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La storia della terapia comportamentale

La terapia comportamentale in origine veniva definita come l'applicazione dei principi dell'apprendimento al trattamento del comportamento disadattivo, attraverso l'utilizzo di tecniche specifiche. Il terapeuta comportamentale cercava di definire con esattezza il disturbo che il paziente presentava nel momento in cui veniva in analisi e di insegnargli nuove abilità per controllare meglio il proprio comportamento. Aveva un ruolo di rieducatore.

Per il comportamentismo originario l'individuo alla nascita è una tabula rasa, una sorta di lavagna bianca sulla quale si scrive, con l'esperienza di vita, la storia di ognuno. In questo caso sono le influenze ambientali, dette stimoli, a giocare un ruolo di primo piano. Lo psicologo comportamentista, quindi, si allontana dalla ricerca degli elementi di vita psichica e dai contenuti mentalistici e inconsci per dedicarsi a studiare solo le condizioni obiettive, verificabili, quantificabili, misurabili, cioè l'insieme degli stimoli che generano un comportamento e l'associazione tra stimoli e risposta.

Successivamente gli studi di Bandura e di Dollar introdussero altre variabili allo studio della relazione tra stimoli e risposte, come ad esempio la mediazione dell'individuo nella decodifica degli stimoli.

Wilhelm Wundt

È considerato il padre fondatore della psicologia. Secondo la psicologia devo usare il metodo sperimentale per studiare le funzioni elementari della mente come la sensazione e la percezione. È stato nel 1879 il fondatore del primo laboratorio di psicologia sperimentale. Il suo metodo è definito strutturalista perché indagava la struttura latente della mente, cioè cercava di valutare, attraverso batterie di test, la percezione che ogni soggetto aveva degli stimoli provenienti dall'esterno.

Viene definito anche un elementalista perché per raggiungere una comprensione del comportamento umano, scomponeva le funzioni psichiche in elementi singoli utilizzando l'introspezione, una tecnica basata sullo studio descrittivo delle sensazioni che il soggetto sperimentale provava durante le fasi dell'esperimento. Il soggetto veniva sottoposto uno stimolo che lo psicologo poteva controllare e poi aveva il compito di descrivere i processi sensoriali che provava con una cura minuziosa. Wundt, infatti, enunciò il principio del parallelismo psicofisico per il quale i processi mentali ed i processi fisici dell'organismo sono paralleli: né i primi causano i secondi né secondi causano i primi, ma a ciascun cambiamento dei primi corrisponde un cambiamento dei secondi.

John Watson

Viene ricordato come padre fondatore del comportamentismo. Il comportamentismo è un approccio alla psicologia sviluppato agli inizi del XX secolo e basato sulla considerazione che il comportamento esplicito è l'unica unità di analisi possibile della vita psichica dell'uomo. Per Watson la ricerca sperimentale si doveva basare solo sui comportamenti manifesti e quindi quantificabili. La mente, quindi, viene considerata una sorta di scatola nera il cui funzionamento interno per sua stessa natura non è indagabile e, quindi, per certi aspetti, irrilevante. L'oggetto di studio è la relazione tra stimoli ambientali e relative risposte comportamentali.

Nella teoria elaborata da Watson il comportamento è considerato soprattutto in termini di adattamento dell'organismo all'ambiente esterno e costituisce l’unità di misura dell’osservazione psicologica. Il comportamentismo espresso da Watson è stato definito radicale per via dell’assolutismo delle sue posizioni, in netto contrasto con la psicologia strutturalista. L’introspezione viene considerata fuorviante perché è un metodo nel quale l’osservatore coincide con l’osservato e perché fa riferimento a esperienze private del soggetto non osservabili allo scienziato.

Il comportamentismo radicale non fa nessun accenno alle emozioni, alle percezioni, alle sensazioni. I principi di Watson fanno riferimento esclusivamente allo studio del comportamento attraverso la frequenza, la recenza, il condizionamento. I principi della frequenza e della recenza affermano che tanto più frequentemente e tanto più recentemente un'associazione si è verificata, tanto maggiore è la probabilità che questa si verifichi nuovamente.

Burrus Skinner ed Edward Lee Thorndike

Skinner è ricordato nel mondo della psicologia per aver inventato la camera di condizionamento operante, ovvero la skinnerbox attraverso la quale effettuò una serie di studi su piccioni e topi che gli consentirono di esplicitare alcuni principi del comportamento umano e animale. Lo psicologo disponeva gli animali in gabbie appositamente disegnate e, punendoli o ricompensandoli a seconda delle situazioni, riusciva ad insegnare loro alcuni comportamenti specifici. Si focalizzò in particolar modo sull'osservazione del comportamento in relazione ad un rinforzo, c'è un premio, una ricompensa data al soggetto sperimentale per un compito svolto in maniera corretta. Quando la risposta veniva rafforzata, cioè premiata, l'animale sperimentale la rimetteva in atto con maggiore probabilità rispetto ad una nuova risposta.

In particolare i suoi studi prevedevano di fornire agli animali del cibo ogni volta che premevano una leva. Se ad un certo punto il meccanismo veniva riprogrammato in modo che l'abbassamento della leva non producesse più cibo si verificava l'estinzione del comportamento di abbassamento. Il ratto o il piccione premevano la leva sempre più raramente finché la risposta non mostrava la stessa probabilità di verificarsi che aveva all'inizio. L'animale aveva appreso che non c'era più alcuna relazione tra l'abbassamento della leva la distribuzione del cibo. Gli esperimenti hanno anche dimostrato che l'acquisizione del condizionamento operante si verifica più velocemente quando lo sperimentatore distribuisce quantità di rinforzi maggiori.

Ogni comportamento produce un effetto e l'effetto prodotto, a sua volta, è in grado di generare alcune conseguenze sull'individuo sperimentale. L'effetto del comportamento sull'ambiente è stato studiato per primo da Thorndike. Nei suoi studi sperimentali un gatto veniva chiuso in una gabbia dotata di un meccanismo che ne permetteva l'apertura. Quando l'animale riusciva, attraverso una serie di tentativi ed errori, a risolvere il problema, quindi a uscire dalla gabbia, il comportamento di abbassare il chiavistello veniva messo in atto con più frequenza. Questo tipo di apprendimento era strumentale alla risoluzione del problema di uscire dalla gabbia.

Thorndike elaborò due leggi alla base del comportamento umano: la legge dell'effetto e la legge dell'esercizio. Secondo la legge dell'effetto l'organismo tende a ripetere i comportamenti che producono effetti benefici e ad abbandonare i comportamenti inutili o che producono effetti indesiderati. Secondo la legge dell'esercizio una risposta ha maggiori probabilità di essere ripetuta nella misura in cui è stata più volte ripetuta. Gli studi di Thorndike hanno permesso a Skinner di sviluppare modello del condizionamento operante secondo il quale una risposta può essere attivata senza la necessità di uno stimolo in quanto è subordinata alla possibilità di una ricompensa.

Il comportamentismo in Italia

All'inizio degli anni 70 inizia a interessarsi alla terapia del comportamento un ristretto gruppo di studenti e giovani psichiatri della Clinica Psichiatrica dell'Università di Roma, guidati dal professor Giancarlo Reda. Sono gli inizi di una nuova epoca per la psicoterapia in Italia. L'interesse di questi studenti e giovani psichiatri è infatti rivolto alla psicoterapia delle nevrosi e alla professione privata. Comincia a svilupparsi la tecnica del biofeedback. Alcuni riprendono il concetto di costrutti personali di Kelly e richiamano l'attenzione sui principi costruttivisti. Altri ricevono stimoli da Albert Ellis.

Nel 1971 nacque a Roma una delle prime società di terapia del comportamento costituita in Europa, la Società Italiana di Terapia del comportamento. Il primo presidente fu Vittorio Guidano che fondò la Scuola insieme a Stefania Borgo, Gianni Liotti e Lucio Sibilia.

Ivan Petrovic Pavlov

Era un fisiologo russo divenuto celebre nei primi anni del Novecento per i suoi esperimenti sui riflessi condizionati, condotti utilizzando i cani come soggetti sperimentali. Il fisiologo aveva individuato nel cane la comparsa del riflesso salivare quando annusava la carne. Chiamò questo comportamento risposta incondizionata. Con il tempo si rese conto che il cane anticipava la salivazione alla vista di chi gli avrebbe portato la carne: questo fatto era inspiegabile da un punto di vista sperimentale e Pavlov cominciò ad ipotizzare che potesse trattarsi di un segnale anticipatorio della comparsa di cibo.

Per provare questa teoria abbina alla comparsa del cibo, in via anticipatoria, un suono o una luce. In breve tempo il cane produceva la salivazione alla comparsa dello stimolo suono o luce. Questo processo di sostituzione dello stimolo venne chiamato condizionamento. Queste scoperte ebbero importanti ripercussioni in molti campi, tra i quali quello psicologico. Il condizionamento classico, infatti, nell'uomo può riguardare l'apprendimento di risposte emozionali specifiche per curare, per esempio, le fobie o le paure.

Albert Bandura

Ha studiato ed approfondito la teoria dell’apprendimento, soprattutto nei bambini e soprattutto in riferimento ai comportamenti aggressivi. Ritiene che il comportamento aggressivo dei bambini potesse essere adeguatamente corretto. In particolare, si focalizzò sul ruolo del modellamento, ossia una forma particolare di apprendimento che esclude il contatto ma passa attraverso l’osservazione degli altri, nello sviluppo della personalità.

Nel 1977 introduce il concetto di autoefficacia: secondo Bandura il comportamento dell’uomo è fortemente influenzato dalle aspettative che ogni persona nutre nei confronti delle proprie capacità. L’aver ottenuto in passato risultati buoni o eccellenti oppure l’essere riusciti in compiti particolarmente complessi ha un effetto positivo sulla percezione delle proprie capacità, sulle aspettative in merito alla risoluzione dei problemi e, di conseguenza, sul comportamento.

La psicoterapia corporea

È nata nello stesso periodo della psicoanalisi, anche se si è affermato solo in un secondo tempo e con molta meno fortuna. Freud stesso, per un certo periodo, praticava massaggi ai suoi pazienti. Ben presto, però, abbandonò la manipolazione del corpo a favore di un lavoro legato esclusivamente alla parola, probabilmente anche a causa della rigida morale dell'epoca, secondo la quale toccare un paziente era profondamente sconveniente.

Uno dei fondatori della psicoterapia corporea può essere considerato Reich che introduce il concetto di identità funzionale tra mente e corpo, che dovevano essere visti come un tutt'uno e non come due cose separate. A questo proposito in analisi bioenergetica si suggerisce una serie di esercizi per prendere consapevolezza di sé e dei propri confini corporei.

Una delle declinazioni attuali più frequenti della psicoterapia corporea è quella relativa alla cura del disturbo da attacco di panico. L'attacco di panico si manifesta con una molteplicità di sintomi che possono essere rappresentati da vertigini, tachicardia, tremiti, paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire, senso di soffocamento, parestesie, tremori, senso di pesantezza, derealizzazione. Il disturbo di panico obbliga gli specialisti a indagare tra le relazioni di chi ne soffre e a prendere in considerazione il linguaggio non verbale e quindi corporeo del paziente. Si basa, quindi, sull'osservazione dei gesti, delle azioni, degli atteggiamenti, delle posture. Viene indagato, inoltre, il modo in cui la persona si muove nell'ambiente, come si relaziona alle altre persone, come si destreggia in situazioni nuove.

A livello del vissuto corporeo un paziente che si lamenta di soffrire di disturbo da attacco di panico mostra chiaramente che questo sintomo per lui tanto doloroso e invalidante altro non è che la rappresentazione del fallimento dell'integrazione della percezione sensoriale, cinestesica e vegetativa con la complessa architettura emozionale.

Il neocomportamentismo: Edward Tolman

Tolman fu il più noto neo-comportamentista, ma anche padre del cognitivismo. Come Watson rifiutava l'introspezione ma considerò di notevole importanza i concetti di scopo, aspettativa, segno-gestalt, mappa cognitiva. Il punto di partenza dell'analisi psicologica, per Tolman, resta comunque il comportamento. Tuttavia, mentre Watson ha una posizione molecolaristica che tende a scindere il comportamento dalle contrazioni muscolari, Tolman si presenta con una posizione che potremmo definire molaristica, nel senso che secondo lo studioso il comportamento possiede uno specifico psicologico irriducibile che non è scomponibile in componenti semplici in quanto dotato di proprietà emergenti.

Secondo Tolman la descrizione psicologica del comportamento di un topo che tira la cordicella per procurarsi del cibo non è riducibile alle sole componenti motorie, ma deve essere arricchita da cognizioni e intenzionalità che orientano l'azione verso determinati scopi. Tolman si occupa molto spesso di variabili intervenienti tra stimolo e risposta, concentrando il suo interesse verso gli stati interni dell'organismo.

Per Tolman è fondamentale anche il concetto di apprendimento latente, cioè non direttamente osservabile e non legato esclusivamente alla presenza di un rinforzo. Tolman, quindi, pur rifiutando il metodo dell'introspezione, riconosceva il ruolo e la soggettività della coscienza attribuendo specifiche finalità al comportamento dell'organismo vivente. Per questo motivo si pone a cavallo di una nuova epoca: il tramonto del comportamentismo conosciuto fino a quel momento e l'inizio del cognitivismo.

La terapia del comportamento: concetti

La terapia del comportamento nacque come scienza applicata derivata dal comportamentismo e dalla psicologia sperimentale degli anni 50 e 60. Il punto di partenza era il condizionamento pavloviano e operante, influenzato da assunzioni di matrice deterministica, riduzionistica ed evoluzionistica. Nel primo periodo, identificato per comodità con gli anni 60, la teoria del comportamento si presentava di scarso spessore teorico, ma era molto chiara dal punto di vista epistemologico e metodologico. Era più un insieme di tecniche che un vero e proprio approccio teorico caratterizzato da una forte componente ideologica. Agli inizi della sua storia si presentava come l'antipsicoanalisi.

Negli anni Settanta si arricchì di interessanti approcci esterni ed iniziò a dedicarsi a nuovi campi come l'organizzazione e la comunità, introducendo in terapia nuove modalità di intervento come il biofeedback e lo stress management. Gli anni 80, infine, furono caratterizzati dal tentativo di dialogare con altri approcci dominanti, come la psicologia sistemica, quella rogersiana e persino quella psicoanalitica. I primi settori ai quali fu applicata la terapia del comportamento furono clinici, in particolar modo per quello che riguarda le fobie, a cui seguirono quelli riabilitativi ed educativi. Con il tempo i comportamentisti cominciarono a sperimentarsi su campi più ampi e diversificati.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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