Riassunto de “Lo sviluppo cognitivo – Laura Taylor”
Capitolo 1 – Cognizione e pensiero……………………………………………………………………………………………………………….pag.1
Capitolo 2 – Il punto di partenza……………………………………………………………………………………………………….………….pag.6
Capitolo 3 – Rappresentazioni mentali……………………………………………………………………………………………….……….pag.10
Capitolo 4 – Pensiero e ragionamento…………………………………………………………………………………………………..…….pag.18
Capitolo 5 – Sviluppo del linguaggio…………………………………………………………………………………………………………….pag.26
Capitolo 6 – Lettura, scrittura e dislessia……………………………………………………………………………………………….…….pag.34
Capitolo 7 – Teoria della mente…………………………………………………………………………………………………………….…….pag.40
Leggenda:
Teorie
Capitolo 1 – COGNIZIONE E PENSIERO
1) Che cos’è la cognizione?
La cognizione:
• è l’azione mentale o il processo di acquisizione della conoscenza attraverso il pensiero, l’esperienza ed i sensi.
• Raccoglie tutte le attività mentali in cui ci impegniamo, le nostre concezioni e i nostri pensieri.
Il pensiero (= cognizione)
• è una procedura fatta da diversi processi più o meno complessi.
→
Lo scopo dello studio della cognizione è identificare i processi coinvolti nel pensiero.
➢ È un compito difficile poichè non possiamo osservare i pensieri ma solo i comportamenti, le azioni che ne
risultano e le funzioni cerebrali che li accompagnano.
➢ Tutta la conoscenza che utilizziamo quando pensiamo è rappresentata nel nostro cervello all’interno di alcune
strutture e le parti di info che manipoliamo quando pensiamo vengono chiamate rappresentazioni.
➢ Possiamo accedere in maniera volontaria a gran parte delle nostre conoscenze, ma altre sono conservate ed
→
immagazzinate ad un livello non accessibile in questo caso osserveremo i comportamenti riflessi (= azioni
involontarie portate a termine in risposta a stimoli ambientali).
o Le risposte automatiche sono simili ai comportamenti riflessi perché in entrambe le situazioni agiamo sulle
conoscenze possedute per sapere come comportarci in risposta a particolari input. La differenza è che i
comportamenti riflessi sono preprogrammati in modo innato mentre i comportamenti automatici sono
stati appresi anche se in modo inconscio.
L’esperienza dipende sia dalla percezione che dall’attenzione alle informazioni che riceviamo quando interagiamo
con l’ambiente.
➢ L’ambiente è denso di immagini, suoni, odori, sensazioni e sapori ed in qualche modo la nostra mente deve
interpretare, ordinare ed immagazzinare questi input sensoriali grezzi.
➢ Inizialmente gli input vanno ordinati e solo in seguito sarà possibile prestarci attenzione.
➢ La nostra attenzione può essere focalizzata sia intenzionalmente che non.
➢ Siamo in grado di prestare attenzione contemporaneamente a più cose.
La memoria di lavoro (ML) è il luogo dove si realizzano la maggiorparte dei processi cognitivi.
▪ Quando pensiamo attivamente a qualcosa mentre recuperiamo un ricordo o risolviamo un problema, è la nostra
ML che viene usata.
▪ Se un processo cognitivo è applicato ad info che si trovano nella ML questa attività comporta il loro
trasferimento nel magazzino della memoria a lungo termine (MLT).
▪ →
Il passaggio delle informazioni dalla ML alla MLT è bidirezionale. usiamo le conoscenze che già possediamo
per interpretare nuove informazioni e, allo stesso tempo, nuove info possono aiutarci a dare senso e ad
organizzare i ricordi che avevamo precedentemente acquisito.
Le vecchie info vengono utilizzate per interpretare le nuove e spesso il risultato è il cambiamento delle conoscenze
→ ciò sta alla base dello sviluppo cognitivo.
Questa flessibilità di pensiero distingue la specie dell’uomo e giustifica la complessità e la natura in continuo
cambiamento della società umana.
2) Le differenze individuali nello sviluppo cognitivo
→
Sviluppo cognitivo si riferisce al modo in cui il nostro pensiero cambia con l’età. 1
• Sembriamo motivati ad apprendere e visto che ogni individuo è diverso per le esperienze che fa, sembrerebbe
ovvio pensare che ogni individuo segua un diverso percorso di sviluppo.
• I bambini sono diversi fin da prima della nascita grazie al temperamento che è geneticamente predeterminato.
• La personalità differisce da esso poiché si sviluppa come risultato dell’interazione fra le nostre predisposizioni
temperamentali geneticamente determinate, i feedback ambientali e le esperienze.
Dato che gli stimoli ambientali e l’esperienza sono il luogo da cui proviene la gran parte della nostra conoscenza,
alcune differenze nell’esperienza potrebbero avere effetto sullo sviluppo del bambino.
➢ Ma, nonostante le differenze individuali, lo sviluppo sembra seguire un percorso predeterminato: determinate
tappe dello sviluppo vengono raggiunte ad età molto simili, all’interno della stessa cultura e in culture diverse.
3) Lo sviluppo cognitivo
I neonati sembrano essere capaci fin dall’inizio ad apprendere le info che arrivano dall’ambiente, e quindi possono
immediatamente iniziare a formare rappresentazioni di queste informazioni.
Per sviluppo cognitivo si intende l’interpretazione e l’organizzazione delle informazioni stesse per far sì che le nuove
→
info siano coerenti con quelle già presenti in memoria: si tratta di una costante riorganizzazione della conoscenza
il pensiero non solo diventa più veloce, più efficiente e migliore ma anche i processi coinvolti cambiano nella loro
natura.
4) Perchè studiare lo sviluppo cognitivo?
Conoscere ciò che costituisce lo sviluppo cognitivo tipico ci porta a identificare quei bambini che non si sono
sviluppati come ci si sarebbe aspettati.
➢ Possiamo usare le nostre conoscenze dello sviluppo per aiutare il bambino a crescere al meglio.
➢ Lo studio delle sindromi genetiche potrebbe essere utile per informarci dello sviluppo cognitivo.
5) Approcci tradizionali allo studio dello sviluppo cognitivo
❖ La scuola comportamentista ha assunto che:
o i bambini vengono al mondo senza conoscenze specifiche o abilità (tabula rasa), se non quella di apprendere.
o Ricevono input dall’ambiente esterno, che vengono poi interiorizzati.
❖ Al contrario per gli innatisti, esistono delle abilità preprogrammate nel cervello alla nascita che determinano lo
→
sviluppo questo punto di vista viene chiamato determinismo genetico.
Sia la corrente comportamentista che quella innatista considerano i bambini come dei partecipanti passivi nel
processo di sviluppo.
❖ L’idea di Jean Piaget è quella secondo cui i fattori ambientali e biologici interagiscono.
o La teoria di Piaget concilia quindi sia la posizione innatista sia quella comportamentista ed è definibile come
transazionale, ovvero che risulti da un’interazione fra input ambientale e conoscenze e strutture interne al
bambino.
o I bambini sono preprogrammati non solo per apprendere, ma anche per organizzare le proprie
→
rappresentazioni mentali essi quindi costruiscono attivamente la conoscenza.
o I bambini nascono con una quantità molto limitata di conoscenze, posseggono solo le conoscenze su come
fare certe cose, ma ovviamente non sono consapevoli di avere tale conoscenza e la usano automaticamente
quando è necessario.
o Piaget conia il termine schema per riferirsi alle unità di conoscenza e considera lo sviluppo come un
incremento graduale sia nella quantità degli schemi sia nella loro complessità.
▪ Gli schemi sono rivisti ed aumentano come risultato di un processo che Piaget chiama adattamento.
▪ Se lo schema posseduto dal bambino è sufficiente a far fronte la situazione, il bambino è in uno stato di
equilibrio.
▪ →
Se al contrario, non è sufficiente il bambino si trova in uno stato di disequilibrio in questo caso il
bambino è spinto a tornare ad uno stato positivo e per far ciò deve imparare qualcosa di nuovo,
modificare le conoscenze esistenti adattando lo schema.
▪ Attraverso questo processo attivo le strutture di pensiero cambiano.
▪ →
Durante i primi 18 mesi, i comportamenti dei bambini sono innescati automaticamente è a partire
dal 2 anno che si sviluppa la capacità del pensiero simbolico rendendo quindi possibile la
rappresentazione della conoscenza in un formato accessibile in assenza dei relativi indizi percettivi o
comportamentali. 2
▪ L’ultima struttura rappresentazionale descritta è quella operazionale: si tratta di rappresentazioni più
complesse perché organizzate in un sistema coerente. Quando questo sistema si è formato si sviluppa
la capacità di pensiero logico.
▪ Lo sviluppo cognitivo è epigenetico ovvero risultante dallo sviluppo del sistema cerebrale che risponde
e si sviluppa in risposta agli stimoli ambientali.
6) Teorie costruttiviste
Le teorie costruttiviste assumono che lo sviluppo cognitivo sia il risultato di complesse interazioni tra fattori biologici
e fattori esperienziali (come Piaget) e rifiutano totalmente l’idea del determinismo genetico promosso dagli innatisti.
L’approccio dei sistemi dinamici (Thelen Smith, 1994) è una teoria costruttivista per eccellenza.
o Sostiene che lo sviluppo derivi da una complessa interazione tra diversi aspetti sia dell’ambiente sia del
bambino (a livello biologico e psicologico)
o Cerca di identificare tutte le influenze interagenti sullo sviluppo e di organizzarle in una spiegazione
coerente dello sviluppo.
Elman e colleghi (1996) propongono 3 tipi di vincoli innati sullo sviluppo:
1. Rappresentazionali: vincoli innati legati all’abilità del bambino di rappresentare le informazioni.
2. Architettonici: vincoli innati sul pensiero determinati dalle strutture cerebrali (es. numero di neuroni).
3. Cronotopici: limiti innati sulla disposizione di specifici sviluppi cognitivi (es. bambino preprogrammato per
imparare cose specifiche in tempi specifici).
7) Generalità o specificità per dominio
• É possibile intendere lo sviluppo come un processo che coinvolge in modo simultaneo ed uniforme tutto il
sistema cognitivo (dominio-generale) o come un insieme di cambiamenti che possono avvenire in modi ed in
tempi diversi in differenti aree della conoscenza (dominio-specifiche).
• Bisogna quindi capire se, quando si verifica un cambiamento in un aspetto del funzionamento cognitivo, esso
influenzi simultaneamente tutte le altre aree del funzionamento cognitivo, oppure se non si debba concepire lo
sviluppo come un processo che avviene secondo modalità specifiche all’interno di ciascun dominio della
conoscenza. →
Un dominio è un’area della conoscenza che si ritiene sia separata dalle altre contiene un set di rappresentazioni
di fatti acquisiti.
o all’interno di ciascun dominio è possibile individuare dei sottoinsiemi di conoscenze detti microdomini, (es.
comprensione delle parole o dei pronomi entro il dominio del linguaggio).
Le teorie dello sviluppo cognitivo generali per dominio:
o propongono che i cambiamenti psicologici generali influenzino lo sviluppo in tutti i domini
contemporaneamente (teoria di Piaget).
o Se lo sviluppo di un bambino ha raggiunto un punto per cui è capace di ragionamento logico allora una teoria
generale per dominio dovrebbe supporre che questa capacità di ragionamento dovrebbe manifestarsi in tutti
i domini.
Le teorie specifiche per dominio:
o suggeriscono che lo sviluppo in domini diversi sia completamente indipendente.
o Lo sviluppo in alcuni domini potrebbe procedere più rapidamente dello sviluppo che in altri domini.
o Allo stesso modo un dominio potrebbe dipendere da fattori innati, mentre in altri casi potrebbe dipendere in
misura maggiore dall’apprendimento.
Attualmente quasi tutte le teorie di sviluppo non aderiscono ad alcuna di queste due posizioni: si riconosce la
coesistenza di entrambi i meccanismi.
8) Evoluzione e sviluppo
Nel corso dell’evoluzione il nostro cervello si è sviluppato in modo da massimizzare le nostre possibilità di
→
sopravvivenza e quindi si ritiene che le abilità presenti alla nascita siano anche le più utili.
• La quantità di abilità predeterminate ad un livello innato è limitata dalla misura del cervello umano alla nascita
che a sua volta è limitata dallo spazio che il bambino ha all’interno del ventre materno.
• Le funzioni cognitive di alto livello, come il ragionamento scientifico, non sono essenziali per la sopravvivenza e
perciò sono acquisizioni tardive.
• Più è essenziale l’area di sviluppo per la nostra sopravvivenza, più è probabile che avremo predisposizioni
innate che innestano lo sviluppo in quell’area. 3
9) Approcci più recenti allo studio dello sviluppo cognitivo
L’incapacità di riconoscere che ci sono dei limiti nelle capacità dei bambini di dimostrare le loro abilità cognitive in
→
modo tale da permetterne una ricognizione da parte dei ricercatori ha condotto molti teorici a sottostimare tali
abilità dei bambini.
Una procedura spesso usata nello studio delle abilità cognitive dei bambini molto piccoli è la tecnica
→
dell’abituazione questa è basata sul presupposto che ci annoiamo con cose che abbiamo già visto o
conosciuto, mentre prestiamo più attenzione alle nuove esperienze.
• →
L’abituazione consiste nel presetnare ai bambini uno stimolo finchè non lo trovano più interessante finchè
non si registra un decremento nella quantità di tempo che trascorrono a guardarlo.
• Una volta abituati a uno stimolo, ai bambini viene mostrato un altro stimolo.
• Se il tempo che trascorrono a guardarlo aumenta o se succhiano ad un ritmo più veloce, si assume che
abbiano riconosciuto la differenza tra questo stimolo e quello a cui sono stati precedentemente abituati.
• La maggior parte delle ricerche che studiano le prime abilità rappresentazionali si basa sull’abilità del
bambino di succhiare una tettarella o muovere gli occhi in direzione di uno specifico stimolo.
10) Scienza cognitiva
L’approccio della scienza cognitiva fu riconosciuto negli anni ’70 quando i progressi tecnologici permisero di
osservare i processi cognitivi in modo più diretto.
• Ora possiamo osservare direttamente i processi cerebrali tramite tecniche non invasive (neuroimaging, PET)
→
Sviluppando strumenti che mettono in atto funzioni, che prima erano associate solamente al cervello umano si
può comprendere come i nostri cervelli potrebbero eseguire le stesse funzioni degli equivalenti artificiali, mentre
prima si poteva solo ipotizzare ciò che accadeva nella testa delle persone.
• Le prime teorie erano quindi basate solo sugli aspetti osservabili della cognizione dei bambini, ora invece non si
limitano a descrivere ciò che vedono ma cercano di fare ipotesi sui processi neurologici sottostanti.
• Per studiare i bambini molto piccoli che quindi non possono comunicare con noi volontariamente sono stati
studiati i cambiamenti delle loro abilità durante un certo compito o presentazione di stimolo (es: succhiare la
tettarella o dirigere lo sguardo in una direzione particolare).
11) Scienza dello sviluppo cognitivo
L’approccio della scienza cognitiva allo studio del pensiero suddivide differenti aspetti e livelli della cognizione, li
studia singolarmente e poi li ricostruisce per offrire una spiegazione completa dei meccanismi e dei processi che
sono alla base del pensiero.
• È fondamentale l’integrazione tra mente e cervello →
C’è stato un significativo passo in avanti per quanto riguarda le nostre conoscenze sullo sviluppo cognitivo è
possibile studiare la cognizione contemporanamente ad un livello fisico e misurare le abilità dei bambini senza dover
contare sul loro mostrarci ciò di cui sono capaci.
12) Neuropsicologia cognitiva
È quindi possibile investigare direttamente come i cambiamenti nella struttura del cervello siano collegati allo
sviluppo cognitivo.
Possiam
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