Capitolo 1: Definizione di famiglia e di struttura familiare
Sebbene la famiglia rappresenti un fenomeno universale ed il nucleo fondamentale della società umana, non esiste una definizione univoca e esaustiva di famiglia. Sotto la denominazione di famiglia, infatti, vengono incluse una varietà di modelli ed esperienze e di relazioni, che hanno assunto caratteristiche e forme differenti nelle diverse epoche storiche, culture e gruppi sociali. Vi è un generale consenso sulla visione della famiglia come un sistema complesso, che deriva dalla costruzione di storie, esperienze e relazioni e che non è riducibile semplicemente alla somma dei singoli membri che la compongono. La famiglia ha una sua identità che va al di là dell'identità dei suoi singoli membri.
Anche le esperienze e le relazioni familiari rappresentano dimensioni che si pongono ad un metalivello rispetto ai partecipanti ad essa e che non possono essere certamente definite “sommando” i comportamenti dei diversi membri. Su un piano concettuale multidimensionale la “famiglia” può essere considerata quantomeno da tre principali punti di vista:
- Struttura familiare: fa riferimento ad un gruppo di individui che vivono nella stessa abitazione, alle regole con cui si forma tale gruppo, alla sua ampiezza e composizione, nonché alle modalità con cui esso si trasforma, si sviluppa e si divide nel tempo.
- Relazioni familiari centrate su rapporti di affetto e autorità e caratterizzate da specifiche modalità di interazione e scambio emozionale.
- Rapporti di parentela tra i membri familiari che si connotano qualitativamente in modo differente in termini di aiuto, frequenza degli incontri etc.
I primi studi sulla struttura familiare risalgono a Le Play, che ha introdotto la distinzione tra tre tipologie di struttura familiare:
- Famiglia patriarcale: tutti i figli sposati convivono nello stesso ambiente domestico e l'autorità spetta al padre e, alla sua morte, al primogenito maschio;
- Famiglia instabile: piena libertà dei figli sulla scelta del coniuge e sull'autonomia di residenza;
- Famiglia ceppo: un solo figlio maschio porta la moglie a casa dei genitori.
Laslett definisce la struttura della famiglia in relazione al modo in cui le persone si collocano rispetto all'asse orizzontale dei rapporti di sesso e quello verticale dei rapporti di generazione. Essa riguarda i tipo di vincolo che lega i membri di una convivenza: vincoli di affinità e consanguineità, di matrimonio e di discendenza:
- Famiglia senza struttura: gruppo domestico privo di unità coniugale e di chiari rapporti di sesso e generazione. Vi sono persone che convivono, fratelli e sorelle e consanguinei senza rapporti di sesso e di generazione.
- Famiglia semplice o nucleare: costituita da una sola unità coniugale, sia essa composta dai genitori con i loro figli, da un solo genitore con figli, o dalla coppia senza figli.
- Famiglia estesa: famiglia nucleare con l'aggiunta di uno o più parenti conviventi ascendenti (nonno o nonna), discendenti (nipote) o collaterali (fratello o sorella del marito o della moglie).
- Famiglia multipla: composta da due o più unità coniugali, ovvero più coppie con figli. Può articolarsi ulteriormente, a seconda dei legami, lungo l'asse generazionale esistente tra i diversi nuclei (coppie di fratelli sposati con le relative famiglie o coppia anziana che vive con quella di un figlio o una figlia).
Aspetti rilevanti della struttura familiare sono anche l'attività e le risorse economiche della famiglia. Alla famiglia viene affidato il compito di socializzazione primaria, è infatti nella famiglia che l'individuo apprende una serie di modelli comportamentali, norme e regole necessarie per integrarsi nella società. Alla famiglia si affiancano poi realtà esterne, quali scuola, il lavoro e i mass media che svolgono una funzione di socializzazione secondaria.
Complessità e relazioni familiari
Minuchin considera il sistema familiare, in quanto sistema, come caratterizzato da un insieme di sottosistemi articolati secondo una gerarchia generazionale e differenziati tramite dei confini ben precisi determinati da regole specifiche che indicano chi può partecipare in ciascuno di essi. Si può immaginare una piramide al cui apice risiedono le relazioni intergenerazionali, o relazioni tra generazioni. Tra di esse vanno in primo luogo citate le relazioni genitori-figli, ma non possono essere tralasciate quelle tra più generazioni. Al centro possiamo collocare la relazione tra partner, la relazione uomo-donna “trasversale” che diviene poi la base sulla quale si costruisce la relazione co-parentale.
Le due fondamentali tipologie di relazioni intergenerazionale e relazione trasversale tra partner danno luogo a complesse dinamiche in cui ciascuna di esse esercita una complessa influenza su tutte le altre. Ad esempio la relazione genitori-figli include diverse relazioni primarie significative: quella tra madre e figlio mentre il padre svolge il ruolo di terzo; quella tra padre e figlio mentre la madre funziona come terzo; quella della coppia genitoriale dove il figlio svolge il ruolo di terzo. Ogni coppia si colloca all'interno di un sistema più complesso che consente di far luce sulle dinamiche implicate, sia a livello intergenerazionale che trasversale, nella transizione della coppia alla genitorialità e che vede trasformarsi la famiglia da diade a triade.
La famiglia come processo ed il ciclo di vita della famiglia
La struttura familiare non è qualcosa di immutabile, ma varia nel tempo. La famiglia può essere considerata un “processo” in cui i rapporti di autorità e affetto tra i membri sono soggetti a continui cambiamenti. La famiglia è un sistema vivente, il cui sviluppo avviene per “stadi” all'interno della dimensione tempo: il ciclo di vita della famiglia è composto da una successione di fasi che la stessa deve attraversare dalla sua formazione alla sua dissoluzione. Durante le transizioni si verificano profonde trasformazioni psicologiche e a livello strutturale che influenzano direttamente le modalità di socializzazione all'interno della famiglia stessa, modificandole: eventi critici (matrimonio, nascita dei figli) tendono a configurarsi come passaggi di testimone. Altri eventi critici possono essere più improvvisi (morte improvvisa di un componente della famiglia, licenziamento) e possono irrompere nella quotidianità della famiglia richiedendo una riorganizzazione della vita familiare e un investimento maggiore di risorse per essere superati.
Le fasi del ciclo della famiglia
Haley introduce il concetto di ciclo di vita della famiglia intendendolo come un percorso “naturale” per tappe. Le fasi segnano dei passaggi evolutivi e sono caratterizzate da specifici compiti evolutivi, che ogni famiglia affronta per rispondere ai bisogni di crescita e cambiamento dei suoi membri (cambiamenti di ruolo intrafamiliari, coinvolgimento in altri sistemi sociali). Duvall e Hill propongono una suddivisione del ciclo di vita familiare in otto stadi, indicando per ciascuno i relativi compiti di sviluppo:
- Formazione della coppia;
- Famiglia con figli;
- Famiglia con figli in età prescolare;
- Famiglia con figli in età scolare;
- Famiglia con figli adolescenti;
- Famiglia trampolino di lancio;
- Famiglia in fase di pensionamento;
- Famiglia anziana.
Carter e McGoldrick descrivono sei fasi del ciclo vitale di una famiglia:
- La fase antecedente la formazione della famiglia, in cui è indispensabile il distacco emotivo del giovane dal gruppo di origine che si concretizza attraverso la differenziazione e la definizione del proprio sé rispetto ai familiari;
- La fase iniziale di formazione della famiglia (momento di formazione della coppia per Minuchin);
- Lo stadio con bambini in giovane età;
- Lo stadio in cui i figli hanno lasciato la scuola e sono adolescenti;
- Uno stadio più avanzato della vita della famiglia in cui i figli sono adulti e si distaccano;
- La famiglia nella fase terminale, quella del pensionamento e della vecchiaia.
Le famiglie sono unità dinamiche soggette a cambiamenti che possono manifestarsi a diversi livelli: individuale (ogni famiglia deve confrontarsi e assecondare le trasformazioni relative allo sviluppo dei suoi componenti), interpersonale (le relazioni tra i diversi membri evolvono, portando significative modificazioni all'interno della famiglia), gruppale (nella famiglia avvengono cambiamenti importanti in seguito a trasformazioni della sua composizione) e sociale (la struttura familiare cambia anche in seguito alle trasformazioni che avvengono nel contesto sociale e culturale).
La famiglia, oltre alla capacità di adattarsi a continui movimenti trasformativi, deve poter mantenere una propria “stabilità”, per cui deve poter soddisfare due esigenze:
- Quella di trasformarsi in relazione ai diversi bisogni evolutivi dei componenti (processi morfologici);
- Quella di conservare il senso della propria identità e continuità nel tempo (processi morfostatici).
Il ciclo familiare non è qualcosa di statico e immutabile ma piuttosto un'entità che deve essere contestualizzata all'interno delle coordinate storico-geografiche dove nasce e si sviluppa.
La fase iniziale del costituirsi della famiglia: la coppia
Quando una coppia inizia a costituirsi, la relazione di coppia assume, obbligatoriamente, una qualità eccitante, come conseguenza di un processo di idealizzazione: gli innamorati, corteggiandosi, si cercano e si desiderano, si costituisce una relazione idealizzata. Nel periodo dell’innamoramento prevale la componente eccitante e idealizzante, mentre le componenti rifiutanti sono pesantemente represse sotto l’influenza della idealizzazione. Il corteggiamento rappresenta il trionfo sugli oggetti cattivi individuali e condivisi, e viene sostenuto in maniera così forte da “trionfare” su tutte le forze negative.
Quando è passato il periodo dell’innamoramento, la relazione diviene più realistica, ma anche più problematica, ogni partner tende a presentarsi all’altro partner nella sua totalità e nel suo desiderio di mostrarsi come oggetto intero. In un matrimonio sufficientemente funzionante i partner sono abbastanza forti da gestire gli stress quotidiani ed i temporali periodici, riescono a vivere e lavorare insieme; la parte eccitante, che trionfava nel periodo del corteggiamento, permane sotto forma del provare gioia e piacere nella relazione durante il matrimonio stesso, nel mantenere un legame piacevole con l’impeto di un ritrovarsi periodico, e costituisce la base per un rinnovarsi del matrimonio. Questo ritrovarsi di solito si verifica con il supporto della relazione sessuale.
Il processo naturale nel passaggio dall’innamoramento alla quotidianità della convivenza e del procedere della vita di coppia, può mantenersi nel seguito della vita di coppia e familiare, con il prevalere della parte positiva condivisa della vita di coppia, anche dopo l’inizio della vita matrimoniale ed anche in successive fasi dello sviluppo della famiglia, ma può darsi che momenti specifici della vita di coppia, come l’arrivo del primo figlio, l’affrontare momenti specifici di crisi o di fronte a momenti evolutivi della vita dei figli, la tensione diventi troppo forte e gli aspetti negativi prendano il sopravvento.
Secondo Scharff e Scharff il costituirsi del legame di coppia non dipende unicamente dalla variabile innamoramento ma può essere cementato e/o distrutto da altre componenti quali:
- La realtà pubblica a livello consapevole: generalmente la scelta del partner avviene sulla base di una somiglianza nel background religioso, sociale, razziale, culturale, anche se qualche volta la coppia può costituirsi in opposizione ad essi;
- La realtà pubblica a livello inconsapevole: la coppia è oggetto di proiezioni inconsce dei bisogni e delle aspettative dei loro genitori, parenti e più in generale della comunità, come poi loro stessi faranno nei confronti del proprio figlio: desideri di continuità della specie, di sessualità e sopravvivenza;
- La realtà personale a livello consapevole: due persone si accoppiano perché a livello consapevole cercano in maniera matura e differenziata un relazione “sanzionata” cooperativa in cui si forniscono reciprocamente amore, attaccamento, ammirazione, validazione reciproca e di creazione della successiva generazione;
- La realtà personale a livello inconsapevole: la coppia si costituisce sulla base di componenti sia consapevoli che inconsce sia a livello personale che a livello sociale. La coppia esperisce tutto questo con un senso di aggiustamento.
Coppia coniugale vs coppia genitoriale
La coppia genitoriale rappresenta un sottosistema ben definito del sistema famiglia che, pur essendo costituito dagli stessi membri va distinto sotto certi aspetti dalla coppia coniugale:
- Coppia genitoriale: ha come scopo il gestire, accudire e allevare i figli, provvedendo al loro benessere fisico e psicologico (parenting);
- Coppia coniugale: ha come scopo la ricerca e il mantenimento della propria soddisfazione di coppia.
La nascita del bambino va a creare così un legame genitoriale che sarà sempre, al di là del perpetuare o meno del legame coniugale. Allo stesso modo il legame coniugale non deve essere soverchiato dai nuovi spazi di cura e di amore che il bambino richiede e continuare a ricrearsi dei piccoli momenti di coppia coniugali. Il compito evolutivo che spetta alla coppia è quello di ridefinire i propri ruoli e la propria relazione in merito al nuovo arrivo, di far fronte alle tensioni e al conflitto, di stabilire dei confini tra ciò che un figlio richiede e i bisogni del partner.
Le restanti fasi
Il bisogno di affidare il proprio bambino al nido consiste nel primo distacco del piccolo dalla famiglia e nelle conseguenti ansie e preoccupazioni dei genitori che potrebbero vivere questa scelta con sensi di colpa circa la cura e le attenzioni che l’istituzione concede al piccolo come individuo. In questa fase i genitori svolgono un ruolo attivo, aiutando il bambino a separarsi in modo graduale e fungono da tramite tra il figlio, il nuovo ambiente, le persone adulte e gli altri piccoli. La socializzazione comporta lo stretto contatto con altri gruppi familiari e, attraverso essi, l’introduzione di nuovi valori, abitudini, modi di vita, che mettono in discussione i valori familiari, fino ad allora assoluti e indiscutibili.
Le stesse modalità di aiuto, fornite dai genitori, affinché il bambino possa superare la prima separazione della famiglia vengono attuate all’inizio della scuola materna, in particolare con bambini che non hanno frequentato precedentemente il nido. Compito della famiglia in questa fase, è quello di sostenere e aiutare i figli a confrontarsi con la realtà extrafamiliare, sia essa sociale e/o scolastica, e confrontare essa stessa con il sistema sociale. L’ingresso del bambino a scuola può definirsi come un periodo critico che la famiglia deve affrontare in quanto si potrebbero evidenziare delle discrepanze nello stile educativo tra i coniugi e tra gli stessi e l’istituzione.
Quando il figlio entra nell’adolescenza nel ciclo della famiglia non ci sono cambiamenti nella composizione, tuttavia i cambiamenti strutturali sono causati dal fatto che i figli crescono e si verifica un lento e progressivo svincolo dalle figure genitoriali. Nella famiglia con adolescenti si deve rinegoziare la relazione genitori-figli e deve essere aumentata la flessibilità dei confini all’interno della famiglia per permettere l’indipendenza dei giovani e consentire il processo di reciproca separazione. Il movimento di emancipazione dalla famiglia d’origine deve essere incoraggiato dai genitori i quali devono inviare messaggi incentivanti e di stima, comunicando al figlio che è pronto per farcela, ma allo stesso tempo dovrebbero trovare altre aree di interesse e di condivisione per la propria coppia, investendo maggiormente sull’aspetto coniugale.
Nel quinto stadio, quello dei figli adulti, il processo emozionale centrale sarà l’accettazione di un numero sempre maggiore di movimenti in uscita dal e di entrata nel sistema: ciò comporterà nuovi interessi entro il sottosistema coniugale degli adulti, lo sviluppo di relazioni alla pari tra genitori e figli adulti e la ridefinizione di relazioni per includere nipoti e generi/nuore. La coppia, che fino ad allora ha avuto come aspetto centrale la cura e l’attenzione della crescita dei figli, si trova da sola. In tale fase si mettono alla prova la qualità e l’intensità dei legami tra coniugi e possono ricomparire difficoltà e conflitti irrisolti.
Infine il pensionamento produce dei cambiamenti nella struttura familiare dal momento che la persona, concludendo la sua vita lavorativa, si ritrova a passare più tempo in famiglia, coinvolgendosi maggiormente all’interno di essa. Questo periodo è spesso connotato da tristezza, sentimenti depressivi, senso di inutilità legato alla mancanza di produttività. Ad un certo punto della vita uno dei due coniugi rimarrà vedovo e dovrà rientrare in famiglia, dove le generazioni più giovani si prenderanno cura di lui. Anche questo può essere un momento di crisi che può indurre la famiglia a ricoverare l’anziano in una casa di cura. Tale periodo è caratterizzato dalla copresenza di più generazioni adulte: l’anziano ha superato la fase del nido vuoto, i suoi figli sono usciti di casa e ha...
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