Capitolo 1: Che cos'è la psicologia dello sviluppo
La psicologia dello sviluppo è il ramo della psicologia che studia come un bambino si sviluppa e cresce, e come ciò possa essere condizionato da elementi ambientali quali la famiglia e la scuola. Essa analizza come il nostro comportamento, le nostre categorie mentali, le nostre emozioni nascano in un modo, per arrivare all'età adulta modificate. Gli psicologi dello sviluppo studiano la crescita sociale del bambino, lo sviluppo cognitivo, lo sviluppo emotivo e lo sviluppo della morale.
1.1 I grandi temi della psicologia dello sviluppo
1.1.1 Natura e cultura
Una delle questioni chiave della psicologia dello sviluppo riguarda la contrapposizione tra natura e cultura. Il problema se siamo nati come esseri sociali ed efficienti o se la nostra mente e il nostro comportamento siano il risultato dell'interazione con il contesto naturale e sociale è da lungo tempo al centro dell'attenzione. La discussione si fonda su questo interrogativo: il bambino nasce con abilità proprie che si sviluppano naturalmente nel tempo a prescindere dall'ambiente oppure necessita dello scambio con il mondo esterno perché queste vengano fuori?
Nella letteratura anteriore al XX secolo scarseggiano le ricerche condotte sui bambini. Si credeva che i bambini fossero adulti in miniatura e si prendeva in considerazione quasi esclusivamente la loro maturazione fisica. Nel periodo dell'Illuminismo, intellettuali e scienziati hanno messo in discussione questa concezione del mondo. Locke e Rousseau sono state figure chiave nel modificare la prospettiva da cui guardare ai processi di apprendimento e di acquisizione della conoscenza. Gli scritti di Locke, in particolare, hanno contribuito a gettare le fondamenta del sistema educativo moderno nonché del nostro sistema giudiziario.
1.1.2 John Locke (1632-1704)
Gli scritti del filosofo britannico descrivono l'influenza che la società esercita sulla persona e hanno avuto un ruolo determinante nello sviluppo delle leggi e dei sistemi di governo europei. Il suo Saggio sull'intelletto umano fornisce un contributo fondamentale alla questione natura/cultura e alla comprensione dei principi della psicologia dello sviluppo. Locke era un empirista e per stabilire qualsiasi verità si affidava all'osservazione e all'esperienza. Secondo lui il bambino, alla nascita, è una tabula rasa, cioè una superficie su cui ancora non è scritto nulla. È solo attraverso il contatto con l'ambiente e l'interazione sociale che egli impara a parlare, apprende emozioni e principi morali.
1.1.3 Jean-Jacques Rousseau (1712-1778)
Rousseau risentì dell'influenza di Locke, ne studiò i testi e giunse a concordare col filosofo britannico sul fatto che le norme e i valori sociali costituiscono un fattore fondamentale nella formazione della persona, che avviene tramite l'esperienza e il contatto con gli altri; tuttavia mantenne sempre un punto di vista opposto sulla condizione umana al momento della nascita. Rousseau vedeva l'esistenza da una prospettiva diversa rispetto a Locke, che riteneva che il bambino fosse una tabula rasa da riempire in una forma che fosse accettabile per la società, considerando lo spirito della società di gran valore.
Rousseau coniò la locuzione "buon selvaggio" per descrivere l'innocenza e la bontà di partenza del bambino che vengono corrotte al momento dell'ingresso nella società da tutto ciò che di negativo si trova in essa. Per Rousseau, la società è una realtà ipocrita e disonesta, dannosa per i bambini. Locke credeva che per raggiungere la verità e la conoscenza si dovesse passare attraverso l'osservazione e l'esperienza e che la mente del bambino è una tabula rasa e quindi è la società a plasmarlo e nutrirlo. Al contrario, Rousseau dichiarava che il bambino, nato puro, è corrotto dai peccati e dalle devianze di una società spietata. Si gettano così i semi della contrapposizione in materia fra natura e cultura.
1.1.4 La questione nel XX secolo: natura/cultura, c'è un'altra strada?
Nel nostro secolo, la maggior parte degli psicologi è giunta alla conclusione che né la natura né la cultura prese da sole possono essere pienamente responsabili dello sviluppo fisico, emotivo e cognitivo del bambino.
1.1.5 L'importanza delle prime esperienze
La psicologia dello sviluppo è interessata soprattutto a stabilire ciò che siamo o non siamo in grado di fare nelle diverse fasi della vita. Una delle domande chiave derivante dall'importanza data alle prime esperienze è se continuiamo a svilupparci socialmente, emotivamente e cognitivamente durante l'età adulta o se, invece, possiamo considerarci sostanzialmente formati dopo la prima fanciullezza. Piaget, per esempio, elaborò una teoria dello sviluppo cognitivo che copriva il periodo dalla nascita agli ultimi anni dell'adolescenza; tuttavia Erikson, fortemente influenzato dal lavoro di Piaget, sostenne che lo sviluppo psicosociale si estende dalla nascita all'età adulta avanzata. Entrambi gli studiosi, d'altra parte, ritenevano che nella prima infanzia il bambino apprendesse le capacità fondamentali che forniscono le basi per la vita futura. Solo quando sono acquisite capacità di base quali la formazione del legame di attaccamento verso chi si prende cura di noi, l'abilità di emettere suoni o di afferrare oggetti, allora il bambino, l'adolescente e poi l'adulto possono stabilire legami affettivi con le persone, imparare una o più lingue ecc. Quindi, per la psicologia dello sviluppo, le prime esperienze sono importanti nel modellarci come individui e nell'aiutarci a capire chi siamo da adulti.
1.1.6 Teorie stadiali dello sviluppo
La psicologia dello sviluppo ha molto a che fare con le teorie degli stadi, secondo le quali l'acquisizione di capacità avviene attraverso una serie di stadi. I principali studiosi dello sviluppo ne hanno individuato diversi, legati all'età. Quando il bambino entra in uno specifico "stadio di sviluppo" non è ancora in grado di eseguire l'esercizio che caratterizza quella fase. In un determinato arco temporale, il bambino impara a completare quell'esercizio abbandonando così quello stadio di sviluppo e passando a quello successivo. Prendiamo come esempio i bambini che giocano. La psicologa dello sviluppo Parten ha descritto una teoria del gioco secondo cui i bambini di 2 anni si dedicano a quello che lei ha definito gioco parallelo (giocano vicini ma non insieme). Dai 3 anni praticano il gioco cooperativo (giocano insieme).
Durante lo sviluppo del bambino, emergono numerose prove a sostegno delle teorie degli stadi. Per quanto riguarda il gioco, per esempio, esistono stili che in determinate età prevalgono, in quanto richiedono un sufficiente sviluppo di altre abilità. La teoria dello sviluppo cognitivo di Piaget suggerisce che i bambini progrediscono attraverso stadi di abilità cognitive di complessità crescente con una successione fissa. Ogni stadio è caratterizzato dall'acquisizione di un'abilità, fisica o mentale, e solo attraverso il suo completamento si può passare a quello successivo. Piaget non sembra prendere in considerazione, per il bambino in fase di sviluppo, la possibilità di tornare a uno stadio precedente oppure di saltarne uno. Pertanto, nella sua teoria, è presente una certa rigidità che non riflette l'esperienza individuale di un bambino.
1.1.7 Sviluppo continuo e sviluppo discontinuo
Alcuni psicologi considerano lo sviluppo del bambino come un processo di cambiamento continuo, in cui egli diventa costantemente più abile in ciò che fa (senza obbedire a stadi specifici); altri, invece, considerano tale sviluppo come un processo di cambiamento discontinuo, in cui si alternano fasi di rapida acquisizione delle abilità e periodi di calma caratterizzati da piccoli cambiamenti. I teorici degli stadi tendono a mantenere la convinzione secondo cui lo sviluppo è un processo discontinuo di cambiamento. Il lavoro di Piaget è stato estremamente influente, tuttavia, la ricerca recente ha mostrato che lo sviluppo del bambino avviene per la maggior parte attraverso un processo di cambiamento continuo. Il lavoro di moderni psicologi, come quello di Linda Smith, ha confermato che lo sviluppo si verifica in modo metodico, abilità per abilità, e può essere più veloce in un'abilità che in un'altra, dando come risultato un processo di sviluppo asincrono. Per quanto riguarda alcune abilità e comportamenti, le teorie stadiali sono di grande aiuto, tuttavia per altri comportamenti non risultano così attendibili, ed è in questi casi che sarà necessario prendere in considerazione altre teorie dello sviluppo.
Capitolo 2: Prospettive e teorie dello sviluppo
2.1 Che cos'è una teoria?
Una teoria è un sistema organico di ipotesi, principi generali, leggi, tutti tendenti a spiegare un fenomeno o una serie di fenomeni. Le fasi sono 3: definizione, spiegazione e previsione di comportamento. Una buona teoria comincia col descrivere o definire il suo oggetto di indagine che, in psicologia, è invariabilmente un comportamento. Definire il comportamento che sta al centro della teoria è molto importante; senza una precisa descrizione di tale comportamento, è impossibile sviluppare una teoria efficace. Fatto questo, una teoria deve cercare di spiegare tale comportamento. Spesso l'approccio teorico dipende dal comportamento in analisi. La scelta di una teoria o prospettiva teoria dovrebbe essere sempre il risultato di una valutazione critica dei punti di forza e di debolezza della teoria stessa nelle fasi di descrizione e spiegazione del comportamento. Tale valutazione, di norma, si basa sulla capacità della teoria di prevedere il comportamento. Le teorie sono strumenti utili a strutturare la nostra comprensione del comportamento umano ma non sono necessariamente affermazioni esatte; sono ottime al fine di comprendere una situazione nella maggior parte dei casi ma, in particolare quando si analizza il comportamento umano, esistono situazioni per le quali la teoria non risulta totalmente calzante. Infatti molte teorie psicologiche vengono aggiornate di continuo.
2.2 Prospettive teoriche
2.2.1 Teorie stadiali e teorie dello sviluppo continuo
Teorie stadiali
Le teorie stadiali tendono a considerare lo sviluppo della competenza secondo un modello comportamentale, concepito sulla base dell'osservazione di un comportamento e sulla valutazione di quello che la maggior parte dei bambini è in grado di fare nelle diverse età. Un esempio di teoria stadiale è la teoria dello sviluppo cognitivo di Piaget. Piaget ha sviluppato la sua teoria basandosi sull'osservazione di bambini di tutte le età, impegnati nel gioco e in interazioni di altro tipo fra loro e con l'ambiente.
Esistono più teorie stadiali e presentano delle differenze, ma tutte hanno in comune alcuni elementi. In primo luogo, gli stadi sono ben delineati e descrivono abilità molto specifiche. In secondo luogo, le teorie prevedono che il bambino, appena entrato nello stadio, non sia in grado di portare a termine il suo problema; che sviluppi la competenza in un certo arco di tempo e che completi quello stadio nel momento in cui dimostra piena familiarità con la competenza in questione. In terzo luogo, si assume che ogni stadio venga completato rispettando le fasi previste dalla teoria, senza possibilità di saltarne alcuna. Infine si ritiene che ogni bambino debba passare per i diversi stadi nelle fasce di età indicate dalla teoria. Il maggiore punto di forza delle teorie stadiali consiste nel fatto che lo sviluppo di ciascun comportamento è descritto con massima precisione secondo norme specifiche per ogni età. Tuttavia, presentano anche punti di debolezza. Consideriamo per esempio, che l'acquisizione di competenze, relative al linguaggio, non avvenga nelle giuste fasce d'età: significa che lo sviluppo del bambino non è "normale"? Le teorie stadiali presentano regole piuttosto rigide, in merito a ciò che è lo sviluppo "normale", ma non badano alle caratteristiche individuali di sviluppo.
2.2.2 La prospettiva dello sviluppo continuo o basata sull'intero arco di vita
La prospettiva dello sviluppo continuo si basa su 4 assunti: lo sviluppo dura tutta la vita, è multidimensionale, è plastico ed è aperto alle influenze di una molteplicità di elementi. Tale prospettiva sta diventando la favorita dagli studiosi, in quanto fornisce una buona spiegazione riguardo ai differenti approcci individuali e a come le esperienze influenzino il cammino di ciascuno nel periodo dell'infanzia e in quello dell'età adulta. Secondo la prospettiva dello sviluppo continuo, quindi, non smettiamo mai di crescere. Questa prospettiva considera che lo sviluppo abbia luogo in più sfere e si svolga in più direzioni. Una parte dello sviluppo è progressiva, un'altra parte è regressiva. Spesso c'è una combinazione dei due aspetti, come accade nello sviluppo morale. Inoltre, nella prospettiva continua, lo sviluppo è molto flessibile (non passa da stadi).
2.3 Prospettiva psicoanalitica dello sviluppo
Gli assunti fondamentali della prospettiva psicoanalitica sono:
- Nella mente nulla avviene per caso, i fenomeni mentali non possono mancare di connessione con ciò che li ha preceduti;
- La coscienza è un attributo eccezionale dei processi psichici;
- Esistono tre livelli di coscienza: il conscio, il preconscio e l'inconscio;
- L'inconscio è fondamentale per capire il comportamento umano;
- L'inconscio è la sede dei nostri impulsi istintuali, che perseguono la massimizzazione della nostra capacità di sopravvivere;
- Entro i primi 5 o 6 anni di vita, il nucleo della nostra struttura mentale è definito e non potrà essere modificato successivamente.
2.3.1 La teoria psicoanalitica dello sviluppo di Freud
Ciò che noi chiamiamo teoria psicoanalitica è un insieme di ipotesi che riguardano lo sviluppo e il funzionamento mentale umano, sia mentale che patologico. Freud pensò di poter spiegare il funzionamento mentale normale attraverso lo studio di persone psicologicamente disturbate. Pertanto, era necessario analizzare la mente dei pazienti per capire i motivi dei loro sintomi devastanti. I suoi primi studi furono condotti su pazienti donne che la psichiatria del tempo definiva affette da disturbi isterici. Alla base della sua teoria troviamo il principio del determinismo psichico e la proposizione che la coscienza è un attributo eccezionale dei processi psichici. Secondo il principio del determinismo psichico, nella mente nulla avviene per caso. Ci sono dei contenuti inconsci che agiscono sul comportamento cosciente. Secondo Freud, questi contenuti inconsci a volte sono estremamente disturbanti tanto da generare una situazione di sofferenza mentale che può sfociare in una patologia psichica.
Egli inoltre ipotizza che la mente sia composta da tre istanze psichiche strettamente connesse l'una all'altra, che vengono distinte sulla base delle loro funzioni:
- Es, presente alla nascita, in cui trovano posto i nostri impulsi primari cioè i nostri bisogni alimentari, di calore e conforto e sessuali.
- Io, che si sviluppa nel corso dell'infanzia e della fanciullezza fino all'adolescenza. Esso corrisponde al nostro processo decisionale ed è costituito dal complesso delle funzioni collegate alle relazioni fra l'individuo e il proprio ambiente.
- Super-Io, che comprende i nostri precetti morali e le nostre aspirazioni ideali. Esso si costruisce nel corso dello sviluppo attraverso l'interiorizzazione delle norme morali che iniziano a essere introiettate attorno ai 5 anni.
Secondo Freud, i primi 5 o 6 anni di vita sono basilari per la formazione dell'individuo. Freud giunse alla conclusione che la principale forza motrice della libido non consiste nella soddisfazione di bisogni primari come fame, sete e calore, ma nella soddisfazione di due forze di base da lui denominate pulsioni, quella sessuale e quella aggressiva. Nella teoria freudiana lo sviluppo dell'individuo è stadiale e procede per fasi che pongono al loro centro la soddisfazione sessuale, per cui è denominata teoria dello sviluppo psico-sessuale, suddivisa in diverse fasi:
- Fase orale (0-18 mesi) in cui l'area che produce piacere è la bocca, fonde delle soddisfazioni legate alla funzione alimentare.
- Fase anale (18 mesi-3 anni) in cui assumono importanza le sensazioni legate al trattenere ed espellere le feci.
- Fase fallica (3-5 anni) in cui i genitali sono le fonti di piacere. Verso la fine di questa fase si presenta il complesso edipico.
- Fase di latenza (6-11 anni) in cui il bambino rivolge i suoi interessi al mondo esterno.
- Fase genitale (11 anni in poi) in cui gli interessi sessuali riemergono con la maturazione puberale.
Con la crescita del bambino e con l'aumentare della consapevolezza delle norme sociali che regolano il comportamento, il lavoro dell'Io diventa sempre più faticoso. Il suo ruolo è quello di appagare l'Es (impulsi biologici), soddisfacendo al contempo le necessità del Super-Io (regole sociali del comportamento).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicologia, prof Gini, libro consigliato Psicologia dello Sviluppo, Gillibrand, Lam, O'Donnell e Ta…
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, docente Larcan, libro consigliato Manuale di psicologia dello sviluppo, …
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Larcan, libro consigliato Manuale di psicologia dello sviluppo, Ba…
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Larcan, libro consigliato Parenting, Benedetto, Ingrassia