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Che cosa vuol dire comunicare

Cercare di capire cosa sia la comunicazione è un’impresa molto difficile. Siamo di fronte a un territorio studiato da molte discipline. Il fatto che la comunicazione sia un ambito interdisciplinare, da una parte, è una ricchezza poiché offre molti punti di vista, dall’altra rende difficile giungere a una teoria unificata.

A metà del Novecento compare lo studio scientifico della comunicazione. Shannon aveva istituito il punto di vista matematico della comunicazione con l’obiettivo di esaminare le condizioni fisiche del passaggio di un segnale codificato da una fonte A lungo un canale, più o meno disturbato da un rumore, a un destinatario B in grado di decodificare il segnale. Successivamente, assieme a Weaver, introduce concetti come:

  • Ridondanza (ripetizione nell’operazione di codifica del messaggio)
  • Cod. Filtro (processo di selezione di alcuni aspetti e proprietà del segnale)
  • Dec. Feedback (quantità di informazione che torna all’emittente)
  • Rinforzo.

Secondo il modello matematico della comunicazione, la condizione necessaria per comunicare era che l’emittente A e il ricevente B avessero a disposizione lo stesso codice per codificare e decodificare il segnale trasmesso. È la teoria forte del codice. Il limite di questo modello è che ignora le relazioni tra espressioni e referente e tra attori.

Anzitutto, la comunicazione non è solo trasmissione di informazioni ma anche un’attività in grado di generare significati. Tuttavia, non è sufficiente avere a disposizione una rete di significati per comunicare. Occorre anche saperli usare in modo appropriato in diverse situazioni. La comunicazione consiste in una sequenza ininterrotta di atti. Si tratta delle cosiddette pratiche comunicative caratterizzate da un alto livello di organizzazione. È il punto di vista pragmatico, ovvero, una comunicazione come interazione tra testo e contesto. La Pragmatica è l’analisi della relazione dei segni con gli attori e si occupa dell'uso dei significati, la relazione fra segno e interpretante e il rapporto fra testo e contesto.

Fra le componenti della comunicazione troviamo il concetto di informazione. Gregory Bateson la definisce: una differenza che genera differenza. Concezione che pone una distinzione tra notizia, che è un dato e spesso rimane opaco e isolato; e informazione, che è una relazione che stabilisce un confronto fra due o più dati.

Un altro concetto che distingue l’informazione è la distinzione fra informazione analogica, che avviene spesso nella comunicazione tradizionale (faccia a faccia), soprattutto a livello non verbale (versatile e flessibile ma ambigua ed equivoca); e l’informazione digitale, basata sulla presenza di tratti discreti e distintivi (unità fonetiche, il codice binario) (facilmente memorizzata e modificabile).

Comunicare ha varie funzioni come: funzione proposizionale (conoscenze dichiarative per comunicare esperienze), relazionale ed espressiva.

Dalla comunicazione animale alla comunicazione simbolica

La comunicazione animale presuppone la costruzione di una mappa mentale del territorio per individuare i siti del cibo, per evitare possibili predatori o per raggiungere altri scopi. Gli animali possiedono la capacità di classificare gli oggetti in categorie distinte e sono in grado di costruire e impiegare strumenti per ottenere risultati altrimenti irraggiungibili. Importante per la comunicazione è la comprensione del mondo sociale di cui gli animali fanno parte.

In particolare, le grandi scimmie possiedono un’elevata padronanza del campo sociale che gli consente di formare alleanze e coalizioni per il cibo, per la difesa dai predatori e per l’attività sessuale. Le competenze comunicative dei primati non umani si dispiegano a più livelli. Dispongono della comunicazione referenziale, intesa come capacità di riferirsi a un oggetto dell’ambiente in modo da identificarlo con precisione rispetto a possibili alternative.

I primati non umani fanno ricorso alla comunicazione intenzionale, in grado di manifestare e condividere desideri, aspettative e intenzioni, che si manifesta attraverso gesti, movimenti e vocalizzazioni. L’insieme di questi segnali costituisce un sistema organizzato per raggiungere gli scopi individuati. Se saliamo nella scala della complessità giungiamo alla comunicazione simbolica, intesa come la capacità di comunicare facendo ricorso ai simboli. Il simbolo non è fotocopia della realtà, ma è una struttura mentale che consente forme di zoom mentale, di rotazione e inversione, nonché di condivisione con gli altri.

La comunicazione animale ha un carattere imperativo, poiché è rivolta solo all’azione, non alla teoria, ciò consente loro di gestire solo il quotidiano e non la prospettiva futura. Come conseguenza i primati non umani non sono in grado di elaborare una cultura vera e propria come la nostra. La specie umana è una specie simbolica. Grazie a tale condizione abbiamo la capacità di produrre simboli che sfociano nel linguaggio e nella cultura.

La cultura vera e propria sorge con la capacità simbolica della specie umana in concomitanza con la comparsa delle competenze linguistiche. Questo traguardo, tuttavia, si fonda su diverse tappe precedenti come la stazione eretta e il bipedismo. La cultura si divide in:

  • Cultura come mediazione fra noi e la realtà. Quando veniamo al mondo, ci troviamo in un ambiente che è già stato profondamente trasformato da chi ci ha preceduto.
  • Cultura come partecipazione poiché implica la condivisione dei processi di comunicazione, delle pratiche e dei valori, nonché dell’accordo sulle regole.

Come il bambino sviluppa le competenze comunicative

La condizione di immaturità biologica con cui il neonato viene al mondo lo pone in una condizione di necessità assoluta delle cure parentali, tuttavia il neonato è dotato di uno slancio vitale incredibile e il piccolo dell’uomo da organismo biologico diventa rapidamente un soggetto culturale in grado di comunicare con gli altri. Il neonato è dotato di potenzialità di sviluppo molto elevate che gli consentono di fare in pochissimo tempo rapidi sviluppi.

Partendo dalle capacità percettive, sul piano uditivo il neonato, il feto a partire dalle ventesima settimana è in grado di udire i rumori esterni, soprattutto la voce della madre. Inoltre, ha la capacità di discriminare molto rapidamente le caratteristiche acustiche dei suoni linguistici generati dalle vocali e dalle consonanti.

In secondo luogo, entrano in gioco le capacità...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucas_89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Sarrica Mauro.
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