momento dell'ottenimento della disponibilità del bene, mentre i ricavi al momento della consegna del bene o dell'espletamento del servizio e, più in generale, alla maturazione del ricavo. Essi vengono rilevati al momento dello scambio, quando il loro importo risulta definito rispetto al debito/credito o rispetto alla somma di denaro ceduta o ricevuta.
Secondo Capaldo però, l'applicazione rigorosa della logica del rinvio dei costi, che determina il reddito scaturente da processi conclusi, dovrebbe far riferimento ai ricavi maturati e incassati, o se c'è la garanzia, rilevati alla scadenza della stessa; i costi invece dovrebbero essere rilevati al momento dell'impegno (sottoscrizione del contratto di acquisto) e non solo al momento del pagamento o del sorgere del debito.
Se i ricavi vengono rilevati al momento del credito, significa che il processo non è ancora concluso, per cui si dovrà procedere a fine anno a valutare i crediti e stimare la probabilità di una loro mancata riscossione. Inoltre, la registrazione del ricavo precedente al termine del periodo di garanzia deve tener conto della possibilità di un'eventuale restituzione del prodotto da parte del cliente.
Per quanto riguarda i costi, la loro rilevazione al momento della manifestazione finanziaria e non in quello precedente all'impegno renderà necessario tener conto, nel momento di chiusura dell'esercizio, degli eventuali impegni già assunti. Il fatto che la contabilità registri le operazioni al momento della manifestazione finanziaria, comporta la necessità di tener conto di tutti quegli oneri maturati nell'esercizio non ancora liquidati a fine anno (ad esempio si dovrà tener conto dei costi derivanti dall'acquisto di merci per le quali non si è ancora ricevuta la fattura e che quindi non sono ancora stati registrati in contabilità).
Per quel che riguarda la fase del rinvio dei costi, si deve tener conto che non è possibile individuare esattamente i costi contrapponibili ai ricavi realizzati (che andranno poi rinviati). Ci sono infatti costi diretti e costi indiretti, per i quali è difficile stabilire una relazione causa-effetto fra il ricavo conseguito e il consumo di specifici fattori produttivi utilizzati. Per determinare il reddito quindi, si rende necessario, invece di individuare i costi direttamente correlabili ai ricavi, individuare i costi che sono sicuramente non di competenza dell'esercizio; sottraendoli dalla massa dei costi rilevati dalla contabilità, si avrà come risultato quelli di competenza. I costi sicuramente non di competenza sono sicuramente le rimanenze, cioè i costi di tutto quello che non è stato ancora venduto o utilizzato.
- Recupero diretto: relativi ai beni che possono essere venduti senza subire trasformazioni (merci, titoli ecc);
- Recupero indiretto: costituiscono la gran parte dei costi delle aziende, riguardano l'acquisto di beni e servizi che non sono destinati alla vendita, ma concorrono alla realizzazione di quei prodotti che poi verranno venduti.
Questi costi non verranno recuperati distintamente, ma globalmente e indistintamente attraverso i ricavi di vendita. Essi possono essere ulteriormente distinti in:
- Costi dei fattori a fecondità semplice;
- Costi dei fattori a fecondità ripetuta, materiali e immateriali;
- Costi per acquisire la disponibilità dei fattori per un determinato periodo (costi del personale, fitti passivi ecc).
Alla fine dell'anno l'impresa presenterà le rimanenze di fattori produttivi e di produzione. In linea generale, i costi delle rimanenze sono da rinviare ai futuri esercizi perché la loro presenza indica che ci sono delle operazioni non concluse:
- Ci sono fattori non ancora utilizzati;
- Ci sono prodotti finiti ancora da vendere o semilavorati in corso di produzione.
In questa prima fase, a fronte di tali costi non ci sono ricavi ad essi contrapponibili in maniera indiretta e indistinta se guardiamo i costi delle rimanenze dei fattori produttivi, distinta per le rimanenze di produzione. Per rinviare i costi, c'è bisogno di procedere alla verifica della rinviabilità: ha lo scopo di evitare che vengano rinviati dei costi che non possono essere recuperati con i ricavi, accertandosi che i ricavi degli esercizi futuri siano tali da lasciare anche un margine sufficiente a garantire la congrua remunerazione del capitale proprio investito nell'azienda. Si deduce quindi che è possibile rinviare costi per un importo che corrisponde al ricavo che si pensa di poter realizzare.
È per questo che il costo dei prodotti finiti in rimanenza viene individuato dal costo industriale, il quale comprende solo i costi diretti più una parte di costi indiretti industriali: è sempre possibile infatti determinare la quantità di materie prime e di ore di mano d'opera direttamente impiegate per la produzione. Moltiplicando tali quantità per il loro costo unitario è possibile ottenere il costo diretto.
Il rinvio dei costi a recupero indiretto è più complesso del rinvio dei costi a recupero diretto: ipotizzare, ad esempio, una durata economica del macchinario diversa o un diverso criterio di ripartizione, ha come effetto quello di rinviare un diverso importo dei costi di competenza che farebbe giungere a un risultato economico diverso. Quindi, tutti i costi dei fattori produttivi a recupero indiretto sono in parte recuperati:
- Attraverso i ricavi della vendita dei prodotti finiti;
- Rinviati come rimanenze dei fattori stessi;
- Rinviati attraverso il rinvio delle rimanenze di produzione (prodotti finiti ancora da vendere e prodotti in corso di lavorazione).
Per quel che riguarda la rinviabilità dei costi a recupero indiretto che riguarda fattori a fecondità ripetuta materiali e immateriali, si deve trovare il valore da confrontare a quello dei fattori; in questo caso infatti non c'è un prezzo di vendita a quale far riferimento perché il bene non è stato acquistato per essere rivenduto, ma utilizzato dall'impresa. Risulta quindi necessario, verificare la rinviabilità, far riferimento ai ricavi dei prodotti degli anni in cui si prevede che il macchinario sia economicamente utile.
Si arriva così alla conclusione che il reddito costruito secondo la logica del rinvio dei costi è un reddito distribuibile, in quanto l'azienda ha già verificato la sua capacità di continuare a vivere operando in condizione di equilibrio economico; nonostante ciò però, questo tipo di bilancio mal si presta a dare informazioni a soci e terzi, in quanto presuppone una serie di stime che si spingono avanti in un tempo molto lungo.
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