Psicologia generale
Capitolo 1 – La percezione
In psicologia il termine percezione ha un significato preciso e ben definito e fa riferimento all'insieme dei processi che entrano in gioco nell'elaborazione e nell'organizzazione degli stimoli ricevuti dagli organi di senso. Spesso viene fatta confusione tra due processi strettamente correlati ma profondamente differenti: la sensazione e la percezione. Si può affermare che la prima è costituita dalle risposte che i recettori specializzati dei diversi organi di senso (fotorecettori, meccanorecettori, termorecettori, chemorecettori) presentano agli stimoli fisici o chimici provenienti dal mondo esterno che hanno un impatto sufficiente per essere discriminati, la seconda è invece il processo attraverso il quale la mente seleziona, organizza, identifica e interpreta le sensazioni attraverso cui prendono forma le rappresentazioni della realtà esterna.
Le sensazioni sono quindi gli effetti immediati ed elementari del contatto dei recettori sensoriali con uno stimolo fisico chimico proveniente dal mondo esterno e dotato di intensità sufficiente a suscitare una risposta più o meno complessa. Le percezioni sono invece il prodotto finale di un complesso processo di elaborazione delle informazioni sensoriali e della loro integrazione in un'esperienza organica.
Il funzionamento degli organi di senso è basato sul processo di trasduzione sensoriale, grazie al quale i segnali fisici provenienti dall’ambiente esterno vengono convertiti in impulsi elettrici che attraversano i nervi e arrivano al SNC. Poiché ogni organo di senso ha una sensibilità limitata e può identificare solo una parte dei segnali esterni, escludendo altri che non è in grado di recepire o che recepisce in modo imperfetto, esso può fornire solo un'immagine parziale e selettiva della realtà. Le caratteristiche dell'apparato sensoriale di un organismo limitano infatti le sue capacità di individuare aspetti importanti del mondo fisico. Le sensazioni non sono pertanto accessibili se non dopo che queste sono state trasformate in percezioni.
Le soglie assolute degli organi di senso sono le intensità minime necessarie affinché uno stimolo risulti appena rilevabile. Le soglie differenziali degli organi di senso sono invece il minor cambiamento di intensità rilevabile da un soggetto. Le sensazioni sono influenzate dal contesto, dalle esperienze del soggetto, dalle sue attese e da altri fattori. Le soglie assolute e differenziali dei nostri organi di senso vanno riconsiderate in funzione del contesto che è solitamente caratterizzato dalla presenza di una molteplicità di stimoli che compongono il rumore di fondo. Le soglie non possono considerarsi assolute per via del problema dell’adattamento sensoriale, fenomeno per cui una stimolazione prolungata genera un decremento della sensibilità percettiva. La capacità di rilevare un determinato stimolo dipende dalla sensibilità del soggetto a sua volta determinata dalla sua esperienza, dal suo criterio di risposta a tali stimoli, etc.
Modelli percettivi
Le regole utilizzate nel sistema visivo per combinare gli elementi che trasformano uno stimolo fisico in una percezione significativa sono state indagate sin dall'inizio della ricerca scientifica in psicologia alla fine dell'Ottocento. Ben presto è stato evidente che nei processi percettivi agiscono svariate tendenze organizzative, che fanno sì che le diverse componenti del mondo visivo formino delle unità riconoscibili come oggetti completi. La percezione, indipendentemente dalle diverse modalità sensoriali a cui fa riferimento, viene in genere considerata come un insieme di processi istantanei, automatici e inconsapevoli.
Per spiegare le modalità dell'elaborazione delle informazioni nel processo percettivo sono stati proposti diversi modelli, riconducibili a due categorie principali: i modelli bottom up e i modelli top down. Secondo i modelli bottom-up, che sostengono l'elaborazione percettiva sia guidata dai dati o dagli stimoli ovvero dalle sensazioni, questa avrebbe inizio già a livello dei recettori sensoriali più periferici e proseguirebbe poi progressivamente sino ai livelli di analisi più elevati. La percezione verrebbe dunque costruita a partire dalle caratteristiche dello stimolo, i processi percettivi sarebbero perciò innati e universali. Il modello top down è invece centrato sui processi cognitivi di livello superiore, sulle conoscenze preesistenti e sulle aspettative che influenzano la percezione. Secondo questo modello la percezione implicherebbe dunque l'uso integrato e contestuale di tutte le informazioni presenti e delle conoscenze pregresse in una visione globale.
I processi percettivi sarebbero pertanto appresi. Secondo i modelli bottom up la percezione consisterebbe quindi nella graduale trasformazione delle informazioni di basso livello derivate dall'apparato sensoriale in informazioni di livello superiore, mentre i modelli top down pongono l'accento sul modo in cui i dati sensoriali vengono integrati con le conoscenze e le aspettative dell'individuo. La distinzione tra questi due modelli è in certa misura arbitraria: le due modalità non si escludono a vicenda ma si tratta di due processi paralleli e complementari di elaborazione delle informazioni che convivono e si integrano e sono entrambi necessari.
La scuola della Gestalt
Una delle prime più importanti scuole psicologiche che hanno affrontato in modo sistematico e approfondito i fenomeni percettivi fu la scuola della gestalt. I principi della percezione proposti dalla teoria della gestalt privilegiano l'importanza degli stimoli, focalizzandosi sulle loro caratteristiche, la loro forma o configurazione che viene percepita, considerando solo in seconda istanza i processi cognitivi. Secondo questa prospettiva per la percezione di qualsiasi oggetto o situazione non sarebbero necessari processi cognitivi di livello elevato, esperienze precedenti o altri processi che mediano tra le esperienze sensoriali e le percezioni, sarebbe sufficiente l'oggetto stimolo così come esso è rappresentato dai recettori sensoriali.
La funzione della percezione è infatti quella di riconoscere gli oggetti presenti nell'ambiente basandosi sull'organizzazione immediata e globale degli elementi che li costituiscono. In altre parole ciò che vediamo dipende in misura preponderante dalle relazioni che i vari elementi hanno su di loro. Sono state individuate alcune tendenze organizzative fondamentali che fanno sì che le diverse componenti del mondo vivo formino delle unità che possiamo riconoscere come oggetti completi. Un discorso analogo può essere fatto per altre modalità sensoriali come l’udito. Questa elaborazione degli stimoli è automatica e inconsapevole: non analizziamo volontariamente e sistematicamente le figure presenti per costruire un'immagine di insieme, ma ci sembra inevitabile vedere le cose in un certo modo perché siamo certi che esse siano così.
Le ricerche della scuola della gestalt hanno dimostrato che la tendenza al raggruppamento non è né disordinata né casuale, ma segue regole precise e rigorose e si estrinseca in un costante lavoro di organizzazione delle componenti elementari degli stimoli in base a vari fattori come la vicinanza, la somiglianza, la continuità. A partire da questa constatazione sono stati formulati dei principi o leggi che rendono possibile descrivere l'organizzazione percettiva dei vari elementi (vicinanza, somiglianza, continuità/continuazione, chiusura, comune, pregnanza o della buona forma, esperienza passata).
Figura e sfondo
La distinzione tra i due elementi della figura e dello sfondo è essenziale. Di fronte a una scena complessa effettuiamo sempre in modo inconsapevole e automatico una classificazione di ciò che vediamo in termini di figura, la figura primaria cioè in primo piano, oppure di sfondo, tutto quello che rimane in secondo piano ed ha un’importanza secondaria. L'organizzazione figura-sfondo è regolata da svariate leggi, la principale delle quali è quella della sovrapposizione: le forme che si trovano collocate sopra rispetto ad altre appaiono come figure rispetto a uno sfondo.
La classificazione di un elemento come figura o come parte dello sfondo dipende solo parzialmente dalle sue caratteristiche intrinseche ed è fortemente influenzata da fattori relativi all'osservatore, come l'atteggiamento, le motivazioni, le aspettative, l'attenzione. Le due categorie possono infatti essere interscambiabili, l'assegnazione all'una o all'altra di esse dipende da fattori soggettivi e mutevoli. A volte può accadere che la situazione percettiva sia particolarmente ambigua e sia quindi difficile decidere quali parti della scena siano figura e quali sfondo, queste situazioni sono sfruttate nella ricerca sperimentale in particolare nello studio delle cosiddette figure reversibili che possono essere percepite in due modi differenti a seconda di quale aspetto viene considerato figura e quale sfondo. Si tratta di immagini che forniscono degli stimoli instabili, ideali con l'esplicito obiettivo di permettere una facile inversione del rapporto tra figura e sfondo rendendo però impossibile percepire contemporaneamente entrambi gli elementi come figure.
Figure di questo tipo confermano l'ipotesi che la percezione sia fortemente influenzata da processi centrali di livello superiore che tentano di organizzare e dare un senso a ciò che vediamo e dimostrano che essa non è determinata solo dallo stimolo. Un problema centrale nello studio della percezione visiva è relativo al fatto che il mondo fisico con cui interagiamo nella vita quotidiana possiede tre dimensioni ma che il nostro sistema sensoriale traduce in una proiezione bidimensionale sulla retina. Il sistema percettivo ricorre quindi a indizi di profondità monoculari, basati su informazioni provenienti separatamente da ciascun occhio, e binoculari, fondati sull'integrazione delle immagini derivanti da ciascun occhio.
Alcuni indizi monoculari possono essere l'accomodazione, la sovrapposizione, la familiarità con le dimensioni degli oggetti, la prospettiva lineare, il gradiente di trama. Alcuni indizi binoculari possono essere l'accomodazione, la convergenza, la disparità retinica. I fenomeni di costanza percettiva sono fondati su processi che permettono di percepire gli stimoli ambientali come invariati e stabili, nonostante il continuo mutare dei dati sensoriali. Sono state identificate diverse categorie di fenomeni di costanza, come quelle di grandezza, di luminosità, di forma, di colore. Ciò dimostra come la percezione sia costituita da processi altamente indipendenti da quelli relativi alle sensazioni.
Tutte le condizioni in cui è evidente una discrepanza tra dato fisico e dato fenomenico, tra dato reale e dato percepito, rientrano nella categoria delle illusioni visive ottico geometriche o illusioni percettive che dimostrano che le nostre esperienze visive spesso non corrispondono rigorosamente agli attributi fisici del mondo esterno e che i criteri organizzativi utilizzati dal sistema visivo non sono necessariamente quelli previsti dalla geometria euclidea. Le illusioni percettive confermano che ciò che vediamo nella nostra mente a livello soggettivo non corrisponde necessariamente alle caratteristiche obiettive degli stimoli che colpiscono gli organi di senso. Lo studio dei fenomeni di questo tipo è particolarmente affettuoso perché mette in luce le influenze esercitate sulla percezione da predisposizioni innate o legate all'esperienza.
Eredità e ambiente
Un problema ricorrente in tutte le aree della psicologia è quello comunemente definito eredità o ambiente che fa riferimento alla valutazione del peso relativo dei fattori ereditari e di quelli ambientali nella causazione nel controllo del comportamento. Abbiamo visto che le teorie che si rifanno ai modelli bottom-up sostengono generalmente che i processi di organizzazione percettiva sono universali e innati, mentre quelle che fanno riferimento ai modelli top down sottolineano il ruolo svolto nella percezione dal ricordo delle esperienze precedenti e affermano che la capacità di strutturare configurazioni sensoriali complesse in forma e coerenti e dotati di significato è strettamente legata alla storia individuale dei soggetti.
Per quanto riguarda i modelli bottom-up vi sono numerose prove dell'importanza dei fattori ereditari, molte caratteristiche dei processi percettivi sembrano essere infatti comuni a tutti gli esseri umani indipendentemente da fattori etnici ed esperienziali. Per quanto riguarda i modelli top down vi sono indicazioni che pur essendo la suscettibilità ad alcune illusioni pressoché universali possono esistere delle differenze tra popolazioni per quanto riguarda l'entità dell'effetto. La conclusione oggi più frequentemente accettata riguardo la questione dell'importanza dei fattori ereditari e di quelli ambientali nella percezione è che in realtà non si tratta di due alternative che si escludono a vicenda, ma di due fattori che interagiscono tra loro per generare le capacità percettive generali di ogni individuo. La questione da indagare è quale sia la natura delle complesse interazioni esistenti tra le funzioni innate e quelle acquisite.
Capitolo 2 – L'apprendimento
L'acquisizione di comportamenti adattivi può verificarsi attraverso tre modalità principali: la trasmissione genetica, l'apprendimento individuale, l'apprendimento sociale. In generale si può definire l'apprendimento come il processo cognitivo attraverso cui è possibile acquisire informazioni, conoscenze, abitudini e comportamenti nuovi, modificando quelli preesistenti attraverso l'interazione con l'ambiente. Sulla base dei meccanismi coinvolti l'apprendimento può essere definito come non associativo o associativo, individuale o sociale, a seconda dei suoi contenuti e delle modalità con cui si verifica.
L'apprendimento non associativo include i fenomeni dell’assuefazione o abituazione e della sensibilizzazione, mentre quello associativo include il condizionamento classico e il condizionamento operante. Altri processi molto diffusi sono l'apprendimento latente, l'insight e l'imprinting. Si parla in questo caso di apprendimento individuale perché interessano il singolo individuo e prevedono l'interazione diretta con l'ambiente. Spesso gli individui imparano interagendo con gli altri o anche semplicemente osservando il loro comportamento, si parla in questo caso di apprendimento sociale. L'apprendimento sociale oltre ad avere un valore altamente adattivo favorisce l'instaurarsi è il mantenersi di tradizione all'interno della specie umana.
L'assuefazione o abituazione è una forma elementare di apprendimento che consiste nella progressiva riduzione ed eventualmente nella scomparsa anche duratura di una risposta in seguito a una stimolazione continuativa o ripetitiva che non ha conseguenze né benefiche né dannose. Si tratta di un meccanismo adattivo in quanto evita all'organismo di disperdere energie per rispondere a stimoli ambientali che non comportano conseguenze significative. Da non confondere con l’adattamento sensoriale e il sovraffaticamento, l’assuefazione può verificarsi anche nei confronti di stimoli brevi e con basse frequenze di ripetizione e i suoi effetti permangono più a lungo.
La sensibilizzazione è invece la risposta opposta e consiste in un processo di apprendimento non associativo caratterizzato dall'aumento progressivo della risposta comportamentale di fronte a uno stimolo intenso, ripetuto o prolungato, soprattutto se nocivo, minaccioso o stressante. L'apprendimento associativo permette di modificare le proprie risposte a uno stimolo imparando non solo a riconoscerne le qualità, ma anche a metterlo in relazione a un altro stimolo o a un particolare comportamento. Questo tipo di apprendimento comprende due processi: il condizionamento classico e il condizionamento operante.
Nel primo uno stimolo inizialmente neutro viene ripetutamente presentato insieme a uno stimolo capace di provocare una determinata risposta, finché anche lo stimolo neutro diventerà in grado da solo di elicitare la medesima risposta. Nel secondo un determinato comportamento viene fatto seguire sistematicamente da uno stimolo avente valore di rinforzo o di punizione, alterando in questo modo la probabilità che quel comportamento venga messo in atto successivamente. Un riflesso è una sequenza stimolo-risposta semplice e automatica, mediata dal sistema nervoso.
Il processo che implica la formazione di nuovi riflessi ovvero di nuove associazioni stimolo-risposta, attraverso l'associazione ripetuta di uno stimolo inizialmente neutro con uno stimolo capace di evocare una determinata risposta fisiologica o comportamentale, venne definito da Pavlov condizionamento classico. Il legame tra lo stimolo incondizionato, cioè lo stimolo originario, e la risposta incondizionata, cioè la risposta che tale stimolo era in grado di produrre naturalmente, è analogo a un arco riflesso in quanto non ha bisogno di essere appreso e prende il nome di stimolo incondizionato. Lo stimolo neutro non ha inizialmente alcuna associazione con la risposta incondizionata e prende il nome di stimolo condizionale o condizionato.
Se tale stimolo precede tuttavia lo stimolo incondizionato ripetutamente e dentro una breve distanza temporale, esso acquisisce la capacità di provocare la risposta incondizionata che diventa a questo punto una risposta condizionata. Il legame che si viene a creare tra lo stimolo condizionato e la risposta condizionata viene detto quindi stimolo condizionato. La fase di associazione tra gli stimoli, quello inizialmente neutro e quello che è in grado di produrre spontaneamente la risposta, viene chiamata fase di acquisizione del condizionamento e la sua durata può variare in relazione a diversi fattori tra cui...
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