Cap.1 La comunicazione umana
1. La comunicazione come attività complessa
L'uomo, oltre ad essere sociale, pensante, emotivo e sociale, è anche un essere comunicante. La comunicazione non è quindi un mero mezzo o strumento dell’uomo, ma è una sua dimensione psicologica costitutiva. Si tratta di un’attività eminentemente sociale e il gruppo, come accade per la cultura, è una condizione necessaria per la genesi, l’elaborazione e la conservazione della comunicazione. Socialità e comunicazione sono quindi due dimensioni fra loro distinte ma strettamente interdipendenti: la comunicazione starebbe alla base delle relazioni sociali. La comunicazione è partecipazione, pertanto essa ha una matrice culturale e una natura convenzionale. Inoltre è un’attività prettamente cognitiva pertanto è strettamente connessa al pensiero.
2. L’approccio matematico: comunicazione come trasmissione d’informazioni
Il modello più famoso è quello di Shannon che considera la comunicazione come semplice veicolo di informazioni partendo da due assunti:
- La natura dell’info è discreta.
- Ogni volta che elaboriamo dei dati diminuiamo la quantità d’informazione.
Shannon approfondisce i suoi studi inserendo poi tutti i concetti come fonte, trasmettitore, canale, rumore, ridondanza (ripetizione dell’operazione di codifica del messaggio per favorire la sua decodifica), il filtro (il processo di selezione) e feedback (qualità d’info che dal ricevente ritorna all’emittente), omeostasi (il feedback riduce l’info d’ingresso e consente la stabilità della relazione comunicativa).
Informazione: è una risorsa con caratteristiche particolari. È espansiva perché genera ulteriore informazione, è comprimibile a livello sintattico ma anche semantico e soprattutto è facilmente trasportabile e si trasmette ad una velocità molto alta. Bateson la definì “una differenza che genera differenza”. Può essere definita anche entropia negativa perché l’entropia non è altro che una mancanza di informazione, condizione che si verifica quando le probabilità di emissione dei segnali alla fonte sono tutte eguali.
Questo approccio implica una forte considerazione della teoria dei codici in quanto ritiene che la condizione necessaria e sufficiente per comunicare sia essere in possesso di un codice di trasmissione dei messaggi, e tralascia quindi l’ambito del contenuto.
3. L’approccio semiotico: comunicazione come significazione e come segno
Grazie alla produzione di significati gli uomini possono condividere la dimensione simbolica che risulta di loro esclusività. L’uomo vive di significati e di relazioni o meglio, le relazioni producono significati e i significati qualificano le relazioni. Questa attività di significazione non è per niente semplice e costituisce una relazione complessa tra:
- Simbolo (prodotto culturale, artefatto secondario che ha un rapporti diretto con la mente ma non con la realtà)
- Referente (l’oggetto o evento significato)
- Referenza (la rappresentazione mentale dell’oggetto/evento significato che ha un contatto diretto con la referenza ma non con il suo simbolo)
Le convenzioni nascono dalla cooperazione tra le persone che sentono così di doversi dare delle regole. Anche i simboli non sono altro che delle icone che racchiudono una serie di convenzioni dense di significato e queste nascono a seguito di una lunga attività di negoziazione che si fonda sul principio della salienza condivisa: ciò che è più importante rappresenta il miglior dispositivo di coordinazione e di partecipazione delle persone in una determinata situazione. Grazie a questo principio si sceglie il significato da dare a tutti gli aspetti della realtà ed è grazie a questi processi che ha avuto luogo la lingua naturale che consente di manifestare i significati stessi. La lingua infatti è composizionale: ovvero costituita da unità componibili non solo sintatticamente ma anche di natura semantica. Tale caratteristica rende possibili queste proprietà:
- La sistematicità (ogni lingua è regolata da una grammatica)
- La produttività (gli enunciati sono infiniti)
- La possibilità di dislocazione (il tempo dell’enunciato può essere diverso da quello in cui si parla)
La semiotica o la semiologia è la scienza che si occupa della vita dei segni nel quadro della vita sociale. I segni possono essere intesi come:
- Come equivalenza: unione di significante (la stringa dei suoni c-a-n-e) e di significato (contenuto) pertanto segno come equivalenza perché c’è una piena corrispondenza tra espressione e contenuto. In questo senso il segno viene visto come elemento arbitrario e oppositivo (è quello che è perché è diverso dagli altri segni)
- Come inferenza: così definito da Pierce perché il segno è qualcosa che per qualcuno sta al posto di qualcos’altro, sotto qualche rispetto o capacità. Secondo lui ci sono tre tipi di segni: le icone, gli indici e i simboli. Questa definizione di segno è più completa perché considerandolo un indizio dal quale trarre una conseguenza riesce a spiegare anche lo scarto fra ciò che è detto e ciò che è implicato da quanto è stato detto.
La lingua è un sistema di segni che de Saussure definisce come sistema di differenze di suoni combinati a un insieme di differenze di significati.
4. L’approccio pragmatico: comunicazione come interazione tra testo e contesto
Lo studio del linguaggio avviene da parte di diverse discipline che Morris individua nelle:
- Semantica (significati dei segni)
- Sintassi (relazioni dei segni)
- Pragmatica (relazione dei segni con i comunicanti, pertanto dell’uso dei significati nelle diverse circostanze. Prende in esame anche gli aspetti impliciti della comunicazione come la deissi- riferimenti espliciti che si fanno al contesto e che al di fuori sono incomprensibili)
4.1. La teoria degli atti linguistici di Austin
Considera la comunicazione come azione, processo pertanto basandosi sull’assunto che dire qualcosa è sempre fare qualcosa individua tre tipi di azione:
- Atti locutori (azioni che si compiono per il solo fatto di parlare)
- Atti illocutori (atti che si compiono attraverso il parlare e corrispondono alle intenzioni comunicative)
- Atti perlocutori (dicendo qualcosa si vano ad influenzare credenze, sentimenti)
Questo implica che qualsiasi enunciato abbia un effetto intenzionale e il tono con cui una frase viene pronunciata evidenzia l’intenzione del parlante, pertanto c’è uno scarto comunicativo perché l’enunciato comunica assai di più di quanto sia contenuto in una frase letteralmente intesa.
4.2. Il principio di cooperazione di Grice e le implicature conversazionali
Grice, filosofo del linguaggio distingue tra:
- Significato naturale e significato convenzionale
- Tra comunicazione e informazione in base all’intenzionalità del parlante che può essere più o meno consapevole di quanto comunica
- Logica del linguaggio e logica della conversazione (la prima legata al significato letterale mentre la seconda si occupa dei processi che gli individui usano per inferire certe cose)
Nella logica della conversazione si deve quindi distinguere tra ciò che è detto e ciò che è significato, e per colmare questo scarto ogni individuo utilizza un processo mentale chiamato implicatura conversazionale (es. sai che ore sono? Boh, è già passato il bus per Milano - sebbene questa conversazione non sembri seguire le regole del principio di conversazione fornisce degli indizi al ricevente che gli consentono comunque di comprendere l’enunciato). Le implicature conversazionali sono cancellabili (se si aggiungo altre premesse), sono non-distaccabili dal valore semantico dell’enunciato, non dalla sua forma linguistica, sono calcolabili dato il principio di cooperazione e le massime si presume che l’interlocutore sappia fare l’inferenza giusta e infine sono non-convenzionali.
Sulla base della sua analisi il successo di una comunicazione dipende dal principio di cooperazione: si devono osservare delle regole per dar vita ad una comunicazione pertinente e vi sono 4 massime da seguire:
- Massima di quantità (non dire più di ciò che è necessario)
- Massima di qualità (offri contributi veri e non dire cose di cui non sei sicuro)
- Massima di relazione (sii pertinente)
- Massima di modo (evita le ambiguità e sii ordinato nell’esposizione)
4.3. Il principio di pertinenza e il modello ostensivo-inferenziale
Sperber e Wilson vanno oltre i due modelli di cui sopra e sempre nell’ambito dell’approccio pragmatico mettono a punto il modello ostensivo-inferenziale che fa un distinguo tra l’intenzione informativa (intenzione di informare di qualcosa) e l’intenzione comunicativa (l’intenzione di informare circa la propria intenzione informativa) e pertanto è quest’ultima che si configura come la condizione necessaria e sufficiente per la comunicazione. Affinché sia possibile è necessario che il fatto sia manifesto ad un soggetto, quindi che sia possibile una rappresentazione mentale dello stesso nonché un ambiente cognitivo dove diverse opzioni comunicative si presentano ai parlanti. Quelle degne d’attenzione saranno le più pertinenti in quel contesto. La pertinenza è la combinazione di vecchie e nuove informazioni attraverso un processo di inferenza continuo. Col termine ostensione intendono invece la condotta che rende manifesto un’intenzione di rendere manifesto qualcosa (desiderio, richiesta). Per giungere ad una comunicazione pertinente è quindi necessario un continuo lavoro pragmatico da parte degli interlocutori che sono altamente influenzati dal contesto in cui si trovano e maggiori saranno gli effetti contestuali che migliorano la comprensione del linguaggio maggiore sarà il grado di pertinenza raggiungibile. Inoltre la pertinenza riguarda sempre il contesto in quanto ogni comunicazione avviene sempre e solo all’interno di un certo contesto, e si raggiunge una pertinenza ottimale quando gli interlocutori riescono a seguire l’ipotesi comunicativa che ottimizza gli effetti contestuali e che minimizza l’impegno cognitivo.
4.4. I significati presuntivi
Per Levinson si tratta delle interpretazioni preferite (o per default) prodotte dalla struttura degli enunciati data la struttura di un certo linguaggio. Lo studioso sostiene che i livelli esplicativi degli enunciati siano 3 e non due:
- Significato-tipo della frase (significato astratto)
- Significato-occorrenza dell’enunciato (contingente rispetto al contesto)
- Significato-tipo dell’enunciato (usuale rispetto al contesto)
Levinson amplia il discorso sulle implicature conversazionali analizzate da Grice definendole come inferenze standard governate da euristiche generali che per lui sono 3 e sulle quali si innestano i suoi 3 principi pragmatici che spiegano la comunicazione:
- Prima euristica (quello che non viene detto non c’è): massima per il parlante: non affermare cose più deboli di quanto la tua conoscenza consenta, scegli l’alternativa più forte
- Seconda euristica (ciò che viene descritto semplicemente è stereotipato): di il minimo indispensabile
- Terza euristica (ciò che è detto in modo non usuale non è usuale): segnala una situazione non usuale utilizzando espressioni marcate
5. L’approccio sociologico: comunicazione come prodotto della società
La sociologia della comunicazione è molto interessante per la sua prospettiva sociale dalla quale analizza il processo della comunicazione, basata sulle ultime teorie sulla realtà come costrutto sociale (non più come elemento ontologico). Si studia la comunicazione dal punto di vista della microsociologia (vita quotidiana) e da quello della macrosociologia che s’interessa dei processi generali delle istituzioni e delle organizzazioni.
La microsociologia di Goffman elabora una sociologia delle occasioni e si concentra negli elementi costitutivi del frame (quindi del contesto) che sono importanti perché “comunicano” agli interlocutori la condotta da seguire e il codice comunicativo da utilizzare. Ogni gruppo ha un sistema di comunicazione proprio e regolato da precise strategie comunicative, selezionate a loro volta dalle costrizioni comunicative (vincoli ecologici, cognitivi ed emotivi) e Goffman si focalizza sullo studio delle etichette da una prospettiva drammaturgica.
Il concetto di postmoderno si riferisce alla dimensione industriale postindustriale e antiutopica in quanto si oppone ai miti dell’età moderna come il progresso, la ragione, la rivoluzione. Il concetto di globalizzazione è contraddittorio di per sé perché si presenta come ibridazione in quanto processo di aggregazione di culture differenti che dà luogo a diverse spinte tra loro opposte: universalismo contro particolarismo, integrazione contro frammentazione, omogeneizzazione contro differenziazione, centralizzazione contro decentralizzazione etc.
6. L’approccio psicologico: comunicazione come relazione
La prospettiva psicologica prende in esame la comunicazione a partire dal concetto di identità personale e si focalizza quindi sullo studio dei processi di sviluppo delle competenze comunicative nel neonato e nel bambino. Bateson sottolinea come gli individui siano costantemente in comunicazione e come sia questo modo attraverso il quale essi generano, alimentano e mantengono le loro relazioni sociali. Gli psicologi distinguono inoltre il livello comunicativo da quello metacomunicativo e quando si passa a questo livello l’oggetto della comunicazione diventa il frame in base al quale interpretare il messaggio stesso. Questo flusso interrotto di comunicazione è spesso alla base dei conflitti interpersonali e partendo da questa considerazione Bateson individua due modelli di base di relazione:
- Relazione simmetrica (gli interlocutori percepiscono di essere in condizione di eguaglianza)
- Relazione complementare (basata sulla differenza che si percepisce rispetto all’interlocutore)
7. Una definizione di comunicazione
Va distinta dai concetti di:
- Comportamento: ogni comunicazione è comportamento in quanto azione ma non ogni comportamento è comunicazione in quanto ve ne sono diversi che non trasmettono alcun tipo di informazione
- Informazione: si tratta qui di trasmissione di info in modo autonomo, mentre la comunicazione presuppone un’intenzione comunicativa.
- Interazione: è qualsiasi contatto, fisico o virtuale, che modifichi le cose tra due persone, per contro la comunicazione richiede uno scambio consapevole e riconosciuto.
Comunicazione by Anolli: scambio interattivo osservabile fra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un certo significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento. La comunicazione ha tre funzioni di base che sono:
- Funzione proposizionale (in senso generale permette di elaborare, organizzare e trasmettere conoscenze pertanto si basa sulla conoscenza dichiarativa che a sua volta ha una funzione referenziale - consente di rappresentare qualcosa - e predicativa - attribuisce proprietà alle cose e agli enunciati - e a sua volta può essere distinta, come fa Tulving, in episodica e semantica - prescinde dalle coordinate spazio temporali)
Non si può non conoscere pertanto il linguaggio umano e le sue proprietà principali:
- Composizionalità (è composto da più unità)
- Computazionalità (disposizione delle mente a operare dei calcoli rispetto alla realtà esterna)
- Proposizionalità (capacità di elaborare e organizzare conoscenze in forma di proposizione)
La composizionalità consente al linguaggio di essere:
- Sistematico (regolato da una struttura sintattica)
- Produttivo (permette di comprendere un numero infinito di significati)
- Possibilità di dislocazione (si possono fare referenze spazio temporali diverse dai tempi dell’enunciato)
I significati sono pertanto costrutti componibili ed eterogenei che possono essere smontati, comparati, interpretati così come avviene con le immagini mentali, diverse per ciascuno di noi. La funzione proposizionale è quindi strettamente legata alla capacità computazionale della mente umana, ovvero la predisposizione a procedere per calcoli nei confronti della realtà e questa funzione proposizionale della comunicazione attraverso il linguaggio è specie-specifica del genere umano.
- Funzione relazionale (alimenta le relazioni che si hanno nella vita infatti la comunicazione può essere definita come fa Vygotskij come la radice della socialità intrinseca. In particolar modo la comunicazione partecipa a generare una relazione, a mantenerla e rinnovarla, a cambiarla, a restaurarla oppure ad estinguerla. La sua efficacia relazionale dipende dalla connessione che esiste tra interazione e relazione poiché per poter parlare di relazione occorre che vi siano più scambi d’interazione. Inoltre bisogna ricordare la relazionalità della comunicazione che in quanto rigenera le relazioni sta alla base dell’intersoggettività dialogica nella negoziazione dei significati e nella condivisione degli scopi)
- Funzione espressiva (intesa come modalità originale inusuale per manifestare pensieri, sentimenti. La comunicazione sta infatti alla base della creatività che a sua volta è basata su elementi come novità)
-
Riassunto esame psicologia della comunicazione, prof. Lucchiari Claudio, libro consigliato Fondamenti di psicologia…
-
Riassunto esame Psicologia della comunicazione, Prof. Gilardi Silvia, libro consigliato Fondamenti di psicologia de…
-
Riassunto esame Psicologia della Comunicazione, prof. Poggi, libro consigliato Fondamenti di Psicologia, Anolli
-
Riassunto esame Psicologia della comunicazione, prof. Bosco, libro consigliato Fondamenti di psicologia della comun…