Il pregiudizio: cause, tipologie e conseguenze
Allport definisce il pregiudizio come un’antipatia (pre-giudizio, giudizio formulato a priori) falsa e inflessibile (falsità nella generalizzazione di un membro solo perché appartenente a un gruppo, ignora le vere caratteristiche dei singoli). Può manifestarsi o restare inconscio (influenzando comunque pensieri e atteggiamenti). Definizione limitata: non è solo un sentimento di antipatia, ma coinvolge giudizi, valutazioni, emozioni ... Non è giusto definirla falsa e inflessibile: così il pregiudizio sembrerebbe un processo patologico, invece è del tutto normale.
Brown elenca le caratteristiche presenti nel pregiudizio: “mantenimento di atteggiamenti sociali o credenze cognitive squalificanti, l’espressione di emozioni negative, o la messa in atto di comportamenti ostili o discriminatori nei confronti di membri di un gruppo per la loro sola appartenenza ad esso.” Definizione limitata: troppo eterogenea, le emozioni sono precursori e non tipi di pregiudizio, non mette in risalto gli aspetti più sottili del pregiudizio.
Pregiudizio: esito del processo che porta a giudicare un individuo in modo negativo semplicemente sulla sua appartenenza a un gruppo sociale. In linea con la letteratura, utilizzeremo:
- Stereotipo: caratteristiche e tratti generalmente ritenuti tipici di una data categoria sociale
- Discriminazione comportamentale: comportamento negativo messo in atto sulla base di un pregiudizio o uno stereotipo
- Emozioni intergruppi: emozioni esperite nei confronti di gruppi sociali e dei loro membri
Cause
È errato ritenere il pregiudizio una sorta di patologia; esso è un fenomeno normale della psiche umana, concepibile analizzando due fattori: cognitivi (come l’uomo percepisce i gruppi sociali e come distorce le informazioni per renderle adatte ai suoi stereotipi) e motivazionali (perché il diverso fa paura all’uomo).
Antecedenti: psicologia della Gestalt (anni ‘20/’30): l’uomo organizza, altera e interpreta la realtà. Il pensiero e la percezione non colgono in modo fedele la realtà (anche se l’uomo lo pensa). In questo processo di rielaborazione la società ha un ruolo fondamentale.
I due tipi di basi concorrono alla creazione di pregiudizi; quelli motivazionali sembrano più intaccabili. Ne emerge che il pregiudizio è dovuto a un sentimento di diversità e distanza dal diverso; la soluzione è quindi quella di diminuire questa distanza.
Basi cognitive
Strutture cognitive in cui i dati dell’esperienza sono rappresentati nei loro attributi e schemi: nella relazioni spaziali e temporali. Economia cognitiva: selezionare le informazioni in entrata, rielaborandole e inserendole nello schema adatto (schemi di ruolo, di eventi, di persone ...). Gli schemi tendono ad auto confermarsi e autoalimentarsi; ridurre la complessità; insiemi discreti; i dati vengono inseriti in classi più ampie in base al principio di somiglianza (caratteristiche della categoria: specifiche categoriali):
- Assimilazione intracategoriale: due stimoli simili verranno inseriti nella stessa categoria e verranno percepiti come ancora più simili;
- Differenziazione intercategoriale: due stimoli diversi verranno inseriti in categorie completamente diverse e verranno percepiti come ancora più diversi.
Questo avviene anche a livello sociale, con l’inserimento delle persone in determinate categorie in base alle caratteristiche, alle preferenze, alla cultura ecc. La categorizzazione avviene anche nei confronti del Sé: alcuni gruppi lo comprenderanno al suo interno, altri no (l’ingroup, il nostro, e l’outgroup, l’altro, il diverso).
Basi motivazionali
- Teoria della frustrazione-aggressività (Dollard, 1939): dalla frustrazione (dovuta al non soddisfacimento di un bisogno o semplicemente simbolica, dovuto alla sensazione di minaccia e di pericolo del proprio gruppo) derivano atteggiamenti aggressivi nei confronti della minaccia o, in sua assenza, di un capro espiatorio;
- La personalità autoritaria e altre differenze individuali (1950): un’educazione rigida e severa nell’infanzia porta ad atteggiamenti aggressivi e a un forte senso del dovere, contrastando le minacce, i più deboli o i diversi come possibili cause di pericolo. Criticata: non è possibile che tutti abbiano un’educazione del genere! Ma è vero che il livello del pregiudizio varia al variare di specifiche caratteristiche individuali;
- Teoria della dominanza sociale: gerarchie e differenze tra gruppi; l’orientamento alla dominanza sociale è il grado in cui si accettano o meno le ideologie riguardanti l’appropriatezza delle differenze tra gruppi o status.
Spiegazioni socio-economiche
- Teoria del conflitto realistico (Campbell, Sherif 1965/66): gli esseri umani sono egoisti e cercano sempre i propri profitti a discapito degli altri. Nasce conflitto tra gruppi per accaparrarsi più privilegi, più importanza ecc. (interdipendenza negativa). Possibile soluzione: scopi sovraordinati, raggiungibili solo tramite la cooperazione di tutti;
- Teoria della deprivazione relativa: pregiudizio che nasce da insoddisfazione relativa poiché si ritiene la propria condizione peggiore rispetto a quella standard di riferimento, rispetto al passato, rispetto a ciò che si crede di valere. Discrepanza di tre tipi: progressiva (continuo delle aspettative ma stazionamento del valore), decrementale (diminuzione capacità di valore), aspirazionale (aumento capacità di valore). Utile solo per fornire spiegazioni a posteriore, non per previsioni;
- Teoria dell’identità sociale (Tajfel, 1978): la parte dell’immagine di sé legata all’appartenenza a un gruppo costituisce l’identità sociale, che ha diverse componenti: cognitiva (consapevolezza di appartenere a un gruppo), emotiva (emozioni legate a tale appartenenza), valutativa (valore attribuito all’appartenenza). Quest’ultimo è fondamentale per l’autostima ed è il criterio che determina il pregiudizio, cioè se un’identità sociale è positiva o no. Dato che gli individui cercano un’identità positiva sociale positiva, vi è la tendenza a valutare i risultati dei confronti con gli altri gruppi a vantaggio del proprio (di conseguenza con una svalutazione dell’outgroup): si tratta di una distorsione della realtà, chiamata distintività positiva;
- Teoria della riduzione dell’incertezza (Hogg 2000): l’uomo ha un continuo bisogno di certezze, che però non potrà mai essere totalmente soddisfatto; nascono così sistemi di valori o di stereotipi sugli altri, fonti di minaccia, per alleviare il dolore e cercare certezze;
- Teoria della gestione del terrore (1997): paura di base dell’uomo, che si sente un essere mortale e teme l’arrivo della morte; crea così culture o adesioni a visioni del mondo per attutire questa paura: sono tradizioni tramandate per dare ordine e significato alla realtà percepita. Funzionano solo se trovano ampia adesione. Il pregiudizio nasce dallo scontro di culture che tendono a negare il problema della morte;
- Religiosità e pregiudizio (Allport e Ross 1967): dove c’è una forte religione, c’è una forte intolleranza; non è vero che i più religiosi sono più empatici. Infatti, la religione è da intendersi anche come un gruppo, un ingroup, che va difeso dalle altre. Due modi di vivere la religione: orientamento intrinseco (interiorizzano i valori della religione, fede pura e reale; pregiudizio variabile) o estrinseco (religione strumentale per avere vantaggi o privilegi sociali, pregiudizio maggiore). Nella maggior parte dei casi questi due aspetti sono presenti contemporaneamente in una persona. Batson ha proposto un terzo orientamento, QUEST, non accettano in modo acritico i dogmi, ma si pongono continue domande (poco o non legato al pregiudizio).
Tipologie
- Razzismo moderno: il pregiudizio non è più da intendersi come azioni o atteggiamenti violenti, anzi; al giorno d’oggi agisce spesso più in forme sottili e subdole: esso riappare in situazioni ambigue, in cui si può dare una diversa interpretazione all’accaduto (razzismo contro i neri che negli anni ’70 sembrava apparentemente sparito). Mc Conahay 1986;
- Razzismo simbolico: simile al precedente, scala con 4 item;
- Razzismo ambivalente: emozioni e polarizzate, sia positive che negative, da un’esaltazione irrealistica a una denigrazione eccessiva;
- Razzismo avversivo (Gartner e Dovidio): le persone adottano stereotipi o ideologie che rafforzano e giustificano le disuguaglianze sociali; hanno una visione positiva esplicita ma negativa implicita; dal punto di vista esplicito non hanno alcun comportamento discriminatorio e sono anzi molto tolleranti, ma a livello inconscio sono invece molto razziste e discriminative. Di conseguenza si trovano in forte difficoltà nel momento in cui si trovano ad avere rapporti con un altro gruppo;
- Pregiudizio automatico o implicito: grazie allo sviluppo tecnologico oggi disponiamo anche di nuovi mezzi che ci permettono di studiare il pregiudizio; tra questi ricordiamo alcune tecniche di rilevazione implicita che sono il priming, che consiste nel mostrare per un breve lasso di tempo parole o immagini che a livello conscio non possono essere percepite, ma a livello inconscio sì, provocando l’attivazione dei tratti associati, o l’implicit association test (IAT), che si fonda sul fatto che stimoli incongruenti richiedono un maggior tempo di elaborazione rispetto a stimoli congruenti;
- Pregiudizio sfacciato e subdolo (Pettigrew e Meertens, 1995): sfacciato = percezione di minaccia, rifiuto dell’outgroup, evitamento del contatto con l’outgroup; subdolo = difesa dei propri valori (l’outgroup si comporta in modo inaccettabile), esagerazione delle differenze culturali, negazione delle emozioni positive. Queste due tipologie sono indipendenti ma dal loro incrocio possono nascere tre tipi di persone: bigotto (presenza di entrambi), egalitario (nessuno dei due), razzisti moderni simbolici ... (solo pregiudizio subdolo, pregiudizio ancora accettabile). Non esistono persone con solo pregiudizio sfacciato.
- Pregiudizio come emozione (Smith, 1993): emozioni intergruppi, ovvero provate nei confronti di un outgroup, che possono essere paura, rabbia, gelosia, disprezzo, disgusto ... Oggi queste emozioni vengono considerate degli antecedenti del pregiudizio. Da questa descrizione si può capire come spesso i membri dell’outgroup possano essere percepiti come meno umani: questo viene definito tramite due processi, di deumanizzazione (Haslam; distingue due caratteristiche: quelle unicamente umane - ciò che differenzia l’uomo).
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