Fondamenti di psicologia generale
Introduzione
Per psicologia generale non si vuole intendere la spiegazione della psicologia in senso generale, ma si intende una psicologia sperimentale/cognitiva, parlando di “mente”, ovvero delle funzioni cognitive, e non di “cervello”. Lo scopo della psicologia generale è quello di fornire le nozioni preliminari circa l’applicazione del metodo sperimentale per lo studio delle funzioni cognitive superiori:
- Percezione e azione;
- Memoria e apprendimento;
- Linguaggio;
- Emozione e motivazione;
- Pensiero e intelligenza.
Frattali
I frattali sono composizioni geometriche dinamiche che condividono un sorprendente grado di somiglianza con la struttura di alcune entità naturali (es. neve, cristalli, ecc.). Essi sono composizioni:
- Non statiche;
- Variegate nel manifestarsi;
- Complesse;
- Apparentemente non predicibili → Per chi ha programmato i frattali è predicibile attraverso una determinata funzione → y = f(x) → se si conosce la formula sottesa alla loro generazione, le configurazioni di un frattale nei vari istanti di tempo divengono in verità predicibilissime (e forse meno complesse di quanto ci apparivano inizialmente).
Comportamenti umani
I comportamenti umani si manifestano sempre come non statici, variegati, complessi e apparentemente non predicibili → Cosa significa apparentemente? → y = f(?) → lo psicologo deve prevedere un comportamento per consentire la guarigione. Per lo psicologo cognitivista, questo scenario ha decisamente molto senso, sulla base di semplici considerazioni che riguardano il modo con cui il nostro cervello lavora → Egli assume come vero che il funzionamento del nostro cervello possa essere descritto come insiemi di regolarità delle funzioni cognitive superiori. Tuttavia, in psicologia è più difficile esprimere tali regolarità attraverso modelli matematici, per questo gli psicologi, per esprimere tali regolarità in forma rigorosa, utilizzano i diagrammi di flusso o, laddove possibile, funzioni matematiche.
Le vie della parola
Esistono due vie che portano alla lettura o alla produzione di una parola:
- Visione della parola <CANE> → Lessico mentale in entrata → Memoria semantica (significato, comprensione della parola) → Attivazione fonologica → Buffer (zona di memoria usata temporaneamente per l'entrata o l'uscita dei dati) temporaneo fonologico <kane>;
- Visione della parola <CANE> → Conversione grafema/fonema → Temporaneo fonologico <kane>.
Capitolo 1 – Metodi
La psicologia è lo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali → La nascita della psicologia scientifica è riferita alla realizzazione del primo laboratorio di psicologia nel 1879 a Lipsia da Wundt; successivamente è nato anche un laboratorio ad Harvard negli Stati Uniti grazie a William James.
Teorie ingenue e teorie scientifiche
Formulare una teoria significa spiegare ciò che accade attorno a noi proponendo un legame concettuale tra fatti astratti o concreti, che stiamo osservando o abbiamo osservato.
- Teoria ingenua = fondata non su controlli scientifici, ma sull’esperienza personale oppure costruire un modello predittivo su un comportamento che non si è ancora manifestato. Un esempio di teoria ingenua è quella del bambino che afferma di vedere più acqua nel bicchiere più lungo, oppure affermare che la velocità di caduta di un sasso dipende la suo peso (invece dipende dalla forza di gravità);
- Teoria scientifica = possiede un metodo di controllo (metodo sperimentale) e spiegazioni precise che si differenziano anche dalle spiegazioni dogmatiche (non falsificabili) → la teoria scientifica deve essere soggetta a falsificazione mediante metodologie sperimentali, usate da tutte le “scienze esatte”, e anche dalla psicologia → È difficile per la psicologia inserirsi tra le scienze esatte a causa della grande variabilità interindividuale dei comportamenti → Anche nelle altre discipline scientifiche sono presenti delle variazioni spontanee (sia nella realtà che nel comportamento umano) ma non sono così macroscopiche come invece lo sono in psicologia → In ogni caso, la variabilità non è un fattore limitante perché la psicologia diventi una scienza esatta, anzi aiuta.
Il metodo sperimentale
Il metodo sperimentale è finalizzato a scoprire una relazione sistematica tra due o più variabili, ovvero due entità misurabili che variano. Il metodo sperimentale deve basarsi su osservazioni oggettive, ovvero ottenute attraverso strumenti di misura, che si contrappongono alle osservazioni soggettive, che si basano sulle esperienze personali → Quando un’osservazione è oggettiva è anche replicabile, ovvero può essere ripetuta da altre persone, in altri luoghi e altri tempi ottenendo risultati identici. Gli scopi della ricerca scientifica sono:
- Scoperta di regolarità → relazioni regolari tra i vari aspetti del comportamento, richiede la definizione di eventi ed entità coinvolte, chiamate variabili (= proprietà di un evento reale che può essere misurata e la misurazione è un sistema per assegnare un valore numerico alle variabili) → le regolarità tra i vari aspetto del comportamento formano delle leggi del comportamento, che possono essere espresse matematicamente, come nella legge di Fechner;
- Sviluppo di teorie → teoria scientifica = insieme di asserzioni che collega tra loro varie leggi e serve a:
- Organizzare le conoscenze in modo sistematico e a spiegare le leggi;
- Prevedere nuove leggi, ovvero relazioni non ancora osservate;
- Guidano la ricerca scientifica, il ricercatore formula un’ipotesi (= previsione su fatti nuovi formulata sulla base di una particolare teoria).
Schema concettuale del percorso scientifico
Teoria → Na + H2O = energia
Inferenza ipotesi → Se è Na+H2O legittima la teoria iniziale, producono energia?
Risultati: esperimento
- Positivi = O → v. energia dipendente +v.
- Negativi = indipendente, no energia
Quando i risultati del protocollo sperimentale sono negativi vuol dire che la manipolazione della variabile indipendente ha avuto un effetto nullo sulla variabile dipendente → Quando l’effetto è nullo non si può correggere la teoria, lo scienziato in questo caso deve tacere → Di fronte a effetti nulli o dubbi metodici (quantità giusta? Temperatura? Non sofisticatezza degli strumenti?) bisogna ripetere tutto dall’inizio.
L'esperimento
L’esperimento è una procedura con cui il ricercatore manipola sistematicamente una o più variabili indipendenti per osservare se e come queste fanno variare la variabile dipendente, che in psicologia è spesso rappresentata dal comportamento.
- Variabile indipendente → Viene manipolata e/o controllata direttamente dallo psicologo e influenza la variabile dipendente;
- Variabile dipendente → Osservata e misurata per valutare se la manipolazione della variabile indipendente ha influenzato o meno lo stato mentale o il comportamento del soggetto in esame.
Esempi di variabili in un esperimento
| Variabile Indipendente (variabile dello stimolo o oggettiva) | Variabile Dipendente (variabile comportamentale) |
|---|---|
| Contesto di apprendimento (stanza rumorosa o stanza silenziosa → misurazione della rumorosità in decibel) | Numero di parole ricordate (si ricordano più parole in una stanza silenziosa) |
| Frequenza della parola (misurazione attraverso il numero delle parole) | Tempo di lettura (tempo di reazione tra la vista della parola e la sua pronuncia) |
| Difficoltà del percorso (di un labirinto → numero di svolte a 90°) | Tempo impiegato per uscire dal labirinto |
| Età (correlata a diverse funzioni cognitive) | Numero di parole conosciute |
| Tipologia di occupazione | Punteggio ai test dell’ansia |
Le prime tre variabili indipendenti sono manipolabili in modo diretto mentre le ultime due sono manipolabili solo indirettamente tramite il campionamento = selezione di campioni con caratteristiche utili all’esperimento, quindi la scelta dei soggetti non è casuale ma si ottiene una serie di campioni che dovrebbero rappresentare la popolazione di riferimento.
Esempi pratici
Esempio 1: In un esperimento le variabili indipendenti possono essere il sodio e l’acqua, le quali sono controllate dallo sperimentatore e devono provocare una perturbazione alla variabile dipendente, rappresentata dall’esplosione e dalla produzione di una fonte di calore.
Esempio 2: Stabilire se i maschi hanno capacità superiori alle femmine in compiti matematici:
- Due gruppi di soggetti sperimentali → 50 maschi e 50 femmine;
- Variabile dipendente = percentuale di problemi matematici risolti;
- Variabile indipendente = sesso (maschio e femmina), scelto dallo sperimentatore.
Dopo aver raccolto i dati si cerca di stabilire se la manipolazione della variabile indipendente ha avuto effetti sulla variabile dipendente, attraverso metodi statistici e la media aritmetica:
- Femmine = 5.0
- Maschi = 5.4
La differenza tra i punteggi è molto piccola ma considerare sono questa differenza è un grave errore, poiché bisogna dimostrare che i risultati sono dovuti da una relazione causa-effetto tra le due variabili. Come essere certi che la differenza di punteggio tra i due gruppi indichi una differenza reale nelle capacità matematiche? → Per rispondere bisogna tenere conto del fatto che la variazione nei punteggi può discendere da due fonti:
- Variazione tra i gruppi (variabilità intergruppo), indotta dalla variabile indipendente;
- Variazione entro ciascun gruppo (variabilità infragruppo), dovuta alle differenze individuali.
Per distinguere le due fonti occorre determinare il cosiddetto rapporto critico (R).
Distribuzione dei punteggi
La distribuzione dei punteggi dei soggetti di ogni gruppo è rappresentata da una curva gaussiana, la media (circa 5) è rappresentata dal picco della curva, la distanza tra i due picchi rappresenta la differenza tra le due medie (variazione tra i gruppi) e l’ampiezza delle campane corrisponde alla variazione entro ciascun gruppo.
Anche se le medie rimangono uguali la variabilità entro i gruppi (larghezza della base della curva) può essere molto diversa (nella variabilità bassa ci sono più differenze di punteggio tra gli individuo dello stesso gruppo, mentre nella variabilità alta la curva è più “appuntita” poiché i punteggi sono tra loro simili) → Più è bassa la variabilità entro i gruppi, più è probabile che la differenza tra le due medie non sia dovuta al caso ma sia reale. Per produrre dei risultati con un certo livello di variabilità bisogna somministrare problemi matematici di una certa difficoltà.
Rapporto tra segnale e rumore – Rapporto critico
Vogliamo sapere se in uno specchio d’acqua è stato gettato un sasso = segnale = evento perturbante (metafora per spiegare l’oggetto di studio della psicologia, ovvero il comportamento che è caratterizzato da variabilità spontanea → il sasso rappresenta l’esperimento):
- Situazione ideale → Lo specchio d’acqua inizialmente è lineare e quando il sasso viene lanciato la variazione della superficie dell’acqua è subito evidente;
- Situazione reale → La superficie dell’acqua è caratterizzata da moti ondulatori e non è lineare ma è già perturbata, quando il sasso viene lanciato la variazione non è percepibile → Come capire se il sasso, è stato lanciato o meno? Quali sono le cause della variazione della superficie d’acqua dopo che un sasso è stato gettato? Nella situazione reale infatti il sasso non è l’unico che provoca variazione, ma sono presenti anche delle fonti di rumore che possono essere il vento, le onde... le quali rappresentano la variabilità spontanea, che è fuori dal controllo dello scienziato → Per percepire la variazione dovuta al lancio del sasso bisogna separare il segnale dal rumore.
L’espediente, più attinente al campo psicologico, sarà basato sulla stima del rapporto diretto tra variabilità, la cui fonte è attribuibile a rumore, e variabilità che, oltre al rumore, potrebbe contenere anche segnale:
- Se R=1 → Risultato nullo, il sasso non è stato lanciato, nessuna differenza tra il numeratore e il denominatore (3+0/3= 1 → nessun segnale) → In questo caso il ricercatore tace, per affermare qualcosa è necessario che venga R>1;
- Se R>1 → Risultato positivo, il sasso è stato lanciato → Bisogna fare in modo che la perturbazione (segnale) sia il più grande possibile, per far sì che il numeratore aumenti e che il rapporto critico diventi maggiore di 1.
Rapporto critico = si calcola dividendo una stima della variabilità globale (condizioni sperimentali e variazioni spontanee → segnale + rumore) per una stima delle variazioni spontanee (solo rumore):
Quanto più è alto è il rapporto critico tanto più è probabile che ci sia una differenza tra i gruppi sperimentali causata dalla variabile indipendente manipolata dallo psicologo. Esso ci permette di stabilire in modo preciso se la differenza tra le due medie è significativa (vedi esempio 2).
Per riassumere:
Quanto più grande è la perturbazione introdotta attraverso la manipolazione della variabile indipendente, tanto più grande sarà l’effetto di tale perturbazione sulla variabilità inter-gruppo (differenze tra i due gruppi) associata alla variabile dipendente → A parità di variabilità intra-gruppo, tanto più grande sarà la variabilità inter-gruppo, tanto più ampia sarà la probabilità di trovare un effetto significativo della manipolazione sperimentale sul comportamento osservato.
Gli studi correlazionali
Quando il risultato di un esperimento è positivo, esso permette di individuare le relazioni di causa-effetto tra la variabile indipendente e quella dipendente. A volte però non è possibile effettuare un esperimento, o per motivi etici o perché le variabili non possono essere manipolate sistematicamente. Per questo motivo esistono gli studi correlazionali, i quali cercano di scoprire se esistono delle relazioni tra due o più variabili e se questa relazione esiste si dice che le due variabili sono correlate.
Coefficiente di correlazione → Esprime direzione e forza della correlazione (-1,0 e +1,0)
Esempio: C’è una relazione tra autostima e successo negli studi universitari? → Si può rispondere a questa domanda misurando l’autostima di un gruppo di studenti e rapportandola alla media dei rispettivi voti negli esami.
Tipi di correlazione
- Correlazione positiva → Se all’aumentare dell’autostima aumenta anche la media dei voti (+1,0);
- Correlazione negativa → Se all’aumentare dell’autostima la media dei voti diminuisce (-1,0);
- Correlazione nulla → Valore del coefficiente di correlazione = 0, rappresentato nel grafico come una “nuvola” indistinta di puntini (=soggetti).
Limiti degli studi correlazionali
- Non danno alcuna indicazione sull’esistenza di una relazione causa-effetto tra le due variabili (alta autostima → voto alto, o viceversa?);
- Non escludono la possibilità che sia una variabile terza, indirettamente associata ad una delle due variabili considerate, a giocare un ruolo fondamentale nel modulare la relazione osservata.
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