Capitolo primo: Studi classici
Gli studi di Muzar Sherif
Nel 1954, Muzar Sherif, professore di psicologia sociale, condusse i suoi studi all’University of Oklahoma, negli Stati Uniti, dove condusse il suo primo studio nel campo estivo di Robbers Cave. Partecipanti: ragazzini di 11-12 anni che non si conoscevano tra loro e furono divisi in due gruppi e fatti alloggiare in baracche separate e distanti tra loro. Per una settimana trascorsero il tempo come un campo estivo e legarono tra di loro e si creò un’identità di gruppo. I gruppi si chiamavano “Serpenti a sonagli” e “Aquile”.
Dopo la prima settimana ciascun gruppo fu informato della presenza di un altro gruppo e decisero di organizzare delle gare competitive. Le gare iniziarono sportivamente, ma poi vi furono le prime ostilità.
Conclusioni: Ricerche come questa rappresentano un punto di svolta nello studio del pregiudizio, ovvero il disprezzo per i membri di un gruppo esterno; poiché interpretarono il pregiudizio in termini caratteriali, la personalità autoritaria, con il risultato di una dislocazione della frustrazione, teoria del capro espiatorio. Sherif interpretò questi risultati come prove a sostegno della sua teoria del conflitto realistico, secondo la quale l’ostilità e il pregiudizio intergruppi sono in genere il frutto di un conflitto di interesse tra gruppi in relazione a beni o opportunità a cui vengono attribuiti valore e importanza.
Scopo: Quando due gruppi sono in competizione per lo stesso obiettivo che solo uno dei due può ottenere, allora si svilupperà ostilità intergruppi.
Gli esperimenti di Henri Tajfel
Vent’anni dopo, Henri Tajfel, professore di psicologia sociale alla Bristol University in Inghilterra, condusse con il suo gruppo di ricerca una serie di esperimenti che mettevano in discussione l’assunto secondo cui la presenza di scopi competitivi fosse una condizione necessaria per lo sviluppo dell’ostilità intergruppi. Partecipanti: erano studenti di scuola superiore di 14-15 anni, che si conoscevano bene tra loro e che giungevano in laboratorio in gruppi di otto per partecipare a un esperimento sulla percezione visiva.
Obiettivo: Stimare il numero di punti che venivano proiettati su uno schermo, dopo averlo terminato, veniva detto loro che avrebbero partecipato a un secondo esperimento e che per facilitare la codifica, sarebbero stati suddivisi sulla base della stima dei punti che avevano appena formulato. Metà dei ragazzi fu assegnata casualmente al gruppo dei “sottostimatori” e gli altri ai “sovrastimatori”.
I ragazzi dovevano distribuire ricompense in denaro agli altri gruppi, senza però conoscere la loro identità personale, ma solo il loro codice numerico e la loro appartenenza di gruppo.
Questa procedura utilizza gruppi “minimi” perché soddisfa i seguenti requisiti:
- Sono creati ricorrendo a criteri arbitrali;
- I membri dei due gruppi non interagiscono tra loro;
- I membri dei due gruppi non sanno quali altri membri appartengono al loro gruppo.
Tajfel dimostrò che i membri di questi due gruppi manifestavano comportamenti discriminatori. Chiamati a distribuire le ricompense, la maggior parte dei ragazzi assegnava costantemente più denaro ai membri del proprio gruppo.
Esperimenti di Neil Macrae
Nel 1994, Neil Macrae, professore all’Università, e i suoi colleghi stabilirono l’abilità delle persone nel sopprimere i propri pensieri pregiudiziali. Numerose prove indicano che le persone sviluppano i loro pregiudizi precocemente e fanno fatica a liberarsene, anche quando questi pensieri pregiudiziali entrano in contraddizione con i loro valori egualitari.
Partecipanti: Tutti studenti, accettavano di sottoporsi a un’indagine sulla capacità di ricostruire dettagli di eventi di vita quotidiana a partire da informazioni visive. A ciascuno studente veniva consegnata una fotografia di uno skinhead e gli veniva chiesto di immaginare e scrivere un breve racconto sulla sua giornata tipica. A metà degli studenti venne chiesto di sopprimere il pregiudizio su questo gruppo. All’altra metà (gruppo di controllo), queste istruzioni non vennero fornite. I partecipanti che sopprimevano i loro pregiudizi riuscirono con successo a eseguire il compito.
Nel secondo racconto non venne chiesto di sopprimere i pregiudizi. E si evidenziò un “effetto rimbalzo”. Il secondo racconto scritto dai partecipanti “soppressori” era più stereotipico di quello scritto dal gruppo di controllo. Quando le persone non si sforzavano di sopprimere lo stereotipo mostravano un livello più elevato di pensiero stereotipico di quanto non avrebbero fatto se non avessero cercato di sopprimere i propri pensieri.
Per scoprire se i tentativi di soppressione avrebbero influenzato anche le azioni delle persone, condussero un secondo esperimento. La prima parte di questo studio restava invariata; dopo aver scritto il racconto i partecipanti erano messi al corrente del fatto che nella stanza a fianco avrebbero incontrato lo skinhead che gli era stato mostrato nella foto. Una volta entrati nella stanza, i partecipanti trovarono una fila di sedie vuote e nessuno skinhead. Sulla prima sedia erano appoggiate una giacca di jeans e una borsa. Lo sperimentatore spiegava allora che l’altra persona forse era in bagno e che sarebbe tornata a breve e invitava il partecipante a sedersi intanto su una delle sedie.
Lo sperimentatore era interessato a verificare quanto il partecipante avrebbe scelto di sedersi lontano dallo skinhead che stava per incontrare e i partecipanti si sedettero quelli con i pregiudizi più distanti. Ciò dimostra che l’effetto rimbalzo della soppressione dello stereotipo non influenza solo i pensieri, ma anche i comportamenti.
Esperimento di Bargh, Chen e Burrows
Esperimento condotto da Bargh, Chen e Burrows. Nella prima parte dell’esperimento i partecipanti svolgevano un compito di completamento frasi, riordinando una serie di parole mischiate tra loro. Per i partecipanti nella condizione sperimentale, alcune parole a disposizione erano stereotipiche delle persone anziane. Questa procedura si chiama “priming”, perché le parole utilizzate attiveranno nella mente dei partecipanti lo stereotipo degli anziani, comprese le caratteristiche delle persone anziane non menzionate nella procedura di priming. Lo stereotipo è che persone anziane si muovono in modo lento e quindi gli sperimentatori misurarono il tempo di percorrenza del corridoio. Pensare al concetto di “lento” ha influenzato il comportamento.
Che cos'è la psicologia sociale?
Una definizione ampiamente diffusa e più tecnica è fornita da Gordon Allport: “La psicologia sociale è l’indagine scientifica di come pensieri, sentimenti e comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri”.
Presenza oggettiva: Presenza fisica di altre persone, le cui aspettative condizionano il nostro comportamento.
Presenza immaginata: Immaginare di essere in presenza di altre persone.
Presenza implicita: L’interazione umana attribuisce significato alle cose.
Processi sociali: Sono dunque i modi in cui i nostri pensieri, sentimenti, il nostro comportamento sono influenzati dalle persone con cui interagiamo, dai gruppi di appartenenza, dagli aspetti culturali trasmessi con l’educazione, etc.
Processi cognitivi: Sono invece i modi in cui percezioni, ricordi, emozioni guidano la nostra comprensione del mondo.
Una caratteristica della psicologia sociale è l’utilizzo di metodologie scientifiche. Il metodo scelto negli studi è l’esperimento scientifico. Una tipica procedura utilizzata consiste nel confrontare le condizioni in cui è stato introdotto un qualche cambiamento con le condizioni in cui tale cambiamento non ha avuto luogo. Lo studio di Sherif era un esperimento sul campo e non di laboratorio: egli utilizzò un ambiente naturale per verificare la sua ipotesi. Gli altri sono esperimenti di laboratorio. Spesso bisogna usare l’inganno per testare ipotesi. La psicologia sociale si occupa di influenza sociale e studia l’impatto delle altre persone sui pensieri, i sentimenti e i comportamenti del singolo individuo. Nel suo studio sul conformismo, Asch analizzò l’impatto dell’opinione della maggioranza sui giudizi dei singoli partecipanti. Tajfel e colleghi studiarono il ruolo della mera categorizzazione degli altri in ingroup e outgroup sull’assegnazione di ricompense in denaro.
L’importanza dell’enfasi sull’individuo era già stata sottolineata da Floyd Allport, fratello maggiore di Gordon, nel suo classico manuale di psicologia sociale: “Non esiste alcuna psicologia dei gruppi che non sia essenzialmente e interamente una psicologia dell’individuo. La psicologia sociale non deve essere messa in contrapposizione alla psicologia dell’individuo; essa è una parte della psicologia dell’individuo, di cui viene indagato il comportamento in relazione a quel settore del suo ambiente costituito dai suoi simili”.
Come distinguiamo la psicologia sociale dalla sociologia o dalla psicologia della personalità?
Fu condotto uno studio in un college elitario negli Stati Uniti e fu presentato come un esperimento sulla percezione. Le sessioni sperimentali avevano luogo in una piccola aula e in ogni sessione erano presenti otto studenti. Ai partecipanti, seduti in due file da quattro, venivano presentati gruppi di quattro linee di lunghezza diversa: una linea standard di riferimento e tre linee di confronto. Il loro compito consisteva nel confrontare la linea standard con le altre tre linee, una delle quali era uguale alla linea standard. Le linee di confronto erano numerate da 1 a 3, e i partecipanti esprimevano i loro giudizi pronunciando a voce alta uno dei numeri. Tuttavia una caratteristica che non è conforme alle procedure standard degli esperimenti sulla percezione è il fatto che i partecipanti producessero i loro giudizi in gruppo. I partecipanti comunicavano ad alta voce il loro giudizio, pertanto tale errore impediva di formulare conclusioni sulla soglia differenziale, perché i soggetti potevano subire l’influenza dei giudizi ascoltati in precedenza.
Lo sperimentatore, professore di psicologia sociale, non era realmente interessato a misurare le soglie percettive, quanto piuttosto a studiare fino a che punto gli individui avrebbero subìto l’influenza di una maggioranza che forniva giudizi discrepanti. Solo uno degli otto partecipanti in ogni sessione era un vero partecipante naif, mentre gli altri erano collaboratori dello sperimentatore, istruiti a dare tutti la stessa risposta sbagliata in 12 prove su 18. Asch creò una situazione familiare nella vita di tutti i giorni, dove ognuno di noi ha vissuto un’esperienza in cui i membri del nostro gruppo erano in disaccordo con noi su qualche punto, e abbiamo dovuto decidere se adeguarci al gruppo o rimanere fermi sulla nostra posizione, con il rischio di essere giudicati negativamente o di apparire strani. Poi probabilmente saremo più inclini a conformarci se siamo di fronte a una maggioranza unanime piuttosto che divisa. L’esperimento di Asch ci permette anche di mostrare la differenza tra la psicologia sociale e la “asociale” psicologia generale. Asch studiò l’effetto delle variazioni del contesto sociale, cioè l’ampiezza della maggioranza e l’unanimità, sui giudizi di natura percettiva. L’approccio di Asch è tipico della ricerca in psicologia sociale, che solitamente manipola importanti aspetti del contesto sociale allo scopo di valutare l’impatto che questi cambiamenti hanno su pensieri, sentimenti e comportamenti di una persona target. Uno psicologo della personalità approfondirà i tratti di personalità che spiegano perché gli individui diversi, posti nella stessa situazione, agiscano in modo diverso. Gli psicologi della personalità non si occuperebbero solo della differenza individuali come determinanti del conformismo; vorrebbero anche capire come sorgono tali divergenze. Il comportamento dell’individuo è determinato da tre fattori:
- La componente biologica;
- I tratti acquisiti;
- Il contesto sociale e fisico.
Mentre gli psicologi della personalità sono interessati prevalentemente allo studio di come particolari tratti siano acquisiti e come influenzino il comportamento di un individuo, gli psicologi sociali studiano l’impatto della situazione sociale sul comportamento individuale. Poiché esiste un buon grado di accordo sul fatto che il comportamento dell’individuo sia influenzato sia da tratti di personalità sia dal contesto sociale, gli ambiti della psicologia della personalità e della psicologia sociale sono, nei fatti, difficili da separare. Gli psicologi sociali sono interessati alle variabili di personalità in quanto moderatori. Essi cercano di comprendere il grado in cui l’effetto di una variabile indipendente su una variabile dipendente sia qualificato, o dipenda, dal punteggio che un individuo fa registrare in una misura di personalità.
La maggior parte dei sociologi concorda con gli psicologi sociali nell’aderire al cosiddetto “individualismo metodologico”, cioè l’idea che anche il comportamento collettivo sia il risultato di condotte individuali, e perciò debba essere spiegato in termini dei guadagni e dei costi che implica per il singolo individuo. I sociologi sono più propensi a collegare il comportamento individuale alle variabili sociostrutturali, mentre gli psicologi sociali tendono a studiare processi individuali, una combinazione dei due approcci può fornire una spiegazione più completa.
Una breve storia della psicologia sociale
Viene spesso citato il 1908, anno di pubblicazione dei primi due manuali di psicologia sociale, uno a opera di un sociologo, l’altro di uno psicologo. Il 1908 potrebbe non essere la scelta migliore per segnare l’inizio di tale disciplina. Sulla storia della psicologia sociale spesso si indica l’esordio nel 1898, anno di pubblicazione di un famoso studio di Norman Triplett, interessato al fenomeno per cui i ciclisti correvano più velocemente durante le gare o quando seguivano l’andatura del gruppo rispetto a quando erano soli e correvano con il cronometro.
Le differenze di prestazione potevano essere attribuite a un fenomeno di autoselezione. Triplett condusse un esperimento, studiando la velocità con cui alcuni ragazzi svolgevano un compito semplice (avvolgere un mulinello da pesca) da soli e in competizione con un compagno, tale venne definito facilitazione sociale. Lo studio di Triplett non può essere considerato il primo esperimento di psicologia sociale.
Floyd H. Allport, identificò il comportamento sociale come l’oggetto della psicologia sociale e lo definì “un comportamento in cui le risposte o fungono da stimoli sociali oppure sono evocate da stimoli sociali”. Allport postulò che la psicologia sociale “è una parte della psicologia dell’individuo, di cui viene indagato il comportamento in relazione a quel settore del suo ambiente costituito dai suoi simili”.
Cartwright, una delle persone che ha maggiormente secondo lui contribuito allo sviluppo della psicologia sociale negli Stati Uniti è Adolf Hitler. Uno psicologo sociale coinvolto in questo progetto fu Carl Hovland. Esperto nel campo dell’apprendimento si interessò allo studio sulle determinanti del cambiamento degli atteggiamenti. Il suo lavoro sulla comunicazione di massa svolto durante gli anni trascorsi nell’esercito fu poi pubblicato in una serie di volumi dal titolo “American Soldier”, a cura del sociologo Stouffer.
L’emigrato Lewin fu considerato lo psicologo carismatico della sua generazione. L’impatto dei ricercatori in quel periodo era determinato da:
- La pubblicazione di studi su riviste autorevoli;
- Lo sviluppo di una teoria in grado di stimolare la ricerca;
- La formazione di giovani ricercatori brillanti, destinati a proseguire il lavoro.
Lewin era carente nei primi due punti, pubblicò solo qualche leadership autoritaria e democratica. Festinger, con la sua teoria della dissonanza cognitiva dettò le priorità della ricerca per tutti gli anni '60 e '70. La sua teoria sui processi di confronto sociale, formulata precedentemente, ebbe un minor impatto nell’immediato. Heider, con la teoria dell’attribuzione, spiega come gli individui provino a inferire le “cause” sottostanti ai comportamenti propri e altrui. Kelley, in base al modello della covariazione, il processo di inferenza delle cause del comportamento è analogo all’esecuzione di un’analisi della varianza, una procedura statistica.
Il primo scritto da Kenneth Ring, si intitolava “Psicologia sociale sperimentale: interrogativi irrilevanti su temi futili”. Ring mise in contrapposizione la visione di Kurt Lewin di una psicologia sociale impegnata nel contribuire alla soluzione di importanti sociali con l’approccio definitivo “giocoso” degli psicologi contemporanei. La sua critica era rivolta ad alcuni studi condotti per verificare la teoria della dissonanza. Essa postula un bisogno di coerenza, che però potrebbe non essere condiviso da tutti.
Negli anni seguenti gli psicologi sociali cominciarono a dimostrare la loro capacità di contribuire alla sol
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicologia sociale, prof. Cabras, libri consigliati Introduzione alla psicologia sociale, Hewstone,…
-
Riassunto esame Psicologia sociale, prof Scaffidi Abate, libro consigliato Introduzione alla psicologia sociale, Bo…
-
Riassunto esame Psicologia Sociale, Prof. Scopelliti, libro consigliato Introduzione alla psicologia sociale, Boca …
-
Riassunto esame Psicologia Sociale, prof.Scopelliti, libro consigliato ''Introduzione alla psicologia sociale'', Bo…