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Capitolo 1: Cognizione e personalità

Principali approcci allo studio psicologico della personalità

Teorie dei tratti e modello dei “Big Five”

I tratti possono essere definiti come disposizioni stabili che portano a specifiche modalità di reazione in pluralità di circostanze. All’interno di questo approccio, possono essere evidenziate varie proposte teoriche, che si differenziano per la concezione circa la natura dei tratti e quindi per il numero di dimensioni individuate per descrivere la personalità.

Secondo Eysenck, la personalità segue una gerarchia organizzata in 4 livelli:

  • Tipi o superfattori (livello superiore): che sono Estroversione/Introversione, Nevroticismo/Stabilità emotiva e Psicoticismo (modello PEN)
  • Tratto: risposte abituali
  • Comportamenti abituali: includono risposte che incorrono in condizioni simili
  • Comportamenti specifici: includono comportamenti e pensieri individuali più o meno caratteristici di una persona

La teoria dei “Big Five” ha identificato 5 fattori in grado di spiegare la personalità di un individuo, la cui individuazione si basa sulla produzione libera di aggettivi descriventi la personalità e la compilazione di un questionario da parte di ampi campioni di popolazioni di diverse aree del mondo. Secondo Costa e McCrae, i tratti possono essere definiti come:

  • Coscienziosità: grado di organizzazione, persistenza, affidabilità e scrupolosità da un lato e la noncuranza, disorganizzazione e volubilità dall’altro
  • Amabilità: modalità di porsi in relazione con gli altri, in cui si spazia dall’essere naturalmente buoni, accettanti, cordiali e cooperativi, al prendersi cura degli altri e, nel versante opposto, nell’essere cinici, egoisti e indisponenti
  • Nevroticismo: capacità di affrontare le situazioni con stabilità o instabilità emotiva
  • Apertura mentale: misura curiosità, creatività e capacità immaginativa, originalità e al polo opposto “convenzionalità”
  • Estroversione: misura il bisogno di attività, stimoli e di socializzazione, all’opposto dell’Introversione, come tendenza a essere quieti e riservati

Situzionismo e teorie dell’apprendimento sociale

La personalità dipende soprattutto dall’ambiente. I principi per spiegare la personalità vanno ricercati nelle leggi di condizionamento e dell’apprendimento. A queste visioni più rigide che si focalizzano essenzialmente sulla storia di rinforzi, premi e punizioni e che fanno riferimento al primo comportamentismo, fanno seguito visioni più sul versante interazionista le quali, pur ritenendo fondamentale il contributo dell’ambiente e il suo ruolo modellante, lasciano spazio all’interazione con le caratteristiche tipiche di ogni individuo o con il suo sistema di pensiero e di interpretazione della realtà (esempio teoria dell’apprendimento sociale di Bandura).

Teorie sociocognitive

L’approccio sociocognitivo mette in risalto sia l’origine sociale del comportamento, sia l’importanza dei processi cognitivi di pensiero in tutti gli aspetti del comportamento umano, dalla motivazione all’emozione e all’azione. Secondo tali teorie, la personalità si forma a partire dalle riflessioni e interpretazioni (da cui il termine “cognitivo”) svolte in contesti relazionali (da cui “sociale”). La personalità è quindi frutto tanto di variabili personali, come gli atteggiamenti, gli schemi di sé, gli stili di pensiero, quanto dell’ambiente e dei contesti di interazione che la persona si trova a vivere e a interpretare. Viene quindi meno la costanza del comportamento, mentre si ha una costanza nelle situazioni.

Teorie psicanalitiche

La personalità dipende da conflitti intrapsichici fra diverse istanze e da come questi conflitti siano risolti. La personalità viene collocata a un livello profondo; conseguenza di ciò è il riferimento a contenuti inconsci, che emergono attraverso tecniche proiettive, sogni e lapsus. Secondo tali teorie, la personalità è formata in modo indelebile fin dai primi anni di vita. Le distinzioni tra processi impliciti ed espliciti o quelle tra processi automatici e controllati sono connesse con l’idea che le disposizioni inconsce siano al di là delle proprie possibilità di controllo e scelta.

Teorie umanistico-fenomenologiche

Queste teorie sono accomunate dal tema della realizzazione del sé (actuation) e dello sviluppo della propria personalità. La forza di base che muove l’organismo umano è la tendenza attualizzante, cioè la tendenza a realizzare tutte le possibilità del Sé: idee, concezioni e valori che caratterizzano l’io della persona. L’enfasi sul sé, le sue concezioni e il suo sistema di valori accomuna tutte le posizioni degli psicologi umanisti, che condividono l’idea che l’individuo sia fondamentalmente buono, attivo e modificabile e aspiri alla crescita e all’autorealizzazione.

Un esempio di teoria che si colloca all’interno dell’approccio sociocognitivo ma che richiama alcuni dei principi di quello umanistico-fenomenologico, è la teoria dei costrutti personali di Kelly. Per Kelly l’importante era scoprire le dimensioni che si utilizzano per interpretare se stessi e il proprio mondo sociale e queste sono state identificate con i costrutti personali: i significati che si assegnano agli eventi, le reazioni emotive determinate dal modo in cui questi sono interpretati. Il funzionamento della personalità è innanzitutto un adattamento, più che agli eventi in se, ai significati che a quegli eventi si attribuiscono. Ogni individuo usa un insieme specifico, unico e irripetibile, di costrutti personali. L’approccio di Kelly può essere ben esemplificato dallo strumento che egli stesso costruì per identificare questo insieme di costrutti: il REP test (Test di repertorio dei costrutti), che si basa su una griglia che incrocia le figure di rilievo per la persona con un insieme di costrutti.

La personalità dal punto di vista sociocognitivo: il modello CAPS (Cognitive-Affective Personality System)

Secondo il modello CAPS, la personalità è frutto di un processo di interazione tra persona e ambiente: la situazione attiva una particolare configurazione di reazioni interne, che influenzano il comportamento. Mischel e Shoda hanno identificato il sistema interno in 5 unità cognitive affettive (U.C./A.):

  • Strategie di codifica: categorie per se stessi, gli altri, eventi e situazioni (esterne e interne)
  • Aspettative e credenze: riguardo il mondo sociale, gli esiti dei comportamenti, l’autoefficacia
  • Reazioni emotive: sentimenti, emozioni, risposte emotive (reazioni fisiologiche incluse)
  • Obiettivi e valori: successi e stati emotivi connessi, fallimenti e stati emotivi; obiettivi, valori e progetti di vita personali
  • Competenze e autoregolazione: potenziali comportamenti e script, piani e strategie per organizzare le proprie azioni e promuovere esiti favorevoli, comportamenti tipici e stati interni

La teoria della personalità diviene una teoria dinamica di elaborazione dell’informazione, la cui struttura di base è costituita dalle componenti cognitivo-affettive. Secondo questo modello, le situazioni con le loro caratteristiche attivano le unità cognitivo-affettive. L’attivazione di alcune delle unità cognitivo-affettive, con una diversa configurazione di relazione tra loro, permette la manifestazione di un certo tipo di comportamento (esempio dei due studenti davanti ad un esame).

Le differenze individuali sono espressione del diverso modo con cui una certa situazione attiva un pattern di relazioni tra unità cognitivo-affettive nella persona che metterà in atto comportamenti in risposta alla situazione.

Schemi di conoscenza e schemi di sé

Schemi di conoscenza

Gli schemi sono strutture cognitive attive, non semplici liste di informazioni, ma reti di conoscenze organizzate e interconnesse. Sono questi schemi che permettono l’interpretazione dell’informazione in entrata, producono inferenze, creano aspettative. Quando codifichiamo le informazioni del mondo esterno, non le registriamo passivamente, ma le elaboriamo attivamente all’interno di cornici di riferimento mentali preesistenti (derivate da esperienze passate), che guidano le nostre modalità di acquisizione, le aspettative e i successivi comportamenti.

Gli schemi cognitivi influenzano pervasivamente i nostri pensieri e le nostre azioni, anche perché sono economici e vantaggiosi nella loro organizzazione e riescono a disambiguare la realtà complessa in modo rapido ed efficiente. In questa stessa modalità di funzionamento dello schema sta, però, anche il loro limite. È proprio la loro rapidità, efficienza ed economicità a indurci in errore, allorché gli schemi sono inappropriati, semplicistici, restrittivi.

Schema del sé

Esso codifica, interpreta, integra, mantiene informazioni relative a noi stessi e guida l’acquisizione e l’assimilazione di nuove informazioni. Lo schema del sé si forma sin dall’inizio della vita e consiste in generalizzazioni sul sé, derivate dall’esperienza che organizzano, codificano e guidano l’interpretazione di nuove informazioni relative a se stessi. La parte centrale dello schema (“nucleo centrale”) si costruisce in base alla memorizzazione di casi concreti e specifici di episodi della propria vita, in interazione con delle propensioni innate a organizzare in un certo modo le proprie conoscenze (come ad esempio il proprio nome o quelle caratteristiche psicologiche che percepiamo come essenziali per noi). La generalizzazione e l’accorpamento di questi episodi porta a delle idee di carattere generale. Ci possono essere aspetti del sé meno importanti, che rientrano nello schema del sé in modo più periferico.

Si può immaginare un continuum che va da società fortemente centrate sull’individuo, come per esempio quelle di gran parte dei paesi occidentali, fino a un versante opposto, rappresentato per esempio nelle culture orientali. Nel primo caso, si assume che il Sé sia autonomo, indipendente, intraprendente e quindi la scelta del proprio destino sia propria e individuale (accentuazione dei fattori disposizionali nelle spiegazioni causali). Al contrario, nel secondo caso, il Sé non è un’entità separata dagli altri, ma è strettamente interconnesso con gli altri e dipendente dagli obblighi sociali. Di conseguenza, lo sviluppo del Sé non è caratterizzato dalla scoperta delle proprie caratteristiche considerate separatamente o dall’espressione dei propri desideri personali, ma dall’aspirazione all’inserimento nel gruppo e alla realizzazione degli scopi di questo (accentuazione delle relazioni di ruolo o delle situazioni nelle spiegazioni causali).

Schema del sé: accessibilità e autoregolazione

L’accessibilità indica la velocità di codifica e di recupero delle informazioni in memoria. Infatti, le informazioni che si riferiscono allo schema di sé vengono elaborate con maggiore rapidità (esempio “effetto cocktail party”). Gli elementi che caratterizzano lo schema di sé sono altamente accessibili. L’accessibilità denota la velocità e la facilità con cui un dato input viene riconosciuto e codificato all’interno di una data categoria. Tale categoria non può essere attivata, se non è già preesistente in memoria. Un altro paradigma che si basa sull’uso dei tempi di risposta è il priming. Stimoli-prime attivano dei costrutti che orientano all’elaborazione successiva.

Sulla preattivazione influiscono due fattori: la familiarità con il costrutto (quanto frequentemente e recentemente è stato attivato in passato) e il grado di consapevolezza (meno si è consapevoli dell’influenza del preattivatore, più si è indifesi, e quindi se ne risente maggiormente). Secondo Higgins, i costrutti centrali allo schema del Sé sono sempre presenti all’individuo e tendono ad influenzare costantemente l’interpretazione degli eventi. È quindi possibile distinguere tra un’accessibilità temporanea, dovuta alla presenza momentanea di costrutti preattivati e accessibilità cronica. Gli effetti dell’accessibilità temporanea e cronica sarebbero additivi.

L’autoregolazione induce a cercare di realizzare i propri obiettivi in relazione al desiderio di soddisfazione dei bisogni. Secondo la teoria dell’apprendimento sociale, l’autoregolazione corrisponderebbe alle capacità di stabilire obiettivi e di valutare le proprie azioni, facendo riferimento a standard interni di prestazione. Anche la teorizzazione del modello CAPS offre elementi atti a comprendere come si definisce, si instaura e si mantiene il processo di autoregolazione. Infatti, a seconda del significato che viene attribuito alla situazione dalle unità cognitivo-affettive, la persona esprime il proprio comportamento e, a seconda dell’impatto che avrà sulla situazione, la persona modificherà o correggerà il proprio comportamento.

L’autoregolazione agisce attraverso quello che viene definito “focus” dell’autoregolazione, che può essere distinto in “focus di promozione” per identificare persone che tendono a mettere in atto comportamenti anche nell’incertezza del risultato, o “focus di prevenzione” per individuare persone che tendono ad affrontare le situazioni solo se si sentono sicure di farcela.

Modelli ed esempi che integrano lo studio di cognizione e personalità

La teoria dell’attività

L’attività, secondo questa formulazione teorica, non è semplicemente la combinazione di differenti azioni fisiche mediate da processi cognitivi; piuttosto l’attività verso un oggetto collega l’individuo al mondo: l’individuo agisce nel sistema e lo modifica attraverso l’attività, e, come risultato, l’individuo stesso cambia, perché assorbe dall’ambiente una gamma di esperienze.

La teoria dell’attività prevede differenti livelli o componenti della rappresentazione del mondo:

  • Esperienza sensoriale (livello base): inerente alle impressioni ricevute attraverso i sensi. Nella coscienza, l’esperienza sensoriale ha la funzione di integrare il senso di realtà degli oggetti nella rappresentazione individuale del mondo
  • Significati (secondo livello, livello cognitivo): sono quel tipo di conoscenza che può essere chiamata “fredda”. I significati nascono nelle interazioni sociali e si fondano su sistemi simbolici come il linguaggio. Qui, la componente principale dell’attività è quella delle azioni dirette a un obiettivo.
  • Senso personale (terzo livello, livello di personalità): l’attività è un modo di raggiungere l’autorealizzazione, operando in relazione a interessi, desideri, emozioni. Il senso personale degli eventi è del tutto individuale, può differire da persona a persona, e per una persona può avere un significato soggettivo del tutto particolare e distinto.

Nella teorizzazione più completa vi sono anche le dimensioni attività-azione-operazione e motivi-obiettivi-condizione. L’attività è l’espressione più completa della personalità; la personalità non esiste prima dell’attività, essa crea se stessa nell’attività; in questo senso l’attività è intesa allo stesso livello del senso personale e del motivo (quest’ultimo è una determinante della qualità dell’attività); azione e operazione sono livelli più esterni della personalità, che indicano le azioni-operazioni concrete; obiettivo e condizione, anch’essi sono a livelli più esterni della personalità e indicano la qualità dell’attività nel suo insieme.

La creatività è un ulteriore esempio di connessione tra cognizione e personalità. La creatività viene qui definita come flessibilità, originalità e quantità nei dettagli delle ipotesi. Tali ipotesi sono originate dal livello di personalità, che ne determina focus e contenuto. Tali ipotesi “creative” vengono poi sviluppate e concretizzate dai livelli cognitivo e sensomotorio.

Il modello integrato del funzionamento psicologico

È un modello che prende in considerazione la relazione tra intelligenza e personalità. Questo modello riconosce la distinzione tra aspetti cognitivi e aspetti di personalità e, allo stesso tempo, riconosce come nei comportamenti messi in atto questa distinzione alla fine risulti impossibile. Gli autori individuano 3 livelli di processi riferiti all’intelligenza:

  • Operazioni mentali di base
  • Insieme di abilità e conoscenze
  • Realizzazione dei processi per l’esecuzione di comportamenti più o meno adattivi

Parallelamente, i 3 livelli dei processi riferiti alla personalità sono:

  • Processi motivazionali e affettivi di base
  • Strutture di conoscenza e sistemi di convinzioni
  • Realizzazione dei processi secondo stili di comportamento più o meno adattivi

Livello dei processi di base

  • Operazioni mentali di base

Livello delle conoscenze di base

  • Insieme di abilità e conoscenze

Livello dei comportamenti attuati

  • Comportamenti più o meno adattivi
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davidepirrone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e delle differenze individuali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Pazzaglia Francesca.
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