Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

distinzione fusionale,

Nello schema R si passa da un rapporto chiamato di duale a

un rapporto di simbiosi che non è reale ma immaginario e noi chiamiamo fallo. La

psicanalisi intende con rapporto simbiotico quello che Lacan chiama distinzione fu-

sionale. Nel Seminario 4 si parla delle 3 forme di mancanza: noi come soggetti ad

un certo punto nei primi mesi di vita ci percepiamo come mancanti e percepiamo

gli altri come mancanza fino alla morte. Nella fase dello specchio il bambino vede

nell’altro la proiezione di sé, si instaura l’internage. Das Ding è bucato, per capire il

rapporto tra Das Ding e il reale bisogna immaginare una ciambella in cui Das ding è

il buco al centro del reale, cioè qualcosa che non esiste è stato rimosso ma è co-

munque assenza, se non ci fosse il buco non sarebbe una ciambella. Das Ding è

quella cosa che pur non esistendo dà significazione a quell’oggetto che non è reale.

Il bambino in questi mesi percepisce il suo Das Ding che si tra trasfigurando con la

madre come mancante e lui vuole essere il sostituto colmativo del buco di quella

mancanza (e questo è definito fallo). Quindi 1 la madre è percepita come mancante

2 la madre è percepita come mancante e il bambino può essere colmato con

l’oggetto del desiderio che le manca cioè il fallo 3 il bambino si identifica al fallo per

colmare la madre mancante di esso.

Quindi nella prima fase non c’è una relazione duale ma interposta attraverso il ter-

zo oggetto che è quello che il bambino suppone essere l’oggetto del desiderio della

madre, il fallo; in questa fase l’oggetto del desiderio, secondo Lacan, interferisce

con la struttura del soggetto. Per un soggetto è fondamentale il suo incontro con

l’oggetto del desiderio, suo e dell’altro. Un bambino narcisista, per esempio, è colui

che non avendo avuto un feedback di riconoscimento da parte dei genitori o degli

altri si identifica troppo con l’oggetto del desiderio loro per poter essere amato

quindi assume un serbiante, ossia quella maschera che lui pensa possa essergli utile

per diventare un oggetto più desiderato.

Ad un certo punto nello schema si manifesta il terzo incomodo: la madre introduce

al bambino il fatto che ci sia qualcosa di esterno che viene per semplicità chiamato

padre. Con questa intromissione il bambino comincia a immaginare che esiste una

realtà esterna a questo rapporto funzionale, questo gli fa vedere la madre scissa

che viene cancellata e fatta spostare dal triangolo immaginario ad un altro punto. Il

bambino per la prima volta vede la madre nell’esterno, nel fuori e l’oggetto man-

cante alla madre, che inizialmente pensava fosse lui stesso o almeno provava ad

intru-

esserlo identificandosi, con un significante chiamato fallo. Questa è la fase di

sione del nome del padre, del terzo. Ad un certo punto anche il bambino si sposta

in un altro posto, un luogo in cui il bambino cerca di avvicinarsi a ciò che manca alla

madre, ed entra nella realtà. Questo nuovo rapporto è chiamato il triangolo

dell’Edipo che introduce il simbolico. Nei posti precedenti in cui c’era la madre e il

bambino, Lacan scrive 2 altre lettere, qualcosa che rimane all’interno e che anche

dopo lo specchio noi continuiamo ad avere, delle zone psichiche; anche se madre

bambino sono spostati in un altro punto continua ad esserci distinzione di quelle

i

funzioni. Nel punto in c’era la madre immaginaria Lacan inserisce (io ideale), cioè

m

l’identificazione della madre che rimane e il bambino diventa (moi).

* se voglio rispondere a una domanda che cos’è il soggetto devo prima dire che il

soggetto non è l’io, ecc. quando noi parliamo della costruzione anche negativa

dell’io, del moi stiamo parlando della questione narcisistica *

Nello schema R i due bambini e la madre si spostano: il bambino diventa ideale

dell’io e la madre si sposta in un posto simbolico e riservato lasciando la i piccola

che costituisce una nuova coppa dialettica nella teoria di Lacan. Queste si possono

chiamare in diversi modi: identificazione immaginario (i) e identificazione simbolica

(I). Secondo la metodologia freudiana: io ideale (i) e ideale dell’io (I). Ideale dell’io è

ciò che noi diventiamo come soggetti alla fine di un percorso fatto attraverso i 3 re-

gistri, il risultato finale; io ideale, invece, è sempre qualcosa di identificatorio.

L’Edipo non è soltanto ciò che fa uscire il soggetto, lo libera dallo stato dello spec-

chio. Il grande altro è protagonista del simbolico; das Ding, la cosa è il protagonista

del registro del Reale insieme agli oggetti piccoli a. Freud lo definisce un luogo di

godimento originario, della memoria della percezione del bambino in cui c’è un

soddisfacimento senza mancanza. Il bambino nell’utero della madre ha un rapporto

di fusionalità con questo luogo del godimento originario che rappresenta comple-

tamente das Ding, cioè quella idea da noi rimossa nei primissimi giorni dopo la na-

scita e successivamente in qualche modo ritorna. Tutto quello che ha a che fare col

nostro modo di avere degli oggetti di godimento da adulti, oltre che da bambini, è

in qualche misura un riverbero di questo rimosso rapporto con la cosa. Per noi il

godimento ha un’accezione positiva, per l’inconscio è assolutamente trasversale,

non relativa a qualcosa cui noi possiamo dare un giudizio estetico e mora-

le. L’inconscio vuole soltanto tornare a ripetere l’esperienza di das Ding, del-

la fusionalità originale (ripetizione ha sempre a che fare con reale, con godimento).

Todestrieb

Lacan traduce con Juissance ciò che Freud chiama (istinto di morte,

opera Al di là del principio di piacere).

Per Lacan, quando noi troviamo qualcosa di doloroso è pensabile come

la Jouissance e gli assegna un aggettivo che è impossibile, luogo dell’impossibile,

questo perché questo luogo originario è perduto per sempre, è un’esperienza pre-

cedente a quella del simbolico. Tutte queste cose si allacciano quando

con l’Edipo interviene il grande altro, che fa l’operazione di scissione

del Maternage. Secondo Lacan, il grande altro negativizza das Ding, lo cancella, la

cosa patisce del significante, delle leggi del linguaggio cioè il linguaggio mette ordi-

ne al nostro corpo inteso come corpo rivoluzionario. L’esperienza

del das Ding non corrisponde necessariamente al rapporto con la madre; è

l’esperienza psichica che abbiamo messo da parte nel periodo più importante della

storia della nostra psiche che sono i 2 mesi della gestazione. I Seminari 6,7,8,9,10 si

focalizzano nel registro del Reale. Secondo Freud, l’inconscio è interpretabile, strut-

turato come un linguaggio. In questo periodo il protagonista è il corpo libidico, for-

ze talmente trascendenti che portano l’inconscio stesso in una nuova dimensione

che non è della legittimità (il godimento si trasforma in oggetto piccolo a che non è

l’oggetto del desiderio perché quest’ultimo è das Ding).

Formula del fantasma: $ punzone di a piccolo, che significa il soggetto

dell’inconscio è funzione anche dei suoi oggetti che causano il desiderio. L’Edipo

costruisce una delle 2 parti, il je. Siamo soprattutto il risultato degli oggetti che cau-

sano il desiderio, oggetti piccoli a che dipendono dal rapporto che abbiamo speri-

mentato con la nostra cosa. Si chiama formula del fantasma perché spiega come

nascono le nostre fantasie, intese principalmente come fantasie sessuali che na-

scono in base alla costruzione che ci facciamo con gli oggetti piccoli a. Secondo La-

can il soggetto è paradossale. L’inconscio è pensabile come qualcosa di interpreta-

bile, la pulsionalità, invece, non è interpretabile. Il sintomo è un link agli oggetti

piccoli a, tant’è vero che secondo Lacan, per lo psicotico l’oggetto piccolo a è qual-

cosa che è rimasto nel vuoto. Siamo destinati a non soddisfare mai la nostra man-

canza. La separazione del linguaggio del corpo libidico funzionale fa sì che io mi se-

paro da qualcosa ma separandomene costruisco la partizione, ciò significa che solo

una parte della natura libidica del corpo viene estratta dal corpo. In altre persone

l’oggetto piccolo a è qualcosa di buono, costruttivo, creativo.

transfert,

Nel Seminario 8 Lacan parla di che costituisce uno degli elementi base

della clinica psicanalitica e utilizza la metafora del Simposio, celebre dialogo di Pla-

tone. Lacan ritorna in qualche modo sulla questione della parola la cui legge fon-

damentale dice che ogni parola chiama sempre una risposta, cioè è sempre un atto

di relazione ma soprattutto una domanda di riconoscimento; mentre parliamo vo-

gliamo che gli altri ci restituiscano l’immagine di chi siamo noi, anche in silenzio.

parola piena del riconosci-

Secondo Lacan, l’analista fa emergere nella seduta la

mento, alla fine del percorso c’è una ricerca di significati che ricostruisca al pazien-

S.S.S.

te un’identità. In questa dimensione l’analista è un (Soggetto Supposto Sape-

re), colui che io suppongo sappia qualcosa sul mio desiderio, mi faccia capire se sto

lottando e vivendo per il mio desiderio o quello dell’altro. non è necessariamente

un analista ma una persona che si pone nei nostri confronti in un modo per cui la

sua è una parola piena, importante e allora stesso modo entriamo in una fase

transferale della persona quando per quella persona la nostra parola è importante.

Il transfert può essere positivo o negativo: il positivo è quello in cui il paziente si in-

namora dell’analista (film Woody Allen), negativo quando c’è un rapporto di ag-

gressività con l’analista. Freud, in un saggio chiamato 5 conferenze sulla psicanalisi,

definisce il transfert come un trasferimento (passaggio) di desideri inconsci infantili

nell’attualità delle relazioni e nella vita psichica del soggetto. Quindi il paziente che

entra in trasfert rivive e trasferisce su quella persona una serie di effetti ed emo-

zioni già vissute dal bambino e dai genitori, quando quel soggetto mi fa rivivere odi

e amori provati da bambini, quella persona è investita di transfert. Socrate per Al-

cipiade è il depositario del piacere sul suo desiderio, l’analista è colui che possiede

Agalm (termine greco, stupore, piccolo oggetto che possiede soltanto una perso-

na). Il transfert è, quindi, necessario al passaggio di sapere, Lacan dirà che il pas-

saggio di sapere tra maestro/allievo e analista/paziente è sempre un vettore eroti-

co, cioè perché un sapere passi ci deve sempre essere una forma amorosa, un qual-

cosa che abbia a che fare con uno scatenamento di dinamiche affettive. Per capire

cosa io voglio sapere di me stesso, le mie paure, ecc. devo passare da un rapporto

con una persona con cui mi scontro, o, anche fuori di metafora, quando mi rappor-

to a una forma qualsiasi di sapere (scuola, università, ecc.) ci deve sempre essere

un rapporto affettivamente connotato con quella fonte di sapere, non passa il sa-

pere in maniera anonima, ci dev’essere uno scontro. Questo è anche definito il se-

minario dell’analisi amorosa di Lacan in cui riprende un’altra definizione di Freud

dal saggio Dinamica della traslazione in cui dice: ognuno di noi impara un tempe-

ramento nei confronti della vita morosa sulla base della soddisfazione o della fru-

strazione nei rapporto con i genitori. Ciò significa che, in base a come ci siamo sen-

titi più o meno amati da piccoli, impariamo un temperamento nei confronti della

vita amorosa adulta (idea per comprendere il significato di riattualizzazione). C’è un

rapporto di causalità psichica tra il grado di frustrazione soddisfazione e la vita

amorosa quindi se esiste una fissazione affettiva nella vita infantile, il soggetto ripe-

terà nevroticamente nella vita adulta tale fissazione. Il Simposio è un convivio in cui

si beve e si riflette su un argomento per tutta la notte, in questo caso c’era come

ospite Socrate, invitato da Agatone e l’argomento è che cos’è l’amore. Lacan consi-

dera il Simposio come un resoconto di sedute psicanalistiche e intende dimostrare

che laddove c’è domanda di interpretazione amorosa c’è trasfert. I protagonisti

principali sono Alcipiade e Socrate che pongono l’essenza di questo Dio Eros (amo-

re) come fondata sulla mancanza. Diotima spiega raccontando la nascita di Eros che


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

11

PESO

340.58 KB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopedagogia dei linguaggi comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Pesare Mimmo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicopedagogia dei linguaggi comunicativi

Riassunto esame Psicopedagogia dei Linguaggi Comunicativi, prof. Pesare, dispense consigliate: Grafo del desiderio e Gli Scritti di Franco Basaglia
Appunto
Riassunto esame Psicopedagogia dei linguaggi comunicativi, prof. Pesare, libro consigliato: Le metafore della Umbildung, Pesare
Appunto
Riassunto esame filosofia, libro consigliato Percorsi del riconoscimento, Paul Ricoeur
Appunto
Riassunto esame Psicopedagogia dei Linguaggi Comunicativi, prof. Pesare, dispense consigliate: Grafo del desiderio e Gli Scritti di Franco Basaglia
Appunto