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Riassunto esame Psicopatologia generale e dello sviluppo, prof. Miscioscia, libro consigliato Lo sviluppo della psicopatologia, Zennaro

Riassunto per l'esame di Psicopatologia generale e dello sviluppo, basato su appunti personali presi dalle lezioni e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Miscioscia: "Lo sviluppo della psicopatologia", Zennaro. Scarica il file in PDF!

Esame di Psicopatologia generale e dello sviluppo docente Prof. M. Miscioscia

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CONTINUUM STRESS-VULNERABILITA’-RESILENCE → Il continuum vulnerabilità-resilience

interagisce con la

dimensionalità

degli eventi

stressanti nel

produrre la

possibilità che un

disordine si

instauri: a un

estremo

(vulnerabilità)

sarà sufficiente un

basso livello di

stress per

determinare un

disturbo, mentre

resilience

all’estremo opposto ( ) il livello di stress necessario per l’instaurarsi di un disturbo

dovrà essere più elevato.

Lo sviluppo dei fenomeni psicopatologici è complesso e implica una relazione

altrettanto complessa e interattiva tra fattori predisponenti (individuali) ed elementi

esterni (ambientali e relazionali) di stress. (Faileure to Thrive,

Capitolo 5 – I disturbi dell’accrescimento FTT)

Il disturbo dell’accrescimento è una condizione in cui il bambino nella prima infanzia (0-3

anni):

a. non riesce a raggiungere gli standard di incremento ponderale e staturale per l’età

anagrafica, sia in condizioni di scarso o inadeguato nutrimento, sia in condizione di

adeguato apporto nutrizionale con scarsa assimilazione dei nutrienti, per cause

organiche o in assenza di esse;

b. manifesta una riduzione significativa del peso rispetto al suo incremento regolare

definito da una curva standard.

Per accrescimento si intende l’aumento ponderale, staturale e volumetrico dell’organismo,

determinato dall’incremento del numero e delle dimensioni delle cellule. La crescita del

bambino rispetto a peso ed altezza è: nel primo anno di vita il peso triplica e l’altezza ha un

incremento del 50% arrivando a raddoppiare all’età di 4 anni. La crescita dipende

dall’importo giornaliero di calorie consumate, che dovrebbe essere circa 80-120 Kcal per un

peso corporeo ideale, da fattori endogeni (genetici, ormonali) o da fattori esogeni

(nutrizionali, socio-economici, relazionali). Il FTT è un fenomeno complesso che coinvolge

aspetti medici, psicologici e sociali in interazione tra loro, descrivendo bambini la cui crescita

“fallisce” rispetto agli standard attesi per età e sesso. Presenta una connessione con l’area

dei disturbi precoci dell’alimentazione. patologia sintomo?

Il disturbo di accrescimento è una o un Tradizionalmente viene

considerato come una patologia, ma secondo alcuni autori è un sintomo associato a diversi

livelli di malnutrizione e ritardo evolutivo. A causa della sua eziologica multifattoriale non

esiste ancora una posizione esaustiva e coerente e non viene descritto negli attuali sistemi di

classificazione diagnostica (DSM, ICD-10, 0-5): questi sistemi hanno una classificazione per i

disturbi alimentari infantili ma non considerano la difficoltà di accrescimento come un’entità

patologica propria, ma indicano tale difficoltà come manifestazione associata ai diversi

disturbi descritti.

Esistono tre tipi di disturbo di accrescimento:

Organic Failure to Thrive (OFTT)

1. : presenza di una o più patologie organiche alla

base della difficoltà di accrescimento;

Non Organic Failure to Thrive (NOFTT)

2. : nessun riscontro di patologie organiche

alla base del disturbo di accrescimento;

Disturbo “misto” di Accrescimento

3. : interazione dinamica di componenti organiche

e ambientali (non organiche) alla base della difficoltà di crescita. Il FTT sembra avere

una etiologia “mista” nel 15% - 35% dei soggetti. Esistono inoltre tre tipi di FTT misto:

1) presenza di un contesto avverso che precipita i sintomi organici legati

all’accrescimento; 2) compresenza di una patologia medica nel bambino e di fattori di

rischio nel contesto; 3) difficoltà del bambino sono alla base di fattori di rischio nel

contesto di crescita.

RELAZIONE TRA FTT E DISTURBI ALIMENTARI PRECOCI: hanno manifestazioni

comportamentali simili, tra cui assunzione di cibo solido e liquido scarsa, rifiuto e/o vomito

del cibo, rispose anomale ai bisogni interni di fame e/o sazietà, minori richieste di cibo e

difficoltà nell’assunzione dei ritmi alimentari. A causa di queste sovrapposizioni è frequente

la compresenza di FTT e disturbo alimentare, ma non devono essere considerate come

la stessa cosa:

→ Disturbi alimentari precoci (DSM-IV-TR e ICD-10):

Durata del disturbo da almeno un mese

 Difficoltà del bambino a nutrirsi adeguatamente

 Perdita di peso e/o difficoltà ad acquisire peso

 Nessuna associazione diretta con condizioni mediche e/o disturbi psichici

 Comparsa entro i 6 anni di vita

 Tipologie: Disturbo della nutrizione dell’infanzia e della prima fanciullezza, Pica,

 Disturbo da ruminazione

Nel CD:0-3 invece ci sono sei categorie di disturbo alimentare precoce:

1. Disturbo alimentare di regolazione: difficoltà a raggiungere o mantenere stato di

regolazione durante il pasto; caregiver

2. Disturbo alimentare da fallimento della reciprocità con il durante il

pasto;

3. Anoressia infantile: rifiuto di un adeguato apporto di cibo, disinteresse verso il cibo,

forte interesse nell’esplorazione e interazione;

4. Avversione sensoriale al cibo: rifiuto persistente a mangiare cibi specifici;

5. Disturbo alimentare associato a condizioni mediche

6. Disturbo dell’alimentazione associato a disturbi del tratto gastrointestinale.

La maggior parte di tali categorie implica una carenza nella crescita.

Altre classificazione dei disturbi dell’alimentazione:

1) Modello relazionale (Benoit) → evidenzia il ruolo centrale della relazione madre-

bambino nella genesi e nel mantenimento dei disturbi dell’alimentazione. Tra questi sono

state identificate delle categorie che appaiono in stretta connessione con il FTT, ovvero il

disturbo reattivo dell’attaccamento malnutrizione dovuta a inappropriata dieta

nell’infanzia,

alimentare rifiuto patologico del

(inappropriato apporto alimentare da parte della madre) e

cibo. In particolare il disturbo di malnutrizione appare una categoria affine alla sindrome

del disturbo di accrescimento.

2) Classificazione clinico-evolutiva (Chatoor) → L’eziologia dei disturbi alimentari precoci

viene ricondotta a diversi fattori tra cui le caratteristiche dell’interazione madre-bambino,

eventuale psicopatologia materna, aspetti temperamentali del bambino e condizioni mediche

(modello multifattoriale). disturbo

generali del bambino Vengono individuate 6 categorie:

alimentare di regolazione, disturbo alimentare da reciprocità bambino-caregiver, anoressia

infantile, avversione sensoriale al cibo, disturbo alimentare post-traumatico, disturbo

alimentare associato a condizione medica concorrente . Chatoor descrive il FTT

nell’ultima categoria e viene considerato come un sintomo piuttosto che come una vera e

disturbo alimentare associato a condizione medica

propria categoria diagnostica. Il

concorrente ha le seguenti caratteristiche:

Rifiuto del cibo o inadeguata ingestione di cibo per almeno 2 settimane

 Comparsa in qualunque età del bambino e variazioni in connessione con la condizione

 medica associata

Inizio di alimentazione interrotto da stress durante il pasto

 Condizioni mediche concomitanti alla base dello stress durante il pasto

 Mancato raggiungimento del peso e/o perdita di peso

 Le cure mediche possono ridurre ma non risolvere completamente il problema

 alimentare

In sintesi il disturbo di accrescimento non trova collocazione specifica e peculiarità

nosografico-descrittiva su diversi piani: Livello teorico, Aspetti sintomatici e manifestazioni

comportamentali, Origini eziopatogenetiche, Dinamiche affettivo-relazionali sottostanti.

Problema: sintomo o sindrome? Eventuale sovrapposizione e/o specificità rispetto ai

disturbi alimentari precoci.

INCIDENZA: Dati APA del 2000 rilevano la presenza del FTT in percentuali tra l’1% e il 5%

in bambini di età compresa tra la nascita e i 3 anni di vita. La sovrapposizione con la

presenza di disturbi alimentari precoci ha una percentuale del 47%.

FATTORI EZIOPATOGENETICI:

1) Fattori organici:

Patologie a carico dei diversi apparati (cardiocircolatorio, renale, respiratorio)

 Problemi di metabolismo (es. disturbi mitocondriali, alterazione del funzionamento

 enzimatico, ipercatabolismo)

Sindromi genetiche di vario tipo (es. Prader-Willi, Williams, Asperger)

 Patologie congenite come l’epilessia generata da mutazioni genetiche o disturbi

 patologie del SNC o

neurodegenerativi (es. atrofia cerebrale di origine metabolica),

della trasmissione neuromuscolare

Esposizione precoce alle droghe in utero

 Nascita prematura

2) Qualità dell’interazione madre-bambino: il FTT può essere attribuito ad anomalie

sindrome da deprivazione materna

nella relazione tra la figura di accadimento e il bambino ( )

che genererebbe nel bambino condotte alimentari anomale. Anche la qualità dell’interazione

madre-bambino durante l’allattamento può costituire un predittore della velcoità di

crescita di quest’ultimo nel primo mese di vita. I principali fattori di rischio legati alla

relazione sono:

mancata capacità di risposta ai segnai del bambino

Una : le madri di bambino con

 disturbo di crescita tendono a concludere lo scambio interattivo con il figlio con

maggiore frequenza delle madri di bambino con accrescimento normale. La carenza

nella mutualità degli scambi interattivi tra madre e bambino è alla base delle difficoltà

riscontrate sia nel momento dell’alimentazione che in altri momenti dell’interazione;

Scarso contatto fisico e verbale, con elevate verbalizzazioni negative e un maggior

 punizioni fisiche;

numero di

Durante il pasto: mancata capacità di cogliere i segnali di fame, posizione

 inappropriata per l’età del bambino, bassa stimolazione ed elevato conflitto

sull’alimentazione, difficoltà a mantenere le abitudini alimentari del bambino,

comportamento intrusivi e controllanti.

3) Qualità del legame di attaccamento: esiste un’associazione tra il FTT e: 1) lo stile di

attaccamento insicuro, in particolare nelle categoria evitante, ambivalente o disorganizzato;

2) il disturbo reattivo dell’attaccamento. Anche il 97% delle madri con bambini con FTT

hanno un attaccamento insicuro e un’alta incidenza di attaccamento con lutti o traumi non

risolti. I diversi studi verificano l’associazione tra la presenza della sindrome del FTT e

proporzioni elevati di attaccamento insicuro nel bambino e nella madre ma solo di recente si

ipotizza una associazione tra il Disturbo di accrescimento e la presenza di Disturbi

dell’attaccamento nel bambino, in particolare del Disturbo Reattivo dell’Attaccamento

(RAD).

4) Caratteristiche familiari: Condizioni economiche disagiate, bassi livello di supporto

sociale reale e/o percepito, condizioni di violenza vista e/o subita dai componenti del nucleo

familiare, elevata conflittualità nella coppia coniugale e nel nucleo familiare, abuso di

sostanze, trascuratezza fisica e psicologica del bambino.

5) Caratteristiche della madre: presenza di disturbi di personalità, ansia o depressione,

tentativi di suicidio, dipendenza da sostanze, esperienze primarie caratterizzate da abusi

fisici, trascuratezza e instabilità degli adulti di riferimento, scarsa capacità di problem-solving

(minor numero di soluzioni e minor efficacia delle strategie usate).

6) Caratteristiche del bambino:

Peso alla nascita: cut off di 2.500 gr. come fattore di rischio successivo e segno di

 ritardo di accrescimento già in utero

Lentezza nell’accrescimento nelle prime 6-8 settimane di vita

 Temperamento difficile: aggressività, inconsolabilità, scarso adattamento

 Problemi di regolazione: marcata reattività agli stimoli esterni, elevata distraibilità

 Elevata manifestazione di affetti negativi come paura, tristezza, rabbia, angoscia

ESITI EVOLUTIVI: la malnutrizione danneggia la crescita somatica e influisce su tutti gli

aspetti dello sviluppo anche nei casi in cui la difficoltà di accrescimento è stata superata. Il

FTT infatti compromette il raggiungimento di diversi obiettivi a breve e lungo termine, in

particolare lo sviluppo funzionale e fisiologico, motorio, comportamentale e cognitivo e il

raggiungimento di traguardi affettivo - relazionali e sociali. L’FTT può causare:

1. Deficit e/o disarmonie nelle sviluppo del SNC: Difficoltà e/o ritardo nello sviluppo

psico-motorio nei primi 3 anni di vita. Inferiori prestazioni motorie e cognitive e

decremento delle prestazioni cognitive a 36 mesi;

2. Deficit e/o ritardi nello sviluppo cognitivo causati da fattori di tipo biologico, dallo

stile genitoriale o dall’interazione madre-bambino. Dopo i 3 anni i bambini con FTT

hanno ritardi cognitivi e livelli di QI significativamente inferiori ai controlli sani. In età

prescolare presentano un decremento nelle capacità di linguaggio e lettura e delle

prestazione nelle capacità di problem-solving inferiori ai controlli. In età scolare i

deficit cognitivi precoci vengono recuperati e vengono ripresi i livelli di QI all’età di 6-9

anni;

3. Patologie fisiche : la malnutrizione precoce è associata a un danneggiamento delle

difese immunitarie, con ridotta crescita cellulare e ritardata maturazione neurale.

Questi bambini si ammalano più spesso e per periodi più lunghi, hanno uno scarso

indice di massa corporea, altezza e peso, e una scarsa circonferenza cranica.

QUALE RISCHIO? → Viene usato un modello cumulativo per esaminare l’impatto del FTT e

del maltrattamento sugli esiti cognitivi del bambino, tenendo in considerazione 4 domini: 1)

Prestazioni cognitive, 2) Adattamento scolastico, 3) Comportamenti in classe, 4)

Comportamenti a casa. La condizione che ha una maggiore influenza negativa sullo sviluppo

cognitivo del bambino è la presenza di fattori cumulativi di rischio. Rischio più elevato per i

bambini che presentano più fattori associati, in particolare Disturbo dell’accrescimento e

maltrattamento.

Capitolo 9 – Depressione e sviluppo depressivo

Depressione in età evolutiva: lo sviluppo depressivo coincide, per la sua partecipazione

allo sviluppo della mente, con lo sviluppo affettivo e allo stesso tempo marca tutti i grandi

momenti di passaggio e di crisi psicologica. In età evolutiva bisogna fare attenzione sia ai

comportamenti comunicativi espliciti del disagio sia agli affetti mascherati: ad esempio

vs. vs.

inibizione comportamentale ansia di separazione, capricciosità triste ritiro silenzioso

vs.

dal rapporto, anedonia esplicita, richieste verbali di affetto difficoltà a esprimere gli stati

d’animo.

EPIDEMIOLOGIA:

0-3 ANNI: lo 0,6-0,8% presentano un’alterazione nello sviluppo in termini di

 problematiche relazionali agite nell’intensa trattativa tra il bisogno/dipendenza

dall’altro e la conquista delle prime autonomie

3-6 ANNI: lo 0,3-0,4% ha un problema depressivo riconoscibile

 6-12 ANNI: 1,8% ha qualche episodio depressivo per un periodo superiore a un anno

 12-16 ANNI: 10-12% ha sentimenti depressivi evidenti

 clinicamente

Tra i ragazzi depressi 2 su 5 portino i loro problemi in età adulta, in

 gran parte con disturbo depressivo di personalità → I disturbi di personalità

l’esito aperto

costituiscono, per il 20-25%, degli sviluppi depressivi in età evolutiva.

La depressione in età evolutiva ha un esordio precoce, una moderata equivalenza con

la sintomatologia adulta ed è in frequente associazione con quadri in comorbidità. Il

la presenza

criterio clinico essenziale per definire i diversi sviluppi depressivi è il seguente:

contemporanea, coerente e incidente di sentimenti depressivi (tipici della fase di età) e di

sintomi depressivi con segnale comunicativo e con oscura percezione soggettiva. Si

sindrome o costellazione di affetti emozioni e

manifestano come una ,

comportamenti , e si rappresentano in un disturbo che include un gruppo di sintomi che

marcato livello di disadattamento e sofferenza

ricorrono insieme e sono associati a un .

PATOGENESI DELLO SVILUPPO DEPRESSIVO: Per fare un bambino o un adolescente

depresso debbono convergere una vulnerabilità temperamentale, una storia di traumi e

perdite, una cultura depressogena e una costruzione affettiva che funzioni come un

organizzatore psicologico.

1) Fattori biologici: ereditarietà genetica, disregolazione dei sistemi noradrenergico e

serotoninergico, disfunzioni dell’asse ipotalamo-ipofisario, influenza dei fattori ormonali della

pubertà (es. la disregolazione dell’ormone della crescita GH potrebbe costituire un tratto di

vulnerabilità per la depressione) e differenze cerebrali funzionali e anatomiche (riduzioni del

volume dell’amigdala, della materia bianca nel lobo prefrontale e compromissione strutturale

e funzionale di aree relative alla ricompensa). Si pensa che i fattori ambientali producano un

contributo maggiore nelle depressioni moderate, mentre i geni assumano u ruolo

decisamente maggiore nelle depressioni più gravi. Ma la maggior parte delle ricerche

sostengono il ruolo dell’interazione tra fattori di rischio genetici ed eventi negativi di

vita nel predire lo svilupparsi di una depressione

2) Fattori di personalità: uno stile di pensiero negativo, temperamento a rischio

depressivo → Costellazione psicologica nucleare è un assetto psicologico dominante

all’interno del quale le componenti derivanti dalla duplice interazione tra caratteristiche

individuali strutturanti e influenze ambientali trovano un’integrazione stabile e coesa attorno

influenzano le successive acquisizioni e modulazioni di personalità del bambino.

ai 3-4 anni e

Questa costellazione tende a persistere con una certa stabilità e modella l’organizzazione

della personalità nella prima e seconda infanzia. Si costituisce una prima

rappresentazione della rete relazionale e della ricaduta sociale dei propri

comportamenti, con la conseguente nascita del senso morale. Verranno potenziati o

repressi alcuni comportamenti anche in relazione a quanto consentito all’interno del

primo spazio sociale del bambino.

3) Fattori ambientali: eventi di vita, deprivazione e abuso, funzionamento familiare atipico

di mancanza di cura.

4) Disregolazione affettiva: comparsa di ricorrenti episodi disforici, di breve durata, che

rappresentano la manifestazione sintomatica di una disregolazione affettiva latente.

5) Inibizione comportamentale: è un fattore di rischio per l’ansia di separazione, aumenta

l’intensità e la frequenza delle piccole disforie/cambiamenti d’umore, le quali a loro volta

accentuano il manifestarsi dell’inibizione incanalando negativamente le energie necessarie

per l’esplorazione; infatti l’inibizione limita la curiosità e le condotte esplorative. La riduzione

delle condotte esplorative ostacola il formarsi del bagaglio esperienziale indispensabile per

affrontare le varie sfide evolutive, generando apatia, devitalizzazione e rallentamento

psicomotorio. Il bambino quindi non acquisisce nuove competenze e il divario tra bambino e

richieste esterne aumenta.

6) Stile depressivo familiare: i bambini depressi hanno spesso genitori depressi, inoltre le

condotte esplorative del bambino possono essere sostenute oppure soffocate dal contesto

familiare. MANIFESTAZIONE OMOTIPICA: a 12 mesi il bambino mostra uno stile di

attaccamento disorganizzato e una marcata disregolazione affettiva.

7) Ruolo dell’ansia: Molti studi hanno riportato una comune presenza genica per ansia e

depressione:

I geni che influenzano un’ansia precoce influenzano anche la vulnerabilità del bambino

 verso lo sviluppo della depressione (fattore genetico principale);

Gli individui che sono ad alto rischio genetico per ansia sono inevitabilmente soggetti

 a fattori ambientali;

Gli individui a più alta vulnerabilità genetica sono esposti al doppio svantaggio di

 avversità ambientali correlate.

L’ansia del bambino, se bloccata, può essere canalizzata e indirizzarsi verso la depressione.

precede

Lo sviluppo dell’ansia lo sviluppo dei sentimenti depressivi nelle primissime fasi

dello sviluppo. Un bambino che cresce e convive con uno stato d’ansia costruisce la sua

personalità in solitudine, sviluppando molte tecniche di controllo più o meno efficaci e/o

problematiche.

L’ansia di separazione si trova al confine tra temperamento e disturbo; infatti non tutti i

bambini con ansia da separazione svilupperanno una depressione, ma la percentuale di

bambini depressi tra quelli con pregressa ansia da separazione sarà maggiore che nella

popolazione generale). L’ansia di separazione è un sintomo dell’incapacità di

padroneggiare un evento spiacevole, producendo uno stato negativo che limita la possibilità

di gioco e la possibilità di interazione. Verso i 18 mesi il bambino è consapevole sia della

propria separatezza che della sua difficoltà a gestire da solo il mondo circostante.

LE FASI CLINICHE DELLO SVILUPPO DEPRESSIVO

→ Tra i 3 e i 6 anni: la depressione non si presenta come un quadro definito nelle prime fasi

dello sviluppo. Le piccole disforie si manifestano come momenti di interruzione

dell’adattamento al mondo affettivo circostante, cortocircuiti emotivi in cui il bambino

sperimenta la perdita di controllo e la progressiva impossibilità di trovare rassicurazione

nell’altro. Rappresentano le prime manifestazioni di dissonanza affettiva e di un processo di

sviluppo affettivo. In questa età il bambino depresso presenta maggiori difficoltà a

esternare i propri bisogni e i propri sentimenti, tende a utilizzare un’immagine distorta,

agita nel doppio scenario della mente e dell’interazione, sperimenta sentimenti di

tristezza e di colpa con marcati vissuti di inadeguatezza, reprime in silenzio i sentimenti

di rabbia e sopprime i propri bisogni emotivi. Il cardine affettivo è ancora segnato

prevalentemente dall’ansia, ma al contempo il bambino sperimenta sentimenti di tristezza e

di colpa con marcati vissuti di inadeguatezza.

→ Tra i 6 e i 10 anni: in questa fase è importante l’emozione della vergogna, la quale è

ricollegata all’atteggiamento «non posso vedere me stesso

come vorrei che gli altri mi vedessero». Essa comporta

l’esperienza dolora di essere scoperto e dover affrontare la

reazione emotiva di disapprovazione, rimprovero e derisione.

Essa induce un umore ansioso, o triste e depresso e riflette

tensione tra elementi strutturali distinti tra ciò che si vuole

una

essere e ciò che si percepisce di essere. I sentimenti di

inferiorità e la diminuzione di autostima sono espressioni di

una discrepanza tra aspettative e esperienze. La paura

fondamentale implicita nella vergogna è il timore di perdere

l’oggetto d’amore e con esso la perdita di sé. La vergogna

organizza un progressivo senso d’inadeguatezza che fino agli 8

senso di colpa sotterraneo

anni è rappresentativo di un ;

invece il senso di colpa che si manifesta tra gli 8 e i 10 anni è

un senso di colpa depressivo caratterizzato dalla tristezza

per il non essere amato a causa della propria inadeguatezza e

dal risentimento verso le figure di accadimento e il mondo

circostante. Durante la preadolescenza si parla di colpa persecutoria.

Gli adulti che presentano una depressione possono favorire nei loro figli lo sviluppo di:

1. Organizzazione ansiosa: tendenza alla somatizzazione e alla conversione

ipocondriaca

2. Organizzazione depressiva: tendenza all’inibizione intellettiva e tratti di anedonia

3. Organizzazione borderline: marcata tendenza alla dipendenza e alla vulnerabilità

narcisistica

Due problemi:

1. Contagio e comunicazione affettiva: la comunicazione affettiva si sviluppa dalla

relazione madre-bambino e consente al bambino di costruire un universo affettivo

pluridimensionale e di utilizzare la partecipazione affettiva per trasformare le emozioni

intollerabili e per rifornirsi di investimenti affettivi significativi.

2. Meccanismi di difesa che i bambini attivano verso la paura del dolore mentale:

per difendersi da tale paura il bambino usa tre strategie: 1) Utilizzare le

metafora scarico

rappresentazioni del dolore fisico come una e come uno del dolore

Frammentare, disperdere

mentale (sintomi somatomorfi e lamentele depressive); 2) e

ridurre il dolore mentale legandolo a una gamma variegata di sentimenti depressivi; 3)

Negare l’esistenza del dolore mentale, negando l’esistenza delle emozioni

(svuotamento della mente e fantasie di morte).

CLINICA E TIPI DEPRESSIVI:

→ Prima infanzia (0-3 anni): comparsa di comportamenti di ritiro, marcato ritardo

nell’acquisizione e padroneggia mento di schemi autoregolativi. Il bambino inibisce la

competenze esplorativa e mostra scarso interesse per le situazioni nuove. L’area

dell’autoregolazione appare quella più compromessa: sono presenti disturbi della

regolazione del ritmo sonno-veglia, dell’alimentazione e del controllo sfinterico (il corpo

agisce come intermediario del disagio del bambino). Il bambino che tende a una potenziale

problematica depressiva è un bambino che:

si scoraggia facilmente

 si vergogna se contattato emotivamente

 si arrabbia quasi soltanto quando si crede solo

 è un solitario, sempre ai confini del piccolo gruppo

→ Età prescolare (3-5 anni): la depressione non si presenta ancora come un quadro

precoce

definito. I bambini possono manifestare una depressione clinica anche a partire

dai 4 anni ed è caratterizzata dai seguenti sintomi: caldi e

mancanza di curiosità e incapacità di attivare comportamenti esplorativi

 aperti

grave difficoltà nel trovare piacere nel gioco

 forte dipendenza da una figura di riferimento vicina e costante

 marcata sensibilità al dolore mentale e ai sentimenti di tristezza e disperazione

 degli altri

precocissima attenzione a tematiche attinenti la morte e preoccupazione per

 l’irreversibilità della morte

ritardi psicomotori non giustificati altrimenti

 baby talk

ritardi di linguaggio in cui prevale l’uso del

→ Età scolare (6-10 anni): i bambini esprimono la depressione in forme riconoscibili, con

alcune caratteristiche collegate all’età e suddividendosi in:

1. Bambini in cui prevalgono i sintomi somatoformi: stanchezza e faticabilità, dolori

addominali, disturbi del sonno, vertigini, tremori, palpitazione, paure e fantasie sulle

malattie e sul corpo, enuresi, encopresi, balbuzie, tic, goffaggine motoria, instabilità;

2. Bambini in cui prevalgono difficoltà scolastiche: difficoltà non specifiche o

specifiche di apprendimento, difficoltà di attenzione e concentrazione, scarsa

partecipazione a attività ludiche, tendenza ad avere uno/due amici fissi di cui sono

dipendenti, tendenza a giocare con bimbi più piccoli, paura di situazioni competitive,

mancanza di curiosità;

3. Bambini in cui prevalgono disturbi della condotta: instabilità motoria pervasiva

con o senza disturbo dell’attenzione, disturbi del comportamento con crisi di rabbia,

labilità emotiva, periodi di inattività, stanchezza, passività.

sanno di essere tristi,

I bambini depressi sono tristi e, in qualche modo, chiedono spesso se

un’indifferenza apparente e una

gli si vuol bene, dichiarano di non sentirsi amati e hanno

paura reale di dichiarare i loro sentimenti di tenerezza, sensazioni di

hanno delle forti

vergogna (con crisi paniche) e dichiarano di essere sempre inadeguati, pur affermando molto

avere degli obiettivi elevatissimi, preoccupazioni e fantasie

spesso di hanno delle frequenti

di morte. I loro genitori sanno che i loro figli non si sanno difendere dagli altri, sono spesso

a volte nascondono e a volte inventano

disforici e che, infine, la rabbia

ANGOSCIA ABBANDONICA: paura che la madre non vada a riprenderlo all’uscita da scuola,

che le sia successo qualcosa o che lo abbandoni con una partenza improvvisa.

→ Preadolescenza (10-12 anni): Il preadolescente depresso attiva molte manovre per

negare, rallentare o limitare le richieste, esterne e intrapsichiche, di cambiare e di

decidersi. Situazione vissuta all’insegna del dolore mentale e dell’attesa interminabile che

sintomi

il dolore mentale arriverà. Le principali difese sintomatologiche usate sono i

somatoformi, utilizzati per lo più nell’interazione, infatti i sintomi rappresentano l’argomento

difficoltà di apprendimento,

chiave per aprire nuovi rapporti sociali, e le causate da

ruminazione, inibizione sistematica e fobia della scuola. Tra i 10 e i 12 anni lo sviluppo

depressivo entra nel binario della possibile espressione dei quadri clinici minori e

maggiori. uscite

→ Adolescenza (13-16 anni): le possono evolvere in una logica sociale di

un invischia mento egodistonico nel gruppo, un’assunzione più o meno

appartenenza verso

convinta di condotte a rischio una messa alla prova dei valori e dell’esistenza

e . In questo

(non sono la persona

periodo può presentarsi una sintomatologia anoressico-bulimica

che vorrei essere perché non il corpo ce vorrei avere ): quando il confronto tra Sé e Sé ideale

si concentra sulla rappresentazione somatica del Sé si sviluppa una sintomatologia

anoressico-bulimica, in cui ai sintomi anoressico-bulimici si accompagnano: tendenza a

nascondere il proprio corpo, tendenza a imbruttirsi verbalizzando, tendenza a manifestare

modesti comportamenti autolesionistici. In adolescenza può presentarsi anche un disturbo

bipolare: una sintomatologia depressiva può essere considerata come prodromica del

successivo viraggio ipomaniacale/maniacale. solitudine, dipendenza dai

SUICIDIO: Bambini e adolescenti depressi sono vulnerabili a

rapporti unilaterali e idealizzati fragilità

(pochi rapporti sociali e pochi oggetti affettivi) e

psicologica e simbolizzazione della perdita (se perdesse l’unico oggetto d’amore che ha

rimarrebbe completamente vuoto). Il passaggio dall’esperienza di lutto simbolico, oppure

dall’esperienza di collasso dell’oggetto idealizzato, è vissuto come una prova della

propria irreparabile inadeguatezza e solitudine. I bambini e adolescenti depressi

mandano dei segnali per comunicare la loro disperazione e richieste d’aiuto:

solitudine

La di base del soggetto in difficoltà

 esperienze di perdita

Le da lui subite e la notevole sproporzione delle reazioni

 richieste d’amore

La costanza delle e delle proteste sulla perdita

 I segnali d’allarme che vengono trasmessi con grande enfasi ma in tono minore

N.B.:Gli adolescenti che stanno per tentare il suicidio tendono ad abbandonare attivamente i

loro ambienti di riferimento e a parlare con panico e con freddezza dei loro reali o ipotetici

insuccessi.

DISTURBO DEPRESSIVO E PERSONALITA’ DEPRESSIVA: La continuità depressiva

segna e organizza una struttura di personalità depressiva attraverso un meccanismo

di diffusione, e il disturbo depressivo può esser utilizzato come paradigma evolutivo del

rischio psicopatologico strutturante un disturbo di personalità nel corso dello sviluppo. Le

caratteristiche del disturbo depressivo che persistono nel tempo sono:

Ha esordio precoce

 Difficoltà nell’integrazione di schemi motori e rappresentazionali

 Inibizione comportamentale

 Modalità relazionale fatta di piccolo cortocircuiti che alimentano un senso di difficoltà

 affettiva e comunicativa

Cristalizzazione del nucleo ansioso

 Saturazione di fattori eziologici genetici, neurobiologici e ambientali

 Nelle famiglie si rilevano disturbi psichiatrici

 Difficoltà nello sviluppo e coordinazione di emozioni, parola e pensiero, memoria e

 previsione: spesso ci sono crisi di rabbia, repentini cambiamenti d’umore, incapacità di

comunicare le proprie emozioni

Senso di disorientamento e scarsa consapevolezza di un Sé agente

 Fatica nella costruzione di una reciprocità sociale

 Fallimento nello sviluppo nelle competenze di mentalizzazione

 Senso di isolamento e sentimento di vuoto

N.B. L’ANSIA sottende tutte le manifestazioni depressive al loro esordio evolutivo.

CONCLUSIONI:

I disturbi depressivi in età evolutiva si possono svolgere lungo un asse temporale

 molto esteso.

Le rotte dello sviluppo depressivo sono varie, alcune dirette, altre sequenziali,

 altre ancora improvvise.

Il paradigma evolutivo della depressione definisce il modello a cascata di un

 depressivo

pattern di sviluppo la cui comprensione non può prescindere dalla

affettivo

conoscenza profonda del pattern di sviluppo che ha caratterizzato la storia

del bambino.

L’organizzatore affettivo interno originario è rappresentato dall’ansia di

 separazione e dalla sua complessa rilettura nel corso dello sviluppo.

Non c’è diagnosi di depressione se non c’è prima diagnosi del complesso di

 alla cattura dei sintomi

sentimenti depressivi, assieme alla scelta, che si aggregano

nei quadri sindromici.

La depressione del bambino si associa quasi invariabilmente ad altri disturbi

 psicopatologici.

Il significato di una manifestazione depressiva precoce va riletto all’interno dello

 scambio dinamico tra l’individuo, la sua storia e il suo ambiente con le sue

caratteristiche.

Bisogna capire il significato storico dello sviluppo depressivo per quel bambino o

 quell’adolescente per fare ipotesi prognostiche e attivare le giuste risposte

terapeutiche.

Capitolo 11 – Le dipendenze patologiche

Importante è la distinzione tra dipendenza sana, ovvero la manifestazione del bisogno di

mantenere a lungo termine interazioni e relazioni con gli altri (genitori, fratelli) e

dipendenza patologica che fa riferimento ad una dipendenza da qualcosa o qualcuno, ad

una situazione di mancanza di autonomia nei confronti di una persona o di un gruppo, al

bisogno fisico e psichico, spesso incontrollabile, di assumere una determinata sostanza.

Quindi la dipendenza patologica consiste nell’instaurare con l’”oggetto” della dipendenza

una relazione patologica. addiction dependance

Bisogna anche distinguere i concetti di e . Il primo è una condizione

generale in cui la dipendenza psicologica spinge alla ricerca dell’oggetto, senza il quale

l’esistenza diventa priva di significato (es. dipendenza dal lavoro, da internet, da cellulare, da

dependance

affetti). La invece è la dipendenza fisica e chimica, una condizione in cui

l’organismo necessita di una determinata sostanza per funzionare (es. dipendenza da

new addiction

sostanze, alcol, farmaci, tabacco). Attualmente esistono anche le o

dipendenze comportamentali, come il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza affettiva,

l’internet addiction disorder,

la dipendenza da sesso, lo shopping compulsivo e la dipendenza

patologica da lavoro. specifica esperienza caratterizzata da un

Definizione di dipendenza patologica:

sentimento di incoercibilità e dal bisogno coatto di essere ripetuta con modalità compulsive ;

è una condizione invasiva caratterizzata da diversi meccanismi:

1. Tolleranza: progressiva riduzione degli effetti in seguito a una ripetuta esposizione

alla stessa dose della sostanza. Per ripristinare l’intensità dell’effetto iniziale bisogna

aumentare la dose o sospendere l’uso della sostanza per un breve periodo di tempo;

2. Astinenza: è la manifestazione della dipendenza fisica, quando il soggetto interrompe

bruscamente l’assunzione della sostanza si presenta un’intensa stimolazione

psicomotoria e neurovegetativa;

3. Intossicazione: sviluppo di una sindrome sostanza-specifica reversibile, dovuta alla

recente assunzione di una sostanza con modificazioni sul piano comportamentale o

psicologico, dovute all’effetto della sostanza sul sistema nervoso centrale;

4. Craving: desiderio impulsivo di assumere la sostanza.

APPROFONDIMENTO DSM 5

I disturbi correlati a sostanza contemplano 10 classi distinte di sostanze: alcol; caffeina;

cannabis; allucinogeni; inalanti, oppiacei; sedativi; ipnotici e ansiolitici; stimolanti (cocaina);

tabacco: e altre (o sconosciute) sostanze. Tutte le sostanze che vengono assunte in eccesso

hanno in comune l’attivazione diretta del sistema di ricompensa, che è coinvolto nel

rafforzamento dei comportamenti e nella produzione di ricordi. Esse producono

un’attivazione così intensa del sistema di ricompensa che le normali attività possono venire

trascurate. I disturbi correlati a sostanze si dividono in due gruppi: i disturbi da uso di

sostanze e i disturbi indotti da sostanze. Le condizioni seguenti possono essere

classificate come disturbi indotti da sostanze: intossicazione, astinenza e altri disturbi

mentali indotti da sostanze/farmaci (disturbi psicotici, disturbo bipolare e disturbi correlati,

disturbi depressivi, disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati,

disturbi del sonno, disfunzioni sessuali, delirium e disturbi neurocognitivi).

Disturbi da uso di sostanze: La caratteristica essenziale di un disturbo da uso di sostanze

è un cluster di sintomi cognitivi, comportamentali e fisiologici che indicano come l’individuo

continui a fare uso della sostanza nonostante i significativi problemi correlati alla sostanza.

La diagnosi di disturbo da uso di sostanza può essere applicata a tutte le 10 classi eccetto la

caffeina. Una caratteristica importante dei disturbi da uso di sostanze è un cambiamento

sottostante nei circuiti cerebrali che può persistere anche dopo la disintossicazione, in

particolare negli individui con disturbi gravi. Gli effetti comportamentali di questi

cambiamenti cerebrali si manifestano nelle ripetute ricadute e in un intenso craving

(desiderio persistente e irresistibile) per la sostanza quando gli individui vengono esposti a

stimoli correlati a quel tipo di sostanza. Questi effetti persistenti possono trarre beneficio da

approcci al trattamento a lungo termine. Soprattutto la diagnosi di disturbo da uso di

sostanze è basata su un pattern comportamentale patologico correlato all’uso della

sostanza. Per facilitare l’organizzazione, fra i criteri, il Criterio A può essere considerato

controllo compromesso,

utilizzabile all’interno di raggruppamenti complessivi di

compromissione sociale, uso rischioso e criteri farmacologici. compromissione

La

del controllo dell’uso della sostanza è il primo raggruppamento di criteri (Criteri 1-4).

Criterio 1: L’individuo può assumere la sostanza in quantitativi maggiori o per periodi

 più lunghi di quanto fosse nelle sue intenzioni

Criterio 2: L’individuo può esprimere un desiderio persistente di ridurre o regolare

 l’uso della sostanza e può riferire molteplici sforzi infruttuosi di diminuire o

interrompere l’uso

Criterio 3: L’individuo può impegnare una grande quantità di tempo per procurarsi la

 sostanza, per usarla o per ristabilirsi dai suoi effetti. In certi casi di disturbi da uso di

sostanze più gravi, virtualmente tutte le attività quotidiane dell’individuo ruotano

intorno alla sostanza stessa.

Criterio 4: Il craving si manifesta con un desiderio intenso o irresistibile per la

 sostanza che può verificarsi in qualsiasi momento ma più probabilmente in un

ambiente dove questa veniva procurata o usata in precedenza.

compromissione sociale

La è il secondo raggruppamento di criteri (Criteri 5-7).

Criterio 5L’uso ricorrente della sostanza può causare il fallimento nell’adempimento

 dei principali obblighi di ruolo sul lavoro, a scuola o a casa.

Criterio 6: L’individuo può continuare a usare la sostanza nonostante abbia

 persistenti o ricorrenti problemi sociali o interpersonali causati o esacerbati dagli

effetti della sostanza

Criterio 7: Importanti attività sociali, lavorative o ricreative possono essere

 abbandonate o ridotte a causa dell’uso della sostanza. L’individuo può ritirarsi dalle

attività familiari e dagli hobby allo scopo di usare la sostanza.

L’uso rischioso della sostanza è il terzo raggruppamento di criteri (Criteri 8-9).

Criterio 8:Può assumere la forma dell’uso ricorrente della sostanza in situazioni nelle

 quali è fisicamente pericoloso.

Criterio 9: L’individuo può continuare a usare la sostanza nonostante riconosca di

 avere problemi fisici o psicologici persistenti o ricorrenti, i quali, molto probabilmente,

sono causati o esacerbati dalla sostanza stessa. La questione chiave nel valutare

questo criterio non è l’esistenza del problema, ma piuttosto il fallimento, da parte

dell’individuo, di astenersi dall’uso della sostanza nonostante le difficoltà che causa.

criteri farmacologici

I sono l’ultimo raggruppamento (Criteri 10 e 11). La tolleranza

(Criterio 10) è segnalata dall’aver bisogno di dosi marcatamente aumentate della sostanza

per ottenere l’effetto desiderato o da un effetto marcatamente ridotto quando si consuma la

dose abituale. Il grado in cui si sviluppa la tolleranza varia notevolmente tra individui, come

pure tra sostanze, e può comportare una varietà di effetti sul sistema nervoso centrale.

L’astinenza (Criterio 11) è una sindrome che si verifica quando le concentrazioni di una

sostanza nel sangue o nei tessuti declinano in un individuo che ha mantenuto un pesante e

prolungato uso della sostanza stessa. Dopo aver sviluppato i sintomi di astinenza, l’individuo

tende a consumare la sostanza per attenuare i sintomi. Né la tolleranza né l’astinenza sono

necessari per una diagnosi di disturbo da uso di sostanze. Tuttavia, per la maggior parte

delle classi di sostanze, una storia pregressa di astinenza è associata a un decorso clinico più

grave.

Gravità e specificazioni: I disturbi da uso di sostanze si verificano con un ampio margine di

gravità, la lieve a grave, con la gravità basata sul numero dei criteri sintomatologici

lieve

manifestati. Come stima generale di gravità, un disturbo da uso di sostanze è suggerito

moderato grave

dalla presentazione di 2-3 sintomi, da 4-5 sintomi e da 6 o più sintomi. Il

cambiamento della gravità nel corso del tempo è anche rilevabile dalle riduzioni o dagli

aumenti nella frequenza e/o dose di sostanza usata, valutati tramite il resoconto diretto

dall’individuo interessato, il resoconto di altri esperti, le osservazioni del clinico e i test

biologici. Per i disturbi da uso di sostanze sono disponibili, inoltre, i seguenti specificatori di

decorso e gli specificatori per le caratteristiche descrittive: “in remissione precoce”, “in

remissione protratta”, “in terapia agonista” e “in ambiente controllato”. La definizione di

ognuna viene fornita all’interno dei rispettivi set di criteri.

EPIDEMIOLOGIA (dati del 2016): solitamente passano circa 6-7 anni tra il primo consumo

della sostanza e la

presa in cura

Consumo di droghe

in adolescenza:

molto frequente in

adolescenza è il

poliabuso; la sostanza

più usata in

adolescenza è la

cannabis (84% dei

consumatori di

cannabis la associano

a sostanze legali come

alcol, tabacco e

psicofarmaci), seguita

da alcol e psicofarmaci

(in particolare

antidolorifici).

Percentuali minore

sono per la cocaina, l’eroina e le droghe sintetiche.

Nel DSM-V sono state fuse le categorie di abuso e dipendenza da sostanza in un'unica

categoria: DISTURBO DA USO DI SOSTANZE, misurato su un continuum da lieve a grave e

che presenta 11 classi di disturbi correlate a sostanze.

Il percorso di cura con adolescenti tossicodipendenti: il primo grande problema che

accomuna tutti gli adolescenti (problematici) è sempre l’aggancio. Importanza della

PREVENZIONE attraverso:

Programmi di informazione nelle scuole sui rischi derivati dall’uso di sostanze

 Coinvolgimento dei familiari

 Sportelli di ascolto

 Rete con i servizi territoriali

 Programmi di prevenzione nei luoghi sensibili (locali notturni, discoteche, piazze,

 luoghi si spaccio)

A una diminuzione della percentuale degli istituti che organizzano attività di prevenzione

corrisponde un aumento del consumo di sostanze .

[Correale – “Il soggetto nascosto”] Una volta che avviene la disintossicazione fisica si “apre

un mondo”, ovvero che una volta che la mente è libera dalla dipendenza possono comparire

degli aspetti di psicopatologia, spesso compare una struttura borderline. Infatti bisogna

sempre chiedersi “perché aveva bisogno della sostanza?”, solitamente a causa della

presenza di un’angoscia derivante da una struttura fragile e la sostanza viene usata per

riempire un vuoto.

Il servizio ambulatoriale dipendenze (SER.D.):

collaborazione con i Provveditorati agli studi per la realizzazione di interventi

 informativi ed educativi;

collaborazione con le autorità militari esistenti nel territorio per l’attuazione di

 interventi di prevenzione, cura e riabilitazione dei tossicodipendenti;

collaborazione con il servizio sanitario penitenziario ai fini degli interventi di cura e

 riabilitazione a favore dei detenuti tossicodipendenti;

attuare interventi di primo sostegno ed orientamento per i tossicodipendenti e le loro

 famiglie;

attuare interventi di informazione e prevenzione particolarmente nei confronti delle

 fasce giovanili;

accertare lo stato di salute psicofisica del soggetto anche con riferimento alle

 condizioni sociali;

certificare lo stato di tossicodipendenza ove richiesto dagli interessati o per altre

 finalità di legge;

definire i programmi terapeutici individuali compresi gli interventi socio-riabilitativi;

 realizzare direttamente, o in convenzione con le strutture di recupero sociale, il

 programma terapeutico e socio-riabilitativo;

attuare gli interventi di prevenzione della diffusione delle infezioni da HIV e delle altre

 patologie correlate alla tossicodipendenza;

valutare periodicamente l’andamento e i risultati del trattamento e dei programmi di

 intervento sui singoli tossicodipendenti;

rilevare i dati statistici ed epidemiologici relativi alla propria attività e al territorio di

 competenza

Comunità terapeutiche: La Comunità terapeutica per la riabilitazione e il reinserimento

sociale di tossicodipendenti è una struttura residenziale e/o semi-residenziale che ha il

compito di promuovere e sostenere lo sviluppo di un approccio culturale, metodologico e

operativo rivolto alla tutela e alla promozione della persona tossicodipendente, della famiglia

e di tutta la comunità al centro di queste relazioni; contribuisce poi a costruire un quadro

aggiornato di conoscenze sulle tema; promuove forme di collaborazione sempre nuove tra

aziende socio-sanitarie locali, enti locali, terzo settore e tutti gli attori sociali che operano in

questo ambito.

Dispositivi terapeutici delle comunità (Villa Renata): coppia terapeutica di riferimento

(educatore/psicoterapeuta individuale), colloquio settimanale di psicoterapia individuale,

colloquio settimanale di psicoterapia di gruppo, incontri tematici (sessualità, identità di

genere, salute), psichiatra un giorno a settimana. Oltre alle attività terapeutiche sono

importanti le attività ricreative e ludiche (teatro, musica, arte, sport) poiché offrono delle

alternative alla sostanza.

DOPPIA DIAGNOSI: Molto frequente è la doppia diagnosi o comorbidità (= due o più

disturbi che si presentano assieme nello stesso tempo o nel corso della vita di uno stesso

soggetto. In questo caso è frequente la coesistenza nel medesimo individuo di un disturbo

dovuto al consumo di sostanze psicoattive e di un altro disturbo psichiatrico (disturbo di

personalità, disturbi affettivi, disturbi psicotici o disturbi d’ansia).Inoltre il disturbo da uso di

sostanze può associarsi a malattie somatiche gravi (HIV, epatite) e a problemi sociali,

abitativi e occupazionali. La comorbidità è spesso sottostimata: in Europa il 30-50% circa dei

pazienti psichiatrici soffre non solo di disturbi mentali, ma anche di disturbi derivanti dal

consumo di sostanze. il disturbo della condotta è un predittore del successivo disturbo

antisociale e dell’abuso di sostanze in età adulta.

EZIOLOGIA

1) Meccanismi metabolici: disfunzione del circuito del piacere e della gratificazione

che provoca una riduzione di dopamina, producendo una condizione di malessere e

un’attitudine comportamentale alla ricerca degli stimoli prodotti dalle droghe e dall’alcol. Le

sostanze psicoattive quindi producono una sorta di gratificazione artificiale capace di attivare

il sistema di gratificazione, anche in assenza del corretto circuito biologico.

2) Alterazioni genetiche: alterazioni genetiche che coinvolgono la struttura del recettore

D2 per la dopamina. Presenza di alterazioni funzionali anche per la serotonina, GABA e

noradrenalina.

3) Caratteristiche individuali precoci:

Caratteristiche temperamentali: bambini e adolescenti che necessitano di

 emozioni sempre nuove, di sensazioni forti; una possibile causa può essere

l’ipoattivazione dei circuiti del piacere. Un’altra caratteristica temperamentale

riguarda l’incapacità di tollerare la frustrazione e di attendere i risultati e le

gratificazioni;

Comportamenti aggressivi precoci (12-24 mesi)

 disturbo

4) Presenza di patologie in età evolutiva: in particolare associazione con il

della condotta deficit d’attenzione e iperattività.

e il

DIPENDENZA E GENITORIALITA’: Le esperienze primarie di trascuratezza e abuso fungono

da base per lo sviluppo di una disregolazione delle emozioni che condurrà successivamente

alla ricerca della sostanza e alla messa in atto di comportamenti di dipendenza. Fattori di

rischio per i figli di madri tossicodipendenti sono: esposizione prenatale a droghe,

prematurità, basso peso alla nascita, crisi d’astinenza dopo il parto, presenza di

attaccamento disorganizzato piuttosto che sicuro.

Capitolo 6 – Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività

Definizione: è un disturbo caratterizzato da livelli di disattenzione, iperattività e impulsività

non appropriati al grado di sviluppo dell’individuo. Ha un esordio precoce, i sintomi sono

pervasivi e disabilitanti, si esprimono in diversi contesti di vita. Disattenzione: sintomo

spesso osservato nel contesto scolastico, ma bisogna osservare se si presenta anche in altri

ambienti (ad es. in casa quando gioca con i genitori). I sintomi devono infatti essere presenti

in almeno due ambienti per poter fare la diagnosi: in questo modo si esclude la possibilità

che la disattenzione o iperattività sia causato da quel determinato ambiente. La

attenzione focale,

disattenzione può riguardare la compromissione dell’ che consiste nel

prestare attenzione a uno stimolo determinato trascurando i distruttori e i particolari

attenzione sostenuta,

irrilevanti per il compito in corso, o dell’ ovvero la capacità di

mantenere l’attenzione attiva durante lo svolgimento di attività scolastiche, nel gioco o in

attività quotidiane. Ogni stimolo esterno può essere fonte di distrazione. L’impulsività è

l’incapacità di procrastinare nel tempo la risposta a uno stimolo esterno o interno; i bambini

tendono ad agire senza valutare le conseguenze delle loro azioni, provocando talvolta danni

fisici a se stessi o agli altri. L’impulsività è generalmente associata all’iperattività.

Iperattività: causata dall’incapacità del bambino di inibire i comportamenti, il bambino fa

fatica a rimanere seduto, nel passaggio alla scuola elementare si osservano anche difficoltà

nella relazione con i coetanei. Ogni attività è effettuata in modo disorganizzato; sensazione

interna di tensione, pressione, instabilità, che deve essere scaricata in qualche modo.

Per disattenzione si manifesta a livello comportamentale come divagazione dal compito,

mancanza di perseveranza, difficoltà a mantenere l’attenzione e disorganizzazione.

L’iperattività si riferisce a un’eccessiva attività motoria (il bambino corre dappertutto) in

momenti in cui non è appropriata, o a eccessivo dimenarsi, loquacità o estrema

irrequietezza. Per impulsività si intende azioni affrettate che avvengono all’istante senza

premeditazione, e che hanno un alto potenziale di danno per l’individuo, L’impulsività può

riflettere un desiderio di ricompensa immediata o un’incapacità di ritardare la gratificazione.

L’ADHD ha esordio nell’infanzia (i sintomi si devono manifestare prima dei 12 anni) e i

sintomi devono essere presenti in più di un contesto.

Criteri DSM 5:

A. Un pattern persistente di disattenzione e/o iperattività impulsività che interferisce con il

funzionamento o lo sviluppo, come caratterizzato da 1 e/o 2:

1. DISATTENZIONE: sei o più dei seguenti sintomi sono persistiti per almeno 6 mesi con

un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo (impatto negativo sulle attività

sociali e scolastiche lavorative):

a. NON riesce a prestare attenzione e commette errori (lavoro-scuola, ecc).

b. Ha spesso difficoltà a rimanere concentrato su un’attività di lavoro o di gioco.

c. NON sembra ascoltare quando ci si rivolge a lui

d. Spesso non porta a termine i lavori e non segue istruzioni

e. Difficoltà ad organizzare il lavoro (compiti attività)

f. Evita attività che richiedono impegno e concentrazione

g. Perde spesso oggetti necessari ad affrontare il lavoro

h. E’ facilmente distratto da stimoli esterni

E’ spesso sbadato nelle attività quotidiane

2. IPERATTIVITA’ E IMPULSIVITA’: sei o più dei seguenti sintomi che persistono per

almeno sei mesi con intensità incompatibile con il livello di sviluppo e che ha un

impatto negativo DIRETTO sulle attività sociali e scolastiche/lavorative:

a. Spesso agita o batte le mani e piedi o si dimena sulla sedia.

b. Spesso lascia il posto in situazioni in cui si dovrebbe rimanere seduti.

c. Irrequietezza motoria, salta e scorrazza in situazioni in cui è inappropriato farlo

d. E’ spesso incapace di giocare o svolgere attività ricreative tranquillamente

e. E’ spesso sotto pressione e agisce come se fosse azionato da un motore

f. Spesso parla troppo.

g. Ha difficoltà nell’aspettare il proprio turno

h. Spesso “spara” una risposta prima che la domanda sia completata

i. Spesso interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti

B. Diversi sintomi presenti prima dei 12 anni;

C. I sintomi si presentano in 2 o più contesti;

D. I sintomi interferiscono con, o riducono, la qualità del funzionamento sociale, scolastico o

lavorativo.

Caratteristiche associate: lievi ritardi dello sviluppo del linguaggio, motorio e sociale;

bassa tolleranza della frustrazione, irritabilità o umore labile; prestazioni scolastiche o

lavorative compromesse; problemi cognitivi per attenzione, funzioni esecutive e memoria;

aumento del rischio di suicidio;.

Prevalenza: 5% nei bambini e 2,5% negli adulti; è più frequente nei maschi che nelle

femmine con un rapporto 2:1 nei bambini. primi anni di vita

Sviluppo e decorso: Presenza di un’eccessiva attività motoria nei del

prima dei 4 anni

bambino, i sintomi sono difficilmente distinguibili dai comportamenti

Nell’età prescolare

normali. la principale manifestazione è l’iperattività, mentre la

disattenzione diventa più premiante durante la scuola elementare. L’ADHD è molto spesso

scuola elementare,

identificato durante gli anno della dove la disattenzione diventa più

prima adolescenza

invalidante ed evidente. Durante la possono comparire comportamenti

adolescenza

antisociali, mentre i sintomi di iperattività motoria diventano meno evidenti in e

età adulta,

in ma persistono irrequietezza, disattenzione, scarsa pianificazione e impulsività.

Nel complesso si osserva una diminuzione della sintomatologia con la crescita dell’individuo,

con una fase di relativa stabilità sintomatologica fra i 2 e i 10 anni. I sintomi cardine, come

l'iperattività e l’impulsività, diminuiscono bruscamente o si presentano in modo diverso a

seconda dell'età del soggetto. La disattenzione, tende a persistere in età adulta, sia nei

maschi che nelle femmine. Il disturbo può essere presente già in età prescolare, associato

a: disturbi del sonno, disturbi della condotta con scoppi d’ira, comportamento oppositivo o

aggressivo, assenza di timore per situazioni pericolose, frequenti lesioni accidentali. In età

scolare, alla triade sintomatologica possono associarsi: difficoltà relazionali, scolastiche,

bassa autostima, disturbi del controllo del comportamento, rischio d emarginazione sociale.

Negli adolescenti e adulti: senso interiore di irrequietezza, difficoltà scolastiche e sociali,

frequenti incidenti stradali, disturbi psicopatologici, aumento di rischio di alcolismo e

tossicodipendenza, disturbo di personalità antisociale, difficoltà in ambito lavorativo

(maggiore probabilità di disoccupazione, storia di numerosi licenziamenti, persistente

bisogno di cambiamento lavorativo).

Fattori di rischio e eziologia:

1. Fattori temperamentali: ridotta inibizione comportamentale, difficoltà di

autocontrollo, emotività negativa e elevata ricerca di novità;

2. Fattori ambientali: peso molto basso alla nascita, fumo in gravidanza, storia di

abuso infantile, trascuratezza, adozioni multiple, esposizione a neurotossine, infezioni,

esposizione ad alcol durante il periodo intrauterino;

3. Fattori genetici e biologici: elevata ereditarietà, compromissioni visive e uditive,

anomalie metaboliche, disturbi del sonno, carenze nutrizionali e epilessia.

L’ADHD ha un’eziologia multifattoriale:

1) Neurobiologia: possibile presenza di alterazioni nelle strutture coinvolte nelle funzioni

esecutive (corteccia prefrontale dorso-laterale e orbito-frontale, giro cingolato anteriore,

area motoria supplementare, nuclei della base e talamo). E’ stato osservato un volume

ridotto di corteccia prefrontale, cervelletto, gangli della base e lobo temporale; in particolare

ci sono alterazioni morfologiche del cervelletto in relazione con la componente non genetica.

Persone con ADHD hanno un minor spessore della corteccia orbito-frontale, prefrontale dorso

laterale e parietale posteriore. La maturazione delle regioni prefrontali, importanti per il

controllo cognitivo, inclusa l’attenzione e la pianificazione motoria, avviene con alcuni anni di

ritardo. Ci sono anche alterazioni nei neurotrasmettitori, in particolare per la noradrenalina

e la dopamina.

2) Ambiente: esposizione prenatale a nicotina e alcol, presenza di psicopatologia all’interno

del nucleo familiare e condizioni psicosociali disagiate, esposizione prenatale a sostanze

tossiche, nascita pretermine, basso peso alla nascita;

3) Modelli neuropsicologici → Alterazione delle funzioni esecutive: le funzioni

esecutive rappresentano il meccanismo di guida dell’azione, basato sull’inibizione delle

informazioni irrilevanti e sul mantenimento e la manipolazione delle informazioni significative

(memoria di lavoro) riguardo alle diverse possibilità di successo. Le principali funzioni

esecutive sono: memoria di lavoro, processi di inibizione della risposta, flessibilità, vigilanza,

pianificazione e controllo delle azioni. Persone con ADHD mancano di flessibilità attentiva e

strategica, hanno scarse capacità di pianificazione e di memoria di lavoro e non riescono a

monitorare in maniera efficace il loro comportamento. Ma il deficit delle funzioni esecutive

non è specifico per l’ADHD ma è presente anche nell’autismo e nei disturbi specifici

dell’apprendimento.

Comorbidità: Il 70% dei soggetti con ADHD ha un disturbo associato. I tre sintomi

dell’ADHD, ovvero iperattività, disattenzione e impulsività, possono essere riscontrati in molti

disturbo del comportamento, disturbo oppositivo-provocatorio,

altri quadri clinici, tra cui il il il

disturbo della condotta, disturbo esplosivo intermittente,

il il disturbo dello spettro autistico

(in diagnosi differenziale), disturbi d’ansia. In generale si parla di ADHD puro se non

associato a nessun altro disturbo, di ADHD associato a disturbi esternalizzanti (disturbo

oppositivo provocatorio o disturbo della condotta) o a disturbi internalizzanti (ansia e

depressione).

Bisogna quindi fare attenzione a non confondere l’ADHD con questi disturbi.

Conseguenze: prestazioni e risultati scolastici ridotti, rifiuto sociale, elevata conflittualità

interpersonale. Maggiore probabilità di sviluppare un disturbo della condotta in adolescenza

e un disturbo antisociale di personalità in età adulta, più aumento di probabilità di disturbi da

uso di sostanze e obesità. Più probabilità di fare incidenti, violazioni stradali. Le relazioni con

i pari sono spesso alterate dal rifiuto, dalla trascuratezza e dalla presa in giro. I deficit

scolastici, i problemi correlati alla scuola e l’essere trascurati dai coetanei sono associati alla

disattenzione, mentre il rifiuto dei pari e le lesioni accidentali sono associati a iperattività o

impulsività.

Appunti: La NEPSY-II fornisce una valutazione neuropsicologica delle abilità

cognitive di soggetti dai 3 ai 16 anni di età,in relazione a specifici domini cognitivi. Lo

strumento permette sia una valutazione globale sia un’indagine mirata a uno o più domini,

ed è in grado di accertare abilità cognitive o disturbi tipici generalmente diagnosticabili

per la prima volta durante l’infanzia. Permette di indagare le seguenti aree di

funzionamento: attenzione e funzioni esecutive, linguaggio, memoria e apprendimento,

funzioni senso motorie, percezione sociale e elaborazione visuospaziale.

L’ADHD porta il bambino ad essere interessato a tanti oggetti senza una motivazione logica e

chiara, si focalizzano su dettagli irrilevanti perdendo la visione d’insieme. E’ molto difficile

per il bambino inibire questa tendenza a distrarsi e concentrarsi sulla relazione con il clinico,

non riesce a fare a meno di prestare attenzione a certi dettagli piuttosto che a quello che il

clinico gli sta dicendo. Ad esempio può far fatica a sedersi, fa molte domande sugli elementi

della stanza, per questo è molto difficile interagire con questi bambini. Bisogna sempre

invalidante,

capire quanto la sintomatologia sia ovvero quanto i sintomi influenzano il

funzionamento globale del bambino.

Capitolo 7 – I disturbi da comportamento dirompente

costrutto unitario,

L’aggressività può essere vista come un quindi come una caratteristica

costrutto pluralistico,

di personalità stabile e permanente, oppure come un ovvero

multideterminato da diversi fattori quali, abuso, attaccamento insicuro, deficit socio cognitivi,

rifiuto da parte dei pari.

I disturbi da comportamento dirompente sono disturbi interattivi e comprendono

comportamenti dirompenti nell’infanzia e in età prescolare e problemi del controllo degli

impulsi che emergono quando il bambino impara a camminare; è caratterizzato dalla

presenza di comportamenti improvvisi, disorganizzati, esplosivi e dall’esterno sembrano non

avere una causa (= mette in atto comportamenti ce portano a risultati opposti rispetto a

quello che il bambino vuole). E’ anche caratterizzato da un discontrollo degli impulsi, con

comportamenti che non sono volti ad un obiettivo specifico (non c’è opposizione come

dell’ODD). Fanno riferimento ad un’ampia gamma di problemi esternalizzanti che

comprende le diagnosi di:

1. Disturbo della condotta (CD)

2. Disturbo Oppositivo Provocatorio (ODD)

3. Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD)

I primi due possono associarsi al ADHD ed essere precursori del Disturbo Antisociale di

Personalità. I disturbi da comportamento dirompente sono condizioni che comportano

difficoltà nel controllo delle emozioni e nell’autoregolazione del comportamento, e azioni che

violano i diritti e l’incolumità altrui e/o sono in conflitto con le comuni norme della società. I

disturbi del comportamento dirompente sono caratterizzati da:

Mancanza di rimorso e senso di colpa: Non sta ma male né si pente quando fa

 qualcosa di sbagliato (escluso quando sta ma male , né si pente quando fa qualcosa di

sbagliato (escluso quando scoperto o punito). Scarsa preoccupazione sulle

conseguenze negative delle proprie azioni

Mancanza di empatia: Non si preoccupa, né gli interessano i sentimenti degli altri; è

 descritto come freddo e insensibile: appare più preoccupato degli effetti su di se delle

proprie a ioni anche se esse possono ca sare danno agli altri azioni, anche se esse

possono causare danno agli altri

Non si preoccupa delle sue performance: Non mostra preoccupazione per gli

 scarsi risultati scolastici, sul lavoro o in altre attività importanti Non fa alcuno sforzo

per raggiungere i risultati anche quando gli obiettivi sono chiari, ma tipicamente da la

colpa agli altri per i suoi insuccessi.

Appiattimento affettivo: Non esprime sentimenti ne mostra le sue emozioni agli

 altri, se non in maniera superficiale e non sincera, o quanto ciò gli procuri vantaggi

( es. per manipolare i intimidire gli altri) Children Behaviour

Appunti: Il comportamento infantile può essere misurato con il test

Checklist (CBCL), che viene somministrato a genitori e insegnanti, indaga tre aree: le

problematiche totali, i problemi esternalizzanti e i problemi internalizzanti. Inoltre, in base al

punteggio, fornisce tre diversi profili: normale, borderline e clinico.

1) Disturbo della condotta: caratterizzato da comportamento aggressivi, lesione di

persone, cose, animali, diritti (per mancanza di comprensione dello stato mentale altrui e

delle conseguenze delle proprie azioni).

A. E’ definita come una modalità di comportamento ripetitiva e persistente in cui i diritti

fondamentali degli altri, le norme o le regole della società vengono violate. Questi

comportamenti si inseriscono in tre gruppi e almeno tre devono essere stati presenti nel

corso degli ultimi 12 mesi:

a. Condotta aggressiva che causa minaccia di danni fisici ad altre persone o ad animali;

b. Condotta non aggressiva che causa perdita o danneggiamento della proprietà;

c. Frode o furto;

d. Gravi violazioni di regole.

B. L’anomalia del comportamento causa compromissione clinicamente significativa del

funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.

C. Questo disturbo può essere diagnosticato anche in persone con più di 18 anni solo se non

vengono soddisfatti i criteri per il disturbo antisociale di personalità.

Di solito il disturbo si presenta in diversi ambienti e i sintomi variano con l’età. In generale i

soggetti con disturbo della condotta sono caratterizzati da:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche della personalità e delle relazioni interpersonali
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saruzza.96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia generale e dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Miscioscia Marina.

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