Psicologia dello sviluppo
Cenni storici, teorie e metodi
Le conoscenze psicologiche attuali sono frutto di scuole tra loro diverse e di molteplici approcci: comportamentismo, psicologia della Gestalt, psicoanalisi, Piaget, approcci psicometrici, Vygotskij, collegamenti tra etologia e psicologia dello sviluppo, psicologia cognitiva (molti studiosi di psicologia dello sviluppo si orientano su questa).
Nascita della psicologia dello sviluppo
La tradizione fa risalire la nascita della psicologia al 1879, quando Wundt fondò a Lipsia un laboratorio di psicologia sperimentale. Quindi possiamo dire che la scienza psicologica è una scienza giovane.
Charles Darwin: ha elaborato la teoria sulla selezione naturale (es. famoso la giraffa). Questo ha favorito la nascita della psicologia animale. Inoltre, Darwin ha portato l’interesse degli studiosi, che fino ad allora si erano soffermati sui contenuti coscienti della mente, sui rapporti tra individuo e ambiente e di come quest'ultimo possa influenzare la mente. Inoltre, si è capita l'importanza di comprendere la psicologia non solo considerando il livello adulto attuale, ma con la consapevolezza che lo stato attuale è il prodotto di uno sviluppo sia della specie (filogenetico) che personale (ontogenetico).
Galton: ha fatto molti studi: medicina, biologia, ecc. Importanti sono i suoi studi sull’influenza ereditaria e dell’ambiente (era arrivato al concetto che la genialità è soprattutto un fattore ereditario). Ha studiato i gemelli e ha applicato strumenti statistici alla psicologia.
William James: fondò nel 1875 un laboratorio di psicologia a Harvard. Era convinto (come Darwin) che la psicologia dovesse basarsi sulla persona in quanto inserita in un ambiente. Considerava importante il metodo comparativo (confrontare la psicologia dell’adulto con i bambini, gli animali, i malati di mente).
Stanley Hall: studi sullo sviluppo psicologico. Con lui nasce la psicologia dello sviluppo, infatti da alcune sue ricerche emergeva che l’adulto aveva una visione inadeguata del bambino. Oggi la psicologia è caratterizzata dalla presenza di diversi approcci psicologici: comportamentismo, psicologia della Gestalt, Piaget, psicoanalisi, Vygotskij, psicologia cognitiva. Ulteriori contributi sono forniti dall’aspetto psicometrico e da quello etologico.
Il comportamentismo
Nel 1913 John Broadus Watson scrisse l’articolo “La psicologia dal punto di vista comportamentista” e questo è considerato l’atto di nascita del comportamentismo. Watson sostenne che la psicologia deve avere come unico oggetto di studio il comportamento basandosi sul tema stimolo-risposta. Secondo questa teoria, il comportamento umano è ampiamente condizionato dall’ambiente. Il comportamentismo si basa principalmente sullo studio dell’apprendimento.
L’apprendimento si basa su due tipi di condizionamento:
- Condizionamento classico: Pavlov dimostrò che dei cani potevano essere condizionati ad aumentare la salivazione anche senza lo stimolo cibo (es. emettendo un suono prima di dar loro da mangiare), sostituzione tra stimoli.
- Condizionamento operante: Skinner ci dimostrò l’apprendimento di risposte nuove. Esperimento: al ratto viene messa nella gabbia una leva che, se premuta, gli fa avere del cibo. Il ratto imparerà a sfamarsi. Questo condizionamento si basa sull’agire, sull’operare.
Oltre ai due tipi di condizionamento, sono caratteristiche fondamentali del comportamentismo:
- L’interesse per il comportamento osservabile dall’esterno (no all’introspezione).
- L’utilizzo del metodo sperimentale.
Nel 1960/1970 le critiche al comportamentismo cominciano ad essere considerate anche dagli studiosi di questo approccio. In tanti anni erano stati ottenuti scarsi risultati, inoltre cominciavano a prendere campo altri approcci alternativi. Il comportamentismo è considerato nella psicologia dello sviluppo perché iniziò negli Stati Uniti con studi sui bambini. I risultati non furono particolarmente brillanti: venne fuori che i bambini apprendevano più velocemente dei ratti (venivano fatti vagare nei labirinti alla ricerca dei premi al posto del formaggio) e più lentamente degli studenti universitari. Comunque fu evidente che i bambini cercavano di risolvere i problemi a loro posti e non ad imparare a memoria una risposta. Questo evidenzia che le capacità di apprendere cambiano in base all’età e che quindi è importante capire come si sviluppa il linguaggio, l’attenzione, il pensiero, ecc. più che la teoria tradizionale dell’apprendimento.
Albert Bandura era uno studioso comportamentista, ma la sua teoria si basa sull’assunto che l’ambiente e il comportamento siano tra loro in relazione attraverso il sistema cognitivo della persona. Possiamo considerare che Bandura sia, perciò, vicino all’approccio cognitivista. Quella di Bandura possiamo chiamarla “teoria dell’apprendimento sociale” ed è nel complesso un insieme di ipotesi parziali che si basano su evidenze sperimentali, con continue revisioni e modifiche. È per questo che non è semplice stabilire quali siano le caratteristiche principali. Con il tempo il comportamentismo viene sempre più sostituito dal cognitivismo. Oltre al condizionamento classico e a quello operante, Bandura sottolinea l’importanza del comportamento imitativo, cioè sull’osservazione di altri che diventano un modello. Il soggetto che apprende è un soggetto attivo che osservando gli altri astrae una regola generale (detto modellamento astratto). Importante a tal proposito è il rinforzo vicariante (es. un bambino vede che altri sono rinforzati da un certo comportamento, ne deduce perciò che quel comportamento è socialmente desiderabile). Il comportamentismo ha il merito di aver inserito il concetto dell’esperimento, ma molti studiosi ritengono che la sua rigidità teorica abbia frenato la comprensione dello sviluppo psicologico. Bandura è stato uno che ha riconosciuto i limiti del comportamentismo, riconoscendo che la psicologia dello sviluppo ha bisogno anche dello studio delle funzioni cognitive della mente e lo studio della comunicazione e del linguaggio, cosa che il comportamentismo di per sé non considerava.
La psicologia della Gestalt
Gestalt è un termine tedesco che possiamo tradurre come “struttura organizzata”. Il suo atto di nascita è un articolo scritto da Wertheimer nel 1912 sul movimento stroboscopico (cioè sul movimento apparente). Nello stesso periodo c’è stato anche l’atto di nascita della Psicologia sociale, nel 1908, anche se oggi viene riconosciuto un po’ dopo, ovvero con i lavori svolti dalla scuola di Chicago con Herber Mead detti interazionismo simbolico. Questo sostiene che il comportamento degli individui è influenzato dai significati attribuiti agli elementi dell’interazione sociale (cioè a come uno si veste, come si muove, ecc.). Secondo gli interazionisti simbolici costruiamo sia l’identità personale che le concezioni su come sono gli altri proprio attraverso l’interazione sociale (es. un allievo che interagisce con gli insegnanti o con i compagni può cambiare anche il suo essere).
Gli studiosi della Gestalt hanno condotto ricerche relativamente alla percezione, all’intelligenza (Wertheimer, Kholer), alla memoria (Katona), alla psicologia genetica e comparata (Werner, Lewin, ecc.), alla psicologia dinamica e sociale (Lewin).
Secondo la Gestalt l’obiettivo della scuola di Wundt di scoprire gli elementi costitutivi dell’esperienza psicologica è sbagliato, perché il tutto è più della somma delle parti ed è compito dello psicologo di individuare le leggi di organizzazione dell’esperienza. La Gestalt è un approccio fenomenologico perché afferma che la psicologia deve studiare i fenomeni come il soggetto li vive e li percepisce (es. un individuo vede la luce che si sposta da una lampadina ad un’altra e non due lampadine che si intervallano). La convinzione che la mente non è una tabula rasa, ma struttura attivamente la realtà con leggi sue tipiche. Quindi la conoscenza è un’opera attiva e non una combinazione passiva di elementi. Importanti per lo sviluppo psicologico sono stati gli studi di Kohler sull’intelligenza delle scimmie antropoidi (per i nostri primi 18 mesi di vita). Lewin per i processi di differenziazione (cioè il bambino che cresce tende a differenziare sempre più i sentimenti) e di rigidificazione (cioè la tendenza della mente, col tempo, a solidificare le frontiere: es. un bambino che piange perché vuole un gioco e soffre come fosse una cosa importantissima). Infine Werner che ha confrontato lo sviluppo mentale dell’uomo civilizzato con quello di popoli primitivi.
Jean Piaget (1896-1980)
Jean Piaget considera l’esistenza di molte analogie tra i rapporti organismo-ambiente e quelli psicologici. Si è laureato in biologia, ma poi ha proseguito con studi in psicologia scrivendo anche molti libri. Nel 1936 pubblica “La nascita dell’intelligenza nel bambino” dove l’oggetto di analisi è lo sviluppo intellettuale nei primi anni di vita e di come il bambino passa dall’uso dei riflessi all’adattamento intelligente dell’ambiente. Piaget condusse ricerche sullo sviluppo del pensiero dai primi anni di vita all’adolescenza (sviluppo delle quantità fisiche, rappresentazione dello spazio, memoria, movimento, ecc.). Dal 1950 il suo interesse è legato soprattutto all’epistemologia genetica, cioè a problemi relativi allo sviluppo della conoscenza. Oggetto di studio principale di Piaget è stato lo sviluppo qualitativo delle strutture dell’intelligenza.
Piaget ha voluto fondare con la ricerca una teoria dello sviluppo della conoscenza, infatti egli sostiene che la mente è obbligata a conoscere le leggi della logica, la nozione di spazio e di tempo, ecc. Voleva basarsi su dati sperimentali, studiando come progrediscono le conoscenze nella storia dell’individuo, dal neonato all’adulto. Per Piaget l’intelligenza è il più alto grado di adattamento mentale. In ogni adattamento troviamo processi di:
- Assimilazione: l’organismo elabora gli stimoli provenienti dall’esterno senza modificare se stesso.
- Accomodamento: l’organismo modifica i propri schemi mentali (es. man mano che si parla una lingua, ci accorgiamo che le vocali sono pronunciate in modo diverso, cambiano le nostre abilità percettive).
Piaget considera che ogni adattamento richiede organizzazione, ha, cioè, una struttura. Conoscere significa agire sulla realtà. Per riferirsi ad azioni fra loro organizzate, Piaget usa i termini:
- Schema: se ci riferiamo ad azioni effettive.
- Struttura: riservata alle organizzazioni più evolute dell’intelligenza.
Distingue 4 fasi nello sviluppo dell’intelligenza:
- Intelligenza senso-motoria (fino ai 18 mesi).
- Pensiero simbolico (dai 18 mesi).
- Pensiero operatorio concreto (6-7 anni).
- Pensiero operatorio formale (11 anni).
Critiche a Piaget:
- Carenza nella progettazione sperimentale e nell’analisi dei dati.
- Eccesso di teorizzazione.
- Difficoltà di interpretazione di molti suoi scritti.
- Sottovalutazione delle capacità innate presenti nel neonato.
Quindi Piaget ha fornito un quadro parziale dello sviluppo.
Lev Semenovic Vygotskij
Ha cominciato nel 1924 all’Istituto di psicologia di Mosca, insieme ad altri studiosi, con ipotesi e metodologie originali ad affrontare alcune problematiche psicologiche e i rapporti tra psicologia e marxismo. Il nucleo della sua teoria è che i processi psichici superiori hanno una natura sociale. Egli sostiene che le attività psichiche sono prodotte sia da processi naturali di ordine biologico, ma anche dai rapporti culturali dell’individuo. Sostiene che le funzioni psichiche sono inizialmente naturali, ma poi si sviluppano in funzioni superiori con l’uso di strumenti materiali (es. un bastone) e con strumenti culturali (che l’individuo usa nei rapporti sociali). La nascita dei processi psichici è da cercarsi non all’interno dell’individuo, ma all’esterno. Tutti i processi psichici dell’uomo (percezione, memoria, volontà, ecc.) non si esauriscono nelle risposte che derivano da stimoli esterni, ma utilizzano elementi di mediazione che li sviluppano a livello culturale (perché sono utilizzati in un contesto sociale, interattivo).
Molto importante per lui è il linguaggio e sintetizza il rapporto, l’interazione tra pensiero e linguaggio in 4 tappe:
- Il comportamento del bambino è regolato dal linguaggio dell’adulto (l’adulto gli dice che cosa fare).
- Il bambino si dice a voce alta cosa fare.
- Comincia a parlare nella mente.
- Con il linguaggio il bambino struttura il proprio modo di pensare (comportamento interiorizzato).
La zona di sviluppo prossimale è un insieme di apprendimenti possibili a breve termine che possono permettere ulteriori sviluppi del soggetto (pensa ad apprendimenti che avvengono in una situazione sociale). La zona di sviluppo prossimale è stabilita in base alle caratteristiche dell’individuo e al contesto sociale. Questo concetto permette di sottolineare che lo sviluppo dipende, quindi, da questi due fattori (un individuo ha le sue caratteristiche ma vive in un contesto sociale). Le intuizioni di Vygotskij sono ancora presenti tra gli studiosi di psicologia.
Psicologia cognitiva
Questa non ha un fondatore, né una data di nascita. Non è considerata una teoria psicologica o una scuola al pari delle altre, perciò è più corretto parlare di approcci cognitivisti. Questi approcci sono cominciati a nascere con delle critiche, intorno agli anni ’50, alle teorie comportamentiste da parte di alcuni psicologi statunitensi. Le critiche furono dovute soprattutto al fatto che il comportamentismo si limita a descrizioni di tipo stimolo-risposta (le critiche vennero anche dall’esterno della psicologia), inoltre erano considerati insoddisfacenti i tentativi comportamentisti di spiegazione del pensiero e del linguaggio.
Nel 1967 Neisser pubblicò il volume “Psicologia cognitiva” che divenne un punto di riferimento per molti ricercatori. Anche alcuni psicologi comportamentisti annunciarono la nascita di alcune posizioni cognitiviste. Es. Leonard Hull usò le nozioni di impulso e abitudine (riferendosi a qualcosa che avviene dentro l’organismo); Tholmann parlò di variabili intermedie (come gli impulsi legati alla fame o al sesso) e disse che l’apprendimento si basa su mappe cognitive dell’ambiente; un altro è stato Bandura.
È inoltre importante sottolineare che molte ricerche basilari per la psicologia cognitiva vennero condotte da ricercatori che non si identificavano in altre scuole. Es. Craick (1947) studiò sul tempo di elaborazioni delle informazioni; Miller (1956) sui limiti della memoria di lavoro; Peterson e Peterson (1959) sulla memoria a breve e lungo termine; ecc.
Il tentativo dei ricercatori era di elaborare dei modelli che spiegassero una determinata funzione cognitiva, modelli che spesso consideravano il sistema umano come un sistema che elabora informazioni provenienti dall’ambiente (per questo si parla di una teoria dell’elaborazione dell’informazione: HIP HUMAN INFORMATION PROCESSING). Possiamo dire che la psicologia cognitiva è caratterizzata dai seguenti punti:
- Obiettivo principale è il funzionamento della mente (come funziona?).
- L’organismo è spesso considerato come un elaboratore di informazioni (metafora del computer: trasforma gli input in output). Es. quanto tempo ci vuole ad elaborare le informazioni? Come funziona l’attenzione? Quante informazioni possono essere elaborate contemporaneamente?
- Uso di metodi il più possibile di tipo sperimentale.
Alcuni argomenti tipici di studio:
Memoria
Sono considerati i registri sensoriali, tanti quanti sono i sensi (anche se sono stati studiati principalmente quello visivo e quello uditivo). Questi registri conservano per un periodo molto breve gli stimoli. In questo breve periodo vengono confrontati i nuovi stimoli con le conoscenze che sono già in nostro possesso e le conoscenze più significative vengono trasferite nella memoria a breve termine (MBT). Qui ci stanno da 1 secondo a 1 minuto, in questo tempo vengono nuovamente confrontate con la memoria a lungo termine. In questo ambito non è importante la quantità di informazioni che la MBT può contenere, ma le operazioni che compie sul materiale a disposizione. Possono essere compiute varie operazioni: l’individuo può ripetere nella mente per non perdere le informazioni, può catalogare nella mente, ecc. Adesso il materiale viene passato nella memoria a lungo termine e la MBT viene liberata. La memoria a breve termine è detta anche memoria di lavoro (dall’inglese WORKING MEMORY) considerando il magazzino della memoria e il lavoro che compie sulle informazioni.
Un modello di memoria da lavoro è quello di Baddeley dove sono distinti più elementi:
- Esecutivo centrale: dove finiscono gli stimoli ricevuti da tutti i sensi.
- Magazzini specifici: per ogni senso (es. il ciclo fonologico per il materiale verbale, il taccuino visuo-spaziale per quello visivo).
Secondo molti studiosi il magazzino della MLT ha una capienza illimitata. In essa sono contenuti sia le conoscenze preesistenti che nuove informazioni.
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