La mente relazionale e la neurobiologia dell'esperienza interpersonale
Mente, cervello e relazioni
Siegel, autore del testo La mente relazionale, descrive un vasto campo di ricerca, la neurobiologia interpersonale, che cerca di costruire un quadro integrato su basi scientifiche per comprendere le correlazioni fra il cervello, la mente e le nostre interazioni con gli altri. Sono due i principi fondamentali:
1. La mente umana è intesa come un processo incarnato e relazionale: incarnato perché deriva dalle attività del sistema nervoso e relazionale perché ha origine anche da processi condivisi di comunicazione. Spesso mente e cervello sembrano essere ritenuti entità equiparabili, sia nel campo della ricerca neuroscientifica che dai mass media, senza distinzioni fra vita mentale e attività cerebrali. I processi mentali invece emergono da funzioni neurali e da processi relazionali.
2. Il fatto che la mente sia un processo relazionale permette di riconoscere che lo sviluppo della mente dipende dalle esperienze, specialmente quelle legate alle relazioni interpersonali, che influenzano i programmi di maturazione geneticamente determinati del sistema nervoso. Il cervello umano è profondamente sociale e le interazioni con gli altri esercitano una influenza sulle funzioni neurali.
3. La mente è coinvolta nella regolazione del flusso di informazioni. Le informazioni vengono definite come pattern di energia che hanno un significato simbolico. Se una persona dice una parola greca, glikanera, e noi non conosciamo il greco, saremo in grado di ripetere questa parola, combinando i suoni, ma dal termine nel suo complesso non ricaviamo alcuna informazioni o riferimento simbolico. Se invece conosciamo il greco, sapremo che glikanera significa acqua dolce: la parola rappresenta cioè qualcosa che va al di là dei suoni delle singole lettere che la compongono, ma che deriva dal pattern di energia creato da questi suoni.
La neurobiologia interpersonale considera la mente, il cervello e le relazioni con gli altri come tre aspetti dei flussi di energia e informazioni. Il cervello è il meccanismo neurale che plasma tra flussi, le relazioni sono la loro condivisione e la mente è il processo incarnato e relazionale che li regola.
Integrazione
Il processo che collega parti differenziate in un insieme funzionale è chiamato integrazione. L'integrazione è un principio unificante che ci aiuta a capire i rapporti fra mente, cervello e relazioni interpersonali e che viene proposto come nucleo centrale della salute della mente. Le relazioni con gli altri possono facilitare o inibire questa tendenza a integrare le rappresentazioni delle diverse esperienze, e le relazioni che caratterizzano i nostri primi anni di vita possono avere un ruolo fondamentale nel plasmare le strutture di base che ci permettono di avere una visione coerente del mondo. Per ottenere l'integrazione dobbiamo distinguere le sue due componenti fondamentali: differenziazione e collegamento. La differenziazione è come le parti di un sistema possono specializzarsi diventando uniche; il collegamento è la connessione di aree separate che spesso comporta la condivisione di flussi di energia e informazioni. Per descrivere questo fenomeno, è possibile usare termini matematici come complessità e coerenza.
Il cervello incarnato
L'organizzazione del cervello è un sistema complesso di parti interconnesse. A livello microscopico, è costituito da oltre cento miliardi di neuroni. I neuroni inviano impulsi elettrici (potenziali d'azione) lungo gli assoni, che alle loro estremità entrano in contatto con altre cellule attraverso strutture specifiche chiamate sinapsi; quando raggiungono le sinapsi, i segnali elettrici inducono la secrezione di neurotrasmettitori che interagiscono con la membrana dei neuroni vicini evocando risposte di tipo eccitatorio o inibitorio. Questo è un esempio di flusso di energia elettrochimica.
Strutture cerebrali inferiori
Le strutture inferiori comprendono i circuiti del tronco cerebrale, che controllano processi fisiologici fondamentali come la respirazione, la regolazione della temperatura corporea e della frequenza cardiaca o gli stati di arousal e vigilanza. Cluster di neuroni in questa regione sono implicati nelle reazioni di attacco-fuga-congelamento; secondo la teoria polivagale, le interazioni con gli altri hanno un impatto diretto su come tali nuclei cerebrali rispondono dando origine a un senso di sicurezza e recettività o a un senso di pericolo e minaccia. Sopra il tronco encefalico si trova il talamo, struttura che funziona da portale per le informazioni sensoriali e che possiede estesi collegamenti con altre aree del cervello, incluse quelle neocorticali sovrastanti.
Strutture cerebrali centrali
Al centro del cervello si trovano le regioni limbiche, che svolgono un ruolo cruciale nel coordinare le attività di varie aree cerebrali. Si pensa che le regioni limbiche siano coinvolte in maniera importante sia nell'analisi che media emozioni, motivazioni e comportamenti, sia nell'integrazione della memoria e nell'instaurazione dell'attaccamento che porta i piccoli dei mammiferi a dipendere dai genitori per la loro sicurezza e sopravvivenza. Le strutture limbiche permettono l'analisi e l'attribuzione di significati, l'elaborazione dei segnali sociali e l'attivazione delle emozioni. Di queste aree centrali del cervello fanno parte l'amigdala e l'ippocampo.
Strutture cerebrali superiori
Le strutture cerebrali superiori, come la corteccia cerebrale (chiamata anche neocorteccia), sono sede di funzioni cognitive, come la percezione, il pensiero e il ragionamento. Le aree corticali frontali, che sono considerate le più avanzate in termini evolutivi, mediano la creazione delle rappresentazioni percettive e astratte su cui si basano i processi associativi del pensiero.
Integrazione neurale
Il cervello funziona come un sistema interconnesso e integrato di sottosistemi: interconnesso perché le fibre assonali formano una ragnatela di collegamenti tra cluster di neuroni separati; integrato perché le aree separate e differenziate che vengono collegate mantengono le loro caratteristiche uniche. Il collegamento di parti differenziate di un sistema è la definizione di integrazione; quando si verifica nel cervello si parla di integrazione neurale ottimale.
Anche se tutti gli elementi del sistema contribuiscono al suo funzionamento, certe regioni hanno un ruolo integrativo maggiore; queste includono le aree limbiche specialmente l'ippocampo, le aree prefrontali, il corpo calloso (che collega fra loro i due emisferi) e il cervelletto (che partecipa al collegamento tra movimenti corporei, stati mentali e processi sinaptici). L'autoregolazione sembra dipendere dall'integrazione neurale. Partendo da questo, l'ipotesi proposta da Siegel è che la disregolazione deriva da un funzionamento non integrato. Diversi studi hanno mostrato che molti disturbi mentali, a prescindere dalle loro cause primariamente esperienziali e non esperienziali, hanno come meccanismo comune una carenza di integrazione. I processi basilari che chiamiamo emozioni sono un aspetto di questa proprietà auto-organizzativa emergente che rispecchia cambiamenti negli stati di integrazione. Le emozioni sono una componente essenziale della mente. Secondo alcuni le emozioni sono parte integrante sia del pensiero razionale di origine neocorticale, sia del funzionamento generale della mente. È inoltre possibile che la regolazione delle emozioni dipenda da processi integrativi su larga scala che emergono dal coordinamento e bilanciamento prefrontale, ma anche dalle esperienze interpersonali all'interno delle nostre relazioni, famiglie, comunità, culture. Relazioni che alimentano connessioni empatiche rispettando le differenze individuali sono relazioni integrative che promuovono la salute della mente.
Lo sviluppo del cervello
Geni, regolazione genetica ed esperienze
Le connessioni neuronali e l'organizzazione delle attività cerebrali sono influenzate dalle esperienze, specialmente da quelle che si verificano durante i nostri primi anni di vita. Tutte le esperienze quotidiane, però, non solo quelle della prima infanzia, possono contribuire a plasmare le strutture del nostro cervello, provocando l'attivazione di determinati circuiti, consolidando collegamenti preesistenti e inducendo la formazione di nuove sinapsi. Al contrario, l'assenza di esperienze può portare a fenomeni di morte cellulare, o a una diminuzione delle connessioni sinaptiche attraverso un processo di potatura degli elementi che non vengono utilizzati. Lo sviluppo del cervello è pertanto un processo esperienza-dipendente.
Nelle prime fasi della nostra vita, le relazioni interpersonali sono la fonte principale delle esperienze che modulano l'espressione genica all'interno del cervello. Questi ambienti possono essere duraturi, ed essere trasmessi alla generazioni successive attraverso alterazioni di queste molecole regolatorie negli spermatozoi o nelle cellule uovo. Geni ed esperienze interagiscono in maniera complessa: le esperienze influenzano l'espressione dei geni, i geni e la loro regolazione influenzano le risposte alle esperienze. Per esempio, certi temperamenti possono provocare determinate risposte genitoriali e plasmare il modo in cui il bambino risponde ai genitori; tali risposte a loro volta possono plasmare le modalità con cui i neuroni crescono e si collegano. Il bambino contribuisce a determinare la natura delle esperienze a cui poi da parte dei genitori e dell'ambiente, la sua mente deve adattarsi; i suoi comportamenti generano, reazioni che possono rinforzare tali comportamenti.
Le esperienze interpersonali svolgono dunque un ruolo cruciale nel determinare lo sviluppo delle strutture cerebrali nei primi anni di vita e nel plasmare le attività del cervello durante tutta la nostra esistenza. Un altro aspetto importante è che esse possono avere un ruolo importante nel determinare non solo quali informazioni arrivano alla mente, ma anche come la mente elabora tali informazioni; dove per elaborare si intende costruire significati da pattern nei flussi di energia, creare simboli a partire da profili di eccitazione neurale.
Per comprendere la parola glikanera, dobbiamo conoscere il greco.
Regolazione e coscienza
Sigmund Freud ha contribuito alla nostra comprensione della vita mentale sottolineando come processi di cui non siamo consapevoli possono avere un profondo impatto sulla qualità della nostra esperienza: ciò che entra nella sfera della coscienza diventa temporaneamente più stabile e quindi passibile di manipolazione mentale e neurale. Attraverso la consapevolezza conscia possiamo anche creare scopi e significati, pianificare e indirizzare intenzionalmente la nostra vita mentre approfondiamo la comprensione di noi stessi e del mondo esterno. Un aspetto della coscienza è la qualità dell'esperienza soggettiva interna. Le relazioni con gli altri influenzano direttamente la nostra esperienza interna dell'essere consapevoli. Un altro aspetto della coscienza è il senso di conoscere il suo contenuto. Conoscere è come arriviamo ad avere un senso soggettivo di cognizione e chiarezza su qualche cosa.
Mentre camminiamo possiamo prestare attenzione al percorso che abbiamo davanti, sapendo che stiamo facendo un passo alla volta. La coscienza svolge così un ruolo importante nelle funzioni definite esecutive che includono controllo attenzionale, flessibilità cognitiva, regolazione degli impulsi, scelta degli obiettivi, elaborazione di informazioni complesse e pianificazione. Nel bambino lo sviluppo della consapevolezza cosciente è influenzato dalle molteplici esperienze che a partire dall'infanzia plasmano anche le funzioni esecutive. La parola coscienza è usata per indicare l'esperienza dell'essere consapevoli, lo stato interno del sapere che sta succedendo qualcosa nel momento presente. Il termine cognizione, può invece essere usato per indicare il modo in cui pattern di energia che hanno un significato simbolico e si muovono nel tempo. Questo flusso coinvolge le modificazioni delle rappresentazioni, il raggruppamento di rappresentazioni correlate e la trasformazione delle informazioni selezionate. Nel senso più ampio del termine, che significa in generale l'elaborazione delle informazioni, la cognizione non richiede consapevolezza e non è una prerogativa esclusiva della nostra specie.
Consapevolezza mindful
Una forma di consapevolezza è la pratica antica ma recentemente riscoperta della mindfulness o consapevolezza mindful. Anche se le definizioni specifiche della mindfulness variano, possiamo riportare il concetto generale che essere mindful implica un'attenzione deliberata e non giudicante all'esperienza presente momento per momento. È dunque l'opposto del vivere come se avessimo un pilota automatico, senza prestare veramente attenzione alle nostre azioni. Essere consapevoli in modo mindful permette di acquisire un nuovo senso di vivacità, precisione e chiarezza nella nostra esperienza soggettiva interna dell'essere viventi e ha effetti positivi scientificamente dimostrati sul nostro benessere mentale, fisico e sociale.
Questi tratti possono essere correlati a un'interazione tra temperamento e una storia personale che ha alimentato un simile modo di essere attenti, ma è anche possibile impegnarsi intenzionalmente in un training della mente che possiamo chiamare pratica della consapevolezza, nel senso che crea uno stato di vigilanza e apertura verso l'esperienza del momento. Le pratiche mindful della consapevolezza mindful includono meditazione, yoga, tai chi, centering prayer. I risultati di diverse indagini indicano che la consapevolezza mindful può migliorare la salute della mente aumentando flessibilità, concentrazione e senso di benessere. La mindful, secondo l'autore, dipende da uno stato interno integrato.
Memoria
La memoria non è solo ciò che possiamo ricordare consciamente del passato; secondo una definizione molto più ampia, l'insieme dei processi con cui gli eventi del passato influenzano le risposte future: il cervello interagisce con il mondo e registra le diverse esperienze attraverso meccanismi che modificano le sue successive modalità di reazione. Una simile definizione consente di capire in che modo gli avvenimenti passati possano influire in maniera diretta su come e che cosa impariamo, anche se di tali avvenimenti non necessariamente abbiamo un ricordo conscio; le esperienze precoci modellano il nostro modo di comportarci e di avere rapporti con gli altri, anche se non siamo in grado di ricordare quando queste prime esperienze di apprendimento si sono verificate. Il modo in cui noi ricordiamo il passato è determinato da quali componenti verranno successivamente attivate. Per esempio, se durante un viaggio a Parigi vediamo la Torre Eiffel, il nostro sistema visivo verrà stimolato e nella nostra mente si creerà una rappresentazione della torre. L'immagine viene così registrata o codificata. Il passo seguente sarà l'immagazzinamento di questo ricordo; tuttavia, nel cervello non esiste un deposito in cui le informazioni vengono riposte e ritrovate in caso di necessità. L'immagazzinamento delle memorie consiste in una variazione nelle probabilità di successiva attivazione di un particolare pattern di eccitazione neurale.
Il nostro cervello sarà potenzialmente in grado di riattivare il circuito visivo, con un profilo di eccitazione simile ma non identico a quello stimolato originariamente, quando più tardi cercheremo intenzionalmente di ricordare la Torre Eiffel, e otterremo quindi un'immagine visiva che potrà essere ricordata o accompagnata da altri aspetti. In risposta agli stimoli che giungono dall'ambiente il cervello può attivare una serie di circuiti, dando luogo a un insieme di pattern di eccitazione anatomicamente e cronologicamente correlati che vengono registrati, immagazzinati e poi richiamati sulla base di un semplice assioma enunciato da Donald Hebb: neuroni che vengono eccitati contemporaneamente una prima volta tenderanno a essere attivati insieme anche in seguito.
Questo consente di affermare che la memoria non è un'entità statica: anche il ricordo di un'esperienza concreta, come la vista di una struttura architettonica, è in realtà il risultato di una serie di processi rappresentazionali attivi e dinamici. Ricordare non vuol dire semplicemente richiamare alla mente la registrazione originaria di un'informazione: il ricordo è l'esito della costruzione di un nuovo profilo di eccitazione neurale, che presenta caratteristiche e proprietà dell'engramma iniziale ma anche elementi della memoria derivati da altre esperienze, e che risente delle influenze esercitate dal contesto e dallo stato della mente in cui ci troviamo nel presente. È importante distinguere due fondamentali sistemi della memoria, funzionalmente distinti: la memoria esplicita e la memoria implicita. La memoria implicita è un sistema precoce, presente alla nascita, mentre quella esplicita è un sistema tardivo, presente a partire dal primo anno di vita.
La memoria implicita: modelli mentali, comportamenti, immagini ed emozioni
La memoria implicita è mediata da regioni cerebrali che non richiedono una partecipazione della coscienza ai processi di registrazione e di recupero. Quando il ricordo viene richiamato, i profili neurali che vengono riattivati coinvolgono circuiti cerebrali che sono parte essenziale della nostra esperienza quotidiana della vita: comportamenti, emozioni, sensazioni corporee e immagini. Le strutture cerebrali coinvolte nei meccanismi della memoria implicita, già sviluppate alla nascita, comprendono l'amigdala e altre regioni limbiche (memoria emozionale), i gangli della base e la corteccia motoria (memoria comportamentale) e la memoria percettiva.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicosomatica con elementi di psicologia della salute, prof. Epifanio, libro consigliato La prospet…
-
Riassunto esame Psicosomatica con elementi di psicologia della salute, prof. Epifanio, libro consigliato Alessitimi…
-
Riassunto esame Psicosomatica, prof. Epifanio, libro consigliato Medicina psicosomatica e psicologia clinica, Piero…
-
Riassunto esame Psicosomatica con elementi di psicologia della salute, Prof. Salerno Laura, libro consigliato Psico…