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Discorso sul metodo

Il comportamento è un sistema complesso dato da un meccanismo di causazione circolare composto da vari livelli che si influenzano tra loro tramite meccanismi di forward causation e backward causation. Proprietà emergenti: Proprietà che sono percepibili a un determinato livello e non nelle sottocomponenti di questo prese singolarmente. Tuttavia, devono essere proprietà che rispettino i vincoli imposti dai livelli inferiori (es: nessun lavoratore cerca di lavorare il più possibile senza essere pagato, quindi nessun sistema di mercato può essere basato sul principio del massimo profitto senza compenso).

I livelli sovrastanti sono influenzati da quelli sottostanti (forward c.) e viceversa (backward c.). Si ha un sistema circolare: nell’uomo il livello più basso è quello fisiologico, seguito da quello psicologico e quello sociale. Tuttavia cosi come quello biologico influenza quello psicologico che a sua volta influenza quello sociale, quest’ultimo influenza il livello psicologico che influenza in certi termini quello fisiologico (es: semaforo rosso con backward causation: il livello fisiologico non basta a farti fermare, è la norma sociale che te lo impone).

Tipologie di sistemi

Vi è una sostanziale differenza tra sistemi reattivi e sistemi anticipatori.

  • Reattivi: agiscono in base a risposte riflesse, associano uno stimolo fisico a una risposta diretta.
  • Anticipatori: agiscono sia con risposte riflesse che con risposte mediate da previsioni e aspettative. Hanno rappresentazioni interne dell’ambiente esterno. Sono dotati di una "mente".

Psicologia generale e metodo ipotetico-deduttivo

La psicologia generale è la scienza naturale che studia i processi mentali, ossia un insieme di costrutti teorici volti a spiegare dettagliatamente i comportamenti osservabili. In altre parole, i processi mentali sono le rappresentazioni interne dell’ambiente esterno che vengono ipotizzate per cercare di spiegare in modo accurato i comportamenti che possono essere direttamente osservati.

La psicologia generale è volta alla scoperta di leggi del comportamento per cui a determinate cause corrispondono uno o più comportamenti. Alla base delle ricerche vi è il metodo ipotetico-deduttivo, che si fonda su un confronto tra la speculazione teorica e l’osservazione sistematica controllata.

  • Fase 1: identificazione del problema, tramite osservazioni informali o osservazioni sistematiche di dati precedentemente raccolti.
  • Fase 2: tentativo di soluzione, le ipotesi devono essere empiricamente confutabili.
  • Fase 3: osservazione sistematica, con relativi esperimenti.
  • Fase 4: interpretazione dei risultati: se l’ipotesi è confutata si ricomincia da capo, altrimenti si formula una teoria che potrà portare a nuove previsioni e quindi a nuovi esperimenti.

Una teoria è un modello concettuale che cerca di spiegare dati sperimentali. Lo stesso concetto può essere spiegato attraverso teorie diverse; per decidere la migliore si sceglie quella che è maggiormente in grado di spiegare più fenomeni. La prova empirica dimostra la validità di una teoria: se due teorie arrivano a conclusioni opposte, la migliore sarà quella che non verrà smentita empiricamente; se due teorie arrivano a conclusioni uguali, si parla di teorie indistinguibili e la scelta sarà effettuata secondo il criterio del rasoio di Ockham (la più semplice – non semplicistica – e immediata).

Definizioni e tipi di variabili

Per controllare una teoria bisogna esaminarne le previsioni attraverso esperimenti: dobbiamo descrivere un qualche fenomeno nei termini di uno o più eventi specifici che devono essere caratterizzati da proprietà ben definite che possono assumere diversi valori (variabili).

Una variabile è un evento di un fenomeno con proprietà bene definite che può assumere diversi valori. Le variabili sono definite in modo operazionale, cioè in base alle operazioni che occorre fare per misurarne il valore. Esistono variabili osservabili e non osservabili. Le prime sono quelle che possono essere misurate in termini di proprietà fisiche. Le seconde sono quelle direttamente associate a concetti teorici. Anche queste variabili devono essere operazionalizzate, specificando quali variabili osservabili secondarie sono considerate loro indizi.

Le variabili teoriche corrispondono all’attività di elaborazione, le variabili osservabili secondarie sono quelle le cui misurazioni permettono di operazionalizzare le variabili teoriche. Essendo processi inferenziali basati su indizi, le variabili non sono mai perfette, per sviluppare un certo grado di fiducia nei confronti di una relazione teorica sono necessarie molteplicità e convergenza.

Scale e criteri delle variabili

  • Qualitative - nominale
  • Quantitative - ordinale
  • a intervallo
  • a rapporto

Criteri di una variabile:

  • Affidabilità (generazione risultati simili in condizioni simili)
  • Sensibilità (generazione risultati differenti in condizioni differenti)
  • Variabilità (diagnostica verso il costrutto da misurare)

Strategie di ricerca

Vi sono possibili strategie di ricerca:

  • Ricerche descrittive
  • Ricerche correlazionali
  • Ricerche sperimentali

Ricerche descrittive

PRO:

  • Descrizione del comportamento
  • Nessuna necessità di disporre di numerosi dati iniziali
  • Possibilità di formulare congetture ed ipotesi

CONTRO:

  • Nessuna spiegazione dei fattori di cambio comportamentale

Metodi descrittivi

  • Questionari
  • Casi singoli

Ricerche correlazionali

PRO:

  • Osservazione di fenomeni senza arrivare alla modifica
  • Misurazione quantitativa di variabili e definizione di associazioni
  • Previsione di valori di altre variabili con associazione

Metodi correlazionali

  • Stime di correlazione (coefficiente di correlazione tra -1 e 1; diagrammi di dispersione)

CONTRO:

  • Rapporto causa-effetto non inferibile
  • Correlazione spuria (collegamento indiretto)

Ricerche sperimentali

PRO:

  • Modificazione volontaria dei valori di alcune variabili e osservazione di possibili cambiamenti.
  • Esplicitazione di causa (VI) e effetto (VD).

Metodi sperimentali

  • Disegni sperimentali singoli o multifattoriali

CONTRO:

  • Necessità di controllare tutte le altre variabili oltre la VI rendendole costanti.

Validità e controllo sperimentale

Validità interna: VI unica influenza su VD. Tutto il resto deve essere costante o si rischia una confusione di variabili. Per evitarla si può utilizzare la randomizzazione.

Validità esterna: generalizzabilità dei risultati. Per fare ciò è necessario un campione sufficientemente vasto.

Validità di costrutto: esclusione o esplicitazione di altre teorie alternative. Per aumentare questo tipo di validità è necessaria una corretta operazionalizzazione.

Validità statistica: legame sia con validità interna che con validità esterna. Per ottenere ciò è necessario che gli esperimenti siano condotti su vari campioni di osservazioni.

Controllo sperimentale

Controllo sperimentale - Limitare gli effetti delle variabili.

Per ottenere ciò è necessaria la semplificazione:

  • Compiti chiari
  • Periodi brevi
  • Raccolta dati in laboratorio

Punti di paragone - Gruppi di controllo con cui confrontare gli effetti della VI (es: effetto placebo).

Negli esperimenti tra gruppi un possibile problema di validità potrebbe essere una preesistente differenza tra i gruppi. Diventa quindi necessario bilanciare i due gruppi, spesso tramite assegnazione casuale a uno dei due gruppi o a un determinato compito, ora, ecc.

Se ci sono situazioni in cui si sospetta la presenza di una variabile importante, rispetto a cui i soggetti differiscono, che potrebbe influenzare la VD, con conseguente minaccia della validità interna si utilizza un pareggiamento.

Bilanciamento più laborioso

  • Fase 1: identificazione variabile
  • Fase 2: misurazione della variabile prima dell’esperimento
  • Fase 3: ordinamento in base alla misura
  • Fase 4: suddivisione in coppie per pareggiare i livelli
  • Fase 5: in ogni coppia, uno va nel gruppo sperimentale, l’altro in quello di controllo (divisione casuale)

Per prevenire l’influenza di variabili ulteriori alla VI, si può utilizzare un disegno sperimentale entro i soggetti che consiste nella presentazione di tutte le condizioni ai soggetti in ordine casuale per prevenire effetti di transfer (influenza di una precedente risposta su quella successiva). In questo modo il partecipante ha il controllo su se stesso. L’unico problema di questo metodo è il fatto che l’esperimento potrebbe essere reso troppo trasparente.

Le variabili di disturbo covariano con la VI e influenzano VD (es: assunzione del trattamento al mattino o alla sera). La soluzione sta nel trattarle come vere e proprie VI, bilanciandole tra o entro i soggetti.

Il saper di fare parte di un esperimento può avere molti effetti sia sugli sperimentatori che sui partecipanti.

Effetti placebo e Hawthorne

Effetto placebo: l’aspettativa crea di per sé l’effetto (es: della pillola). L’effetto è forte e pervasivo. Modi per ridurlo sono il singolo cieco e il doppio cieco: nessuno sa qual è il trattamento reale, nemmeno lo sperimentatore.

Effetto Hawthorne: il partecipante sa di essere osservato e cambia il suo comportamento (es: esperimento sulla luce e la produttività di Hawthorne). È possibile limitare le influenze di questo effetto in due modi:

  • Non avvisare i soggetti di far parte di un esperimento, ma questo va contro i principi etici.
  • Distorsione delle aspettative: se l’esperimento è complesso i partecipanti difficilmente capiranno cosa lo sperimentatore vuole ottenere e quindi non potranno influenzare le VD. Se invece le previsioni sono trasparenti si può ricorrere alla procedura del singolo cieco: il partecipante sa di far parte di un esperimento, ma non sa se verrà assegnato al gruppo di controllo o a quello sperimentale, in questo modo non può farsi delle aspettative nei confronti di ciò che vuole ottenere lo sperimentatore.

Effetto Rosenthal: gli sperimentatori tendono ad interpretare i risultati in linea con le previsioni (tendenza alla conferma) o a influenzare sottilmente i partecipanti a reagire nel modo previsto (profezia che si autoavvera).

Ricerca-azione

Kurt Lewin propose la ricerca-azione: i partecipanti e gli sperimentatori sono attori nello stesso spazio sociale e compiono azioni con un fine comune. Il comportamento individuale è fortemente influenzato da quello sociale.

Le ricerche devono considerare vasti gruppi di persone. I risultati di ogni ricerca sono un insieme di misurazioni numeriche che deve essere elaborato sistematicamente. Solo dopo quell’elaborazione sarà possibile interpretare i risultati. Per le analisi dei risultati si utilizzano le statistiche descrittive, poi le statistiche inferenziali.

Statistiche descrittive e inferenziali

Le statistiche descrittive comprendono le misure di tendenza centrale. La più comune è la media aritmetica, applicabile su scale a intervalli o a rapporti. In alternativa, viene utilizzata la mediana, usata anche per le misurazioni su campioni piccoli, dove è facile incontrare valori estremi, lontani dalle tendenze centrali (outliers).

La misura di variabilità più utilizzata in psicologia è la deviazione standard perché ha proprietà matematiche utili per stabilire se la differenza tra due medie tratte da due campioni è dovuta al caso o no. Un altro parametro di dispersione è la varianza, il quadrato della deviazione standard.

I metodi che ci permettono di calcolare se una differenza osservata sia un affidabile segno di efficacia della VI sulla VD, ricadono dentro la statistica inferenziale.

Soglia alfa ed errori

Soglia alfa: 0,05 (differenza osservata nella VD ritenuta affidabile se e solo se ha probabilità inferiore al 5% di essere imputabile al caso).

Errori di primo tipo: differenze considerate significative e interpretate come se fossero reali effetti di una qualche VI su una qualche VD, ma che in realtà sono artefatti dovuti al caso.

Errori di secondo tipo: se si abbassa la soglia alfa, aumentano le differenze da respingere, che in realtà sono differenze reali.

Effect size: effetto può essere significativo da un punto di vista statistico, ma la sua dimensione sarà probabilmente troppo modesta per interessarci all’atto pratico.

Il rischio di errori di primo e secondo tipo nelle ricerche psicologiche ha consentito la comparsa di meta-analisi, una tecnica statistica che accetta come input i parametri statistici che hanno descritto i risultati di molte precedenti ricerche su un dato argomento.

Etica nella ricerca

Etica: in primo luogo, qualunque sia l’obiettivo, non nuocere in alcun modo ai partecipanti degli esperimenti. Sono state fissate linee guida di trattamento per partecipanti umani e animali agli sperimentatori. A livello internazionale è stata sottoscritta la dichiarazione di Helsinki.

Esiste una legge che richiede a ogni istituto di ricerca di stabilire una commissione interna di controllo chiamata comitato etico che vagli gli studi dei ricercatori. Solo dopo l’approvazione del comitato si può svolgere l’esperimento.

Codice etico:

  • Non recare danno
  • Benefici devono essere massimizzati
  • I partecipanti devono conoscere tutti gli eventuali rischi
  • Partecipazione volontaria
  • L’inganno può essere accettato solo in particolari circostanze
  • Mantenimento della riservatezza
  • Appartenenti a categorie svantaggiate devono essere trattati con particolari attenzione.

Per quanto riguarda l’inganno, questo può essere approvato solo se non reca danni ai partecipanti e se alla fine dell’esperimento il ricercatore tiene un colloquio di debriefing in cui vengono spiegate le ragioni per cui i soggetti sono stati tenuti all’oscuro o ingannati su certe tematiche riguardanti l’esperimento.

Livelli di spiegazione

Teoria computazionale:

  • Rappresentazione e algoritmo
  • Implementazione hardware

Computazionale: stabilire l’obiettivo. Livello funzionalista. Cerca di capire un processo mentale attraverso le sue funzioni.

Algoritmo: come si svolgono le funzioni? Definizione di un algoritmo.

Hardware: quali sono i meccanismi fisici che permettono lo svolgimento delle funzioni? Quali sono i vincoli biologici?

Analisi razionale

Quali sono le funzioni? Si cerca di capire il modello ottimale, quello più efficiente e efficace possibile. Questo è il punto di partenza per arrivare al livello algoritmico e capire le discrepanze tra reale e ottimale. Se il modello originale viene confutato empiricamente allora lo si modifica.

Formulazione di assunti sulle strutture ambientali a cui l’uomo si è adattato perché le strutture mentali sono rappresentazioni delle strutture ambientali.

  • Fase 1: precisare gli obiettivi
  • Fase 2: sviluppare un modello formale dell’ambiente a cui il sistema cognitivo si è adattato
  • Fase 3: fare alcune assunzioni minimali sui costi computazionali
  • Fase 4: sviluppare la funzione comportamentale ottimale alla luce dei tre punti precedenti
  • Fase 5: esaminare la letteratura per controllare se le previsioni di quella funzione sono confermate.
  • Fase 6: se non sono confermate, ripetere il processo

Modelli computazionali

  • Formalizzare matematicamente una teoria psicologica con una simulazione computerizzata (modelli computazionali)
  • Se il programma non funziona allora qualcosa non va nella teoria
  • Il primo modello fu costruito da Newell nei primi anni Cinquanta.

Tre modelli:

  • Regole di produzione
  • Modelli connesionisti
  • Modelli basati su agenti artificiali

Una regola di produzione è un’associazione tra condizione e conseguenza. Azione e condizione sono rappresentazioni elementari di una qualche caratteristica ambientale. Principali creatori di modelli computazionali: SOAR (Newell); ACT-R (Anderson).

Modelli connesionisti

  • Rappresentazioni distribuite come vettori su più nodi. Tre strati di nodi (input, hidden, output). Attivati da numeri da 0 e 1.
  • Input è connesso a hidden e la forza è definita in una matrice input x hidden.
  • Ogni cellula della matrice contiene il peso associato alla connessione.
  • Il peso indica quanto il nodo successivo prende da quello precedente (funzioni di attivazione).

L'apprendimento

Apprendere significa fare proprio con la mente. Per esempio, quando si guarda un film horror, la musica incalzante fa salire la tensione: questo perché la nostra mente ha associato quella determinata musica con un evento pauroso (dopo aver visto alcuni film horror). Gli organismi sono, infatti, in grado di apprendere dalle esperienze senza rendersene conto.

Sotto il nome di apprendimento vanno tutte quelle modificazioni stabili delle possibilità di comportamento che avvengono in seguito a una particolare esperienza, ripetuta più volte nel tempo. Con questa definizione, capiamo come l’apprendimento sia legato alla memoria e come sia completamente differente dalla prestazione.

L’apprendimento deve infatti essere distinto dalle modificazioni dovute a condotte istintive o processi maturativi, in quanto comporta anche un vantaggio evolutivo: anche gli animali ne conoscono gli aspetti più semplici.

L’apprendimento è il processo tramite cui acquisiamo conoscenze sul mondo e le codifichiamo nelle memorie a lungo termine. Queste conoscenze contribuiscono a pianificare e guidare il nostro comportamento. L’apprendimento è un processo che implica un cambiamento e molti sotto-processi, utilizza numerose capacità mentali e ha molteplici aspetti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ramona17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Ricciardelli Paola.
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