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Riassunto esame Psicoterapia, prof. Lo Verso, libro consigliato Le psicoterapie. Teorie e modelli d'intervento. Gabbard

Riassunto per l'esame di Psicoterapia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lo Verso: Le psicoterapie. Teorie e modelli d'intervento, Gabbard.
Il riassunto riguarda i capitoli 1-2-3-4-5-6-10-14-18-23-26, ovvero quelli indicati dal Docente per lo studio della materia. Gli argomenti trattati riguardano:
- i modelli teorici della psicoterapia... Vedi di più

Esame di Psicoterapia docente Prof. G. Lo Verso

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ESTRATTO DOCUMENTO

di ela o azio e dell’i fo azio e s o za do la vale za e essiva di s he i egativi o disfu zio ali e

i fo za do l’a esso a odelli di pe sie o più adattivi. Il odello og itivo pa te dall’assu to he il

cambiamento di cognizioni disadattive, strategie di elaborazione e strutture di attribuzione di significato sia

di cruciale importanza per la remissione dei disturbi psichiatrici e psicologici.

CONCETTI CHIAVE DELLA TEORIA COGNITIVA

Kendall e Ingram proposero una tassonomia per classificare i diversi costrutti utilizzati dalle teorie cognitive

per descrivere la psicopatologia. I 4 concetti fondamentali sono quelli di struttura cognitiva (che si riferisce

all’i agazzi a e to o all’o ga izzazio e dell’i fo azio e, pe es gli s he i ; p oposizio i og itive he

si fo alizza o sul o te uto dell’i fo azio e a hiviata elle st uttu e esti he, pe es, idee, ede ze e

comportamenti); operazioni cognitive (processi responsabili del funzionamento del sistema di elaborazione

dell’i fo azio e, pe es. atte zio e selettiva, e upe o ; e p odotti og itivi isultato fi ale del p o esso

di ela o azio e dell’i fo azio e, pe es. pensieri automatici, interpretazioni). Due ipotesi ritenute

particolarmente rilevanti sono la specificità del contenuto cognitivo e il primato cognitivo. Ipotesi della

ciascun disturbo psichiatrico o psicologico ha un suo distintivo profilo

specificità del contenuto cognitivo:

og itivo igua da te dete i ati o te uti o te i all’i te o dei pe sie i, delle i agi i, delle ede ze e

delle valutazioni disfunzionali che vanno a definire il disturbo; i pensieri e le

Ipotesi del primato cognitivo:

ha o u ’i flue za di etta sui si to i o po ta e tali, e otivi, so ati i e

credenze disadattive

motivazionali dei disturbi psicopatologici. Il modello cognitivo, inoltre, assume la prospettiva diatesi-

stress secondo la quale determinati schemi centrali disadattavi, risultato di esperienze negative infantili,

restano inattivi finché non vengono stimolati da un evento di vita corrispondente. Per es, un soggetto

p edisposto alla dep essio e pot e e ave e u o s he a e t ale del s fo dato sull’a a do o e sul

rifiuto, che rimane latente fin quando non viene attivato da un evento, come per es la minaccia della

perdita di una relazione importante. Una volta che questi schemi disadattavi vengono attivati, essi tendono

a do i a e il p o esso di ela o azio e dell’i fo azione conducendo ai ben noti sintomi della depressione.

La teoria cognitiva: una definizione

Nel corso degli anni, la teoria cognitiva della psicopatologia è stata descritta in diverse pubblicazioni.

No osta te l’appli azio e della teo ia og itiva ai dive si distu i a ia i hiesto aggiusta e ti e

modificazioni, alcuni assunti e costrutti centrali specifici per i singoli disturbi psicologici sono trasversali a

tutti i modelli cognitivi. La teoria cognitiva della psicopatologia spiega il

Che cosa è la teoria cognitiva?

disagio psicologico in termini di rappresentazioni schematiche preesistenti, disadattive e idiosincratiche del

Sé, degli altri e del mondo personale. Queste vengono attivate da esperienze di vita corrispondenti e

dete i a o u ’ela o azio e disto ta delle i fo azio i ife ite a s , o du e do a pe sie i, e ozio i,

comportamenti e risposte psicologiche che caratterizzano determinati stati psicopatologici. Secondo questa

formulazione della teoria cognitiva, la guarigione da episodi psichiatrici acuti richiede la riparazione

dell’ela o azio e disto ta di i fo azio i elative a espe ie ze o esse all’attivazio e del distu o.

“e e e il fu zio a e to og itivo disfu zio ale o t i uis a all’i so ge za e alla patoge esi dei distu i

psicopatologici, esso non è condizione necessaria né sufficiente a causare un disturbo. Piuttosto, diversi

fattori genetici, biologici, sociali, comportamentali ed emotivi, insieme a una cognizione disfunzionale,

contribuiscono allo sviluppo di un disturbo psicopatologico e quindi, conseguentemente, anche alla sua

guarigione.

Strutture cognitive (schemi) disadattive

Gli schemi sono stabili rappresentazioni interne semantiche di stimoli, idee o esperienze che organizzano e

integrano le nuove informazioni in maniera significative, determinando il modo in cui i fenomeni vengono

percepiti e concettualizzati. Ci sono differenti tipi di contenuto degli schemi. Al livello di base troviamo gli

che rappresentano la conoscenza del singolo oggetto o idea (il significato di sedia ,

schemi semplici

scarpa ecc). Al livello successivo troviamo le che consistono in regole, assunti e

convinzioni intermedie, 19

comportamenti usati per giudicare e orientare noi stessi e le nostre interpretazioni della altre persone e

delle esperienze personali. Esempi di convinzioni intermedie potrebbero essere Devo lavorare più

, e osì via. L’ulti o tipo di

duramente degli altri per avere successo , Non ci si può fidare della gente

contenuto degli schemi, cruciale per la teoria cognitiva, è costituito dalle Queste

convinzioni nucleari.

convinzioni affondano le loro radici nella prima età dello sviluppo. Le convinzioni nucleari sono credenze

globali, rigide, assolute e ipergeneralizzate riguardanti se stessi, gli altri e il mondo personale, e hanno un

potente effetto su come noi percepiamo noi stessi e il contesto che ci circonda. Esempi di credenze

nucleare sono io non sono amabile , io sono incompetente .

Errori cognitivi

Negli stati psi opatologi i, l’attivazio e di s he i disadattavi e l’ela o azio e disto ta dell’i fo azio e

conduce a interpretazioni o valutazioni inappropriate del Sé, delle esperienze personali o delle relazioni

interpersonali. Sebbene gli errori di inferenza e ragionamento siano comuni in persone psichicamente sane,

essi diventano particolarmente frequenti durante un periodo di disagio emotivo. Addestrare i pazienti a

ide tifi a e e o egge e i lo o e o i og itivi u ’i po ta te o po e te della te apia og itiva.

Immagini e pensieri automatici negativi

Aaron Beck pensava che i pensieri automatici negativi fossero il prodotto di un sistema distorto di analisi

dell’i fo azio e di pa ti ola e i po ta za nella comprensione della disfunzione cognitiva nelle situazioni

cliniche. Immagini e pensieri automatici giocano un ruolo centrale nella terapia cognitiva perché

ostituis o o l’oggetto p i a io dell’i te ve to. T a gli ese pi di pe sie i auto ati i egativi troviamo lo

stude te he va all’esa e pe sa do non valgo niente, sicuramente fallirò , e la persona che durante un

incontro di lavoro pensa saranno tutti annoiati dalla mia presentazione .

Strategie compensatorie

Judith Be k ha i t odotto l’esp essio e strategie compensatorie per riferisci alle risposte

comportamentali messe in atto per fronteggiare le proprie credenze nucleari disfunzionale. Per esempio,

un paziente con una convinzione nucleare del tipo non sono amabile potrebbe comportarsi con gli altri in

odo o pia e te, e a do i tutti i odi di guadag a si il lo o favo e. L’ide tifi azio e e la

odifi azio e delle st ategie o pe sato ie e delle ede ze u ’i po ta te o ponente della terapia

cognitiva, specialmente nel trattamento dei pazienti che presentano un disturbo di Asse II.

Una prospettiva biopsicosociale

La ricerca degli ultimi 15 anni ha fornito una fitta rete di prove sulla relazione tra biologia, ambiente sociale

e ti la og izio e e l’affettività. Le p ove e e ge ti i di a o he le

e processi psicologici concer

esperienze sociali negative possono inficiare aspetti dello sviluppo neurale, e questi effetti a loro volta

possono aumentare la propensione a sviluppare modelli di cognizioni disadattavi che caratterizzano i

distu i psi hiat i i. L’esposizio e du a te l’i fa zia a espe ie ze egative app ese ta u a g ave i a ia

all’i teg ità del fu zio a e to del “NC e u se io is hio pe lo sviluppo di distu i d’a sia e dell’u o e.

Esperienze negative precoci alterano le risposte dei recettori nei confronti dello stress, aumentando il

rischio di cognizioni disadattive.

TEORIA COGNITIVA DI DISTURBI CLINICI SPECIFICI

Depressione maggiore e distimia

In origine, il modello cognitivo fu sviluppato a partire dalla depressione, ma negli anni è stato

significativamente approfondito ed elaborato. Secondo questo modello la base cognitiva della depressione

aggio e e della disti ia sa e e la stessa, se e e l’attivazio e degli stili di pe sie o dep esso ge i sia o

molto più gravi e generalizzati nella depressione maggiore. Sia nella depressione maggiore sia nella

distimia, il tema dominante è la percezione di una perdita o di una deprivazione delle proprie risorse di

valore. Gli schemi disfunzionali che vengono attivati nella depressione influenzano primariamente una

valutazione negativa del Sé. Nella depressione due insieme di preoccupazioni sono di particolare 20

importanza: quelli che hanno a che fare con le relazioni sociali e quelli che si focalizzano sulla capacità di

controllo e sul raggiungimento degli obiettivi. Studi empirici hanno dimostrato che gli schemi negativi del

“ posso o ostitui e u a vul e a ilità og itiva pe l’i so ge za della dep essio e.

Disturbo bipolare

Inizialmente, secondo il modello cognitivo del disturbo bipolare, la fase maniacale era caratterizzata da

u ’est e a positività, o pe sie i auto ati i he ifletto o u a disto sio e esage ata e te otti isti a

(per es, io vincerà in ogni caso oppure sono una persona estremamente attraente ), rigidità e

impermeabilità del pensiero e assunti positivi disadattavi perché esagerati ( se io semplicemente lo volessi

. L’e tusias o a ia ale può esse e i teso o e u au e to di autosti a, e e gia

potrei farlo accadere

e attività orientate verso un obiettivo che emerge dal potenziamento del sistema di attivazione del

comportamento in risposta a life events positivi. Per certi versi, i pazienti bipolari mostrano, anche durante

la fase maniacale, tanto una propensione a sopravalutare gli aspetti positivi del presente quanto una

sopravalutai zone degli eventi negativi contenuti nella memoria. Questi risultati possono offrire qualche

sosteg o all’ipotesi di u a l’atte zio e espli ita posta sulla positività ella a ia

difesa maniacale:

potrebbe essere una strategia difensiva di padroneggia mento per compensare le esplicite distorsioni

egative a h’esse p ese ti.

Distur i d’a sia

Aa o Be k e olleghi ha o teo izzato he ias selettivi ell’ela o azio e dell’i fo azio e o du o o i

soggetti p edisposti all’a sia a pe epi e al u e situazio i i te e o este e o e i a iose, e a pe epire

se stessi o e i apa i di f o teggia e ueste i a e i odo effi a e. Le o po e ti og itive dell’a sia

includono le seguenti: una tendenza a generalizzare pensieri spaventosi a partire da eventi inizialmente

temuti; una stima esagerata del grado di minaccia proveniente dalla situazione temuta; una sottostima

delle abilità personali impiegate per fronteggiare o controllare la situazione e la riposta alla paura;

comportamenti di evitamento e strategie compensatorie conseguenti a questa sottostima. Il fatto che vi

sia o al u i ost utti og itivi hiave o u i a dive si distu i d’a sia spe ifi i di ost a he esiste u a

sottosta te vul e a ilità og itiva he p edispo e all’a sia; uesti ost utti i ludo o: la se si ilità

all’a sia, io la pau a del sig ifi ato e delle o segue ze di si to i ollegati all’a sia; i ugi azio i

patologiche; fusione azione-pensiero, cioè convinzione che pensieri e comportamenti abbiano degli effetti

e ip o i ed e uivale ti; i tolle a za dell’i e tezza. Gli a te ede ti potrebbero affondare le loro radici in

u a se si ilità all’a sia du a te l’i fa zia, asso iata all’a sia da sepa azio e e u ’i i izio e

comportamentale verso nuovi stimoli, che generalmente riguardano le situazioni sociali. Disturbi di panico:

la teo ia og itiva, gli ele e ti he a atte izza o il distu o di pa i o so o u ’elevata a sia

secondo

anticipatoria, la tendenza a interpretare erroneamente determinate sensazioni corporee in maniera

catastrofica, eccessiva attenzione alle percezioni corporee, la dipendenza da fuga ed evitamento, e altre

isu e di i e a di si u ezza volte a idu e l’a sia e la i a ia asso iate al pa i o. il

Fobia sociale:

modello cognitivo propone che i soggetti affetti da fobia sociale siano irragionevolmente intimoriti dal fatto

di poter diventare oggetto di attenzione da parte degli altri. Essi temono di agire in modo goffo, di essere

valutati negativamente dagli altri o di essere criticati per il loro aspetto fisico o per le loro performance

i fisi he dell’a sia a ossi e, suda e, t e a e possa o isulta e

sociali. temono che le manifestazio

evidenti agli altri, e tutto ciò è fonte di umiliazione. Esiste un consistente supporto empirico a favore dei

segue ti pu ti: au e to dell’atte zio e fo alizzata su di s ; ias attentivo selettivo riguardo alle

informazioni di contenuto negativo; stime soggettive imperfette riguardo a eventi sociali negativi;

Disturbo d’a sia ge eralizzato

elaborazione sia anticipatoria sia a posteriori eccessivamente negativa.

La rimuginazione patologica è la caratteristica centrale di questo disturbo. La rimuginazione è vista

(GAD):

come una risposta cognitiva cosciente e deliberata nei confronti di una minaccia futura e generalizzata. La

o du e all’attivazio e o ti uativa

rimuginazione è una strategia di evitamento che paradossalmente 21

degli schemi di minaccia e pericolo nel GAD. Un modello meta cognitivo della rimuginazione enfatizza sia le

valutazioni negative sia quelle positive delle convinzioni riguardo alle preoccupazioni (per esempio il

, le uali gio a o u uolo e t ale ella pe siste za dell’e essiva

rimuginio sulle preoccupazioni

i ugi azio e. C’ u o side evole sosteg o e pi i o a favo e del atto he le pe so e affette da gad

prestano attenzione selettiva alle informazioni minacciose e generano interpretazioni distorte delle

situazioni ambigue; essi appaiono anche meno capaci di convertire questo bias automatico per la minaccia

usando delle tecniche correttive controllate di elaborazione. recentemente

Disturbo ossessivo-compulsivo:

stato olto sottoli eato il uolo delle o vi zio i e delle valutazio i disfu zio ali ell’eziologia e ella

persistenza del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). La nozione centrale nel modello cognitivo del DOC è

che le ossessioni derivano da una valutazione difettosa di immagini, pensieri o impulsi involontari,

i a iosi e i t usivi. Rite e do he l’i t usio e e tale vada eli i ata dalla o sapevolezza i odo da

pote idu e l’a sia o la p o a ilità di o segue ze disast ose, i soggetti etto o i atto una serie di

strategie mentali o comportamenti allo scopo di neutralizzare il pensiero disturbante (per es. strategie

compensatorie). Nella maggior parte dei casi di DOC, una persona apprende che il rituale compulsivo è la

e l’ossessio e. “e e e la eut alizzazio e possa te po a ea e te allevia e

via più veloce per neutralizza

l’a sia e se i p eve i e ual he i a ia i agi a ia, essa ha l’i attesa o segue za di au e ta e la

f e ue za e la ileva za dell’ossessio e i alza do il livello del ias ispetto all’i t usività. Ciò o du e a

u ’es alatio del i lo di i t usio i ossessive, valutazio i falsate e isposte disfu zio ali di o t ollo.

un modello cognitivo per il PTSD è stato proposto da Ehlers e Clark. La

Disturbo post-traumatico da stress:

caratteristica centrale di questo modello è che le considerazioni negative riferite a un evento, le sue

conseguenze o la natura del trauma sulla memoria, conducono la persona a sperimentare un senso di

fo a el ivive e l’espe ie ze dell’eve to e

perenne minaccia. Questo senso di minaccia, che prende

ell’ipe attivazio e dei si to i del PT“D, o du e a u a se ie di st ategie o pe sato ie di evita e to o di

ottundimento che vengono messe in atto nel tentativo di controllare i sintomi. Come negli altri disturbi

d’a sia, le st ategie o pe sato ie favo is o o i si to i del PT“D piuttosto he di i ui lo. Il PT“D si

disti gue t a i distu i d’a sia poi h l’a sia a ti ipato ia ollegata a u eve to eal e te a aduto.

o po ta e tale pe l’a sia pe la salute e/O l’ipo o d ia ette i

il modello cognitivo

Ansia per la salute:

risalto le assunzioni e le credenze disfunzionali riguardanti: il rischio di malattie; il significato dei sintomi

fisici; la consapevolezza ipersensibile delle sensazioni corporee (detta amplificazione somatosensoriale). La

diffe e za p i ipale t a olo o he soff o o d’a sia e olo o he soff o o i ve e di atta hi di pa i o he

i p i i ha o pau a delle alattie te i ali, dell’i validità e della o te, e t e i se o di te o o u

immediato collasso fisico o mentale. Uno studio ha dato supporto al modello cognitivo.

Schizofrenia e disturbi psicotici

Il modello cognitivo dei deliri e delle allucinazioni insiste sulla continuità con il funzionamento normale ,

suggerisce che una significativa proporzione della popolazione non clinica sperimenta questi fenomeni, e

afferma che una vulnerabilità di tipo diatesi-stress soggiace ai disturbi psicotici. Il modello cognitivo

suggerisce, inoltre, che i pazienti psicotici considerano le loro immagini o pensieri deliranti come fatti reali o

come fattori predittivi di esiti specifici.

Disturbi di personalità e schemi specifici

Uno specifico insieme di credenze su di sé, sugli altri e sul mondo, unito a specifici insieme di strategie

o pe sato ie, a atte izza og i distu o dell’Asse II. Gli s he i dei distu i di pe so alità so o

ipergeneralizzati, inflessibili, imperativi e resistenti al cambiamento. Per es. le persone con disturbo di

personalità dipendente vedono se stesse come impotenti, incompetenti e deboli e vedono gli altri come

(potenzialmente) accudenti, competenti e supportivi. Di conseguenza, sviluppano potenti strategie di

coping: incoraggiano gli altri a proteggerli e a prendersene cura, soggiogando i propri desideri allo scopo di

evita e l’a a do o. Pe so e o DOC vedo o lo o stesse o e alta e te espo sa ili, o pete ti e 22

affidabili; si impegnano duramente, mettendo in atto rigidi sistemi, cercando ci controllare loro stesse e gli

altri visti come irresponsabilmente indulgenti con sé stessi e approssimativi.

negli ultimi 30 anni la prospettiva cognitiva sui disturbi psichiatrici e psicologici è diventata

CONCLUSIONI:

un consolidato paradigma concettuale per la ricerca e il trattamento. (vedi concetti chiave pag. 210).

10. CAPITOLO

TEORIA DELLA PSICOTERAPIA INTERPERSONALE

LA TEORIA INTERPERSONALE DELLA PSICOPATOLOGIA

La psicobiologia di Adolf Meyer

Sebbene la teoria interpersonale venga più frequentemente identificata con il lavoro di Harry Stack

“ulliva , l’app o io plu alisti o dell’IPT si ifà più di etta e te al lavo o di Adolf Me e . Me e stato u a

delle figure principali della psichiatria americana nekjin lla prima metà del XX secolo. Egli adottò un

iologia. L’app o io i teg ato di Me e si po eva i

approccio integrato alla psicopatologia, che definì psico

o t asto sia o l’app o io st etta e te iologi o di K aepeli , sia o l’e fasi i t apsi hi a di F eud.

, e o side ava l’a

Meyer era fermamente interessato al funzionamento della persona totale iente

te pe so ale o e l’a ito più ileva te dell’adatta e to di u i dividuo.

sociale-i

Harry Stack Sullivan e la psicoanalisi interpersonale

Me t e Me e ha p ese tato u ’alte ativa alla psi oa alisi di F eud fo data sull’app o io i te pe so ale,

Sullivan ha sovvertito la psicoanalisi stessa, creando un approccio interpersonale al lavoro psicoanalitico

completamente innovativo. Questo approccio si focalizza sulle relazioni, più che sulle pulsioni,

ti dell’espe ie za u a a. “ulliva o side a

considerandole gli aspetti basilari e maggiormente rileva

l’esse e u a o i t i se a e te e i evita il e te i te pe so ale. “e o do “ulliva , il isog o di elazio i

interpersonali non è secondario a necessità biologiche più basilari: è esso il bisogno primario e più

importante. La salute mentale dipende dunque da relazioni sane con le altre persone. La schizofrenia e la

la pratica clinica di Sullivan si è concentrata principalmente sulla schizofrenia. Per

comunità terapeutica:

molti anni ha diretto un reparto per pazienti schizofrenici. Sullivan considera la schizofrenia essenzialmente

come un disturbo nella capacità di relazionarsi con altre persone. Se la schizofrenia è vista come un

disturbo interpersonale, ne consegue che le condizioni del paziente possono essere influenzate da fattori

sociali, compresi quelli relativi al contesto ospedaliero contingente del paziente. Sullivan, pertanto, ha

posto atte zio e a olti dettagli ell’a ie te so iale o plessivo dei pazie ti. Tutto iò stato

successivamente definito comunità Lo scopo della terapia, secondo Sullivan, è aiutare il

terapeutica.

paziente a migliorare i pattern interpersonali negativi e a integrare gli aspetti dissociati della personalità.

L’atteggia e to del terapeuta: una componente fondamentale della teoria di Sullivan riguarda il ruolo del

terapeuta nella terapia o nel colloquio psichiatrico. Il terapeuta deve essere un osservatore-parrtecipante

nella relazione. Questa prospettiva si è posta in contrasto con la concezione psicoanalitica allora prevalente

che il terapeuta dovesse cercare di rimanere neutro, non permettendo al suo bagaglio psicologico

personale di influenzare la terapia.

La scuola interpersonale di psicoanalisi

Sullivan ha fondato la scuola interpersonale di psicoanalisi, che rimane ancora oggi un approccio influente.

T e delle figu e di aggio ilievo all’i te o di uesta s uola di pe sie o so o state F ieda F o -

Reichmann, Karen Horney e Erich Fromm.

Le relazioni oggettuali

A he la s uola ita i a delle elazio i oggettuali ide tifi a elle elazio i l’a ito più salie te 23

dell’espe ie za u a a e il fo us p i ipale della psicoterapia. Tuttavia, come indica il termine oggettuale,

questo approccio comporta una visione più astratta delle rappresentazioni interne del paziente relative al

“ e all’alt o. I olt e, stata posta aggio e e fasi sulle elazio i eali.

Relazioni reali vs fattori intrapsichici

La psicoanalisi interpersonale di Sullivan e la corrente delle relazioni oggettuali individuano decisamente

nelle relazioni interpersonali il principale oggetto del lavoro psicoterapeutico. Tutti questi orientamenti

considerano i fattori interni, nella forma di residui esperienziali, rappresentazioni oggettuali, modelli

operativi interni, come fattori determinanti dei problemi interpersonali reali. La vita interiore del paziente e

le esperienze infantili precoci che la determinano diventano, quindi, gli obiettivi del lavoro terapeutico.

DALLA TEORIA INTERPERSONALE ALLA PSICOTERAPIA INTERPERSONALE

La teoria interpersonale della depressione

L’IPT stata i izial e te sviluppata pe il t atta e to della dep essio e

Aree interpersonali problematiche nella terapia interpersonale

Il lavo o te apeuti o dell’IPT o ga izzato atto o a u a o eve tualmente due) aree interpersonali

problematiche centrali nella vita del paziente. Nel trattamento della depressione in fase acuta, le aree

problematiche possono essere classificate come (associate a life events stressanti);

transizioni di ruolo lutto,

(per es, nel matrimonio); o (mancanza di sostegno sociale).

contrasti di ruolo deficit interpersonali

PSICOTERAPIA INTERPERSONALE VS TERAPIA PSICOANALITICA INTEPERSONALE

Co e si diffe e zia l’IPT dai odelli i te pe so ali e elazio ali della te apia psi oa aliti a? L’IPT o divide

il focus generale di Sullivan sulle relazioni umane come elemento essenziale per la comprensione della

psi opatologia. Ciò i lude olte i po ta ti i ovazio i ispetto all’app o io i te pe so ale, o e

l’atte zio e al ui e o a, il i o os i e to dell’i po ta za della elazio e eale t a te apeuta e pazie te e

l’a alisi della o u i azio e o e pa te del p o esso te apeuti o. Nell’IPT vie e i o os iuto he le p i e

relazioni possono influenzare le esperienze attuali e che è importante tenerle in considerazione

ell’o upa si dei p o le i i te pe so ali el ui e o a della vita del pazie te. Tuttavia, l’IPT differisce

dall’app o io psi oa aliti o i te pe so ale sotto olti i po ta ti aspetti l’IPT i lude il odello edi o

della psicopatologia, che considera la depressione a altri disturbi psichiatrici come malattie distinte dalla

te; i pa te a ausa dell’adesio e al odello edi o, l’o ie ta e to dell’IPT si

personalità del pazie

differenzia in molti aspetti rilevanti da quello della terapia psicoanalitica interpersonale), ovvero:

i po ta za del o testo i te pe so ale attuale: ell’IPT vie e supposto che le vicende interpersonali, le

esperienze e le situazioni difficili attuali/recenti siano importanti e significative di per sé e possano causare

sofferenza indipendentemente dalla storia precoce (i risultati della ricerca rinforzano la connessione

dall’ITP f a la dep essio e e i p o le i i te pe so ali attuali

rilevata - quali difficoltà matrimoniali, supporto

sociale inadeguato, lutto - più che con problematiche legate esclusivamente alla prima infanzia;

iettivo spe ifi o della te apia; l’idea he la psi opatologia

miglioramento dei sintomi di un disturbo come o

derivi da molteplici cause, che non è necessario affrontare tutte per ottenere un miglioramento dei

si to i: ell’IPT l’app o io a te po dete i ato o o side ato o e u a o essio e o u limite, ma

come il metodo più adeguato ed eticamente corretto per i pazienti con un disturbo debilitante acuto;

all’i te o di u a st uttu a te po ale li itata, du ue e essa io li ita e gli o iettivi della te apia.

14. CAPITOLO

FONDAMENTI TEORICI DELLA PSICOTERAPIA SUPPORTIVA

La psicoterapia supportiva è un approccio ampiamente definito e con una vasta gamma di applicazioni, che

fa ricorso a strategie dirette intese a produrre un miglioramento sintomatologico, a supportare, restaurare

24

o i e e ta e l’autosti a, le fu zio i dell’Io e la apa ità di adatta e to. I p esupposti teo i i della

psi ote apia suppo tiva si asa o su u a va ietà di app o i t a ui uello psi oa aliti o psi ologia dell’Io,

Relazioni oggettuali, Psicologia del Sé e Approccio interpersonale e relazionale), quello cognitivo-

o po ta e tale e le teo ie dell’app e di e to.

IL CONTINUUM PSICOPATOLOGIA-PSICOTERAPIA

Un concetto importante per comprendere le indicazioni alla psicoterapia supportiva e la sua relazione con

la psicoterapia espressiva ed esplorativa è il continuum psicopatologia-psicoterapia. Il funzionamento di

ogni individuo è collocabile lungo un continuum psicopatologico o di salute/malattia, a seconda del livello

di psicopatologia, delle capacità di adattamento, del concetto di sé e delle capacità di relazionarsi agli altri.

Il si estende dai pazienti più compromessi agli individui più sani. La compromissione ha a che

continuum

vede e o si to i e o po ta e ti he i te fe is o o o le apa ità dell’i dividuo di pe sa e i odo

chiaro e realistico, di funzionare adeguatamente nella vita quotidiana, di instaurare relazioni e di agire in

maniera relativamente adattiva e matura. Gli individui che si collocano sul lato sano del continuum tendono

a funzionare adeguatamente, ad avere buone relazioni interpersonali, a condurre vite produttive e sono in

g ado di t a e pia e e da u ’a pia gamma di attività. Al centro del continuum si collocano i pazienti il cui

adattamento e comportamento sono instabili e che mostrano significativi problemi nel mantenere un

funzionamento coerente e relazioni stabili. La collocazione degli individui su questo continuum è associata

alla diagnosi. Pazienti con schizofrenia, disturbo bipolare, disturbo borderline di personalità generalmente

sono collocabili sul polo più compromesso del continuum. Individui con migliore adattamento, come i

pe so alità di luste C, disti ia e distu i dell’adatta e to, so o ge e al e te

pazienti con disturbi di

collocabili sul polo più sano del continuum. Gli approcci supportivi sono finalizzati alla costruzione di una

struttura psicologica, di stabilità, di autostima, di un senso coeso di sé e di migliori relazioni interpersonali

in pazienti più gravi, cioè con psicopatologie rilevanti. Sul lato più sano del continuum si collocano invece le

terapie espressive che di solito fanno ricorso a un modello interpersonale/conflittuale. In realtà molti

pazienti non sono collocabili su nessuno dei due poli del continuum presentandosi con problemi sia

strutturali sia conflittuali, e richiedono pertanto un trattamento supportivo-espressivo.

TEORIA PSICOANALITICA

Vediamo quali sono i modelli che trovano maggiore applicazione nella psicoterapia supportiva.

Psi ologia dell’Io

La psi ologia dell’Io ci fornisce una chiave di lettura per i pazienti con una significativa compromissione del

p op io fu zio a e to. I ge e ale, più g ave il distu o a a i o delle fu zio i dell’Io, più isulta i di ata

l’adozio e di u app o io più suppo tivo. l’esa e di ealtà, il se so di ealtà e

Rapporto con la realtà:

l’adatta e to alla ealtà so o o po e ti e t ali del appo to o il eale. L’esa e di ealtà des ive la

apa ità di u i dividuo di valuta e il eale. Le o p o issio i dell’esa e di ealtà i di ano significativi

problemi strutturali e dovrebbero orientare il clinico verso un approccio terapeutico più supportivo. Il senso

di ealtà si ife is e alla apa ità di u i dividuo di disti gue e s dall’alt o. A o a u a volta, p o le i i

uest’a ea e do o ge e al e te i di ato u app o io più suppo tivo. L’adatta e to alla ealtà des ive

come un individuo funziona nel mondo e nella vira di tutti i giorni. Pazienti con una compromissione nel

rapporto con la realtà richiedono un approccio supportivo. la valutazione delle

Relazioni oggettuali:

elazio i oggettuali si asa sulla apa ità dell’i dividuo di elazio a si i odo sta ile e sig ifi ativo o

,individui importanti della sua vita. I pazienti con una significativa compromissione nelle relazioni

interpersonali di solito richiedono un approccio supportivo, inclusa una relazione supportiva-empatica.

l’i apa ità di u i dividuo di fa e espe ie za di u ’a pia ga a di

Affetti, controllo degli impulsi e difese:

affetti in profondità e di differenziare gli stati affettivi è generalmente indicativa della necessità di un

app o io suppo tivo he fo is a u aiuto o eto i uest’a ea. l’i apa ità di

Processi di pensiero:

pensare in maniera chiara, logica e astratta è un buon indicatore di grave psicopatologia e , ancora una 25

volta, sugge is e he l’app o io più i di ato di tipo suppo tivo.

Teoria delle relazioni oggettuali

La teoria delle relazioni oggettuali si è sviluppata in Gran Bretagna e ha coinvolto molti analisti, fra cui

Fairbairn e Winnicott. Essi vedevano i bambini come alla ricerca di relazioni gratificanti con i propri genitori.

Sfortunatamente, molti individui incontrano genitori inadeguati o carenti e, secondo Fairbairn, assorbono

alcuni tratti patologici dei loro genitori per mantenere un legame con essi. Questi prototipi di relazioni

passate, che sono presenti nelle relazioni oggettuali interiorizzate, entrano in gioco nella relazione

terapeutica. Il paziente deve essere in grado di fare esperienza del terapeuta in maniera nuova e più

positiva. Winnicott ha descritto questo processo suggerendo che il terapeuta assolva la funzione di una

madre sufficientemente buona , provvedendo così a fornire un ambiente di holding . Il paziente è

incoraggiato a fare esperienza di sé in relazione al terapeuta e il terapeuta diviene un nuovo oggetto per il

paziente.

Psicologia del Sé

Kouht, come Fairbairn e Winnicott, credeva che le relazioni oggettuali precoci fossero di importanza

cruciale nello sviluppo del Sé. Quando la responsività empatica dei genitori nei confronti del bambino

risulta ripetutamente distorta o inappropriata, possono verificarsi problemi nello sviluppo del Sé.

L’o iettivo dell’app o io psi oa aliti o di Kouht p o uove e lo sviluppo del pazie te att ave so u a

e l’i te p etazio e di tali isog i al pazie te stesso.

comprensione accurata ed empatica dei suoi bisogni

Tuttavia, inevitabilmente, il terapeuta si ritroverà a fallire nel rispondere costantemente ai bisogni del

paziente. Nella psicoterapia supportiva il terapeuta non sottopone a interpretazione i bisogni del paziente,

a piuttosto i o os e tali falli e ti el ispo de e ai isog i del pazie te e ope a pe ista ili e l’allea za

apeuta usa do te i he suppo tive. Le ipa azio i a uesto tipo di ottu e ell’allea za

paziente-te a u affo za e to delle st uttu e del “ e u ’i te io izzazio e, da pa te del

condurranno generalmente

paziente, delle qualità positive del terapeuta.

La relazione terapeutica

La relazione terapeutica o relazione paziente-terapeuta può costituire la variabile più importante nel

produrre un out come terapeutico positivo. La psicoterapia espressiva pone maggiore enfasi sul transfert,

mentre la psicoterapia supportiva e cognitivo-comportamentale focalizzano maggiormente sulla relazione

reale. Il transfert è stato descritto come un tipo particolare di relazione oggettuale che consiste in

comportamenti, pensieri, sentimenti, desideri e atteggiamenti diretti al terapeuta e correlati a persone

i po ta ti del passato del pazie te. La elazio e eale esiste el ui e o a dell’i te azio e te apeuti a t a

e de u app ezza e to dell’u o pe l’alt o se za le disto sio i he so o

paziente e terapeuta, che comp

caratteristiche del transfert. Nella psicoterapia supportiva la relazione reale costituisce la componente

essenziale, mentre le implicazioni di transfert sono ridotte al minimo. Allo stesso tempo, il terapeuta è

atte to al t a sfe t a ge e al e te o lo esplo a a e o he o sia egativo. L’allea za te apeuti a

parte della relazione reale ed è necessaria per dare supporto al lavoro psicoterapeutico. Nella psicoterapia

u ’allea za te apeuti a positiva i stau ata fi dalle fasi p e o i della te apia ostituis e u

supportiva,

p editto e dell’esito. Nella psi ote apia suppo tiva, le ottu e dell’allea za si ve ifi a o o i o e

frequenza rispetto alla psicoterapia espressiva, plausibilmente perché, nella psicoterapia supportiva,

l’allea za o i a iata da pe i olose o f o tazio i o i te p etazio i he posso o a es e e l’a sia

del pazie te. Qua do l’allea za i a iata ella te apia suppo tiva, il i o so a isu e suppo tiva

dov e e esse e o side ato l’app o io di p i a s elta pe ipa a e l’allea za.

TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Le tecniche cognitivo-comportamentali sono una componente indispensabile della psicoterapia supportiva

e possono trovare applicazione per la gestione di problematiche specifiche quali il panico, la depressione,

sintomi ossessivo-compulsivi e pensieri disfunzionali. Le tecniche cognitivo-comportamentali focalizzano 26

o e l’i dividuo fa uso delle i fo azio i pe o p e de e il sig ifi ato degli eve ti della sua vita. I

comportamenti disadattavi si ritengono essere il risultato di pensieri disfunzionali idiosincratici. Nella

psicoterapia supportiva, il processo terapeutico implica identificare e mettere alla prova i pensieri

automatici e sottoporli a verifica empirica. Ai pazienti viene insegnato a monitorare i pensieri automatici,

La ifo ulazio e u ’alt a te i a

testare la loro validità e sviluppare modalità di pensiero alternative.

cognitiva spesso utilizzata per correggere le distorsioni cognitive.

DELL’APPRENDIMENTO

TEORIA

Concetti di base

Molti degli interventi terapeutici adottati nella psicoterapia supportiva possono essere concepiti come

forme di insegnamento, un processo tramite il quale si impartiscono conoscenze. La teoria

dell’app e di e to ha t ovato appli azio e p i a ia e te ell’edu azio e degli adulti e gli studi i

uest’a ea ha o fo alizzato l’atte zio e su o e i te sifi a e l’app e di e to. “i può ite e e he la

sto ia della teo ia dell’app e di e to a ia avuto i izio o “o ate e Plato e e he essa evoluta

attraverso i contributi di Piaget, Skinner, Thorndike e Bandura. Diversi contributi hanno mostrato che

pazienti affetti da schizofrenia, disturbo depressivo maggiore, disturbo bipolare, disturbo borderline di

pe so alità, distu o da defi it dell’atte zio e/ipe attività, o e a he i dividui he so o stati esposti a

e di e to. Pe si o os illazio i t a sito ie

significativi traumi psicologici, presentano deficit dell’app

dell’u o e o st ess t a sito i posso o i flue za e la odifi a e la apa ità di p o essa e le i fo azio i.

L’uso di te i he i avate dalla teo ia dell’app e di e to può ivela si va taggioso i ueste situazioni, per

aiuta e il pazie te a ela o a e le i fo azio i. È i po ta te p o uove e u ’ela o azio e effi a e du a te

Strategie come in tutte le forme di

Alleanza terapeutica, standard e aspettative, e identificazione delle risorse:

psicoterapia, la relazione paziente-terapeuta deve essere mantenuta a un livello positivo. Nel caso di

i a e all’allea za pazie te-terapeuta, le rotture e i fraintendimenti devono essere riparati.

U ’espe ie za positiva di app e di e to ha luogo el o testo di u a elazio e suppo tiva i ui il pazie te

alla p ova e ha o e isultato u i e e to dell’app e di e to. I u app o io alla

può essere messo

psi ote apia suppo tiva guidato dalla teo ia dell’app e di e to, i pazie ti so o visti o e pa te ipa ti

attivi di un processo educativo. I pazienti dovrebbero essere incoraggiati a identificare risorse e a escogitare

st ategie pe fa uso delle p op ie iso se o l’o iettivo di aggiu ge e i p op i s opi. Le iso se i ludo o

biblioteche, informazioni raccolte attraverso Internet, libri, giornali, video e così via.

Tecniche

U o degli app o i più sig ifi ativi pe p o uove e l’app e di e to l’elaborazione efficace.

’i terpretazio e

L’ela o azio e delle i fo azio i i pli a u che sia focalizzata e accurata, accompagnata

da u ’ela o azio e o pleta. Il p evede he l’i fo azio e sia pe sata i olti

processing elaborativo

odi diffe e ti e essa i elazio e ad alt e i fo azio i già ote. I aggiu ta all’i te p etazio e e

all’elaborazione, e l’interleaving

la sono altre importanti componenti del processo di

generazione

app e di e to. La ge e azio e defi ita o e la p oduzio e di i fo azio i du a te l’app e di e to

i seg a te o u te apeuta. L’i te leavi g il

piuttosto che il ricevere passivamente tali informazioni da u

metodo di apprendere due o più set di informazioni in moto tale che le istruzioni e il focus si alternino tra i

due set. La è il processo attraverso il quale il paziente mette in discussione e quindi

riflessione critica

rimpiazza o corregge un assunto. 27

18. CAPITOLO

TEORIA E PRATICA CLINICA NEGLI APPROCCI SISTEMICO-FAMILIARI

L’ORIENTAMENTO SISTEMICO-FAMILIARE

L’o ie ta e to siste i o-familiare è caratterizzato dalla visione della famiglia come sistema transazionale,

e p esuppo e he gli eve ti st essa ti e i p o le i di u si golo e o i flue zi o l’i te a fa iglia come

unità funzionale, con effetti che si estendono a tutti i membri e alle loro relazioni. La risposta della famiglia-

ossia il modo in cui affronta i problemi contribuisce, a sua volta, a determinare un adattamento positivo

o disfunzionale sul piano individuale o relazionale.

L’orie ta e to iopsi oso iale: la p ati a della te apia fa ilia e si fo da sull’o ie ta e to iopsi oso iale,

in quanto riconosce la complessa interazione tra individuo, famiglia e processi sociali. Questo approccio

o side a l’i te fa ia della fa iglia con sistemi più ampi, quali la scuola, il luogo di lavoro e i sistemi di

u a; esso si o upa, i olt e, delle i flue ze ultu ali e so ioe o o i he he i ludo o l’i patto del

razzismo e di altre forme di discriminazione nei riguardi di famiglie indigenti e di altri gruppi marginalizzati.

In altri termini, in una prospettiva ecologica le disfunzioni individuali non possono essere adeguatamente

comprese e trattate senza considerare il loro contesto psicosociale.

la terapia si può focalizzare sul consolidamento della

La lente sistemica: modelli che si connettono:

elazio e di oppia, può u i e sedute i dividuali o u adoles e te e sedute o l’i te a fa iglia o on i

genitori, i fratelli o la parentela allargata. Gli interventi mirano a modificare i modelli disfunzionali e hanno

l’o iettivo di sti ola e le iso se fa ilia i e di affo za e sia il fu zio a e to i dividuale sia uello

familiare. i membri di una famiglia sono interdipendenti, così che ogni individuo influenza tutti

Influenze reciproche:

gli altri e il gruppo nel suo insieme influenza, a sua volta, i propri membri in una catena circolare. Un

p o esso osse vativo i ola e l’ele e to hiave ella valutazio e a o ie ta e to siste i o, i ua to

fornisce una visione interattiva delle influenza biologiche e relazionali utili a orientare gli interventi. I clinici

non dovrebbero etichettare una famiglia sulla base della diagnosi di un singolo membro, connotandola, per

esempio, come famiglia alcolista , poiché queste etichette producono erronee attribuzioni di colpa. il

disturbo di un individuo può dipendere, infatti, da influenze sociali o da una predisposizione genetica. Non

si dovrebbe presumere, inoltre, che il disagio familiare svolga un ruolo causale nei sintomi di un individuo,

che possono, invece, derivare dai tentativi infruttuosi di gestire una situazione personale che lo pressa e

che ha significative componenti eziologiche genetiche o biologiche. Tra le molteplici influenze dovrebbe

esse e, i olt e, o side ato l’i patto degli stress ambientali e delle condizioni socioeconomiche.

LA VALUTAZIONE DEL FUNZIONAMENTO FAMILIARE

nella pratica clinica è necessaria una concezione ampia della famiglia. Nella

La mappatura del sistema:

valutazione i clinici devono essere attenti ai presupposti e ai pregiudizi culturali personali e professionali.

Decenni di ricerche hanno, invece, chiaramente confermato che i bambini possono crescere sani in una

va ietà di o posizio i fa ilia i; iò he o ta di più la ualità delle elazio i e l’effi a ia dei p o essi

familiari. È essenziale sapere chi sono i membri che fanno parte del sistema familiare, includendo tutti i

componenti della famiglia e la rete estesa dei parenti, nonché conoscere le altre relazioni significative; è

fondamentale, inoltre, valutare i rapporti con i genitori non conviventi e con i membri della famiglia

ricostituita. Il e la sono strumenti essenziali per la mappatura del sistema

genogramma linea del tempo

familiare, per la rilevazione delle informazioni relazionali e per tracciare gli schemi presenti nel sistema al

fine di guidare la programmazione degli interventi. Un processo valutativo orientato sulla resilienza 28

familiare (capacità delle famiglie di resistere e di riprendersi da una crisi o da condizioni di avversità),

infatti, cerca di individuare, unitamente ai pattern problematici e alle relazioni difficili, le influenze positive

e le potenziali risorse, così come i modelli e i membri familiari di riferimento. I clinici devono indagare i

cambiamenti organizzativi della famiglia e le strategie di coping in risposta alle difficoltà e alle perdite

significative del passato; tale indagine aiuta a comprendere il significato attuale della costituzione, della

gestio e e dell’adatta e to alle pe dite effettive o i a iate.

LE COMPONENTI DEL FUNZIONAMENTO FAMILIARE

Negli ultimi 3 decenni, la ricerca sui processi familiari ha fornito una considerevole base empirica alla

valutazione del funzionamento familiare. La cornice teorica della resilienza familiare (p.561) è stata

sviluppata come mappa concettuale a disposizione dei clinici sia nella valutazione del funzionamento della

fa iglia sia ell’o ie ta e e affo za e i p o essi hiave he favo is o o u adatta e to positivo. Essa può

essere utile per identificare gli aspetti fondamentali coinvolti in tre specifici ambiti del funzionamento

familiare: i sistemi di credenze, i modelli organizzativi e i processi comunicativi.

I sistemi di credenze familiari

I sistemi di credenze condivisi sono alla base di tutto il funzionamento familiare. Le regole relazionali, sia

esplicite sia implicite, forniscono infatti una serie di aspettative riguardanti i ruoli, le azioni e le

conseguenze che guidano la via familiare e i comportamenti dei suoi membri. I clinici dovrebbero esplorare

sistematicamente le credenze delle famiglie in merito alle situazioni problematiche, al loro significato, al

modo in cui si sono verificate e al modo attraverso il quale possono essere migliorate. La ricerca suggerisce

che i terapeuti possono favorire la capacità di resilienza, aiutando le famiglie in difficoltà: a. a dare

significato alla loro situazione di crisi e alle loro scelte; b. a ritrovare una prospettiva positiva, che

comprende la speranza per il futuro e la convinzione che attraverso gli sforzi comuni, la perseveranza e la

capacità di concentrarsi su ciò che è possibile gestire, sia possibile ottenere un successo; c. a creare valori

trascendenti di più ampio respiro, nuovi scopi e legami.

I modelli organizzativi familiari

Il fu zio a e to fa ilia e i hiede u ’o ga izzazio e effi a e pe a te e e il se so di u ità, pe favo i e

sviluppo dei e i e pe f o teggia e le p i ipali sfide della vita. L’adattabilità –

un sano un equilibrio di

flessibilità e stabilità è un requisito centrale per un efficace funzionamento familiare. Per funzionare bene

una famiglia ha bisogno di una leadership forte, con regole, ruoli, e schemi di interazione prevedibili e

coerenti; allo stesso tempo, essa deve anche adeguarsi al mutare delle circostanze e delle priorità

evolutive. Quando sono prive di questa struttura flessibile, le famiglie agli estremi più disfunzionali tendono

a essere eccessivamente rigide e autoritarie oppure caoticamente disorganizzate e prive di una guida. La

, o oesio e, u ’alt a di e sio e e t ale dell’o ga izzazio e fa ilia e. Le fa iglie e

connessione

funzionanti, infatti, bilanciano i bisogni di vicinanza e di sostegno reciproco nel rispetto delle differenze

i dividuali e della sepa atezza. Le o dizio i est e e app ese tate dall’i vis hia e to o dal disi peg o

tendono a essere altamente disfunzionali. Infinte, la possono essere la linfa vitale

parentela e le reti sociali

pe il fu zio a e to fa ilia e e pe il sosteg o ei o e ti di isi. L’isola e to fa ilia e o t i uis e alla

disfu zio e e lo a la so ializzazio e e l’e a ipazio e dei a i i i es ita.

I processi comunicativi

I p o essi o u i ativi fa ilita o l’i te o fu zio a e to fa ilia e e i te apeuti fa ilia i ne considerano sia

l’aspetto di o te uto sia uello elazio ale. La è essenziale. Nella valutazione della famiglia, i

hiarezza

li i i p e do o i o side azio e la apa ità dei e i di uest’ulti a di o u i a e ape ta e te su

e otive. U li a di e ip o a fidu ia i o aggia l’esp essio e di u a vasta

questioni pragmatiche ed

gamma di sentimenti e di risposte empatiche. Le famiglie in difficoltà, al contrario, tendono a perpetuare la

sfidu ia, o ipetute olpevolizzazio i e o l’i piego di ap i espiatori. Quando la comunicazione è

bloccata, è importante valutare le possibili aree di conflitto. Il è fondamentale

problem solving collaborativo 29

per il funzionamento della famiglia. La valutazione sistemica si occupa del processo di problem solving

collaborativo, ovvero del modo in cui vengono prese le decisioni attraverso la negoziazione, il

compromesso e la reciprocità. La tabella a pagina 561 riassume gli aspetti chiave che rinforzano la resilienza

familiare, ma ogni valutazione dovrebbe prendere in considerazione il funzionamento del paziente in quello

specifico contesto, considerando la struttura, i valori culturali, le risorse e le difficoltà di quella famiglia. (

ovvero dare significato alle avversità, avere una visione positiva e trascendenza; flessibilità, connessione e

risorse sociali; chiarezza, libera espressione emotiva, e problem solving collaborativo).

GLI SVILUPPI NELLA TERAPIA FAMILIARE: DAI DEFICIT AI PUNTI DI FORZA

Nei loro primi approcci, i terapeuti familiari miravano prevalentemente a individuare i modelli familiari

disfunzionali che sostenevano i sintomi individuali o addirittura li originavano. Negli ultimi due decenni, la

terapia famigliare ha concentrato la propria attenzione sui punti di forza delle famiglie, dando meno peso ai

deficit. Nelle situazioni molto problematiche, il terapeuta e la famiglia lavorano insieme per trovare nuove

possi ilità e pe adotta e isu e volte a supe a e l’i passe e a ge e a e il a ia e to; uesto

atteggiamento positivo, orientato verso il futuro, si focalizza quindi sul modo in cui le famiglie possono

avere successo e non sul modo in cui hanno fallito. La resilienza familiare si costituisce sulla base di questi

cambiamenti per riuscire a far emergere la forza di affrontare le avversità, collegando i segni del disagio con

gli eventi e le condizioni stressanti. Questo approccio modifica la lettura basata sul deficit: non vedendo più

i ge ito i e le fa iglie o e da eggiati, e supe a do l’idea della ipa azio e, giu ge a vede li o e afflitti

dalle avversità della vita, con il potenziale per promuovere il risanamento e la crescita in tutti i membri.

IL VALORE DEGLI APPROCCI SISTEMICI

Indipendentemente dal tipo di trattamento che si sta utilizzando (individuale, familiare, di coppia o in

g uppi ultifa ilia i i po ta te pe i te apeuti o side a e il valo e dell’app o io siste i o ella

pratica clinica. In generale la prospettiva sistemica pone attenzione: -agli individui, ai problemi e alle risorse

p o essi t a sazio ali ella elazio e di oppia, ell’u ità

nella famiglia e nei contesti socioculturali; -ai –ai

familiare e nella parentela allargata; -alle molteplici e reciproche influenze biopsicosociali in atto; e

pattern, agli eventi critici, alle fasi e alle transizioni lungo il ciclo di vita familiare multi generazionale.

Nonostante le differenze nelle specifiche tecniche e strategie impiegate nei diversi modelli di terapia

sistemica, tutti gli approcci, piuttosto che focalizzarsi riduttivamente e in modo improduttivo sulla patologia

del portatore del sintomo individuale, si concentrano sulla valutazione diretta e sul cambiamento necessari

a iglio a e il fu zio a e to, l’adatta e to e le elazio i; uesto fo se l’aspetto fo da e tale he

disti gue l’o ie ta e to siste i o fa ilia e dai t adizio ali odelli di psi ote apia i dividuale.

GLI APPROCCI SISTEMICI NELLA PRATICA CLINICA

La consultazione e la valutazione della famiglia

situazio i la valutazio e dei p o le i dov e e i lude e u ’atte ta valutazio e

Nella maggior parte delle

della coppia o del sistema familiare, preferibilmente attraverso la convocazione di entrambi i coniugi e/o

dei familiari significativi per una seduta congiunta, definibile come una seduta di consultazione. È

importante, nella valutazione, prendere in considerazione tutte le relazioni significative, per chiarire gli

obiettivi del trattamento e per decidere chi includere nelle sedute successive. I vantaggi clinici degli incontri

con i familiari superano di gran lunga qualsiasi svantaggio. Tuttavia, la richiesta del clinico di effettuare una

seduta familiare può destare nei genitori o in un coniuge la preoccupazione di essere colpevolizzati o

rimproverati il problema della persona amata; è essenziale quindi comunicare esplicitamente la

convinzione che le famiglie sono partner fondamentali in tutto il trattamento, che possono dare preziosi

contributi per il miglioramento del paziente e che le loro tensioni e preoccupazioni saranno affrontate.

l’’i vito dov e e t as ette e ispetto pe i fa ilia i e i te esse pe la lo o espe ie za. La valutazio e

i iziale della fa iglia o della oppia dà l’oppo tu ità di fissa e delle sedute o giu te, a he se la te apia

rimane essenzialmente individuale; i terapeuti a orientamento sistemico possono usare queste sedute per

30

condividere informazioni, facilitare la comunicazione e il cambiamento, consolidare nuovi comportamenti o

impostare le basi per la successiva fase di trattamento individuale. Per i problemi dei bambini e degli

una prima valutazione della famiglia colloca il comportamento del paziente designato nel suo

adolescenti,

o testo d’appa te e za. Ciò pa ti ola e te ve o pe u a se ie di distu i della o dotta, ali e ta i e

pe l’a sia di separazione. Il comportamento problematico è spesso connesso alle dinamiche familiari. Una

consultazione familiare orientata alla prevenzione è estremamente utile nella diagnosi o valutazione del

decorso di una malattia grave o di una disabilità, poiché la maggior parte delle famiglie non dispone di una

appa psi oso iale dell’espe ie za he sta att ave sa do. Nel o testo della o sultazio e-relazione o nel

contesto ambulatoriale, le famiglie beneficiano enormemente delle informazioni e del sostegno, che

consentono loro di far fronte e adattarsi alla grave malattia del loro congiunto. In una consultazione

psichiatrica centrata sulla famiglia il terapeuta: - sottolinea che tutti i i membri della famiglia sono colpiti

dalla fatica e dalla sfida di dover vivere con una grave malattia e affronta le esigenze emotive e pratiche del

paziente e dei familiari; -fornisce informazioni sulla malattia, sul trattamento e sui modi in cui i membri

della famiglia possono essere utili; -fornisce un intervento psicoeducativo familiare per una comprensione

psicosociale di quella particolare malattia e del suo decorso in relazione alle aspettative della famiglia,

offrendo delle linee guida di riferimento; -sollecita la narrazione della storia e delle informazioni che

possono essere di vitale importanza per la diagnosi e per le decisioni relative al trattamento; - facilita la

comunicazione riguardante la malattia, il trattamento, i problemi e le decisioni rispetto al caregiving; -

comprende le credenze culturali e spirituali che guidano la famiglia; - individua pazienti/famiglie ad alto

is hio, ultip o le ati he o disfu zio ali, he e essita o di u ’assiste za più i te siva e p olu gata; -

edu a la fa iglia i a l’utilità delle o sultazio i pe iodi he e degli i te ve ti evi in alcuni momenti

specifici e nelle fasi di transizione della malattia, durante la crescita del paziente o di altri membri della

famiglia e nelle diverse fasi del ciclo di vita familiare.

La terapia familiare breve

La terapia breve, familiare o di coppia, è particolarmente utile quando la difficoltà principale è costituita da

un problema specifico, che può riguardare un comportamento problematico, un conflitto, una situazione,

una transizione di vita o una sfida importante, come per esempio una grave malattia cronica. In queste

situazioni, un precoce intervento preventivo di consultazione con la famiglia può evitare una grave crisi o

una spirale di sofferenza; i comportamenti problematici, infatti, possono essere risolti ponendo attenzione

alle i te azio i o l’a ie te i osta te. “pesso, el t atta e to di p o le i spe ifi i, il te apeuta e la

famiglia concordano un numero stabilito di sedute, i cui obiettivi sono chiaramente delineati e nel corso

delle quali il miglioramento può essere oggettivamente monitorato; questo approccio è simile a quello dei

modelli di trattamento individuale breve.

La terapia familiare intensiva

La terapia familiare più intensiva può essere necessaria in caso di difficoltà molteplici e croniche o

istallizzate. Rivolge do l’atte zio e al fu zio a e to del siste a, il te apeuta può solle ita e il

cambiamento e ha maggiori possibilità di modificare gli schemi che mantengono il sintomo. In 2 luogo,

poiché i problemi intrapsichici sono anche interpersonali, il terapeuta sistemico, lavorando a livello delle

interazioni, verifica che il cambiamento del sistema è più facile da realizzare e che esso favorisce anche il

l’i te ve to di etto sui e i sig ifi ativi della fa iglia e il

cambiamento intrapersonale. Infine,

conseguente cambiamento ha un potenziale beneficio terapeutico per tutti i membri, non solo per

l’effettivo po tato e del si to o. “ituazio i i ui il oi volgi e to di e i supple e tari è indicato

riguardano: il caso in cui i familiari sono parte del sistema che mantiene il problema; e i casi in cui essi

posso o ivela si utili pe aggiu ge e gli o iettivi del t atta e to. La te apia fa ilia e utile i u ’a pia

serie di situazioni cliniche. Separazioni, divorzi e seconde nozze implicano una miriade di difficoltà per una

famiglia, che sono spesso meglio affrontate nelle sedute congiunte. Altre situazioni cliniche includono 31

malattie psichiatriche e mediche croniche, grandi eventi di vita stressanti come lutti, perdita di lavoro, e

situazioni di abuso di sostanze, abuso sessuali o fisico.

I odelli d’i terve to ulti siste i i asati evide e-ba sed

Lo sviluppo di dive si odelli d’i te ve to ultidi e sio ali, multi sistemici e evidence-based offre la

possibilità, attraverso il coinvolgimento delle famiglie e dei sistemi che appartengono alla comunità più

estesa, di usufruire di approcci molto efficaci nel trattamento di giovani ad alto rischio e che manifestino

gravi difficoltà. Questi approcci centrati sulla famiglia nel trattamento di adolescenti con disturbi del

comportamento e abuso di droghe producono miglioramenti anche nel funzionamento della famiglia

stessa, determinando un miglioramento nella coesione, nella comunicazione e nelle pratiche genitoriali. Gli

interventi multi sistemici possono assumere una varietà di forme e coinvolgere consulenti scolastici,

insegnanti, allenatori e gruppi di pari.

La terapia di coppia

Quando sono presenti problemi di coppia, il focus della terapia è costituito da quella relazione specifica. Gli

interventi per le coppie con difficoltà sessuali hanno avuto grande successo nel trattamento di una vasta

gamma di problemi. La terapia di coppia è utile anche nelle situazioni in cui un partner è affetto da gravi

alattie o disa ilità e i ui il appo to s uili ato e a a o il sosteg o o l’a udi e to. U

trattamento esclusivamente individuale, che non consideri il punto di vista sistemico, può raggiungere

o iettivi spe ifi i pe la es ita i dividuale, a a spese del at i o io. “e za oi volge e l’alt o pa t e e

valutare direttamente il rapporto, infatti, il terapeuta può farsi una visione unilaterale dei problemi e

u ’i p essio e t oppo egativa del pa t e a a te; allo stesso te po, u a elazio e te apeuti a

empatica può far apparire la relazione sentimentale ancor meno soddisfacente. Nella terapia di coppia, il

terapeuta assume una posizione imparziale, riducendo gli aspetti difensivi e facilitando la comprensione

reciproca, la comunicazione e il sostegno per il cambiamento in una relazione positiva.

La terapia sistemica individuale

La te apia siste i a i dividuale i pli a l’assu zio e di u atteggia e to e tale, he i t odu e u odo

di pensare sistemico nel trattamento individuale. Questo modello è particolarmente utile ai giovani adulti e

agli anziani per comprendere e per modificare relazioni familiari intrise di sofferenza, conflitto o estraneità,

o, infine, per elaborare problemi non risolti relativi a un genitore deceduto. I metodi di coaching sono

ui e l’a sia e la eattività del soggetto .

utilizzati per dimi

L’i terve to psi oedu ativo fa iliare

L’i te ve to psi oedu ativo familiare ha dimostrato empiricamente di essere una componente essenziale

nel trattamento della schizofrenia. Essa è inoltre ampiamente utilizzata nel trattamento di una vasta

L’i te ve to

gamma di condizioni croniche fisiche e mentali e nelle sfide stressanti della vita.

psi oedu ativo fa ilia e fo dato sul p esupposto he le fa iglie a ia o isog o d’i fo azio i e di

sostegno nella cura dei loro cari, che soffrono per condizioni mentali o fisiche impegnative; esso fornisce

alattia, sulla p og osi, sui fa a i e sulle opzio i di t atta e to, os’ o e sul

informazioni pratiche sulla

sostegno e sulle linee guida per la gestione e la risoluzione dei problemi, e prevede la riduzione dello stress

o u e a tutti i e i della fa iglia. L’i te ve to psi oeducativo è prezioso anche nel trattare sfide

come la gravidanza in adolescenza, la separazione e il divorzio, la monogenitorialità, i secondi matrimoni e

l’i teg azio e elle fa iglie adottive.

I gruppi multifamiliari e gruppi con coppie

Gli interventi multifamiliari di gruppo sono stati estesi a una vasta gamma di popolazioni psichiatriche e

mediche. Essi sono stati utilizzati con pazienti in regime di ricovero, pazienti ambulatoriali e in setting di

trattamento diurno. I gruppi sono solitamente composti da 4 o + pazienti accompagnati dal coniuge o dalle

famiglie. Gli obiettivi possono includere il miglioramento della comunicazione e dei modelli strutturali per

idu e lo st ess o esso all’i te azio e. Il o testo del g uppo off e alle fa iglie l’oppo tu ità di 32

imparare le une dalle altre e di cercare nuovi modelli adattivi mettendo in relazione e gestendo per

collegare e gestire i problemi. I membri della famiglia possono collegarsi alle esperienze dei loro omologhi

in altre famiglie, apprendere punti di vista diversi sulla loro situazione stressante, ridurre il senso di colpa e

ve gog a e pe epi e i isu a i o e la stig atizzazio e e l’isola e to. Gli i te ve ti ultifa ilia i

te do o ad ave e u ’o ga izzazio e a breve termine, che può variare da un singolo workshop di una

giornata sono a 6-8 incontri settimanali, e può includere alcune sedute di follow-up mensili o occasionali.

Gli interventi combinati

Gli i te ve ti o i ati so o se p e più o u i g azie all’a plia e to degli app o i te apeutici

disponibili e al fatto che i singoli approcci spesso non risolvono i complessi problemi biopsicosociali

esistenti. Per le malattie croniche, come la schizofrenia, o nel caso di gravi compromissioni fisiche, la ricerca

ha do u e tato l’effi a ia degli interventi combinati, che comprendono trattamenti con sostanze

psicotrope, psicoterapia individuale, familiare e di gruppo.

23 CAPITOLO

TERAPIA PSICODINAMICA DI GRUPPO

Nella psicoterapia psicodinamica di gruppo a lungo termine, il paziente partecipa a un laboratorio sulle

elazio i i te pe so ali. L’espe ie za i ediata di olla o a e o gli alt i o di o pete e o lo o pe

soddisfare i propri bisogni è il segno distintivo della terapia psicodinamica di gruppo.

I FATTORI TERAPEUTICI

i te apeuti i della te apia di g uppo o p e do o l’i duzio e della spe a za, la p o ozio e del

I fatto

se ti e to di appa te e za, il feed a k da pa te dei e i del g uppo e l’alt uis o. I p i o luogo

dunque la speranza, poiché senza di essa non esiste nessun tipo di trattamento. Di conseguenza, una

sosta ziale e tezza i a l’effi a ia del t atta e to deve esse e o u i ata ai e i del g uppo. A he

l’appa te e za u aspetto della assi a i po ta za, poi h le pe so e he ha o diffi oltà e otive e

ologi he i va ia il e te ha o l’a gos ia aggiu tiva di se ti si isolati ed est a ei. La apa ità di

psi

ristabilire un rapporto con gli altri esseri umani è di grande rilievo, poiché la convinzione di essere soli

t e l’espe ie za di esse e i o tatto uasi se p e

aggiunge angoscia a qualsiasi difficoltà, me

u ’espe ie za di sollievo. Il feed a k a h’esso i po ta te, esso vie e fo ito da i dividui he

rispondono in 1 luogo personalmente. Un altro fattore terapeutico peculiare della terapia di gruppo è,

i fi e, l’alt uis o. I li i i so o o sapevoli he u a delle otivazio i più ospi ue a s eglie e uesto

difficile lavoro è data dal beneficio psichico che può essere ottenuto mediante la possibilità di essere

d’aiuto ad alt e pe so e. I psi ote apia i dividuale, nella maggior parte dei casi, i pazienti non hanno

u ’oppo tu ità a aloga. Nella psi ote apia psi odi a i a di g uppo a lu go te i e, i ve e, i pazie ti

hanno diverse occasioni di aiutarsi reciprocamente, e questo produce, sia nei pazienti sia nei terapeuti, un

incremento del sentimento di autostima.

LE REGOLE DEL GRUPPO

Un gruppo ben funzionante richiede che i membri seguano cinque regole di comportamento durante la

te apia: l’o està i e i si assu o o l’o ligo di ispo de e l’u o all’alt o o la assi a si e ità , il

rispetto (valgono le regole della civile convivenza, poiché la comunicazione è esclusivamente verbale e gli

i pulsi so o esp essi ve al e te e ai agiti , l’ope osità (fa riferimento alla necessità di portare avanti il

lavoro terapeutico nel gruppo di psicoterapia), la responsabilità (ogni membro deve fare la propria parte, e

ha ui di la espo sa ilità di pa te ipa e alle sedute o f e ue za adeguata e d’i te agi e con ogni altro

o po e te del g uppo e l’appli azio e alla vita uotidia a dei iglio a e ti o seguiti el g uppo. 33

LA SELEZIONE DEI PAZIENTI

I criteri di esclusione sono semplici e fanno riferimento a tre categorie generali. Il primo criterio è legato

alla diagnosi. I pazienti affetti da una psicosi in fase acuta o a rischio di suicidio hanno bisogno di un aiuto

molto più intenso di quello disponibile in una normale psicoterapia di gruppo settimanale a lungo termine.

Quindi, nessuna persona in tali condizioni dovrebbe essere inserita in un gruppo. La grave sociopatia

ostituis e u ’alt a o t oi di azio e alla pa te ipazio e a u g uppo ete oge eo. I pazie ti o g avi t atti

di personalità antisociale possono infatti abusare della disponibilità di altri membri del gruppo e, per

proteggere questi ultimi, devono essere esclusi. Occorre comunque sottolineare che spesso i pazienti con

u a g ave so iopatia so o eglio t atta ili i u o testo g uppale, ovve o all’i te o di u g uppo

omogeneo, in cui gli altri membri condividono la stessa patologia. Anche i pazienti con uno scarso controllo

degli impulsi devono essere esclusi dalla terapia di gruppo, per tutelare loro stessi e gli altri. Il secondo

ite io di es lusio e asso iato alla apa ità di tolle a e l’a sia, poi h , pe al u i i dividui, l’a sia di

partecipare a un gruppo è incontrollabile e fino a quando non può essere attenuata non sono in grado di

tolle a e uest’espe ie za. Il te zo ite io di es lusio e igua da al u e situazio i pa ti ola i he

caratterizzano la vita delle persone. Per es devono essere esclusi i pazienti che non sono in grado di

rispettare il contratto terapeutico. I criteri di inclusione sono semplicemente conseguenti ai criteri di

esclusione, per cui qualsiasi altra persona che può trarre beneficio dalla psicoterapia è un buon candidato

per la psicoterapia psicodinamica di gruppo a lungo termine. Per alcuni pazienti, la terapia di gruppo è il

trattamento elettivo. Tra queste persone ci sono quelle che hanno frequenti difficoltà interpersonali o che

sono coinvolte in relazioni stereotipate non gratificanti. I pazienti con una scarsa consapevolezza di sé o che

sono socialmente meno competenti traggono spesso i migliori risultati dal gruppo; allo stesso modo,

persone con alessitimia traggono quasi sempre beneficio da una terapia psicodinamica di gruppo al lungo

termine, in combinazione con una psicoterapia individuale. Un gruppo psicodinamico funziona meglio

quando i suoi membri rappresentano una combinazione di diverse categorie diagnostiche

LA STRUTTURA DEL GRUPPO

La maggior parte dei gruppi psicodinamici effettua sedute settimanali di 90 minuti ed è composta da circa 8

membri. I gruppi di piccole dimensioni tendono a produrre maggiori autodisvelamenti (self-disclosures) e

interazioni, mentre i gruppi più grandi tendono a produrre un maggior numero di comportamenti centrati

sul conduttore.

PRINCIPALI APPROCCI ALLA PSICOTERAPIA PSICODINAMICA DI GRUPPO

Esistono 3 principali approcci alla psicoterapia psicodinamica di gruppo. Il primo utilizza il gruppo come

setting della terapia e anche se i pazienti sono trattati in gruppo, sono comunque analizzati come individui;

in questo caso il terapeuta essenzialmente lavora a turno su ognuno di loro. Il secondo approccio, invece,

utilizza il g uppo o e oggetto del t atta e to e si asa sulla teo ia he l’i o s io o diviso di tutti i

membri del gruppo formi una nevrosi di transfert gruppale, la cui risoluzione sarà di aiuto a tutti i

pa te ipa ti. L’app o io maggiormente applicato, infine, utilizza il gruppo come agente terapeutico.

LA PREPARAZIONE DEL PAZIENTE E IL CONTRATTO CON IL GRUPPO

I pazie ti he e t a o i u g uppo dov e e o esse e p epa ati all’espe ie za p i a di i izia la, att ave so

la ostituzio e di u ’allea za te apeuti a o il o dutto e, la dis ussio e delle li ee guida relative

all’utilizzo te apeuti o del g uppo e il aggiu gi e to di u a o do e ip o o ed espli ito i a il o t atto

te apeuti o. Il o t atto della te apia si fo da, i ge e e, sull’aspettativa he il pazie te pa le à

sinceramente e spontaneamente, che con ci sarà alcun contatto tra i membri del gruppo al di fuori di

uest’ulti o iò i i izza sia possi ili disto sio i del t a sfe t sia la fo azio e di sottog uppi asati su

dete i ate pe so e , he tutto il ate iale dis usso all’i te o del g uppo sarà tenuto riservato, che

ias u e o del g uppo sa à d’a o do el i a e e i te apia fi o a ua do il lavo o p evisto o sa à

stato portato a termine e che ogni membro pagherà le proprie sedute (di solito, il costo è uguale per tutti).

34

LA TECNICA DI CONDUZIONE di effettua e u ’app op iata selezio e e p epa azio e dei

Il terapeuta del gruppo ha la responsabilità

pazie ti, di fa ispetta e il o t atto e le o e del g uppo uali l’o està, il ispetto, l’ope osità, la

espo sa ilità e l’appli azio e , di esse e dispo i ile pe og i pazie te, di o u i a e con i terapeuti

individuali dei membri del gruppo, di compilare una cartella clinica e di occuparsi, per quanto gli compete,

delle pratiche assicurative. Il trattamento farmacologico, in genere, viene gestito nelle sedute individuali.

LE TAPPE DI SVILUPPO

Le fasi tipi he dell’evoluzio e di u g uppo so o: . l’i peg o e la fo azio e del g uppo, . la

diffe e ziazio e e l’i dividuazio e, . lo sviluppo di u se ti e to di i ti ità e la ost uzio e del g uppo

lavoro, 4. la conclusione o svincolo. La prima è caratterizzata dalla condivisione, da parte dei pazienti, dei

lo o p o le i. Du a te la se o da, i pazie ti sta ilis o o la p op ia ide tità i dividuale all’i te o del

g uppo, hia is o o le diffe e ze ed e e ge u ’app op iata agg essività. Questo po ta alla fase, del

se ti e to di i ti ità: l’appa te e za e la oesio e del g uppo so o al

gruppo di lavoro, caratterizzata dal

massimo e i membri che inizialmente erano scettici circa la propria capacità di parlare con un gruppo di

sconosciuti si ritrovano ad aspettare con inattesa intensità la riunione successiva. La 4 fase rappresenta il

momento di conclusione o di svincolo.

LA TERAPIA COMBINATA DI GRUPPO E INDIVIDUALE

Molti terapeuti ritengono che una modalità ideale di lavoro sia costituita dalla combinazione della terapia

individuale con la terapia di gruppo, in modo da ampliare e approfondire il contesto della terapia. Il

terapeuta, di solito, inizia con sedute individuali e successivamente, quando il paziente è sufficientemente

coinvolto ed è stata stabilità una adeguata alleanza terapeutica, aggiunge la terapia di gruppo. I problemi

che possono non emergere mai in terapia individuale vengono sollecitati nella terapia di gruppo, dove ogni

membro ha le proprie esigenze, i propri impegni e le proprie difficoltà. Lo stesso terapeuta, spesso, non è

disponibile a condurre entrambi i tipi di terapia. I due terapeuti, quindi, devono essere in grado di

comunicare in merito al trattamento che ritengono appropriato e devono essere consapevoli delle

questioni connesse alla scissione del transfert.

26 CAPITOLO

TEORIA E PRATICA DELL’INTEGRAZIONE DELLE PSICOTERAPIE

L’i teg azio e delle psi ote apie ata da u a es e te i soddisfazio e ispetto alla o ti ua as ita di

nuove scuole di psicoterapia, alle richieste di affidabilità da parte degli utenti e delle assicurazioni e alla

o fusio e dell’opi io e pu li a su osa sia eal e te la psi ote apia. Il ovi e to pe l’i teg azio e

hia ezza, att ave so l’i dividuazio e di fatto i o u i e

prometteva il raggiungimento di diversi vantaggi:

di un linguaggio condiviso, per i molti concetti e strategie tendenzialmente sovrapponibili; migliori outcome

del t atta e to, ga a titi dall’ide tifi azio e dei p esupposti teo i i e delle st ategie più efficaci; una

o i e di ife i e to all’i te o della uale uove idee possa o o ti ua e a evolve e a, allo stesso

tempo, essere modulate da un continuo contatto con altre idee in evoluzione e con i processi di base che

definiscono la psicoterapia.

LA STORIA DELL’INTEGRAZIONE DELLE PSICOTERAPIE

È nel 1984 che a Annapolis, nel Maryland, gli psicologi Goldfried e Wachtel convocarono il primo meeting

a uale della “o iet fo the E plo atio of Ps hothe ap I teg atio . L’o ga izzazio e e e o igi e dalla

frustrazione che molti accademici e professionisti avvertivano a causa della proliferazione di numerose

scuole in contrapposizione. Nacque una rivista, che oggi è il Journal of Psychotherapy Integration. Furono

gradualmente identificati diversi tipi di integrazione: 35


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicoterapia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lo Verso: Le psicoterapie. Teorie e modelli d'intervento, Gabbard.
Il riassunto riguarda i capitoli 1-2-3-4-5-6-10-14-18-23-26, ovvero quelli indicati dal Docente per lo studio della materia. Gli argomenti trattati riguardano:
- i modelli teorici della psicoterapia psicodinamica;
- gli aspetti tecnici della psicoterapia psicodinamica;
- gli aspetti tecnici della psicoterapia psicodinamica breve;
- i dati sull'efficacia della psicoterapia psicodinamica;
- la psicoterapia psicodinamica associata ai farmaci;
- i fondamenti teorici della terapia cognitiva;
- la teoria della psicoterapia interpersonale;
- i fondamenti teorici della psicoterapia supportiva;
- la teoria e la pratica clinica negli approcci sistemico-familiari;
- la terapia psicodinamica di gruppo;
- la teoria e la pratica dell'integrazione delle psicoterapie.


DETTAGLI
Esame: Psicoterapia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Psicologia clinica
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AleCas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicoterapia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Lo Verso Girolamo.

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