Efficacia clinica delle terapie di gruppo
McWilliams sostiene: “La psicologia può essere una scienza, ma la psicoterapia è un’arte”. Nell’attuale panorama sociale ed economico, le psicoterapie sono considerate un insieme di trattamenti sanitari volti a curare soggetti che presentino disturbi psicologici. Per questo, pretendono di essere fondate su modelli teorici e tecnici scientificamente riconosciuti. Probabilmente, questa divisione tra scienza e arte ha determinato una distanza non facilmente colmabile. Si sono prodotti ingenti moli di dati. Il gruppo fornisce un ambiente unico per sperimentare, all’interno delle relazioni reali dell’hic et nunc della seduta, la complessità delle proprie reazioni emotive nell’interazione con diversi personaggi e non solo con la figura del terapeuta. La ricerca empirica ha studiato elementi processuali tipici del gruppo, quali la coesione, il clima di gruppo, l’alleanza terapeutica, l’empatia: tali variabili sono state associate ad un esito positivo della terapia e minori tassi di drop-out.
Capitolo 1 - Un inquadramento teorico della ricerca sui gruppi terapeutici
Burlingame, MacKenzie e Strauss hanno elaborato un modello in cui vengono definite cinque grandi aree che influenzano l’esito positivo di un trattamento di gruppo:
- Teoria del cambiamento formale che verifica l’efficacia generale o specifica di alcuni trattamenti gruppali.
- Teoria dei principi del processo del piccolo gruppo, che riflette le caratteristiche uniche e specifiche di questo format.
- Il nesso tra i primi due si trova nella variabile del “conduttore” o leader di gruppo, con le sue specifiche caratteristiche e il suo stile.
- Un’altra componente dell’efficacia del trattamento di gruppo è il “paziente”. Le capacità e l’abilità a comprendere, a empatizzare o aiutare gli altri si sono dimostrate importanti.
- Il parametro finale è rappresentato dai “fattori strutturali del gruppo”. Variabili come il numero, la lunghezza e la frequenza delle sedute, il setting, la presenza del co-terapeuta.
La complessità del trattamento di gruppo è il risultato dell’interazione delle componenti sopra descritte. Gli studi sui gruppi pubblicati prima del 1960 erano principalmente studi su casi singoli. L’efficacia clinica (effectiveness) delle psicoterapie di gruppo è stata dimostrata in modo ampio e documentato negli ultimi vent’anni. Mentre l’utilizzo dei trattamenti di gruppo diviene sempre più diffusa nel settore degli interventi psicoterapeutici e riabilitativi, la produzione di risultati sistematici e oggettivabili è molto scarsa e spesso velleitaria. La situazione in Italia da questo punto di vista è ancora più grave. Gli autori sottolineano la centralità per il singolo della presenza di altri pazienti nel gruppo con cui potersi confrontare, identificare, aprire e instaurare una nuova relazione, quale elemento strutturante il processo di gruppo.
La coesione di gruppo
Uno degli elementi centrali che caratterizza un gruppo terapeutico è la molteplicità di relazioni presenti in esso: a differenza della terapia individuale, nel gruppo si costituisce un sistema di diversi soggetti in relazione tra loro. Le relazioni principali che determinano la coesione di gruppo, dal punto di vista del paziente, sono riconducibili a quelle membro vs gruppo, membro vs membro e membro vs conduttore. Nei casi di co-conduzione, si tiene conto delle relazioni tra i due conduttori e di questi verso il gruppo. Tale costrutto è ritenuto uno dei più promettenti circa la possibilità di predire un esito terapeutico positivo al termine del trattamento. Yalom ha definito la coesione come quella condizione in cui i membri si sentono accolti e a proprio agio nel gruppo, accettati e supportati dagli altri. I membri del gruppo che riportano alti livelli di coesione sono anche quelli più propensi ad effettuare interventi di self-disclosure.
Ci sono due strategie volte all’analisi della coesione. Da un lato, studi fondati sull’analisi di misure self-report da parte dei pazienti e degli osservatori, condotti su molti gruppi e miranti a cogliere il valore predittivo di tale costrutto per l’esito della terapia. Dall’altro, un’analisi dei processi conversazionali che avvengono all’interno della seduta, analizzati a partire dai trascritti delle sessioni e miranti a cogliere specifici fattori processuali che si mostrano seduta per seduta. La coesione si può analizzare a partire sia dai livelli relazionali che si attivano tra pazienti e terapeuti, sia intrapersonali, come il senso di appartenenza al gruppo del singolo paziente, la sua fedeltà ad esso e il sentimento di essere accettati.
Sono stati enucleati tre aspetti in relazione allo sviluppo della coesione in un gruppo:
- La struttura del gruppo: la ricerca ha sottolineato l’importanza della preparazione del paziente prima del suo ingresso in gruppo (il training pre-gruppo), che può essere più o meno strutturata e prolungata. Si focalizza generalmente sull’esplicitazione della molteplicità relazionale che si sviluppa in gruppo. Nonostante i preparativi possano facilitare l’ingresso di un paziente nel gruppo, spesso le prime fasi del lavoro attivano un senso di insicurezza e inadeguatezza. Compito del terapeuta è lavorare su tali sentimenti per facilitare l’ingresso ed evitare bassi livelli di coesione. Un altro aspetto alla fase pre-gruppo è quello relativo alla composizione: il lavoro di mettere insieme i pazienti è un compito delicato e complesso. Spesso pazienti non accuratamente selezionati prima dell’ingresso nel gruppo possono presentare gravi difficoltà nell’adattarsi al nuovo setting, con un elevato rischio di drop-out precoce. L’omogeneità si stabilisce in relazione al genere sessuale, alla diagnosi, ma anche rispetto ai livelli di organizzazione psichica o alle dimensioni della dominanza e sottomissione all’altro. Pazienti con gravi difficoltà a relazionarsi con gli altri possono minacciare la coesione di gruppo. Ciò ovviamente non esclude tali pazienti dal gruppo, ma va prestata maggiore attenzione nel loro inserimento.
- L’interazione verbale: riguarda temi quali lo stile verbale del conduttore del gruppo, la capacità di autosvelamento e la task force interpersonale. Vi è accordo nel ritenere che le interazioni comunicative tra i membri del gruppo costituiscano un agente primario di cambiamento in questi trattamenti. Relativamente alla figura del conduttore, è noto come i suoi interventi riguardino e influenzino in modo radicale la modalità comunicativa del gruppo. È importante che il conduttore incoraggi le interazioni tra i membri del gruppo, aiuti i soggetti a parlare di sé e, contemporaneamente, garantisca le regole del setting. Nei gruppi terapeutici, la possibilità di aprirsi e svelare aspetti di sé rappresenta un fattore importante per creare un clima di intimità con gli altri. L’effetto di risonanza emotiva inoltre consente agli altri membri del gruppo di associare aspetti simili presenti nella propria storia e di sentirsi più sicuri nel comunicarli. Anche se la self-disclosure non sempre è legata ad aspetti della propria storia, può anche semplicemente essere legata alle emozioni percepite nel qui e ora del gruppo. Relativamente alla task force, sappiamo come la comunicazione dei propri rimandi all’altro costituisca un fattore terapeutico di base nei trattamenti di gruppo.
- Il clima emozionale: quello positivo nasce dal comportamento e dalle attitudini sia del conduttore sia dei partecipanti. La relazione terapeutica viene influenzata positivamente da terapeuti empatici. Si sviluppa un clima relazionale negativo quando i pazienti non si sentono accolti o compresi, influenzando così l’esito della terapia.
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