Lo sviluppo della psicopatologia
Cos'è la psicopatologia
Psicopatologia:
- Si occupa di fenomeni patologici della psiche
- È diversa dalla medicina e dalla psichiatria perché non cura — è il fondamento della psicologia clinica e della psichiatria
- È teorica
Psicodiagnostica:
- Diagnosi delle malattie
- È il processo che permette di capire se c'è un processo psicopatologico in atto
- È applicativa
Normalità vs patologia: i modelli
Vi è una relazione gerarchica tra sindrome, disturbo e malattia:
- Sindrome (al livello gerarchico più basso) — è un concetto che rappresenta una costellazione di segni e sintomi che concorrono in alcuni individui. Si configura come un insieme di manifestazioni psichiche o comportamentali la cui eziologia è ignota ma che si presentano frequentemente insieme in alcuni soggetti
- A un livello intermedio si situa il disturbo che rappresenta un sottoinsieme di sindromi che non possono essere spiegate attraverso il ricorso ad altre condizioni. Si tratta di una costellazione di sintomi e segni non riferibili ad altro disturbo
- A livello più elevato si colloca la malattia, ovvero sindromi o disturbi a eziologia nota
David e Bhugra individuano 5 principali modelli di concettualizzazione psicopatologica:
- Modello laico-profano — ogni cultura possiede dei criteri di riconoscimento della sofferenza, della spaventosa e dell’incomprensibilità delle condotte umane e, con essi, di definizione dell’anormalità. Questi criteri variano di cultura in cultura e di epoca in epoca
- Modello legale-giuridico — nel nostro sistema penale, la responsabilità criminale è determinata dalla salute mentale della persona accusata nel momento dell’atto criminoso contestato, cioè dalla sua capacità di intendere e di volere al momento dell’atto stesso. Tale incapacità viene definita come la condizione di pregiudizio cognitivo che previene la persona dal comprendere e riconoscere la criminalità dei propri gesti oppure le conseguenze dei medesimi sul piano legale e/o morale. È anche vista come perdita del controllo del soggetto sui propri comportamenti
- Uno o più modelli medico-psichiatrici — nella società occidentale il modello medico prevede che i fenomeni psicopatologici siano conseguenti a un danno biologico dell’individuo
- Modelli sociologici — il costruttivismo sociale, la causazione sociale e la teoria critica
- Modelli psicologici che Davis e Bhugra raccolgono in tre gruppi principali:
- Concezione della normalità/anormalità su base statistica: Cohen fa coincidere l’anormalità con la rarità di un fenomeno psichico o comportamentale. Questo modello si scontra con tre elementi epistemologici: qual è la soglia statistica che definisce l’inizio della patologia, quali sono le dimensioni rilevanti per la definizione di anormalità e infine l’assunto che tutte le condizioni comuni siano normali
- Concezione ideale della normalità/anormalità: ogni teoria psicologica assume una concezione della normalità e anormalità sulla scorta della coerenza interna al modello proposto
- Concezione della normalità/anormalità sulla scorta di specifici comportamenti: indipendentemente dalla teoria psicologica sottostante o dalla frequenza/infrequenza statistica di comparsa, in certe epoche e contesti socioculturali alcuni comportamenti o fenomeni sono considerati anomali, devianti, malati
Ossorio — "vi è psicopatologia quando è presente una significativa diminuzione delle capacità di intraprendere azioni deliberate". Questa definizione deve essere integrata: "vi è psicopatologia quando è presente una significativa diminuzione delle capacità di intraprendere azioni deliberate, partecipare alle pratiche sociali della comunità in modo adeguato e coerente con il periodo evolutivo in cui si trova".
Indipendentemente dal modello, ciò che è normale o anormale si definisce sulla base di quattro parametri o criteri:
- In senso statistico (disegna una curva normale e fa i calcoli per vedere cosa è normale e cosa no)
- In senso ideale (diversi modelli teorici enfatizzano una concezione di normalità ideale Es. Freud: far sì che l’Io impari a gestire l’Es in base alle regole sociali/Super-Io)
- In senso di uno specifico comportamento (indipendentemente da quanto, quando o come lo fai è comunque anormale)
- Sulla base di una distorsione cognitiva (es. Il bambino che non riesce ad affrontare l’ansia di separazione e non riesce ad andare a scuola, mostra un comportamento che nel nostro contesto è anormale. In ciascun luogo e tempo ci sono più modi per decidere cosa è normale o cosa non lo è. Es. cosa pensa la legge, la scienza, la psicologia, la sociologia ecc. ovvero i modelli elencati prima)
Breve storia della psicopatologia
Gli antichi
Prima di Ippocrate — malattia = punizione divina
Ippocrate — primo medico tenta di ricondurre a leggi naturali ogni fenomeno di malattia (compresa quella psichica). Questo va contro la tradizione precedente che vedeva nella malattia l’intervento punitivo del divino per atti commessi o omessi. Secondo Ippocrate noi stiamo male perché qualcosa nel corpo non funziona. La salute dipende dall’armonia degli organi e degli umori che circolano nel corpo dell’uomo. La malattia è quindi un disequilibrio nell’organismo dei quattro fluidi corporei: il sangue, la bile gialla, la bile nera (probabilmente il sangue di emorragie interne quando viene digerito oppure scarico di ossigeno) e il flegma (proviene della testa).
- Eccesso di bile nera — malinconia e tristezza (per questo si dice “umore nero”)
- Eccesso di sangue — deliri e allucinazioni, impulsività
È evidente che le sue considerazioni sono inadeguate e superate, ma c’è una continuità tra Ippocrate e tempi recenti: il ritenere la malattia mentale come una manifestazione comportamentale di un disordine corporeo. Es. prima si pensava che le donne isteriche lo fossero poiché il loro utero non era fisso, ma si spostava e si attaccava ad altri organi compromettendone il funzionamento.
Galeno è considerato colui che ha tramandato la tradizione ippocratica, soprattutto per quanto riguarda la teoria umorale. Galeno sostiene la teoria per cui dovrebbe esistere un essere creatore e per questo le sue teorie si diffondono tra le religioni monoteistiche. Egli parla di pneuma, il principio fondamentale della vita (anima, spirito), che è di tre tipi: naturale, animale e vitale. Ha incrementato le conoscenze sull’anatomia e la fisiologia dell’uomo attraverso la pratica costante di esperimenti e dissezioni con animali vivi o esseri umani (grazie a lui sappiamo come funziona la circolazione sanguigna e abbiamo informazioni sui nervi e il sistema nervoso). Ha influenzato il pensiero di Willis.
Cicerone probabilmente fu il primo a scrivere in merito alla possibile volontarietà della sofferenza psichica, mettendo in dubbio le teorie umorali ed eziopatologiche precedenti.
Il medioevo
Periodo compreso tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e la scoperta delle Americhe. Periodo caratterizzato dal ritorno al ricorso dell’intervento divino o demoniaco quale fattore causale della malattia in generale e della malattia mentale in particolare. In questo periodo vi è un minor numero di scoperte perché ci si basa solo sugli scritti religiosi.
Vesalio — importanti scoperte relative all’anatomia del corpo, del sistema nervoso in particolare, smentendo alcune delle classiche ipotesi di Galeno piuttosto diffuse. Descrive in modo molto realistico il cervello, sottolineandone la simmetricità e la congiunzione degli emisferi attraverso il corpo calloso e ipotizzando il ruolo fondamentale dei ventricoli cerebrali.
Mesmer ipotizza che il magnetismo terrestre possa influenzare l’uomo. Cura le malattie psichiche e fisiche con i magneti. Diventa importante per la suggestione — da lui prende spunto Freud. È un guaritore. Magnetismo animale: rielaborazione personale dell’utilizzo clinico di una non meglio precisa energia (fluido) che permea l’universo e che giustifica gli stati di salute (equilibrio) e malattia. Introduce la tecnica dell’ipnosi e si interessa all’isteria.
L'età dei lumi
Presenta le ipotesi sia di Ippocrate che di Galeno più nuove ipotesi.
Foucault introduce il costrutto di episteme = sistema implicito, inconscio, anonimo e diffuso di regole e di riflessione sulle medesime che definisce lo spazio di possibilità entro il quale si costruiscono e operano i saperi caratteristici di ogni epoca e fra questi la concezione dell’uomo, della malattia, del malato e del suo corpo. Egli afferma che il fenomeno del grande internamento rappresenta un salto qualitativo nell’approccio da parte del “potere”: esso è fondato sulla necessità da parte dell’episteme dominante di relegare, fisicamente ed eticamente, all’esterno della comunità dei normali il rifiuto e/o l’incapacità di apportare razionalmente gli eventi del mondo e la conoscenza stessa. La segregazione in spazi e luoghi protetti, ma soprattutto lontani da quelli dei sani, rappresenta anche il tentativo culturale “difensivo” da parte di ciascuno di proiettare al di fuori di sé la componente irrazionale, percepita come minacciosa e intollerabile, sia sul piano personale che sociale. Secondo Foucault, la segregazione all’interno delle istituzioni ha messo in luce un atteggiamento verso la follia diverso rispetto al passato — il manicomio diventa il luogo elettivo per la comprensione, la cura e la custodia della follia in qualità di fenomeno altro della normalità — da questo momento in poi la malattia mentale si denoterà come alterità che dovrà essere mantenuta comunque distinta e controllata, attraverso il ricorso al controllo del comportamento.
Pinel
Lavorava alla Salpêtrière, un ospedale generale pieno, in realtà, di persone sgradite alla società (es. prostitute, matti). Pinel rappresenta un punto di svolta rispetto al pensiero antico in direzione di un approccio eziopatologico e descrittivo della malattia mentale di natura radicalmente opposta. Se fino a questo momento il pensiero degli antichi riconduceva ogni alterazione della mente e del comportamento a un disordine di natura somatica a seconda dell’autore che se ne era occupato, con il pensiero di Pinel si inaugura la possibilità interpretativa e clinica che l’isomorfismo tra disordini del corpo e della mente possa essere concettualmente errato e che possa riferirsi invece a fenomeni disgiunti e perfino indipendenti.
Egli ipotizza, per la prima volta, che il ricercare la causa organica di ogni alienazione possa rappresentare l’approccio sbagliato alla comprensione della psicopatologia e che buona parte delle malattie mentali possa essere ricondotta a eventi, scelte o vicissitudini di ordine morale — ovvero Pinel mette in discussione l’eziologia organica della malattia mentale e utilizza il termine nevrosi per indicare, appunto, quei fenomeni di alienazione senza substrato organico che discendono dalla mente stessa — persone con disturbi psicopatologici, ma cervelli perfettamente funzionanti. La causa delle nevrosi è un segreto su cui si deve lavorare per tirarlo fuori — il concetto di segreto è innovativo poiché si collega all'inconscio poiché il segreto viene descritto come un disordine morale ovvero un eccesso di passioni. Quindi ipotizza il trattamento morale che consiste nel convincere le persone a controllare di più le loro passioni: così si riesce a curarli — si tratta di un intervento “pedagogico, educativo” in cui si inculcano le proprie idee ai pazienti. Pinel mette in discussione la concezione tradizionale della malattia mentale per considerare la sofferenza psichica nei termini di disordini psicologici di natura essenzialmente emotiva — avvengono, grazie a lui, importanti cambiamenti nell’epistemologia, le cui implicazioni sono molteplici:
- Lo studio della malattia mentale sarà subordinato a un’attenta osservazione dei pazienti e, soprattutto, all’instaurazione di una relazione col medico (altra novità: per primo dice che bisogna parlare con i pazienti)
- Giacché la causa della malattia mentale non dovrà essere ricercata nell’alterazione del funzionamento cerebrale, ma anche nei disordini passionali e morali degli individui, le stesse strategie terapeutiche dovranno essere volte a un “trattamento morale che sostituisca le errate convinzioni e passioni con altre più ragionevoli e adattive”
- Anche la classificazione delle psicopatologie dovrà essere conseguente a quanto esposto, e quindi subordinato a un’osservazione attenta, puntuale e partecipe da parte del medico
Pinel non scrive: al suo posto lo fa il suo allievo Esquirol. Pinel è però un personaggio controverso in quanto conosciuto anche come padre dei manicomi.
Willis
(Non fatto a lezione)
Ha contribuito alla descrizione del SNC e di quello che viene chiamato circolo di Willis (il sistema vascolare cerebrale). Fu il primo a coniare il termine “neurologia”. Distingue la sostanza grigia da quella bianca. Fu il primo a riconoscere, identificare e numerare i nervi cranici. Ricorre al concetto di spiriti animali quali vettori dell’informazione nervosa e quali cause della patologia. Es. depressione = debolezza degli spiriti animali.
Gall
(Non fatto a lezione)
È il fondatore della frenologia (che lui chiamava cranioscopia) che si basa sull’idea secondo la quale la forma e le dimensioni del cranio sono isomorfiche rispetto a quelle delle strutture cerebrali sottostanti e che, sulla scorta di un attento esame e un’accurata classificazione anatomica del teschio, si possono inferire caratteristiche caratteriali e psicopatologiche.
Kraepelin
Insieme a Freud può essere considerato il principale autore e scienziato a essersi occupato della malattia mentale in epoca moderna. Opera principale: “Trattato di psichiatria”. Qui pone le basi per un approccio classificatorio sistematico delle malattie mentali, sulla scorta della definizione e descrizione di complessi (pattern) sindromici in luogo di sintomi isolati. Kraepelin contesta l’efficacia diagnostica di sintomi isolati allo scopo di comprendere e classificare le malattie mentali suggerendo l’utilità dell’utilizzo di pattern o costellazioni sintomatologie tipiche di sindromi specifiche — questa concezione permette di comprendere la comparsa dei medesimi sintomi in patologie complessivamente piuttosto diverse — crea così una classificazione sindromica. È il primo a dare un rigore scientifico nel classificare i sintomi psicologici.
Per lui i sintomi sono frutto di alterazioni organiche (traumatiche, genetiche, infettive ecc.) del tessuto cerebrale e quindi privi di significato intrinseco, di valore di comunicazione in quanto atti psicologici dell’individuo e come tali devono essere indagati e classificati. Per Kraepelin il malato rimane alla porta: è la malattia che interessa il medico e che assorbe la sua attenzione in maniera totale. Lui usa la freddezza classificatoria e non considera manifestazioni verbali e comportamenti dei pazienti — addirittura provocava crisi nei pazienti per esporre agli studenti le loro problematiche.
Freud
(Inserisco appunti del 22/10)
Freud e Kraepelin sono contemporanei ma dicono cose opposte — con Freud nasce un nuovo modo di intendere la malattia psichica, distante dalla tradizione organicista. La grande rivoluzione attuata dalla psicoanalisi consiste nella scoperta che non tutto ciò che avviene nella mente umana è a un livello consapevole, ma che i fenomeni inconsci giocano un ruolo fondamentale nella vita psichica dell’individuo.
Nevrosi = reazione o misura patologia messa in atto per far fronte all’angoscia derivante da un conflitto intrapsichico relativo a esperienze sessuali infantili, generato dall’impossibilità del soddisfacimento pulsionale. Questa ipotesi comporta, come causa della sofferenza psichica, un arresto maturato dello sviluppo sessuale. Il sintomo nevrotico rappresenta una formazione di compromesso tra gli impulsi e i desideri provenienti dal rimosso (Es) e le difese dell’individuo (Io). Freud ritiene che alla base delle nevrosi (ma anche delle psicosi) ci sia il fallimento della rimozione di esperienze sessuali infantili conflittuali.
Bleuler
Freud vedeva pazienti che erano in grado di chiedere aiuto e che erano benestanti vs Bleuler vedeva pazienti psichiatrici gravi e poveri. Bleuler cerca di comprendere i pazienti usando le teorie di Freud. È il direttore di un ospedale psichiatrico — tratta i fenomeni psicopatologici, come la dementia praecox individuata da Kraepelin. È Bleuler a chiamarla schizofrenia, smentendone gli aspetti degenerativi di tipo cognitivo ipotizzati dallo psichiatra tedesco, evidenziando la differenza fra il deterioramento cognitivo delle demenze da quello della schizofrenia e insistendo sulla peculiarità psicopatologica di questa sindrome, individuabile nella scissione delle funzioni psichiche (da cui la nuova denominazione).
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