La prospettiva psicosomatica
La psicosomatica come prospettiva scientifica
La mente e il corpo
Assumere una prospettiva psicosomatica significa in primo luogo occuparsi di mente e di corpo. Cosa intendiamo con corpo? Specificare cosa sia il corpo è diventato un punto di interesse non solo per le discipline biologiche e mediche ma anche per le scienze umane, come la psicologia, la sociologia e l'antropologia. È stato detto che l'uomo ha un corpo, nel senso che fa l'esperienza di qualcosa di concreto e tangibile, ma anche che è un corpo, poiché nella maggior parte della vita quotidiana le sue azioni e i suoi gesti si susseguono senza che si renda necessaria la consapevolezza di come essi si organizzano e si svolgano automaticamente. L'esperienza che abbiamo di noi stessi oscilla continuamente in equilibrio tra esprimere l'essere e l'avere un corpo, e questo equilibrio determina stabilità. Possiamo dire che nella vita quotidiana noi siamo il nostro corpo, ma vi sono molte situazioni (uno sforzo muscolare, una sensazione dolorosa, uno stato di malattia) in cui la nostra corporeità è messa in evidenza e di conseguenza diveniamo consapevoli di avere un corpo.
Si dice anche che l'uomo ha una rappresentazione psichica del proprio corpo. Questa non è un fattore innato, ma qualcosa che si forma nella prima infanzia e si modifica per tutta la vita. Il corpo, quindi, non è solo un fenomeno biologico, ma anche una costruzione mentale graduale e complessa che si sviluppa, entri, soprattutto all'interno della relazione con la madre. Il neonato, infatti, sperimenta una condizione dove non percepisce una chiara distinzione tra sé e il corpo materno. Egli, cioè, attribuisce all'altro ciò che in realtà prova lui stesso e nello stesso tempo riceve dall'altro una prima immagine di sé. Questo scambio svolge un ruolo importante nella formazione di una propria rappresentazione corporea, oltre che per lo sviluppo dell'intera personalità, e mantiene una propria efficacia anche nella vita adulta. L'idea che abbiamo del nostro corpo si modifica per tutta la vita.
Dal punto di vista storico, l'interesse scientifico per questo argomento nasce nella metà del secolo scorso. Da allora neurologi, psichiatri e psicologi hanno proposto concetti come schema corporeo o immagine del corpo ed elaborato numerose ipotesi nel tentativo di spiegare come si sviluppa la coscienza del corpo e come, in alcuni casi, possa essere alterata. Ne sono esempio i disturbi di depersonalizzazione, tipici degli individui in cui non si riconoscono più se stessi come persona nei propri gesti, la propria voce, le proprie espressioni come appartenenti a un estraneo; oppure i fenomeni di dismorfofobia, così frequenti negli adolescenti di oggi, dove aspetti del proprio corpo (statura, capelli, volto, mani) vengono percepiti angosciamente e senza un ragione reale come brutti e inadeguati.
Il corpo svolge anche un'importante funzione comunicativa. Fin dall'inizio esso è vissuto in relazione con l'altro e non come qualcosa di separato. Ogni nostro gesto o espressione assume un determinato contesto e il suo significato, anche l'immobilità o il silenzio. Attraverso il suo linguaggio non verbale possiamo esprimere emozioni e sentimenti.
Cosa intendiamo con psiche?
La parola greca psychè (respiro, organi fisico vivente) è tradotta sbrigativamente con anima. Il termine greco ha una grande varietà di significati, tra i quali due si distinguono in modo particolare: il primo è quello di principio o sostanza vitale e il secondo quello di carattere personale o modo di agire. Gli antichi Romani avevano compreso bene questa differenza, traducendo il primo significato con anima e il secondo con animus. Nella lingua italiana questa differenza si è perduta. Alcuni ritengono utile differenziare il concetto di psiche da quello di mente, riferendosi con questo termine a un insieme di complesse attività psichiche superiori che comprendono il linguaggio, l'apprendimento, la memoria, e le attività emotive e affettive. Preferiamo evitare questa distinzione e considerare la parola italiana mente e quella di origine greca psiche come equivalenti. Per cervello, invece, si indica la struttura del SNC nel suo insieme.
Dal punto di vista neurobiologico e clinico è utile anche una distinzione tra emozioni e affetti. Le emozioni sono fenomeni biologici selezionati nel corso dell'evoluzione che favoriscono la sopravvivenza della specie, innati e geneticamente programmati, mediati dal sistema limbico e dalle strutture sottocorticali, e che si esprimono soprattutto attraverso il comportamento non verbale. I sentimenti (feelings) o affetti (affects), invece, sono manifestazioni psicologiche più complesse che implicano un'elaborazione cognitiva e un vissuto soggettivo conseguenti all'attività della neocorteccia. Gli affetti permettono di valutare soggettivamente gli stati emotivi e di controllarli o comunicarli intenzionalmente agli altri attraverso la parola o in modo non verbale.
I fenomeni psichici e corporei sono sin dall'inizio estremamente legati. Nonostante questo, la medicina si è interessata soprattutto allo studio del corpo, mentre la psicologia ha trascurato per lungo tempo gli aspetti biologici comprendendo l'uomo solo come attività mentale. L'origine di questa separazione è caratteristica soprattutto della cultura occidentale e si può ritrovare già nell'opera di Platone. Mentre i filosofi delle generazioni precedenti si erano sforzati di ideare un'unità, un principio unico che spiegasse l'esistenza, Platone separò il mondo delle idee da quello della materia informe. Questa separazione è rimasta per secoli alla base del pensiero occidentale e si ritrova nella filosofia di Cartesio, che distinse la materia (res extensa) dal pensiero (res cogitans). Questa visione ha favorito una tendenza meccanicista e determinista che ancora oggi è alla base del pensiero scientifico occidentale. Al di là della terminologia, l'uomo di Cartesio, infatti, corrisponde in gran parte a quello studiato dalla nostra medicina. I fenomeni del corpo sono descritti come legati da rapporti lineari di causa ed effetto. La separazione tra corporeo e psichico ha portato a concepire l'uomo come un insieme di organi e di funzioni facendo perdere il senso della sua unicità.
L'equilibrio psicosomatico
Cosa intendiamo quando diciamo che ci sentiamo bene? Gli antichi dicevano Mens sana in corpore sano. La salute nasce quindi dall'equilibrio tra la rappresentazione che abbiamo di noi come corpo e quella di noi come mente, così come dall'integrazione e regolazione dei nostri stati mentali, emozionali e cognitivi nei confronti delle esperienze somatiche.
Il corpo e la mente sono due aspetti di un organismo complesso che la scienza studia con strumenti diversi, biologici e psicologici. Allo stesso modo noi ci rappresentiamo la nostra complessità psicosomatica cogliendone gli aspetti corporei o quelli psichici secondo le esigenze del momento. Non sono la mente e il corpo a essere diversi, ma i punti di vista. Il paradigma psicosomatico è quello che permette di assumere vari punti di vista nello sforzo di comprendere meglio l'uomo considerato nella sua complessità.
Le prospettive teoriche in psicosomatica
La psicosomatica è una disciplina che si è occupata di problemi umani, mettendo in luce gli aspetti più diversi. Nel fare questo, i medici, gli psicologi, i fisiologi e tutti gli studiosi di psicosomatica hanno inevitabilmente seguito gli orientamenti e le mode culturali caratteristici dei periodi storici in cui hanno operato. Alcuni studiosi, soprattutto quelli di matrice psicoanalitica hanno seguito una prospettiva centrata sull'individuo, dedicandosi allo studio delle relazioni tra conflitti psicologici inconsci e disturbi somatici, altri hanno cercato di delineare un profilo tipico di personalità che predispone alle malattie, altri ancora hanno studiato le reazioni dell'organismo sottoposto allo stress, altri l'importanza delle relazioni familiari o dei contesti sociali e culturali e così via.
- La prospettiva psicoanalitica: Parte dalle osservazioni di Freud e Groddeck, per passare ai contributi di Franz Alexander e di Donald Winnicott, che hanno descritto i meccanismi psicodinamici dei sintomi corporei come conseguenza di un conflitto psicologico inconscio (disturbi di conversione, nevrosi vegetative) oppure come espressione di disturbi evolutivi della personalità e delle capacità mentali di elaborare le emozioni (nevrosi attuali, falso Sé, alessitimia).
- La prospettiva psicofisiologica: Ha approfondito il rapporto tra processi psicologici e fisiologici attraverso studi condotti in laboratorio descrivendo le reazioni nei confronti dello stress. La psicofisiologia moderna si avvale di tecniche sofisticate di indagine, grazie alle quali sono stati concepiti modelli di trattamento quali il biofeedback.
- La prospettiva comportamentista: Considera la sintomatologia psichica e somatica come conseguenza dell'apprendimento e ha prodotto studi sulle nevrosi sperimentali e sugli eventi stressanti. I ricercatori che seguono questo indirizzo hanno contribuito a identificare specifici comportamenti e tratti di personalità che predispongono alle malattie (comportamenti di tipo A, C, e D) e sviluppato tecniche di cura particolarmente valide per le fobie, gli attacchi di panico e i disturbi post-traumatici da stress.
- La prospettiva cognitivista: All'interno della quale sono stati condotti studi sui processi di percezione, sui sistemi di memoria e sui meccanismi di coping utilizzati nelle condizioni di stress, contribuendo allo sviluppo delle tecniche terapeutiche cognitivo-comportamentali utilizzate nella cura di diversi disturbi psichici (depressione, disturbi di personalità, e psicosi).
- La prospettiva dell'attaccamento: Che, partendo dal lavoro di John Bowlby e di Mary Ainsworth, ha descritto gli stili di attaccamenti in termini di MPI, considerando i sintomi patologici e le alterazioni del comportamento di malattia come espressione di un comportamento di attaccamento o come conseguenze dell'esclusione difensiva degli affetti negativi.
- La prospettiva sistemica: Che, tenendo conto della teoria generale dei sistemi e della cibernetica e del lavori di Gregory Bateson, ha studiato i problemi umani in termini di relazioni, descrivendo specifici gruppi familiari (famiglie psicosomatiche) in cui i membri tendono ad ammalarsi di malattie mediche e psichiatriche. In questa prospettiva, un sintomo manifestato da un membro della famiglia (paziente designato) può manifestarsi come conseguenza di problemi relazionali e assumere una funzione per l'equilibrio del sistema funzionale omeostatico.
- La prospettiva biopsicosociale: Un approccio multidisciplinare proposto originariamente da George Engel che considera le malattie come risultato dell'interazione complessa tra fattori che contraddistinguono non solo sistemi diversi (genetico, biochimico, psicologico, relazionale, sociale) ma anche livelli di sistemi diversi (dal molecolare al macrocosmo).
Parallelamente alla psicosomatica, si è sviluppata la psicologia della salute (Health Psychology), un movimento iniziato circa 30 anni fa che si dedica maggiormente alla promozione del benessere, alla qualità della vita e alla prevenzione, piuttosto che alla cura delle malattie. La stessa O.M.S, oggi, considera la salute non come l'assenza di malattia, ma come il massimo grado di benessere raggiungibile. Negli ultimi anni, infine, la ricerca psicosomatica è stata arricchita dagli studi svolti in ambito neuroscientifico.
Il contributo delle neuroscienze
Le neuroscienze sono un campo di ricerca che ha come oggetto di studio la struttura e la funzione (fisiologica o patologica) del SNC e periferico. Il neuroscienziato cerca di evidenziare i correlati neurobiologici dei fenomeni che si manifestano nella complessa interazione dell'individuo con il proprio mondo interno e l'ambiente esterno. I metodi di indagine utilizzati variano da studi di genetica avanzata a tecniche sofisticate di neuroimaging che permettono di descrivere l'attività cerebrale in specifiche condizioni emotive e comportamentali. Lo sviluppo delle neuroscienze risente sul piano teorico del lavoro di Joseph LeDoux, che, partendo da ricerche sugli animali, ha evidenziato il ruolo dell'amigdala (una struttura del sistema limbico) nel determinare il significato delle emozioni. Secondo LeDoux nel cervello umano esistono due sistemi di risposta emozionale. Il primo, legato alle funzioni dell'amigdala, è il risultato dell'esperienza evoluzionistica della specie e ha la funzione di sistema primario di allarme antico e primitivo, che si attiva in modo rapido e automatico, ma inevitabilmente è approssimativo e al di fuori del controllo cosciente. Il secondo, che origina dalla neocorteccia, si sviluppa sulla base delle esperienze individuali passate e presenti, è sotto controllo volontario ed è responsabile delle risposte più sofisticate, che richiedono tempo e implicano una componente emotiva e cognitiva. Non esiste, comunque, un'unica sede cerebrale per l'emozione e l'attività emotiva deriva da una complessa interazione tra neocorteccia e l'intero sistema limbico. Le Doux precisa che la maggior parte dei processi emotivi avviene al di fuori del controllo cosciente e che i sentimenti emergono solo in modo secondario. La sua visione dei due sistemi di risposta permette di superare la contrapposizione tra una visione stoica degli affetti (che li vede come esperienze sulle quali non possiamo esercitare alcun controllo) e quella aristotelica (che riconosce la nostra capacità di gestire ed elaborare le emozioni).
Un altro autore che ha influenzato sul piano teorico le ricerche delle neuroscienze sugli stati affettivi e cognitivi è Antonio Damasio che ha cercato di superare il dualismo mente-corpo sostenendo che sia il corpo sia le emozioni contribuiscono all'esperienza della razionalità. Il corpo fornisce i contenuti della mente assieme alla consapevolezza percettiva e cognitiva degli apparati viscerali e muscolo scheletrici. Nello stesso tempo anche le emozioni influenzano la capacità di ragionamento. Damasio prosegue distinguendo due tipi di emozioni, quelle primarie (innate) e quelle secondarie, che sono il frutto delle esperienze. Le seconde sono basate sulle prime, ma permetterebbero di sperimentare anche sentimenti utilizzato per descrivere l'esperienza dei varianti corporei riflessa nelle immagini mentali evocati da questi). Sostenendo l'ipotesi del marcatore somatico, Damasio ha proposto che le emozioni costituiscano parte integrante della razionalità, secondo la quale i processi decisionali incorporano risposte viscerali che rappresentano messaggi provenienti dal corpo che generano aspettative e sulla base dell'esperienza e aiutano a riflettere e a scegliere tra diverse possibilità. Questi marcatori somatici costituirebbero esempi speciali di sentimenti generati a partire dalle emozioni associati a saper essere connessi, attraverso l'apprendimento, alla previsione degli esiti futuri (in questo modo è possibile anticipare gli esiti degli eventi interpretando il futuro sulla base della rappresentazione di scenari di piacere o di sofferenza). La visione di Damasio consente di evidenziare le relazioni reciproche tra emozioni, attività cognitiva, sviluppo del senso del Sé, strutture neurobiologiche e attività corporee, anche se siamo ancora lontano da conoscere in modo approfondito questi legami.
La psicosomatica come meta paradigma
Adottare una prospettiva psicosomatica moderna richiede di considerare vari punti di vista nello sforzo di comprendere meglio l'individuo all'interno della sua complessità biopsicosociale. Tentando una definizione del concetto, la psicosomatica può essere intesa come una scienza che si propone di studiare e aiutare l'essere umano considerando i suoi aspetti psicologici, sociali e biologici, per aspetti intendiamo ciò che ci appare, quelli che rappresentiamo a noi stessi, non una realtà assoluta. Gli aspetti biologici, inoltre, non riguardano solo la dimensione corporea, ma anche quella inerente il rapporto con la natura (l'ecologia, la biosfera). Gli aspetti psicosociale, così come quelli biologici, possono essere valutati in tutte le condizioni umane, sia in salute sia in malattia. In questi termini è più corretto parlare di psicosomatica e non solo di una medicina psicosomatica. Parlare di psicosomatica significa anche parlare di un equilibrio tra gli aspetti psicologici e quelli corporei. Questo equilibrio deve essere ricercato non solo nel paziente che soffre, ma anche nel medico che cura. In una prospettiva psicosomatica gli eventi hanno sempre una natura complessa e possono essere studiati e affrontati con approcci diversi che, a volte, potrebbero sembrare contraddittori. Dall'equilibrio di queste valutazioni e dalla scelta degli interventi appropriati nasce la nostra capacità di curare. Abbiamo affermato che psiche e soma sono aspetti diversi di un unico organismo, ma questo non vuol dire che siano la stessa cosa. Se tentiamo di unificare questi concetti, infatti, riduciamo l'uno al secondo all'essere l'altro, li priviamo di ogni utilità e significato. Per coniugare questo dualismo con il senso dell'unità abbiamo bisogno di nuovi paradigmi. Nel paradigma scientifico tradizionale, il rapporto di causa ed effetto è inteso in senso lineare: un singolo evento A è causa di un evento B che lo segue nel tempo e che, a propria volta, diviene la causa di un evento C e quest'ultimo di un evento D. L'evento D può essere previsto conoscendo A, B e C. Questo processo può essere rappresentato da una retta (RELAZIONE CAUSALE LINEARE: A > B > C > D). Secondo questa logica, una malattia può essere curata solamente risalendo a quella che si ritiene la sua causa.
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