Capitolo 11.1 Specificità della ricerca in psicologia sociale
In modo del tutto speciale del problema dell’intersoggettività. Fare ricerca significa preoccuparsi. La psicologia sociale si interroga sul modo in cui la conoscenza della soggettività degli altri cambia il nostro modo di vedere il mondo, e anche noi stessi. Serge Moscovici propone di considerare alla base della particolarità dell’oggetto di studio della psicologia sociale una prospettiva teorica schematizzabile in questo tipo di triangolazione di base: Soggetto Altro Oggetto.
Nello schema si rappresenta quel particolare tipo di processi mentali per cui la persona esamina un oggetto di conoscenza confrontando il suo punto di vista con quello dell’altro (sia esso un altro reale, specifico o generalizzato come un'opinione). In altri termini la psicologia sociale si occuperebbe della nostra incessante necessità di confronto con la mente dell’altro, così come noi riusciamo a percepirla e capirla.
Il processo di comparazione del nostro pensiero con il pensiero dell’altro può essere colto a tre diversi livelli:
- Livello rappresentazionale: Viene qui accettata e sviluppata l’idea che lo stimolo agisca sulla mente non direttamente, ma tramite la sua percezione (Gestalt). In questo senso, compito principale della psicologia diviene studiare lo spazio, talvolta anche molto ampio, che intercorre tra le caratteristiche di base della stimolazione e la sua percezione e riorganizzazione soggettiva.
- Livello comunicativo: Poiché gran parte del confronto intersoggettivo avviene tramite scambi comunicativi. Questo livello offre una via di studio fondamentale alla comprensione delle dimensioni sociali della mente.
- Livello comportamentale: Questo livello prende in considerazione le azioni, cioè quelle sequenze complesse di comportamenti intenzionali, messe in opera volontariamente per raggiungere uno scopo.
La psicologia sociale può dare un contributo originale a ognuno di questi tre livelli di studio:
- A livello rappresentazionale, può mostrare come la percezione degli oggetti di conoscenza cambi al cambiare della posizione sociale dell’individuo.
- Al livello comunicativo, sono evidentemente oggetto privilegiato di studio della psicologia sociale i processi di persuasione e di influenza.
- A livello comportamentale, la psicologia sociale ha mostrato sin dai suoi esordi come la semplice presenza fisica dell’altro, ancor prima dell’interazione, cambi il modo e il livello delle nostre prestazioni.
1.2 Quale intersoggettività?
Possiamo esaminare diverse scelte di procedura, relativi alla soluzione di tre interrogativi teorici principali:
- Data per scontata l’attenzione ai processi mentali del partecipante, che spazio viene dato alla soggettività dell’altro?
- Quale livello di salienza viene suggerito nella percezione dell’altro?
- A quale livello viene osservato il dato?
Esempio 1
Nella ricerca di Darley e Latanè, l’altro è presente nella mente del partecipante in due modi: nel suo credere che siano presenti delle altre persone e nell’udire la voce di chi gli chiede aiuto. Dunque, da un lato, un altro evocato nella mente del soggetto, ma solo in modo estremamente circoscritto e ridotto. La ricerca tende a verificare l’ipotesi che l’azione principale studiata (la decisione di dare aiuto) cambi al variare di un processo cognitivo del partecipante. L’interazione sociale diretta (la richiesta di aiuto) agisce invece solo come una forma di stimolo. Siamo dunque in presenza di una situazione in cui il processo principale sotto esame è un processo intrapsichico, che si svolge nella mente del partecipante, e che viene scatenato da uno stimolo sociale. Il dato è osservato a livello comportamentale. Siamo in presenza di un’intersoggettività osservata principalmente dalla prospettiva di una ricostruzione ipotetica di processi che avvengono nella mente di una sola delle persone coinvolte nella situazione.
Esempio 2
Ogni gruppo è composto di ragazzi israeliani di origine araba o ebrea. Durante la prova, ogni gruppo è assistito da un adulto, il cui cognome è in un caso di origine araba e nell’altro di origine ebrea. In conformità con le previsioni del ricercatore, il maggior numero di richieste proveniva da studenti di origine araba quando il cognome dell’assistente sembrava di origine araba, e viceversa. L’ipotesi posta dal ricercatore è che la richiesta a una persona appartenente a un gruppo percepito come ostile comporti un tale costo psicologico da diminuire sensibilmente la probabilità. La ricerca presenta un livello di intersoggettività che potremmo definire “intermedio”.
Esempio 3
Il compito consiste nel completare in un tempo assegnato un puzzle, presentato al computer. Dopo un primo tentativo viene comunicato ad ogni studente che la sua prova è stata al di sopra o al di sotto della media. La persona viene poi invitata a una seconda prova, che si dovrà svolgere in collaborazione telematica con un altro soggetto, per assegnazione casuale, in una condizione come più bravo e nell’altra condizione come meno bravo di lui. L’ipotesi è che si chiederà e accetterà aiuto più facilmente da una persona che si consideri simile a sé, mentre l’aiuto di una persona che appaia inferiore nel compito potrebbe essere sia offerto sia accettato con più difficoltà. Siamo in questo caso in presenza di una concretizzazione della nozione di intersoggettività “estesa”, perché l’ipotesi si basa su considerazioni che riguardano entrambe le soggettività coinvolte; il risultato è reso particolarmente ricco dalla possibilità di confronto tra due livelli di dati, comportamentale e di rappresentazione.
I tre esempi che abbiamo commentato ci mostrano come sia possibile combinare in modo molto diverso il livello di approfondimento delle variabili. Riportiamo in uno schema riassuntivo gli elementi della nostra analisi:
| Livelli di salienza nella percezione dell'altro | Soggettività dell'altro | Livello del dato |
| Personale | Potere, status, ruolo | Rappresentazione |
| Assente | Gruppo | Comunicazione |
| Presente | Ideologico | Comportamento |
Il primo elemento riguarda l’estensione del concetto di intersoggettività. Alcune ricerche sono centrate sui processi mentali di uno solo dei protagonisti della relazione, mentre l’altro è visto in funzione di stimolo. In altre ricerche, entrambe le soggettività in relazione sono esplorate. Siamo qui dunque in una condizione di intersoggettività “estesa”. La percezione dell’altro può dar vita a considerazioni diverse, a seconda della differente salienza dei vari aspetti del rapporto sociale. Esistono poi quattro principali livelli di salienza dello stimolo sociale:
- Personale o interpersonale per similarità, quando l’altra persona è vista solo in termini individuali, per quello che ha di simile o di interscambiabile con il soggetto percepiente stesso;
- Interpersonale per dissimilarità (ruolo, status, genere), quando il ricercatore chiama in gioco la differenza tra le due forme di soggettività coinvolte nella ricerca;
- Intergruppi, quando l’altra persona è percepita per la sua appartenenza di gruppo, che oscura le sue caratteristiche individuali;
- Ideologico, quando si sovrappongono alle caratteristiche peculiari della persona percepita delle precognizioni, basate su una rappresentazione fondata su una posizione ideologica di chi percepisce.
Infine esistono tre diversi livelli dei dati analizzati. Ognuno di questi livelli coglie degli aspetti in parte diversi; ciò equivale a dire che le rilevazioni effettuate a un livello sono irriducibili a un altro. Ad esempio una persona può autorappresentarsi come egoista, ma l’osservazione di un suo comportamento di aiuto in una situazione difficile può mostrare che si trattava solo di un pregiudizio che nutriva verso se stessa.
1.3 Spiegazione o comprensione?
Potremo dire che alcuni autori pensano che esista una sostanziale unicità nel metodo e nei fini delle scienze sociali e delle scienze della natura. Entrambi i tipi di scienza mirano alla scoperta di leggi che regolano lo svolgimento di quanto accade nella realtà. Altri autori pensano che ciò possa accadere solo per quanto riguarda il mondo della natura, espressa da regole di tipo matematico. L’agire umano può essere descritto e compreso nelle sue spinte intenzionali, ma non può essere previsto. Colore che negano l’equivalenza tra l’oggetto di studio delle scienze naturali e l’oggetto delle scienze sociali pensano che queste ultime siano finalizzate non a spiegare e prevedere, ma a comprendere i fenomeni studiati.
Capitolo 2 Dall’area di studio alla domanda di ricerca
La formulazione di una domanda di ricerca non si produce automaticamente, per semplice rassegna delle ricerche precedenti, né nasce già completa dalla mente del ricercatore. Una buona domanda di ricerca è un punto di arrivo di un processo di riflessione e di analisi approfondita, e costituisce un importante segno indiretto dell’esperienza del ricercatore. A proposito della domanda di ricerca, Miligran prendendo come spunto il perché delle atroci azioni durante la guerra mondiale, giunse a formulare l’idea che forse una parte del problema era legata all’abitudine a ubbidire alle autorità. Miligram formulò l’ipotesi che persone socializzate in contesti culturali diversi potessero disubbidire in modo diverso. Per persone allevate in culture che davano molto valore alla capacità degli individui di assumersi personalmente la responsabilità era più facile disubbidire. Da qui egli cominciò a costruire un piano di ricerca molto sofisticato, con l’obiettivo di fondo di esplorare le diverse strategie di disubbidienza, provocate da tipi diversi di comandi ingiusti. Egli costruì dunque la sua condizione limite, prevedendo con ragionevole certezza che tutti si sarebbero rifiutati di ubbidire. Costruì uno scenario in cui i partecipanti venivano indotti a punire con scosse elettriche un altro soggetto ogni volta che sbagliava. Le scosse, d’intensità crescente, arrivavano a un punto in cui si credeva di mettere in pericolo la vita dell’altra persona. Con profondo stupore si notò che 7 su 10, non smisero di ubbidire, al contrario di quanto si era previsto.
Qual è la domanda specifica che muove il proprio lavoro? Esistono alcuni suggerimenti pratici che consentono di affrontare meglio questo passaggio cruciale. Possiamo suddividere questi suggerimenti in tre parti:
- La ricerca bibliografica;
- La discussione con i colleghi;
- L’organizzazione di un quaderno di appunti;
Per massimizzare i nostri sforzi, è utile ricordare innanzi tutto che le fonti principali che possono orientarci nel percorso di precisazione del nostro pensiero sono principalmente tre:
- Le fonti bibliografiche, che organizzano e cercano quanto più possibile di diffondere quello che è già stato prodotto su un tema;
- La collaborazione con i colleghi;
- La memoria del nostro percorso di riflessione, possibilmente concretizzata in un quaderno di appunti;
2.1 La ricerca bibliografica
Si presenta spesso la ricerca bibliografica come una fase che precede temporalmente l’acquisizione dei dati. È più realistico, invece, pensare alla ricerca bibliografica come a un processo ciclico, che accompagna la ricerca durante tutto il suo svolgimento. Il primo obiettivo di una buona bibliografia è quello di conoscere i principali lavori che si occupano del tema di ricerca che ci sta a cuore. Esistono poi dei sotto-obiettivi:
- Passando in rassegna quanto è già stato prodotto rispondiamo al bisogno di impadronirci del lessico di ricerca;
- L’individuazione delle cosiddette “parole chiave”. È importante essere consapevoli che autori diversi possono individuare parole chiave diverse per lavori simili. Dobbiamo quindi ripetere più volte la nostra ricerca per parole chiave, riprendendola ogni volta che la lettura di una pubblicazione interessante ci abbia fatto scoprire nuove parole del lessico specialistico, che potrebbero essere quelle usate dai ricercatori.
Detto ciò, siamo arrivati al cuore dei problemi da affrontare nel corso di una ricerca bibliografica. Questo aspetto si può sintetizzare in due interrogativi:
- Come posso impadronirmi in breve tempo della maggior parte delle informazioni che mi sono potenzialmente disponibili?
- Come posso decidere che ho ricercato abbastanza sull’argomento che mi interessa, che sono arrivato a cogliere l’essenziale?
Malgrado la possibilità di variazione anche notevoli tra una ricerca bibliografica e un’altra, ci sono tuttavia alcuni suggerimenti di base che possono aiutarci a sfruttare al massimo le tracce che ci vengono fornite. In primo luogo:
- Dobbiamo prendere immediatamente un appunto sulle idee che la pubblicazione ci suggerisce. È importante perché tutti noi abbiamo la convinzione che ricorderemo certamente dove abbiamo trovato uno spunto che ci ha incuriosito o interessato. Ma appena si fa un po’ più diramato, i riferimenti alle pubblicazioni che abbiamo consultato tendono a confondersi tra loro.
- La cosa più importante da tenere presente nelle citazioni bibliografiche è la coerenza. Ci sono delle informazioni che, presenti in alcuni sistemi, sono trascurate in altri. Dopo aver deciso che criterio adottare, manteniamoci fedeli a questa scelta e uniformiamo ad essa tutte le citazioni che man mano raccogliamo. Per la nostra esemplificazione, abbiamo deciso di servirci del sistema APA. Questo sistema permette di ridurre al minimo l’ingombro delle citazioni durante la lettura, rinviandole alla bibliografia finale.
In secondo luogo, la cosa da fare è consultare la bibliografia citata nella pubblicazione che ci ha colpito. Arriviamo qui a formulare una prima risposta per la seconda domanda che ci eravamo posti: quando possiamo decidere che la nostra ricerca bibliografica sia sufficiente? Per decidere dobbiamo riferirci agli obiettivi che ci eravamo posti:
- Se la nostra ricerca ha come obiettivo di costruire una rassegna bibliografica completa su un tema, dobbiamo continuare finché non siamo sicuri di aver completato il panorama delle principali pubblicazioni apparse;
- Se vogliamo chiarirci le idee prima di proporre un nostro contributo basato su una ricerca empirica, la ricerca bibliografica può essere considerata ragionevolmente soddisfacente quando si verificano almeno due dei seguenti segnali:
- Le bibliografie dei nuovi testi in cui ci imbattiamo risultano composte in larga misura di riferimenti che avevamo già catalogato;
- Abbiamo studiato l’originale di quei lavori presenti in diverse bibliografie;
- Abbiamo un’idea abbastanza chiara di com’è organizzata l’argomentazione.
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