Estratto del documento

Il pregiudizio: che cos'è, come si riduce

Capitolo 1 - Il pregiudizio: cause, tipologie e conseguenze

1.1 Che cos'è il pregiudizio?

Da un punto di vista etimologico, il pre-giudizio corrisponde a un qualsiasi tipo di giudizio formulato prima di una conoscenza diretta, e quindi potrebbe essere negativo, positivo o neutro. Il costrutto psicosociale etichettato come pregiudizio, invece, si riferisce a un giudizio prevalentemente negativo.

Esistono numerose definizioni del significato di pregiudizio:

  • Definizione Gordon Allport, 1954: Il pregiudizio etnico è un’antipatia fondata su una generalizzazione falsa (perché è improbabile che tutti i membri di un gruppo condividano le stesse caratteristiche) e inflessibile (perché ignora le reali caratteristiche dei singoli, anche quando esse sono chiaramente visibili). Può essere sentito internamente o espresso. Può essere diretto verso un gruppo nel suo complesso o verso un individuo in quanto membro di quel gruppo. È ancora ritenuta valida, anche se sotto certi aspetti è limitata.
  • Definizione Brown, 1995: Il pregiudizio presuppone la presenza di almeno alcune di queste caratteristiche: il mantenimento di atteggiamenti sociali o credenze cognitive squalificanti, l’espressione di emozioni negative, o la messa in atto di comportamenti ostili o discriminatori nei confronti dei membri di un gruppo per la loro sola appartenenza ad esso. Definizione valida e completa, ma troppo eterogenea e ponendo in secondo piano le forme maggiormente sottili.

Quindi, per pregiudizio ci si riferisce all’esito del processo che porta a giudicare un individuo in modo negativo semplicemente sulla base della sua appartenenza a un gruppo sociale. Il termine stereotipo si riferisce alle caratteristiche e tratti ritenuti tipici di una categoria sociale; mentre, per discriminazione comportamentale si intende un comportamento negativo messo in atto sulla base di un pregiudizio/stereotipo. Infine, le emozioni esperite nei confronti di gruppi sociali e dei loro membri sono definite emozioni intergruppi.

1.2 Il pregiudizio: patologia o normalità?

Il pregiudizio viene spesso considerato un fenomeno patologico possibile da estirpare utilizzando i giusti antidoti come: l’eliminazione dell’ignoranza e l’insegnamento della tolleranza. Tuttavia, gli psicologi sociali hanno ribadito che il pregiudizio non è una manifestazione di uno stile di pensiero errato, ma è un prodotto del normale funzionamento della mente umana.

Per proporre delle strategie efficaci di riduzione del pregiudizio è necessario conoscerne le cause. Alla base del pregiudizio vi sono due ordini di fattori:

  • Cognitivi: la sua descrizione è necessaria per comprendere il modo in cui gli esseri umani percepiscono i gruppi sociali, applicano giudizi riguardanti tali gruppo ai singoli individui che ne fanno parte, e tendono a distorcere le informazioni in entrata in modo da renderle coerenti con le proprie aspettative e i propri preconcetti;
  • Motivazionali: la sua indagine è cruciale per comprendere perché negli esseri umani è presente una tendenza generalizzata, nel tempo e nello spazio, a valutare in modo negativo il diverso e a difendere in tutti i modi i gruppi di appartenenza.

La psicologa della Gestalt, negli anni ’20-’30 del Novecento, pose un approccio innovativo della percezione umana. Essa, infatti, è legata a un processo di ricostruzione. Pensiero e percezione non colgono in modo fedele la realtà, ma la producono. Quindi, le percezioni umane dipendono solo in parte dalla realtà oggettiva, e, in questo processo di rielaborazione, la società ha un ruolo determinante. Il problema è che gli esseri umani scambiano continuamente queste costruzioni sociali per realtà soggettiva, e di conseguenza non ritengono plausibile l’esistenza di costruzioni sociali alternative.

1.3 Le basi cognitive del pregiudizio

1.3.1 Gli schemi

Gli schemi sono definiti come strutture cognitive in cui i dati dell’esperienza (oggetti, persone, situazioni) sono rappresentati nei loro attributi e nelle relazioni spaziali e temporali che tra loro intercorrono. Essendo strutture cognitive, permettono di ritenere in memoria singole unità cognitive composte da informazioni concatenate tra loro, piuttosto che molteplici informazioni sparse. Questo significa che le persone non si limitano a registrare dati sensoriali, ma li elaborano e li interpretano. Tutto questo porta a una loro proprietà fondamentale: gli schemi tendono ad auto-confermarsi e ad autoalimentarsi.

Esistono diversi tipi di schema, a seconda dello stimolo intorno a cui si costruisce la struttura cognitiva: schemi di sé, di ruolo, di eventi e di persone. Questi ultimi si riferiscono a tratti e obiettivi ritenuti caratteristici di specifici individui, o di interi gruppi sociali. Quando gli schemi si riferiscono a un gruppo, prendono il nome di stereotipi. Gli schemi, dunque, possono essere correlati al pregiudizio. Ma, perché uno schema possa essere applicato a un gruppo, è necessario che il gruppo stesso sia rappresentato in memoria. E perché questo avvenga, è necessario il processo di categorizzazione.

1.3.2 La categorizzazione

Le categorie hanno lo scopo di ridurre la complessità dell’ambiente. Grazie al loro utilizzo si giunge a un numero limitato di insiemi discreti. In questo modo, invece di elaborare ogni singolo stimolo come unico e irripetibile, gli esseri viventi possono inserirlo all’interno di classi più ampie, sulla base di un principio di somiglianza. Così come gli schemi, anche le categorie si autoalimentano, alterando le percezioni in un modo coerente con le rappresentazioni cognitive.

Due processi sono a questo proposito fondamentali:

  • L’assimilazione intercategoriale: porta a percepire due stimoli appartenenti alla stessa categoria come più simili tra loro di quanto non fossero prima di essere categorizzati;
  • La differenziazione intercategoriale: porta a percepire due stimoli appartenenti a categorie diverse come più diversi di quanto non fossero prima di essere categorizzati.

La categorizzazione e le sue conseguenze sono alla base della formazione e percezione dei gruppi sociali: le persone vengono inserite in gruppi diversi sulla base di alcune caratteristiche fisiche, culturali o valoriali. Questo facilita l’applicazione indiscriminata di uno stereotipo a tutti i membri di uno stesso gruppo e l’accentuazione delle differenze tra i gruppi.

1.3.3 La rappresentazione cognitiva dei gruppi sociali e il ruolo del sé

Alla base della percezione dei gruppi vi è il processo di categorizzazione. Il modo in cui il fenomeno “gruppo” è rappresentato cognitivamente è invece legato agli schemi. Secondo gli studiosi della cognizione sociale, ogni gruppo è rappresentato da un nodo concettuale (ad es., l’etichetta “persona di colore”), a cui sono collegati, attraverso dei legami associativi, dei tratti (ad es., “aggressivi”, “atletici”).

Le persone con alto pregiudizio hanno forti legami tra il nodo relativo al gruppo e tratti negativi, mentre per le persone con basso pregiudizio i legami più forti riguardano i tratti positivi. Ma, perché all’interno di una cultura il contenuto degli stereotipi dei gruppi estranei è generalmente negativo? La risposta sembra essere legata a fattori motivazionali, i quali sono connessi al Sé degli individui. Nell’ambito della psicologia sociale sono denominati:

  • Ingroup: gruppi che comprendono al loro interno il Sé (noi);
  • Outgroup: gruppi che non comprendono al loro interno il Sé (loro).

1.4 Le basi motivazionali del pregiudizio

Sono presenti diverse spiegazioni motivazionali del pregiudizio. Esse non si escludono a vicenda, ma possono essere combinate tra loro, in modo da giungere a una descrizione più completa del pregiudizio e delle sue cause.

1.4.1 Le spiegazioni intraindividuali

La teoria della frustrazione-aggressività (Dollard, 1939): È applicata al comportamento aggressivo, ma può essere stesa a discriminazioni e pregiudizi. Secondo Dollard, dietro a ogni comportamento aggressivo vi è una frustrazione legata al mancato soddisfacimento di un bisogno: fame, riproduzione, la propria incolumità, di tipo simbolico (status, valori cultura generale).

La personalità autoritaria e altre differenze individuali (Adorno, 1950): Pregiudizi e discriminazioni sono tipici degli individui caratterizzati da una personalità autoritaria, proveniente da un clima familiare rigido e repressivo durante l’infanzia. La teoria è stata però rivalutata da Altemeyer, che ha proposto il costrutto di autoritarismo di destra: consiste in una struttura di atteggiamenti trasmessi socialmente e interiorizzati dagli individui. Questa struttura attitudinale è determinata da tre aree: la sottomissione all’autorità, l’aggressività autoritaria, il convenzionalismo.

La teoria della dominanza sociale (Sidanius e Pratto, 1999): È stata formulata con l’intento di spiegare in che modo le gerarchie sociali basate su gruppi vengano create e mantenute. Secondo Sidanius e Pratto, le società caratterizzate da un certo livello di surplus economico contengono tre diversi tipi di gerarchie basate sull’età, sul genere e su caratteristiche arbitrarie. Queste ultime sono legate a distinzioni tra gruppi create culturalmente (nazionalità, ceto sociale, religione). Le gerarchie tra i gruppi sono create e mantenute dai miti di legittimazione: idee culturalmente condivise che giustificano la diseguaglianza e l’oppressione sociale.

1.4.2 Le spiegazioni socioeconomiche

La teoria del conflitto realistico (Campbell e Sherif): Fenomeni come pregiudizi e conflitti sono interamente ricondotti alle relazioni sociali tra i gruppi. Alla base di questa teoria vi è un assunto fondamentale: gli esseri umani sono egoisti e cercano il più possibile di massimizzare i propri profitti a discapito degli altri. Questa situazione, Sherif l’ha chiamata interdipendenza negativa. Pertanto, come mezzo per ridurre il pregiudizio e i conflitti intergruppi, Sherif propone di sostituirla con un’interdipendenza positiva, attuando la strategia degli scopi sovraordinati: obiettivi che sono rilevanti per i diversi gruppi in conflitto, ma che possono essere raggiunti solo se tutti cooperano tra loro.

La teoria della deprivazione relativa: Il pregiudizio e la discriminazione possono dipendere da uno stato di insoddisfazione derivato dalla percezione di disagio. Questo disagio è definito come relativo, perché nasce dal ritenere la propria situazione attuale peggiore rispetto a uno standard di riferimento. Il ruolo delle aspettative è sottolineato da Gurr (1970): le persone provano deprivazione quando percepiscono l’impossibilità di raggiungere ciò che desiderano e che ritengono spetti a loro.

Questa percezione può determinarsi in tre modi:

  • Quando le capacità di valore diminuiscono improvvisamente;
  • Quando le aspettative di valore crescono, senza che corrisponda un aumento delle capacità di valore;
  • Quando, dopo un periodo in cui capacità e aspettative di valore sono cresciute all’unisono, le capacità di valore si fermano, mentre le aspettative continuano ad aumentare.

Runciman (1966) distingue tra deprivazione egoistica: quando un individuo si sente deprivato a causa della sua condizione personale, che giudica peggiore di quella degli altri; e deprivazione fraterna: che sorge quando le condizioni del proprio gruppo di appartenenza vengono ritenute ingiustamente peggiorate rispetto a quelle di altri gruppi (questa favorisce l’insorgere del pregiudizio).

1.4.3 Le spiegazioni psicosociali

La teoria dell’identità sociale (Tajfel, 1978): La teoria ha contribuito in modo determinante a studiare il legame esistente tra i processi psichici individuali e le interpretazioni tra i gruppi. È una teoria complessa, dato che considera simultaneamente diversi livelli di analisi: individuale, interpersonale, intergruppi e a livello dell’intera società.

Il primo processo alla base del pregiudizio è la categorizzazione degli individui presenti nel contesto sociale. Secondo Tajfel, la parte dell’immagine di sé legata alle appartenenze di gruppo costituisce l’identità sociale. Essa ha diversi componenti:

  • Cognitiva: legata alla consapevolezza di appartenere a un gruppo;
  • Emotiva: connessa alle emozioni associate a tale appartenenza;
  • Valutativa: legate al valore attribuito all’appartenenza.

La componente valutativa dell’identità sociale riveste un ruolo fondamentale nell’origine del pregiudizio: è questa, infatti, che determina se un’identità sociale sarà positiva o negativa. Tale valutazione coinvolge anche la valutazione globale di una persona, ovvero l’autostima: ricerca spasmodica del successo individuale, del prevalere sugli altri. Secondo Tajfel, questa ricerca può riguardare anche i gruppi di appartenenza. L’esito del confronto sociale intergruppi è spesso caratterizzato da una distorsione valutativa e percettiva chiamata distintività positiva. Tale distorsione avrà come risultato il favoritismo per l’intergroup, che a sua volta si traduce in pregiudizi e stereotipi in svantaggio per l’outgroup. Il pregiudizio può sorgere, quindi, da un fattore motivazionale: il bisogno di una identità sociale positiva e chiaramente definita.

La teoria della riduzione dell’incertezza (Hogg, 2000): Questa teoria condivide con la teoria dell’identità sociale l’importanza attribuita alla categorizzazione e all’identificazione con l’ingroup, ma si differenzia per quanto riguarda la motivazione che spinge le persone a favorire i gruppi di appartenenza a discapito dei gruppi estranei. Secondo Hogg, infatti, il motivo che sta alla base dei conflitti intergruppi è il bisogno di certezze.

Il problema è che il bisogno di certezza, per diversi motivi, non può essere soddisfatto del tutto. Quindi, i gruppi possono solo alleviare tale stato di motivazione fornendo una realtà condivisa (sistema di valori, informazioni sul mondo, stereotipi sugli altri). Spesso le persone, però, sono talmente immerse a tali sistemi condivisi da scambiarli per realtà oggettiva. E qui sorgono i problemi, perché anche altri gruppi con culture diverse utilizzeranno questa modalità, e le proprie realtà si scontreranno.

La teoria della gestione del terrore (Greenberg e Solomon, 1997): Strategie che gli esseri umani mettono in atto per difendersi dal terrore suscitato dal pensare alla propria mortalità. Secondo questa teoria, il pregiudizio nasce dallo scontro e dalla competizione tra visioni culturali (sistemi filosofici, religiosi, scientifici, politici) costruite per negare il problema della morte. Il risultato paradossale è che, nel tentativo di allontanare un male inevitabile – la morte – gli esseri umani portano un male evitabile – il pregiudizio – nella propria vita sociale.

La relazione tra religione e pregiudizio (Allport e Ross, 1967): Alcune persone interiorizzano i valori della propria fede, mentre altre utilizzano la religione esclusivamente come fonte di certezze e di salvezze personali. Distinzione di orientamenti:

  • Orientamento intrinseco: enfatizza la dimensione interiore ed è tipico delle persone che vivono la religione. Incrementa il pregiudizio in base al tipo di pregiudizio;
  • Orientamento estrinseco: la religione viene usata come mezzo per ottenere vantaggi a livello sociale. Incrementa il pregiudizio;
  • Orientamento quest (di ricerca): intendono la religione come un percorso spirituale di ricerca interiore, e non si accontentano di verità date per assolute. Non è associato al pregiudizio.

1.5 Diverse tipologie di pregiudizio

1.5.1 Razzismo moderno, simbolico e ambivalente

I bianchi americani, negli anni ’70, avevano accettato le leggi antirazziste emanate a partire dagli anni ’50 e non esprimevano più il pregiudizio in forma manifesta (ad es., assumere un lavoratore bianco non qualificato invece di un lavoratore di colore molto qualificato e adatto al compito). Il pregiudizio però riemergeva in situazioni in cui potevano essere determinate come non razziste (ad es., di fronte a due lavoratori con qualifiche e capacità paragonabili, assumere il candidato bianco e non quello di colore).

Simili forme sottili di discriminazione vengono correlate al razzismo moderno: l’opinione che la discriminazione nei confronti dei neri sia scomparsa; le persone di colore stanno approfittando della legislazione a loro favore.

Anche il concetto di razzismo simbolico nasce dall’assunto che, negli Stati Uniti, i bianchi nel corso degli anni hanno adottato principi di tipo egalitario nei confronti dei neri: negazione del fatto che la discriminazione razziale sia ancora presente; la convinzione che le persone di colore dovrebbero impegnarsi di più; l’eccessiva richiesta di trattamenti di favore da parte dei neri; la credenza che molti dei risultati ottenuti negli ultimi anni dalle persone di colore siano immeritate.

Il razzismo ambivalente, si riferisce alla presenza di emozioni e opinioni polarizzate, sia positive che negative, nei confronti di un outgroup. Tale ambivalenza si può tradurre in una esaltazione irrealistica delle caratteristiche positive di un gruppo, mantenendo al contempo delle riserve e sospetti sui suoi aspetti negativi.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 19
Riassunto esame Psicologia sociale dell'inclusione e della riduzione dei pregiudizi, Prof. Visintin, libro consigliato "Il Pregiudizio: che cosa è, come si riduece", Voce e Pagotto Pag. 1 Riassunto esame Psicologia sociale dell'inclusione e della riduzione dei pregiudizi, Prof. Visintin, libro consigliato "Il Pregiudizio: che cosa è, come si riduece", Voce e Pagotto Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia sociale dell'inclusione e della riduzione dei pregiudizi, Prof. Visintin, libro consigliato "Il Pregiudizio: che cosa è, come si riduece", Voce e Pagotto Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia sociale dell'inclusione e della riduzione dei pregiudizi, Prof. Visintin, libro consigliato "Il Pregiudizio: che cosa è, come si riduece", Voce e Pagotto Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia sociale dell'inclusione e della riduzione dei pregiudizi, Prof. Visintin, libro consigliato "Il Pregiudizio: che cosa è, come si riduece", Voce e Pagotto Pag. 16
1 su 19
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher a_21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale dell'inclusione e della riduzione dei pregiudizi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Visintin Emilio Paolo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community