LA PSICOLOGIA SOCIALE: PROCESSI MENTALI, COMUNICAZIONE E
CULTURA
1.Natura e obiettivi della psicologia sociale
Per definire cosa sia la psicologia sociale viene usata una definizione secondo cui questa
psicologia sia tutto ciò che comprende i sentimenti, i pensieri, le azioni dell’individuo che si
rapporta con la dimensione sociale. La prima cosa da notare è che si mette in luce la vena
individualistica che è proprio la caratteristica che determina la distinzione della psicologia sociale
da altre discipline come antropologia e sociologia. Proprio perché non si può pensare alla vita
dell’individuo senza relazioni con il mondo, Dewey afferma che tutta la psicologia si distingue in
biologica e sociale. Nel tempo è stato opportuno distinguere due tipi di psicologia: psicologia
sociale psicologica e psicologia sociale sociologica. La prima si presenta come sub-disciplina
della psicologia e si focalizzava sui processi mentali individuali, mentre la seconda si presenta
come sub-disciplina della sociologia e studiava i processi sociali.
1908= data ufficiale della nascita della psicologia sociale con la pubblicazione dei due manuali di
William McDougall e Edward Ross
L’appiattimento delle varie discipline ad una unica può determinare due rischi da una parte il
riduzionismo psicologico, ovvero l’eccessiva semplificazione di un elemento complesso e
dall’altra il rischio al determinismo socio-culturale, in cui l’individuo con le sue azioni risulta già
determinato senza che vengano presi in considerazione gli eventi perversi. In conclusione la
psicologia sociale fa riferimento alla mente in quanto principio organizzatore e fa uso anche del
riferimento alla dimensione sociale, che è proprio la caratteristica che la distingue dalla psicologia
generale. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento si distribuiscono alcune ideologie
appartenenti alla psicologia biologica tra cui: orientamento psicometrico, si misurano le potenze
intellettive in base alla “razza” di appartenenza; concezioni istintualiste, si associano i
comportamenti agli istinti; darwinismo sociale, la selezione vale anche in campo psicologico e chi
si adatta meglio diventa vincitore. A quest’ultima teoria vengono fatte delle accuse di eccesivo
determinismo e conservatorismo. Mentre Darwin aveva compiuto un grande passo verso la
concezione di essere umano considerato per la sua natura biologica, sempre nel Novecento si
sviluppa un’altra grande teoria: quella della psicoanalisi di Freud il quale considerava l’uomo come
insieme di relazioni interpersonali, caratteristiche individuali e soprattutto di dinamiche inconsce.
Per questo il mondo inconscio è l’insieme di pulsioni che devono essere risolte da alcuni vincoli
che in questo caso sono le relazioni con le altre persone.
Mentre in Europa si stava diffondendo la psicoanalisi, negli Usa si diffondeva la teoria del
comportamentismo che prendeva spunti dal positivismo per la ricerca meticolosa,
dall’evoluzionismo per la comparazione tra comportamento umano e animale e dalla
psicofisiologia. Secondo questa teoria si poteva dire addio allo studio dei fenomeni psichici per
concentrarsi esclusivamente sui dati osservabili, quindi i comportamenti. Il comportamento è il
risultato di un meccanismo stimolo-risposta dove gli stimoli sono divisi in antecedenti all’azione e
conseguenti all’azione.
A partire dagli anni 50 del Novecento prende corpo in psicologia l’approccio cognitivista per cui il
comportamento dell’individuo può essere interpretato solo se prima vengono studiati i processi
mentali dell’uomo. Attraverso questo approccio è stata intrapresa l’analisi della percezione, della
memoria, dei processi decisionali. Sul versante della psicologia si è sviluppata la cognizione
sociale, che si occupa delle modalità con cui si realizza la conoscenza dei vari individui. Si sono
sviluppate alcune tematiche come gli stereotipi, la percezione di persone, gli schemi, le attribuzioni
causali e le euristiche di giudizio (scorciatoie di pensiero). Questo modello però ha riscontrato tre
problemi:
• Rapporto troppo meccanico e deterministico tra gli elementi del mondo esterno e le azioni
dell’individuo
• Prevalenza degli aspetti di stabilità rispetto a quelli di novità e cambiamento
• Approccio decisamente individualistico
Nei primi del Novecento si era avuto lo sviluppo della psicologia poiché si credeva che si potesse
avere una conoscenza diretta della realtà esterna quanto di quella interna e perché questa
conoscenza poteva essere ottimale solo scomponendo le realtà complesse in unità semplici.
Sempre in questo ambiente si dava origine ad il movimento gestaltista per cui la conoscenza di
qualcosa non avviene per sommatoria di elementi, ma come percezione di un tutto unitario. La
conoscenza viene approcciata in modo fenomenologico in quanto non è conoscere la vera
essenza del mondo, bensì partire dalla conoscenza del mondo per raggiungere la verità. Di rilievo
in questo ambito è la figura di Kurt Lewin che introdusse il concetto di campo, che esprime bene
l’idea che qualsiasi fenomeno può essere compreso non da relazioni causali lineari e semplici, ma
come effetto di una molteplicità di fattori interdipendenti. Introdusse anche il concetto di spazio di
vita inteso come uno spazio dinamico in cui persona e ambiente sono legati.
Uno dei padri fonatori della psicologia sociale è Wundt che negli anni 60 dell’Ottocento fonda la
sua ricerca a Lipsia che voleva indagare la natura sociale e culturalmente fondata dei processi
mentali. Wundt era convinto che si potessero studiare a livello individuale solo i processi
psicologici elementari, mentre per quelli superiori bisognava tener conto del contesto storico e
culturale nel quale si realizzano. Una delle caratteristiche che la psicologia può dare alla
comprensione del comportamento umano è capire come si realizza la conoscenza umana.
Quest’ultima può avvenire attraverso un processo di attribuzione dei significati che non si
consegue individualmente, ma attraverso un’impresa collettiva. La dimensione sociale infatti
diventa vero e proprio elemento costitutivo della mente umana. La conoscenza del mondo consiste
nell’attribuire significati agli eventi poiché per prima cosa l’attività di rappresentazione del mondo si
svolge per mezzo dei simboli e per seconda cosa i processi cognitivi subiscono anche
involontariamente l’influenza del gruppo. Successivamente gli studi hanno portato alla stretta
collaborazione tra la psicologia sociale con il linguaggio e la comunicazione. Per esempio Mead
sottolinea come l’idea della mente emerge nella comunicazione grazie al supporto del linguaggio,
oppure Gabriel Tande che mette in evidenza come la comprensione dei fenomeni sociali sia
indispensabile per conoscere come gli esseri umani si trasmettono le idee. Tra gli altri studiosi
abbiamo Carlo Cattaneo che individua come chiave di comprensione l’interazione tra gli esseri
umani e che il linguaggio rappresenta il tessuto che connette le idee e lo strumento attraverso cui
gli esseri pongono in atto la conoscenza. Ma ancora troviamo Lev Vygotskij che concettualizza il
rapporto tra il pensiero e le interazioni sociali mediate da linguaggio e dalla comunicazione ed
inoltre crede che le funzioni psichiche superiori si sviluppano a partire dal rapporto che l’individuo
ha con gli oggetti del mondo.
Negli anni 80 del Novecento si sviluppa la psicologia culturale che si basa su due punti:
• I processi psicologici non sono influenzati, ma addirittura strutturati dalle interazioni sociali
e quindi dalla cultura intesa come insieme di significati condivisi e di artefatti materiali e
ideali
• La cultura non va intesa come un sistema statico, bensì come un processo in continua
evoluzione che ricerca un particolare adattamento. La vera natura della cultura e la sua
forza nello strutturare la mente umana non è da cercare in una singola dimensione
culturale, ma “nell’Intercultura”
2.Dalla percezione del mondo alla comprensione di sé
Agli inizi del Novecento si sviluppa la Gestalttheorie, indicata come la Teoria della forma, nella
scuola di Berlino. Possiamo definire questa teoria come una struttura organizzata che si oppone
all’aggregazione o mucchio. Nel primo caso si sottolinea l’aspetto di aggregazione ordinata e
regolata da leggi, mentre nel secondo caso si evidenzia l’aspetto casuale e randomico dell’unione
di alcuni elementi. Le due idee su cui si basa la Gestalt sono:
1. Gli stimoli ambientali vengono percepiti come strutture organizzate in modo non casuale
2. Le proprietà dell’insieme non equivalgono al risultato della somma delle proprietà delle parti
Gli psicologi della gestalt hanno individuato 5 criteri di raggruppamento:
→ Vicinanza
→ Somiglianza
→ Simmetria
→ Continuità
→ Chiusura
Un altro approccio originatosi a partire dagli anni 70 da Gibbson è quello ecologico, per cui gli
stimoli ambientali sono di per sé fonti ricche di informazioni. Le informazioni percepite in un
oggetto prendono il nome di affordances e secondo Gibbson si percepisce per agire, quindi
percepire vuol dire adattarsi all’ambiente. L’adattamento può completarsi in due modi: un
adattamento alla sopravvivenza della specie e un adattamento per il raggiungimento degli obiettivi
individuali. Secondo la prima accezione i sistemi sensoriali non trasmetterebbero solo sensazioni
elementari, ma sarebbero in grado di cogliere proprietà di ordine superiore e possibilità
comportamentali utili per la sopravvivenza. Secondo la seconda accezione le affordances vengono
considerate soprattutto in relazione al bagaglio individuale e agli obiettivi personali. Due esempi
delle affordances possono essere il gradiente tissurale (percezione di figure che si rimpiccioliscono
non in modo lineare ma di profondità) e il paradigma del precipizio visivo (tavolo a scacchiera con
un precipizio in cui il pavimento è dello stesso motivo del tavolo).
Il terzo modello è quello del New Look che riconosce all’individuo un ruolo ancora più attivo; si
fonda intorno agli anni 50 ad Harvard e il capofila del movimento viene considerato Jerome Bruner.
Secondo questa idea la percezione è del tutto psicologica e oltre a rappresentare il mondo serve
anche a controllare alcuni aspetti spiacevoli. esperimento sulla dimensione delle monete
(grandezza maggiore-valore maggiore)
Il concetto di percezione può essere utilizzato soprattutto nella conoscenza del sé e degli altri per
questo conosciamo alcuni modelli capaci di conseguire questa ricerca:
1. Modello configurazionale di Asch Secondo questo modello si attua una ricerca in cui
venga dato il compito a delle persone di descriverne altre attraverso due liste di 8 aggettivi
ciascuna che si differenziavano per un aggettivo differente. Chi aveva la lista “freddo”
descriveva la persona come avida, mentre chi aveva la lista “caldo” la descriveva come
solare e socievole. In questo modello è possibile distinguere tratti centrali e inoltre Asch
mostrò come rimanessero maggiormente impressi i primi aggettivi delle liste secondo
l’effetto primacy.
2. Modello Algebrico di Anderson Questo modello parte dal processo bottom-up per cui
dalla raccolta di informazioni si procede ad una successiva combinazione. Anche lui
conferma l’effetto primacy constatando come le prime informazioni siano quelle che
rimangono più impresse come anche le ultime secondo l’effetto di recency. Ogni tratto della
personalità ha una valutazione positiva/negativa e ognuno deve essere valutato fino a
raggiungere una somma numerica.
3. Interpretazione ecologica Si basa sulla formazione delle prime impressioni in contesti
reali e la percezione delle social affordances dipende dalla sintonia tra osservato e
osservatore. Questo approccio può causare una sovra-generalizzazione quindi una
creazione di stereotipi ricollegati a determinate caratteristiche psichiche o fisiche.
4. Modello di Fiske e Neuberg Propone un continuum nell’elaborazione delle informazioni.
Ad un estremo ci sarà un processo di top-down, basato sull’apparenza della persona
osservata e all’estremo opposto ci sarà un processo di bottom-up basato sull’analisi di
elementi formativi.
Superata un’idea iniziale per conoscere a fondo qualcuno ci poniamo delle domande che rientrano
sotto la denominazione di attribuzione causale che studiano le cause che hanno portato a
determinate azioni o eventi. Un’indicazione su queste attribuzioni viene data da Heider che afferma
che studiare queste inferenze può determinare la corretta previsione di un determinato
comportamento. Un determinato comportamento o stato d’animo di un soggetto può essere
interpretato in due modi a seconda del luogo in cui si trova si parla di:
Locus of control interno : le cause del comportamento sono dovute a qualità interne l’attore,
quindi a scelte individuali o caratteristiche della persona
Locus of control esterno : le cause sono da ricercare nell’ambiente circostante l’attore,
quindi il comportamento si attribuisce a caratteristiche dell’ambiente o del contesto
Jonas e Davis vogliono però scoprire se il comportamento messo in atto è dovuto a caratteristiche
stabili del soggetto ecco perché stabiliscono una serie di elementi fondamentali:
libera scelta: se non è presente non possiamo sapere se un comportamento è dovuto a fattori
esterni o interni
effetti non comuni: scelte effettuate che non rientrano nella norma e sono scelte insolite
desiderabilità sociale: le scelte non sono mirate a ottenere il consenso degli altri
Ma un altro elemento fondamentale è la covarianza proposta da Kelley secondo cui nel processo
di attribuzione causale vengono considerati congiuntamente molti fattori e si attribuisce un locus
interno o esterno in funzione della covariazione tra essi. Per identificare il comportamento secondo
questo modello si pongono 3 domande:
distintività del soggetto: succede solo con questo o con tutte le cose?
coerenza in situazioni diverse da parte del soggetto: sempre o solo oggi?
consenso da parte degli altri: anche gli altri o solo io?
A questo punto compaiono bias ed euristiche:
→ Self serving bias: attribuire successi a fattori interni e fallimenti a fattori esterni
→ Ingroup e outgroup: sovrastimare i fattori disposizionali e sottostimare i fattori situazionali
Riguardo la riflessione sul Sé abbiamo differenti ideologie tra queste distinguiamo:
-Una prima direzione è stata intrapresa da Asch, Koffka e Lewin che hanno formulato la Teoria del
Campo (Gestalt) in cui si sottolinea il fattore d’interdipendenza tra i fattori ambientali e quelli
interni (C= (P, A)). Tra le due parti si situa la zona di frontiera dove si trovano percezione,
appropriazione dell’ambiente fisico e sociale da parte dello spazio di vita personale. A sua volta lo
spazio di vita comprende l’esperienza personale dell’individuo ed elementi della persona. Lewin
afferma che l’emergere di conflitti non è solo nel campo interpersonale, ma anche in quello
intrapersonale. Questa teoria propone una visione dinamica della persona che è caratterizzata da
riflessività quindi della capacità di interrogarsi su sé stessa. L’individuo si distingue quindi in Io
reale che comprende il mondo fisico e Io fenomenico che è ciò di cui l’attore è consapevole.
-Un altro approccio è quello cognitivista che predilige l’aspetto conoscitivo del sé piuttosto che
l’aspetto motivazionale e della personalità. Quello che per la Gestalt era l’Io fenomenico viene
diviso in Sé ecologico e Sé interpersonale. Il primo include le percezioni individuali in relazione
all’ambiente, il secondo riguarda la consapevolezza delle proprie azioni in relazione alle altre
persone. Il Sé conosce sé stesso e nel corso del tempo determina una scala gerarchica di
conoscenze e preferenze più o meno specifiche. Markus propone un esperimento in due fasi in cui
si distinguono le persone in schematiche, quindi che si definiscono attraverso degli attributi e in a
schematiche, ovvero che non si ritrovano in una lista di aggettivi. Vengono trasmessi su uno
schermo degli aggettivi a cui ogni soggetto deve rispondere in base alla maggiore o minore
consonanza della propria persona. Alla fine si giunge alla conclusione che gli schematici sono più
pronti a definirsi attraverso degli attributi a differenza degli a-schematici che impiegavano molto più
tempo.
Il Sé è quindi costituito da:
→ Maggiore accessibilità
→ Organizzazione intorno a stati interni
→ Maggiore intensità emotiva
Negli ultimi quarant’anni Markus e Nurius hanno introdotto una nuova concezione del Sé che
comprende non solo gli aspetti del presente, ma anche quelli del futuro e i Sé possibili. Perciò
troviamo il Sé reale, come effettivamente appare; il Sé ideale, come un individuo vorrebbe essere;
il
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