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Riassunto esame Psicologia sociale, docente Melotti, libro consigliato Minori, disagio e aiuto psicosociale, Speltini

Sintesi completa delle nozioni fondamentali per esame prof. Melotti, Rimini. appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Melotti Giannino Minori disagio e aiuto psicosociale, Speltini. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. dell'università degli Studi di Bologna - Unibo.

Esame di Psicologia sociale docente Prof. G. Melotti

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La routine del gioco svolge tre funzioni importanti: sviluppano il piacere della condivisione delle

attività e della partecipazione; consentono di fronteggiare i sentimenti di confusione e le

paure; offrono la possibilità di aggirare le regole imposte dagli adulti.

1) I temi ricorrenti nella routine di gioco sono la condivisione (piacere di fare le cose insieme) e il

conflitto (opposizione, con discussione). La cultura dei pari quindi consente ai bambini di acquisire

la sicurezza relazionale per affrontare il divario tra competenze necessarie per entrare nel gruppo e

quelle per sviluppare legami amicali stretti.

2) Nei discorsi e discussioni, i bambini introducono elementi tratti dalle esperienze che essi vivono

in altri contesti, e amano argomentare su elementi che suscitano in loro timore e preoccupazione

(lupi, fantasmi). Il gioco della strega ad esempio è un ottimo modo di far avvicinare i bambini ai

loro timori e imparare a gestirli, cosa che non accadrebbe in altri contesti.

Un altro esempio, è la modalità di interpretazione-riproduzione con la quale essi giocano con i

coetanei e tendono a riprodurre eventi o trasmissioni televisive come per gli adulti, per esercitare il

controllo su elementi estranei.

3) L'aggiramento delle regole imposte dagli adulti è poi una delle funzioni principali della cultura

dei pari e buona parte delle energie del gruppo è rivolta ad un aggiustamento secondario di queste

regole, per un controllo maggiore delle proprie attività.

La cultura del linguaggio dei bambini

Nelle parole e nelle argomentazioni dei bambini si costruiscono molti dei significati e degli eventi

interattivi che permettono ai piccoli di soddisfare i propri interessi, curiosità e preoccupazioni.

Le discussioni sono spesso caratterizzate da alcuni elementi chiave, come l'affermzione e la

contro-affermazione (ad ogni partecipante è concesso di riflettere sulle varianti argomentative e

quindi espandere la propria conoscenza dei caratteri sociali); lo stile discorsivo aggravato

(adozione di marcatori di disaccordo, ma, però, non è vero, all'inizio di una frase per marcare il

proprio punto di vista); elementi di drammatizzazione (cantilena o gesti ritmici).

La cultura dei bambini in età prescolare è significativa per la concezione del valore affettivo di

gruppo e per la propria consapevolezza cognitiva.

3) La scuola elementare

Nuove sfide evolutive per i bambini. Processi di sviluppo e di apprendimento sono interdipendenti

perchè entrambi mediati da dinamiche sociali e relazionali.

Le forme di apprendimento (che hanno luogo nella vita quotidiana) sono molteplici e

riconducibili, oltre che alle teorie cognitive e motivazionali, alla varietà di fattori sociali e

culturali che in essa intervengono. Si sente l'importanza di ricorrere ad un'ottica psicosociale, per

analizzare il legame fra individuo e ambiente, che si coglie tramite una visione di bambino-altri.

Ogni apprendimento è quindi situato in una scena sociale.

I primi anni di scuola influenzano i processi dell'adattamento successivo dei bambini nella scuola e i

processi soiali hanno un ruolo decisivo nel modellare i percorsi e alterare le sue traiettorie.

La scuola è quindi un importante sistema ecologico all'inderno del quale è possibile definire le

condizioni sociali che intervengono sui processi di apprendimento.

L'organizzazione dello spazio è uno degli elementi fondamentali che possono facilitare o rendere

difficili le dinamiche sociali e i processi di apprendimento.

All'interno delle classi è abbastanza strutturata e ha lo scopo di far comprendere la struttura

relazionale del gruppo e i criteri educativi.

Gli insegnanti organizzano la disposizione dei banchi in base all'altezza, al sesso, al carattere del

bambino o ai cosiddetti disturbi. Ogni decisione di questo tipo riflette il punto di vista e i valori

degli adulti.

A distanza di anni, alunni collocati in file anteriori o posteriori (solitamente quelli che disturbano lo

svolgimento della lezione), mantengono in modo volontario la stessa disposizione, e l'attenzione

degli insegnanti viene posta maggiormente nell'area centrale.

Negli anni successivi, quando essi possono scegliere volontariamente la disposizione, sceglino in

base ai rapporti amicali.

Dinamiche relazionali e processi di apprendimento.

Progressione del sapere e vita sociale e collettiva vengono comprese tramite l'integrazione del

contesto nella mente e viceversa. Si coglie quindi la natura sociale del processo di sviluppo

cognitivo.

Un esempio di legame fra apprendimento e norme sociali e culturali è l'esperimento condotto su dei

bambini brasiliani: abituati a fare conti, percentuali e calcoli per vendere cibo per la loro

sopravvivenza, una volta messi in una classe non erano in grado di eseguire le più semplici

operazioni matematiche.

Il legame fra il luogo in cui si apprende e le funzioni di tale conoscenza sono essenziali per capire

perchè succede questo.

In questo caso il linguaggio non risiede nella mente del singolo individuo, ma è frutto di interazioni

sociali e culturali, e quindi l'apprendimento è parte integrante delle diverse azioni in cui gli

individui si impegnano.

L'interazione sociale è quindi fonte di sviluppo e apprendimento. Abbiamo di seguito due nozioni

principali che ce lo spiegano.

Zona di sviluppo prossimale: è la distanza fra il livello di sviluppo attuale (dato dal tipo di abilità

che un individuo ha e sa compiere da solo) e il livello di sviluppo potenziale (stesse abilità

affrontate con l'aiuto di un altro). Un individuo, quindi, che lavora con un altro più ''esperto'',

sviluppa competenze ulteriori.

Conflitto sociocognitivo: si pone come presupposto dello sviluppo cognitivo la dinamica di

costruzione comune delle risposte attraverso la discussione dei rispettivi punti di vista. Si

confrontano rispettivamente le proprie posizioni fino a costruire insieme ciò che si ritiene migliore.

(esigenza di risolvere un conflitto fra risposte diverse)

Connotazione sociale: Si attiva nel momento in cui i bambini riconoscono corrispondenza tra

l'operazione cognitiva richiesta e la norma sociale pertinente alla situazione. (necessità di rispettare

una norma sociale).

Queste ultime due condizioni svolgono un ruolo positivo nel progresso cognitivo. Inoltre si sente il

bisogno di operare nella zona prossimale di sviluppo per un miglior sostegno di crescita e sviluppo

e per evitare il rischio psicosociale e il basso livello di apprendimento che sembra affermarsi nelle

scuole negli ultimi anni. Oltre alle difficoltà riscontrate nell'educazione base, sembra ci sia, infatti,

un problema di fondo, legato a un disagio nelle situazioni relazionali e alle reazioni emotive

scatenate di fronte a possibili insuccessi. CAPITOLO 2

ADOLESCENZA, CAMBIAMENTO E RICERCA DEL Sè

L'adolescenza appare come un periodo di grandi sconvolgimenti e di rischi maladattivi, il focus si è

posto su questo, piuttosto che sui rischi dell'apprendimento e dei prograssi. Col tempo si è iniziato a

pensare che in realtà, sconvolgimenti e rischi forti non sono cosi comuni e non necessariamente

accadono, se non per una minoranza.

Tutte queste forti preoccupazioni ci sono perchè, essendo lunga un decennio, e non solo un

passaggio da infanzia ad adulto, abbia bisogno di essere considerata una fase a sè.

L'adolescenza è considerata una transizione evolutiva per i cambiamenti che comporta sia nella

dimensione biologica sia in quella sociale.

(Vicino alla transizione evolutiva c'è la transizione sociale: eventi della storia che comportano

cambiamenti di condizione tali da avere ripercussioni sull'identità e sulla concezione della realtà

dell'individuo.)

Sono periodi di sconvolgimento del sè e di cambiamento profondo nelle relazioni interpersonali, tali

da avere ripercussioni a lungo termine per quanto riguarda la salute mentale e sul funzionamento

sociale dell'individuo.

Nella psicologia sociale l'adolescenza è composta da due transizioni sociali: la pubertà e i passaggi

di scolarità (o del lavoro per gli adolescenti meno privilegiati).

Ha forti ricadute sul piano delle politiche educative, preventive e riablitative.

1) Le adolescenze

11-18 anni. Nonostante sia considerata una dicitura convenzionale, accettata da quasi tutti gli

studiosi, quella dell'età ha una grande variabilità interindividuale.

La nozione di adolescenza è di tipo psicosociale in quanto si riferisce al passaggio da parte

dell'individuo dalla condizione sociale del bambino a quella dell'adulto, fortemente influenzato da

contesti sociali e culturali. Non è sempre esistita in tutte le popolazioni umane. Ad esempio nelle

società in cui, durante il passaggio tra la fase bambino e adulto, ci sono tagli netti grazie a riti di

iniziazione.

Nelle società occidentali invece è vista come una fase di attesa, costruzione e sperimentazione, non

si è più bambini, ma nemmeno adulti.

Esistono quindi diverse adolescenze, non una sola, differenziata per età, sesso e posizione

socioculturale.

Sul piano clinico, l'adolescenza si distingue in sei tipologie:

1) adolescenza adeguata: costruisce in modo critico il proprio percorso accettando i momenti di

crisi

2) adolescenza ritardata: per evitare il dolore, si accetta acriticamente il passaggio imposto dai

familiari e ci si sottrae al lavoro di riflessione personale.

3) Adolescenza prolungata: l'individuo procrastina all'infinito la sua entrata nel ruolo adulto.

(accompagnato dalla paura di deludere i familiari).

4) Adolescenza sacrificata: nel caso in cui ci sia bisogno di abbandonare il proprio percorso di

sperimentazione del sè ed entrare nel mondo del lavoro.

5) Adolescenza dissociale: a causa di errato adattamento sociale si manifesta devianza.

6) Adolescenza tossicodipendente: comporta una situazione di forte disagio. (cap.4)

Il corpo cambia, la mente si allarga, si aprono nuove possibilità di relazione e procreazione.

2) La pubertà

Passaggio dalla condizione di bambino a quella di adulti in senso fisiologico.

Anche qui sono presenti le influenze dell'ambiente circostante: fattori nutrizionali e igienico-

sanitari.

Nel 900 e nei paesi occidentali avanzati, la pubertà è una fase più precoce a causa del

miglioramento delle condizioni di vita. (tendenza secolare) Si matura infatti più velocemente

fisicamente che socialmente. In passato era il contrario.

I cambiamenti puberali possono essere fonte di stress (per la rielaborazione dell'immagine di sè) e le

ripercussioni psicologiche possono essere distinte in: modello degli effetti diretti (che considera il

fattone neuroendocrino come fonte principale di trasformazioni psicologiche) e modello degli effetti

indiretti (gli effetti psicologici sono causati da diverse varianti come ad esempio lapersonalità

dell'individuo, gli elementi contestuali e situazionali e il sostegno ricevuto).

In complesso, i mutamenti fisiologici (pubertà) non sono gli unici elementi di cambiamento

psicologico da considerare durante la fase dell'adolescenza.

Comunque possiamo distinguerli in tre ambiti:

• Lo scatto di crescita e lo sviluppo morfologico (peso e altezza / struttura scheletrica);

• Lo sviluppo sessuale (maturazione caratteri sessuali primari e secondari= peli, baffi, voce),

forte distinzione tra i due sessi;

• Lo sviluppo organico (cuore, polmoni) capacità potenziate.

Il cambiamento fisico dunque interessa tutto il corpo, coinvolge l'adolescente e l'ambiente sociale

esterno (il quale reagisce in modi diversi).

I vantaggi sono: orgoglio, piacere di crescere e di vedersi ''più grandi'', essere corteggiati, ammirati,

l'aumento della forza e della resistenza, aumento della popolarità.

Gli svantaggi sono: la crescita disarmonica dei vari distretti corporei. Possono scatenare ansie

dismorfobiche, con la paura di essere anormali fisicamente.

La differenziazione interindividuale mette a confronto i cambiamenti fisici tra i coetanei.

Le femmine sono più precoci costituzionalmente rispetto ai maschi (circa due anni).

Ciò che influenza maggiormente lo sviluppo psicosociale ed emozionale dei ragazzi è il ritmo di

maturazione puberale: tempi precoci o tardivi, rispetto alla norma, in cui i ragazzi sviluppano.

L'anticipo puberale: rappresenta un fattore di rischio di disadattamento psicosociale nelle

femmine. Esse rilevano un livello di insoddisfazione rispetto ai loro cambiamenti, non rilevate dai

maschi.

Inoltre tendono a frequentare ragazzi di età superiore e ad omologarsi ai comportamenti di essi

(uscire e fare tardi, ubriacarsi).

Nei maschi non viene rilevata insoddisfazione, anzi, comporta un'immagine corporea positiva e

soddisfacente. Essi tendono ad assumere comportamenti trasgressivi, soprattutto se fanno parte di

un contesto socioeconomico basso.

Il ritardo puberale: in questo caso ne risentono più i maschi che le femmine a causa del timore di

non essere virili.

L'impatto psicologico dei cambiamenti puberali appare più complesso, meno euforico e meno

soddisfacente per le ragazze che per i ragazzi.

3) Lo sviluppo cognitivo

Nel corso dell'adolescenza si realizzano dei cambiamenti d'ordine cognitivo che portano

l'individuo a ragionare in termini meno vincolati al concreto, a formulare ipotesi e riflettere più

profondamente su di sè e sul mondo.

Secondo Jean Piaget, durante l'adolescenza avviene un importante cambiamento qualitativo del

pensiero, che diviene in grado di scostarsi dai dati concreti e di proiettarsi sul possibile, ragionando

su dati astratti, e non solo su dati immediatamente presenti e concreti.

Può ragionare su situazioni ipotetiche e trovare soluzioni ai problemi.

• Studio sensomotorio: dalla nascita ai 18-24 mesi. Prevalenza del rapporto sensoriale e

motorio fra bambino e oggetti.

• Periodo preoperatorio: 18-24 mesi a7-8 anni. Emergere dell'attività rappresentativa e

simbolica, sviluppo dell'imitazione differita, del gioco simbolico o del gioco di finzione, del

disegno.

• Periodo delle operazioni concrete 7-8 anni a 11-12 anni. Le operazioni sono azioni dotate di

reversibilità (azione corrisponde un'operazione inversa) e sono quindi dette concrete, si

basano su oggetti concreti e non su ipotesi.

• Periodo operatorio formale 11-12 anni in avanti. Svincolarsi dal concreto (come

adolescente) e crea un insieme di trasformazioni possibili, opera mentalmente su dati astratti

e formula ipotesi.

Piaget pensa che esista una sola intelligenza e che essa sia globale.

Gardner invece pensa che ce ne siano 8 (intelligenze multiple), e che un soggetto abbia un

suo proprio profilo intellettivo a cui associarne una o più. Lìindividuo realizza cosi le

migliori prestazioni prediligendo una di queste intelligenze (musicale, naturalista,

linguistica, matematica, visuospaziale, corporeo, interpersonale, intrapersonale).

Questa tesi è stata approvata anche dal Human Information Processing e da René Zazzo.

Secondo Bruner, oltre al pensiero logico-matematico, quello narrativo è molto usato nella

quotidianità per ragionare, formulare,avere credenze e desideri.

Esso si sviluppa dall'infanzia all'adolescenza e consente di dare un significato più rilevante agli

eventi e narrare la propria storia personale. In adolescenza gioca un ottimo ruolo per le concezioni

politiche e religiose, per il pensiero morale, una prospettiva temporale più ampia.

Questo ampliamento dell'orizzonte cognitivo però comporta anche un allargamento della gamma

delle paure e inquietudini rispetto all'infanzia: si aggiungono la paura di essere inadeguati, di far

soffrire o deludere gli altri, del nulla in senso filosofico, del proprio futuro, dell'incapacità di

autorealizzazione.

4) L'ampliamento dell'orizzonte sociale

Cambiamento come diverso centraggio degli interessi del ragazzo (dalla famiglia all'ambiente

esterno, i coetanei)

Estensione come progressivo allargamento delle curiosità e dell'attenzione verso gli altri.

1) Famiglia.

Situazione conflittuale in quanto devono allentare i rapporti con la famiglia per estendersi

all'esterno, ma devono comunque mantenere i rapporti in questa sfera per assicurarsi cure e

protezione. (la famiglia lunga: mira all'indipendenza ma resta attaccato alle dipendenze

difficili da recidere)

secondo Steinberg, questo rapporto conflittuale genitore-figlio è essenziale affinchè si

compia il processo di separazione emozionale.

Alcune somiglianze tra le varie ricerche condotte sul tema genitore-figlio

il conflitto è più acuto nella prima parte dell'adolescenza; i temi del conflitto riguardano aspetti

della vita quotidiana (lavori domestici, soldi spesi, visite ai parenti, ore serali) e meno discorsi

impegnativi come la sessualità ed i sentimenti; gli argomenti del conflitto si differenziano in base al

sesso (sia dei figli che dei genitori) e solitamente sono più intensi e frequenti quelli delle femmine

(dimostra che il processo di autonomizzazione per le femmine è più lungo e difficile); c'è maggior

conflittualità con la madre che col padre (la madre è più presente).

Il conflitto non deve però essere evitato per evitare un dialogo. La comunicazione infatti in

adolescenza è essenziale perchè favorisce la crescita psicologica dei gifli che imparano ad

argomentare le idee, a prendere in considerazione i punti di vista altrui e aiuta la famiglia a

mantenere la coesione interna e le regole.

Steinberg, di nuovo, afferma che uno stile familiare di tipo autorevole ha effetti positivi sugli

adolescenti, perchè caratterizzato da calore, fermezza e accettazione dei bisogni dei ragazzi (il

match perfetto tra gli stili familiari, come già detto).

Lo stile familiare può anche definirsi in base al comportamento assunto dall'adolescente.

Negli ultimi anni si sta riscontrando un cambiamento: diminuiscono le famiglie etiche e aumentano

quelle degli affetti, i genitori abbassano il tasso di dolore ''trasmesso'' ai figli (la pressione mentale).

2) rapporto con i coetanei

è comune pensare che nell'adolescenza gli interessi della famiglia e quelli del ragazzo siano diversi,

invece molte ricerche hanno dimostrato il contrario: le trame di relazioni che si instaurano con i

familiari e con i pari hanno molti punti in comune.

I rapporti che si instaurano con i pari, hanno trascorsi di base con la socializzazione in famiglia, le

famiglie supportive e calde hanno figli con amicizie positive.

I pari, infatti, sono molto più influenti sul ragazzo quando le famiglie sono meno coese e disgregate.

Una forte identificazione con famiglia e gruppo, permette al ragazzo di avere più sostegno e

protezione.

La cultura dei pari nasce dall'età prescolare e si esprime tramite attività ludiche più motorie

per i maschi e più contemplative per le femmine.

Il fascino della vita con i coetanei assume un valore forte: aiuta a far fronte alla fatica di crescere

condividendo attività pensieri ed emozioni e scoprire in modo autonomo il mondo adulto e

consolidano così apprendimenti di natura sociale (acquisibili solo tramite esperienza diretta,

che cominciano dai primi anni di vita e ci accompagnano per tutta la vita).

Ci sono dei costi nella vita comunitaria che bisogna affrontare: ad esempio il bullismo.

Il bullismo è un comportamento volto a dominare, ledere l'altro e intimidire. È un

comportamento intenzionale, persistente e disequilibrato (asimmetria di potere tra bullo e

vittima).

!!!Queste caratteristiche sono essenziali per riconoscere il bullismo e distinguerlo da altre

forme di litigiosità tra coetanei (occasionali e transitorie, fanno parte della normale

negoziazione tra membri del gruppo)!!!

Il bullismo ha due forme:

diretto (prepotenze fisiche, percosse calci e spinte o verbali, insulti minacce) (+ maschi)

indiretto (dicerie, pettegolezzi, esclusione dal gruppo) (+ femmine)

il bullismo è sostenuto dall'indifferenza degli adulti: insegnanti e genitori tendono a minimizzare,

non si accorgono, o fanno finta di niente.

Le dimensioni qualitative dell'amicizia:

stare insieme (quantità di tempo dedicato), conflitto (frequenza di disaccordi e litigi), aiuto

(assistenza e protezione), sicurezza (affidabilità di superare insieme i problemi), intimità (legame

affettivo).

Negli ultimi anni stanno diminuendo la q.tà degli incontri, conflitti e sentimento di intimità,

mentre permangono il senso di aiuto e sicurezza.

Differenziando per genere, i maschi passano più tempo a coltivare i loro interessi e in attività

comuni (rapporto fianco a fianco). Le femmine invece parlano, discutono dei loro problemi

personali, di ansie e paure (rapporto faccia a faccia).

Dobbiamo inoltre distinguere i due tipi di gruppi frequentati dagli adolescenti.

I gruppi formali nascono sulla base di interessi comuni come sport formativo o religioso e sono

formalizzati da adulti che fungono da educatori o istruttori. I maschi più presenti in sport, le

femmine in formativo e religioso. Sono frequentati da fasce medio-alte in cui i genitori si

preoccupano del tempo libero dei figli.

I gruppi informali nascono in modo spontaneo e si basano solo su relazioni interpersonali, non

hanno quindi obiettivi specifici se non quello dello stare insieme e condividere il tempo.

Sono frequentati da tutti i tipi di adolescenti (+ maschi, perchè femmine + controllate dai genitori).

I motivi per cui ci si avvicina ad un gruppo informale sono il bisogno di uscire dalla dipendenza del

mondo degli adulti, funzioni di sostegno emotivo e rispecchiamento di sè, riconoscimento della

propria identità come unica e originale (qui si costruiscono rapporti di coppia o amicizie più

specifiche).

5) Emozioni, stress e coping.

Quando si parla di emozioni nell'adolescenza si tende a sottolineare i caratteri dell'eccesso e

dell'instabilità: le emozioni sono ad alta intensità, sia positive che negative, accompagnate da

continui cambiamenti che vanno da entusiasmo a disperazione, da gioia e tristezza profonda.

Finzi e Battistin, sottolineano però che questo tipo di emozioni hanno una base fisiologica e quindi

non possono essere ricollegate alla struttura psichica, come succede per gli adulti (sono infatti

sintomi transitori).

Segnali di disagio nell'adolescente si possono quindi captare nel momento in cui c'è un'invariabilità

dell'umore, senza gli alti e bassi che caratterizzano questa fase.

Matarazzo sottolinea che l'adolescenza non comporta solo instabilità ed eccessi, ma anche lo

svilupppo di nuove capacità di consapevolezza, controllo ed espressione delle emozioni,

avvicinandoli agli adulti. Nel ciclo della vita infatti, la risonanza emotiva di fronte all'esperienza

quotidiana, varia. E variano anche le occasioni in cui è possibile provare emozioni.

La vita emotiva adolescenziale è più complessa rispetto a quella di un bambino di 8 anni, sia per la

loro maggior capacità cognitiva di valutare gli eventi, sia per l'apertura mentale ad un mondo più

ampio, la quale offre una gamma più ampia di emozioni (positive o negative).

I rapporti con gli altri suscitano emozione nell'adolescenza: essi per loro sono riferimenti forti,

catalizzatori potendi di sentimenti. L'emozione infatti, nonostante sia un'esperienza soggettiva,

viene esperita in un contesto interpersonale in cui si configura come una risposta alle azioni altrui.

I soggetti a cui si da più risposta sono proprio i coetanei. La famiglia, come già detto, subisce

decentramento affettivo.

L'affettività legata agli insegnanti, nella scuola, è neutra o rappresentata da sentimenti di rabbia e

impotenza.

I bambini oggi non provano paura rispetto allo stile autorevole degli insegnanti, come invece

succedeva in passato (che agivano con sanzioni volte a limitare la libertà). I cambiamenti a livello

familiare e sociale hanno rimodellato i contenuti stessi delle emozioni e hanno fatto si che i ragazzi

non provino paura di fronte ai comportamenti sanzionatori. Oggi, oltre alle sanzioni, ci sono in

gioco l'autostima, la popolarità ed il desiderio di autoefficacia.

Parlando di emozioni si parla anche di strategie di regolazione delle emozioni. Di fronte alle

emozioni, in particolare quelle negative, si adottano strategie di coping (di fronteggiamento), per

far fronte ad eventi che potrebbero essere, se non controllati, fonte di stress (anche se piccoli

eventi della vita quotidiana).

Lo stress si può distinguere in tre categorie:

generico (legato ad eventi normali della vita quotidiana)

acuto grave (legato ad eventi traumatici gravi, come separazione e divorzio o malattie, richiedono

un fronteggiamento più importante)

cronico grave (come l'acuto, ma con eventi di durata temporale estesa, povertà, violenza,

maltrattamento familiare, psicopatologia di un genitore o discriminazioni razziali).

(si possono sommare)

Coping

risposte che l'individuo esprime sotto stress e nei confronti di emozioni negative. Tali risposte

possono essere volontarie o involontarie.

Coping centrato sul problema:

il soggetto si focalizza sul problema che è all'origine dello stress e si impegna a risolverlo. È

considerata adattiva quando il rapporto soggetto-ambiente è percepito come modificabile.

Coping centrato sull'emozione:

il soggetto tenta di tenere sotto controllo le emozioni negative, distraendosi o cercando aiuto dagli

altri, è considerata utile quando il rapporto individuo-ambiente è immodificabile.

Guardandolo sotto il punto di vista delle differenze di genere, i maschi affrontano in modo attivo

e diretto le situazioni rischiose e controllano autonomamente le emozioni, le ragazze ricorrono più

spesso ad aiuti sociali, sono più pessimiste nei confronti della risoluzione del problema e

condividono di più le loro emozioni (conseguenza=pianto o scenate) ma non temporeggiano!.

I tentativi dei maschi invece nella fuga dai problemi, (temporeggiano), accompagnati da più

ottimismo, tende, in casi gravi e a lungo andare, al ricorso all'utilizzo di alcolici o stupefacenti.

(Attacco-fuga vs Riflessione sul problema.).

Troviamo compatibilità con le modalità di socializzazioni impresse durante il percorso educativo.

Studi dimostrano i benefici psicologici e fisici che si ottengono condividendo socialmente le

proprie emozioni, soprattutto quelle negative.

Gli adolescenti inoltre mostrano un'ottima capacità lessicale nell'esprimere le emozioni

negative, come ci spiegano Trentin e Monaci con l'esempio dell'uomo che ha sviluppato capacità

nel corso del tempo per sopravvivere come specie.

La noia e lo stress non sono legati al troppo o troppo da fare, ma ad una resistenza attiva nei

confronti della dimensione degli adulti (la quale è considerata una forma di controllo sociale).

Infatti, proponendo ad un adolescente un'attività troppo simile a quella dell'adulto, che non

permette lo sviluppo cognitivo, la costituzione di sfide ed è troppo protetta, si può manifestare

noia.

6) La ricerca dell'identità

I cambiamenti nella fase adolescenziale sono caratterizzati da rapidità e possono essere accolti e

rielaborati come immagine di sè, o rigettati.

Se accettati, si da inizio al processo di identità personale: insieme di emozioni,

pensieri, rappresentazioni che fanno parte di sè stessi, e ha la funzione di

permettere alla persona di accettarsi nonostante i vari e continui cambiamenti.

Bariaud parla di Teoria di sé: è l'identità. Permette all'individuo di interpretare la

propria esperienza sociale e di orientare le sue condotte nel mondo, flessibile e

capace di accogliere nuovi dati.

Anch'essa ha un costo: con l'acquisizione di processi sociocognitivi, iniziano anche le grandi crisi

esistenziali sulla stabilità, consistenza di sé e contraddizioni coesistenti.

L'identità è forte durante l'adolescenza (perchè si definisce lo sviluppo della persona) ma è un

argomento che tocca anche l'infanzia e la vita dell'adulto.

Il concetto di identità è stato visto da Erikson come una cerniera tra sfera psicologica

e sociale, e la sua costruzione dura per tutto l'arco della vita.

I processi sociali e culturali influenzano la formazione della persona.

Erikson concepisce la vita come una successione di otto stadi, le otto età della vita

(con conflitto vitale). Se uno stadio ha un esito negativo, ciò si andrà a

ripercuotere sullo stadio successivo e questo potrà ripercuotersi anche su quello

successivo ancora. Se ha esito positivo, invece, si arriva alla formazione

dell'identità.

L'adolescenza è vista come un periodo di moratoria sociale (concessa dalla società

al ragazzo), che, secondo lui, è lunga e complessa e serve, in società complesse

come le nostre, che venga impiegato molto tempo. Non è attesa, ma sperimentazione

attiva in cui vengono assunte diverse identificazioni, abbandonate più in là

perchè non si riveleranno il nucleo centrale dell'identità.

Questo abbandono non è processo indolore, nonostante passi attraverso una crisi

costruttiva.

Se il processo di formazione dell'identità ha esito negativo, l'adolescente non

riesce ad abbandonare tutte le ''maschere'' di cui si è servito per giocare e

formarsi, e assume il ruolo di turista psicologico, che vaga per mete senza

scegliere definitivamente. (Confusione dei ruoli).

Questi otto stadi sono:

1.stadio: Fiducia – sfiducia (da 0-1 anno)

2.stadio:Autonomia. Dubbio – vergogna ( 2-3 anni )

3.stadio: Iniziativa – senso di colpa ( dai 4 anni ai 5 anni )

4.stadio: Industriosità. Senso d’inferiorità (6-12 anni )

5.stadio: Identità .Confusione di ruoli (13-18 anni )

6.stadio: Intimità -Isolamento (19-25 anni)

7.stadio :Generatività – Stagnazione (26-40 anni)

8. stadio: Integrità dell’Io. Disperazione (da 41 anni in poi )

La teoria degli stati dell'identità di Marcia, non prevede una scala gerarchica degli

stadi, al contrario, pensa che questi possano alternarsi senza un ordine

prestabilito.

A partire da impegno ed esplorazione, Marcia delinea 4 stati dell'identità:

• l'identità acquisita (la meta ottimale),

– il moratorium (l'adolescente esplora intensamente ma non assume ruoli

precisi, ha un carattere di processualità che precede lo stato di acquisizione

dell'identità),

– blocco dell'identità (l'individuo si impegna intensamente, ma non svolge

personalmente il lavoro, non fa scelte, ma si adegua a modelli prestabiliti e

proposti),

– diffusione dell'identità (ricerca svolta in modo superficiale senza

intenzione di scegliere.) (È da considerare uno stato negativo perchè non trova

stabilità e responsabilità.).

Bruner pensa che per parlare di costruzione dell'identità bisogna tener conto dei codici culturali:

nelle culture occidentali la costruzione del sè è vista come una cosa privata e soggettiva, ma da

un'attenta indagine si scopre la sua forte negoziabilità e sensibilità all'offerta sul mercato del

proprio codice culturale. Ci parla di Sé transazionale: costruire la propria identità tramite le

influenze altrui e le interpretazioni del termine ''identità'' che essi danno.

Dipende dal sistema simbolico nella quale è condotta ed è un vero e proprio atto autobiografico,

che racconta i significati degli eventi della propria vita. La violazione dei canoni culturali

trova massima espressione nell'adolescenza.

In adolescenza, inoltre, è forte il divario tra individuo e società e tra privato e pubblico, e

questo si ripercuote, nella cultura occidentale, sulla costruzione di sè.

La presenza dell'Altro è essenziale affinchè il bambino possa conoscere l'altro e crearsi

aspettative sociali, e quest'Altro resta essenziale nel corso della vita.

La crisi di appartenenza attuale mette in difficoltà l'adolescente e la sua costruzione dell'identità con

l'urgenza di definire quella parte di identità personale che riguarda l'appartenenza ai gruppi, per non

restare fuori da questi e non avere identità sociale.

È importante oggi l'associazionismo gioanile e le associazioni di volontariato, guppi in cui verranno

apprese competenze sociali. CAPITOLO 3

ADATTAMENTO, RISCHIO E PROTEZIONE

La nozione di adattamento

E' una nozione che abbraccia molte discipline, quindi ha numerose interpretazioni.

Due focalizzazioni della nozione di adattamento: interno ed esterno.

Internamente parlando, la questione è stata abbracciata da psicologi clinici e dinamici. Relazione

fra individuo e ambiente.

Esternamente invece, è stata presa in carico dai settori sociali della disciplina. Equilibrio interno

del soggetto, sintomi e disorganizzazione del sistema psicologico.

Contributi Classici

ADATTAMENTO—RIPRODUTTIVITà E CONTINUITà DELLA SPECIE---ESITO POSITIVO

DI INTERAZIONE TRA SPECIE E AMBIENTE.

SOCIALIZZAZIONE RIUSCITA COME MEMBRO DELLA SOCIETà

RIFERIMENTO A PRECISO AMBIENTE IN CUI LA SPECIE SI è EVOLUTA. CONTESTO E

CULTURA.

(Può QUINDI RIVELARSI DISADATTIVO IN ALTRI AMBIENTI)

INTERAZIONE TRA AMBIENTE, CORREDO BIO E APPRENDIMENTO INDIVIDUALE.

PIAGET: LE STRUTTURE INTERNE DI ORGANISMO SI MODIFICANO E SI ADATTANO

PER FAR FRONTE A NUOVE SFIDE POSTE DALL'AMBIENTE.

ASSIMILAZIONE E ADATTAMENTO

1. CAPACITà Già PRESENTI

2. CAPACITà DA ACQUISIRE

LE FORZE ESTERNE MODELLANO LE CAPACITà DEL SOGGETTO PER RENDERLO

CAPACE DI ADATTARSI.

CRITICATO PER QUESTO. INTRALCIA LA CRESCITA NATURALE.

LA PSICOPATOLOGIA EVOLUTIVA SOSTITUISCE LA TEORIA CLASSICA E SI

CONCENTRA ANCHE SULL'ETà ADULTA PERCHè LE FORZE IN GIOCO INFLUENZANO

SEMPRE IL PERCORSO DI ADATTAMENTO.

Gli scopi sono quindi comprendere quali elementi diano come risultato un successo evolutivo, e

quali no. Come evolvono durante lo sviluppo le caratteristiche specifiche di un individuo.

ADATTAMENTO è ESITO DI CIRCOSTANZE ATTUALI E PASSATE. NON SOLO PASSATE.

FORTI CONTRASTI SU AMBIENTI SOCIALI E DI VITA (SCUOLA, FAMIGLIA ETC.)

il contributo della teoria evoluzionista ci dice che l'adattamento, analizzato in termini di

riproduttività e continuità della specie, sta ad indicare l'esito dei processi dinamici di interazione

tra specie e ambiente.

Il contributo degli etologi tende a considerare l'adattamento come adattività,per indicare la

capacità di adattamento per la costituzione biologica di una specie e fa riferimento al preciso

contesto ambientale in cui la specie si è evoluta.

Un carattere adattivo, può rivelarsi disadattivo in altri contesti che non siano il suo, con

conseguenza che ogni specie ha un suo carattere specie-specifico.

Adattamento (in etologia) può essere inteso come funzione dinamica dell'interazione fra: corredo

biologico, caratteristiche dell'habitat e forma dell'apprendimento individuale; e come

contesto.

Piaget spiega la mente umana accostandosi alla biologia: le strutture interne di un organismo si

modificano e si adattano pr risolvere i problemi posti dall'ambiente.

L'adattamento implica due modificazioni: l'assimilazione e l'accomodamento. Nella prima

l'interpretazione dell'esperienza si avvale di una conoscenza già posseduta. Nella seconda, è

necessario modificare le strutture in base a ciò che si presenta come nuovo.

Queste due funzioni rappresentano l'equilibrio tra essere umano ed ambiente esterno.

L'adattamento è considerato quindi un processo in cui l'essere umano mette in atto tutte le

conoscenze già apprese in passato per fronteggiare i problemi attuali, adattarsi, usando

comportamenti e strategie.

Nel paradigma comportamentista la nozione di adattamento diventa sinonimo di socializzazione

riuscita: si è riusciti ad acquisire conoscenze utili a partecipare come membri di una società.

In questo paradigma l'interpretazione individuo-ambiente è vista come un modellamento delle forze

esterne esercitato sull'individuo al fine di poter indirizzare il suo comportamento verso delle mete

attese e condivise dal gruppo sociale di appartenenza.

Negli anni 70' questo modello è stato criticato perchè perchè la positiva realizzazione di una crescita

adattata e adeguata doveva ricodursi unicamente al potere modellante delle forze sociali, viste con

potere attivo e assoluto, che intralciava il percorso di crescita.

È giusto pensare solo a caratteri esterni o solo a caratteri interni? È produttivo assolutizzare?

Domanda che si è posta la psicopatologia evolutiva per capire perchè se un individuo nasce in un

ambiente a rischio può crescere ''normale'', mentre un individuo nasce in un ambiente normale o

anche con condizioni vantaggiose, può crescere deviante e sviluppare sintomi patologici e disturbi

del comportamento.

La psicopatologia evolutiva non pone il focus solo su bambini e adolescenti, ma su tutto il percorso

di vita, perchè visto come relazione oscillante tra situazioni positive e negative che potrebbero

compromettere di continuo lo sviluppo delle persone.

Gli scopi sono quindi comprendere quali elementi diano come risultato un successo evolutivo, e

quali no. Come evolvono durante lo sviluppo le caratteristiche specifiche di un individuo.

Per questo serve un modello teorico che analizzi sia l'individuo che il contesto, usando il contributo

di diverse discipline.(Questa analisi si può applicare anche allo studio di una cellula.)

Gli esiti di adattamento e disadattamento infatti, non dipendono totalmente dall'individuo stesso

o totalmente dalle circostanze, ma dal tipo di relazione che l'individuo instaura con l'ambiente

circostante.

Nell'indagine si controlla sempre il legame fra normale e patologico, e si usa il termine normale per

studiare popolazioni atipiche.

L'obiettivo è quello di scavare a fondo per capire cosa abbia influenzato, e non di basarsi solo

sulle cause attuali.

L'adattamento infatti è l'esito delle circostanze attuali e di quelle passate.

Quattro punti caratterizzanti questo settore di studi sono :

• il riferimento alle teorie classiche dello sviluppo e i risultati sullo sviluppo normale

– l'approfondimento su popolazioni a rischio

– l'integrazione di prospettive cliniche con quelle antropologiche, sociologiche e

psicologiche

– la preoccupazione di integrare programmi preventivi o terapeutici.

Questa preoccupazione ci spiega infatti il forte interesse per i contrasti sociali e gli ambienti di

vita: la scuola, la famiglia etc, influiscono molto sulle caratteristiche del bambino, e

interagiscono fra di loro.

L'adattamento allora è il risultato di situazioni che impegnano le capacità del bambino, influenzano.

Gli esiti dei processi e le competenze del bambino non sono fattori estremamente personali,

ma sono situati in un preciso contesto storico, culturale, e dipendono dalle situazioni.

Il bambino è pensato intrinsecamente attivo: esso costruisce sfide, rappresentazioni, si adatta, e

perde la dicotomia interno vs esterno.

Si è arrivati a questa conclusione considerando il ruolo cruciale svolto da tre elementi:

1. l'insoddisfazione per la formulazione delle diagnosi psichiatriche in età evolutiva; (qui

manca la concezione di un'ottica evolutiva allo studio del disturbo)

2. l'insoddisfazione per i modelli eziologici relativi alle cause del disturbo; (presi in

considerazione i fattori di rischio e di disadattamento).

3. il contributo innovativo apportato dalla teoria dell'attaccamento.

I fattori di rischio

Le ricerche sui fattori di rischio intendono studiare le probabilità di esiti indesiderati tra membri

di una comunità storicamente e culturalmente data che condividono un certo numero di

caratteristiche e dei quali non si sa chi soccomberà alle condizioni rischiose e chi no.

Il termine rischio si usa facendo riferimento alla conoscenza di effetti dannosi per lo sviluppo;

alla conoscenza di un punto limite fra i valori di rischio e non rischio di un determinato fattore e

alla conoscenza delle condizioni in cui un fattore di rischio potenziale si trasforma in un danno

reale.

Ci si basa su tre modelli causali:

Il modello a causalità lineare o diretta

Il modello cumulativo

Il modello dinamico (divenuto il più importante).

Prendendo come esempio una patologia severa nel genitori la quale è associata a un rischio

maggiore di disturbo nei figli, delineiamo sei tipi di probabilità di conseguenze:

Genitore schizofrenico/figlio schizofrenico;

Genitore sch./figlio con un altro disturbo;

Genitore sch./figlio senza disturbo;

Genitore NON sch./figlio sch.

Genitore NON sch./ figlio con altro disturbo;

Genitore NON sch./ figlio senza disturbo.

I due estremi (punto 1 e punto 6), vengono considerati dal modello della causalità diretta, dove le

conseguenze sono ''scontate'', predette e sicure in base alla condizione del genitore.

È un modello piatto in cui il rischio è considerato in modo statico. Questo modello è il più

diffuso e tradizionale in ambito strettamente medico e si usa per identificare in modo

istantaneo un agente patogeno a cui attribuire la causa, come necessità imminente.

Questo modello ha tre peculiarità:

1. Lo stesso agente patogeno produrrà in tutti gli individui lo stesso disturbo;

2. i sintomi saranno presenti a tutti i soggetti indipendentemente dall'età;

3. disturbi specifici in età evolutiva avranno le stesse conseguenze in età adulta.

Essendo caratterizzato da limiti e usando quindi solo una causa (già solo in ambito medico), non

può essere utilizzato in ambito comportamentale.

Ad esempio il maltrattamento dei genitori verso i figli è visto come conseguenza diretta e unica del

maltrattamento subito da bambini da questi stessi.

Lo stesso modello lo troviamo in sociologia quando si vuole legittimare il comportamento deviante

di un soggetto considerando la sua situazione socioeconomica, o lo status della sua famiglia.

Rutter critica questo modello dicendo che nessuna variabile può essere presa singolarmente e dare

spiegazioni totali in un quadro cosi complesso come quello del maltrattamento.

Il modello cumulativo

In questo modello si considerano vari fattori che intervengono e vanno a definire il quadro finale di

un comportamento, in modo più attendibile che nel singolo fattore, come nel modello diretto.

Studiato da Rutter, il quale pensa che i modelli di rischio possano essere la conflittualità di

coppia genitoriale, la povertà, il sovraffollamento all'interno della famiglia allargata,

criminalità da parte del padre e disturbi psichici della madre, e collocazione dei bambini in

strutture esterne alla famiglia. Già con due di questi disturbi associati, la probabilità si alza

nettamente. considerare fattori che aumentano il rischio e altri che lo

Si possono qui

compensano (stabili o transitori): prematurità nel bambino, un disturbo

• i fattori potenzianti stabili possono essere la

psichico nel genitore o una malformazione o disabilità fisica nel bambino stesso.

• Quelli potenzianti transitori, stress, problemi di lavoro o di coppia, di salute, che

possono aumentare le probabilità di maltrattamento.

• I fattori compensatori continuativi, a carico del bambino (salute, bellezza, desiderabilità

del sesso) o a carico della coppia (relazione positiva o supporto della coppia).

• I fattori compensativi transitori sono condizioni che migliorano lo stato della famiglia che

possono proteggere dallo stress (promozioni lavorative, buon superamento delle fasi

evolutive del bambino).

importante considerare alcuni eventi separatamente, per il loro tipo

Resta comunque

di esito.

Ad esempio l'abuso fisico e sessuale dei bambini andrà a ripercuotersi sugli esiti psicologici e

comportamentali.

Mentre i disaccordi familiari sono associati a disturbi del comportamento.

Infine anche le forme di deprivazione sono associate a disturbi cognitivi.

Si considerano separatamente anche disturbi cronici o acuti, e situazioni familiari riguardanti solo il

bambino o tutta la famiglia.

Tutte queste situazioni, in senso cumulativo, alzano la soglia del rischio. Va comunque detto che

l'esito comportamentale di un bambino o adolescente può essere compreso solo se considerata la

dimensione temporale come processo.

Il modello dinamico e processuale (molto più specifico)

Adottata in numerose teorie psicologiche, tende a evidenziare un' interpretazione del cambiamento

come risultato dell'azione delle forze in gioco.

Due esempi importanti sono la psicoanalisi e la teoria della personalità di Lewin. Entrambe

interpretano la struttura psichica costruita sul conflitto confronto tra forze, ma la psicoanalisi

considera solo le forze interne al soggetto, mentre Lewin sia interne che esterne.

Si allontana dai due modelli precedenti. Si applica una concezione di causa, in cui si ricerca in

modo specifico causa ed effetto.

La dinamica dei processi, così, viene sempre interpretata come il risultato dello stato

dell'individuo concreto e la situazione concreta.

Il risultato è dato così da una molteplicità di fattori esistenti ed interdipendenti ad un momento

dato, in cui il soggetto prova emozioni, sentimenti, paure, timori, che compromettono la

situazione.

In questo modello il rischio è relativo e varia anche tra soggetti che corrono la

stessa quantità di rischio, e dipende da forze che si influenzano reciprocamente nel

presente e nel passato e dal modo in cui il soggetto percepisce determinate situazioni.

Ci sono soggetti più vulnerabili come ad esempio una relazione di attaccamento insicura, che andrà

a compromettere la soglia del rischio.

Bronfenbrenner elabora un modello chiamato persona-processo-contesto, che cerca di spiegare

appunto le caratteristiche delle persone a quella della situazione.

Comporta quindi introdurre il concetto di variabili mediatrici e moderatrici degli

effetti: l'irritabilità di un soggetto è mediatrice, la capacità di fornire comunque cure adeguate al

bambino in caso di difficoltà economica è moderatrice (un po' come il fattore di compensazione).

importanza alle caratteristiche del genitore maltrattante,

Secondo Belsky si da molta

anche se si considerano in secondo luogo le condizioni della famiglia, i fattori sociali ed

economici e i modelli culturali.

Per ogni livello considerato poi si individuano i fattori di rischio alle quali si possono

contrapporre condizioni di vita favorevole e che quindi tale comportamento venga trasmesso.

Secondo Lynch e Cicchetti i risultati dell'evoluzione sono la combinazione tra livello

ambientale e livello individuale. (da soli non potrebbero essere considerati).

1 Macrosistema: il sistema di valori e norme costituenti una data società, credenze e stili di vita.

Ci sono alcuni paesi in cui la violenza è legittima e valorizzata. In questo caso quindi bisogna fare

un'ulteriore analisi, più approfondita, riguardo ogni singolo stile di vita e contesto.

2: Mesosistema: strutture sociali formali e informali in cui l'individuo vive. Vicinato, amicizie,

conoscenze, parrocchia, scuola. Nei quartieri statunitensi in cui il livello socioeconomico è basso,

i genitori non possono utilizzare in modo preventivo queste risorse sociali e il fattore di rischio si

alza. La partecipazione a gruppi religiosi abbassa il rischio, in quanto ogni tipo di religione

rifiuta la violenza.

3: Microsistema: l'ambiente diretto in cui il bambino subisce la violenza. La severità e la

cronicità sono caratterizzanti l'ambiente del microsistema.

Questo modello ci da più possibilità di interventi perchè studia, valuta e agisce

su più fattori interdipendenti possibilità di individuare fattori di

e c'è più

protezione per contrastare le condizioni di rischio.

Fattori di protezione e resilenza

Un fattore è protettivo quando riesce a deviare la traiettoria presa dal soggetto influenzato dal

fattore di rischio. Esso non protegge a priori, ma va considerato sempre un fattore di

riparazione dopo il danno.

Con il termine resilenza ci si riferisce ad una maggiore capacità individuale di far fronte a

situazioni difficili o di ottenere un buon adattamento nonostante minacce ad uno sviluppo ben

realizzato.

Comprende tre tipi di fenomeni: raggiungimento di esiti positivi nell'adattamento nonostante

fattori negativi, resistenza allo stress, recupero da eventi traumatici.

È valutata da fattori di tipo personali (comportamento deviante, riuscita scolastica e relazione

con i pari) e fattori di tipo variabili (qualità delle cure genitoriali).

Resilenza in caso di deprivazione istituzionale o carenza di cure:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in educatore sociale e culturale (BOLOGNA, RIMINI)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher perrellsss di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Melotti Giannino.

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