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Riassunto esame Psicologia generale, prof. Paleari, libro consigliato Psicologia Generale, Feldman Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Psicologia generale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dalla docente Paleari. Gli argomenti trattati sono: introduzione alla psicologia: storia e metodi, Wundt e lo strutturalismo, James e il funzionalismo.

Esame di Psicologia generale docente Prof. F. Paleari

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struttura biologica.

Alla scienza cognitiva appartengono due teorie considerate opposte: il modularismo e il connessionismo.

­Il modularismo, teorizzato da Fodor, sostiene che il comportamento sia determinato dalla struttura mentale di un

individuo, formata da trasduttori (che trasformano gli stimoli ambientali in “dati” analizzabili dalla nostra mente)

e dei sistemi centrali in cui vengono organizzate le rappresentazioni (e dove troviamo memoria, volontà ecc).

­Il connessionismo, invece, cerca di capire l'architettura del cervello osservando la struttura e il funzionamento del

cervello fisico, inteso come sistema formato da unità semplici (di input, di output e intermedie) connesse da nessi la

cui funzionalità può eccitare o inibire le singole unità (analogamente alla struttura cerebrale formata da sinapsi e

neuroni). Tali reti sono dette reti neurali. La simulazione informatica del comportamento è il metodo privilegiato

del cognitivismo in generale, nonostante la validità di questi metodi rimanga oggetto di controversie.

1.1.9 Interazionismo e Umanesimo

L'interazionismo è un approccio psicologico che focalizza l'attenzione sul soggetto in interazione con il mondo e gli

altri soggetti. Mead, interazionista, definisce il self di un soggetto come la somma di IO (il self intimo) e ME (la

facciata) che è parte fondamentale del self; la nostra identità si sviluppa quindi anche in relazione agli altri e

all'ambiente.

Altri approcci interazionisti sono quelli della scuola sistemica di Bateson e quello dell'interazionismo culturale di

Bachtin, che sostiene una socialità intrinseca degli individui.

1.1.10 Teorie della mente embodied

Per Siegel, la mente è condizionata dalle esperienze sociali.

Le teoria della mente embodied si basano su tre corollari:

­la mente ha un corpo, è cioè incarnata con la struttura cerebrale;

­le sue competenze cognitive e comunicative sono descrivibili solo in azione;

­la mente è collocata in un ambiente fisico e sociale.

Questa teoria nasce dalla necessità di indagare la nozione complessa di mente­cervello.

Anche ai giorni nostri varie discipline indagano l'integrazione tra componente biologica, culturale e interazionale.

1.1.11 Problemi chiave in psicologia

­Genetica vs ambiente: è una delle questioni principali verso cui si indirizzano gli psicologi. Chi segue la

neuroscienza considera la genetica come fattore dominante, mentre chi segue il filone comportamentista riterrà

l'ambiente il fattore più influente.

­Conscio o inconscio: quanto del nostro comportamento dipende da forze di cui siamo consci?

­Studiare anche l'inconscio? Per i comportamentisti, non ha senso.

­Libera scelta o determinismo? Quanto del nostro comportamento dipende da nostre scelte? Questa domanda

diventa fondamentale in caso di reati o soprusi.

­Valori universali vs differenze individuali: quanto di ciò che facciamo è influenzato dal tipo di società in cui

viviamo? E quanto è riconducibile a un'unico comportamento umano?

1.2 La ricerca in psicologia

1.2.1 Il metodo scientifico

Anche in psicologia viene seguito il metodo scientifico, che permette di incrementare la conoscenza del

comportamento. Esso si sviluppa in tre fasi:

­Identificare la domanda su un comportamento;

­Formulare spiegazioni generali (sviluppare una teoria);

­Formulare un'ipotesi per verificare la teoria;

­Effettuare una ricerca e comunicare i risultati.

1.2.2 Ricerca in psicologia

La ricerca, cioè un'indagine sistematica volta alla scoperta, è un ingrediente centrale nel metodo scientifico in

psicologia. Fornisce la chiave per verificare le ipotesi. È importante che le ipotesi siano formulate in modo da poter

essere verificate: questa procedura è detta operazionalizzazione (paura aumento battito cardiaco). La ricerca

può consistere in:

­rassegne della letteratura;

­osservazione naturalistica;

­sondaggi (su campioni significativi);

­studio dei casi (un sondaggio effettuato su individui o piccoli gruppi);

­ricerca per correlazione, che consiste nel ricercare una correlazione di causalità tra due variabili (razza e forza

fisica, per es). La relazione tra due variabili, per quanto evidente, non implica una causalità, ma la suggerisce

soltanto. È necessario l'esperimento.

1.2.3 Ricerca Sperimentale

E' tramite l'esperimento che si verifica il rapporto di causalità tra due variabili, attraverso la modifica di una delle

due variabili e osservando le conseguenze. La modifica è detta manipolazione sperimentale.

1.2.3.1 Gruppo sperimentale e gruppo di controllo

La ricerca sperimentale richiede che siano comparate le risposte ottenute due diversi gruppi, uno

dei quali (gruppo sperimentale) subirà una variazione di una variabile. In questo modo si esclude che i

risultati siano causati da variabili non considerate.

1.2.3.2 Variabile dipendente e indipendente

In ogni esperimento la variabile manipolata dallo sperimentatore è detta indipendente (la razza),

mentre la variabile di cui si registrano i cambiamenti è detta dipendente (la forza), dipendente cioè da quella

indipendente.

1.2.3.3 Assegnazione randomizzata dei partecipanti

E' importante che i gruppi sperimentali e di controllo siano simili tra loro per evitare l'influenza di

variabili non considerate. Ma fino a che punto è possibile omologare gli elementi dei gruppi? La soluzione è

l'assegnazione randomizzata alla condizione: i partecipanti vengono scelti casualmente, con il vantaggio della

probabilità di avere gruppi omogenei.

Questi tre punti devono essere rispettati per far si che l'esperimento sia valido. Esso, inoltre, deve fornire un

risultato significativo, che rappresenti cioè una sensibile differenza tra i gruppi osservati.

1.2.4 Andare oltre lo studio

I risultati di molti esperimenti possono essere sintetizzati in una meta­analisi che contiene una conclusione

generale. I risultati di un esperimento difficilmente avranno sempre lo stesso risultato.

1.2.5 Le psicologie: aree di intervento

­Neuroscienza comportamentale: è la branca della psicologia che studia il cervello dal punto di vista biologico e

come il nostro corpo influenza il comportamento. Anche la percezione è un punto centrale.

­Psicologia generale: studia reazione, percezione, interazione, apprendimento. Ha diverse sotto­branchie come la

psicologia cognitiva (che studia pensiero, memoria, ragionamento ecc).

­Psicologia dello sviluppo: studia come il comportamento cambia dalla nascita alla morte di un individuo.

­Psicologia della salute: esplora i rapporti tra mente e disturbi fisici.

­Psicologia clinica: si occupa dei disturbi psicologici e delle malattie mentali.

­Psicologia sociale: studia come il comportamento sia influenzato dalle altre persone e i sentimenti che proviamo

per gli altri.

­Psicologia interculturale: analizza somiglianze e differenze psicologiche nei vari gruppi etnici.

­Psicologia evoluzionistica: analizza come il nostro comportamento è influenzato dai nostri geni. È basata sulle

teorie darwiniane.

­Genetica del comportamento: simile alla precedente, analizza la correlazione patrimonio genetico –

comportamento.

­Neuropsicologia clinica: congiunge neuroscienza e psicologia clinica. Si focalizza sull'origine biologia dei disturbi

psicologici.

3.2 LA PERCEZIONE

La percezione è il processo costruttivo attraverso il quale andiamo oltre gli stimoli che ci si presentano,

rielaborandoli in un'unità dotata di significato. Questa rielaborazione è una codifica, vedremo di seguito come

avviene.

3.2.1 Realtà fisica e realtà percettiva: il mondo com'è e come lo percepiamo

La possibilità di organizzare la stessa figura in modo diverso dimostra che non rispondiamo in modo passivo alla

realtà, ma la rielaboriamo. La supposta coincidenza della realtà fisica e della realtà percettiva è detta realismo

ingenuo. Tuttavia realtà percettiva e realtà fisica non sempre coincidono. Ci si può trovare in una situazione di

assenza dell'oggetto fenomenico (che non riusciamo a percepire) o di assenza dell'oggetto fisico (che crediamo di

percepire). Elemento fondamentale per il verificarsi di “errori” percettivi è la nostra esperienza, la nostra abitudine

a percepire determinati oggetti. Nelle illusioni ottiche, non descriviamo ciò che vediamo ma ciò che sappiamo (errore

dello stimolo), mentre quando riteniamo un ambiente caldo perchè arriviamo da un ambiente freddo compiamo un

errore legato alla nostra esperienza (errore dell'esperienze).

3.2.1.1 La catena psicofisica: definiamo la percezione

Ciò che noi percepiamo è il risultato di un processo detto catena psicofisica. Tale catena è il collegamento

di tre step: oggetti fisici, immagini e oggetti percepiti (percetti).

­La catena parte dalla stimolazione fisica prodotta dall'energia sonora, luminosa ecc. (stimolazione

distale); ­La stimolazione distale, se abbastanza intensa, stimola i nostri recettori: è la stimolazione

prossimale;

­A livello prossimale l'energia fisica viene trasdotta dai recettori in energia nervosa trasmessa poi al

cervello.

3.2.2 Indeterminazione dell'informazione ottica e la costanza percettiva

L'elaborazione percettiva non ha a che fare direttamente con lo stimolo fisico (o distale), ma solo con la

stimolazione prossimale. L'informazione che i nostri recettori filtrano è quindi parzialmente indeterminata:

l'immagine ottica contiene una parte dell'informazione relativa allo stimolo fisico, ma non tutta: quindi nella

percezione, il sistema di elaborazione finale deve risalire dall'immagine all'oggetto che l'ha generata; la

rappresentazione percettiva del mondo distale coinvolge un recupero dell'informazione perduta nello stimolo

prossimale. Quando vediamo una persona che si “rimpicciolisce” allontanandosi, applichiamo la legge di costanza

percettiva, che ci permette di capire che la persona si sta allontanando, senza rimpicciolirsi. La costanza percettiva

è un fenomeno per cui gli oggetti vengono percepiti come invariabili e stabili, nonostante lo stimolo prossimale

cambi continuamente (sappiamo che un foglio è bianco anche se lo illuminiamo con una luce rossa).

Tecnicamente possiamo affermare che abbiamo il fenomeno della costanza percettiva quando il variare dello stimolo

prossimale non altera il percetto. È un fenomeno che serve quindi a correggere l'indeterminazione dello stimolo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere moderne
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Paleari Francesca Giorgia.

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