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Il soggetto barrato e la teoria di Lacan

“Fate come me, non imitatemi”. – J. Lacan

La teoria dei registri di Lacan

Lacan ha scritto pochissimo, condensato in due tomi molto grossi che rappresentano tutto ciò che lui ha detto. Tutto ciò che abbiamo oggi di Lacan viene da Jacques-Alain Miller. I seminari, a partire dai primi anni '50, sono il nostro modo per comprendere questo autore.

Una prima fondamentale intuizione di Lacan riguarda la logia, prefisso già sentito con Freud: quest’ultimo divideva la psiche in tre registri, Lacan invece parla di tre immaginando la psiche come un nodo borromeo (nodo costituito da tre cerchi chiusi in modo tale che allo slacciarsi di uno si slaccino tutti). I tre registri sono: reale, simbolico e immaginario.

Lacan non dà una precisa definizione di registro, ma in generale si può dire che i registri sono ordini generali di organizzazione dell’intera vita psichica. Non sono parte della psiche, ma si occupano di organizzare tutta la vita psichica.

I seminari e i registri

Nel Seminario 1 (1953-1954, "Gli scritti tecnici di Freud") e 2 (1954-55, "L’io nella teoria di Freud e nella tecnica della psicoanalisi"), Lacan inizia a occuparsi del registro dell’immaginario, che ha a che fare con i primi 8-16 mesi della vita del bambino. Dal Seminario 3 in poi, inizia a parlare dell’Edipo, concetto al centro del registro del simbolico. Alla fine del suo insegnamento, comincerà a parlare del registro più difficile di tutti di cui ancora oggi non si ha una vera e propria dissertazione organica.

Non c’è un registro più importante degli altri, il nodo può girare all’infinito, e sono sempre tutti presenti nella nostra situazione. Quello più rassicurante è il simbolico (parola, umanizza la vita ecc.), il reale è il registro del corpo e l’immaginario è il registro dell’immagine.

La soggettività lacaniana

La principale caratteristica della soggettività lacaniana è quella della scissione, in tedesco Spaltung (divisione); non esiste un soggetto che non sia scisso, schizofrenico, barrato. Difatti, il soggetto viene scritto così: $. (S o s non sono soggetti ma significanti, significati). Secondo Lacan, noi siamo una forma di soggettività che al suo interno ha almeno due voci: voce dell’inconscio del soggetto del desiderio e voce dell’io, del moi che ha a che fare fondamentalmente con il registro immaginario.

Il modo in cui la filosofia moderna e contemporanea hanno pensato il soggetto è molto vicino a quello che Lacan definisce Moi. Tutto ciò che noi pensiamo di essere quando ci rappresentiamo come soggetto, secondo lui, non è soggetto. In un primo tempo dice che il soggetto non è Moi, ma Je, la parte inconscia e non razionale.

Aforisma: sono dove non penso, penso dove non sono. "Sono" è il momento ontologico, cioè l’essere stesso della mia natura, "penso" invece è il momento gnoseologico (della conoscenza) e per Lacan questi due momenti sono sempre divisi, scissi. Il soggetto è in quella particella che li mantiene divisi.

Tutta la teoria della soggettività lacaniana parte dall’idea secondo la quale il soggetto non è appiattito sull’io (senso del registro immaginario) e l’io ha a che fare con il narcisismo non inteso nel suo senso popolare del termine (stare ore davanti allo specchio), la sua natura è di essere costruito attraverso un’immagine.

Il concetto di immagine e identificazione

Immaginario, quindi, vuol dire registro delle immagini. Secondo Lacan, un giorno della nostra vita incontriamo la nostra immagine corporea ed è in quel momento che nasce l’io. Questo momento è chiamato stadio dello specchio e avviene tra i 6 e i 18 mesi di vita: l’essere umano ha la capacità di fare un’astrazione di quello che vede e sintetizzarla come riflessività. Facciamo aderire qualcosa di esterno che vediamo a qualcosa che invece noi siamo, sintesi di ciò che noi siamo e questa fase è chiamata azione morfogena dell’immagine, ovvero l’immagine dall’esterno ci genera una forma, un primo abbozzo di io.

Non siamo noi che costruiamo l’immagine, ma loro che costruiscono noi; siamo la somma delle immagini che l’altro ci ha fatto di noi. In realtà si usa più precisamente il termine identificazione al posto di immagine quindi l’io è il prodotto della somma delle infinite identificazioni a un’immagine. La natura dell’io, secondo Lacan, è immaginario-identificatoria. È una cipolla, ha molti strati ma non ha un nucleo vistoso.

Oltre alla prima identificazione allo specchio, si aggiungono una serie infinita di altre ramificazioni relative al nostro posto nella famiglia, nella vita, scuola ecc. Molto spesso si arriva anche in età molto adulta a non conoscere il proprio je e pensare che ci sia solo il moi. In realtà, secondo Lacan, il moi, oltre ad essere una ricostruzione immaginaria, è il sintomo; molto spesso ci affezioniamo talmente tanto all’immagine che gli altri hanno di noi che il nostro desiderio schizza fuori come sintomo. Inoltre, l’io non è autonomo perché lo prendiamo dall’esterno come una maschera, quindi è eteronomo.

Il narcisismo e il simbolico

Quindi i registri sono una visione tripartita della soggettività di Lacan. Lo stadio dello specchio va pensato come un momento logico in cui c’è una maturazione delle funzioni intellettive del bambino per cui ha finalmente la possibilità di comprendere che ciò che ha di fronte è soltanto se stesso. Definizione letterale di Lacan: lo stato dello specchio è un’anticipazione, con un’immagine visiva, della totalità del proprio corpo.

L’io detto è la mia immagine nello specchio: nel momento in cui aderisco per la prima volta nella mia vita ad un simile, fosse anche la mia stessa immagine, comincio a scaturire un rapporto anche con gli altri simili che non sono me, ma che sono gli altri. Quindi nell’immaginario è altrettanto importante la questione dell’altro come simile.

Per Freud, il narcisismo è comprensibile innanzitutto attraverso una prima possibile definizione: è il rapporto tra un soggetto e la sua immagine ideale, in tedesco idealich; quindi è la strutturazione di un io ideale.

Lacan, invece, dice che la posizione narcisista spiegata da Freud è in realtà una identificazione con un monumento cioè il nostro crederci qualcuno, ma non è la soggettività. Allude a me, ma non è me, è l’immagine del me ideale. Secondo Lacan, il processo narcisistico in qualche modo presuppone una preventiva alienazione (mettersi in posizioni diverse).

Quindi tutto ciò che ha a che fare con una dimensione narcisistica cioè identificatoria rispetto ad un io ideale, presuppone un momento di alienazione. Il narcisista è sempre una persona alienata rispetto a se stesso perché sta mettendo in campo inconsciamente un processo di costruzione che lo fa sentire amabile, conosciuto, ecc. L’inconscio nasce nel registro del simbolico, quando incontra il grande altro e il grande altro torna al soggetto in potenza (bambino appena nato) che diventa quindi soggetto barrato, dunque l’io attraverso il grande altro ha costruito l’inconscio.

Durante lo stadio dello specchio si costruisce il Moi, durante lo stadio di Edipo si costruisce il Je. Nello schema L si mettono insieme l’immaginario e il simbolico, mentre il reale è irrappresentabile, infatti nello schema non è presente (a).

Il ruolo dell'Edipo

L’Edipo ha un’accezione strutturante, si ha l’intromissione di un terzo elemento A che scompagina il rapporto tra il soggetto e la “madre”. Lo schema L rappresenta il primo abbozzo di soggettività. La costituzione del soggetto passa necessariamente dall’altro. Il desiderio è sempre desiderio dell’altro, ad esempio l’innamorato desidera essere soggetto del desiderio dell’altro.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopedagogia dei linguaggi comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Pesare Mimmo.
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