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Personalità e cognizione

Principali approcci allo studio psicologico della personalità

Definizione di personalità. Nel linguaggio quotidiano, la personalità è quando esprimiamo con etichette verbali le caratteristiche di una persona. La definizione di Allport (uno dei primi psicologi di personalità): organizzazione dinamica interna alla persona di sistemi psicofisiologici che determinano il suo adattamento all’ambiente, successivamente cambiata in “che determinano i modi di pensare e comportarsi caratteristici” — con “dinamica” sottolinea che la personalità è sempre in crescita e cambiamento. La definizione di Caprara e Cervone: complesso insieme di sistemi psicologici che contribuiscono all’unicità e continuità della condotta e dell’esperienza individuale sia come viene espresso sia come viene percepito l’individuo dagli altri — insieme delle qualità e inclinazioni durevoli che danno il senso alla propria identità.

Fattori che determinano la personalità: genetici, disposizionali, socioculturali, esistenziali, cognitivi, apprendimento, inconsci.

Riconosciuti 5 approcci di studio della personalità:

  • Modello dei Big Five: La teoria dei Big Five ha identificato Cinque fattori in grado di spiegare la personalità, la cui individuazione si basa sulla produzione libera di aggettivi descriventi la personalità (ipotesi lessicale di base) e la compilazione di un questionario da parte di ampi campioni di popolazione di diverse aree del mondo. Il Big Five rappresenta il tentativo di mediazione ed unificazione tra i diversi punti di vista identificando cinque fattori. Convenendo due tradizioni:
    • Lessicografia: approccio secondo cui le diverse caratteristiche individuali più salienti e socialmente rilevanti sono codificate nel linguaggio che usiamo quotidianamente;
    • Fattorialista: l’analisi fattoriale ricavata da variabili latenti che concentrano le informazioni contenute in un elevato numero di variabili. Faremo riferimento ai termini di Costa e McCrae: Coscienziosità (misura il grado di organizzazione, persistenza, affidabilità, scrupolosità vs. noncuranza, disorganizzazione, volubilità), Estroversione (bisogno di attività, stimoli e socializzazione vs. introversione: tendenza a essere quieti e riservati), Nevroticismo (capacità di affrontare le situazioni con Stabilità o instabilità emotiva), Apertura mentale (misura curiosità, creatività, capacità immaginativa vs. convenzionalità), Amabilità (modalità di porsi in relazione con gli altri). La teoria dei Big Five individua il tratto come un costrutto bidimensionale.
  • Teoria dei tratti: Ogni individuo è contraddistinto da qualità naturali definite tratti. L’insieme dei tratti definisce la nostra personalità. I tratti possono essere definiti come disposizioni stabili che portano a specifiche modalità di reazione in una pluralità di circostanze. Hanno una base biologica, sono stabili nel tempo, sono le nostre qualità distintive e si manifestano direttamente con il comportamento. Per la prospettiva disposizionale (teoria dei tratti) ci sono delle disposizioni che caratterizzano una persona, la quale ha delle particolari predisposizioni. Mentre la disposizione è la situazione che stimola un certo tipo di comportamento, una predisposizione può essere stabile. Ogni persona possiede determinate caratteristiche di origine biologica (i tratti) che la predispongono a manifestare alcuni comportamenti in modo più regolare di altri. Il tratto è quel costrutto psicologico che identifica la tendenza abituale di una persona a mostrare un certo tipo di condotta in un'ampia gamma di situazioni. La prospettiva disposizionale ipotizza l’origine biologica delle differenze individuali ma riconosce l’impatto rilevante dell’ambiente sull’individuo. Il temperamento è diverso dalla personalità, perché la personalità è mossa dalle situazioni mentre il temperamento è un insieme di caratteristiche individuali osservabili nel comportamento genetico e fisiologico e sono stabili nel tempo (si manifesta nel primo anno di vita). All’interno di questo approccio si possono evidenziare varie proposte teoriche che si differenziano per la concezione circa la natura dei tratti e quindi per il numero di dimensioni individuate per descrivere la personalità. Ippocrate legava alcune disposizioni caratteriali a dei fluidi corporei per cui una persona con un surplus di sangue è un tipo sanguigno mentre un eccesso di flemma lo lega ad un tipo tranquillo. Sheldon aveva sviluppato questa storia sui miti a seconda dello sviluppo della massa muscolare/grassa. Entrambi facevano collegamenti tra aspetti biologici e comportamentali. Modello Eysenck si basa sulla teoria causale della personalità. La personalità segue una gerarchia organizzata in quattro livelli: al primo ci sono i Tipi o Superfattori; al secondo si collocano le risposte abituali che formano un “tratto”; segue il terzo livello i “comportamenti abituali” che include risposte che incorrono in condizioni simili e infine il quarto livello dei “comportamenti specifici” che includono comportamenti e pensieri individuali più o meno caratteristici in una persona. I tratti hanno una base genetica ma non ereditiamo il comportamento. Eysenck è ricordato per la sua teoria trifattoriale che identifica tre tipologie di Superfattori: Estroversione/Introversione (grado di socievolezza), Nevroticismo/Stabilità emotiva (capacità di gestire reazioni emotive), Psicoticismo (alto livello di questo tratto identifica le persone egocentriche, fredde, anticonformiste, impulsive, aggressive).
  • Situazionismo e teorie dell’apprendimento sociale: La personalità dipende dal comportamento e quindi da fattori esterni all’individuo. Il comportamento infatti è appreso e viene spiegato da meccanismi di condizionamento e rinforzo. I principi per spiegare la personalità vanno cercati nelle leggi del condizionamento e dell’apprendimento proposte da comportamentisti come Watson, Skinner e Tolman. Secondo il comportamentismo radicale di Watson la personalità è il prodotto finale di sistemi di abitudini che vengono apprese secondo i principi del condizionamento classico. La personalità è ciò che si apprende dalla nascita per un susseguirsi di condizionamenti. LA PERSONALITÀ COINCIDE CON IL COMPORTAMENTO. Secondo Skinner la personalità è una raccolta di modelli di comportamenti appresi attraverso un insieme di rinforzi o punizioni. La teoria dell’apprendimento sociale proposta da Bandura spiega il comportamento umano in termini di una relazione causale reciproca e triadica fra tre tipi di cause: fattori personali (biologici, cognitivi, affettivi), schemi di comportamento e situazioni ambientali i quali interagiscono attraverso relazioni bidirezionali. I comportamenti derivano da processi interni di autoregolazione che tuttavia hanno un’origine esperienziale, nascono cioè dall’osservazione ed elaborazione di comportamenti ed esperienze. (nb. autoregolazione esercitata da figure di riferimento come genitori attraverso forme di controllo basali e linguaggio) Modellaggio: tecnica di intervento che mira a modificare comportamenti problematici per gradi successivi gratificando quei comportamenti concreti messi in atto che si approssimano a quelli desiderati ed estinguendo invece quelli indesiderati. L’analisi funzionale è un metodo di analisi del comportamento che serve a rilevare quali condizioni-stimolo si presentino in concomitanza con determinate risposte comportamentali.
  • Teorie sociocognitive: Mettono in risalto sia l’origine sociale che quella cognitiva del comportamento umano (es motivazione all’emozione e all’azione). La persona viene considerata come agente attivo. La personalità si forma a partire dalle riflessioni e interpretazioni svolte nei contesti relazionali. Una conseguenza di questa visione della personalità è che viene meno la costanza del comportamento, mentre si ha una costanza nelle situazioni: le persone possono atteggiarsi in modo differente, cambiando persone o situazioni con cui si relazionano, ma tendono a mantenere comportamenti simili con le stesse persone e nelle stesse situazioni. (vedi modello CAPS)
  • Teorie psicoanalitiche: La personalità dipende da conflitti interpsichici fra diverse istanze (es, io, super-io) e da come questi conflitti sono stati risolti. Collocano la personalità ad un livello profondo. Conseguenza di ciò è il riferimento a contenuti inconsci che emergono attraverso tecniche proiettive, lapsus, sogni. Ritengono che la personalità sia formata in modo pressoché indelebile già dai primi anni di vita.
  • Teorie umanistico-fenomenologiche: Sono teorie accomunate dal tema della realizzazione di sé (self-actualization) e dello sviluppo della propria personalità. Ad esempio per Rogers, che ha introdotto il concetto di valutazione organicistica, la forza di base che muove l’organismo umano è la tendenza a realizzare tutte le possibilità del sé. Condividono l’idea che l’individuo sia fondamentalmente buono, attivo e modificabile e aspiri alla crescita e all’autorealizzazione. L’approccio umanistico considera fondamentale la cognizione (tiene conto meno dell’inserimento dell’individuo nella società). Un esempio di teoria che si colloca nell’approccio sociocognitivo ma che richiama alcuni principi di quello umanistico-fenomenologico è la teoria dei costrutti personali di Kelly: enfatizza la personale costruzione del mondo a opera dei personali processi cognitivi. Ritiene che a seconda di come gli individui percepiscono gli eventi li interpretano e vi si relazionano, essi formano delle personali dimensioni di personalità. Il funzionamento della personalità è innanzitutto un adattamento -più che agli eventi stessi- ai significati che ad essi si attribuiscono. Strumento per identificare questo insieme di costrutti: REP test (test di repertorio dei costrutti) che si basa su una griglia che incrocia le figure di rilievo per la persona (genitori, parenti, amici) con un insieme di costrutti.

Paradigmi di studio in psicologia della personalità

Paradigmi di studio in psicologia della personalità. L’approccio nomotetico (‘normativo’) mette l’accento sulle dimensioni della personalità, che possono essere quantificate e misurate, quindi descritte e predette in termini di predefiniti criteri e dimensioni. L’approccio ideografico al contrario assume che ogni individuo sia unico e che non possano essere utilizzabili gli stessi concetti o termini per definire e descrivere due persone differenti. Il primo include la maggior parte delle teorie dei tratti come Big Five e teoria trifattoriale, infatti rileva la personalità attraverso i questionari, e la maggior parte delle teorie dell’apprendimento (situazionismo); il secondo invece comprende le teorie fenomenologiche e psicoanalitiche, e quelle sociocognitive. Il primo considera le differenze individuali come differenza tra gruppi, il secondo invece allarga l’analisi considerando le differenze tra i singoli.

La personalità dal punto di vista sociocognitivo: il modello CAPS

Negli anni ’70 la psicologia della personalità fu scossa nelle fondamenta dalla pubblicazione di alcuni libri che ne mettevano in discussione gli assunti base. Il più influente fu quello di Mischel del ’68 ‘personality and assessment’. Per spiegare e comprendere la personalità da un punto di vista sociocognitivo Mischel e il collega Shoda hanno formulato il modello CAPS (cognitive-affective personality system) secondo il quale la personalità è frutto di un processo di interazione tra persona e ambiente: la situazione attiva una particolare configurazione di reazioni interne che influenzano il comportamento. Per reazioni interne si intende un pattern di attivazione di disposizioni individuali (aspetti cognitivi e affettivi) che si basano sulle esperienze pregresse dell’individuo. Hanno identificato il sistema interno in cinque unità cognitivo affettive: strategie di codifica, aspettative e credenze, reazioni emotive, obiettivi e valori, competenze e autoregolazione.

  • A) Come sembra a me? Le persone si differenziano per come percepiscono, codificano e raggruppano in categorie sé stessi, gli altri e le situazioni.
  • B) Cosa succederà? Le aspettative dei comportamenti propri e altrui guidano le nostre scelte.
  • C) Come mi sento? Le emozioni e gli effetti diventano conseguenza dei propri comportamenti.
  • D) Che cosa vale la pena di fare? Le persone possono comportarsi in modo diverso perché assegnano valore differente ai risultati e/o perché si pongono obiettivi diversi.
  • E) Cosa so fare? E come lo devo fare? Le competenze comprendono capacità di vari livelli differenti per persona.

È l’organizzazione durevole dei sistemi cognitivi e affettivi che costituisce l’individuo. La teoria della personalità diviene una teoria dinamica di elaborazione dell’informazione, la cui struttura di base è costituita da componenti cognitivo-affettive. Queste unità sono parte costituente del CAPS. Secondo questo modello le situazioni con le loro caratteristiche attivano le unità. L’attivazione di alcune U.C/A con una diversa configurazione di relazioni tra loro permette la manifestazione di un certo tipo di comportamento. Questa configurazione di attivazione e relazioni influisce sul modo di agire e comportarsi nelle situazioni; questa modalità viene definita ‘firma comportamentale’. Questo modello permette di identificare un profilo caratteristico di relazione situazione/comportamento che valorizza la variabilità del comportamento interindividuale, permettendo di spiegare le differenze individuali tra persone poste di fronte alla medesima situazione.

Schemi di conoscenza e schemi di sé

Schemi di conoscenza

Dall’analisi di Kant della conoscenza e della sua proposta di schemi a priori che ne permettono l’acquisizione, alla concezione dello Human Information Processing, è generalmente condivisa l’idea che le persone costruiscano gradualmente complesse strutture cognitive in relazione a come sperimentano il mondo e riflettono sulle proprie esperienze. Gli schemi sono strutture cognitive attive, reti di conoscenze organizzate e interconnesse. Quando codifichiamo le informazioni del mondo esterno non le registriamo passivamente, ma le elaboriamo attivamente all’interno di cornici di riferimento mentali preesistenti. Il loro limite è proprio la loro rapidità, poiché può indurci in errore nell’attribuzione di un significato fuorviante (favorisce giudizi errati, pregiudizi — bias di attribuzione). Gli schemi, in quanto organizzatori a priori della conoscenza, sono universali; in quanto prodotti della conoscenza in uno specifico ambiente, sono contestualizzati.

Schema del sé

Fra i tanti schemi che possediamo ce n’è uno centrale, unico: lo schema del sé. Si forma sin dall’inizio della vita e trae alimento dalle esperienze autobiografiche. La parte centrale dello schema (‘nucleo centrale’) si costruisce in base alla memorizzazione di casi concreti e specifici episodi della propria vita.

I sé possibili. Lo studio dello schema di sé conduce all’analisi di molti sé, definiti anche come sé possibili: questi sono le conoscenze di sé riguardo alle potenzialità e al futuro; rappresentano ciò che le persone desiderano diventare. I sé possibili derivano da rappresentazioni del sé passato e includono rappresentazioni del sé futuro, connesse a speranze specifiche e significative della persona.

Discrepanza del sé. La teoria della discrepanza del sé di Higgins è utile per spiegare come le persone cercano di raggiungere i propri obiettivi e standard personali in relazione al tipo di discrepanze. Infatti, le discrepanze tra i vari tipi di sé (es. sé reale proprio vs sé ideale proprio; sé reale proprio vs sé imperativo dell’altro) si associano a comportamenti e a vissuti emotivi diversi finalizzati a ridurre tale discrepanza.

Schema del sé: accessibilità e autoregolazione

Una caratteristica fondamentale dello schema del sé è l’accessibilità, che indica la velocità di codifica e di recupero delle informazioni in memoria. Infatti, le informazioni che si riferiscono allo schema di sé vengono elaborate con maggiore rapidità. Si pensi all’effetto ‘cocktail party’. Come la codifica delle informazione è più rapida quando riferita al sé, anche il ricordo delle informazioni riferite al sé è favorito. L’importanza del sé all’interno della memoria è documentata anche da un fenomeno detto self-reference effect in cui le persone ricordano le informazioni più velocemente quando sono coerenti con il proprio schema di sé.

Gli elementi che caratterizzano lo schema di sé sono altamente accessibili. Higgins definisce l’accessibilità come il ‘potenziale di attivazione delle conoscenze disponibili’ in una persona. La rete di conoscenze costruita su base esperienziale costituisce la lente attraverso cui guardiamo alle nuove esperienze attribuendo loro senso e valore. Solo le informazioni già possedute sono disponibili e l’accessibilità riguarda solo queste. Quindi, lo schema di sé è altamente accessibile e guida la decodifica di nuove informazioni e la velocità di recupero di queste in memoria. Un paradigma che si basa sull’uso dei tempi di risposta introdotto da Higgins nello studio dei processi di persona.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher denise.simionato.1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di psicologia della personalità e delle differenze individuali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Moè Angelica.
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