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Psicologia delle relazioni familiari

Introduzione

Esistono tre teorie principali che si sono occupate di relazioni familiari:

  • Teoria sistematica: considera la famiglia come qualcosa che è di più delle sue parti, quindi come un insieme di legami e dinamiche; più che interessarsi dei singoli membri si interessa della famiglia come unità.
  • Teoria dell'attaccamento: si occupa maggiormente delle relazioni tra due persone e di legami specifici all’interno della famiglia; sottolinea l'importanza dell'acquisizione da parte del bambino di una sicurezza di base e della presenza o meno di traumi che influenzeranno la vita adulta.
  • Teoria psicoanalitica: considera gli aspetti inconsci della famiglia e gli aspetti relazionali poco consapevoli.

La psicologia delle relazioni familiari non si occupa solo del singolo individuo, ma riguarda anche aspetti relazionali, legislativi e istituzionali che cambiano da nazione a nazione.

La famiglia: definizione, struttura e sviluppo

Non esiste una definizione univoca ed esaustiva di famiglia, ma cambia in base alle diverse epoche storiche, culture e gruppi sociali. Definizione: la famiglia deriva dalla costruzione di storie, esperienze e relazioni, ed essa non è riconducibile semplicemente alla somma dei singoli membri che la compongono. Ogni famiglia ha una sua identità che va al di là dell’identità dei suoi singoli membri; essa è caratterizzata anche dalla complessità.

La famiglia può essere considerata da tre punti di vista:

  • Struttura familiare: gruppo di individui che vivono nella stessa abitazione con delle regole, che ha una sua ampiezza e composizione e delle modalità con cui esso si trasforma, si sviluppa e si divide nel tempo.
  • Relazioni familiari: centrate su rapporti di affetto e autorità e caratterizzate da specifiche modalità di interazione e scambio emozionale.
  • Rapporti di parentela: tra i membri familiari che si connotano qualitativamente in modo differente in termini di aiuto, frequenza degli incontri etc.

I primi studi sulla struttura familiare risalgono a Le Play (1871) che distingue tre tipologie di struttura familiare:

  • Famiglia patriarcale: in cui tutti i figli sposati convivevano nello stesso ambiente domestico e l'autorità spettava al padre e, alla sua morte, al primogenito maschio, i figli sono privi di libertà.
  • Famiglia instabile: caratterizzata dalla piena libertà dei figli sulla scelta del coniuge e sull'autonomia di residenza.
  • Famiglia ceppo: un solo figlio maschio portava la moglie a casa dei genitori.

Secondo Laslett (1977) la struttura riguarda il tipo di vincolo che lega i membri di una convivenza (vincoli di affinità e consanguineità, di matrimonio e di discendenza) e distingue quattro tipi di strutture di convivenza familiare:

  • Famiglia senza struttura: gruppo domestico privo di un nucleo coniugale e di chiari rapporti di sesso e di generazione, ad esempio fratelli e sorelle che convivono nella stessa abitazione.
  • Famiglia semplice o nucleare: costituita da una sola unità coniugale, ad esempio i genitori con i loro figli o una coppia senza figli.
  • Famiglia estesa: consiste della famiglia nucleare con l'aggiunta di uno o più parenti conviventi ascendenti (nonni), discendenti (nipoti) o collaterali (fratelli o sorelle).
  • Famiglia multipla: composta da due o più unità coniugali, ovvero più coppie con figli.

La famiglia è una vera e propria istituzione che ha il compito della socializzazione primaria, attraverso cui l'individuo apprende modelli comportamentali, norme e regole necessarie per integrarsi nella società.

Mutamenti storici

Inizialmente c’era la prevalenza di famiglie estese, composte da un capofamiglia che decideva il futuro matrimoniale e lavorativo dei figli. Nella seconda metà del XIX secolo l'industrializzazione ha portato alla nascita della famiglia nucleare, in cui i figli una volta sposati si spostavano in una nuova abitazione in cui vivevano per conto proprio. Prima dell'industrializzazione inizia quel processo di trasformazione delle relazioni familiari che ha portato all'affermarsi della famiglia moderna come ambito privilegiato dell'affettività. I figli diventano sempre più centrali, oggetti di precise attenzioni e di un progetto educativo e i rapporti tra i coniugi cambiano profondamente: la coppia si distacca dal controllo e dall'influenza dei parenti, si riduce la distanza sociale fra marito e moglie e si rafforza la relazione affettiva e di intimità. Negli '60 si assiste invece al declino della famiglia coniugale a causa del numero crescente di separazioni e divorzi.

Complessità e relazioni familiari

Minuchin afferma che il sistema familiare è caratterizzato da una serie di sottosistemi articolati secondo una gerarchia generazionale e differenziati tramite dei confini ben precisi. Relazioni tra generazioni, per esempio le relazioni tra genitori e figli, o relazioni tra la famiglia e i nonni, i quali possono costituire una risorsa o, al contrario, un fattore di rischio. È la base su cui si costruisce la relazione co-parentale. Qui è necessario distinguere tra coppia coniugale e coppia genitoriale.

Coppia coniugale vs coppia genitoriale

Il passaggio dalla coppia coniugale a quella genitoriale, con la nascita del primo figlio, è una fase critica, in cui si passa dallo stato di figli a quello di genitori. Sono da distinguere perché hanno scopi diversi:

  • Coppia coniugale: ricerca e mantenimento della propria soddisfazione come coppia.
  • Coppia genitoriale: gestire e accudire i figli, provvedendo al loro benessere fisico e psicologico (parenting). Il legame genitoriale sarà per sempre, differentemente da quello coniugale, ci si può lasciare come coniugi ma non ci si può lasciare come genitori.

La famiglia come processo

La struttura familiare non è qualcosa di immutabile, ma varia nel tempo: i cambiamenti nella composizione della famiglia portano a una ridiscussione dei ruoli e dei compiti attribuiti a ciascun membro. La famiglia è quindi un processo caratterizzato da rapporti di autorità e affetto tra i membri, che sono soggetti a continui mutamenti. Si parla infatti di ciclo di vita della famiglia, che inizia con la formazione della coppia e finisce quando i figli vanno via di casa e la coppia torna da sola. I cambiamenti all’interno della famiglia possono derivare da degli eventi critici, come il matrimonio, la nascita dei figli o alcuni meno previsti come la morte di un genitore o il licenziamento. Se la famiglia si irrigidisce e non cambia nel tempo si ha una famiglia patologica.

Il ciclo di vita della famiglia è composto da alcuni momenti fondamentali:

  • Il costituirsi della famiglia: la relazione di coppia, le difficoltà nelle relazioni di coppia e nel sopravvivere della coppia.
  • La famiglia in attesa del primo figlio e la transizione verso la genitorialità: il desiderio di un figlio.
  • La famiglia di fronte al bambino piccolo (scuola materna): il compito della famiglia qui è quello di sostenere ad aiutare il figlio a confrontarsi con la realtà extrafamiliare, e potrebbero esserci delle discrepanze tra lo stile educativo dei coniugi e quello delle istituzioni.
  • La famiglia di fronte al bambino della scuola elementare.
  • La famiglia di fronte all’adolescente e giovane adulto: si verifica un progressivo svincolo dalle figure genitoriali, in cui la famiglia deve permettere l’indipendenza dei giovani.
  • La famiglia di fronte ai figli ormai adulti: sviluppo di relazioni alla pari tra genitori e figli adulti.
  • La coppia si trova da sola: si mettono alla prova la qualità del legame tra i coniugi.
  • Pensionamento: passare più tempo in famiglia oppure caratterizzato da tristezza, senso di inutilità. Se uno dei coniugi diventa vedovo saranno le generazioni più giovani che dovranno occuparsi di lui, per questo si parla di slittamento dei ruoli generazionali.

Duvall e Hill hanno individuato 8 stadi: la formazione della coppia, la famiglia con figli, la famiglia con figli in età prescolare, la famiglia con figli in età scolare, la famiglia con figli adolescenti, la famiglia trampolino di lancio, la famiglia in fase di pensionamento e la famiglia anziana. Mentre Carter e McGoldrick hanno individuato 6 fasi: una fase di distacco dalla famiglia di origine, la formazione della coppia, la famiglia con bambini in giovane età, la famiglia con figli adolescenti che hanno lasciato la scuola, famiglia con figli adulti che si distaccano, la famiglia nella fase terminale (pensionamento e vecchiaia).

I cambiamenti all'interno della famiglia avvengono a vari livelli:

  • Individuale: sviluppo emotivo, cognitivo e fisico di ciascun membro della famiglia.
  • Interpersonale: evolvono anche le relazioni tra i diversi membri della famiglia.
  • Gruppale: trasformazioni della composizione della famiglia in seguito all'entrata e all'uscita di uno dei membri.
  • Sociale: trasformazioni del contesto sociale e culturale.

Il costituirsi della coppia

Inizialmente la coppia si costruisce grazie al processo di idealizzazione, in cui la relazione viene colorata di aspetti positivi trascurando invece gli aspetti più realistici del partner. Nel periodo dell'innamoramento prevale la componente eccitante e idealizzante, mentre le componenti rifiutanti sono pesantemente represse sotto l'influenza della idealizzazione, che porta al meccanismo della scissione, in cui il mondo viene diviso in buoni e cattivi (chi utilizza troppo questo meccanismo vede tutto o bianco o nero). Attraverso l'idealizzazione del partner si amplia la parte positiva dell'altro mentre si cerca di negare o giustificare le parti negative.

Quando è passato il periodo dell'innamoramento, la relazione diviene più realistica, ma anche più problematica, ogni partner tende a presentarsi all'altro partner nella sua totalità e nel suo desiderio di mostrarsi come oggetto intero. Con il matrimonio si passa dall'innamoramento all'amore, attraverso l'accettazione del partner per quello che è, con i suoi pregi e difetti. Il processo naturale nel passaggio dall'innamoramento alla quotidianità della convivenza e del procedere della vita di coppia, può mantenersi nel seguito della vita di coppia e familiare, con il prevalere della parte positiva condivisa della vita di coppia, anche dopo l'inizio della vita matrimoniale ed anche in successive fasi dello sviluppo della famiglia; ma può darsi che, in momenti specifici della vita di coppia - come l'arrivo del primo figlio, l'affrontare momenti specifici di crisi o di fronte a momenti evolutivi della vita dei figli -, la tensione diventi troppo forte e gli aspetti negativi prendano il sopravvento.

Akhtar evidenzia cinque categorie di psicopatologia dell'amore romantico:

  • Incapacità di innamorarsi: secondo Kernberg è la più grave forma di psicopatologia della vita amorosa, in cui le persone non sono in grado di provare un senso di intimità e di fiducia, non hanno una reale empatia, mancano di pensiero simbolico e vivono le relazioni interpersonali sulla base di eventi e fatti concreti. Sono realistici e concreti e non riescono, neppure nelle prime fasi dell'innamoramento dove sarebbe naturale e necessario, ad idealizzare l'altro. Questi individui presentano tratti schizoidi, paranoidi, sadomasochistici, antisociali.
  • Incapacità di rimanere innamorati: soggetti come questi continuamente si innamorano, presi da forti passioni, capaci di creare legami, seguire il desiderio e conquistare l'oggetto d'amore. Dopo poco però il loro entusiasmo e l'innamoramento, comincia a calare. Si sentono a disagio, sentono che non gli basta: non riuscendo a trovare e accettare una causa interna a questo disagio, iniziano a criticare il partner e le sue caratteristiche, fino al momento in cui l'appiattimento della relazione, porta alla sua conclusione. Dopo brevi periodi di solitudine, il ciclo si ripete. Secondo Kernberg è causata dall'attivazione di una rabbia primitiva e distruttiva quando l'oggetto amato fallisce nel rispondere a tutte le aspettative dell'individuo.
  • Innamorarsi della “persona sbagliata”: è la tendenza ad innamorarsi della persona sbagliata, di solito una persona inadeguata, proibita o irraggiungibile (consanguinea, troppo giovane, sposata). Un tipico esempio è il pensiero –cosciente o inconscio -, spesso diffuso tra gli uomini che hanno molte relazioni extra-coniugali, del ruolo della moglie “santa” e delle amanti “libertine”, dove affetto e carica erotica sono vicendevolmente inibite e mantenute su oggetti separati, rappresentanti della scissione dell'oggetto di amore originario. Si opera quindi una scissione in cui da una parte si ha la relazione stabile coniugale, ma il piacere viene cercato in relazioni extrafamiliari, è come se l'innamoramento fosse diviso a metà.
  • Incapacità di disinnamorarsi e di terminare una relazione: è il rifiuto tenace di accettare che l'altro non è più innamorato e ha posto fine alla relazione. Sembra che questa non accettazione della fine di un amore sia una difesa estrema nei confronti della rabbia enorme che l'abbandono o la non accettazione provocano nell'individuo. Queste persone possono soffrire di una mancanza di costanza oggettuale, delegano la loro autostima e il loro equilibrio affettivo all'oggetto esterno e non tollerano le frustrazioni. L'omicidio può essere considerato la conseguenza estrema dell'incapacità di disinnamorarsi; nel caso di una separazione o di un divorzio c'è un accordo formale tra i due coniugi, ma affettivamente e mentalmente la persona può rimanere legata all'ex coniuge.
  • Incapacità, impossibilità di sentirsi amati: comporta la distruzione di ogni tipo di amore, con un atteggiamento di fredda distanza e superiorità, che deumanizza e toglie vitalità agli altri. A volte l'incapacità di sentirsi amati è accompagnata da un atteggiamento attivo di rifiuto o di distruzione delle possibili relazioni che si creano. Questa incapacità è causata dal mancato raggiungimento del narcisismo secondario e della costanza del sé, ma anche dall'incapacità di tollerare l'invidia e di riconoscere il valore degli altri. Esistono due tipologie di soggetti riguardo a questa psicopatologia:
    • Persone fredde che tendono a mantenere le distanze raffreddando anche il partner perché hanno difficoltà a lasciarsi andare. Sono assenti gli aspetti di vicinanza, di giocosità e dell’intimità che richiama valenze più infantili.
    • Persone con un atteggiamento di base insicuro secondo il quale non si sentono mai sicure di essere amate dal partner.

Scharff e Scharff (1991) hanno cercato di capire quali sono le ragioni principali che portano al mettersi insieme come coppia, oltre al fattore dell’innamoramento, e individuarono due dimensioni principali che possono cementare o distruggere il legame di coppia:

  • Realtà pubblica vs realtà personale
  • Livello consapevole vs livello inconsapevole

L'intreccio tra queste due dimensioni crea quattro sottocategorie:

  • Realtà pubblica a livello consapevole: anche se qualche volta la coppia si costituisce in opposizione per alcuni aspetti, generalmente i partner vengono attratti dalla somiglianza nel background religioso, sociale, razziale o culturale.
  • Realtà pubblica a livello inconsapevole: la coppia è oggetto di proiezioni inconsce dei bisogni e delle aspettative dei loro genitori, parenti e più in generale della comunità, come poi loro stessi faranno nei confronti del proprio figlio (desideri di continuità della specie, di sessualità e sopravvivenza).
  • Realtà personale a livello consapevole: due persone si accoppiano perché a livello consapevole cercano in maniera matura e differenziata un relazione "sanzionata" cooperativa in cui si forniscono reciprocamente amore, attaccamento, ammirazione, validazione reciproca e di creazione della successiva generazione.
  • Realtà personale a livello inconsapevole: la coppia si costituisce anche sulla base di componenti inconsce, come possedere lo stesso grado di maturità. Ogni partner ha bisogno in maniera inconsapevole che l’altro soddisfi determinati bisogni, ma questo è maggiormente notato da chi guarda la coppia dall'esterno.

La sicurezza economica

La sicurezza economica rappresenta una ulteriore variabile nel complesso sistema familiare per la possibilità di base di sopravvivenza della famiglia ma anche per i riflessi psicologici ad essa associati. Ad esempio, la perdita del lavoro da parte del padre provoca incertezze ed insicurezze alla famiglia, ma anche un abbassamento dell'autostima nel padre stesso. Perché una famiglia possa sopravvivere è necessaria una minima sicurezza economica, che è un aspetto di base per la sua continuità nel tempo. Dal punto di vista psicologico può essere presente un senso di possibilità (sentirsi responsabili e sentirsi capaci di poter sostenere economicamente la famiglia) o un senso di impotenza.

Gli stili educativi e parentali

Lo stile genitoriale riguarda il parenting, ovvero il modo con cui i genitori si comportano nei confronti dei figli. Secondo Bornstein il parenting influenza lo sviluppo cognitivo e comunicativo del bambino, le sue interazioni sociali e l’adattamento psicologico. Lo stile educativo riguarda la coppia genitoriale ed è composto da una componente emotivo-affettiva e da una componente relativa alla funzione di controllo, mettendo dei limiti e incanalando il comportamento. I tre stili principali sono:

  • Stile autoritario (alto controllo e basso calore): usa il proprio potere in modo inflessibile, adottando spesso metodi disciplinari duri.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saruzza.96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Lis Adriana.
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