Le metafore della Umbildung
La psicopedagogia di indirizzo lacaniano ci aiuta a decodificare il nostro inconscio, studia cos’è un soggetto e come si costituisce tramite gli incontri attraverso lo strumento del linguaggio. L’idea della pedagogia come Bildung (formazione) è stata messa in crisi perché più che di una formazione, si tratta di una messa in forma, Umbildung, che riguarda l’autoformazione del soggetto (soggettivizzazione).
Lacan afferma che “noi crediamo di essere qualcuno” ma in realtà il soggetto è moi, ovvero scisso in (io che mente, la parte coscienziale, comportamento quotidiano) e (io che non mente mai, soggetto dell’inconscio).
Tipi di incontri
Gli incontri sono fondamentalmente di tre tipi:
- Con il piccolo altro ovvero (il nostro simile, mamma, papà, fratelli, scuola, ecc.).
- Con il grande Altro ovvero A (Altro inteso in senso trans-individuale, tutto ciò che ci costituisce da quando nasciamo: cultura, linguaggio, immaginario, ecc.).
- Infine l’oggetto piccolo a, ovvero che non ha a che fare con nulla di relazionale ed è l’oggetto che causa il desiderio.
Desiderare significa provare a trovare gli oggetti esterni che però sono oggetti compensatori, il riempimento della nostra natura mancante. Secondo Lacan noi siamo tutti i nostri desideri sono destinati a non essere mai soddisfatti. Freud divideva la psiche in tre stanze: es, io e super-io. Lacan, invece, pensa il nostro modo di essere soggetto psichico attraverso tre categorie che chiama immaginario, reale e simbolico, registri ai quali appartengono quelle tre A.
Il registro dell'immaginario
L'oggetto a è il protagonista del registro dell’immaginario, e comincia a partire da quello che è il cosiddetto stadio dello specchio, cioè il bambino comincia a percepire l’interrelazione con l’altro nel momento in cui si riconosce in un’immagine che è la sua. Per la psicanalisi il narcisismo ha a che fare con l’immagine all’interno di noi, presuppone che noi partecipiamo dell’idea di noi stessi attaccati ad un’immagine e questa cosa ce la cuciamo addosso dopo lo stato dello specchio.
Secondo Lacan, noi intesi come soggetto dell’inconscio non sappiamo nulla di ciò che pensiamo, l’io è soltanto una maschera. L’inconscio è un linguaggio disarticolato, un’altra razionalità; la frase di Lacan “io sono dove non penso, e penso dove non sono” significa semplicemente che il peso dell’opera di Lacan è contenuto nella questione della convinzione secondo cui il centro della nostra soggettività non corrisponde al nostro essere pensante, cioè a quello che si chiamava io.
Con tutta la psicologia precedente a Lacan e successiva a Freud c’era una sorta di rafforzamento dell’io. Si è sempre pensato infatti, in termini di stereotipo, che un pazzo è qualcuno che ha un io debole. Quello che fa Lacan rispetto a Freud è provare a pensare che la soggettività umana abbia il suo protagonista, centro propulsore non nell’io ma nell’inconscio (il soggetto dell’inconscio cioè del desiderio rappresenta la nostra parte più vera).
L’inconscio non è solo come diceva Freud qualcosa di irrazionale e amorale ma è secondo Lacan un libro scritto con un inchiostro invisibile, un altro codice strutturato come un linguaggio. L’inconscio è, secondo Lacan, e ha quindi una struttura linguistica, cioè è un altro tipo di razionalità che si può decodificare perché non ha una struttura folle, ma linguistica. L’io può essere modellabile, l’inconscio schizza via.
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