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l’autenticità del materiale raccolto; si è rilevato un aumento dei ricordi autobiografici, nei soggetti di oltre 50

anni, in relazione agli eventi accaduti molto tempo prima, quando avevano un’età tra i 20 e i 30 anni: questo

che prende il nome di reminescenza, può essere dovuto, da un lato, alla maggiore efficienza

fenomeno,

fisiologica che caratterizza la prima età adulta e, dall’altro, al maggior numero di avvenimenti emotivamente,

socialmente e culturalmente rilevanti propri di questo periodo della vita

ricordo di avvenimenti socio-storici accaduti durante la vita di un

alla memoria di eventi remoti:

individuo: guerre, avvenimenti o personaggi politici, campioni sportivi, attori, cantanti, persone di cultura, ..;

la memoria di eventi remoti si conserva sino ai 75 anni, e i ricordi meglio conservati si riferiscono al periodo

in cui i soggetti avevano fra i 20 e i 30 anni: anche in questo caso si osserva il fenomeno della reminescenza

XII. Perché dimentichiamo. e ciò che crediamo di avere

distinguere fra dimenticare ciò che è stato realmente appreso (dimenticanza)

sulle cause della perdita di informazione nella memoria a lungo

appreso (mancato apprendimento)

termine si avanzano le seguenti ipotesi:

mancato utilizzo di certi contenuti della memoria (teoria del disuso, decadimento della traccia)

impiego di strategie di recupero non congruenti con quelle con le quali è stata effettuata la codifica (in

questo caso non si assume che l’informazione sia stata cancellata dalla memoria, ma che venga meno la

capacità di recuperarla)

presenza di grandi quantità di informazioni in memoria (teoria dell’interferenza)

condizioni emotive in cui è avvenuto l’apprendimento e/o avviene il recupero (blocco emotivo,

rimozione)

XIII. I disturbi della memoria.

esiste una serie di disturbi della memoria di maggiore gravità, dovuti a cause diverse:

invecchiamento

trauma fisico o emotivo

patologia neurologica o psichica

nelle sue 2 forme: retrograda, cioè l’impossibilità temporanea o

il disturbo di memoria più noto è l’amnesia, cioè la difficoltà a ricordare gli avvenimenti

definitiva di recuperare ricordi del nostro passato, e anterograda,

recenti; entrambe possono essere causate da un trauma, anche emotivo (l’amnesia è in genere circoscritta

all’episodio traumatico); i disturbi di memoria sono il primo sintomo della demenza, anche se da soli non

possono giustificare una diagnosi di demenza (la cui incidenza aumenta con l’avanzare dell’età):

demenza di Alzhimer (sono tipici i disturbi della memoria e del linguaggio e la perdita dell’orientamento)

demenza vascolare o multinfartuale

forme di demenza causate da forme infettive (AIDS e malattia di Creutzfeldt-Jacob)

morbo di Parkinson

malattia di Huntington

soggetti intossicati da sostanze quali solventi e insetticidi, metalli pesanti quali piombo, manganese e

mercurio, veleni come l’arsenico, nonché gli alcolisti

pseudodemenza depressiva

7. LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE.

I. Mente, cultura e società.

gli esseri umani sanno parlare

gli esseri umani sanno di saper parlare

il fenomeno linguistico deve la sua radice enigmatica:

il parlare è una condotta che unifica e insieme separa; infatti, se nei suoi aspetti

alla sua ambivalenza:

più generali è una caratteristica che identifica tutta, e soltanto!, la specie Homo Sapiens; nei suoi aspetti

particolari, invece, il parlare traccia divisioni tra aree geoculturali, ceti socio-professionali, generazioni, ..

nel parlare si intrecciano processi di varia natura e a diversi livelli di pertinenza

alla sua complessità:

scientifico-disciplinare

è utile organizzare l’indagine attorno a 3 nodi problematici di grande interesse psicologico:

linguaggio e mente

lingua e cultura

discorso e società

34

II. L’uomo vive anche di segni.

è una potenzialità specifica della mente che consente agli uomini di conoscere il mondo

il linguaggio verbale ed è

e di comunicare fra loro; il filosofo Cassirer ha argomentato che l’uomo è un animale simbolico

cioè in un mondo di relazioni costituito da

soprattutto il parlare a proiettare gli esseri umani nella semiosfera,

vari sistemi di segni e da diverse procedure di costruzione di senso; ma la specie umana non dispone

soltanto del linguaggio verbale i segni operano secondo diversi principi, che ci consentono anche di

raggrupparli in grandi classi:

i segnali enfatizzano la capacità dei segni di attrarre l’attenzione dei destinatari (es: è tale il sistema di

segni che regola la circolazione stradale)

enfatizzano la capacità dei segni di manifestare stati interni all’emittente, come le intenzioni o le

i sintomi

emozioni (es: parlare a voce alta e tremare sono un sintomo di collera)

fanno risaltare la capacità dei segni di rappresentare la realtà, simulandola e insieme

i simboli

modellandola

III. Comunicazione verbale e non verbale.

pur essendo una manifestazione unica di capacità cognitiva e interazionale, il linguaggio non è un sistema di

segni isolato, bensì si intreccia a molte altre condotte non verbali, che supportano, commentano,

contestualizzano ciò che le persone dicono; i principali sistemi di segni non verbali sono stati esplorati da

cioè della scienza che indaga sui modi in cui è possibile comunicare

alcune subdiscipline della semiotica,

mediante segni: mostra che la stessa disposizione dei corpi nello spazio fisico può avere valore

la prossemica

comunicativo

la cinesica indaga la mimica e la gestualità (gesti classificabili in rituali, emblemi, gesti illustratori, gesti

espressivi di stati emotivi, gesti regolatori, gesti adattivi o manipolatori del sé)

indaga il potenziale comunicativo della voce, cioè gli aspetti prosodici che definiscono il

la paralinguistica

modo di parlare proprio di ognuno.

IV. La matrice biopsicologica del linguaggio.

se si osserva la forma e la disposizione del canale vocale nell’uomo si rilevano numerose caratteristiche

funzionali alla condotta verbale; il motore del linguaggio è collocato a livello cerebrale: l’aumento del

rapporto ponderale cervello-corpo umano, avvenuto nel corso dell’evoluzione, ha messo a disposizione della

specie umana ampie zone di corteccia cerebrale per il controllo dell’attività cognitiva e la gestione di un

repertorio molto variegato di relazioni socio-comunicative; alcune prove empiriche sembrano validare

l’ipotesi di un bioprogramma per l’attivazione del linguaggio: per cui l’emisfero sinistro ha delle

una delle più convincenti è la lateralizzazione della corteccia cerebrale,

aree specializzate per il controllo della parola sia nei destrimani che nei mancini tale processo sembra

concludersi con la pubertà, che in base a molti indizi può considerarsi la fase del ciclo di vita che chiude il

periodo critico per lo sviluppo ottimale della competenza linguistica:

una prima prova è fornita dall’esperienza dell’apprendimento delle lingue straniere

un secondo indizio è costituito dal diverso esito delle microlesioni cerebrali: se prima della pubertà,

possono progressivamente ridursi fino a scomparire del tutto, se dopo la pubertà, i disturbi linguistici

risulteranno non più recuperabili autonomamente e richiederanno il supporto di una logoterapia permanente

(che talvolta può risultare insufficiente)

l’indizio più avvincente proviene dall’esperienza dei cosiddetti bambini selvaggi

una seconda prova è sostenuta da Bickerton con l’argomento che i bambini allevati in un pidgin lo

trasformano in un creolo: le lingue pidgin sono delle forme espressive che si generano quando gruppi

linguistici differenti entrano in contatto per dare corso a delle transazioni economiche; il pidgin è una varietà

linguistica caratterizzata da:

composizione mista tra lessico della lingua dell’altro e schemi grammaticali della propria, con esiti di

estrema povertà sintattica

assenza di una comunità che la parli come propria lingua madre

quando vengono meno queste 2 caratteristiche, il pidgin diventa un creolo, cioè una varietà linguistica ibrida,

riconosciuta da una comunità come ambiente primario della propria socializzazione e identificabile per

specifiche regolarità grammaticali l’esistenza del periodo critico per il linguaggio parrebbe confermata dal

fatto che gli adulti restarono bloccati nel loro pidgin impoverito e non riuscirono mai ad assimilare la speciale

grammatica del creolo hawaiano inventata dai loro figli 35

I TRATTI DISTINTIVI DEL LINGUAGGIO

ricorrono a qualche sistema di segnali (visivi, uditivi, olfattivi) sia per comunicare all’interno della

gli animali

propria specie, che per regolare i loro rapporti con le altre specie; si tratta per lo più di un ristretto numero

di interazioni geneticamente determinate, che riguardano specifici segmenti dell’esperienza di vita; la natura

fissa e meccanica dei comportamenti animali situa tali sistemi di comunicazione nell’ambito degli istinti

la prospettiva evoluzionistica adottata anche in psicologia del linguaggio obbliga a verificare se, e fino a che

punto, la capacità linguistica sia un complesso affinamento dei sistemi di comunicazione animale: le ipotesi

avanzate fanno oscillare il dibattito tra le opposte ipotesi della continuità e della discontinuità:

per la teoria della selezione naturale, il linguaggio non è altro che il semplice risultato dell’evoluzione dei

sistemi di comunicazione animale, ma ciò non toglie che esso sia divenuto qualcosa di unico, un modulo

distintivo del funzionamento mentale dell’uomo

per molti importanti aspetti, le parole non sono affatto assimilabili ai gridi di allarme che le scimmie

emettono per segnalare la presenza di predatori dell’ambiente circostante

analisi delle proprietà che caratterizzano la condotta linguistica degli uomini: si è proposto un elenco di

caratteristiche distintive, volte a definire il linguaggio umano (ovviamente, alcune proprietà sono più rilevanti

di altre nel definire l’unicità del linguaggio; alcuni di questi tratti sono presenti anche nella comunicazione

animale; soltanto nel linguaggio umano vi è la compresenza di tutti questi tratti e ciò genera l’ulteriore

tutto ciò che può essere significato può trovare una qualche espressione nel

proprietà della onniformatività:

linguaggio umano):

Tratti distintivi Sintesi esplicativa

canale vocale-uditivo la sostanza primaria del linguaggio è la catena sonora

trasmissione a distanza e recezione i suoni prodotti sono percepibili entro un certo spazio e chi li riceve è in grado di

direzionale localizzarne la provenienza

transitorietà le onde sonore del segnale non lasciano tracce

intercambiabilità gli individui sono sia emittenti che riceventi

feedback totale chi parla può ascoltarsi, così da controllare il segnale

specializzazione nel parlare non si espleta un’altra funzione fisiologica

semanticità i segnali sonori sono strumenti per significare qualcosa

arbitrarietà il rapporto significante-significato è convenzionale

carattere discreto la catena sonora si articola in unità distinte (foni)

distanziamento nel parlare ci si può riferire a contesti non esperiti

apertura il sistema della lingua è produttivo di novità (creatività)

trasmissione culturale le lingue vivono nelle forme della cultura, non nei geni

dualità di strutturazione gli elementi minimi sono di 2 tipi: fonemi e morfemi

prevaricazione nel parlare si può mentire

riflessività la lingua consente di parlare della lingua (livello "meta")

apprendibilità è possibile imparare più di una lingua

POTREMO PARLARE CON LE SCIMMIE??

si è cercato di rispondere a questa domanda con numerose ricerche; la questione

soprattutto a metà 900

della possibilità di insegnare a parlare agli animali si scontra con 2 difficoltà:

limiti inerenti al canale fonatorio

limiti che scaturiscono dalla natura del linguaggio, che non è soltanto un modo di comunicare, ma anche

un sistema di modellazione primaria della realtà, cioè una pratica di costruzione di senso

le competenze comunicative delle scimmie sono comunque molto diverse dall’uso che i bambini fanno del

linguaggio:

anzitutto balza agli occhi la brevità delle frasi

in secondo luogo, le frasi prodotte sono relative ad un ambito di esperienza molto ristretto

2 risultati sembrano comunque certi:

per quanto sorprendente si sia rivelato finora l’accostarsi di alcuni animali al linguaggio umano, il loro

linguaggio rimane talmente primitivo da risultare incomparabile con ciò che riesce a fare un bambino

per quanto siano sviluppate, al punto da potersi avvicinare (pur con i dovuti sostegni) alle forme più

elementari del linguaggio umano, le capacità comunicative degli animali appaiono slegate e arretrate rispetto

alle loro capacità generali di intelligenza 36

negli ultimi tempi la questione delle scimmie parlanti ha perso parte del suo interesse, giacché non può

dimostrare quella condizione di co-costruzione tra più persone del significato che è decisiva per

l’intenzionalità del linguaggio umano: la capacità di capire il mondo (fisico e sociale) attraverso il linguaggio

sembra destinata a rimanere una caratteristica specifica dell’uomo

V. I bambini crescono nella lingua.

un ambito importante di ricerche psicolinguistiche riguarda il modo in cui i bambini imparano a parlare; la

con cui i bambini di tutto il mondo fronteggiano un’impresa così complessa come imparare a parlare

facilità ma non è possibile

ha indotto a pensare che si tratti di un comportamento biologicamente innescato,

i bambini padroneggiano la loro lingua materna

sottovalutare l’influenza dell’ambiente relazionale e sociale;

in poco tempo; in tale impresa prodigiosa sono sorretti non solo da un bioprogramma, ma anche dal fatto di

che in genere si prodigano per agevolare il loro percorso: infatti, gli adulti tendono

avere dei tutor linguistici (detta motherese), caratterizzata da frasi brevi, semplici e ripetute, che

ad adottare una varietà di lingua

vengono prodotte molto lentamente, accentuando il profilo intonazionale e dilatando le pause tra le singole

parole quasi a isolarle; essi ricorrono anche al baby talk, cioè sfruttano le risorse coniate dai loro bambini per

creare una speciale sintonia interazionale ed emotiva

Mesi Tappe raggiunte

1 il bambino dà segni di risposta ai suoni

2 sorride se stimolato; suoni vocalici, gutturali

4 lallazione: borbottii e gorgoglii

6 balbettio

8 modelli intonazionali

9 giochi gestuali (cucù)

11 la prima vera parola (usata come nome)

12 enunciati monotematici

15 pronunzia dalle 4 alle 6 parole

18 enunciati diramatici (lunghezza media dell’enunciato)

21 ha un vocabolario di circa 50 parole

24 comincia l’interiorizzazione sistematica della grammatica

27 interrogazioni, negazioni

30 usa i pronomi in modo appropriato

36 usa circa 250 parole; forma frasi di 3 parole

60 costruzioni rare e complesse

120 linguaggio maturo

poiché tutti i bambini inseriscono il loro originale percorso di acquisizione all’interno di tale scansione di fasi,

inerenti al modo di funzionare della mente umana:

è lecito ritenere che il processo risponda a precisi vincoli

suoni composti dall’unione ripetuta di una consonante e una vocale; per ogni singolo bambino

balbettio:

sono privi di significato; lo stesso non può dirsi per i genitori, i quali li interpretano come densi di

progettualità comunicativa

al primo anno, i bambini sono nella fase degli enunciati monotematici o olofrasi: si esprimono per singole

parole che per loro manifestano una precisa intenzione comunicativa; protorichieste e protoasserzioni; il

per cui non individuano un oggetto

significato delle prime parole non ha un riferimento concettuale univoco, poiché il bambino

in modo chiaro e distinto, come è per l’adulto; le prime parole evocano un complesso,

collega ad un certo suono qualche caratteristica percettiva e funzionale che gli consente di identificare tutta

una serie di entità; tale generalizzazione semantica mette a durissima prova le strategie interpretative degli

adulti

verso i 18 mesi i bambini cominciano ad unire le parole a 2 a 2 (enunciato dirematico), abbozzando cioè

una prima struttura sintagmatica e realizzando una più ricca gamma di intenzioni comunicative; è una prima

empiricamente riscontrabile in molte lingue diverse; essa è

manifestazione della grammatica universale,

perché una delle 2 parole ha una posizione fissa, con funzione di cardine dell’enunciato,

detta a perno

mentre l’altra è variabile; il linguaggio dei bambini si caratterizza per il suo stile telegrafico, cioè ridotto

all’essenziale di morfemi lessicali accentati, privi di morfemi flessivi e funzionali

non esibisce soltanto un progressivo arricchimento strutturale, ma anche

l’evoluzione del linguaggio infantile

un potenziamento funzionale Halliday individua negli enunciati dei bambini un ramificarsi del loro

potenziale di significato secondo:

la funzione strumentale (ciò che dicono serve ad ottenere qualcosa)

regolatrice (serve a controllare il comportamento altrui)

interazionale (serve a stabilire relazioni interpersonali)

personale (serve ad abbozzare la loro identità)

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euristica (vale come richiesta di spiegazioni: "dimmi perché!")

immaginativa (consente loro di fantasticare mondi possibili)

informativa (vale come resoconto di come stanno le cose)

ACQUISIZIONE O APPRENDIMENTO??

a prima vista l’acquisizione della lingua materna può essere assimilata ai processi di apprendimento innescati

dall’imitazione e dal modellamento (punto di vista adottato da Skinner)

se lo sviluppo della competenza linguistica viene impostato in questi termini riduttivi e meccanici, si finisce

con l’oscurare gli aspetti più creativi dell’impresa compiuta da ogni bambino (critica del famoso linguista

a trattare informazione linguistica: già alla

Chomsky) la mente umana è marcata da una predisposizione

nascita il bambino attiva un Dispositivo per l’Acquisizione della Lingua (LAD) che, di fase in fase, lo guida

(o

nell’individuare le espressioni linguistiche ben formate si spiega con il fenomeno dell’ipercorrettivismo

sovrageneralizzazione della regola): in tutte le lingue si registrano enunciati di bambini che applicano le

regole della lingua anche nei casi in cui sono previste eccezioni

la polemica tra Skinner e Chomsky ha dato slancio all’approccio cognitivista in psicolinguistica, ma anche

sono prodotte su 2

la tesi innatista di Chomsky ha alimentato molteplici discussioni le principali critiche

fronti:

da una parte c’è chi sottolinea che non è necessario ipotizzare un dispositivo specifico per l’acquisizione

linguistica, perché il modo in cui i bambini progrediscono nella loro competenza linguistica è controllato da

procedure più generali che si applicano anche ad altre abilità cognitive

dall’altra, c’è chi fa notare che non è sufficiente fare appello all’innesco biologico del LAD, perché

l’acquisizione di tale competenza avviene anche grazie ad un Sistema di Supporto per l’Acquisizione del

Linguaggio (LASS) per Bruner, sono i formati delle interazioni tra il bambino e colui che lo accudisce a

sostenere l’attribuzione di significato a ciò che si dice

un altro momento cruciale di discussione sul linguaggio infantile aveva già coinvolto 2 giganti della psicologia

Piaget distingue nel linguaggio del bambino prescolare una forma egocentrica

nei primi decenni del 900:

(dimostra che il bambino non è in grado di cogliere la differenza tra il suo punto di vista e quello degli altri) e

una forma socializzata

Vygotskij:

critica anzitutto l’impostazione teorica data da Piaget allo sviluppo psichico del bambino, che

muoverebbe dall’individuale al socializzato: questo modo di vedere considera primario il supporto biologico e

secondaria la sfera delle relazioni sociali

per quanto riguarda la questione specifica del linguaggio egocentrico, Vygotskij dissente

nell’interpretazione della sua funzione e del suo destino: per Piaget, il linguaggio egocentrico si limita ad

accompagnare ciò che i bambini fanno e scompare all’età in cui di solito vanno a scuola; per Vygotskij,

invece, il linguaggio egocentrico è uno stadio intermedio nel passaggio dal linguaggio esteriore (sonorizzato)

al linguaggio interiore (per sé), per cui spesso ha per il bambino la funzione cognitiva di fronteggiare una

situazione di difficoltà o di aiutarlo a prendere coscienza dei problemi (funzione che permane nell’adulto)

VI. Le strutture della lingua.

ogni lingua è un sistema che governa un lessico (un numero indefinito di parole) secondo una grammatica

(un numero imprecisato di regole); la teoria di Chomsky sottolinea la distinzione tra:

competenza (come dev’essere attrezzata la mente per fronteggiare il fenomeno complesso della lingua)

esecuzione (ciò che di fatto avviene nell’uso della lingua)

vuol dire anzitutto saper identificare quali suoni sono potenzialmente significativi per

conoscere una lingua

essa; nella ricca molteplicità delle serie possibili di suoni ogni lingua ne estrae alcuni (da 20 a 40 circa) che

considera come atomi di senso fonemi: suoni che di per sé non hanno significato, ma operano da tratti

sonori minimi in grado di differenziare significati (l’individuazione dei fonemi di una lingua può avvenire

non tutte le lingue danno valore agli stessi fonemi

mediante la prova di commutazione);

alfabeto: tentativo di riprodurre tali suoni fondamentali in segni grafici (grafemi), secondo una

corrispondenza biunivoca, con alcune eccezioni 38

per ogni lingua vi sono regole precise che stabiliscono diverse possibilità di composizione tra i fonemi

mettendo insieme i fonemi, si passa ad un livello superiore di organizzazione

(combinazioni fonologiche)

(composti fonetici dotati di un significato minimo); l’unità lessicale minima è la parola,

linguistica: i morfemi

che si configura come una sequenza di fonemi accettabile e dotata di significato in una determinata lingua;

a garantire che una certa sequenza

essa può essere composta da più morfemi; sono le regole morfologiche

di suoni potrebbe costituire una parola dotata di senso in quella lingua; una parola è formata essenzialmente

dal morfema radice e dal morfema flessivo; le regole morfologiche controllano il principale meccanismo di

che in italiano possono essere prefissi,

produzione delle parole soprattutto attraverso i morfemi derivazionali,

quando vengono posti dopo

quando vengono inseriti prima del morfema radice, e affissi,

VII. La competenza sintattica. la sintassi descrive il

quando le persone parlano dispongono le parole in precise totalità strutturate: le frasi;

tipo di regole che mettono in grado il parlante-ascoltatore ideale di una lingua di distinguere le frasi

accettabili (perché ben formate) in quella determinata lingua da quelle inaccettabili; la possibilità di costruire

frasi sintatticamente ben formate, ma prive di senso chiarisce l’autonomia del componente sintattico

sostenuto da Chomsky; la competenza sintattica abilita i parlanti a muoversi dalla struttura superficiale alla

struttura profonda delle frasi (e viceversa); fin dalla nascita, la mente umana è equipaggiata con un

analizzatore sintattico, che induce a seguire 2 tipi di regole:

regole della struttura sintagmatica, in base alle quali noi sappiamo come passare dal livello più astratto,

rappresentato dal simbolo F (frase), al livello più concreto, che prevede l’inserimento lessicale

regole trasformazionali, che specificano il tipo di organizzazione da assegnare passando dalla struttura

profonda alla struttura superficiale; viene considerata psicologicamente primitiva, al livello della struttura

profonda, la forma attiva; al livello della struttura superficiale possono manifestarsi la forma attiva, o le

forme negative e interrogative, prodotte secondo precise regole di trasformazione dalla forma attiva

VIII. Il significato. cioè sapere in quali

conoscere il lessico di una lingua vuol dire averne memorizzato le regole semantiche,

condizioni le parole realizzano il loro potenziale di significato e, quindi, si possono usare:

la prima differenza è interna alla logica del segno e consiste nel non appiattire il significato delle parole

sulla loro possibilità di riferimento

una seconda differenza consiste nel fatto che le parole hanno un doppio profilo di significato, poiché

hanno una denotazione (nocciolo concettuale di ciò che viene comunemente inteso con esse) e una

(una serie di valenze aggiuntive che evocano le varie sfumature emotive, sociali e personali

connotazione

legate al loro uso effettivo) una nota tecnica d’indagine usata dagli psicologi per misurare il significato

connotativo delle parole è il differenziale semantico

la questione del significato può essere affrontata anche dal punto di vista delle relazioni tra le unità

lessicali: tra 2 parole ci può essere un rapporto di sinonimia, di antonimia, di iponimia e iperonimia, di

omonimia-omofonia (quest’ultima proprietà non va confusa con la polisemia)

ogni singola parola non rispecchia soltanto il modo di conoscere la realtà a cui le persone si riferiscono,

ma il suo significato rende anche conto del tipo di articolazione che presenta l’area semantica a cui

appartiene

vi sono parole che, per essere comprese nel loro significato completo, hanno bisogno di una conoscenza

extralinguistica: sono le espressioni deittiche (es: qui, là, oggi, ieri, domani, l’anno prossimo, io, tu, ..)

sono ancora più subdole sotto il profilo semantico, perché è come

le parole a valenza presupposizionale

se avessero un significato a doppio fondo: gioco tra il fuoco enunciativo e lo sfondo di ciò che è dato per

scontato; queste parole incorporano nel significato lessicale il meccanismo basilare dell’organizzazione del

discorso, formulabile come una continua negoziazione tra il noto, o dato, e il nuovo il

un altro aspetto rilevante della questione semantica è dato dal fonosimbolismo, o iconismo linguistico;

i suoni delle parole (significanti) si collegano a certi

principio costitutivo del segno linguistico è l’arbitrarietà:

concetti (significati) soltanto per convenzioni accettate per lo più in modo inconsapevole e passivo dalla

dovendo essere percepiti, i significati linguistici possono conservare un loro potere

massa parlante; tuttavia,

marginale di evocazione del significato, come sembra avvenire in quelle parole che definiamo onomatopeiche

(tali forme sonore restano pur sempre delle interpretazioni e non delle imitazioni di una presunta realtà

oggettiva, altrimenti dovrebbero essere le stesse nelle varie lingue); le parole delineano un profilo sonoro

non possiamo far valere la traccia di alcun

che può essere assimilato a dei contorni figurativi, anche quando

significato per esse

a rendere ulteriormente complicata la questione del significato è anche la relazione, non sempre

trasparente, tra le parole selezionate (significato dell’enunciato) e l’intenzione con cui possono essere

pronunciate dal parlante (significato dell’enunciatore) 39

IL DIFFERENZIALE SEMANTICO alla persona si richiede di valutare ciò

consiste in una serie di scale a 7 punti costruite da aggettivi antonimi;

che una certa parola evoca in lei mediante l’attribuzione di un punteggio in ognuna delle scale; i giudizi

delle parole, il quale appare correlato con molte

rilevati con tali scale strutturano il significato connotativo

variabili importanti dell’indagine psicologica, quali l’età, il genere, la personalità, l’identità sociale

IX. Linguaggio e pensiero.

l’intreccio tra pensiero e linguaggio è intricatissimo e può essere esplorato in molteplici modi, a cominciare

la mente accede al lessico in 2 modalità

dal modo in cui le persone hanno accesso al loro lessico mentale;

differenti, a seconda che si sia nel ruolo di parlante o in quello di ascoltatore il Modello Logogen proposto

da Morton descrive una procedura di accesso automatico al lessico mentale, che passa attraverso l’analisi

delle semplici caratteristiche fisiche delle parole; ogni scatto del dispositivo Logogen rende più bassa, e

quindi più agevole da superare, la soglia necessaria a riconoscere la parola; il formato cognitivo della parola

è il concetto, cioè lo schema che organizza la conoscenza del mondo evocata da una certa parola; concetti

concreti sono più facili da acquisire dei concetti astratti; la più piccola unità cognitiva che possa valere come

che si manifesta come frase pensare

asserzione sul mondo non è la parola, bensì la proposizione,

implica mettere in relazione un concetto con almeno un altro: ciò di cui si dice qualcosa e ciò che se ne

(o soggetto, o tema) e predicato (o rema) sono i termini che individuano i 2 poli

dice: argomento

indispensabili alla relazione del pensare-parlare; le proposizioni si organizzano in reti a formare modelli

mentali che contengono la nostra comprensione di come stanno le cose nel mondo fisico e sociale e guidano

le nostre interazioni

IL PRIMING

il priming (letteralmente: azione di innesco) consiste nell’esecuzione agevolata di operazioni cognitive

anche se non

concernenti materiale verbale, dovuta alla percezione subliminale di una parola

per cui seleziona il relativo

adeguatamente percepita, quella parola opera da preattivatore di attenzione,

schema categoriale (tale fenomeno non conferma i timori di una persuasione subliminale, che spesso viene

ascritta tra le armi della pubblicità)

X. Lingua e cultura.

la lingua è strettamente intrecciata alla cultura sotto molti aspetti, perché attraversa le complesse procedure

con cui le varie comunità umane organizzano la loro esperienza del mondo

le lingue umane esprimono la natura delle cose o si reggono su convenzioni storico-sociali??

(ipotesi Sapir-

gli antropologi Sapir e Whorf hanno elaborato la teoria della Relatività Linguistico-Culturale

Whorf), secondo cui la lingua pone forti vincoli sul modo in cui ogni comunità culturale può concepire il

mondo: la ricchezza lessicale e l’organizzazione grammaticale di una determinata lingua disegnano

l’orizzonte entro cui la realtà potrà essere concettualizzata dalla cultura della comunità che la parla; Whorf

si spinge fino a sostenere che la lingua determina direttamente la rappresentazione del mondo sottoposta

a diverse critiche concettuali e a numerosi controlli empirici:

nella sua versione radicale, secondo cui la lingua determina la rappresentazione della realtà, tale ipotesi

che ogni comunità linguistico-culturale sia

risulta non soltanto infalsificabile, quindi arbitraria, ma comporta

chiusa all’interno del suo universo simbolico e che la traduzione interlinguistica sia una pratica pressoché

illusoria (si è dimostrato che la capacità di percepire i colori non dipende dal numero di parole messe a

disposizione dal lessico)

nella sua versione moderata, i sistemi linguistici mettono a disposizione delle persone (e delle comunità

culturali) i modelli interpretativi che le orientano nella costruzione della loro realtà di riferimento; MA la

lingua non è una camicia di forza imposta alle persone dal loro vivere in una determinata comunità sociale,

ma piuttosto una serie di lenti necessarie a sostenere la nera scatola mentale le parole non sono semplici

etichette, ma modelli interpretativi e potenziali argomentativi

XI. Funzioni e varietà della lingua.

a che serve parlare?? rendere noti i propri pensieri, manifestare ciò che si prova, rendere percepibile

funzione espressiva:

all’esterno il proprio vissuto privato

appellativa: rivolgersi ad altri, tentando di modificarne la mente o il comportamento

rappresentativa: descrivere un mondo di riferimento, cioè costruire un modello della realtà da cui ci si

sentone impegnati 40

fatica: parlarsi per il semplice piacere di farlo e di rinsaldare la propria relazione

attribuire valore estetico a certi risultati della propria produzione verbale

poetica:

riflettere sulla lingua che si usa

metalinguistica:

sono dovute:

le principali forme di variazione della lingua

all’evoluzione temporale (per cui si possono distinguere locuzioni antiquate, correnti o appena coniate)

alla distribuzione dei parlanti sul territorio (per cui si possono riconoscere forme dialettali o parlate locali)

alla differenziazione delle situazioni e dei tipi di relazioni che si stabiliscono tra i parlanti quest’ultima

variazione è regolata dalla definizione dei registri, per cui distinguiamo modi di espressione informale

(conversazioni tra amici) e modi di espressione formale nelle quali è

un ulteriore livello di variazione sostanziale è rappresentato dalle lingue settoriali o speciali,

raccolta l’esperienza del mondo che le persone fanno in base alla loro professione (ogni lingua settoriale

rende operativo un principio di differenziazione psicologica dei gruppi in noi verso loro)

XII. Il farsi del discorso nella conversazione.

la conversazione è l’evento prototipico delle interazioni comunicative con cui gli uomini gestiscono il progetto

è un’attività di enunciazione di senso ancorata ad un

di dare senso al mondo e a loro stessi; il discorso

orizzonte culturale di attese condivise e specificate di volta in volta da un determinato contesto; le

componenti della lingua (lessico e grammatica) sono dei potenziali di senso; per trasformarli in atti

comunicativi, le persone che interagiscono fanno riferimento ad una situazione enunciativa, o contesto; le

principali coordinate del contesto sono di natura spazio-temporale; tuttavia, il contesto situazionale non è

solo un ambiente fisico condiviso, ma anche un ambiente socio-relazionale-culturale; pertanto, poiché deve

molto

radicarsi in un contesto, anche se si realizza come pratica individuale, la logica del discorso è sociale;

cioè alle regole che le persone hanno

rilevanti sono le riflessioni relative al meccanismo della turnazione,

interiorizzato per controllare reciprocamente il modo in cui alternarsi nel parlare (permette alle persone di

partecipare in modo abbastanza ordinato alla conversazione); il modo di conversare dipende anche dal

formato interazionale che vincola le persone ad adottare obiettivi almeno parzialmente e temporaneamente

condivisi; aspetti costanti ed universali della conversazione:

(o coppia adiacente): questa si ha quando ciò che uno dice ha

fenomeno della sequenza complementare

un’alta rilevanza condizionale per ciò che dirà l’altro; il mancato rispetto delle aspettative sollevate dalla

sequenza complementare è caricato di senso

la conversazione è possibile perché i partecipanti si attengono ad un principio di cooperazione (regola

della quantità, della qualità, della relazione, del modo) la

le interazioni comunicative rispettano tale impianto anche quando si ha una conversazione aggressiva;

forza di tale impianto è tale da dare un senso anche alla violazione evidente di uno di queste massime, come

molte tattiche interazionali, come la metafora o l’ironia, funzionano

accade nelle implicature conversazionali:

grazie alla capacità delle persone di capire ciò che non viene detto, leggendo le intenzioni del parlante; la

frequenza con cui ognuno interviene in una conversazione e l’ampiezza temporale che riesce a dare ai propri

contributi sono indicatori dell’immagine di sé che vuole offrire agli altri

ATTI LINGUISTICI è assunta come preliminare da ogni indagine interessata a far luce sulla

la nozione di atto linguistico

dinamica delle reali intenzioni verbali in cui le persone sono coinvolte nella vita quotidiana la teoria

standard distingue 3 aspetti, o modalità, di realizzazione dell’atto linguistico, che si configura come:

atto locutorio: l’atto di dire qualcosa

è ciò che si fa nel dire qualcosa (un chiaro indicatore è l’intonazione)

atto illocutorio:

è ciò che si fa con il dire qualcosa (non avrebbe molto senso parlare se non si mirasse

atto perlocutorio:

anche a produrre degli effetti sugli altri) (persuadere)

nella sua totalità, l’atto linguistico può realizzarsi in 2 modalità:

diretta: quando c’è congruenza tra il significato delle parole e lo scopo per cui sono prodotte

quando non c’è corrispondenza immediata tra le parole dette e la meta intenzionale che le

indiretta:

sorregge, ma il parlante confida nelle capacità inferenziali del suo interlocutore

la griglia concettuale dell’atto linguistico non è esente da critiche, poiché la nozione cardine di forza

illocutoria non è definita chiaramente e comunque non basta a far trasparire l’intenzione del parlante: spesso

consente di chiarire che cosa sta facendo il parlante nel dire certe parole

solo il riferimento al contesto 41

XIII. Accordi e conflitti. (uomo-donna, genitore-figlio, ..) come prototipo degli

di solito si tende a considerare la relazione di coppia

eventi comunicativi alcuni disturbi riscontrabili nella relazione di coppia (blocchi emotivi, ostilità, rotture)

sono l’esito di routine comunicative minate da paradossi pragmatici, cioè da richieste sostanzialmente

derivano dal fatto che le persone possono non concordare sul modo di

impraticabili; alcune disfunzioni

attivare i principi della comunicazione, cioè gli schemi interpretativi degli eventi comunicativi quotidiani:

non si può non comunicare

ogni evento comunicativo è bifacciale, in quanto veicola contenuti e registra relazioni, cioè fornisce delle

notizie e ne stabilisce il valore per le persone, dà informazioni e chiavi per interpretarle

l’evento comunicativo in cui sono coinvolte 2 persone può essere segmentato in fasi diverse, non sempre

coincidenti (punteggiatura)

le persone possono comunicare mediante sistemi di segni retti da logiche differenti e con potenzialità

diverse che ha i

ogni evento comunicativo posiziona i partecipanti nella dimensione del potere interpersonale,

suoi estremi nell’aspirazione all’uguaglianza fra diritti e doveri (relazione simmetrica) e nel riconoscimento

della disparità (relazione complementare)

ogni evento di comunicazione interpersonale ha carattere sistemico, per cui gli effetti di certe posizioni

retroagiscono sulle loro cause in una relazione circolare perché è il risultato di una

il significato di ciò che avviene in un incontro interpersonale è dialogico, che è precedente alla

costruzione congiunta; di per sé il conversare richiede un impegno a cooperare bisogna

distinzione del rapporto con l’altro in termini positivi o negativi (amore/odio); anche per litigare

essere (almeno) in 2 a parlarsi con intenti lesivi: se in un diverbio l’altro non capisce come ingiuriosa una mia

espressione, cioè se non collabora a darle l’intenzione offensiva con cui è stata enunciata, ciò che dico non

ha senso; alcune forme di conflitto possono favorire una crescita di conoscenza e di adattamento reciproco,

ma quelle più frequenti si manifestano con veri e propri attacchi al proprio interlocutore, al fino di metterlo in

difficoltà

XIV. Capire per capirsi.

per comprendere un discorso, occorre attivare contemporaneamente molte procedure; la competenza

ricettiva della lingua è più ampia e precoce di quella produttiva; per capire, occorre che la persona sia vigile,

abbia accesso non solo al lessico mentale, ma anche ad uno sfondo di conoscenze sul mondo fisico e sociale

cioè si regge sulla capacità

che costituiscono la sua enciclopedia; l’intero processo ha carattere inferenziale,

di individuare informazioni implicite nel discorso e di anticiparne le conclusioni; anche la comprensione del

che impegna le persone a collaborare per rendere sensato

discorso è guidata dal principio di cooperazione,

ciò che dicono (di solito le persone fanno in modo che ciò che dicono sia chiaro, perché hanno tutto

l’interesse di essere capite; altrimenti fenomeni di fraintendimento e, quindi, di fallimento comunicativo);

operante nelle massime che regolano la

tuttavia, vi sono circostanze in cui il principio di cooperazione

conversazione viene messo in mora e ciò può avvenire sia in forma nascosta che palese:

a volte la violazione delle regole comunicative dev’essere occultata, come nelle menzogne e nelle

seduzioni, nei raggiri e negli inganni, che sono tutte situazioni in cui il vero intento del parlante non

dev’essere capito

altre volte, invece, il parlante mette in chiara evidenza la sua volontà di non rispettare questa o quella

massima conversazionale, perché reputa che in tal modo l’interlocutore può capire meglio ciò che intende

dire un mero evidente aggiramento del principio di cooperazione si verifica allorquando il parlante è costretto

a ricorrere a forme di comunicazione equivoca, cioè quando non soddisfa l’attesa del suo interlocutore di

essere chiaro

POTREMO PARLARE CON I COMPUTER?? per le

la comprensione del significato di un enunciato o di un testo rimane un traguardo piuttosto lontano

potenzialità dei computer; le maggiori difficoltà si incontrano nel riprodurre l’uso flessibile che la mente sa

fare della conoscenza del mondo e nel rendere di volta in volta disponibile il quadro contestuale pertinente

XV. Dire per spiegarsi. l’attività del parlare può essere

se capire i discorsi è un’attività così complessa, farli non lo è da meno;

poiché per certi scopi può essere utile

descritta nei suoi elementi costitutivi, cioè gli atti linguistici,

rintracciare gli indizi intenzionali legati alle proposizioni; ma per altri scopi può essere utile indicare le forme

globali che essa assume, cioè i vincoli derivanti dal suo rientrare in un certo genere discorsivo le principali

42

procedure psicologiche che consentono la composizione degli atti linguistici nelle strutture di un genere

(qualsiasi attività linguistica rappresenta un equilibrio tra i 2

discorsivo sono il narrare e l’argomentare

principali moduli espressivi del narrare e dell’argomentare) il parlare corrisponde a 2 modi di funzionare

della mente:

il testo argomentativo rivela un modo di pensare-parlare che consiste fondamentalmente nel fornire dei

dati a sostegno di una conclusione

il testo narrativo rivela un modo di pensare-parlare che impegna le persone a rispettare la

consequenzialità della vita e dell’azione

BOX n. 8. IL MODELLO ORATORIO DELLA MENTE

la mente è come un computer, poiché non fa altro che immagazzinare

per gli psicologi cognitivisti ritengono riduttiva tale

informazioni, codificarle e rievocarle quando servono gli psicologi contestualisti

analogia, perché la mente non si limita a registrare eventi, ma tenta di trovarne un senso

l’attività umana del pensare è un dibattimento tra un determinato argomento e il suo contrario aderire alla

metafora dibattimentale/oratoria del pensiero vuol dire che la spiegazione di ciò che noi facciamo in quanto

soggetti di attività psichica non è racchiusa unicamente nei principi di funzionamento delle reti neurali, ma

risponde anche ai vincoli e alle strategie della negoziazione del significato in un contesto storico-culturale

dato; tutto ciò che io intendo è sempre l’esito di un confronto argomentativo

XVI. Esito, dunque esisto.

quando le persone parlano, il flusso dei suoni non è sempre stabile e uniforme; la mente del parlante è

impegnata in una serie di procedure tra loro connesse; di solito tutti questi processi si svolgono in modalità

comportano un tale accumulo di informazione da elaborare, che

sincrona con il farsi del discorso, ma talvolta

il computer mentale va momentaneamente in pausa o sfrigola in farfugli esitativi possono verificarsi vari

tipi di pause:

quando le interruzioni della catena sonora sono percepibili come silenzio, abbiamo delle pause vuote

invece, sono delle brevi interruzioni nella catena fonematica, che vengono coperte da

le pause piene,

vocalizzi (mhm) o da segregati vocali come sbadigli, risatine, grugniti

le pause di giuntura, infine, sono quegli attimi di silenzio che si verificano quando il parlante deve

articolare insieme i sintagmi di una frase o le frasi all’interno di un più vasto segmento testuale

ai fenomeni di esitazione; quando un individuo

alcuni parlanti e alcuni contesti sono maggiormente esposti

esita nel parlare, sta implicitamente dichiarando di essere impegnato a pensare come dire meglio

Freud inserì i

altri riscontri sui processi cognitivi del parlare sono forniti dalla possibilità di incorrere in errori;

lapsus languae tra i possibili modi di manifestarsi dell’inconscio; ipotesi degli psicologi cognitivisti: se

osserviamo la varia tipologia di errori che normalmente di commettono nel parlare (anticipazioni,

posticipazioni, permutazioni, fusioni) risulta che il lapsus rivela l’incepparsi della corrispondenza tra

pianificazione ed esecuzione del discorso; i fenomeni di esitazione non raggiungono il livello della

consapevolezza perché le risorse attentive della persona sono impegnate a fronteggiare il sovraccarico

cognitivo o emotivo sperimentato nel parlare; tuttavia, c’è una situazione in cui la persona è costretta a

prendere consapevolezza del fatto di esitare, cioè quando non riesce a dire una certa parola, proprio quella

quando una

che gli serve in quel momento lì e che per giunta ammette di avere sulla punta della lingua:

persona è in tale condizione, dispone in effetti di molte informazioni su quella parola

I DISTURBI DEL LINGUAGGIO

un primo criterio distingue tali disturbi in evolutivi e duraturi: alcune difficoltà di comunicazione verbale sono

legate ad una particolare fase del ciclo di vita, per cui possono scomparire col tempo; altre manifestazioni di

alcuni deficit

anomalia tendono a persistere un altro criterio differenzia i disturbi in periferici e centrali:

sono dovuti a qualche imperfezione nella forma o nella funzionalità dell’apparato vocale-uditivo, altri deficit

nell’organizzazione del linguaggio derivano da lesioni di alcune aree della corteccia cerebrale, dovute a

patologie neurologiche o vascolari e a traumi cranici

le patologie del linguaggio più note sono:

sordità: la perdita, parziale o totale, dell’udito comporta una difficoltà o l’impossibilità di articolare suoni

(è molto utile insegnare loro una forma gestuale di comunicazione)

è un incepparsi continuo del meccanismo fonoarticolatorio, per cui risulta alterato il ritmo

balbuzie:

dell’eloquio 43

dislessia: difficoltà, più o meno grave, a riconoscere la possibile traduzione grafica dei suoni e, quindi, a

tradurre i fonemi in grafemi

disturbi specifici nella comprensione e produzione del linguaggio causati da lesioni ad aree

afasie:

corticali specifiche (lo studio di tali disturbi ha consentito di individuare le aree della corteccia cerebrale che

sono interessate al controllo della parola)

Sindrome Sintomi Natura del deficit Area danneggiata

Afasia di discorso non fluente; agrammatismo (sono la persona capisce, ma si esprime molto parte posteriore del lobo

Broca omesse spesso le parole funzionali, che lentamente, a grande fatica e in modo frontale inferiore

rendono scorrevole il discorso, come articoli, confuso, poiché sono alterate la

ausiliari, morfemi flessivi, coniugazione dei pianificazione e la produzione del discorso

verbi)

Afasia di la persona si esprime facilmente e in fretta, ancorché fluente, il discorso non è metà posteriore dell’area

Wernicke ma la comprensione uditiva è povera coerente; alterati i modelli fonetici delle temporale

parole

Afasia di difficoltà nel reperire le parole non c’è connessione tra i modelli fonetici fascicolo arcuato (fascio

conduzione e l’area di produzione di fibre che connette il

loro temporale a quello

frontale)

Afasia sono disturbate tutte le funzioni del sono danneggiati tutti i componenti larga parte dei lobi

globale linguaggio dell’elaborazione linguistica frontale e temporale

XVII. Oralità, scrittura, multimedialità.

ciò che gli uomini sanno del loro linguaggio dipende in gran parte dalla loro appartenenza a società

alfabetiche; per le società a cultura orale i discorsi sono eventi o modi dell’agire e come tali sono intrisi di

invece, i testi sono strumenti per rappresentare una certa conoscenza del

potere; per la cultura scritta,

mondo e di sé; leggere e scrivere sono le pratiche prototipiche organizzate dalle società alfabetiche in

contesti formali di insegnamento-apprendimento della lingua, gestiti dall’istituzione scolastica; imparare a

leggere e a scrivere comporta una trasformazione complessiva delle operazioni mentali; il modello standard

proposto per spiegare i processi attivati nella lettura mette a disposizione delle persone 2 possibili strategie:

comporta che, nel riconoscere una parola, il lettore sappia anche come si pronuncia; è

via lessicale:

praticata per leggere le parole irregolari

via fonologica: impegna il lettore a combinare i risultati di una verifica nel sistema di conversione

grafema-morfema; è praticata per leggere le parole non disponibili nel lessico mentale o le non parole

leggere e scrivere istituiscono abilità che generano una nuova forma di soggettività, in quanto l’individuo può

sperimentare un maggiore controllo sui meccanismi sociocognitivi di questo nuovo modo di comunicare; le

che sono

abilità di lettura e scrittura favoriscono anche il consolidarsi di una consapevolezza metalinguistica,

ulteriormente favoriti dalla multimedialità che caratterizza la maggior parte delle pratiche comunicative

attuali

XVIII. La costruzione sociale del senso.

le scelte linguistiche costruiscono l’identità personale e sociale degli individui, in quanto rendono più o meno

trasparente come essi si collocano nella rete dei resoconti che la società mette a disposizione per spiegare gli

con cui le persone danno un assetto

eventi; anzitutto la pratica sociale del parlare genera gli schemi cognitivi

ordinato (e spesso gerarchico) alla loro esperienza del mondo; le varie forme del parlare consentono agli

individui di vivere in un universo consensuale, nel quale tutti sanno di potersi avvalere di memoria,

atteggiamenti, valori ed emozioni comuni, che stabiliscono appunto il senso comune; i discorsi rendono

cioè quelle specifiche modalità conoscitive con cui gli individui e i gruppi

operative le rappresentazioni sociali,

negoziano il significato da dare alla realtà; i discorsi di tutti i giorni collegano le persone alla struttura sociale,

l’ideologia penetra nei discorsi quotidiani soprattutto attraverso gli

per cui sono veicoli di ideologie;

cioè delle generalizzazioni eccessive che esprimono una valorizzazione (positiva o negativa) di un

stereotipi,

oggetto socialmente rilevante, sia esso un’etnica, un gruppo, una professione o una situazione; di solito gli

stereotipi alimentano i pregiudizi, cioè delle interpretazioni ingiustificate adottate dagli individui e dai gruppi

per proteggersi dalla paura degli altri (la forma più pericolosa del pregiudizio riguarda l’appartenenza etnica)

alcune ricerche hanno evidenziato una tendenza sistematica delle persone ad esprimere in un certo modo il

favoritismo verso il proprio gruppo di appartenenza; se si è costretti a dare una valorizzazione negativa di un

cioè il tipo di relazione che si ha rispetto ai 2 gruppi coinvolti,

certo evento, allora il proprio posizionamento, di ciò che è avvenuto; ogni

comporta anche delle tendenze a formulare in un certo modo la spiegazione 44

scelta linguistica adotta un particolare repertorio interpretativo che contiene giudizi di valore e indicazioni

circa la condotta da seguire; nel loro parlare, le persone esercitano una forma di potere simbolico;

Bernstein ha ipotizzato che la stratificazione sociale comporti anche un diverso potenziale espressivo e che

l’insuccesso scolastico cui sono esposti i bambini provenienti da strati sociali più poveri sia dovuto

essenzialmente alle condizioni di svantaggio comunicativo in cui avviene la loro crescita tale teoria del

deficit linguistico fu contrastata da Labov, il quale propose una teoria della differenza, secondo cui ogni

strato sociale ha il proprio potenziale comunicativo, adeguato alle sue specifiche condizioni di vita: il potere

di cui ognuno si rivela dotato nel parlare non è una qualità stabile, ma si lega ad un’immagine di sé che

dev’essere sempre confermata dagli altri e quindi è esposta a critiche, revisioni, contestazioni

8. INTELLIGENZA E PENSIERO.

I. Le teorie implicite dell’intelligenza. ossia i complessi di

alcuni studiosi hanno cercato di individuare le cosiddette teorie implicite dell’intelligenza,

opinioni che ogni individuo possiede circa l’intelligenza cercando di raggruppare le caratteristiche attribuite

all’intelligenza, Stenberg ha individuato le seguenti categorie:

capacità di soluzione dei problemi (capacità di ragionamento logico, di individuare relazioni tra le idee e

di approfondirle, di adattarsi alle situazioni e di mantenere una mentalità aperta)

abilità verbale e competenza sociale (tolleranza verso gli altri, interesse per il mondo circostante,

capacità di giudizio e capacità di riconoscere i propri errori, curiosità e puntualità)

è relativo al contesto culturale cui si appartiene e che, in particolari ambiti, esso

il concetto di intelligenza

include elementi che vanno oltre i temi classicamente studiati dalla psicologia del pensiero; le persone usano

le proprie teorie ingenue per la valutazione delle capacità altrui

II. Tipi di intelligenze.

le impostazioni di Binet (studio dell’età mentale) e di Stern (studio del QI), tese a ricavare un’unica misura

che si manifesta in modo

dell’intelligenza, presuppongono che questa sia una capacità generale e omogenea

simile nei diversi campi cui l’individuo si applica

l’idea che l’intelligenza non sia un’abilità monolitica, ma che vi siano invece forme diverse di intelligenza,

andò affermandosi soltanto in seguito, soprattutto grazie agli apporti dell’impostazione fattorialistica:

secondo questa prospettiva, l’intelligenza è considerata una struttura articolata, scomponibile in parti,

chiamate fattori, le quali corrispondono a distinte abilità che possono essere messe in luce attraverso

appropriate metodologie sperimentali e di analisi statistica se si parte dell’assunto che l’intelligenza sia

un’entità composta da vari elementi, il problema diventa quello di stabilire quanti e quali sono i suoi fattori:

una teoria parsimoniosa (e in parte ancora vicina all’idea di intelligenza unica) è quella di Spearman,

riferito ad un’abilità presente in tutti i

che prevede 2 soli tipi di fattori: un fattore generale (o fattore g),

compiti intellettivi, e alcuni fattori specifici propri dei diversi compiti (riflette l’effetto

un’altra bipartizione è proposta da Cattell che distingue tra intelligenza cristallizzata

(fa riferimento ad abilità che non sono trasmesse dalla cultura)

dell’acculturazione) e intelligenza fluida (collegata al linguaggio e al

Vernon distingue invece nell’intelligenza un’attitudine verbale-scolastica

(corrispondente alle abilità spaziali e manuali)

calcolo matematico) e un’attitudine pratico-operativa

intellettive primarie: ragionamento astratto, ragionamento spaziale,

Thurstone individua 5 attitudini

abilità numerica, fluidità di pensiero, significato verbale

le ultime tipologie citate suggeriscono l’idea che l’intelligenza si differenzi secondo l’ambito in cui si trova ad

in cui si

operare in questa prospettiva, Gardner sostiene la cosiddetta teoria delle intelligenza multiple,

continua a considerare l’intelligenza come composta da abilità distinte, che però non sono intese come fattori

come avveniva nelle teorie sopra esposte, alla

specifici per dominio: tali abilità si riferiscono non soltanto,

sfera intellettiva, bensì sono individuate, come avviene nelle teorie implicite, in una maggior varietà di campi

ipotizza l’esistenza di 7 forme di intelligenza:

linguistica corporea

musicale intrapersonale

logico-matematica interpersonale

spaziale

Gardner ha ipotizzato anche l’esistenza di 2 ulteriori intelligenze, denominate

naturalistica

spirituale, o esistenziale

45

III. Architetture dell’intelligenza. di intendere l’organizzazione dell’intelligenza, un modo che

abbiamo sinora considerato un modo orizzontale

porta ad individuare tipi di intelligenze poste, per così dire, sullo stesso piano, una di fianco all’altra

ipotizzando vari livelli una concezione di

l’intelligenza può essere però articolata anche in senso verticale,

questo genere è stata elaborata da Guilford: secondo questo psicologo le varie capacità mentali sono

ordinate secondo 3 assi:

operazioni: attività di base che la mente compie con le informazioni che riceve dai sistemi percettivo-

sensoriali fanno riferimento alla natura delle informazioni

contenuti:

si riferiscono alla forma assunta dall’informazione quando viene elaborata dalla mente, cioè ai

prodotti:

risultati dell’applicazione di un’operazione ad un contenuto

una teoria recente dell’intelligenza è la teoria triarchica di Stenberg: questa si compone di 3 sotto-teorie:

teoria contestuale: definisce l’intelligenza in rapporto all’ambiente

studia l’interazione tra l’individuo e i compiti che deve affrontare

esperienziale:

cerca di individuare i meccanismi mentali di base, le componenti, appunto,

componenziale:

dell’intelligenza

le componenti sono unità elementari di trattamento dell’informazione, unità che compiono una singola

specifica operazione mentale, e sono organizzate su 3 livelli:

meta-componenti: sono responsabili dell’organizzazione generale del pensiero

sono quelle che permettono di realizzare i piani stabiliti a livello di meta-

componenti di prestazione:

componenti sono utili per affrontare situazioni che si presentano per la

componenti di acquisizione di conoscenze:

prima volta

IV. Pensare per analogie.

di fronte ad una situazione nuova, l’operazione mentale più economica consiste nel cercare nell’esperienza

al caso presente; un tipo di transfert è dato

passata degli elementi che possano essere trasferiti (transfert)

questo si basa sull’applicazione di conoscenze relative ad una situazione nota

dal ragionamento per analogia:

ad una situazione non nota, attraverso un processo che permette di individuare una serie di corrispondenze

tra la prima e la seconda; l’analogia di proposizione può essere così espressa: A sta a B come C sta a D

di trovarsi di fronte a situazioni così ben delineate come le

però, nella vita di tutti i giorni, capita raramente

analogie di proporzione per studiare sperimentalmente questo genere di casi, viene impiegata una

procedura che prevede una fase di acquisizione (viene presentata la source, ossia uno stimolo che contiene

(viene presentato il target,

un’idea utile all’esecuzione del compito successivo) e una fase di problem-solving

un problema ambientato in un contesto molto diverso da quello della source, che tuttavia può essere risolto

applicando un principio che è in essa incluso) attraverso questo tipo di procedura è stato possibile

individuare, nella soluzione di un problema per via analogica, 3 passaggi:

costruzione della rappresentazione mentale della source e del target

proiezione della source sul target: tale proiezione inizierebbe con il rilevamento di alcune corrispondenze

tra le 2 rappresentazioni che si estenderebbe poi anche agli altri aspetti

generazione di un piano di soluzione per il target attraverso l’applicazione di azioni descritte nella source

cioè una struttura organizzata gerarchicamente in

tale piano di soluzione viene intesto come uno schema,

uno stato iniziale (comprendente i vincoli della situazione, le risorse disponibili), l’obiettivo da raggiungere e

la strategia per raggiungerlo; si ragiona per analogia quando ci si accorge che source e target sottendono,

ad un livello astratto, o profondo, il medesimo schema e che quindi ciò che è servito nella prima può

risultare utile anche nella seconda (non è facile rilevare spontaneamente le corrispondenze tra source e 46

target, perché questi presentano caratteristiche di superficie diverse, trattandosi di situazioni con differente

contenuto)

V. Ragionamento induttivo.

da vari casi particolari ricaviamo una conclusione generale:

pensiero induttivo: un concetto è un’entità che

una semplice forma di induzione è data dalla formazione dei concetti;

sussume tutti gli elementi che condividono certe proprietà; i concetti non sono stabiliti sulla base di un

elenco di caratteristiche, ma sono organizzati secondo somiglianze di famiglia; possono essere intesi come

insiemi sfumati, in cui vi sono elementi prototipici che si collocano nell’area centrale, in quanto possiedono le

proprietà che maggiormente ricorrono negli esemplari della categoria, anche se non sono proprietà

definitorie ed elementi non prototipici che si collocano alla periferia, in zone che sfumano in quelle di altre

categorie i soggetti

il pensiero induttivo non porta soltanto a costruire concetti, ma anche a formulare ipotesi;

tendono a formulare ipotesi molto specifiche e propendono a confermare le proprie ipotesi, anziché a

falsificarle, strategia che sarebbe più vantaggiosa

VI. Ragionamento deduttivo.

quando si possiede un principio generale, si può compiere il percorso inverso dell’induzione: la deduzione,

consistente nel ricavare conclusioni particolari da affermazioni generali:

che si attiva quando occorre stabilire se un

una forma di deduzione è il ragionamento condizionale,

enunciato generale è applicabile ad un caso particolare sono possibili 2 tipi di errori:

tendenza a validare un principio attraverso casi positivi e non attraverso esempi falsificanti

errore dell’affermazione del conseguente che induce a ritenere simmetrico il rapporto di implicazione

logica presente nel principio (così come essere mamma implica essere donna, ma essere donna non implica

essere mamma)

si è meno indotti a commettere errori di questo genere se il compito viene presentato, mantenendo la

medesima struttura logica, con riferimento a situazioni concrete e familiari

struttura logica in cui, date 2 premesse, in

un’altra forma di deduzione è data dal sillogismo categoriale,

si trae una conclusione in

cui si enunciano 2 rapporti nei quali ricorre il medesimo termine (termine medio),

cui non compare il termine medio anche in questo caso si possono produrre degli effetti psicologici che

portano a commettere degli errori: secondo cui le premesse creano una sorta di aspettativa che

uno di questi è l’effetto atmosfera,

induce il soggetto, per esempio, a ritenere corretta una conclusione del medesimo tipo delle premesse

a trarre in inganno: se una conclusione

in altri casi è il contenuto delle deduzioni sillogistiche

scorretta dal punto di vista logico è conforme a ciò che accade abitualmente nel mondo, si è portati a

considerarla valida (e viceversa)

VII. Ragionamento probabilistico e presa di decisione.

il nostro pensiero non è chiamato soltanto a inferire conclusioni certe; molte volte deve compiere previsioni

circa eventi il cui verificarsi è verosimile ma non è assicurato in questi casi si tratta di stimare la

probabilità di ottenere certi risultati e su questa base prendere decisioni; vi sono principi logici e leggi

statistiche che permettono di stabilire il grado di probabilità di certi eventi, ma il nostro pensiero non vi si

adegua sempre; perché si incorre nell’errore detto fallacia della congiunzione (viene stimato meno probabile

il verificarsi di un evento rispetto al verificarsi di tale evento in congiunzione con un altro evento)?? perché

quell’evento ci sembra più rappresentativo dell’idea che ci siamo fatti; talvolta l’errore dipende non

dall’euristica (strategia di pensiero) dalla rappresentatività, ma dall’euristica della disponibilità, ossia dalla

facilità con cui riusciamo a farci venire in mente un caso che possiede determinate caratteristiche; queste

fallacie nelle stime di probabilità possono tradursi in incongruenze nella presa di decisione

VIII. Lo spazio del problema.

è possibile formulare una descrizione generale di come procede il pensiero?? è ciò che si è tentato di fare

nella prospettiva dell’elaborazione dell’informazione (o dell’HIP: Human Information Processing), proponendo

la soluzione di un problema richiede che vengano definiti i

un modello generale di problem-solving

seguenti elementi:

stato iniziale

stato finale che si intende raggiungere

gamma di operatori (ossia delle azioni) che possono essere applicati allo stato del problema al fine di

trasformarlo 47

vincoli che pongono condizioni ulteriori, rispetto al semplice raggiungimento dello stato finale, perché il

processo solutorio possa dirsi soddisfacente (es: raggiungere lo stato finale con il più basso numero possibile

di passaggi) rappresentato da tutti gli stati che potenzialmente sono

si viene così a costituire lo spazio del problema,

raggiungibili, a partire da quello iniziale, attraverso l’applicazione degli operatori disponibili; assume la forma

di un grafo; la soluzione del problema è data dalla sequenza di operatori che possono trasformare lo stato

iniziale del problema in quello finale nel rispetto dei vincoli dati; risolvere un problema significa trovare la

strada che dallo stato iniziale permette di raggiungere lo stato finale o goal (obiettivo); è possibile adottare 2

tipi di strategie: gli algoritmi e i metodi euristici

consiste nell’esplorazione sistematica di tutte le possibili vie di soluzione,

la procedura algoritmica

scegliendo uno dei possibili stati che seguono allo stato iniziale, a partire da tale stato si esplora uno di quelli

che sono raggiungibili e così di seguito finché o si trova la soluzione o ci si imbatte in un punto cieco, in

quest’ultimo caso si retrocede al penultimo stato esplorato e si imbocca un altro percorso

suggerisce invece di analizzare tutti gli stati che si diramano da quello

un’altra strategia algoritmica

iniziale, si procede quindi analizzando tutti i successivi possibili stati intermedi raggiungibili da tale primo

livello di stati e così via sino ad identificare uno stato che corrisponda alla soluzione

le procedure descritte assicurano sempre, prima o dopo, il raggiungimento della soluzione, ma richiedono

tempo e fatica perché esigono che siano provate tutte le possibili trasformazioni

nell’impossibilità, o difficoltà, di applicare un algoritmo, si può tentare l’attivazione di una strategia euristica;

di una

il termine euristica è qui impiegato per designare le procedure che contribuiscono a ridurre la ricerca

soluzione rispetto all’esplorazione di tutte le alternative possibili: ciò viene perseguito limitando il numero

delle alternative da esaminare a quelle che sembrano avere maggiori probabilità di successo; non essendo

prese in considerazione tutte le possibili sequenze di mosse, non vi è la certezza di giungere alla soluzione,

né di giungervi attraverso la via ottimale

IX. Metodi euristici. si scelgono gli stati intermedi più vicini al goal

una prima strategia euristica è l’arrampicata sulla collina:

consistente nell’individuare un sotto-obiettivo il cui raggiungimento

una seconda euristica è il subgoaling,

è preliminare al conseguimento dello stato finale e nel concentrarsi sulla ricerca della strada per arrivare a

tale sotto-obiettivo

una terza strategia consiglia, stabilito lo stato iniziale e la meta finale, di ridurre progressivamente la

distanza tra i 2 stati si ha una ricerca in avanti quando si applica, come

un’ultima strategia euristica è la ricerca all’indietro;

negli esempi sinora considerati, un operatore allo stato attuale del problema per produrre un nuovo stato; si

attua la ricerca all’indietro quando, anziché partire da uno stato iniziale per pervenire al goal, si procede

partendo dallo stato finale per individuare quali operatori vi conducano

X. Il pensiero divergente.

nelle situazioni sinora considerate vi è uno stato iniziale che dev’essere trasformato in un ben definito stato

si avverte che ciò che è

finale; in altri casi il pensiero non ha una precisa idea dell’obiettivo da raggiungere;

disponibile è inadeguato ma non si sa ancora bene che cosa si vuole ottenere perché il punto di arrivo non è

già dato, ma dev’essere trovato o inventato in questi casi il pensiero deve diventare creativo pensiero

divergente pensiero convergente pensiero divergente

viene attivato nelle situazioni che permettono è attivato nelle situazioni che permettono più vie di uscita o di sviluppo

un’unica risposta pertinente

rimane circoscritto entro i confini della va al di là di ciò che è contenuto nella situazione di partenza, ricerca in varie

situazione e segue le linee interne alla direzioni e produce qualcosa di nuovo

situazione stessa rispettando o utilizzando

regole già definite e codificate si tratta di situazioni per le quali non c’è un’unica risposta corretta, non occorre

riferirsi a regole o all’esperienza passata (si possono immaginare casi mai

sperimentati), si possono prospettare soluzioni che evadono dai termini del

problema, il quale viene così impostato in una nuova ottica

secondo Guilford, i principali aspetti che contraddistinguono il pensiero divergente sono:

fluidità: capacità di produrre tante idee, senza riferimento alla loro qualità o adeguatezza

flessibilità: capacità di passare da una successione o catena di idee ad un’altra, da una categoria di

elementi ad un’altra 48

originalità: capacità di trovare idee insolite, cioè idee cui in genere le altre persone non pervengono

capacità di percorrere sino in fondo la linea di pensiero intrapresa; affinché un’idea

elaborazione:

originale possa produrre risultati apprezzabili occorre che l’intuizione iniziale venga sviluppata sino a

giungere ad una formulazione rapportabile allo specifico problema in relazione al quale essa è sorta

capacità di selezionare, tra le varie idee prodotte, quelle più pertinenti agli scopi

valutazione:

questa visione del pensiero creativo, basata sulla produzione ricca di idee e sulla loro valutazione, è presente

anche in concezioni più recenti secondo Johnson-Laird la creatività si fonda sulla generazione casuale di

idee e sulla loro selezione; esistono 2 tipi di selezione:

il primo è definito neo-darwiniano, in quanto prevede un primo stadio in cui le idee vengono generate in

modo casuale e un secondo stadio in cui esse vengono valutate secondo certi criteri: sopravvivono

solamente le idee che superano questa valutazione

il secondo è neo-lamarckiano, perché la produzione delle idee è guidata da un criterio: in questo caso si

generano soltanto idee all’interno di un ambito prefissato

IL BRAINSTORMING

è un metodo ideato da Osborn per sviluppare la creatività nell’ambito dell’organizzazione aziendale e nel

campo delle innovazioni tecnologiche; riguarda la terza e la quarta fase della soluzione di un problema e si

compone di 2 momenti: in cui, dato un problema, viene chiesto di proporre in relazione ad

il primo è un momento produttivo

esso il maggior numero possibile di idee, non importa quanto adeguate alla soluzione

il secondo momento è di tipo valutativo: le idee proposte vengono giustificate e selezionate in base alla

propria efficacia egli

durante il brainstorming è importante che l’individuo rispetti il principio del differimento del giudizio:

deve esprimere liberamente, senza porsi alcun limite, quanto gli passa per la mente, evitando di formulare

valutazioni ed evitando di inibire o abbandonare idee che possano sembrargli fuori luogo, bizzarre o ovvie; il

che quanto maggiore è la ricchezza e la varietà delle idee

brainstorming si basa infatti sulla convinzione

emerse, tanto maggiore è la probabilità di trovare suggerimenti interessanti e nuovi

XI. Associazioni creative di idee.

un aspetto che aiuta a caratterizzare il pensiero creativo è rappresentato dal particolare tipo di legame che

collega un elemento mentale ad un altro; Mednick ha proposto di identificare la creatività con la capacità di

ossia mettere insieme in modo utile idee usualmente non collegate tra loro,

stabilire associazioni remote,

combinare in modo nuovo e inconsueto elementi disparati che apparentemente hanno poco in comune tra

è stata ripresa in tempo recenti da vari autori:

loro la visione associazionistica della creatività

secondo Weisberg il soggetto creativo, di fronte ad un problema, cerca di recuperare informazioni dalla

propria memoria per immaginare possibili soluzioni (ruolo attivo del soggetto)

su questa linea, Simonton postula l’esistenza di elementi mentali che, combinandosi, danno luogo a

configurazioni; così, possono intervenire delle variazioni nel modo con cui gli elementi si combinano; le

variazioni creative dipendono dalla numerosità degli elementi mentali posseduti e dalla forza delle

associazioni che si stabiliscono tra questi

anche Schank vede all’opera nel pensiero creativo un meccanismo associativo: la creatività emerge

quando, invece di cercare una spiegazione tipica per l’evento, si prende come punto di partenza un altro

evento simile a quello originario ma abbastanza diverso perché conduca ad un altro genere di idee

che si basano su principi di tipo associazionistico:

esistono varie tecniche per incrementare la creatività

consiste nel porre in relazione 2 elementi al fine di farne scaturire un

il metodo delle relazioni forzate

terzo (esempio del leggere sdraiati a letto) la

un utilizzo sistematico della combinazione degli elementi del problema si ha con l’analisi morfologica:

procedura richiede inizialmente di scomporre il problema da risolvere nei suoi aspetti o punti principali;

successivamente tali elementi vengono combinati tra loro in modo casuale, al fine di produrre associazioni

che possono rivelarsi particolarmente utili (esempio del nuovo veicolo da inventare)

XII. Il pensiero produttivo e la ristrutturazione.

la creatività talvolta sembra dipendere da un cambiamento nella visione complessiva della situazione il

è stato chiamato dagli psicologi della

pensiero che porta ad individuare in ciò che è dato qualcosa di nuovo

teoria della Gestalt pensiero produttivo modalità di pensiero riproduttive, le quali portano il soggetto a

riprodurre meccanicamente procedimenti precedentemente appresi; il pensiero produttivo non è 49

contraddistinto né dal procedere per tentativi né dalla riattivazione automatica di una risposta consolidata,

il soggetto ha una

ma dall’emissione istantanea di una nuova risposta a seguito di un insight (intuizione):

sorta di illuminazione e la situazione gli si presenta improvvisamente in una nuova luce e diviene

immediatamente evidente qualche suo nuovo aspetto prima non avvertito o non considerato; il pensiero

riproduttivo si limita invece alla registrazione, talvolta automatica, degli aspetti superficiali, senza una reale

comprensione della struttura; nonostante i tentativi di riportare la ristrutturazione a processi di tipo

associazionistico, o nell’ottica Human Infomation Processing, pare innegabile la presenza nel pensiero di

momenti critici, in cui si attuano delle svolte cognitive di tipo qualitativo che portano a comprendere la

situazione in modo diverso sono vari gli ostacoli che si contrappongono alla ristrutturazione:

fa sì che alcuni elementi del problema mostrino una certa resistenza alla trasformazione: essi

fissità:

vale a dire la tendenza ad

paiono essere dati come immutabili (una forma particolare è la fissità funzionale,

impiegare gli elementi del problema secondo il loro uso comune, o tradizionale, mentre la soluzione richiede

invece che tali elementi vengano impiegati in un ruolo insolito)

consiste nella tendenza a ripetere la medesima strategia già attuata con

meccanizzazione del pensiero:

successo nel passato, anche se la situazione attuale permette l’applicazione di una strategia diversa e

maggiormente economica

atteggiamento latente: una persona con un proprio caratteristico modo di rispondere ad una certa

categoria di problemi è portata a rispondere ad un diverso genere di problemi secondo la medesima

modalità, anche se questa ora non è più pertinente

il persistere in una strategia improduttiva

direzione:

oltre agli ostacoli sopra ricordati, la soluzione di un problema può risultare impedita da fattori di ordine

linguistico (certe espressioni verbali che compaiono nell’enunciato del problema, che di per sé permettono

una duplice interpretazione, tendono ad essere decodificate in un unico senso così da nascondere la

soluzione)

L’INCUBAZIONE

l’emergere di idee innovative segue improvvisamente ad un periodo in cui il problema in questione era stato

abbandonato come si spiega questo fenomeno??

gli individui che possono avvalersi di un periodo

una prima spiegazione chiama in causa l’affaticamento:

di sosta si riposerebbero, cosicché potrebbero in seguito riprendere il problema con maggior efficienza; altri

i soggetti si avvantaggerebbero del periodo di interruzione per

sostengono che accadrebbe proprio l’opposto:

compiere ulteriori tentativi di soluzione (il periodo di incubazione potrebbe inoltre aumentare la probabilità

che si verifichino eventi esterni che possono aiutare la soluzione)

secondo un’altra interpretazione, si sostiene che il periodo di incubazione serve alla persona per

dimenticare le direzioni improduttive precedentemente imboccate dal pensiero

infine, viene anche ipotizzato che la mente, quando il problema viene abbandonato, continui a lavorarvi

sopra, ma in una modalità inconscia

XIII. Pensiero e metacognizione.

indica l’insieme delle riflessioni che l’individuo è in grado di compiere circa il

la metacognizione

funzionamento della mente, propria e altrui; nella mente si può innanzitutto individuare un primo livello di

in cui sono collocabili le operazioni delle quali un

contenuti e di processi, quello della cosiddetta cognizione,

individuo si avvale per svolgere funzioni quali dedurre, prendere decisioni, ..; al di sopra della cognizione si

ritiene sussista un ulteriore livello di attività psichica, quello della metacognizione, collegato alla

consapevolezza e alla conoscenza che noi abbiamo di quanto avviene nella mente al livello inferiore; vi è

anche un aspetto più attivo della metacognizione che fa riferimento alla possibilità di attingere a ciò che si

sa, o si presume di sapere, circa il modo di funzionare della mente per controllare i propri processi di

pensiero; le abilità collocate a livello di meta-componenti sono le seguenti:

saper definire la natura del problema o della la rappresentazione mentale adeguata delle

situazione che si deve affrontare informazioni

selezionare le fasi necessarie per la soluzione saper distribuire le risorse intellettive

la strategia pertinente saper verificare la soluzione

la valutazione della facilità o semplicità del compito, la stima del

altri elementi metacognitivi riguardano

tempo, dell’impegno, dello sforzo e del carico mentale richiesto per l’elaborazione cognitiva, il riconoscimento

delle potenziali fonti di difficoltà e di errore; la rilevazione dei vantaggi e dei limiti connessi a certi tipi di

materiali e di processi mentali e l’esame delle risorse che sono a disposizione; l’essere coscienti delle proprie

capacità, abitudini e preferenze, il senso di insicurezza o di padronanza che suscitano certi compiti o che 50

scaturisce da certe strategie, il tipo di emozioni e di motivazioni che si collegano all’attivazione di determinati

processi mentali quanto più l’individuo è metacognitivamente competente, tanto più ha successo nei

compiti di ragionamento

9. MOTIVAZIONE ED EMOZIONE.

ha a che fare con ciò che ci spinge ad agire: essa si riferisce infatti alle forze che dirigono e

la motivazione

sostengono il comportamento, rendendolo possibile; è strettamente legata alle emozioni

I. Le teorie dell’istinto. è stata

la nozione di istinto è stata spesso utilizzata per esprimere il carattere naturale della motivazione;

di ispirazione etologica per denominare dei pattern

applicata dagli studiosi del comportamento animale innescati da stimoli specifici

(modelli) comportamentali innati, a carattere automatico ed involontario,

(stimoli-segnale); fissi, in quanto non appresi, non modificabili dall’apprendimento e rigidi alcuni studiosi

hanno sostenuto che anche nella nostra specie vi sono alcuni tipi di risposta, ovviamente molto semplici, che

sembrano essere innati ed avere le stesse caratteristiche di immodificabilità del comportamento istintivo,

come i riflessi (es: il riflesso di suzione del neonato), oppure talune espressioni facciali (come il sorriso)

naturalmente, però, le analogie con le osservazioni compiute nel mondo animale non devono far dimenticare

che è molto sensibile all’apprendimento e alla cultura;

le differenze enormi con il comportamento umano,

inoltre, la nozione di istinto appare alquanto inappropriata per poter rendere conto della variabilità,

complessità e differenziazione comportamentale della nostra specie; sono soprattutto gli psicologi che si

che attribuiscono maggiore importanza ai fattori innati e cercano di

ispirano alla teoria evoluzionistica

spiegare comportamenti anche complessi come determinati da tali fattori innati, geneticamente trasmessi

II. Le teorie della riduzione delle pulsioni.

le pulsioni, o pulsioni primarie, sono, come gli istinti, innate (non apprese); tuttavia, diversamente dagli

molto elevato e possono dar luogo a

istinti, possono mostrare un grado di variabilità interindividuale si

differenze sensibili anche nello stesso individuo, in situazioni diverse; si manifestano in modo automatico;

che richiedono, con

tratta di bisogni organici, che si manifestano come degli stati corporei spiacevoli,

maggiore o minore intensità e urgenza, di essere alleviati Cannon ha proposto una teoria, detta

secondo la quale tutte le pulsioni tenderebbero all’equilibrio; le teorie della riduzione delle

omeostatica,

pulsioni si basano sull’idea che il comportamento sia guidato dalla necessità di mantenere il più possibile una

e che quindi cerchi di riprodurlo in risposta ai cambiamenti imposti dall’ambiente;

situazione di equilibrio si genera una pulsione, che predispone e spinge l’organismo ad

quando l’equilibrio viene interrotto, e alle

intraprendere un’azione capace di stabilirlo; fa riferimento alla dimensione naturale del comportamento

sue caratteristiche biologiche, ma, diversamente dalla teoria degli istinti, riconosce l’importanza

dell’apprendimento; le pulsioni diventano anzi fonte importante di apprendimento, dando luogo ai fenomeni

cosiddetti di rinforzo; si distinguono le pulsioni primarie (come la fame o la sete, dove cibo e acqua

(es: il bisogno di denaro),

funzionano come rinforzi primari per l’apprendimento) dalle pulsioni secondarie

che sono inizialmente apprese, ma che successivamente funzionano esattamente come quelle primarie,

generando appunto uno stato di bisogno che dev’essere soddisfatto

III. Teorie dell’arousal e dell’incentivo.

vi sono molte circostanze nelle quali gli individui sembrano motivati piuttosto dall’esigenza di rompere che da

quella di ristabilire un equilibrio; molti comportamenti curiosi o esplorativi non danno luogo ad alcuna

i teorici

riduzione delle pulsioni, anzi, al contrario, accrescono il livello di attivazione dell’organismo

dell’arousal (specie di livello generale di attivazione di diversi sistemi fisiologici) ritengono che la motivazione

abbia a che fare non solo con la riduzione, ma anche con l’accrescimento dell’attivazione, e che in definitiva

ne rappresenti una forma di regolazione; queste teorie sostengono che le persone siano motivate non tanto

questo livello ottimale di

ad abbassare l’arousal, quanto piuttosto a mantenerlo ad un livello ottimale;

gli individui cercano di

stimolazione non è uguale per tutte le persone: generalmente, comunque,

aumentarlo quando esso è basso (es: sono eccessivamente rilassati) e di abbassarlo quando è alto (e sono

quindi sovra-attivati); la legge di Yerke-Dodson dice che un arousal moderato favorisce un buon livello di

prestazione; livelli eccessivi di arousal sono invece considerati dannosi, specialmente per quanto riguarda

l’attività cognitiva

la teoria dell’incentivo, diversamente dalle precedenti, è particolarmente centrata sul ruolo svolto dagli

più che su quello di componenti motivazionali interne; secondo questa

stimoli ambientali sul comportamento,

teoria, il comportamento è regolato da una relazione costi-benefici; il valore degli incentivi non è comunque

51

indipendente dagli stati interni dell’individuo (es: l’acqua avrà un diverso ruolo incentivante se l’animale è

assetato oppure no); gli incentivi sono particolarmente importanti nell’apprendimento basato sul

e possono dar luogo alla formazione di motivi condizionati

condizionamento

IV. L’alimentazione. si pensa che nello stomaco (ma non solo) vi siano dei

la fame è una delle più note pulsioni primarie;

recettori speciali, in grado di analizzare chimicamente il cibo e di segnalare i risultati al cervello; può

l’ipotalamo laterale ed il nucleo

capitare, inoltre, che le nostre regolazioni falliscano (disturbi alimentari);

ventro-mediale sono particolarmente importanti nel controllo della fame e della nutrizione: sembra che

questi 2 centri interagiscano tra loro, equilibrandosi, per mantenere un punto di riferimento nel peso

come una specie di termostato; naturalmente il comportamento

corporeo (teoria del punto di regolazione),

alimentare, specialmente nella specie umana, è determinato non soltanto da fattori di tipo biologico:

gusto modo di presentazione del cibo

varietà aspetti di natura culturale

voglie età

I DISTURBI ALIMENTARI

quei comportamenti che si distaccano in misura notevole (in eccesso o in difetto) dalle

disturbi alimentari:

richieste biologiche dell’organismo e dagli standard culturali, determinando talvolta anche variazioni

patologiche del peso corporeo; possono, e spesso lo sono, essere associati ad altri tipi di disturbo, di natura

psicologica è ormai certo che vi siano fattori predisponesti; si ipotizza che le persone obese mangiano di più

obesità:

perché sono relativamente insensibili agli stimoli interni, cioè alle sensazioni di fame, mentre sono molto più

dipendenti dagli stimoli esterni (es: la quantità dell’offerta di cibo); si ipotizza anche che nelle persone obese

il punto di regolazione del peso sarebbe spostato verso un valore più alto del normale; il solo fatto di essere

a dieta provoca un senso continuo di deprivazione e un’attività cognitiva esageratamente centrata sul cibo

(progressiva inappetenza, fino a raggiungere livelli di denutrizione patologica) e

anoressia nervosa

bulimia nervosa (alternanza di abbuffate e di vomito o assunzione di potenti lassativi): entrambe sono

caratterizzate da un timore eccessivo per il peso corporeo; le cause di questi disturbi non sono ancora

completamente conosciute; certamente essi trovano un rinforzo nella cultura contemporanea, che valorizza

la snellezza della linea

V. La sessualità.

gli studiosi hanno a lungo discusso se il sesso debba essere considerato una pulsione biologica, come il cibo

e la sete: in effetti, la grande varietà di costumi sessuali nelle differenti popolazioni farebbe pensare che la

tuttavia, la componente biologica, ed in

sessualità dipenda piuttosto dall’apprendimento e dalla cultura;

particolare quella ormonale, ha un ruolo tutt’altro che trascurabile; gli ormoni sessuali (femminili =

estrogeni, maschili = androgeni, tra cui il più importante è il testosterone) hanno un’importanza

fondamentale nel desiderio e nell’attivazione sessuale; ciascun ormone sessuale è presente in entrambi i

sessi, che differiscono tra di loro soprattutto per la quantità; la differenziazione sessuale (dimorfismo) è

importanti differenze nel ciclo della risposta sessuale nell’uomo e nella donna;

presente nell’ipotalamo;

successione dell’atto sessuale: fase di eccitamento, fase di plateau, fase dell’orgasmo, fase di risoluzione

(posizione di rilassamento, periodo refrattario)

il desiderio sessuale non è soltanto una questione di ormoni, l’attività mentale dell’individuo e le norme

culturali hanno un’influenza considerevole: preoccupazioni troppo invadenti impediscono di godere appieno e

persino di portare a termine, o anche solo di iniziare, l’atto sessuale; sono spesso decisive le attribuzioni che

l’individuo (uomo o donna) dà alla propria attivazione sessuale, o comunque a quei sintomi che sono assunti

come caratteristici del desiderio sessuale; le persone hanno attività sessuali non soltanto per rispondere ad

un’eccitazione fisiologica (spesso sono spinte da motivazioni di tipo psicologico; molto spesso le persone

hanno rapporti sessuali contro voglia, perché si sentono forzate dalla situazione); vi sono anche i casi di

violenza vera e propria (le cause sono solo in parte legate al desiderio sessuale; lo stupro è una

manifestazione di aggressività, più che di sessualità); per quanto la sessualità abbia un evidente fondamento

biologico (del resto è collegata alla funzione riproduttiva), essa appare modulata in modo estremamente

vario nelle diverse culture e nelle diverse epoche storiche; i criteri di giudizio si manifestano non solo nei

comportamenti esplicitamente sessuali, ma in genere nei rapporti tra i sessi e persino nell’abbigliamento;

possono esservi differenti rappresentazioni e regolamentazioni della sessualità, ad

anche nella stessa cultura

esempio in relazione agli ambienti sociali, ai ruoli sessuali codificati e, naturalmente, all’età; i ruoli sessuali 52

sono profondamente cambiati con lo sviluppo economico, con il crescente inserimento professionale della

e con lo sviluppo delle tecniche di controllo delle nascite

donna

L’ORIENTAMENTO SESSUALE e svolge una funzione essenziale nella

l’attività sessuale nella nostra specie è prevalentemente eterosessuale

riproduzione; l’eterosessualità è anche sostenuta culturalmente; vi è comunque una quota non lieve, anche

di persone che

se difficile da quantificare in modo preciso (in parte anche per il sanzionamento sociale),

in quanto rivolto a persone del proprio sesso; vi sono

hanno un orientamento diverso, detto omosessuale,

comunque anche persone che, pur avendo un orientamento prevalentemente eterosessuale, oppure

ritenuta

omosessuale, occasionalmente hanno comportamenti di orientamento diverso; l’omosessualità,

normale in alcune culture, è considerata tuttora ripugnate in altre; nella cultura occidentale l’omosessualità è

(epoca nazista); considerata una forma di

stata a lungo considerata come una manifestazione di anormalità la situazione,

malattia mentale, fu cancellata dalla classificazione dei disturbi mentali solo nel 1973; oggi

almeno nell’Occidente europeo e nordamericano, è molto cambiata, anche se non è ancora facile, per gli

individui di orientamento omosessuale, dichiarare pubblicamente la propria scelta; recentemente si sono

ricercate prove che dimostrino l’origine biologica dell’omosessualità; anche l’impatto degli ormoni sessuali

sull’orientamento sessuale ha trovato conferma in alcune ricerche; a favore dell’ipotesi biologica dello

sviluppo dell’orientamento sessuale sono anche la relativa insensibilità dell’omosessualità a trattamenti di

tipo psichiatrico (quando essa era ancora ritenuta una malattia mentale), sia la scarsa influenza riscontrata

non si può sostenere con

sull’orientamento sessuale di bambini affidati a persone omosessuali; al momento

sicurezza che l’orientamento sessuale sia determinato biologicamente, o almeno non esclusivamente

VI. Attaccamento e amore.

sentirsi in contatto, anche fisico, con un individuo amato (la madre, ma anche altri adulti che si prendono

cura di lui) è un bisogno fondamentale (altrettanto primario come il cibo) dei piccoli della nostra specie e di

la deprivazione del contatto fisico con la madre, anche quando siano

altri primati (bisogno di attaccamento); (anche a lungo

disponibili nutrimento e cure adeguate, può avere conseguenze molto gravi nei bambini

termine e dare luogo a problemi di natura comportamentale o psicologica); le madri e le altre figure di

attaccamento rappresentano una base sicura per l’esplorazione dell’ambiente: questa è una condizione

fondamentale per lo sviluppo cognitivo ed affettivo successivo del bambino; tra i 7 e i 9 mesi i bambini

di ansia della separazione studiata utilizzando una particolare

presentano reazioni di ansia dell’estraneo e

detta della strange situation 3 diverse tipologie di attaccamento:

tecnica,

sicuro

il bambino sembra non fare differenza tra la madre e l’estraneo; non protesta quando la madre

evitante:

si allontana, né fa particolari feste quando ritorna

il bambino protesta quando viene lasciato, ma oppone resistenza al contatto con la

ansioso ambivalente:

madre, si mostra arrabbiato e non si lascia consolare

questi differenti stili di attaccamento sono collegati al rapporto che la madre ha avuto col bambino già dai

primi mesi, anche se non soltanto ad esso (le forme di attaccamento insicuro non sono principalmente

collegate a delle cure insufficienti, ma con il tipo di comportamento (poco sensibile o non responsivo) delle

madri); recentemente si è collegato l’amore adulto all’attaccamento

quella basata sull’attaccamento non è l’unica tipologia concernente l’amore si distinguono spesso l’amore

romantico, o appassionato, immediato, instabile e tormentato, caratterizzato soprattutto dal desiderio

che si sviluppa tra pari, basato sul rispetto e

sessuale e dalla possessività, e l’amore di compartecipazione,

sulla reciprocità, più stabile e duraturo; Stenberg ha distinto 3 ingredienti fondamentali dell’amore:

passione (caratterizzata dall’eccitamento sessuale e dall’euforia)

intimità (caratterizzata della comprensione e dall’affetto)

impegno (caratterizzato dalla reciprocità e lealtà interpersonale)

queste dimensioni appaiono generalmente ben comprese e condivise dalle persone e nelle diverse culture;

secondo Stenberg, le varie forme dell’amore risultano da mescolanze di questi ingredienti fondamentali; un

amore completo, o ideale, dovrebbe comprendere tutti e 3 gli ingredienti, anche se sono possibili differenti

modulazioni in base ai diversi periodi di vita; le ricerche non evidenziano diversità particolari tra i 2 sessi

in rapporto ai diversi ruoli e copioni

rispetto agli stili amorosi; piuttosto, uomini e donne possono differire,

(script) sessuali, nel modo in cui esprimono l’amore, o nei significati attribuiti, ad esempio, all’intimità o alla

reciprocità; una relazione valida si basa su una dialettica tra prossimità e lontananza 53

VII. Motivazioni cognitive e sociali.

il comportamento umano non è rigidamente fissato nell’istinto, ma è orientato verso il raggiungimento di

scopi, che gli assicurano la direzionalità necessaria; normalmente ci proponiamo più scopi: alcuni possono

far parte di un’unica catena, rispetto alla quale gli scopi più concreti rappresentano delle condizioni per

raggiungerne altri, più generali ed astratti, posti gerarchicamente più in alto; in alcuni casi, fanno parte di

catene diverse e possono anche entrare in conflitto tra di loro; un ruolo essenziale è svolto dalle nostre

aspirazioni, in quanto queste influenzano notevolmente le aspettative circa i risultati del nostro

comportamento; la misura in cui le nostre aspettative saranno confermate o meno costituisce un feedback

importante per modificare il nostro comportamento e renderlo più efficace: se lo scarto dal risultato atteso è

troppo alto, è possibile che si perda fiducia nella possibilità di raggiungere lo scopo e magari si rinunci a

perseguirlo, adottandone un altro, percepito come più raggiungibile; Weiner ha analizzato le componenti

del successo e dell’insuccesso:

cognitive dei processi di attribuzione della causalità

cause interne ed esterne (al soggetto)

cause stabili ed instabili

cause controllabili e non controllabili

l’impegno è una causa interna variabile e controllabile, mentre l’abilità è una causa interna, stabile e non

controllabile (se l’individuo attribuirà il suo insuccesso ad un impegno insufficiente, e non alla mancanza di

abilità, persevererà nel suo scopo e si sentirà motivato ad impegnarsi di più la volta successiva; se, al

contrario, attribuirà l’insuccesso ad una mancanza di abilità, oppure ad un compito troppo difficile (causa

esterna, stabile e incontrollabile), sarà indotto a rinunciare; un aspetto altrettanto importante della

motivazione è il mantenerli nonostante gli insuccessi e cercare le strategie più opportune per raggiungerli

che ci spinge a svolgere

senza dovervi rinunciare Deci e Ryan hanno distinto una motivazione intrinseca,

che

delle attività per se stesse, senza ricercare una ricompensa esterna, da una motivazione estrinseca,

dipende invece da ricompense adeguate; molti comportamenti (esplorazione di nuove attività, gioco, ..) si

motivazione intrinseca ed estrinseca

basano prevalentemente o esclusivamente su motivazioni intrinseche;

sebbene sembri che premiare un’attività che si fa già

non sono però necessariamente in accordo:

spontaneamente possa renderla ancora più piacevole, vi sono ricerche che mostrano, al contrario, come dare

troppi premi possa avere effetti diversi da quelli attesi (esempio del disegnare per i bambini); l’uso dei

rinforzi attiva infatti una motivazione estrinseca, regolata dall’esterno: essa può dare anche risultati molto

efficaci, specie in situazioni in cui gli individui debbano fare cose che non li attraggono, o che non farebbero

se non dietro ricompensa, ma raramente duraturi, senza il supporto di motivi maggiormente intrinseci

VIII. La motivazione al successo. gli individui con bisogno di

un ruolo molto importante è svolto dal bisogno di successo (o di realizzazione)

successo elevato differirebbero dagli altri per:

un maggiore coinvolgimento nei compiti assunti

un desiderio intenso alla riuscita

conseguentemente

si impegnerebbero più a fondo preferirebbero il parere, anche critico, di

tratterebbero dai successi ottenuti una più persone competenti a quello, più benevolo, di

intensa soddisfazione persone amiche, ma non competenti

sarebbero più preoccupate riguardo alle loro elaborerebbero piani dettagliati per il futuro

prestazioni e al loro livello di abilità preferirebbero affrontare i problemi senza

tenderebbero a scegliere compiti in cui i chiedere aiuto

risultati possano essere chiaramente individuati si mostrerebbero maggiormente capaci di

posticipare le ricompense attese il bisogno

il bisogno di successo si formerebbe già durante l’infanzia, in rapporto allo stile educativo ricevuto;

di successo, benché in gran parte modellato durante l’infanzia, resta suscettibile di miglioramento anche in

età più avanzata, impegnando i giovani in programmi in cui vengano incoraggiati a sviluppare maggiori

aspettative circa le loro attività e più fiducia nella capacità di raggiungere scopi accuratamente pianificati;

alle pratiche di socializzazione infantile e scolastica, anche l’ambiente culturale può favorire o

oltre

scoraggiare lo sviluppo di una motivazione al successo (mentre le culture dei paesi occidentali fortemente

industrializzati tendono ad incentivare lo sviluppo del bisogno di successo, altre culture (come quelle

orientali) incoraggiano altri tipi di motivazione); differenze importanti sono state riscontrate anche tra uomini

e donne (generalmente le donne mostrano punteggi più bassi di motivazione al successo); paura del

successo: incapacità di andare fino in fondo per conseguire obiettivi molto elevati e tendenza a tirarsi

indietro quando la meta è relativamente vicina; anche nella nostra cultura, nonostante il ruolo della donna

non è particolarmente incoraggiato; le

sia radicalmente cambiato, il successo professionale delle donne

pratiche di socializzazione infantile hanno sempre riprodotto una situazione di inferiorità della donna: le 54

donne sono abituate ad attribuire i propri fallimenti a mancanza di abilità, mentre i maschi a mancanza di

impegno

LE MOTIVAZIONI SUL LAVORO non dipendono unicamente da una paga adeguata, ma il

la motivazione e la soddisfazione sul lavoro

lavoratore è motivato anche da altri fattori (interesse del compito, riconoscimento individuale, bisogno di

appartenenza al gruppo, rapporti umani soddisfacenti); anche per quanto riguarda le motivazioni sul lavoro

vi sono differenze culturali molto grandi: spesso si contrappongono le culture industriali orientali (specie

quella giapponese) a quella occidentale (nei paesi a cultura occidentale ad alto sviluppo industriale, i rapporti

fortemente gerarchizzati sono meno accettati; gli studiosi da tempo individuano una maggiore diffusione

(legate alla paga e al reddito)

nella nostra cultura di motivazioni puramente strumentali

IX. Il senso di autoefficacia.

per Dweck gli scopi possono essere ricondotti a 2 classi fondamentali:

scopi di prestazione (performance), che implicano cioè la ricerca di un giudizio favorevole sulla propria

competenza (learning), che implicano invece la ricerca di un aumento della propria

scopi di apprendimento

competenza

alcuni studiosi hanno distinto 2 principali modelli cognitivo-motivazionali di risposta:

il primo, fondamentalmente disadattivo, denominato senza aiuto (helpless), consiste nel rifiuto delle

difficoltà e nel deterioramento della performance di fronte agli ostacoli

(mastery oriented), consiste nel cercare

il secondo, più adattivo, denominato orientato alla competenza

le situazioni impegnative e nel mantenere una tensione dopo il fallimento

scopi di performance modello helpless

scopi di apprendimento modello di competenza più adattivo

una focalizzazione sull’apprendimento rende le persone meno ansiose e lo svolgimento del compito come più

Bandura ha condotto un

piacevole; sentirsi competenti ed efficaci è un motivo importante per gli individui;

vasto programma di ricerca finalizzato a scoprire che cosa promuove negli individui il senso di autoefficacia

(self-efficacy) e a mostrare come questa sia importante in una grande varietà di situazioni interpersonali e

sociali, nel mondo del lavoro e nei comportamenti connessi con la salute: di superare degli

l’autoefficacia si sviluppa innanzitutto con l’esperienza di acquisire nuove abilità e

ostacoli: anche qualche insuccesso è necessario, perché se si ha sempre successo, si tende ad aspettare dei

risultati immediati e a scoraggiarsi troppo presto

importanti sono gli esempi forniti da modelli di persone percepite come simili a sé che hanno avuto

successo ed hanno superato delle difficoltà la consapevolezza di aver fatto quello che si doveva fare

anche l’incoraggiamento da parte di altri e

consentono di superare i risultati temporaneamente negativi in condizioni di tensione e di

è importante la percezione di potersi mantenere calmi e rilassati anche

stress

RAPPORTI TRA MOTIVI vi sono infatti anche la

le motivazioni umane sono molto più numerose e varie di quelle descritte:

motivazione alla chiusura (bisogno di una conoscenza definita e non ambigua), la motivazione al potere

(desiderio di dominare e influenzare le altre persone); la motivazione all’affiliazione (desiderio di stare

insieme con altre persone e adeguarsi alle richieste del gruppo), la motivazione all’appartenenza (ricerca

dell’aggregazione ad un gruppo del quale ci si sente membri) un’utile classificazione dei bisogni è quella

proposta da Maslow, che ha descritto una piramide dei bisogni (è lungi dall’essere esaustiva; è altresì

semplicistica l’idea che i bisogni vengano realizzati secondo una sequenza gerarchica; tuttavia, può essere

un utile riferimento per cogliere i collegamenti tra i vari motivi):

1. bisogni biologici (come quelli di cibo, acqua, aria)

2. di sicurezza (come quelli di attaccamento)

3. affettivi e di appartenenza (il far parte di gruppi sociali e avere valide relazioni affettive con altre

persone)

4. di stima e considerazione (essere persone ben considerate ed onorate) 55

5. di autorealizzazione (essere capaci di esplorare e sviluppare le relazioni con altri, seguire degli interessi

per motivi intrinseci e non per status o per ottenere il consenso, ..)

X. Che cos’è un’emozione??

i contributi che hanno maggiormente influenzato la riflessione teorica sulle emozioni sono stati

indubbiamente quelli offerti da:

inquadrò lo studio delle emozioni all’interno della teoria evoluzionistica, mostrando la continuità

Darwin:

e tra questo e l’uomo; studio basato

tra le emozioni (o meglio le espressioni emozionali) nel mondo animale

sull’osservazione oggettiva del comportamento; carattere intrinsecamente adattivo delle emozioni, loro

e non variabili culturalmente)

natura biologica e innata (le espressioni emotive sarebbero universali

elaborò le sue idee prevalentemente all’interno di un contesto terapeutico, di cura delle nevrosi;

Freud:

natura ambivalente delle emozioni; tipico della tecnica

servono a proteggersi dalla sofferenza emotiva;

psicoanalitica è l’uso della narrazione come strategia di elaborazione delle emozioni

rovesciò una tradizione secolare affermando che le emozioni erano piuttosto la percezione

James:

dell’attivazione corporea innescata da stimoli ambientali a carattere emotivo

la concezione, propria del senso comune, secondo cui le emozioni sarebbero reazioni irrazionali, disgregatrici

del comportamento, appare ormai superata dalle teorie moderne, che guardano alle emozioni come a

risposte adattive dell’organismo alle sollecitazioni ambientali; nell’uomo l’adattamento non può più

essere affidato a semplici reazioni riflesse o istintuali che, per la loro rigidità, non consentirebbero di reagire

in modo appropriato ad un ambiente complesso ed altamente dinamico le emozioni operano invece una

dissociazione tra stimoli e risposte, a partire dalla quale la condotta dell’organismo diventa più lenta, ma più

varia e flessibile i vantaggi di questa separazione sono rappresentati dal fatto che:

si interpone una sia pur breve latenza tra l’evento-stimolo e la risposta

una risposta appropriata può essere preparata velocemente

che vengono riconosciute generalmente alle emozioni sono molteplici:

le funzioni

capacità di determinare rapidamente i cambiamenti fisiologici necessari per sostenere le risposte adattive

dell’organismo

preparazione all’azione

funzioni sociali e più specificamente interpersonali, come la possibilità di coordinarsi e di cooperare

comunicando i propri piani e le proprie intenzioni attraverso l’espressione

gli studiosi di ispirazione cognitivista sottolineano inoltre:

funzione di modificazione dell’attività cognitiva, ad esempio l’interruzione dell’esecuzione dei piani in

corso e il riorientamento alla condotta con la segnalazione di nuove priorità

le emozioni possono essere viste appunto come segnali non preposizionali (cioè privi di contenuto

informativo) capaci di settare rapidamente l’individuo in un dato modo (a livello cognitivo, fisiologico,

comportamentale), rendendolo pronto a reagire adattivamente alla situazione ambientale; sono una potente

in grado di mediare fra le situazioni costantemente

e sofisticata interfaccia tra l’organismo e l’ambiente,

mutevoli e le risposte comportamentali dell’individuo; sono anche potenti mezzi di comunicazione

CLASSIFICAZIONE DELLE EMOZIONI

quali e quante sono le emozioni??

secondo i sostenitori delle teorie evoluzionistiche, le emozioni sarebbero relativamente poche (6 o al

cioè distinte le une dalle altre e caratterizzate da

massimo 10) e costituirebbero delle entità discrete,

configurazioni ben specifiche, a livello espressivo, fisiologico, motivazionale ed esperienziale: esse sono dette

e sarebbero innate e perciò uguali in tutte le culture (felicità,

anche emozioni fondamentali, o di base,

tristezza, paura, rabbia, disgusto, sorpresa); tutti gli altri nomi di emozioni si riferirebbero ad emozioni

derivate (o complesse, perché aggiungono un contenuto preposizionale, cioè una valutazione di sé in un

specifico contesto situazionale), che dipenderebbero maggiormente dalla cultura e dall’apprendimento

secondo le teorie costruzionistiche, le emozioni non avrebbero invece un’origine biologica, ma culturale:

esse dipenderebbero sostanzialmente dal linguaggio e dalla struttura dei valori di una data società; come

tali, esse sarebbero infinite, o comunque variabili secondo le culture

connettono le emozioni al cosiddetto appraisal (valutazione

gli autori di ispirazione cognitivista

cognitiva), e ritengono che le diverse emozioni siano connesse a differenti profili valutativi 56

XI. Le teorie delle emozioni. le emozioni sono dei sistemi

benché vi siano molte teorie, tutti gli studiosi sono d’accordo sul fatto che

complessi, comprendenti molteplici componenti che vengono attivate insieme:

che accompagnano le nostre emozioni; essi sono sempre caratterizzati da una

vissuti soggettivi

particolare valenza (positiva o negativa) dell’emozione

che è all’origine della nostra emozione, di cui stima l’impatto

valutazione cognitiva dell’avvenimento

rispetto ai nostri scopi o interessi

componenti fisici che accompagnano le reazioni emotive e preparano fisiologicamente l’organismo a

reagire all’evento (soprattutto, ma non esclusivamente) facciale,

le emozioni sono inoltre caratterizzate da un’espressione

con la quale segnaliamo le nostre emozioni e le nostre intenzioni comportamentali agli altri individui nel volto

sempre anche una tendenza all’azione, che ci spinge a reagire

e con movimenti del nostro corpo e attiviamo più che un’azione diretta

in un certo modo all’evento: come un impulso a fare qualcosa,

non vanno trascurati gli effetti sull’attività cognitiva e sul pensiero dell’individuo, attività che viene rivolta

verso particolari aspetti della situazione e distolta da altri

diversamente da altri fenomeni affettivi (come gli stati dell’umore o gli atteggiamenti), le emozioni sono

(anche se capaci di produrre effetti che durano nel tempo), connessi ad

concepite come fenomeni transitori

eventi specifici da James,

1. la prima e più nota delle teorie fisiologiche è quella formulata alla fine dell’800

detta anche teoria periferica delle emozioni: quando nell’ambiente si verifica un avvenimento emotivamente

rilevante, questo provoca in modo diretto un’attivazione fisiologica (arousal) a livello periferico, la cui

percezione, da parte dell’individuo, dà luogo all’esperienza emotiva

questa teoria fu poi criticata da Cannon, in quanto i visceri hanno una sensibilità poco elevata, troppo lenta

e soprattutto poco differenziata per rendere conto della diversità delle esperienze emotive

la teoria periferica non si è estinta con James: ad essa si collegano infatti, direttamente o indirettamente,

o la teoria vascolare dell’efferenza emotiva

ipotesi più recenti, come quella cosiddetta del feedback facciale

fisiologica fondamentale, detta centrale, di

alla teoria periferica di James, si contrappone l’altra teoria

Cannon: i centri di attivazione, controllo e regolazione delle emozioni sono piuttosto localizzati a livello

centrale, nella regione talamica circuito (limbico) di Papez: zone del cervello considerate i centri di

elaborazione e controllo delle emozioni

IPOTESI PERIFERICHE DELLA GENERAZIONE DELL’EMOZIONE

le espressioni facciali forniscono informazioni propriocettive, motorie,

secondo la teoria del feedback facciale,

cutanee e vascolari, capaci di influenzare il processo emotivo:

quest’ipotesi sostiene che il feedback facciale sia capace di generare da solo

nelle sue versioni più forti,

l’esperienza emotiva ha invece sostenuto che il feedback facciale aumenta l’intensità

una versione meno estrema

dell’emozione

se, dunque, diverse ricerche mostrano una certa capacità di modulazione dell’esperienza emotiva da parte

del feedback facciale, resta però il fatto che questa non è comunque assoluta, né sono del tutto chiari i

meccanismi con cui avviene tale influenza

2. le teorie evoluzionistiche si ispirano alle idee e agli studi di Darwin sull’espressione delle

emozioni negli animali e nell’uomo: sottolineato la continuità e la somiglianza delle espressioni emotive

(in particolare dei primati) e hanno sostenuto che le emozioni sono

umane con quelle del mondo animale

risposte adattive innate, uguali in tutte le culture e indipendenti dell’apprendimento; le emozioni avrebbero

(funzione sia comunicativa, sia di

un ruolo molto importante nell’adattamento delle specie all’ambiente

preparazione ad azioni utili per la sopravvivenza)

le quali propongono una differenziazione categoriale delle

teorie delle emozioni di base, o fondamentali,

emozioni, viste come stati discreti, universali e, in definitiva, innati: esisterebbe un numero relativamente

ristretto, e comunque finito, di emozioni (per Ekman sono 6: rabbia, disgusto, paura, tristezza, felicità e

sorpresa), ben demarcate dalle altre e tali da non poter essere confuse 57

3. teorie costruzionistiche: posizione radicalmente opposta a quella dei sostenitori delle

emozioni di base; le emozioni non vanno intese come entità biologiche determinate, ma come costruzioni

sociali; sono infatti il linguaggio e la struttura dei valori delle società a determinare le emozioni, come è del

resto testimoniato dall’analisi del lessico emotivo, che mostra come le loro denominazioni varino

hanno fornito

sensibilmente nelle varie epoche storiche e nelle diverse culture; numerosi studi interculturali

ampia evidenza della diversità e specificità delle emozioni nelle diverse culture

ESISTONO EMOZIONI UNIVERSALI??

per Ekman, e in genere per gli studiosi di scuola evoluzionista, le emozioni fondamentali sono

uguali in tutte la specie; le differenze che talvolta si riscontrano,

controllate da programmi neuronali innati,

tra una cultura e un’altra, sono soltanto dovute alle regole con le quali le culture stesso codificano il modo in

cui le emozioni debbano venire espresse (regole di esibizione) (la rabbia, un’emozione ritenuta di base, è

per altri studiosi invece vi sono delle emozioni non universali

praticamente sconosciuta presso gli esquimesi Inuit; in altre culture, vi sono emozioni a noi del tutto

sconosciute, come l’amae giapponese, che può essere descritta come una sorta di dipendenza (piacevole)

che gli individui adulti ricercano nei loro rapporti con gli altri)

la contrapposizione di punti di vista biologici e costruzionisti è probabilmente inadeguata, in quanto le

emozioni sono sia biologiche sia costruite socialmente

4. teorie cognitive: concezioni che ritengono che la cognizione abbia un ruolo essenziale

nella generazione delle emozioni

agli inizi degli anni 80 è stata molto vigorosa la polemica tra

(lo stimolo, immediatamente dopo la registrazione

Zajonc, sostenitore della priorità dello stimolo

sensoriale, dà luogo ad una risposta affettiva) (una sia pur minima elaborazione della valenza e della

Lazarus, sostenitore della priorità della cognizione

rilevanza per gli scopi è indispensabile perché si produca una reazione emotiva)

le teorie cognitive sono generalmente alquanto indifferenti, se non contrarie, all’idea delle emozioni

universali e innate; radicalizzando il concetto di componenzialità, nella loro concezione, le emozioni

secondo le

fondamentali sono semplicemente alcune combinazioni essenziali di diverse componenti di base;

teorie cognitive le diverse emozioni possono essere differenziate tra di loro in base al profilo emergente dalla

(come la novità, la piacevolezza, la

combinazione di alcune dimensioni valutative, o di appraisal le emozioni sono

controllabilità dell’evento da cui ha origine l’emozione) dette anche teorie dell’appraisal;

adattive: esse insorgono, infatti, nelle situazioni in cui accade qualcosa d’importante per l’individuo e servono

agli stimoli

a prepararlo e a motivarlo a rispondervi adattivamente; le emozioni non sono semplici risposte

situazionali (cioè non sono simili ai riflessi), ma rispecchiano le implicazioni personali di una persona, le sue

conoscenze, la sua esperienza passata (per questo motivo le reazioni emozionali di individui diversi alla

stessa situazione non sono identiche, così come la reazione dello stesso individuo potrà essere diverse in

da parte dell’individuo, degli effetti

situazioni simili tra loro); l’emozione è attivata dalla valutazione cognitiva, le

che le circostanze produrranno sul suo benessere il risultato di questa valutazione modella e organizza

altre componenti della risposta emozionale; gli stati emozionali sono dunque virtualmente infiniti, ma ciò non

esclude che possano esservi alcune configurazioni più frequenti di altre, in quanto costituiscono la risposta a

situazioni maggiormente ricorrenti nel corso dell’adattamento

5. teorie psicoanalitiche: si ricollegano alla concezione elaborata da Freud all’inizio del 900,

partendo dalle sue esperienze psicoterapeutiche; benché l’influenza delle sue idee sia ancora notevole e

l’impianto generale di esse sia ancora ben riconoscibile, e benché il riferimento alla psicopatologia e al

contesto psicoterapeutico siano ancora fondamentali, le teorie recenti si sono molto evolute: in

innanzitutto hanno cercato di integrarsi maggiormente nella cultura più strettamente psicologica,

particolare nella psicologia dello sviluppo, favorendo il confronto (e la contaminazione) con le altre teorie

psicologiche (specialmente quella cognitivista), con le neuroscienze e, naturalmente, con la teoria

evoluzionistica

hanno notevolmente allargato il proprio orizzonte, includendo nell’ambito del proprio interesse le

emozioni cosiddette quotidiane, ad esempio l’analisi della solitudine, della nostalgia, dell’invidia e della

gelosia

l’orientamento psicoanalitico continua a guardare alle emozioni non come a fenomeni di breve durata, legati

a situazioni ambientali transitorie, ma come a fenomeni di lunga durata, con un’origine essenzialmente 58

interna, pur se in un contesto interpersonale, come elaborazione di relazioni affettive in cui i processi di tipo

inconscio sono ancora dominanti e l’ambivalenza è un tratto intrinseco

XII. Biologia delle emozioni.

le nostre emozioni non sono soltanto eventi mentali, ma toccano anche, e spesso violentemente, il nostro

corpo; James, alla fine dell’800, suggerì addirittura che le emozioni non fossero altro che la percezione dei

nostri cambiamenti fisiologici oggi sappiamo che James sopravvalutava la nostra capacità di riconoscere

ciò che accade nel nostro corpo (le persone infatti non sono accurate nel riportare le proprie esperienze

fisiologiche e spesso commettono degli errori perché non vi hanno normalmente accesso, anche se tali

descrizioni possono essere altamente condivise per effetto di schemi sociali comuni)

(SNA) ha un ruolo fondamentale nel provocare una serie di modificazioni

il Sistema Nervoso Autonomo

fisiologiche che accompagnano spesso vistosamente le emozioni; esso invia informazioni tra il cervello e

molti organi del nostro corpo, di cui modula l’attività, incrementandola oppure diminuendola in questo

modo coordina l’attività dei nostri organi in modo da rendere disponibili al corpo le risorse di cui ha bisogno;

si articola in 2 sottosistemi:

simpatico: stimola le funzioni che producono energia (implicato nelle situazioni di emergenza)

svolge una funzione detta antagonista, perché cerca, all’opposto, di risparmiare energia

parasimpatico:

(implicato nelle situazioni di recupero)

le emozioni possono attivare entrambi questi sistemi

dalla prima formulazione della teoria di James in poi, si è cercato di individuare se le emozioni possano esser

differenziate dal punto di vista psicofisiologico:

Cannon sosteneva che le diverse emozioni fossero caratterizzate da un pattern di attivazione fisiologica

unica, comune a tutte; all’ipotesi del carattere indifferenziato dell’arousal aderirono i sostenitori della teoria

cognitivo-attivazionale

tuttavia, per quanto appaia ancora oggi difficile differenziare in modo stabile e sicuro da un punto di vista

fisiologico le varie emozioni, vi sono sufficienti evidenze di un certo grado di differenziazione tra le emozioni

di paura e rabbia, e tra le emozioni a qualità positiva e negativa

il riconoscimento della valenza emotiva (positiva o negativa) dello stimolo avviene dopo che l’informazione è

pervenuta ad è stata elaborata dell’amigdala (una struttura del sistema limbico) a seconda della

provenienza dell’informazione all’amigdala, è possibile distinguere 2 vie:

invia un’informazione molto povera dello stimolo, ma sufficiente ad iniziare

via talamica (o via bassa):

una risposta emotiva indifferenziata, non necessariamente compatibile con la situazione stimolo (attributi

emotivi) invia invece un’informazione molto più dettagliata dello stimolo e serve al

via corticale (o via alta):

soggetto per preparare una risposta adeguata ad esso (attributi semantici)

modello della doppia via di LeDoux

IL MODELLO COGNITIVO-ATTIVAZIONALE

riscosse grande interesse il modello cognitivo-attivazionale di Schachter e Singer: questo

negli anni 60 il punto di vista jamesiano, che sosteneva l’importanza dell’attivazione fisiologica

modello conciliava

autonomica nella generalizzazione dell’esperienza emotiva, con quello di Cannon, che ne affermava invece il

carattere indifferenziato; questo modello affermava che, perché si verifichi un’emozione, occorrono

necessariamente 2 ingredienti:

attivazione fisiologica (arousal), che viene rappresentata come indifferenziata (come la monetina che si

usa nei juke-box, che vale per tutte le canzoni)

che è invece specifica della situazione, rende diverse le varie esperienze emozionali e

cognizione,

permette di etichettarle con dei nomi specifici (felicità, paura, rabbia) (come i diversi tasti del juke-box, che

permettono la selezione delle singole canzoni) intesa come una conoscenza di tipo causale, che consente

di attribuire al tipo di situazione nella quale si trova l’individuo (specialmente di interazione sociale) lo stato

di attivazione fisiologica da lui vissuto

al di là della limitatezza e lacunosità dei risultati, ha dato luogo a molti

la dimostrazione sperimentale,

tentativi di replica ed ha ispirato molti originali filoni di ricerca (come quelli cosiddetti dell’attribuzione

erronea, o del transfert di eccitazione, nei quali l’individuo è indotto ad attribuire o trasferire ad altra causa,

anche non emozionale, la propria attivazione fisiologica); essa era basata sulla manipolazione indipendente

dell’attivazione fisiologica (attraverso un’iniezione di epinefrina, un sostanza attivante il SNA) e della 59

cognizione (attraverso la costruzione di vere e proprie trappole interazionali, in cui un complice dello

sperimentatore aveva il compito di ingannare i soggetti, inducendoli ad attribuire il proprio stato di

era che

attivazione a delle specifiche condizioni situazionali di tipo emotivo); la principale aspettativa l’arousal

un’emozione si sarebbe attivata soltanto nelle condizioni nelle quali erano simultaneamente presenti

e la cognizione, ed in particolare in quelle condizioni nelle quali i soggetti non potevano attribuire la propria

ciò non impedì a

attivazione all’iniezione di epinefrina; non tutte le previsioni furono confermate; tuttavia,

questa ricerca di restare uno degli esperimenti maggiormente citati e più classici della psicologia delle

emozioni

XIII. Espressione e decodifica delle emozioni.

le mimiche facciali sono di gran lunga la forma di espressione delle emozioni più studiata a livello

maggiore espressività della metà sinistra del

neuropsicologico (ruolo predominante dell’emisfero destro

volto); molto importante è la capacità, da parte degli individui, di riconoscere le varie espressioni emozionali

e il loro significato molti elementi che fanno supporre che tale capacità sia organizzata in forma modulare:

accertata dissociabilità delle espressioni facciali dal vissuto emotivo

indipendenza del riconoscimento dell’identità del volto da quella del significato emotivo dell’espressione

lo stesso tipo di dissociabilità caratterizza il riconoscimento della prosodia, che può veicolare nello stesso

tempo informazioni emotive oppure linguistiche

vi sono molti modi in cui possiamo comunicare le nostre emozioni:

linguaggio

altri modi, non meno potenti, anche se molto meno flessibili, perché meno controllabili dalla volontà

dell’individuo: le espressioni del nostro volto, ma anche l’intonazione vocale, le posture (comunicazione non

verbale) che si sono interessati alle espressioni

sono stati soprattutto gli studiosi di impostazione evoluzionistica

facciali; essi sono infatti convinti che le espressioni siano universali e possano essere riconosciute

(decodificate) in contesti culturali anche molto distanti tra loro Ekman e Friesen hanno messo a punto

che ha consentito loro di individuare le espressioni facciali tipiche delle

un particolare metodo, detto FACS,

principali emozioni, in particolare per le 6 emozioni ritenute di base, o fondamentali, da questi 2 autori

(felicità, sorpresa, tristezza, rabbia, disgusto, paura) basandosi principalmente su compiti di

riconoscimento, nei quali agli individui era richiesto di decodificare espressioni facciali prototipiche delle varie

emozioni, raffigurate in speciali tavole fotografiche, Ekman, Frieser e molti altri studiosi ritengono di aver

diversi autori hanno sollevato

potuto dimostrare il carattere universale e innato delle espressioni emotive

obiezioni, soprattutto di tipo metodologico:

si tratta di riconoscimento a scelta forzata

artificialità della procedura

per spiegare le differenze tra le diverse culture nel modo di esteriorizzare le emozioni, hanno introdotto il

le variazioni tra le diverse culture non sono sostanziali, ma si limitano a

concetto di regole di esibizione:

differenze nell’intensità o nel controllo dell’espressione e forse nell’esperienza soggettiva

delle espressioni facciali, anche per la maggiore complessità dei metodi di studio adottati,

meno studiate

sono le modificazioni nel respiro, nella fonazione e nell’articolazione dei suoni, che danno luogo a variazioni

vocali utili per il riconoscimento delle emozioni (eppure la letteratura scientifica ha individuato, a proposito

della decodifica di messaggi vocali, un’accuratezza media non inferiore a quella delle espressioni facciali)

XIV. L’appraisal. le emozioni sono in genere attivate da una valutazione

secondo gli psicologi di orientamento cognitivo,

cognitiva; il termine appraisal è definito come un elemento che:

completa la percezione permettendo di valutare in modo immediato, automatico e quasi involontario la

presenza o l’assenza di un oggetto, o evento, e il suo carattere di positività o negatività

produce la tendenza a fare qualcosa

il sistema di valutazione è molto semplice, in quanto si basa su 3 sole dimensioni dicotomiche:

presenza o assenza dell’oggetto

sua natura benefica o nociva

proprietà di facilitare il raggiungimento di uno scopo positivo o l’evitamento di qualcosa di dannoso

60

per la teoria dell’appraisal, le emozioni sono fenomeni adattivi; in quanto tali, esse adempiono a delle precise

funzioni, principalmente autoregolative:

questa funzione, con la quale l’individuo viene messo all’erta circa di avvenimenti

regolare l’attenzione:

significativi è ampiamente inconscia e preattentiva; in quanto tale, il sistema è rapido, ma molto poco

informato la risposta emozionale prepara l’individuo e lo motiva ad affrontare l’evento che

funzione motivazionale:

ha provocato l’emozione (questa funzione richiede invece una descrizione molto dettagliata dello stimolo

situazionale, perché solo in questo caso può predisporre l’individuo a reagire appropriamente ad esso;

pertanto, il sistema non può essere né pre-attentivo, né inconscio)

distinti 2 tipi di elaborazione, corrispondenti alle 2 diverse funzioni dell’emozione, che non è difficile collegare

con quanto detto a proposito di LeDoux e delle 2 vie, talamica e corticale, di attivazione dell’amigdala:

trova un esempio nel priming (facilitazione) e nella propagazione

processamento schematico:

dell’attivazione; si tratta di processi veloci e automatici, che possono attivare molti tipi di memoria

simultaneamente (in parallelo); operano al di fuori dalla consapevolezza e richiedono pochissime risorse

attentive, non dipendono dalla volontà e sono quindi rigidi; non dipendono totalmente dall’informazione

verbale, ma possono basarsi su qualsiasi tipo di informazione venga memorizzata: qualunque indizio (cue)

sensoriale può fungere da facilitatore (primer); quando è attivata una qualsiasi di queste memorie sensoriali,

tutta l’informazione immagazzinata, si rende subito disponibile e può essere ulteriormente elaborata anche in

modo cosciente è invece coscio e pressoché esclusivamente verbale; è quindi più flessibile,

processamento concettuale:

ma più lento; funziona solo in modo sequenziale e lineare e perciò assorbe molte risorse attentive; la

dipendenza dall’informazione semantica è insieme il punto di forza e il punto di debolezza del processamento

concettuale: da un lato, infatti, essa lo rende più flessibile, potente, astratto e quindi creativo; dall’altro,

però, il processamento concettuale è largamente insensibile a tutte le trasformazioni che non siano

presentate semanticamente (come gli stimoli sensoriali)

registro rileva e combina i significati valutativi generando

i 2 tipi di processamento interagiscono tra loro il

una risposta emozionale basata su ciò che ritiene sia lo stato del mondo valutato; quando l’emozione è

sufficientemente intensa, si registra a livello coscio un vissuto soggettivo

i modelli più recenti dell’appraisal ritengono che l’elaborazione cognitiva debba essere concepita in modo più

complesso e differenziato: è infatti ormai comunemente accettato che nell’emozione non sia implicato un

unico tipo di elaborazione e che questa vada vista come operante a più livelli tra di loro interagenti uno

che individuano 3 differenti livelli di

dei modelli più noti è quello descritto da Leventhal e Scherer,

elaborazione: include le capacità primarie di risposta emozionale dell’individuo e genera i primi

sensomotorio:

comportamenti emotivi osservabili

schematico: prototipi delle situazioni emozionali

permette di situare gli eventi emotivi in una prospettiva temporale a lungo termine

concettuale:

REGOLAZIONE DELLE EMOZIONI: IL COPING E L’EMOTION WORK

il concetto di coping (fronteggiamento), molto applicato in psicoterapia, indica le strategie con cui l’individuo

affronta la situazione emotiva; se ci troviamo di fronte ad un problema che provoca in noi una risposta

emotiva, possiamo innanzitutto cercare di affrontarlo utilizzando una strategia focalizzata su di esso: lo

affrontiamo direttamente, facendo ricorso alle risorse di cui disponiamo; se questo non è possibile, possiamo

rivolta cioè a controllare gli effetti negativi di una reazione

adottare una strategia focalizzata sull’emozione,

emotiva troppo intensa:

accettare il confronto accettare la responsabilità

prendere le distanze fuggire ed evitare

autocontrollarsi pianificare la soluzione

cercare il sostegno sociale rivalutarsi positivamente

tutte quelle strategie con le quali gli individui si

collegato alle regole di esibizione, troviamo l’emotion work:

sforzano di assumere l’atteggiamento emotivo più appropriato alle diverse situazioni sociali, oppure alle

aspettative connesse al ruolo esercitato; si tratta di un vero e proprio lavoro, svolto su se stessi e sul proprio

comportamento, che può essere notevolmente affinato dall’esperienza, ma anche da uno specifico

addestramento; si applica non solo al dominio dell’espressione, ma anche all’esperienza interna

dell’individuo, motivo per il quale vengono usate anche altre denominazioni, come regole dei sentimenti 61


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia Generale, Mecacci. Vengono analizzati i seguenti argomenti: storia e metodi della psicologia, rapporto tra cervello e comportamento, fenomeni psicopatologici, processi cognitivi e processi dinamici, conoscenza della psicologia moderna.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in intervento e modelli psicologici nello sviluppo e nell'invecchiamento
SSD:
A.A.: 2003-2004

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Storiche Prof.

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