Esame psicologia fisiologica
Prof. Ferrara Michele - Università degli Studi dell'Aquila
Psicobiologia come neuroscienza. Jimmie G. fu analizzato da Oliver Sacks, un eminente neurologo. Questo paziente a 49 anni era convinto di averne 19. Jimmie possedeva buone capacità sensoriali, motorie e cognitive, ma nel giro di pochi secondi dimenticava tutto ciò che gli era stato detto o mostrato. Jimmie non riusciva a ricordare nulla di ciò che gli era accaduto dall'età di circa 20 anni e non avrebbe più ricordato nessuna delle esperienze vissute per il resto della sua vita. Il Dr. Sacks rimase scioccato dalle implicazioni della condizione in cui si trovava il paziente.
Jimmie G. era incapace di formare nuovi ricordi duraturi, era di fatto un uomo congelato nel tempo, un uomo senza un passato recente e senza prospettive per il futuro, bloccato in un continuo presente privo di qualsiasi contesto o significato.
Molti dei progressi più importanti nel campo della scienza psicobiologica sono stati conseguiti da ricercatori che hanno saputo vincere l’effetto vincolante del pensiero convenzionale e hanno adottato nuovi approcci creativi. In effetti il pensiero creativo, cioè il pensare in modo produttivo e non convenzionale, è la pietra miliare di ogni scienza.
Psicobiologia e neuroscienze
Ogni aspetto della psicobiologia è intessuto di considerazioni cliniche, ovvero riguardanti le malattie o il loro trattamento. Ci sono due aspetti da considerare in merito alle implicazioni cliniche: molte delle conoscenze apprese dagli psicobiologi in relazione al funzionamento del cervello normale derivano dallo studio del cervello malato o danneggiato; viceversa, molte delle scoperte degli psicobiologi hanno rilevanza nei confronti del trattamento dei disturbi cerebrali.
La riflessione in merito alle pressioni ambientali, che probabilmente hanno condotto all’evoluzione del nostro cervello e del nostro comportamento induce spesso a importanti deduzioni psicobiologiche. Questo approccio viene chiamato prospettiva evoluzionistica. Una componente importante della prospettiva evoluzionistica è l’approccio comparativo, cioè il tentativo di comprendere i fenomeni biologici eseguendone il confronto tra diverse specie. L’approccio evoluzionistico si è dimostrato una delle pietre miliari dell’indagine psicologica moderna.
La neuroplasticità
Fino agli anni ’90 del secolo scorso, la maggior parte dei neuroscienziati pensava al cervello come ad una struttura tridimensionale di elementi nervosi, collegati elettricamente tra loro, attraverso un’enorme rete di circuiti. La complessità di questo diagramma elettrico del cervello era sconcertante, tuttavia questa concezione non era in grado di spiegare alcune delle caratteristiche più importanti di quest’organo. Negli ultimi vent’anni, la ricerca ha chiaramente dimostrato che il cervello adulto non è costituito da una rete statica di neuroni: si tratta infatti di un organo plastico, modificabile, che cresce continuamente e si modifica in risposta a influenze genetiche e alle esperienze dell’individuo. La scoperta della neuroplasticità, che rappresenta verosimilmente la scoperta più influente nel campo delle neuroscienze moderne, ha oggi un impatto su molte aree della ricerca psicobiologica.
Storia della psicobiologia
La psicobiologia è una disciplina scientifica che studia la biologia del comportamento, è diventata una delle discipline scientifiche solo nel XX secolo. La pubblicazione di “The Organization of Behavior” da parte di Hebb ha svolto un ruolo chiave. Nella sua opera Hebb sviluppò la prima teoria completa che spiega in che modo l’attività cerebrale potrebbe produrre fenomeni fisiologici complessi, come le percezioni, le emozioni, i pensieri e i ricordi.
La psicobiologia è una disciplina integrata, gli psicobiologi traggono le loro conoscenze da altre discipline neuroscientifiche e le applicano allo studio del comportamento. Alcune delle discipline delle neuroscienze, particolarmente rilevanti per la psicobiologia sono:
- Neuroanatomia, disciplina che studia la struttura del sistema nervoso.
- Neurochimica, disciplina che studia le basi chimiche del sistema nervoso.
- Neuroendocrinologia, disciplina che studia le interazioni tra sistema nervoso e sistema endocrino.
- Neuropatologia, disciplina che studia i disturbi del sistema nervoso.
- Neurofarmacologia, disciplina che studia gli effetti dei farmaci sull’attività nervosa.
- Neurofisiologia, disciplina che studia le funzioni e le attività del sistema nervoso.
Ricerca psicobiologica
La ricerca psicobiologica può coinvolgere soggetti umani e non umani, può essere condotta in forma di sperimentazione formale o di studio non sperimentale e può essere pura o applicata. L’uomo quale soggetto sperimentale presenta diversi vantaggi rispetto agli altri animali: è in grado di eseguire le istruzioni e di riferire le proprie esperienze soggettive, spesso costa meno ma il vantaggio maggiore sta nel fatto che possiede un cervello umano. Rispetto all’uomo, gli individui non umani, come soggetti per la ricerca, presentano tre vantaggi: la maggiore semplicità del cervello e del comportamento, l’approccio comparativo e la presenza di meno vincoli etici.
Due tipi comuni di studi non sperimentali sono gli studi quasi sperimentali e i casi di studio. La sperimentazione è il metodo impiegato dagli scienziati per studiare la relazione causa-effetto. Per condurre la sperimentazione su soggetti viventi, lo sperimentatore concepisce per prima cosa due o più condizioni nelle quali saranno analizzati i soggetti. In genere, si analizzano diversi gruppi di soggetti ciascuna condizione, disegno tra i soggetti, anche se a volte è possibile analizzare uno stesso gruppo di soggetti nelle stesse condizioni, disegno entro i soggetti. Lo sperimentatore assegna i soggetti alle diverse condizioni di studio, somministra i trattamenti e valuta l’esito in modo che esista solo una differenza rilevante tra le condizioni confrontate, questa differenza tra le condizioni di studio viene chiamata variabile indipendente. La variabile misurata dallo sperimentatore per valutare l’effetto della variabile indipendente è la variabile dipendente.
Se la sperimentazione viene condotta correttamente, qualsiasi differenza nella variabile dipendente osservata tra le varie condizioni deriva necessariamente dalla variabile indipendente. Quando è presente più di una differenza in grado di influenzare la variabile dipendente, è difficile determinare se sia stata la variabile indipendente o la differenza non intenzionale, chiamata variabile confondente, a produrre gli effetti osservati sulla variabile dipendente. L’eliminazione di tutte le variabili confondenti può essere piuttosto difficile.
Un esperimento condotto da Lester e Gorzalka illustra bene come prevenire la presenza di variabili confondenti utilizzando un adeguato disegno sperimentale. Lo scopo di questo esperimento era la dimostrazione dell’effetto Coolidge, che è il fenomeno in virtù del quale un maschio incapace di continuare a copulare con una femmina riesce spesso a ricominciare ad accoppiarsi con una nuova partner.
Non è possibile per gli psicobiologi usare il metodo sperimentale per lo studio di tutti i problemi di loro interesse. In tal condizioni proibitive, gli psicobiologi conducono a volte studi quasi sperimentali, ovvero lo studio di gruppi di individui esposti alle condizioni di interesse nel mondo reale. Questi studi vengono condotti alla stregua di sperimentazioni, nonostante non siano vere e proprie sperimentazioni in quanto non comportano il controllo delle potenziali variabili confondenti, ad esempio attraverso l’assegnazione casuale dei soggetti alle diverse condizioni.
Casi di studio e ricerca pura
Gli studi che si concentrano su un singolo caso o su un singolo soggetto vengono definiti casi di studio. Poiché si concentrano su un caso singolo, forniscono spesso un quadro più approfondito rispetto ad una sperimentazione o ad uno studio quasi sperimentale e rappresentano un’ottima fonte di ipotesi testabili. Tuttavia, esiste un problema importante in merito ai casi di studio: la loro generalizzabilità, ovvero il grado con cui i risultati possono essere applicati ad altri casi. Poiché gli individui sono diversi tra loro, in termini di funzionamento cerebrale e comportamento è importante dimostrarsi scettici nei confronti di qualsiasi teoria psicobiologica basata unicamente su alcuni casi di studio.
La ricerca psicobiologica può essere pura o applicata. La ricerca pura è motivata principalmente dalla curiosità del ricercatore, viene condotta esclusivamente allo scopo di acquisire conoscenze. Al contrario, la ricerca applicata è intesa ad apportare alcuni benefici diretti al genere umano. Molti scienziati ritengono che la ricerca pura si mostrerà di maggior beneficio pratico rispetto alla ricerca applicata, ma non è necessario che una ricerca sia totalmente pura o totalmente applicata; molti progetti di ricerca includono elementi di entrambi gli approcci. Inoltre, la ricerca pura diventa spesso oggetto della ricerca traslazionale, ovvero la ricerca che trasla le scoperte della ricerca pura in applicazioni utili per il genere umano. Una differenza importante tra ricerca pura e applicata è il fatto che la ricerca pura è più suscettibile ai capricci della normativa legislativa, dal momento che i politici e la popolazione che vota hanno difficoltà a comprendere perché si debbano finanziare ricerche prive di un immediato beneficio pratico.
Branche della psicobiologia
Sei delle branche principali della psicobiologia sono:
- La psicologia fisiologica
- La psicofarmacologia
- La neuropsicologia
- La psicofisiologia
- Le neuroscienze cognitive
- La psicologia comparata
La psicologia fisiologica è la branca della psicobiologia che studia i meccanismi nervosi del comportamento attraverso la manipolazione diretta e la registrazione dell’attività cerebrale in sperimentazioni controllate. I soggetti della ricerca sono quasi sempre animali da laboratorio e si basa tradizionalmente sulla ricerca pura.
La psicofarmacologia si concentra sulla manipolazione dell’attività nervosa e del comportamento attraverso l’uso di farmaci. Una parte considerevole della ricerca è di tipo applicato, l’obiettivo di molte sperimentazioni psicofarmacologiche è sviluppare farmaci per uso terapeutico o ridurre l’abuso di sostanze.
La neuropsicologia è lo studio degli effetti psicologici del danno cerebrale in pazienti umani, si basa quasi esclusivamente sui casi di studio e studi quasi sperimentali su pazienti con danno cerebrale indotto da malattie, incidenti, interventi di neurochirurgia. Lo strato più esterno degli emisferi cerebrali, la corteccia cerebrale, viene facilmente danneggiato in seguito a incidenti o interventi chirurgici e questo è uno dei motivi per cui la neuropsicologia si rivolge soprattutto allo studio di questa parte importante dell’encefalo umano. La neuropsicologia è la branca che segue maggiormente un approccio di ricerca applicata.
La psicofisiologia è la branca della psicobiologia che studia la relazione tra l’attività fisiologica e i processi psicologici in soggetti umani. La maggior parte della ricerca psicofisiologica è diretta alla comprensione della fisiologia dei processi psicologici, come l’attenzione, le emozioni e l’elaborazione delle informazioni.
Le neuroscienze cognitive studiano le basi nervose della cognizione, termine che generalmente si riferisce ai processi intellettivi più elevati come il pensiero, la memoria, l’attenzione e i processi percettivi complessi.
La psicologia comparata è la branca della psicobiologia che si occupa in termini generali della biologia del comportamento, piuttosto che occuparsi dei meccanismi nervosi dello stesso. Gli psicologi comparativi confrontano il comportamento di diverse specie allo scopo di comprendere l’evoluzione, la genetica e l’adattività del comportamento. Alcuni psicologi comparativi studiano il comportamento in condizioni di laboratorio, altri si occupano della ricerca etologica, ovvero lo studio del comportamento animale nell’ambiente naturale.
Approcci psicobiologici
Due aree importanti della ricerca psicobiologica utilizzano spesso l’analisi comparativa: la psicologia evoluzionistica, che mira alla comprensione del comportamento considerandone le probabili origini evoluzionistiche, e la genetica del comportamento, cioè lo studio delle influenze genetiche sul comportamento. Dal momento che nessuno dei sei approcci psicobiologici alla ricerca è privo di difetti e a causa della complessità del cervello e del suo ruolo nei processi psicologici, raramente i principali problemi nel campo della psicobiologia vengono risolti attraverso un singolo esperimento o attraverso una singola serie di esperimenti basati sullo stesso approccio generale. Il progresso della ricerca si consegue più facilmente quando vengono impiegati diversi approcci per lo studio di uno stesso problema, per indicare questo approccio combinato si usa il termine di operazioni convergenti.
Per esaminare come concretamente funziona l’approccio delle operazioni convergenti può essere d’aiuto tornare al caso di Jimmie, il disturbo neuropsicologico da cui era affetto fu descritto per la prima volta alla fine del XIX secolo da S.S. Korsakoff, un medico russo, per cui divenne noto con il nome di Sindrome di Korsakoff, il cui sintomo principale è una grave perdita di memoria senza la presenza di altri deficit. La sindrome di Korsakoff si manifesta comunemente negli alcolisti, inizialmente era considerata una conseguenza diretta degli effetti tossici dell’alcol sul cervello, ricerche successive mostrarono che la sindrome di Korsakoff è per lo più causata da un danno cerebrale associato a carenza di tiamina, vitamina B1.
Metodi di ricerca
Il metodo empirico utilizzato da psicobiologi e da altri scienziati per studiare i fenomeni non osservabili viene chiamato deduzione scientifica, attraverso questo metodo è possibile apprendere molto sulle attività cerebrali anche senza osservarle direttamente.
Evoluzione, genetica ed esperienza
Abbiamo tutti la tendenza a pensare alle cose nel modo che ci è stato impresso dal nostro zeitgeist, cioè il clima intellettuale generale che domina la cultura della nostra epoca, tendiamo tutti ad ignorare le sfumature, le incongruenze e le complessità della nostra esistenza e a pensare in termini di semplici dicotomie. L’idea che i processi umani ricadono in una di due categorie: processi psicologici o fisiologici, ha una lunga storia in molte culture. In seguito all’approvazione da parte della chiesa cattolica del dualismo cartesiano, nome con cui divenne nota la filosofia di Descartes, l’idea che cervello umano e mente fossero due entità distinte venne accettata ancor più diffusamente.
Questa idea è sopravvissuta ancora oggi, nonostante vari secoli di progresso scientifico, attualmente, la maggior parte delle persone è consapevole del fatto che il comportamento umano abbia una base fisiologica, anche se molti restano ancorati all’ipotesi dualistica in base alla quale esiste una parte dell’attività umana che in qualche modo trascende il cervello. La tendenza a pensare in termini di dicotomie si estende anche al tema che riguarda lo sviluppo delle capacità comportamentali, dibattito comunemente noto come dilemma natura-cultura. I dibattiti, fisiologico o psicologico e natura o cultura derivano da modi errati di pensare alla biologia del comportamento.
Esistono due serie di evidenze contro il pensiero fisiologico o psicologico, ovvero l’ipotesi in base alla quale alcuni aspetti del funzionamento psicologico dell’uomo sono talmente complessi da non poter essere il prodotto di un cervello fisico. La prima serie di prove deriva dalle numerose dimostrazioni secondo cui anche i cambiamenti psicologici più complessi possono essere prodotti da un danno o da una stimolazione di parti del cervello. La seconda serie di evidenze è rappresentata dalla dimostrazione che alcune specie non umane possiedono alcune capacità un tempo ritenute di natura puramente psicologica, quindi esclusivamente umana.
Il pensiero natura o cultura incontra dei problemi in quanto non ha senso cercare di comprendere le interazioni tra due fattori chiedendosi in che misura ciascuno di essi contribuisce al risultato. È più sensato chiedersi in che misura i fattori genetici ed esperienziali contribuiscono ciascuno allo sviluppo comportamentale, e la risposta risiede nella comprensione della natura delle interazioni.
Il modo di pensare alla biologia del comportamento adottato da molti psicobiologi è un approccio semplice e logico, che può essere ridotto ad un singolo presupposto, cioè che tutto il comportamento sia il prodotto dell’interazione tra tre fattori:
- Il patrimonio genetico di un organismo, che è un prodotto della sua evoluzione.
- La sua esperienza.
- La sua percezione della situazione attuale.
Darwin ipotizzò che l’evoluzione avvenisse attraverso un processo di selezione naturale. La fitness, secondo l’accezione darwiniana, è la capacità di un organismo di sopravvivere e di trasmettere i suoi geni alla generazione successiva. Alcuni comportamenti svolgono un ruolo evidente nell’evoluzione, altri svolgono un ruolo meno ovvio, ma non meno importante. I maschi di molte specie stabiliscono una stabile gerarchia di dominanza sociale attraverso combattimenti con altri maschi, una volta stabilita una gerarchia, le ostilità diminuiscono, in quanto i maschi più subordinati imparano a evitare o a sottomettersi rapidamente ai soggetti dominanti. Uno dei motivi per cui la dominanza sociale è un fattore importante per l’evoluzione è rappresentato dal fatto che, in alcune specie, i maschi dominanti si accoppiano di più rispetto ai maschi subordinati e pertanto...
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