Concetti chiave della psicologia sociale
La psicologia sociale studia gli effetti dei processi sociali e cognitivi sul modo in cui gli individui percepiscono gli altri, li influenzano e si pongono in relazione con loro.
Paradigmi fondativi della ricerca in psicologia sociale
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Positivista: La realtà sociale esiste (realismo ingenuo) ed è oggettivamente descrivibile. Utilizza il metodo sperimentale e la sola spiegazione di un fenomeno sta in leggi universali e immutabili.
Limite: ignora il contesto, le motivazioni e i significati che le persone attribuiscono agli eventi, esemplificazione di situazioni complesse.
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Post/neopositivista: La realtà esiste ma la nostra percezione dipende dalla teoria (a sua volta dai valori e contesto) e dalle tecniche usate per studiarla, quindi possiamo conoscerla solo in maniera provvisoria e imperfetta.
Limite: i fenomeni sociali sono analizzati in termini di relazioni tra variabili (ciò che ci interessa), generalizzazione dei risultati, i quali sono espressi in termini di probabilità (non di leggi).
- Relativista (costruttivista): Le discipline focalizzate sull’essere umano studiano realtà storiche e contestuali, si valorizza la soggettività e le differenze. Infatti si studia il senso che le persone danno agli eventi, perciò la realtà sociale va interpretata ed è costruita nelle interazioni fra le persone.
- Teorie postmoderne: La realtà non è oggettivamente descrivibile, ma deriva dall’interazione tra chi studia e l’oggetto della conoscenza. Non è possibile vivere una realtà sociale condivisa, esistono realtà multiple, il mondo conoscibile è quello del significato attribuito dagli individui.
Approccio behaviourista
Assunto di base: l’azione umana è governata da eventi esterni.
- Behaviorismo radicale: il comportamento umano può essere compreso esclusivamente in base all’azione dell’ambiente. Principali esponenti: Pavlov (1927), Watson (1919); Skinner (1971).
- Neobehaviorismo: gli eventi esterni sono significativi in quanto influenzano gli stati psicologici (pensiero, motivazione), considerati i veri responsabili del comportamento.
Applicazioni: cambiamento di atteggiamento, azione prosociale, conformismo e obbedienza.
Approccio cognitivo
Il pensiero e l’interpretazione sono alla base dell’attività sociale delle persone. Le teorie cognitive traggono ispirazione dalla Psicologia della Gestalt (forma) e studiano come i processi interni delle persone diano luogo al mondo esterno.
Applicazioni: percezione sociale, il sé, il pregiudizio, la congruenza cognitiva.
Approccio interazionista – simbolico
La persona e la società si influenzano reciprocamente. Il comportamento deriva dall’interpretazione simbolica degli elementi presenti nel mondo esterno. Ciò che muove le persone non è l’oggetto ma il significato che viene dato a quell’oggetto in relazione ai propri piani.
Applicazioni: costruzione sociale, autopresentazione, attrazione sociale, aggressività.
Metodi di ricerca
- Ricerca d’archivio: l’archivio è formato da documentazioni ufficiali, informali, visivi e audiovisivi. Il ricercatore investiga il passato.
- Osservazione sul campo: dipende dalla presenza del ricercatore. È il metodo più diretto per conoscere la vita dei contemporanei, attraverso l'osservazione di una singola persona/gruppo/situazione. Le attività svolte dalle persone nel loro ambiente naturale vengono registrate in modo preciso e sistematico attraverso l’utilizzo di vari strumenti (appunti, audio/videoregistrazione).
- Intervista, indagine: indagine sull’opinione pubblica. Vasti campioni rappresentativi della popolazione vengono intervistati, di persona o per telefono, allo scopo di ottenere informazioni attendibili su un argomento oggetto di indagine. Utilizzano scale di misurazione, ad es. scale Likert.
- Ricerca sperimentale: rappresenta il metodo più diffuso nella ricerca in Psicologia Sociale. Permette di considerare la relazione esistente tra alcuni eventi mantenendo costanti tutte le altre variabili. Variabile dipendente – variabile indipendente – gruppo sperimentale – gruppo di controllo.
La percezione sociale
Lo studio della percezione sociale si focalizza sul modo in cui noi, in quanto percettori sociali, abbiniamo caratteristiche coerenti tra loro e le attribuiamo a una persona, formandoci così delle impressioni. Da un aggettivo scattano una serie di altri attributi, scartandone altri poiché risultano incoerenti con le nostre impressioni.
Tramite la percezione sociale, compiamo delle inferenze che ci portano a formulare dei giudizi riguardo agli altri, creandoci un'idea della persona, che non per forza corrisponde alla realtà. La formazione di un’impressione è un processo attraverso il quale organizziamo le informazioni relative ad una persona in una struttura coerente di conoscenze.
Gli elementi su cui basiamo le nostre impressioni sono:
- Comportamento non verbale: inferiamo gli atteggiamenti nei nostri confronti e le qualità/intenzionalità dell’interlocutore;
- Aspetto fisico: indicatore delle caratteristiche di personalità;
- Comportamento manifesto: messo in atto con maggiore consapevolezza rispetto al comportamento non verbale, molto più spontaneo e per questo motivo, meno controllabile da chi lo mette in atto.
In base agli elementi che ci si presentano, costruiamo una determinata categoria sulla quale ci regoliamo, richiamando altri attributi appartenenti ad essa.
Modello configurazionale – Asch, 1946
Asch fu colpito dalla rapidità con la quale ci formiamo un’impressione, nonostante la diversità di informazioni che devono essere combinate. Condusse delle ricerche e individuò:
- Tratti centrali: tratti che hanno una maggiore influenza e che riconfigurano il significato dell’intera personalità del target (es. caldo, freddo).
- Tratti periferici: tratti che hanno effetti più specifici e limitati sulla configurazione delle impressioni finali (es. diplomatico, diretto).
Inoltre, le impressioni sono influenzate dall’ordine in cui si ricevono le informazioni:
- Effetto primacy: ordine di presentazione in cui le informazioni comunicate per prime hanno un’influenza maggiore sulle nostre impressioni, creando una sorta di pregiudizio. L’effetto è più marcato quando l’individuo ha poco tempo a disposizione ed è motivato a giungere in fretta a una conclusione il più possibile accurata. Impressione favorevole di una persona intelligente, operosa, impulsiva, ostinata, invidiosa.
- Effetto recency: ordine di presentazione in cui le informazioni comunicate per ultime influenzano il giudizio finale; infatti, può completamente modificare il giudizio. Solitamente capita quando le persone sono distratte o sono poco motivate ad ascoltare chi parla.
Noi giudichiamo prima ancora di conoscere, guidando la conoscenza stessa. Le persone non sommano semplicemente le unità di informazione che ricevono a proposito di un target, ma costruiscono attivamente i significati sulla base delle proprie idee. Le persone integrano le informazioni sociali cercando di inferire un pattern globale (modello configurazionale).
Teorie implicite di personalità
Le teorie implicite di personalità guidano il nostro comportamento, sono degli schemi utilizzati per raggruppare differenti tipi di personalità.
Associazioni di tratti: tratti positivi e negativi tendono ad essere associati (buono – onesto / avaro – egoista).
Esempio: se Antonio è gentile e generoso, inferiamo che è anche buono.
Sono delle teorie ingenue, delle credenze, delle mappe di riferimento che ci permettono di arricchire le nostre impressioni con il minimo sforzo. Spesso includono rapporti di causalità tra tratti. Si basano sull’esperienza personale e su credenze culturalmente determinate.
Esempio: se Luca si è diplomato con 63, allora non è una persona tanto intelligente.
- Bruner e Tagiuri (1954): le persone costruiscono i significati sulla base delle proprie idee relative al modo in cui diverse caratteristiche di personalità tendono ad essere associate tra loro;
- Shneider (1973): le persone attraverso modi personali e insoliti rappresentano gli altri e spiegano il loro comportamento.
Non solo restiamo ancorati alle prime impressioni, ma queste sollecitano una ricerca attiva di conferme aspettative. Quando conosciamo qualcuno, non traiamo semplicemente una conclusione e la teniamo per noi; al contrario, adattiamo il nostro comportamento sulla base di ciò che pensiamo, e di conseguenza la persona calibrerà la propria condotta su quelle che sono le sue impressioni su di noi.
Esempio: incontriamo una persona trasandata, inferiamo che non possiamo fidarci di lei. Allora adotteremo un comportamento freddo e distaccato, inducendo la persona a comportarsi nello stesso modo.
Le nostre impressioni sugli altri, quindi, possono portare a profezie che si autoavverano (Snyder, 1984), una modalità attraverso cui le persone credono che sulla base della propria percezione si possono fondare le aspettative.
Il processo della profezia che si autoavvera opera così: le persone hanno delle aspettative rispetto a un altro, che dovrebbe compiere determinate azioni, ciò influenza il modo di agire nei suoi confronti e le credenze lo alimentano. Queste attese influenzano la risposta dell’individuo che adotta comportamenti coerenti con le attese originali, facendo in modo che queste diventino vere, si realizzino.
Effetto di autoverifica
Quando le aspettative non vengono confermate, le persone sono in grado di aggiustare le proprie impressioni iniziali. Il nostro processo cognitivo procede però per conferme.
Esempio: trovo un quadrifoglio e non studio per l’esame. L’esame va male e rivaluto il significato del quadrifoglio OPPURE considero “quel” quadrifoglio come non funzionante.
La superstizione nasce da esperienze che fanno dedurre erronei rapporti di causa effetto tra un oggetto sociale e un evento accaduto. È legata alle credenze, cioè noi possiamo avere un’idea preconcetta su un determinato oggetto sociale anche se non viene appresa in seguito ad esperienza diretta, ma semplicemente culturalmente.
Esempio: durante un esame, Laura indossa sempre un braccialetto con dei peperoncini rossi (associato a eventi positivi), credendo di portargli fortuna. Laura salda nella mente gli esami passati, mentre scarta gli esami passati poiché incoerenti, quindi vengono rifiutati dalla memoria. Laura continuerà a credere nella fortuna del braccialetto. Se Laura tiene conto anche degli esami non passati, allora rivaluta la sua credenza.
Quanto più una persona ha un’autostima bassa tanto più sarà nelle condizioni di avere dei comportamenti che sollecitano da parte di altri a considerare quella persona non capace. Questa persona continuerà ad agire ben al di sotto delle proprie potenzialità, confermando a se stessa/o le sue scarse capacità. Avrà paura di non riuscire e difficilmente deciderà di mettersi in gioco, piuttosto tenderà ad evitare. Instaurerà relazioni poco sane che confermano il suo scarso valore.
Psicologia sociale è la modalità attraverso cui le persone attribuiscono cause agli eventi.
Teoria dell'attribuzione causale
La teoria dell’attribuzione causale si occupa delle spiegazioni del nostro comportamento e di quello delle altre persone. Non riguarda direttamente il perché gli attori fanno ciò che fanno, ma si concentra su ciò che gli osservatori concludono riguardo al perché gli attori agiscono in un determinato modo.
Il primo studioso fu Heider, il quale sostenne che le persone (gli osservatori) vogliono sapere cosa porti gli attori a comportarsi in un determinato modo. Questo comporta due vantaggi, ovvero ci permette di integrare una varietà di informazioni, che sarebbero altrimenti disorganizzate, e ci permette di fare previsioni sui comportamenti futuri. Identificò il locus della causa, attraverso diversi esperimenti egli osservò che le persone fanno riferimento prevalentemente a fattori interni (riguarda la persona) e fattori esterni (riguarda la situazione).
Esempio: non sono entrata nella facoltà che desideravo perché:
- Causa interna: non ho studiato abbastanza;
- Causa esterna: il test d’ammissione era troppo difficile.
Inoltre, si è visto che le persone preferiscono identificare le disposizioni personali (caratteristiche durature come l’abilità o i tratti personali) per descrivere il comportamento degli altri.
Teoria dell'inferenza corrispondente (Jones & Davis, 1965)
L’inferenza corrispondente si riferisce al giudizio dell’individuo percipiente secondo cui il comportamento, o l’intenzione comportamentale dell’attore, è causato da disposizioni interne di tipo stabile.
Secondo questa teoria, gli osservatori confrontano gli effetti della scelta dell’azione selezionata con gli effetti delle azioni alternative selezionate (prendendo in considerazione la loro desiderabilità sociale).
Fattori su cui si basa il processo:
- Analisi degli effetti non comuni: le persone cercano di capire che cosa renda la scelta di una serie di azioni preferibile rispetto a sequenze di azioni alternative;
- Desiderabilità sociale: meccanismo che dice quanto le persone tendono a adeguarsi alle aspettative altrui nel momento in cui devono scegliere un tipo di comportamento.
- Libera scelta: gli attori sono liberi di scegliere i loro comportamenti;
- Aspettative comportamentali legate ai ruoli sociali.
La teoria descrive un insieme di principi generalmente validi per risalire alle intenzioni e disposizioni di un individuo che ha deliberatamente eseguito una certa azione ed era consapevole in anticipo delle sue possibili conseguenze. Non è destinata a identificare le cause di altri tipi di comportamento, come le azioni impulsive o abituali.
In base ai risultati, le persone sono più interessate a spiegare eventi insoliti piuttosto che eventi prevedibili e li interpretano confrontando ciò che è effettivamente accaduto con ciò che ritengono sarebbe normalmente accaduto.
Esempio: Maria sta guidando tranquillamente nel suo paese. Ad un certo punto, si trova in un incrocio dove lei ha la precedenza. Tuttavia, una macchina sfreccia a tutta velocità senza rispettare lo stop, e quindi non concedendo la precedenza a Maria. Come osservatrice, Maria può dedurre che la persona in questione era di fretta, oppure che non ha visto lo stop, o semplicemente non voleva rispettare le regole e concedere la precedenza a chi spettava.
Teoria della covariazione – (Kelley, 1967)
La teoria della covariazione spiega il modo attraverso cui le persone attribuiscono le cause di un’azione, che sono frutto di osservazioni ripetute nel tempo. La teoria si applica solo a eventi ripetitivi.
La teoria sostiene che gli osservatori formulano i loro giudizi sulla base della correlazione tra gli effetti e le loro possibili cause. In altre parole, l’effetto è attribuito a quella condizione presente quando c’è l’effetto, e assente quanto l’effetto non c’è.
Esempio: comprare un nuovo pc. Quando prendo la borsa di studio (condizione presente, effetto presente) posso comprarmi un pc nuovo – quando non prendo la borsa di studio (condizione assente, effetto assente) non posso comprarmi un pc nuovo.
Nel processo d’attribuzione si considerano tre fonti di informazioni:
- Persona: interagisce con lo stimolo.
- Situazione: tempi e modalità d’interazione.
- Entità/stimolo: caratterizza la situazione di osservazione.
Le persone valutano le informazioni lungo tre dimensioni rilevanti:
- Distintività: nel tempo andiamo ad osservare la condizione presente quando è presente l’effetto e assente quando è assente l’effetto.
- Coerenza (nel tempo e nelle modalità): l’effetto si manifesta tutte le volte in cui è presente l’azione. Può essere alta e bassa;
- Consenso: l’effetto viene percepito e agito da tutte le altre persone come dipendente dall’azione.
Esempio: Andrea ha dei parenti in Spagna, perciò almeno due volte all’anno va a trovarli. Quando Andrea si trova in Spagna, va in un ristorante a mangiare la paella. Il comportamento di Andrea si basa su tre principi:
- Distintività: si ha una distintività alta se Andrea va a mangiare la paella solo quando si trova in Spagna, mentre si ha una distintività bassa nel caso in cui il soggetto mangia la paella anche in altri Paesi.
- Coerenza: in questo caso troviamo alta coerenza se Andrea mette in atto quel comportamento tutte le volte che si trova in Spagna; mentre si ha una coerenza bassa se l’azione si manifesta solo in alcune occasioni.
- Consenso: si può parlare di alto consenso se tutte le persone che vanno in Spagna poi mangiano la paella, mentre si parla di basso consenso se il soggetto in questione è l’unico ad esplicitare questo comportamento.
Attribuzione in relazione ai successi e fallimenti – (Weiner)
Le nostre conclusioni riguardo alle cause di successo e di fallimenti influiscono direttamente sulle aspettative, sulle motivazioni e sulle emozioni future.
Le modalità di attribuzione che utilizziamo si basano su tre dimensioni indipendenti tra loro:
- Locus: origine interna o situazionale di un comportamento.
- Stabilità: causa stabile o instabile.
- Controllabilità: l’esito era modificabile o no.
Esempio: io ho superato l’esame di psicologia generale perché ho studiato (successo) situazione interna – variabile stabile – controllabile. Se è un successo si tende ad attribuire un’origine interna, variabile stabile e situazione controllabile.
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