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Riassunto esame Psicosomatica con elementi di psicologia della salute, prof. Epifanio, libro consigliato La mente relazionale. Neurobiologia dell'esperienza interperosnale, Siegel

Riassunto per l'esame di Psicosomatica con elementi di psicologia della salute, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Epifanio: La mente relazionale. Neurobiologia dell'esperienza interpersonale, Siegel. Il riassunto è molto chiaro e completo di tutti gli argomenti trattati nel testo. Materia superata con votazione 30 e lode!

Esame di Psicosomatica con elementi di psicologia della salute docente Prof. M. Epifanio

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ESTRATTO DOCUMENTO

LA MENTE RELAZIONALE

Neuro iologia dell’esperienza interpersonale

Siegel

1. MENTE, CERVELLO E RELAZIONI

La prospettiva della neurobiologia interpersonale

Siegel, autore del testo La mente relazionale , descrive un vasto campo di ricerca, la neurobiologia

interpersonale cerca di costruire un quadro integrato su basi scientifiche per comprendere le correlazioni

fra il cervello, la mente e le nostre interazioni con gli altri. 2 sono i principi fondamentali:

1. la mente umana è intesa come un processo incarnato e relazionale: incarnato perché deriva dalle attività

del SN e relazionale perché ha origine anche da processi condivisi di comunicazione. Spesso mente e

cervello sembrano essere ritenuti entità equiparabili, nel campo della ricerca neuro scientifica come dai

mass media, senza distinzioni fra vita mentale e attività cerebrali. I processi mentali invece emergono da

funzioni neurali e da processi relazionali.

2. il fatto che la mente sia un processo relazionale permette di riconoscere che lo sviluppo della mente

dipende dalle esperienze, specialmente quelle legate alle relazioni interpersonali, che influenzano i

programmi di maturazione geneticamente determinati del SN. Il cervello umano è profondamente sociale e

i o gli alt i ese ita o si dalla as ita u ’e o e i flue za sulle fu zio i eu o ali.

le interazio

3. la mente è coinvolta nella regolazione del flusso di informazioni. Le informazioni vengono definite come

pattern di energia che hanno un significato simbolico. Se una persona dice una parola greca, glikanera , e

noi non conosciamo il greco, saremo in grado di ripetere questa parola, combinando i suoni, ma dal

termine nel suo complesso non ricaviamo alcuna informazioni o riferimento simbolico. Se invece

conosciamo il greco, sapremo che glikanera significa acqua dolce: la parola rappresenta cioè qualcosa che

va al di là dei suoni delle singole lettere che la compongono, ma che deriva dal pattern di energia creato da

questi suoni.

La neurobiologia interpersonale considera la mente, il cervello e le relazioni con gli altri come tre aspetti dei

flussi di energia e informazioni. Il cervello è il meccanismo neurale che plasma tra flussi, le relazioni sono la

loro condivisione e la mente è il processo incarnato e relazionale che li regola.

INTEGRAZIONE: il processo che collega parti differenziate in un insieme funzionale è chiamato

. L’i teg azio e u p i ipio u ifi a te he i aiuta a api e i appo ti f a e te, e vello e

integrazione

relazioni interpersonali e che viene proposto come nucleo centrale della salute della mente. Le relazioni

con gli altri possono facilitare o inibire questa tendenza a integrare le rappresentazioni delle diverse

esperienze, e le relazioni che caratterizzano i nostri primi anni di vita possono avere un ruolo fondamentale

nel plasmare le strutture di base che ci permettono di avere una visione coerente del mondo. Per

o p e de e l’i teg azio e do ia o disti gue e le sue due o po e ti fo da e tali: diffe e ziazio e e

collegamento. La differenziazione è come le parti di un sistema possono specializzarsi diventando uniche; il

collegamento è la connessione di aree separate che spesso comporta la condivisine di flussi di energia e 1

informazioni. Per descrivere questo fenomeno, è possibile usare termini matematici come complessità e

coerenza . IL CERVELLO INCARNATO

L’organizzazione del ervello

Il cervello è un sistema complesso di parti interconnesse. A livello microscopico, è costituito da oltre cento

d’azio e lu go gli asso i, he alle lo o

miliari di neuroni. I neuroni inviano impulsi elettrici (potenziali

estremità entrano in contatto con altre cellule attraverso strutture specifiche chiamate sinapsi; quando

raggiungono le sinapsi, i segnali elettrici inducono la secrezione di neurotrasmettitori che interagiscono con

la membrana dei neuroni vicini evocando risposte di tipo eccitatorio o inibitorio. Questo è un esempio di

flusso di energia elettrochimica.

Strutture cerebrali inferiori

Le strutture inferiori comprendono i circuiti del tronco cerebrale, che controllano processi fisiologici

fondamentali come la respirazione, la regolazione della temperatura corporea e della frequenza cardiaca o

gli stati di arousal e vigilanza. Cluster di neuroni in questa regione sono implicati nelle reazioni di attacco-

fuga-congelamento; secondo la teoria poliva gale , le interazioni con gli altri hanno un impatto diretto su

come tali nuclei cerebrali rispondono dando origine a un senso di sicurezza e recettività o a un senso di

pe i olo e i a ia. “op a il t o o e efali o si t ova il tala o, st uttu a he fu zio a da po ta d’e t ata

per le informazioni sensoriali e che possiede estesi collegamenti con altre aree del cervello, incluse quelle

neocorticali sovrastanti.

Strutture cerebrali centrali

Al centro del cervello si trovano le regioni limbiche, che svolgono un ruolo cruciale nel coordinare le attività

di varie aree cerebrali. Si pensa che le regioni limbiche siano coinvolte in maniera importante sia nei

a is i he edia o e ozio i, otivazio i e o po ta e ti, sia ell’i teg azio e della e o ia e el

me

siste a dell’atta a e to he po ta i pi oli dei a ife i a dipe de e dai ge ito i pe la lo o si u ezza e

o l’i teg azio e di u a la ga ga a di p o essi e

sopravvivenza. Le strutture limbiche permetto tali

asila i o e l’att i uzione di sig ifi ati, l’ela o azio e dei seg ali so iali e l’attivazio e delle e ozio i. Di

ueste a ee e t ali del e vello fa o pa te l’a igdala e l’ippo a po.

Strutture cerebrali superiori

Le strutture cerebrali , come la corteccia cerebrale (chiamata anche neocorteccia) sono sede di funzioni

cognitive, come la percezione, il pensiero e il ragionamento. Le aree corticali frontali, che sono considerate

le più avanzate in termini evolutivi, mediano la creazione delle rappresentazioni percettive e astratte su

cui si basano i processi associativi del pensiero.

Integrazione neurale

Il cervello funziona come un sistema interconnesso e integrato di sottosistemi: interconnesso perché le

fibre assonali formano una ragnatela di collegamenti tra cluster di neuroni separati; integrato perché le

aree separate e differenziate che vengono collegate mantengono le loro caratteristiche uniche. Il

collegamenti di parti differenziate di un sistema è la definizione di integrazione; quando si verifica nel

. L’esito dell’i teg azio e eu ale u ’auto egolazione

cervello si parla di integrazione neurale ottimale.

Anche se tutti gli elementi del sistema contribuiscono al suo funzionamento, certe regioni hanno un ruolo

i teg ativo aggio e; ueste i ludo o le a ee li i he spe ial e te l’ippo a po , le a ee p ef o tali, il 2

corpo calloso (che collega fra loro i due emisferi) e il cervelletto (che partecipa al collegamento tra

. L’auto egolazio e se a dipe de e

movimenti corporei, stati mentali e processi sinaptiche

dall’i teg azio e eu ale. , l’ipotesi p oposta da “iegel

Partendo da questo è che la disregolazione deriva da

un funzionamento non integrato. Diversi studi hanno mostrati che molti disturbi mentali, a prescindere

dalle loro cause primariamente esperienziali e non esperienziali,hanno come meccanismo comune una

carenza di integrazione. I processi basilari che chiamiamo emozioni sono un aspetto di questa proprietà

auto-organizzativa emergente che rispecchia cambiamenti negli stati di integrazione. Le emozioni sono una

componente essenziale della mente. Secondo alcuni le emozioni sono parte integrante sia del pensiero

razionale di origine neocorticale, sia del funzionamento generale della mente. È inoltre possibile che la

regolazione delle emozioni dipenda da processi integrativi su larga scala che emergono dal coordinamento

o tali, a a he dalle espe ie ze i te pe so ali all’i te o delle ost e elazio i,

e bilanciamento pref

famiglie, comunità, culture. Relazioni che alimentano connessioni empatiche rispettando le differenze

individuali sono relazioni integrative che promuovono la salute della mente.

Lo sviluppo del cervello Geni, regolazione genetica ed esperienze

Le o essio i eu o ali e l’o ga izzazio e delle attività e e ali so o i flue zate dalle espe ie ze,

specialmente da quelle che si verificano durante i nostri primi anni di vita. Tutte le esperienze quotidiane,

però, non solo quelle della prima infanzia, possono contribuire a plasmare le strutture del nostro cervello,

p ovo a do l’attivazio e di dete i ati ircuiti, consolidando collegamenti preesistenti e inducendo la

eazio e di uove si apsi. Al o t a io, l’asse za di espe ie ze può po ta e a fe o e i di o te ellula e,

, o l’eliminazione

o a una diminuzione delle connessioni sinaitiche attraverso un processo di potatura

degli elementi che non vengono utilizzati. Lo sviluppo del cervello è pertanto un processo esperienza-

dipendente . Nelle prime fasi della nostra vita, le relazioni interpersonali sono la fonte principale delle

l’esp essio e ge i a all’i te o del e vello. Questi a ia e ti posso o

esperienze che modulano essere

duraturi, ed essere trasmessi alla generazioni successive attraverso alterazioni di queste molecole

regolatorie negli spermatozoi o nelle cellule uovo. Geni ed esperienze interagiscono in maniera complessa:

le espe ie za i flue za o l’esp essio e dei ge i, i ge i e la lo o egolazio e i flue za o le isposte alle

esperienze. Per es. certi temperamenti possono provocare determinate risposte genitoriali e plasmare il

modo in cui il bambino risponde ai genitori; tali risposte a loro volta possono plasmare le modalità con cui i

neuroni crescono e si collegano. Il bambino contribuisce a determinare la natura delle esperienze a cui poi

da pa te dei ge ito i e del’a iente,

la sua mende deve adattarsi; i suoi comportamenti generano, reazioni

che possono rinforzare tali comportamenti.

Le esperienze interpersonali svolgono dunque un ruolo cruciale nel determinare lo sviluppo delle strutture

cerebrali nei primi anni di vita e nel plasmare le attività del cervello durante tutta la nostra esistenza.

Un altro aspetto importante è che esse possono avere un ruolo importante nel determinare non solo quali

informazioni arrivano alla mente, ma anche come la mente elabora tali informazioni; dove per elaborare si

intende costruire significati da pattern nei flussi di energia, creare simboli a partire da profili di eccitazione

neurale. Per comprendere la parole glikanera, dobbiamo conoscere il greco.

Regolazione e coscienza

Sigmund Freud ha contribuito alla nostra comprensione della vita mentale sottolineando come processi di

cui non siamo consapevoli possono avere un profondo impatto sulla qualità della nostra esperienza: ciò che

entra nella sfera della coscienza diventa temporaneamente più stabile e quindi passibile di manipolazione

mentale e neurale. Attraverso la consapevolezza conscia possiamo anche creare scopi e significati,

pianificare e indirizzare intenzionalmente la nostra vita mentre approfondiamo la comprensione di noi

stessi e del mondo esterno. Un aspetto della coscienza è la qualità

Esperienza soggettiva e conoscenza: 3

dell’espe ie za soggettiva i te a. Le elazio i o gli alt i i flue za do di etta e te la ost a espe ie za

i te a dell’esse e o sapevoli. U 2 aspetto della os ie za il se so di o os e e il suo o te uto.

Conoscere è come arriviamo ad avere un senso soggettivo di cognizione e chiarezza su qualche cosa.

Mentre camminiamo possiamo prestare attenzione al percorso che abbiamo davanti, sapendo che stiamo

facendo un passo alla volta. La coscienza svolge così un ruolo importante nelle funzioni definite esecutive

che includono controllo attenzionale, flessibilità cognitiva, regolazione degli impulsi, scelta degli obiettivi,

elaborazione di informazioni complesse e pianificazione. Nel bambino lo sviluppo della consapevolezza

o s ia i flue zato dalle oltepli i espe ie ze he a pa ti e dall’i fa zia plas a o a he le fu zio i

ese utive. La pa ola os ie za usata pe i di a e l’espe ie za dell’esse e o sapevoli, lo stato i te o del

sapere che sta succedendo qualcosa nel momento presente. Il termine cognizione , può invece essere

usato per indicare il modo in cui pattern di energia che hanno un significato simbolico e si muovono nel

tempo. Questo flusso coinvolge le modificazioni delle rappresentazioni, il raggruppamento di

rappresentazioni correlate e la trasformazione delle informazioni selezionate. Nel senso più ampio del

te i e he si ife is e i ge e ale all’ela o azio e delle i fo azio i, la og izio e o i hiede

consapevolezza e non è una prerogativa esclusiva della nostra specie.

Consapevolezza mindful

Una forma di consapevolezza è la pratica antica ma recentemente riscoperta della mindfulness o

consapevolezza mindful. Anche se le definizioni specifiche della mindfulness variano, possiamo riportare il

o etto ge e ale he esse e i dful i pli a u ’atte zio e deli e ata e o giudi a te all’espe ie za

p ese te o e e e ge o e to pe o e to. È du ue l’opposto del vive e o e se avessi o u

pilota automatico , senza prestare veramente attenzione alle nostre azioni. Essere consapevoli in modo

mindful permette di acquisire un nuovo senso di vivacità, precisione e chiarezza nella nostra esperienza

soggettiva i te a dell’esse e vivi e ha effetti positivi scientificamente dimostrati sul nostro benessere

e tale, fisi o e so iale. uesti t atti posso o esse e o elati a u ’i te azio e t a te pe a e to e u a

storia personale che ha alimentato un simile modo essere attenti- ma è anche possibile impegnarsi

intenzionalmente in un training della mente che possiamo chiamare pratica della consapevolezza

, el se so he ea u o stato di vigila za e ape tu a ve so l’espe ie za del o e to. Le p ati he

mindful

della consapevolezza mindful includono meditazione, toga, tai chi, centerign prayer. I risultati di diverse

indagini indicano che la consapevolezza mindful può migliorare la salute della mente aumentando

La i dful, se o do l’auto e, dipe de da u o stato

flessibilità, concentrazione e senso di benessere.

interno integrato. 2. MEMORIA

La memoria non è solo ciò che possiamo ricordare consciamente del passato; secondo una definizione

olto più a pia, l’i sie e dei p o essi o ui gli eve ti del passato i flue za o le isposte futu e: il

cervello interagisce con il mondo e registra le diverse esperienze attraverso meccanismi che modificano le

sue successive modalità di reazione. Una simile definizione consente di capire in che modo gli avvenimenti

passati possano influire in maniera diretta su come e che cosa impariamo, anche se di tali avvenimenti non

necessariamente abbiamo un ricordo conscio; le esperienze precoci modellano il nostro modo di

comportarci e di avere rapporti con gli altri, anche se non siamo in grado di ricordare quando queste prime

esperienze di apprendimento si sono verificate. Il modo in cui noi ricordiamo il passato è determinato da

quali componenti verranno successivamente attivate. Per esempio, se durante un viaggio a Parigi vediamo

à u ’i agi e, u a

la Torre Eiffel, il nostro sistema visivo verrà stimolato e nella nostra mente si cree

app ese tazio e della to e. L’i agi e vie e osì registrata o codificata . Il passo seguente sarà 4

l’i agazzi a e to di questo ricordo; tuttavia, nel cervello non esiste un deposito in cui le

ovate i aso di e essità. L’i agazzi a e to delle e o ie o siste

informazioni vengono riposte e rit

in una variazione nelle probabilità di successiva attivazione di un particolare pattern di eccitazione neurale.

Il nostro cervello sarà potenzialmente in grado di riattivare il circuito visivo, con un profilo di eccitazione

simile ma non identico a quello stimolato originariamente, quando più tardi cercheremo intenzionalmente

di i o da e la To e Eiffel, e otte e o ui di u ’i agi e visiva e tale he pot à esse e

i o do di alt i aspetti. I isposta agli sti oli he giu go o dall’a ie te il e vello può

accompagnata dal

attivare una serie di circuiti, dando luogo a un insieme di pattern i eccitazione anatomicamente e

cronologicamente correlati che vengono registrati, immagazzinati e poi richiamati sulla base di un

semplice assioma enunciato da Donald Hebb: neuroni che vengono eccitati contemporaneamente una

prima volta tenderanno a essere attivati insieme anche in seguito.

Questo o se te di affe a e he la e o ia o u ’e tità stati a: a he il i o do di u ’espe ie za

concreta, come la vista di una struttura architettonica è in realtà il risultato di una serie di processi

rappresentazionali attivi e dinamici. Ricordare non vuol dire semplicemente richiamare alla mente la

egist azio e o igi a ia di u ’i fo azio e: il i o do l0’esito della ost uzio e di u uovo p ofilo di

e itazio e eu ale, he p ese ta a atte isti he p op ie dell’e g a a i iziale ma anche elementi della

memoria derivati da altre esperienze, e che risente delle influenze eserciate dal contesto e dallo stato della

mente in cui ci troviamo nel presente. È importante distinguere due fondamentali sistemi della memoria,

funzionalmente distinti: la memoria esplicita e la memoria implicita. La memoria implicita è un sistema

precoce, presente alla nascita, mentre quella esplicita è un sistema tardivo, presente a partire dal 1 anno di

vita.

La memoria implicita: modelli mentali, comportamenti, immagini ed emozioni

La memoria implicita è mediata da regioni cerebrali che non richiedono una partecipazione della coscienza

ai processi di registrazione e di recupero. Quando il ricordo viene richiamato, i profili neurali che vengono

riattivati coinvolgono circuiti cerebrali che sono parte essenziale della nostra esperienza quotidiana della

vita: comportamenti, emozioni, sensazioni corporee e immagini. Le strutture cerebrali coinvolte eni

ita, o p e do o l’a igdala e alt e egioni

meccanismi della memoria implicita, già sviluppate alla nas

limbiche (memoria emozionale), i gangli della base e la corteccia motoria (memoria comportamentale) e la

o te ia pe ettiva e o ia pe ettiva . La e o ia so atose so iale o po ea , a h’essa pa te dei

processi impliciti, è probabilmente mediata da corteccia somatosensoriale, corteccia orbito frontale, insula

e cingolato anteriore (le regioni responsabili delle rappresentazioni somatiche) soprattutto a livello

dell’e isfe o dest o. o l’a u ula si delle espe ie ze il e vello del a i o a uisis e

Modelli mentali:

progressivamente la capacità di riconoscere similarità e differenze, e attraverso questi processi comparativi

la sua mente è in grado di operare ricapitolazioni e di ottenere rappresentazioni generali. Ciò costituisce

u aspetto esse ziale dell’app e di e to: tali ge e alizzazio i fo mano la base di modelli mentali o

schemi che aiutano il bambino a interpretare il presente e a prevedere le future esperienze. I modelli

mentali sono componenti fondamentali della memoria implicita: le nostre menti utilizzano modelli mentali

del mondo per valutare più rapidamente le diverse situazioni. I modelli mentali, che sono il risultato delle

nostre interazioni con la realtà esterna, ci aiutano a ritrovare oggetti ed esperienze familiari e a capire che

osa do ia o aspetta i dall’a ie te he i circonda. Il cervello può essere considerato come una

e te l’ambiente

macchina per anticipare il futuro, che analizza costante in cui ci muoviamo cercando di

dete i a e he osa su ede à ell’ista te su essivo. Pe des ive e o e la e te e a di ricordare il

futuro in base ad avvenimenti del passato è stata utilizzata la definizione memoria prospettiva . In ogni

momento il nostro cervello cerca automaticamente di determinare che cosa sta succedendo intorno a noi,

att ave so l’attivazio e di s he i e tali he i aiuta o a i te p eta le

classificando le nostre esperienze 5

più rapidamente, la possibilità di prevedere quelli che saranno gli avvenimenti immediatamente successivi

ci consente di reagire con maggiore prontezza, identificando precocemente i comportamenti più adeguati

per affrontare la situazione. Ad esempio, se precedenti esperienze ci hanno dimostrato che animali dotati

di grossi denti possono essere pericolosi, il ricordo che ne avremo sarà associato a una sensazione di

timore; questa paura ci indurrà in seguito, quando incontreremo di nuovo animali del genere, ad

allontanarci velocemente. Se non avessimo la capacità di formulare generalizzazioni, a ogni nuova

esperienza dovremmo ricominciare ad imparare. I modelli mentali derivati dal passato, influenzano le

esperienze percettive del presente e ci aiutano a intuire il futuro, e ad agire di conseguenze. La possibilità di

anticipare, almeno in parte, quello che il futuro ci riserva può essere considerata come una componente

essenziale della memoria implicita; la capacità di fare programmi per il futuro si basa invece su meccanismi

distinti e più complessi, che coinvolgono i processi della memoria esplicita.

La memoria esplicita: fatti, eventi e coscienza autobiografica

Quando i bambini arrivano ai due anni di età, sono in genere in grado di parlare di avvenimenti verificati nel

corso della giornata e possiamo anche ricordare esperienze più lontane nel passato. La comparsa delle

nuove capacità è legata alla maturazione del lobo temporale mediale e della corteccia orbito frontale; lo

sviluppo di queste aree cerebrali permette al bambino di avere ricordi espliciti. La memoria esplicita

o ispo de a uello he la aggio pa te delle pe so e i te de ua do si ife is e ge e i a e te all’idea

di memoria; il ricordo è infatti accompagnato in questo caso da una sensazione interna precisa: sto

ricordando . Il sistema esplicito comprende due forme di memoria: semantica (che include la conoscenza di

dati, parole, simboli, e che incomincia a svilupparsi durante il 1 o il 2 anno di vita) ed

episodica/autobiografica (che contiene informazioni concernenti episodi o eventi autobiografici e le loro

relazioni spazio-temporali, e che si sviluppa progressivamente dopo il 2 anno di vita). La memoria esplicita,

che consente lo sviluppo el senso del tempo e dello spazio,permette dunque di ricordare non solo dove

erano le cose, ma anche quando si trovavano lì. Nel corso del 2 anno il bambino sviluppa, quindi, un senso

di sé, del mondo fisico, del tempo e della successione degli eventi, che insieme formano le basi di una

memoria esplicita autobiografica. I bambini possono essere capaci anche prima di ricordare avvenimenti

della loro vita, ma si pensa che in questi casi si tratti di ricordi semantici non accompagnati dal profondo

senso di se stessi nel tempo che rappresenta la caratteristica della memoria autobiografica o episodica.

Studi di neuroimaging indicano che i ricordi semantici si basano su processi funzionalmente distinti da quelli

che consentono la memoria di sé nel corso del tempo. La memoria semantica permette rappresentazioni

proposizionali, simboli di fatti esterni o interni che possono venire espressi con parole o in forma grafica e

che possono essere valutati come veri o falsi ; questa forma di conoscenza semantica, che riguarda dati

e fatti del mondo, è stata definita noetica . La memoria autobiografica o episodica si fonda invece su

processi auto noetici (di conoscenza di se stessi) che si ritiene siano mediati dalle aree corticali frontali;

queste regioni cerebrali vanno incontro a un rapido sviluppo esperienza-dipendente durante i primi anni di

vita, sviluppo che peraltro probabilmente continua in età adulta. Il modo in cui i genitori interagiscono con i

figli focalizzando la loro attenzione e incoraggiando le loro elaborazioni delle riflessioni condivise sembra

avere un impatto diretto sullo sviluppo autobiografico del Sé. è dunque fondamentale il ricordo di eventi

passaggi guidato dai genitori, che include la discussione, il confronto e la negoziazione di stati interni propri

e altrui. In entrambe le forme di memoria esplicita, semantica ed episodica, i processi di registrazione

se a o i hiede e u ’atte zio e o s ia di etta e fo alizzata he po ta all’attivazio e dell’ippo a po.

Gli stimoli vengono in un primo tempo registrati come ricordi sensoriali che durano circa mezzo secondo;

tale memoria tampone contiene le attivazioni iniziali del sistema percettivo. Della massa di informazioni

generate da questi processi sensoriali solo alcune vengono selezionate dalla memoria di lavoro, che in

assenza di ripassi successivi le mantiene al massimo per 30 secondi. Se invece i circuiti implicati vengono 6

riattivati, le informazioni corrispondenti possono essere ritenute per periodi relativamente più lunghi

oppure essere immagazzinate nella memoria a lungo termine. La memoria di lavoro è stata definita la

lavagna della mente : è il processo mentale a cui ci riferiamo quando diciamo che stiamo pensando a

qualcosa e che ci permette di riflettere su elementi percepiti nel presente o richiamati dal passato. Per

e o ia espli ita a lu go te i e si i te de il p o esso he edia l’i agazzi a e to di i fo azio i pe

periodi di durata significativamente superiore rispetto a quelli propri della memoria di lavoro. Nei processi

lu go te i e svolge u uolo esse ziale l’ippo a po, sia a livello di egist azio e

della memoria esplicita a

delle informazioni, sia per quanto riguarda il loro recupero; i circuiti della corteccia prefrontale laterale

sarebbero invece responsabili dei meccanismi con cui la memoria di lavoro può attivare gli elementi fissati

strutturalmente dalla memoria a lungo termine, che possono quindi venire analizzati, elaborati e

comunicati ad altri. Ci sono tuttavia controversie su quanto memoria di lavoro e memoria a lungo termine

siano distinte fra loro. I ricordi a lungo termine non durano per sempre; perché entrino a far parte in

a ie a pe a e te della e o ia espli ita si itie e e essa io l’i te ve to di u p o esso oto o e

i hiede u ’attivazio e o u

consolidamento corticale . Secondo alcune teorie il consolidamento corticale

ripasso a livello inconscio delle rappresentazioni, che permettono di immagazzinarle nella corteccia

associativa . In queste aree corticali verrebbero integrate rappresentazioni derivate da varie parti del

cervello, attraverso una riorganizzazione di tracce mnestiche preesistenti. I processi di consolidamento

possono così portare alla creazione di nuovi legami associativi e alla condensazione delle rappresentazioni

in insiemi funzionali in cui vengono incorporati elementi precedentemente isolati: inoltre, per il richiamo

delle i fo azio i o si e de più e essa io u oi volgi e to dell’ippo a po.

Memoria implicita ed esplicita: esperienza soggettiva

Quando rievochiamo memorie esplicite di tipo semantico o episodico abbiamo una sensazione precisa:

sappiamo che stiamo ricordando qualche cosa, con un senso soggettivo del ricordo che è invece assente

nella memoria implicita. La coscienza noetica e quella auto noetica sarebbero il prodotto di processi

disti ti: i i o di episodi i de iva o dall’attivazio i di app ese tazio i auto iog afi he ed evo a o u

processo di viaggio mentale nel tempo che manca nei ricordi semantici. Il richiamo di ricordi semantici

se a esse e asso iato a u ’attivazio e do i a te dell’ippo a po si ist o, e t e uello di i o di

auto iog afi i oi volge i isu a aggio e l’ippo a po dest o e la o te ia o ito f o tale dest a.

Amnesia infantile

I li i i ha o osse vato he adulti e a i i a ifestava o u ’i apa ità di i o da e i lo o p i i a i di

vita, con una barriera mnemonica che si riferiva in genere a periodi precedente ai 5-7 anni di età.

Secondo la psicologia evolutiva questa particolare forma di amnesia., definita amnesia infantile, è legata a

una incompleta maturazione del senso di sé, del senso del tempo e delle capacità verbali e narrative del

bambino, che compromette la possibilità di ricordare avvenimenti che si verificano durante i primi 2 o 3

anni di vita. Perché i processi della memoria esplicita possano esprimersi pienamente, dando origine in un

primo tempo a ricordi semantici e più tardi a ricordi autobiografici, sarebbe necessario un determinato

livello di atu azio e eu ale, sop attutto a livello dell’ippo a po. L’i apa ità di i o da e i a ie a

esplicita eventi che si riferiscono ai primi anni di vita riflette le diverse modalità con cui si sviluppano le

varie forme di memoria. I circuiti che mediano i meccanismi della memoria implicita sono presenti fin dalla

nascita; nel corso del suo primo anno il bambino è già in grado di registrare e richiamare ricordi a livello

– –

implicito. La comparsa dei primi ricordi espliciti molto probabilmente di natura semantica avviene solo

più tardi, durante il 2 anno di vita, ed è presumibilmente legata alla maturazione del lobo temporale

ediale e dell’ippo a po. La apa ità di ave e i o di episodi i, he o i ia a a ifesta si tra i 18 mesi e i

3 anni di età, potrebbe essere facilitata dallo sviluppo delle regioni prefrontali del cervello, in particolare 7

della corteccia orbito frontale. Durante gli anni successivi, i ricordi autobiografici diventano sempre più

I ge e ale l’a esia i fa tile solleva la uestio e più a pia di o e i o dia o o

elaborati e complessi.

dimentichiamo. Il senso che abbiamo di noi stessi viene plasmato sia da ciò che siamo in grado di rievocare

i ost i odelli e tali e l’espe ie za soggettiva

in maniera esplicita, sia dai ricordi impliciti che creano

interna di immagini, sensazioni emozioni e risposte comportamentali.

Ricordare e dimenticare: il ruolo delle emozioni

ricordiamo tutte le nostre esperienze? Evidentemente no. La possibilità di dimenticare è un aspetto

essenziale della memoria esplicita: se ricordassimo tutto ciò che abbiamo registrato in passato, la nostra

memoria di lavoro sarebbe sommersa da una marea di fatti e immagini per noi irrilevanti e le sue funzioni

verrebbero compromesse. Molti studi indicano che le emozioni svolgono un ruolo fondamentale nel

determinare quali eventi verranno ricordati o dimenticati. In particolare, esperienze che non sono

accompagnate da un significativo coinvolgimento emotivo in genere non sono in grado di evocare un livello

adeguato di attenzione specifica; vengono quindi registrate come non importanti e poi dimenticate

abbastanza facilmente. Al contrario, eventi vissuti con una partecipazione emotiva di livello medio-alto

verrebbero catalogati come Importanti e hanno una buona probabilità di venire successivamente

ricordati. Esperienze eccessivamente coinvolgenti e terrorizzanti possono invece stimolare meccanismi che

po ta o a u ’i i izio e dei p o essi della e o ia espli ita a livello dell’ippo a po, dete i a do u

l’e ozio e u p o esso

blocco nella registrazione esplicita di questi ricordi. Secondo questa prospettiva,

he o t i uis e a fo alizza e l’atte zio e e ea o dizio i eu o hi i he he fa ilita o a ia e ti

eu o plasti i all’i te o del e vello.

Stress, traumi e memoria

Nel corso della nostra vita possiamo andare incontro a esperienze fortemente coinvolgenti dal punto di

vista emotivo, o anche francamente traumatizzanti. Gli effetti che le esperienze possono avere sulla

memoria dipendono dal grado di stress a cui sono associate: livelli moderati in genere facilitano il ricordo di

un particolare evento, mentre uno stress molto intenso può provocare un blocco delle funzioni

mnemoniche. Questi effetti sembrano essere mediati dai processi neuroendocrini con cui il nostro

o ga is o o al e te eagis e allo st ess he tipi a e te p evedo o u ’i ediata e t a sito ia

liberazione di noradrenalina e una risposta più prolungata indotta da ormoni glucocorticoidi come il

cortisolo. I meccanismi con cui questi agenti influiscono sulla memoria sono complessi. Secondo alcuni

studi i glu o o ti oidi av e e o u effetto di etto sull’ippocampo e uno stress molto forte può

determinare un blocco transitorio delle sue funzioni. Inoltre, uno stress continuato può indurre

u ’alte azio e dei o ali it i uotidia i di se ezio e, o livelli o o ali he isulta o o i a e te

iò può po ta e a u ’i i izio e della es ita eu o ale e a

elevati; a livello di questa regione cerebrale,

processi di tipi degenerativo a carico dei dendriti (i prolungamenti delle cellule nervose che svolgono

si ili; se pe ò l’esposizio e ad alte

funzioni riceventi) . Tali fenomeni sono inizialmente reve concentrazioni

di glucocorticoidi persiste nel tempo, possono subentrare anche fenomeni di morte neuronale, e in pazienti

affetti da disturbo post-traumatico da stress cronico si è osservata una riduzione del volume

dell’ippo a po. La ate ola i e ad e ali a e o ad e ali a li e ate i seguito all’attivazio e del siste a

e di etta sull’a igdala, he svolge u uolo i po ta te

nervoso autonomo avrebbero invece un’azio

ell’att i ui e u valo e alle ost e dive se esperienze e nei processi di integrazione dei nostri ricordi.

L’e essiva se ezio e di o tisolo può i i i e l’attività dell’ippo a po ei p o essi della e o ia espli ita,

mentre la secrezione di noradrenalina può aumentare la registrazione di ricordi impliciti facilitata

dall’a igdala. Esperienze fortemente traumatiche possono invece portare a un blocco dei meccanismi della

e o ia espli ita, o u ’i i izio e delle fu zio i dell’ippo a po he può esse e p ovo ata da dive si 8

fatto i, du a te u ’espe ie za traumatica le persone possono concentrare la loro attenzione su aspetti

dell’a ie te o su p odotti della lo o i agi azio e, pe e a e di sfuggi e al e o

non traumatici

pa zial e te alla situazio e. I uesti asi al u i ele e ti dell’espe ie za ve a no registrati a livello

implicito ma non daranno luogo a ricordi di tipo esplicito. Inoltre, la secrezione di forti quantità di

glu o o ti oidi i dotta dallo st ess i te so può ave e u ’azio e i i ito ia sulle fu zio i dell’ippo a po. “i

può quindi verificare una dissociazione tra memoria esplicita e memoria implicita, con una compromissione

della e o ia auto iog afi a ei o f o ti dell’eve to o di al u e sue o po e ti a esia psicogena ).

Il i o do i pli ito dell’avve i e to i a e i teg o e può o prendere elementi come impulsi

comportamentali alla fuga, reazioni emozionali, sensazioni corporee e immagini intrusive correlate al

trauma. Secondo alcuni studi, gli individui in cui si verifica una simile dissociazione avrebbero una maggiore

probabilità di sviluppare un disturbo post-traumatico da stress. Come osservato in precedenza, uno stato di

st ess pe siste te può ausa e alte azio i a ato opatologi he a livello dell’ippo a po, o u a iduzio e

del suo volume, che possono portare a una compromissione cronica dei processi della memoria esplicita e

dell’app e di e to. I olt e, i i dividui he i età p e o e so o stati ipetuta e te vitti e di

alt atta e ti si posso o is o t a e da i he igua da o o solo l’ippo a po, a a he la st uttu a e

e epige eti a di alt i i uiti he lega o le isposte so ati he all’attività e e ale, o e il

la regolazio

siste a e voso auto o i, l’asse ipotala o-ipofisi-surrene e i sistemi neuro immunitari. Le complesse

modalità con cui queste esperienze traumatiche vengono ricordare possono spiegare il fatto che in adulti

che hanno alle spalle storie di abusi infantili e che sono cresciuti in ambienti familiari disfunzionali si rileva

un rischio di malattie fisiche più alto della norma. La presenza di esperienze traumatiche non elaborate

di esse e legata al fatto he i i o di asso iati all’eve to o e t a o a fa pa te della

potrebbe qui

e o ia pe a e te. Nelle stesso te po, l’i dividuo he ha su ito il t au a può o ti ua e a evo a e

immagini implicite che si riferiscono agli orrori del passati. Si pensa che sogni e sonno a onde lente abbiano

un ruolo importante nei processi di riorganizzazione dei ricordi e di rafforzamento delle relazioni fra

memorie ed emozioni; gli incubi che si manifestano durante il sonno e che si accompagnano a fasi REM

molto disturbate potrebbero riflettere inutili tentativi da parte del cervello di elaborare e consolidare le

memorie bloccate .

Memoria e processi narrativi

Durante il 2 anno di età i bambini incominciano a sviluppare la forma più tardiva di memoria, definita

esplicita o dichiarativa, che a sua volta comprende processi di tipo semantico ed episodico. Con il termine

si i te de l’i sie e dei p o essi he i pe etto o di i agazzi a e e di

memoria narrativa rievocare le

esperienze sotto forma di racconti. La co-costruzione di narrazioni , per cui i membri di una famiglia

elaborato insieme storie che si riferiscono alla loro vita quotidiana, è un processo basilare dal punto di vista

posso o esse e i o aggiati a vede si o e il e t o dell’azio e. Co e detto

antropologico. I bambini

anche prima, i bambini che costruiscono con i genitori racconti di eventi vissuti cominciano poi a narrare

tali eventi a se stessi. Questo approccio suggerisce la possibilità che anche processi tipicamente privati quali

il pe sie o e l’auto iflessio e a ia o o igi e o e fo e di o u i azio e i te pe so ale. Il se so he

a ia o di oi stessi de iva dalle espe ie ze elazio ali o i ost i ge ito i all’i te o del siste a ulturale

più ampio in cui viviamo. 3. ATTACCAMENTO

ATTACCAMENTO, SVILUPPO DELLA MENTE E PSICOPATOLOGIA

Le espe ie ze i flue za o i p o essi della e te du a te l’i te o o so della ost a esiste za: uelle he si

verificano nei primi anni di vita plasmano i nostri collegamenti sinaptici e pongono le basi per le successive 9

interazioni con il mondo che poi rinforzano tali processi. I risultati di studi longitudinali indicano che

determinate relazioni infantili di attaccamento promuovono il benessere emotivo, la competenza sociale, le

funzioni cognitive e la resilienza di fronte alle avversità. Tuttavia, lo sviluppo è un processo che prosegue

nel tempo: i bambini più grandi, gli adolescenti e gli adulti possono continuare a crescere, nonostante

esperienze precoci non ottimali. Un attaccamento insicuro non porta necessariamente allo sviluppo di

disturbi mentali, ma aumenta il rischio di disfunzioni psicologiche e sociali. Per esempio, la competenza

sociale dei bambini con attaccamento evitante può essere compromessa, e in questi bambini si osservano

spesso difficoltà nei rapporti con i pari. Bambini con attaccamento ambivalente possono avere una

p edisposizio e all’a sia so iale. atta a e ti diso ga izzati/diso ie tati so o a volte o elati a u a

sintomatologia dissociativa e a un aumento del rischio di disturbo post-traumatico da stress in seguito a

esperienze traumatiche. Individui che rientrano in questa categoria di attaccamento, insieme ad altri che

dell’atte zione

hanno subito abusi nella prima infanzia, hanno anche disturbi e della regolazione delle

emozioni e degli impulsi comportamentali.

ATTACCAMENOT SICURO E ADULTI CHE PRESENTANO UNO STATO DELLA MENTE SICURO/AUTONOMO:

Nella Strange Situation, i bambini che presentano un attaccamento sicuro verso la madre la cercano

quando lei si allontana e al suo ritorno riprendono rapidamente a giocare tranquilli. Si può dire che in

l’adulto stato i g ado di si to izza si e otiva e te o gli stati della

queste coppie genitore-figlio,

mente del bambino. Secondo Peter Fonagy e Mary Target questa capacità è legata alla funzione riflessiva

del genitore, che gli consente appunto di riflettere sulle influenze che gli stati mente esercitano su

sentimenti, percezioni, intensioni e comportamenti. Lo sviluppo di un attaccamento sicuro si basa dunque

sulla apa ità del ge ito e di e epi e i seg ali t as essi dal a i o e di favo i e l’i stau a si degli stati di

risonanza mentale, in cui le menti di due individui si influenzano direttamente e le attività dei loro cervello

ai allineano in una forma di co-regolazione reciproca. In genere gli adulti che presentano uno stato della

mente sicuro/autonomo manifestano nei racconti una certa fluidità narrativa, con la capacità di riflettere

o ti i di a o he uesti i dividui i o os o o l’i po ta za delle

sulla loro storia e sui loro ricordi. I loro ra

relazioni di attaccamento, hanno modelli operativi interni sicuro e rispetto al passato non presentano

questioni non risolte che interferiscono con i loro processi narrativi.

ATTACCAMENTO EVITANTE E ADULTI CHE PRESENTANO UNO STATO DELLA MENTE DISTANZIANTE

Nella Strange Situation i bambini con attaccamento evitante non mostrano alcuna reazione al ritorno della

ad e. Co ti ua o a gio a e e si o po ta o o e se l’asse za o la p ese za del genitore li lasciasse

completamente indifferenti. Tuttavia, vari studi hanno rilevato risposte significative del loro SN, che si

traducono per esempio in alterazioni della frequenza cardiaca. Ainsworth e collaboratori hanno osservato

che nel corso del primo anno di vita di questi bambini i genitori avevano in genere nei loro confronti

comportamenti di trascuratezza o rifiuto: erano emotivamente distanti, relativamente insensibili ai loro

stati della mente e alle richieste di aiuto, incapaci di rispondere in modo adeguato ai loro bisogni. Di

conseguenza, a livello comportamentale, è del tutto inutile cercare la vicinanza del genitore, in quanto il

bambino sa che verrà rifiutato. Gli adulti che presentano uno stato della mente distanziante, spesso,

riportano di non essere in grado di ricordare i loro primi anni di vita. Le loro descrizioni sono generali e

prive di riferimenti specifici. Inoltre, le loro risposte sono di solito eccessivamente brevi. In certi casi i

racconti sono apertamente contraddittori. I modelli mentali interni degli adulti classificati come distanzianti

sembrano simili a quelli sviluppati dai bambini che manifestano un attaccamento evitante: Mia madre mi

rifiuta; non possono aspettarmi alcun conforto emotivo da lei, per cui è meglio che cerchi di adattarmi da

solo . Si tratta di un processo di adattamento mentale, non di una scelta conscia e deliberata; se i suoi stati

10

della mente non vengono percepiti e compresi, il bambino vivrà in un mondo che rimane sostanzialmente

separato, in termini di emozioni e senso di sé, da quello del genitore.

ATTACCAMENTO AMBIVALENTE E ADULTI CHE PRESENTANO UNO STATO DELLA MENTE PREOCCUPATO

Durante la Strange Situation, i bambini con attaccamento ambivalente cercano il genitore, ma al suo ritorno

non riprendono a giocare e rimangono turbati: piangono, si calmano, rinunciano a piangere, ed è molto

difficile riuscire a consolarli. Ainsworth e collaboratori hanno riscontrato che i loro genitori si mostravano

disponibili, ricettivi e responsivi in maniera discontinua e incoerente. Manifestavano atteggiamento

emotivamente intrusivi. In queste coppie il genitore cerca di comunicare e di entrare in connessione con l

figlio, ma con modalità che non necessariamente corrispondono ai segnali che gli vengono trasmessi: le sue

emozioni e i suoi stati della mente sembrano spesso interferire con la capacità di percepire chiaramente

quelli del bambino. Di conseguenza il bambino rimane incerto e confuso, in quanto è per lui impossibile

prevedere se le sue emozioni e le sue esigenze verranno o meno capite e soddisfatte; in certi casi lo

saranno, in altri no. Nelle diadi ambivalenti, si hanno momenti di sintonizzazione, ma in maniera incostante

e imprevedibile. Negli adulti che presentano uno stato della mente preoccupato il passato emerge nel

presente: i ricordi che si riferiscono ai suoi primi anni di vita si mescolano con considerazioni che riguardano

le sue attuali relazioni con i genitori, in cui affiorano ostilità, paura e passività. Dai racconti forniti emerge

chiaramente il fatto che le esperienze di attaccamento infantili influenzano ancora attivamente e

profondamente la loro vita. Uno stato della mente preoccupato riflette modelli contraddittori. In queste

persone un forte desiderio di intimità si accompagna al timore che le figure di attaccamento non siano in

grado di rispondere ai loro bisogni: si sviluppa così un senso di insicurezza generale rispetto alle relazioni

con gli altri che influenza in maniera rilevante anche il loro atteggiamento verso i figli. La loro disponibilità

e otiva dis o ti ua e la lo o i t usività posso o esse e o side ate o e l’esito delle p eo upazio i

legati a precedenti relazioni di attaccamento. Questi genitori, spesso completamente immersi in

i uietudi i legati alle espe ie ze del passato, talvolta vedo o el figlio solo u ’i agi e di se stessi da

a i i; il lo o atteggia e to ei suoi o f o ti pe ta to il isultato dell’attivazio e dei odelli e tali

insicuri che derivano dalle loro relazioni infantili.

ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO E ADULTI CHE PRESENTANO UNO STATO DELLA MENTE IRRISOLTO

Nella Strange Situation, il ritorno del genitore suscita in questi bambini reazioni che sono spesso caotiche e

confuse. Per esempio, possono ripetutamente dirigersi verso la madre (o il padre) e poi voltarsi; nei casi più

gravi possono continuare a girare concentricamente per la stanza, cadere, avvertire lo sguardo del genitore

e incominciare a dondolarsi avanti e indietro, oppure rimanere completamente immobili e come congelati.

L’atta a e to diso ga izzato a atte izzato da fo e di o u i azio e o flittuali da pa te del

caregiver, che possono essere in qualche modo riassunte dalla frase : vieni qui e vai via: atteggiamento che

pone il bambino di fronte a una situazione problematica di impossibile soluzione. Il bambino non è in grado

di organizzare strategie di adattamento definite perché non può interpretare le indicazioni confuse che gli

vengono trasmesse. Hesse ha osservato che tale stile di attaccamento si può sviluppare in risposta a

comportamenti dissociati o disorientati del genitore che non implicano necessariamente una storia di

maltrattamenti infantili; tuttavia, alla categoria appartengono tipicamente bambini che subiscono abusi

fisici, sessuali o emotivi da parte dei genitori. Il bambino è posto di fronte a un paradosso che lo costringe a

oscillare continuamente fra il bisogno di avvicinarsi al genitore e quello di allontanarsi da lui. Crescendo, i

bambini con attaccamento disorganizzato presentano frequentemente problemi di natura emotiva,

comportamentale, sociale e cognitiva; rispetto alla popolazione generale hanno una maggiore probabilità di

andare incontro a disturbi che includono sintomi dissociativi e difficoltà di regolazione affettiva. Hanno 11

spesso grosse difficoltà anche nelle interazioni sociali con i coetanei, nei confronti dei quali sviluppano

atteggiamenti di controllo, ostili, o aggressivi. Gli adulti, durante la AAI, manifestano segni di

disorganizzazione e marcando disorientamento quando vengono sollecitati a parlare di esperienze legate a

Du a te l’i te vista, la p ese za di u o stato diso ga izzato si t adu e tipi a e te i

traumi o perdite.

racconti in cui queste persone parlano di persone scomparse come se fossero ancora vive, oppure

mostrano evidenti segni di confusione e disorientamento quando cercano di rievocare esperienze

traumatiche legate alla loro relazione con i genitori. Possiamo ipotizzare che nel determinare tali quadri

giochino un ruolo centrale alterazioni delle funzioni integrative normalmente mediate dalla corteccia

p ef o tale ediale. Nel o so dell’i te vista uesti soggetti ivela o i p ovvisi a ia e ti ello stato

della mente, elementi intrusivi e dissociati della memoria implicita ed esplicita, blocchi temporanei nelle

capacità di comunicazione sociale e difficoltà nel mantenere una fluidità narrativa. È il trauma non risolto

esso i evide za dall’AAI, e o il t au a i s , he asso iato a isposte diso ga izzate da pa te del

bambino. Traumi e lutti non elaborati generano dolore e sofferenza nei genitori, e si perpetuano nei loro

figli attraverso gli effetti potenzialmente devastanti di un attaccamento disorganizzato.

4. EMOZIONI

DEFINIRE L’EMOZIONE

1.

Le emozioni sono ciò che ci permette di innamorarci e di sentirci legati agli altri; sono la materia prima e

l’esse za dell’a te, della poesia, della musica; ci uniscono ai nostri familiari; ci ricordano chi è veramente

importante per noi; danno un significato alla nostra vita e la rendono degna di essere vissuta. Le emozioni

o e fe o e i di a i i eati all’i te o dei p o essi e e ali di valutazio e

vengono descritte da Siegel

dei significati, che risentono direttamente di influenze sociali. Le emozioni riflettono le modalità essenziali

o ui la e te e e ge all’i te fa ia t a p o essi eu ofisiologici e relazioni interpersonali: funzionano

come un insieme di meccanismi integrativi che collegano vari sistemi e dominanti in un flusso dinamico nel

te po. Le e ozio i i p epa a o all’azio e, al ovi e to di atu a i te a o este a. All’i te o del

vello, adu a o p o essi dive si ella fo azio e di u o stato della e te; all’i te o delle elazio i

ce

interpersonali, mettono in connessione le menti dei singoli individui. Le emozioni possono quindi essere

e all’i te o di u i dividuo o t a più i dividui . Qua do i

viste come cambiamenti nello stato di integrazio

livelli di integrazione aumentano, il nostro stato di benessere migliora e ci muoviamo verso un modo di

vivere più armonioso; possiamo dire che siamo emotivamente sani . Quando due individui si sentono

emotivamente vicini, spesso rispettano le loro differenze e allo stesso tempo stabiliscono forme di

comunicazione che alimentano la loro connessione. Al contrario, nelle esperienze emotivamente

o i uovia o ve so l’a o ia, a ve so il aos o la

disturbanti il grado di integrazione si abbassa;

rigidità.

Orientamento iniziale, valutazione e arousal

Le emozioni sono viste come flussi di energia, o stati di arousal e attivazione, che coinvolgono il cervello e

alt e pa ti del o po e he i flue za o l’ela o azio e delle i fo azio i edia te p o essi di valutazio e

dei significati. Tre sono le fasi principali della risposta emozionale. In un primo momento, in seguito a uno

stimolo (interno o esterno) il cervello entra in uno stato di aumentata vigilanza che è associato al messaggio

qualche cosa di importante sta succedendo, qui e adesso . Si ha cioè quella che possiamo chiamare una

risposta orientativa iniziale . Questa reazione attiva meccanismi cognitivi (Fare attenzione) che non

richiedono consapevolezza conscia e che non hanno in un primo tempo un tono positivo o negativo; molto

is o o agli stati del o po e all’a ie te

rapidamente, il cervello processa le rappresentazioni che si rife

esterno in quel particolare momento. Subentra poi una fase che possiamo definire di valutazione

, a atte izzata da p o essi he odula o i flussi di e e gia all’i te o del e vello. La

elaborativa o arousal 12


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Psicologia clinica
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AleCas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicosomatica con elementi di psicologia della salute e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Epifanio Maria Stella.

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