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Capitolo 1: Teorie dei tratti e basi biologiche della personalità

In modo semplice e diretto esse illustrano il nucleo essenziale dell'approccio disposizionale, vale a dire l'assunzione secondo cui ciascuno di noi è contraddistinto da qualità naturali che lo predispongono verso alcuni tipi di comportamenti piuttosto che altri. L'insieme di queste qualità, dette tratti o disposizioni, definisce la nostra personalità.

Quest'ipotesi si può articolare nei seguenti punti:

  • I tratti sono le nostre qualità distintive
  • Si manifestano direttamente attraverso il comportamento
  • Hanno una base biologica
  • Tendono a rimanere stabili nel tempo

Tratti e costanti del comportamento

La prospettiva disposizionale sostiene che ogni persona possiede determinate caratteristiche di origine biologica, i tratti, che la predispongono a manifestare alcuni comportamenti in modo più regolare di altri indipendentemente dall'eterogeneità delle situazioni in cui agisce.

Appare dunque evidente l'importanza che rivestono le costanti del comportamento per quest'approccio, dal momento che proprio attraverso la loro analisi è possibile identificare i fondamentali tratti della personalità. Generalmente i comportamenti specifici non sono rivelatori di tratti, poiché un comportamento specifico potrebbe essere occasionale (es: Giulia che parla con la vicina). I tratti vengono inferiti dai comportamenti stabili e diffusi, abituali: concludiamo che Giulia è socievole perché notiamo che si ferma spesso a chiacchierare con molte persone diverse e in svariate occasioni.

I teorici dei tratti si servono del questionario al fine di rilevare un'ampia gamma di comportamenti. La tecnica del questionario si basa sull'autosservazione: gli psicologi chiedono alle persone di indicare esse stesse con quale frequenza eseguono determinati comportamenti, descritti nel questionario mediante brevi affermazioni. Un questionario contiene spesso centinaia di affermazioni relative ad altrettanti comportamenti specifici. Applicando complesse analisi statistiche alle risposte fornite ai questionari, gli psicologi sono in grado di rilevare quali comportamenti tendono a manifestarsi in modo costante in ciascun individuo e quali relazioni, poi, intercorrono tra le molteplici costanti comportamentali.

Tratti e basi biologiche

La classificazione di comportamenti specifici in categorie generali costituisce un momento essenziale della ricerca sui tratti. Un sistema di classificazione, o tassonomia dei comportamenti, permette di desumere rapidamente l'appartenenza di un determinato comportamento a questa o a quella categoria generale che chiamiamo tratto (ad esempio, chiacchierare → socievolezza).

È improprio, tuttavia, affermare che una categoria di abitudini comportamentali corrisponde a un tratto finché non se ne svelano le determinanti biologiche. In senso stretto si può parlare di tratto solo se si verifica che esistono fattori di natura fisiologica e genetica alla base di qualsivoglia categoria generale di tendenze comportamentali.

Benché focalizzato sulle cause biologiche del comportamento, l'approccio disposizionale, tuttavia, riconosce che il contesto ambientale ha un impatto rilevante sull'individuo, al punto da poterne modificare anche radicalmente le caratteristiche comportamentali. Per questo i teorici dei tratti distinguono fra tratti del temperamento e tratti della personalità. Definiscono temperamentali quelle modalità distintive del comportamento che compaiono nei primissimi anni di vita e che si assume dipendano essenzialmente da una base genetica e fisiologica.

Preferiscono parlare, invece, di tratti di personalità quando lavorano con regolarità comportamentali osservabili sostanzialmente nell'età adulta e che si assume siano il risultato dell'impatto sia biologico sia ambientale sull'individuo. Semplificando si può affermare che i tratti temperamentali rappresentano la base biologica dalla quale si sviluppano i tratti di personalità attraverso l'interazione tra individuo e ambiente.

Tratti temperamentali

Con il termine temperamento si designa un insieme di caratteristiche individuali, osservabili nel comportamento, che hanno un sostrato genetico e fisiologico, interessano ampiamente l'emozionalità, si manifestano entro il primo anno di vita e sono relativamente stabili nel tempo.

Esistono due modelli tassonomici del temperamento, l'uno sviluppato da Plomin e Buss, l'altro da Thomas e Chess. Oltre che per il numero di tratti, i due modelli si differenziano per le interpretazioni sostanzialmente distanti che propongono sulla natura delle caratteristiche temperamentali. In breve l'uno propone tre tratti basilari e conferisce centralità al criterio dell'ereditarietà; l'altro, invece, delinea nove caratteristiche temperamentali e mette in luce il concetto di compatibilità fra temperamento e ambiente.

I tratti ereditabili: il modello di Plomin e Buss

Si può affermare che vi è un tratto alla base di un comportamento ricorrente solo se esso soddisfa 3 criteri principali:

  • Deve essere utile alla sopravvivenza della specie ed essere osservabile anche nei primati e persino in specie di animali inferiori
  • Deve essere presente fin dalla nascita e apparire stabilmente nell'arco dell'infanzia
  • Deve essere ascrivibile, almeno in parte, a fattori genetici

Tre qualità soddisfano i requisiti del loro modello teorico: emozionalità, attività e socievolezza. L'emozionalità differenzia le persone rispetto al grado di intensità e facilità con cui attivano emozioni negative di rabbia, paura, depressione e ansia. L'attività è il tratto che interessa la rapidità e il vigore dei movimenti, la quantità e l'energia che ciascun individuo investe nel fare (da inattività ad iperattività). La socievolezza definisce il grado di ricerca di contatto con altre persone (da preferire a stare con altri alla preferenza a stare da soli).

Buss e Plomin sostengono una teoria forte dei tratti e affermano che esiste una corrispondenza diretta fra tratti temperamentali e comportamento. Ciò implica che mentre le qualità dell'individuo possono cambiare nel tempo, queste caratteristiche sono sostanzialmente stabili e la loro modificabilità è legata a cambiamenti che avvengono a livello biologico.

Lo stile del comportamento: il modello di Thomas e Chess

Dall'analisi dei dati del progetto longitudinale New York Longitudinal Study, che coinvolse oltre un centinaio di bambini che furono osservati dall'età di tre mesi fino all'età adulta, Thomas e Chess rilevarono che sostanzialmente le costanti del comportamento dei bambini potevano venire ordinate in nove categorie.

Queste classi temperamentali sono utili a descrivere lo stile comportamentale, vale a dire le modalità tipiche con cui un individuo risponde a vari stimoli ed esperienze, quotidiane o insolite che siano. Pur ritenendo che le differenze temperamentali siano biologicamente determinate nella primissima infanzia, affermano che i fattori ambientali possono mantenere, attenuare, potenziare o cambiare addirittura radicalmente le caratteristiche comportamentali che costituiscono il temperamento. Tale paradigma si colloca in una prospettiva interazionista dove fattori biologici e ambientali si combinano.

Per lo sviluppo del bambino, importanza particolare viene attribuita all'interazione tra questi e le figure adulte che se ne prendono cura. Uno sviluppo regolare e armonico è possibile quando esiste compatibilità (goodness of fit) tra le caratteristiche temperamentali del bambino e le richieste e aspettative delle figure parentali. I fondamentali tratti temperamentali sono:

  • Ritmicità: regolarità degli orari delle funzioni biologiche (ad esempio di sonno e veglia)
  • Approccio o evitamento: risposta iniziale di avvicinamento oppure di evitamento a uno stimolo nuovo
  • Adattabilità: facilità o difficoltà con cui una risposta differita a situazioni nuove o modificate va nella direzione desiderata
  • Soglia sensoriale: intensità della stimolazione necessaria a evocare una qualsiasi risposta
  • Qualità dell'umore: frequenza di stati umorali positivi rispetto alla frequenza di stati umorali negativi
  • Intensità delle reazioni: livello di energia delle risposte, positive o negative che siano
  • Distraibilità: efficacia di uno stimolo esterno nello sviare da un comportamento attuale
  • Perseveranza e durata dell'attenzione: perseveranza si riferisce alla capacità di continuare in una attività nonostante eventuali ostacoli; durata dell'attenzione è riferibile al periodo di tempo che consecutivamente viene dedicato a una medesima attività

I tratti di personalità

I tratti di personalità vengono definiti come caratteristiche individuali che tendono a rimanere stabili nel tempo e sono alla base del comportamento osservabile. Si ipotizza che l'età scolare, dai 6 ai 12 anni, rappresenti il periodo cruciale di sviluppo dei tratti di personalità della matrice temperamentale attraverso l'interazione con l'ambiente.

Basandoci su campioni di individui prevalentemente adulti, la letteratura scientifica propone più modelli tassonomici della personalità. I modelli sulla personalità si differenziano gli uni dagli altri per il numero di tratti individuato, per l'enfasi attribuita alla loro natura biologica e per i paradigmi di ricerca impiegati. Il modello Big Five nasce dall'esplorazione del linguaggio comunemente usato per descrivere caratteristiche di personalità e si propone come un modello descrittivo delle principali differenze individuali, senza presupporre l'origine biologica. Il modello PEN nasce da una lunga tradizione di ricerca sulla fisiologia del comportamento e assume esplicitamente l'ipotesi di una base biologica dei tratti.

L'esplorazione del linguaggio: i Big Five

Derivano da studi psicolessicali, fondati sull'ipotesi di sedimentazione, secondo cui l'uomo codifica attraverso il linguaggio tutte le esperienze significative per una collettività. Le differenze individuali sono una parte di quelle esperienze importanti che l'uomo traduce in parole. In tal senso, il linguaggio è una fonte rappresentativa delle fondamentali caratteristiche di personalità.

Così una ricerca psicolessicale si propone di individuare le principali differenze individuali proprio a partire dall'analisi del linguaggio della personalità. Come i questionari contengono affermazioni, così gli strumenti psicolessicali presentano elenchi di aggettivi, che sono impiegati in compiti di descrizione del sé e degli altri. Analisi statistiche permettono di rilevare quali aggettivi sono in relazione tra loro, andando così a comporre ampie categorie di parole dette dimensioni psicolessicali che rappresentano le principali differenze individuali espresse nel linguaggio.

Gli studi lessicali, condotti in molte lingue sembrano concordemente indicare cinque principali dimensioni note come Big Five:

  • Estroversione – introversione
  • Gradevolezza – sgradevolezza
  • Coscienziosità – negligenza
  • Nevroticismo – stabilità emotiva
  • Apertura mentale – chiusura mentale

Alcuni studiosi muovono forti critiche all'approccio psicolessicale, asserendo che svela soltanto le relazioni semantiche tra aggettivi o tutt'al più concezioni ingenue di personalità che nulla hanno di scientifico. Altri sostengono invece che quest'approccio permette di individuare proprio i fondamentali tratti di personalità, poiché se persone di lingue e culture diverse percepiscono sé stesse e gli altri servendosi delle medesime categorie generali, i Big Five, ciò significa che rappresentano per l'uomo qualità distintive di eccezionale utilità, addirittura funzionali alla stessa sopravvivenza della specie.

Il modello sperimentale di Eysenck

Secondo lo psicologo inglese, i Big Five sono il risultato di una semplice rilevazione, mediante sofisticate tecniche d’analisi statistica, di raggruppamento di parole che si utilizzano comunemente per descrivere caratteristiche di personalità. Un simile approccio rende impossibili conclusioni scientifiche vere e proprie. Diversamente il modello tassonomico da lui proposto si basa su un’articolata teoria della personalità che egli chiama teoria causale o ipotetico-deduttiva. Eysenck tiene conto simultaneamente dei fattori causali biologici dei tratti e delle conseguenze comportamentali. Egli afferma che i tratti hanno sì base genetica, tuttavia noi non ereditiamo il comportamento, ma le strutture biologiche che danno origine a quei comportamenti che si manifestano più frequentemente di altri.

In interazione con l’ambiente, le basi fisiologiche che ereditiamo producono sia quei comportamenti che si possono rilevare in laboratorio sia quei comportamenti che si osservano in contesti naturali. I tratti di personalità individuati all’interno di questo sistema teorico sono tre:

  • Psicoticismo: è una misura della psicopatia che permette di distinguere persone psicotiche da persone con un buon livello di adattamento sociale (viene definito da aggressività, egocentrismo. Impulsività antisocialità e mancanza di empatia)
  • Estroversione: è una dimensione che comprende differenze individuali relative alla socievolezza, attività, vitalità, assertività, ricerca di sensazioni e dominanza
  • Nevroticismo: comprende tratti quali ansia, tensione, depressione, emotività, timidezza, umoralità, bassa autostima e sentimenti di vergogna

Tutti e tre i tratti sono tratti fenotipici della personalità.

L'origine biologica dei tratti

Basi genetiche

Esistono tecniche dirette e indirette di verifica della base genetica di un tratto. Con le tecniche dirette (analisi genetica molecolare) si cerca di identificare specifici geni associati ai tratti. Questa tecnica permette non solo di verificare direttamente l'origine genetica di un tratto ma anche di osservare quanto la predisposizione genetica contribuisca effettivamente alla manifestazione di un dato comportamento.

La tecnica indiretta o analisi genetica quantitativa stima il grado di ereditarietà di un tratto attraverso il metodo dei gemelli. In particolare, si ipotizza una somiglianza più marcata tra gemelli monozigotici, che hanno lo stesso patrimonio genetico, e una somiglianza moderata tra gemelli dizigotici, che condividono tutt’al più il 50% del loro patrimonio genetico.

I risultati delle ricerche suggeriscono che la componente genetica influisce in modo rilevante sui tratti del temperamento e della personalità. Si ipotizza che il metodo dei gemelli risenta di due effetti: la tendenza ad enfatizzare le somiglianze nei gemelli monozigoti (effetto di assimilazione) e le differenze, invece, nei gemelli dizigotici (effetto di contrasto) da parte di coloro che ne descrivono il comportamento. In conclusione, le tecniche attuali impiegate per stimare l’influenza della componente genetica sui tratti suggeriscono che essa si approssima al 40%.

Basi fisiologiche

Secondo la teoria dell’attivazione (arousal) differenziale l’Estroversione è strettamente connessa con l’abituale livello di attività corticale. In particolare, gli estroversi sarebbero caratterizzati da livelli bassi di attività, mentre gli introversi da livelli elevati. Gli estroversi infatti tendono a mostrare profili all’EEG che indicano un grado di attività corticale inferiore rispetto a quello rilevato per gli introversi. Anche per quanto riguarda la conduttività della pelle si hanno conferme su questa differenza: per gli introversi viene registrata una maggiore conduttività, indice di una maggiore attività corticale. In conclusione ricerche condotte attraverso metodi diversi indicano che vi sarebbe effettivamente una base fisiologica e genetica per alcuni tratti di personalità.

La stabilità dei tratti

La continuità dei tratti può essere analizzata sulla singola persona (continuità ipsativa) oppure su ampi campioni (continuità assoluta). Le poche ricerche attualmente disponibili sulla continuità ipsativa indicano che vi sono notevoli differenze tra le persone rispetto al livello di continuità, poiché per alcune si osserva una tendenza significativa alla stabilità di costanti comportamentali, per altre, invece, si rilevano marcate discontinuità, addirittura cambiamenti radicali.

Se la stabilità viene invece indagata su ampi campioni di individui, si osserva una tendenza a preservare le costanti comportamentali negli adulti, dopo i 30 anni, ma non nei bambini. Le espressioni comportamentali di un tratto sembrerebbero cambiare nel tempo. Per questo alcuni studiosi preferiscono parlare di continuità eterotipica e sostengono che la stabilità di una disposizione non vada verificata rilevando sempre gli stessi comportamenti da un periodo all’altro (continuità omotipica), ma comportamenti diversi, manifestazioni però ipoteticamente riconducibili allo stesso tratto (continuità eterotipica).

Tratti e ambiente

I teorici dei tratti riconoscono che le caratteristiche individuali dipendono sia da fattori biologici sia da fattori ambientali. Tuttavia, tendono, di fatto, a trascurare l’impatto del contesto ambientale sulle regolarità comportamentali e si limitano ad esprimere in modo generalizzato la relazione tratto-ambiente.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davidepirrone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e delle differenze individuali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Pazzaglia Francesca.
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