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Capitolo 1: La cognizione sociale

Che cos’è la cognizione sociale

Le radici epistemologiche dell’approccio “social cognition”

La social cognition è la corrente centrale della psicologia sociale. Per Kant i dati reali devono essere conosciuti soggettivamente. Solo conoscendo la realtà sociale in cui viviamo, rispondiamo in modo adattativo. L’approccio è olistico: i dati non sono registrati. Percepiamo le connessioni tra gli elementi dell’oggetto di conoscenza, e questo dà senso all’oggetto percepito (gestalt). La persona, inoltre, è elaboratore attivo di informazioni, per finalità adattative (Kurt Lewin).

Campo psicologico: il comportamento nasce dalla dinamica dei fattori situazionali e personali, e dall’intreccio di fattori cognitivi e motivazionali.

Modello di persona

Il ricercatore di coerenza '50 '60: disagio dato dall’incoerenza di sé, motiva a ricercare la coerenza. Stesso peso di fattori cognitivi e motivazionali. Cattiva previsione comportamenti e valutazione di ciò che è coerente o no. (Festinger, Heider.)

Modello dello scienziato ingenuo '70: raccoglie dati, e trae conclusioni logiche, motivato dalla ricerca di spiegazioni sul proprio e sull’altrui comportamento. Nascono modelli prescrittivi dell’attribuzione causale, che stabiliscono come si giunge alle spiegazioni.

Modello dell’economizzatore di risorse cognitive, Taylor '81: si usano scorciatoie di pensiero (euristiche), specialmente quando non c’è tempo per il processo attribuzionale completo. Non più modello prescrittivo, ma solo descrittivo. Si fanno errori (biases) nel giudizio, per via delle euristiche. Si preferiscono processi di conoscenza semplificati.

Modello del tattico motivato: nel modello di prima, motivazione e sentimenti non hanno lo stesso peso. Questo usa varie strategie cognitive, adattabili alla situazione e ai suoi scopi. Può elaborare accuratamente, ma anche rapidamente. Difende e promuove la propria autostima.

A che cosa serve la conoscenza sociale?

Motivazione e cognizione orientano assieme l’azione sociale. Thinking is for doing. L’attività cognitiva, conscia o inconscia, è sempre motivata. La cognizione sociale interviene nell’interazione sociale, per i nostri scopi pratici. Asch, costruzione di personalità coerenti per orientare le relazioni sociali. I tratti di personalità si attivano per gli scopi.

Fattori cognitivi e fattori sociali nella cognizione sociale

Quando la cognizione è sociale e quando non lo è?

La cognizione sociale è interpersonale, intersoggettiva e riflessiva. Questo la distingue dalla cognizione non sociale. Higgins, 2000. Orienta azioni che considerano altre persone. La psicologia sociale studia il modo in cui pensieri, sentimenti e comportamenti sono influenzati dalle altre persone. Fattori sociali: essere attore/osservatore del comportamento sociale, la presenza degli altri. Fattori cognitivi: polarizzazione dello studio cognitivo dal singolo agli altri o viceversa. Cognizione della psicologia sociale: studia come la vita mentale delle persone influenza l’essere con gli altri. È il campo di studio della cognizione sociale. Es. categorizzazione sociale, la percezione sociale. Psicologia sociale della cognizione: studia la vita mentale quando siamo insieme ad altri. Es. la teoria del confronto sociale di Festinger, la formazione delle norme, l’identità sociale.

Come facciamo a conoscere la realtà sociale

L’organizzazione della conoscenza: gli schemi e le categorie sociali

Non registriamo la realtà. La Gestalt insegna che, con gli stimoli, la percezione umana è ricostruita. Per costruire la conoscenza ci basiamo su schemi: strutture cognitive di un oggetto che includono i suoi attributi e legami tra essi. Facilitano la conoscenza top-down, rendono veloce la codifica delle nuove informazioni, il ricordo di informazioni già acquisite e le inferenze relative ai dati mancanti, possono dare però errori e conservatorismi cognitivi impropri. I processi bottom-up (data-driven), sono più lunghi, ma più accurati. A seconda del caso possono essere adoperati.

Come si usano gli schemi? Si categorizza uno stimolo (riconoscimento), e si attiva lo schema adatto. Categorizzare: percepire somiglianze e differenze tra oggetti. In psicologia non è facile definire le categorizzazioni. Diversamente da quelle Aristoteliche, si dicono categorie naturali. In posizione centrale troviamo i prototipi con attributi tipici. Livelli di categorizzazione: c’è un’organizzazione gerarchica inclusiva dei livelli più specifici di categorizzazione. Es. persone motivate da ideali, persone religiose, cattolici.

Diversi tipi di schemi sociali

La categoria classifica. Gli schemi usano le classificazioni per comprendere le nuove informazioni. Gli schemi influenzano la raccolta, l’interpretazione, il ricordo e l’inferenza, cioè l’intera codifica.

  • Schemi di persona: informazioni sugli altri, tratti di personalità (simpatico), altre caratteristiche distintive (studente). Esperimento dove le informazioni preliminari influenzano la percezione dei particolari perché attivano uno schema pertinente (Zadny e Gerard, 1974).
  • Schemi di sé: contengono le informazioni autoriferite, filtri di conoscenza per gli altri oggetti sociali. La descrizione di sé è organizzata intorno ad alcuni tratti centrali; le informazioni relative a questi tratti sono elaborate più velocemente rispetto alle informazioni relative a dimensioni meno importanti o aschematiche (Markus, 1977).
  • Schemi di ruolo: aspettative comportamentali a seconda della posizione occupata nella struttura sociale. Esistono ruoli acquisiti e ascritti, gli ascritti possono funzionare come stereotipi sociali.
  • Schemi di eventi (script): sequenze temporali, informazioni su come ci si comporta nelle diverse situazioni sociali e le aspettative sui comportamenti degli altri. Esempio: le persone conoscono il “copione” di comportamento da seguire al ristorante, ed hanno aspettative precise rispetto al comportamento del cameriere ed alle regole da seguire.

Vantaggi e disfunzioni del ragionamento sociale: le euristiche

Si studiano le euristiche, strategie semplificate di pensiero che sono vantaggiose in situazioni di necessità di risparmio cognitivo ma hanno elevato rischio di errori. Rappresentano la fallacia dell’umano ragionare.

L’euristica della rappresentatività

È usata per decidere sulla probabilità che un certo esemplare appartenga a una certa categoria in base alla rilevanza o somiglianza dei suoi attributi (Tversky e Kahneman, 1974). Quanto X è rappresentativo di una certa categoria sociale. Vengono trascurati altri fattori come la probabilità di base.

L’euristica della disponibilità (in memoria)

Giudicando aspetti della realtà sociale il risultato dipende dalla disponibilità di dati pertinenti nella nostra memoria e quindi dalla facilità e rapidità nel loro recupero.

  • Tendenze sistematiche (biases) utilizzate nella ricerca e nel recupero di informazioni.
  • L’immaginabilità di un particolare evento: le persone valutano come cause di morte più frequenti eventi drammatici o accidentali come omicidi o atti terroristici rispetto a malattie cardiocircolatorie perché facilmente disponibili.
  • Gli stereotipi sociali in quanto associazioni tra attributo ed etichetta sociale risentono di questa euristica. Sovraccarico cognitivo porta a pensare che tutti i soggetti di una categoria sociale abbiano le stesse caratteristiche.
  • Attribuzioni di responsabilità: entrambi i coniugi sovrastimano il proprio contributo personale alle attività domestiche, in quanto ricordano con più facilità esempi positivi del proprio comportamento (Ross e Sicoly, 1979).

L’euristica della simulazione

Costituisce una variante dell’euristica della disponibilità; è utilizzata per la costruzione di scenari ipotetici relativi a come potrebbero evolversi o avrebbero potuto evolversi certi eventi. La simulazione mentale di come certi eventi avrebbero potuto svolgersi nel passato, o pensiero controfattuale (“se non fosse successo così…”), ha importanti implicazioni per il giudizio sociale e le reazioni emotive ad eventi drammatici.

Ancoraggio e accomodamento

In situazioni di incertezza, poche informazioni e/o contraddittorie, per emettere un giudizio le persone tendono ad “ancorarsi” a una conoscenza nota ed “accomodarlo” sulla base di informazioni pertinenti. Esempio: stima del costo di un biglietto aereo per Amsterdam ancorato a Bruxelles e accomodato considerando che non sono poi distanti. I propri tratti, le proprie credenze ed i propri comportamenti rappresentano spesso punti di ancoraggio per il giudizio sociale, in quanto il sé è la struttura di conoscenza più articolata e complessa. Esempio: nella previsione di risultati elettorali, le persone esagerano la numerosità dei voti ottenuti dal partito da loro sostenuto (Palmonari, Arcuri e Girotto, 1994).

La spiegazione della realtà sociale: l’attribuzione causale

Attribuzione causale: processo che le persone mettono in atto per spiegare gli eventi sociali, al fine di controllarli, prevederli e quindi mettere in atto comportamenti appropriati. Possono essere automatici oppure richiedere esami dettagliati ed elaborazioni più accurate.

Il contributo di Fritz Heider

  • Heider (1944; 1958), Gestaltista emigrato in USA: il compito della “psicologia del senso comune”, è comprendere come le persone interpretano gli eventi (cfr. scienziato ingenuo).
  • Locus o origine della causalità: la causa di un comportamento può risiedere in fattori interni o personali (motivazioni, abilità) o in fattori esterni o fattori situazionali.
  • I fattori personali del comportamento sociale sono: le motivazioni e l'abilità nel raggiungere i propri scopi.

La teoria dell’inferenza corrispondente

Modello di Jones e Davis (1965): l’attribuzione di causa compie inferenze corrispondenti, ossia conclude che il comportamento di una persona riflette disposizioni interne o qualità stabili. Tali inferenze si basano su 4 fattori quali:

  • Analisi degli effetti non comuni: il confronto fra il comportamento scelto e le opzioni possibili è informativo su qualità della persona.
  • Desiderabilità sociale: minore la desiderabilità sociale di un comportamento, più questo è attribuito a disposizioni interne.
  • Libera scelta: i comportamenti messi in atto liberamente sono più informativi rispetto a comportamenti messi in atto per costrizione.
  • Aspettative comportamentali legate ai ruoli: il comportamento è maggiormente informativo se non deriva da norme legate ai ruoli.

Il modello di covariazione di Kelley (dell’attribuzione causale)

Kelley (1972): per giungere a un giudizio causale delle disposizioni delle persone, si valutano le informazioni riguardanti la covariazione di tre elementi informativi.

  • Distintività: l’effetto si produce solo quando l’entità è presente?
  • Coerenza temporale e nelle modalità: l’effetto si manifesta tutte le volte in cui l’entità è presente allo stesso modo?
  • Consenso: tutte le persone presenti percepiscono l’effetto come dovuto alla presenza dell’entità?

Il risultato di tale processo è un’attribuzione causale disposizionale se l’effetto presenta alta distintività, alta coerenza e alto consenso. I tre fattori non hanno uguale valore predittivo: le informazioni riguardanti la coerenza nel tempo sono le più importanti, quelle sul consenso le meno.

Tendenze sistematiche nei processi d’attribuzione

  • Self serving bias: attribuire i propri successi a cause interne, e gli insuccessi a cause esterne. Due spiegazioni possibili:
  • Spiegazione cognitiva: in genere le persone hanno più esperienze di successi che di insuccessi.
  • Spiegazione motivazionale: le persone si valorizzano e considerano se stesse positivamente.

L’errore fondamentale di attribuzione

Si sovrastima il peso di fattori disposizionali, e si sottostima quello di fattori situazionali nelle spiegazioni causali (Heider, 1958; Ross, 1977; Jones e Harris, 1967). Interpretazioni: Gilbert (1989): esistono due fasi nel processo attribuzionale. Inizialmente l’individuo compie una attribuzione disposizionale automatica; se il contrasto fra evidenza e attribuzione è troppo grande, aggiusta il giudizio in base alle influenze situazionali. Heider (1958): le cause sono attribuite percettivamente a fattori salienti. L’attore è figura saliente, la situazione o sfondo rimane in ombra.

La discrepanza attore osservatore

Le cause del proprio comportamento dipendono da fattori situazionali, e quelle del comportamento altrui da fattori disposizionali (effetto attore – osservatore), complementare del precedente. Interpretazioni: l’attore dispone di conoscenze accurate sul modo in cui si è comportato in passato. Questo scoraggia attribuzioni disposizionali verso se stesso. Distorsione percettiva: il fattore più saliente per l’attore è la situazione, per l’osservatore è la persona.

Capitolo 2 – Il giudizio sociale

Gli atteggiamenti

L’aspetto valutativo del mondo sociale: descrizioni e valutazioni. Studio classico in psicologia fin dall’inizio. Atteggiamenti come processi di coscienza che determinano l’azione secondo Thomas. Znaniecki nel ’18. Un approccio individuale, una simile impostazione esiste anche ai nostri giorni, (in seguito rielaboriamo degli atteggiamenti in senso più sociale): l’atteggiamento è una tendenza psicologica espressa con la valutazione di una particolare entità con qualche genere di favore o sfavore. Tendenza psicologica è uno stato interno alla persona. Valutazione è ogni classe di risposta valutativa, sia essa manifesta o non osservabile, cognitiva, affettiva o comportamentale. (Eagly e Chaiken, 1993).

L’atteggiamento si misura con apposite scale dagli anni ‘30. Bisogna però ridefinire il concetto di atteggiamento, quanto mai variabile. Una definizione accreditata, Allport ’35: “uno stato mentale o neurologico di prontezza, organizzato con l’esperienza, che esercita un’influenza direttiva o dinamica sulla risposta dell’individuo verso ogni oggetto e situazione con cui entra in relazione.” Rosemberg e Hovland (1960): modello tripartito, molto diffuso. Gli atteggiamenti sono un costrutto psicologico costituito da 3 componenti:

  • Componente cognitiva: informazioni e credenze verso un oggetto.
  • Componente affettiva: reazione emotiva verso l’oggetto.
  • Componente comportamentale: azioni di avvicinamento o allontanamento dall’oggetto.

Critiche: La ricerca ha studiato soprattutto la componente valutativa.

Social cognition (Fazio, 1986):

Atteggiamento = struttura cognitiva data dall’associazione in memoria tra la rappresentazione dell’oggetto e la sua valutazione. Questa definizione non è in contrapposizione con il modello tripartito.

Atteggiamento = struttura cognitiva caratterizzata da:

  • Disponibilità: associazione tra oggetto e valutazione conservata nella memoria a lungo termine.
  • Accessibilità: tempo e sforzo richiesti per il recupero mnestico di tale struttura.

L’atteggiamento deve organizzare e favorire la codifica delle informazioni in entrata. Aspetti innovativi: introduce la “forza dell’associazione tra oggetto e valutazione”, misurato col tempo di latenza (tempo che serve all’individuo per formulare la valutazione dal momento in cui appare lo stimolo).

Quando il legame è forte: attivazione automatica della struttura cognitiva. Quando il legame è debole: elaborazione consapevole per recuperare tale struttura. Quando il legame è molto debole: incapacità di recuperare l’associazione e formulazione della valutazione nel momento stesso (formulazione on-line).

Come si formano gli atteggiamenti? Tre modalità:

  1. Esperienza diretta: associazione in memoria tra la rappresentazione dell’oggetto e la sua valutazione. Il ripetersi dell’esposizione, rende l’associazione automatica (memory based). Atteggiamento più resistente al cambiamento.
  2. Osservazione dell’esperienza altrui. L’associazione tra la rappresentazione dell’oggetto e la sua valutazione è meno forte. Atteggiamento meno resistente al cambiamento.
  3. Comunicazione: associazione tra rappresentazione e oggetto molto debole, difficile recupero dalla memoria (atteggiamento formulato on-line). Molto meno resistente al cambiamento.

Effetto di mera esposizione: più si ripete l’esperienza più l’atteggiamento al riguardo risulta positivo, mentre le prime reazioni sono di esitamento. Zajonc ’68.

Come si misurano gli atteggiamenti

Atteggiamenti: costrutti non osservabili inferibili da alcuni indicatori (risposte manifeste e comportamenti). Le scale misurano: la natura e l’intensità delle opinioni, la frequenza dei comportamenti. Prime scale Thurstone e Chave (1929) e Guttman (1941). Affermazioni che il soggetto afferma o nega di condividere. La costruzione di queste scale prevedeva dei giudici per valutare gli item da includere o meno nella scala, per il valore da assegnare a ogni item, e per le critiche, che davano un lungo e dispendioso lavoro di preparazione. Scala Likert (Likert, 1932): data da item (affermazioni favorevoli o sfavorevoli), che coprono gli aspetti rilevanti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cappello.stravagante di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Rubini Monica.
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