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Capitolo 1: La cognizione sociale

Le radici epistemologiche dell'approccio "social cognition"

Gli esseri umani sono caratterizzati sin dai primi momenti della loro esistenza dal bisogno di "conoscere" la realtà che li circonda, al fine di orientare il proprio comportamento in modo adattivo all'ambiente in cui vivono. Il problema della conoscenza della realtà ha contraddistinto la psicologia sociale sin dalle sue origini, tanto che uno degli approcci emergenti della psicologia sociale si chiama social cognition o cognizione sociale.

Questa corrente affonda le sue radici storiche nella filosofia di Kant, secondo il quale i processi di conoscenza sono connotati in maniera soggettiva: è la mente che attivamente organizza i dati che raccogliamo attraverso i processi sensoriali costruendo una realtà che va aldilà dell'informazione data. Non solo la percezione umana registra i dati della realtà, ma cerca le connessioni tra i vari elementi dell'oggetto da conoscere così da attribuirvi un senso. Questo approccio olistico, che considera i rapporti tra le diverse parti dello stimolo percettivo così come sono rappresentati in una unità di significato nella mente di una persona, è alla base della psicologia della gestalt e si contrappone all'approccio elementaristico, secondo il quale l'esperienza percettiva è il frutto dell'analisi dei singolo elementi.

Questa stessa concezione ha animato l'approccio di Lewin, la cui opera rappresenta una pietra miliare per la psicologia sociale. Secondo questo autore il campo psicologico di una persona dipende dall'interpretazione soggettiva che la persona costruisce sul proprio ambiente sociale, considerando la configurazione dei fattori inerenti la persona stessa e la situazione in cui essa agisce. È questa totalità dinamica di fattori personali e situazionali che spiega il comportamento sociale.

Lewin considera il rapporto tra fattori cognitivi e fattori motivazionali come inestricabile nella spiegazione del comportamento sociale: la cognizione permette alla persona di avere a disposizione gli elementi per interpretare la realtà, per pianificare il proprio comportamento e per prevedere quello altrui. La cognizione aiuta le persone a capire cosa fare in una determinata situazione, mentre la motivazione rappresenta il motore del comportamento indicando se un dato comportamento avrà luogo e in quale misura si manifesterà.

I principi di base della cognizione sociale

I principi di base della cognizione sociale sono due:

  • L'approccio olistico alla comprensione delle strutture cognitive e dei processi che stanno alla base delle rappresentazioni mentali del mondo da parte delle persone.
  • Una concezione della persona come individuo attivo, in grado di elaborare le informazioni che gli provengono dall'ambiente così da orientare adattivamente il proprio comportamento, sulla base del rapporto tra elementi cognitivi e motivazionali.

Nel modello di persona come ricercatore di coerenza il fattore cruciale consiste nel fatto che l'eventuale stato di incoerenza è di per sé motivante per ritrovare la coerenza. A sua volta la riduzione dello stato psicologico negativo grazie al ripristino della coerenza tramite il cambiamento dell'atteggiamento in questione produce nella persona una sensazione di sollievo dallo stato ansioso.

Modelli della cognizione sociale

All'inizio degli anni '70 il modello dell'individuo elaboratore di informazioni ha preso la forma dello scienziato ingenuo che, raccoglie dati necessari alla conoscenza di un oggetto e giunge a conclusioni logiche. Capita che un amico ci tratti in maniera inaspettatamente indifferente: la prima domanda che sorge in funzione di questo comportamento è il perché dell'accaduto, secondo il modello dello scienziato ingenuo quando abbiamo abbastanza tempo a disposizione valutiamo con cura l'evidenza che deriva da fattori situazionali (l'amico era stanco ecc), o quella che deriva da fattori disposizionali, riguardanti le sue caratteristiche di personalità (è una persona distaccata) ed arriviamo a una certa conclusione sul suo comportamento.

Mentre nel modello del ricercatore di coerenza la motivazione ha un ruolo cruciale nel guidare il processo cognitivo a ripristinare la coerenza, per i teorici dell'attribuzione causale un evento sociale irrisolto dal punto di vista delle cause che lo hanno determinato non genera uno stato psicologico avversivo negli individui. È comunque vero che siamo motivati a spiegare le cause del comportamento sociale per prevedere e controllare la realtà in cui viviamo.

I ricercatori hanno sviluppato un modello attribuzionale normativo che "prescrive" cosa le persone devono fare per spiegare le cause del comportamento sociale quando hanno tempo e dati a disposizione, ma nella vita quotidiana si osserva spesso che gli individui commettono molti errori nelle loro spiegazioni di causalità. Secondo i ricercatori questa tendenza alla distorsione degli eventi, nel ragionamento e nel giudizio sociale, è dovuta al fatto che nei processi di elaborazione delle informazioni si usano le scorciatoie di pensiero.

Sulla base di queste evidenze i ricercatori hanno sviluppato un altro modello: quello dell'economizzatore di risorse cognitive (Taylor). Questo modello a differenza del precedente ha un carattere descrittivo in quanto prende in considerazione ciò che le persone fanno effettivamente e non ciò che dovrebbero fare. Sulla base dell'assunto fondamentale che le persone possiedono una capacità cognitiva limitata i ricercatori hanno notato che le persone commettono molti errori nel giudizio e nel ragionamento sociale, per il fatto che utilizzano diverse scorciatoie di pensiero (EURISTICHE) ogni volta che possono farlo. Secondo questo modello poi le persone preferiscono soluzioni rapide basate su un numero limitato di fatti e di indizi salienti piuttosto che soluzioni lente basate sull'esame accurato di tutti i fattori in gioco.

Gli studiosi della cognizione sociale hanno riscoperto l'importanza dei fattori motivazionali e il modello di individuo è quello tattico motivato, un pensatore sociale impegnato che possiede molte strategie cognitive e che le utilizza sulla base dei propri scopi, motivi e bisogni. È capace di elaborare le info in maniera accurata, altre volte pensa e agisce rapidamente scegliendo strategie cognitive che gli permettono di difendere la sua autostima. Alcuni ricercatori hanno addirittura mostrato che tutta l'attività di conoscenza è un processo motivato, ossia che qualsiasi processo cognitivo sottende una motivazione.

Il bisogno di chiusura cognitiva è stato concettualizzato da Kruglanski sia come una caratteristica di personalità, sia come una motivazione indotta da particolari situazioni (fretta, rumore) ed è stato definito "il bisogno di ottenere una risposta chiara e definita a un certo oggetto di conoscenza in contrasto all'ambiguità". Il nostro elaboratore di info può essere definito conoscitore motivato.

Dagli anni 2000 in poi (Fiske e Taylor) la concezione dell'individuo pensante si è indirizzata verso il modello dell'attore attivato, poiché le ricerche più recenti mostrano che le persone non sono sempre poi così consapevoli delle proprie azioni. Secondo questa concezione le persone vengono attivate dalle situazioni sociali in cui vivono ad utilizzare cognizioni pregresse senza che ne siano consapevoli. Tale attivazione da parte degli attori implica, oltre alle cognizioni, valutazioni, stati affettivi-emozionali e comportamenti.

Riassunto dei modelli di individuo pensante della social cognition

  • Ricercatore di coerenza, basato sul modello della coerenza cognitiva.
  • Scienziato ingenuo, in assenza di fattori motivazionali.
  • Economizzatore di risorse, in assenza di fattori motivazionali.
  • Tattico conoscitore, i fattori motivazionali acquistano un ruolo da protagonisti nei processi sottostanti alla costruzione della conoscenza reale.

A cosa serve la conoscenza sociale?

La conoscenza sociale è un'attività motivata frutto e guida dell'azione sociale. Ha lo scopo di controllare, prevedere e trasformare la realtà. Sappiamo bene cosa aspettarci da una persona che possiamo definire "calda" e sappiamo anche cosa aspettarci da una "fredda".

Nel campo della cognizione sociale abbiamo a disposizione una serie di teorie sia datate sia di recente formulazione, che mostrano che motivazione e cognizione lavorano in interazione nella mente delle persone al fine di orientare l'azione sociale.

Da cosa è generata la conoscenza sociale?

Fiske esplicita in modo molto chiaro che le motivazioni sono i motori del comportamento attraverso cui le persone affrontano la situazione, elaborano le info, comunicano e si rapportano agli altri. Questa idea è tratta dalla teorie del campo di Lewin, secondo cui una motivazione genera una forza psicologica per la persona che si trova in una particolare situazione o spazio di vita. In altre parole, le motivazioni operano come principi che spiegano la relazione tra la persona e la situazione in cui essa si trova in un dato momento. Le motivazioni fondamentali delle persone sono fondamentalmente cinque:

  • Appartenenza: il sentimento di appartenenza a coloro che ci sono più prossimi genera un forte attaccamento verso di essi, tale da costruire l'origine della discriminazione nei confronti dei gruppi differenti dal nostro. Permette costruzione di rapporti di amicizia con persone precedentemente sconosciute. In generale l'appartenenza ad un gruppo umano è essenziale per la sopravvivenza fisica e psicologica.
  • Comprensione: le persone cercano di soddisfare i bisogni di comprensione di sé e del mondo che li circonda. Questa motivazione fondamentale degli esseri umani è presente in tutte le circostanze della vita, ma diventa particolarmente saliente nelle situazioni di incertezza.
  • Controllo: questa motivazione è legata alla precedente, in quanto il controllo è sicuramente una forma di comprensione di sé e del mondo circostante, tuttavia il controllo implica una comprensione del rapporto tra comportamento messo in atto dalla persona e risultati ottenuti. Impariamo molto presto ad esercitare strategie di controllo sulla realtà circostante. Nella misura in cui gli individui percepiscono di avere il controllo su ciò che può accadere sono più contenti e realizzati.
  • Valorizzazione di sé: è una motivazione che implica maggiormente i processi affettivi in quanto riguarda sia la stima di sé, sia la motivazione a migliorarsi. Le persone che desiderano sentirsi bene con se stesse e pensare di essere considerate amate dagli altri cercano interazioni con persone che le confermino, mentre quelle per cui è più importante migliorarsi possono associarsi anche a persone che ne offrono loro immediate conferme ma stimoli di cambiamento.
  • Fiducia: aver fiducia negli altri può renderci vulnerabili nei loro confronti, tuttavia genera cooperazione e fiducia verso di noi da parte di chi è oggetto della nostra fiducia. Questa motivazione ci permette di avere una vita più semplice di chi è sospettoso e incapace di avere fiducia negli altri, poiché ci rende piacevoli, socievoli e meno soli, la fiducia è anche una forma di intelligenza sociale che permette ai membri dei gruppo di condividere informazioni, risorse e di raggiungere più facilmente gli scopi comuni.

Siamo sempre consapevoli della nostra conoscenza sociale?

I processi automatici. Gran parte della nostra attività conoscitiva si svolge senza la nostra consapevolezza, in modo automatico. Johnsin e Hasher hanno definito diverse condizioni per qualificare un processo cognitivo come automatico. Questo deve essere non intenzionale, inconsapevole, non controllabile ed efficiente, ossia impiegare una quantità di energie tali da permettete un altro compito cognitivo parallelo.

I ricercatori di psicologia sociale si sono resi conto che le persone spesso utilizzano simultaneamente sia processi automatici sia processi controllati. L'attivazione degli stereotipi sociali può essere automatica e condurre le persone a pensare che le femmine vadano peggio dei maschi in matematica, ma al tempo stesso intenzionale perché se chi emette questo giudizio è un maschio molto probabilmente ha l'intenzione di mantenere alta la propria autostima.

Fattori cognitivi e fattori sociali nella cognizione sociale

Le persone assumono due posizioni fondamentali nel loro mondo sociale, quella di attori del comportamento sociale e quella di osservatori del proprio e altrui comportamento. La cognizione sociale rivela così il suo carattere interpersonale, intersoggettivo e riflessivo che la distingue dalla cognizione non sociale. La cognizione ha lo scopo di orientare l'azione e l'azione è sociale quando il suo significato e orientamento prendono in considerazione altre persone.

Allport ha definito la psicologia sociale come una disciplina che tenta di comprendere e spiegare il modo in cui i pensieri, i sentimenti e il comportamento sono influenzati dalla presenza delle altre persone, siano esse presenti sul piano fisico o simbolico. La cognizione sociale ha due aspetti:

  • La cognizione della psicologia sociale (in che modo la vita mentale delle persone influenza l’essere insieme agli altri).
  • La psicologia sociale della cognizione (che cosa succede alla vita mentale delle persone quando sono insieme agli altri).

Come facciamo a conoscere la realtà sociale?

La conoscenza della realtà sociale deriva da due fonti di informazioni: la realtà oggettivamente data che sta fuori di noi e il nostro modo di percepirla.

Schemi e categorie sociali

Gli studiosi a partire da Bartlett e dai teorici della Gestalt hanno mostrato che la percezione umana è altamente costruttiva rispetto agli stimoli che riceve dalla realtà esterna e che tale processo di costruzione della conoscenza avviene in base agli schemi: questi possono essere definiti come strutture cognitive che contengono informazioni su un particolare oggetto di conoscenza (stimolo), includendo gli attributi che lo caratterizzano e i legami tra di essi. Gli schemi facilitano i processi di conoscenza top-down (dall'alto verso il basso), ossia basati su concetti, conoscenze e teorie già depositate nella memoria.

I processi bottom-up hanno lo svantaggio di essere abbastanza dispendiosi sul piano temporale, in quanto le persone si concentrano su ogni singolo elemento di informazione attinente all'oggetto da conoscere, ma possono avere il vantaggio di una maggiore accuratezza. Quando ci imbattiamo in un nuovo stimolo di conoscenza dobbiamo prima di tutto riconoscerlo. Questa prima operazione avviene tramite la classificazione dello stimolo entro una categoria familiare.

La realtà sociale risulta difficile da classificare in base a criteri rigidi. Le categorie sociali che utilizziamo per classificare la nostra realtà sociale hanno un'organizzazione gerarchica inclusiva dei livelli più specifici: abbiamo una conoscenza generale delle persone motivate da ideali (livello sovraordinato), che ad un livello più specifico (livello intermedio) possono essere suddivise in due categorie, quella delle persone religiose e quella degli attivisti sociali.

Diversi tipi di schemi sociali

Gli schemi influenzano il modo con cui raccogliamo, interpretiamo e comprendiamo le nuove informazioni, così come il modo in cui ricordiamo le informazioni acquisite e facciamo inferenze sui dati mancanti. Esistono vari tipi di schemi sociali, il cui contenuto può cambiare in base alla cultura, ma che hanno sempre lo stesso funzionamento:

  • Schemi di persona: contengono informazioni che aiutano a descrivere le persone in base ai tratti di personalità. Esperimento di Zana e Gerard: ai partecipanti veniva presentata la descrizione di uno studente universitario, a un gruppo veniva detto che era iscritto a chimica, ad un altro che era iscritto a musica, allo studente cadevano dei libri. I partecipanti tendevano a ricordare meglio le informazioni congruenti con lo schema attivato, così se lo studente faceva studi musicali i partecipanti ricordavano che gli erano caduti degli spartiti.
  • Schemi di sé: il sé costituisce l’oggetto di conoscenza più prossimo che tutti abbiamo e rappresenta un filtro di conoscenza degli altri oggetti sociali, poiché siamo più attenti agli aspetti della realtà sociale che rimandano a noi stessi. Markus ha dimostrato che esistono tratti centrali nella descrizione del sé, rispetto ai quali le persone hanno un’organizzazione schematica che facilita la velocità dell’elaborazione delle informazioni relative a questi tratti. Altre dimensioni di giudizio sono meno cruciali nella definizione di sé e le persone hanno minore facilità e minore confidenza nell’elaborare informazioni relative a queste dimensioni definite aschematiche.
  • Schemi di ruolo: i ruoli sociali definiscono le aspettative comportamentali in relazione alle posizioni che le persone occupano nella realtà; una volta attivati rendono possibile riconoscere le informazioni rilevanti per lo schema in questione. Esistono ruoli acquisiti, ottenuti tramite intenzione e impegno, e ruoli ascritti (acquisiti per nascita) acquisiti in maniera automatica. I ruoli ascritti possono funzionare come stereotipi sociali, poiché sono associati a schemi che facilitano il compito del percipiente. Tali facilitazioni rendono possibili gli errori cognitivi, che sono dovuti anche al fatto che le conoscenze schematiche sui ruoli ascritti sono largamente utilizzate nella percezione sociale. In questi casi sono utilizzate le categorizzazioni associate ai ruoli.
  • Schemi di eventi: includono le conoscenze relative al modo in cui ci si comporta nelle diverse situazioni sociali, comprese le aspettative che si hanno sul modo in cui si comportano gli altri (che dipendono dai ruoli sociali).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lelesprint1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Mannarini Stefania.
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