L'ultima nascita Ines Testoni
Capitolo 1: sguardo introduttivo
Platone nel Fedone considera la filosofia come un esercizio del pensare seriamente alla morte, per poter dare valore e senso alla vita e al mondo. Se per Freud l'immortalità è un inganno dell'inconscio, per Platone è l'autopercezione dell'anima che raggiunge l'iperuranio pregustando il momento in cui si riunirà ad esso una volta liberatasi al corpo.
La consapevolezza della propria mortalità è ciò che ci distingue dagli altri animali, è una caratteristica solo umano. Perché allora spesso si nasconde una così importante caratteristica?
La TMT (Terror Management Theory) afferma con molte evidenze empiriche che la tendenza dell'uomo a evitare ciò che gli ricorda di essere mortale è una difesa necessaria per vivere. I dispositivi culturali di maggiore successo sono quelli che riducono la salienza di questa condizione naturale. Le rappresentazioni della morte sono complesse e multiforme anche per l'angoscia e la caduta di senso che implica. Ciò rende l'argomento ambivalente, interessante, circondato da atteggiamenti di denegazione e manipolazione da parte di chi sa come gestire il terrore che la morte implica, guadagnando o mantenendo posizioni di potere.
È innegabile la presenza in superficie di una tendenza a scotomizzare il problema perché come dice Seneca l'uomo è intento a sprecare il suo tempo come non dovesse morire mai. Heidegger parla di Verfallenheit per descrivere il desiderio dell'uomo di perdersi nella quotidianità e nella pubblicità di una soggettività neutra e impersonale. Ma oggi questa Verfallenheit si perde forse a causa della crescente possibilità di fare scelte consapevoli data in parte dall'elevata scolarizzazione e in parte dalla diffusione della conoscenza permessa da internet.
L'interesse per i temi riguardanti la morte è una volontà di sapere che cosa significhi essere-per-la-morte (Heidegger). L'interrogazione circa la morte mantiene accesa la volontà di una vita piena ricercando l'autenticità e riducendo all'oblio il potere di togliere significato alla coscienza di esistere. La morte non è più un'astrazione ma torna ad essere una realtà che impone una comprensione di senso e aumenta così l'interesse per la vita e i suoi significati. Ad oggi viene difficile sostenere che il tema della morte sia censurato tanto quanto nel secolo scorso. L'interesse infatti, ad oggi, sembra aumentato e suscita alcune innovazioni culturali significative.
Quando si è riacceso questo interesse?
Alla fine del secolo scorso. La medicina con i suoi progressi ha allungato i tempi della vita sana ma anche quelli della condizione di malattia e terminalità portando a riflettere cosa voglia dire doversi confrontare a lungo con la malattia che può comportare la perdita dell'identità in un percorso sempre più rallentato dalle cure verso la fine. Ad oggi è cambiata la visione dell'uomo: l'individuo viene infatti inteso come un soggetto autonomo e responsabile di sé. D'altra parte questo principio viene definito dal consenso informato per cui il medico non può decidere cosa fare sul paziente senza che lui lo sappia e sia d'accordo (dia il proprio assenso). È necessario avere il coraggio di comprendere il contenuto essenziale dell'argomento che gira attorno alla morte.
Secondo Lévinas, il volto dell'Altro è ciò che più intimamente appartiene alla nostra soggettività e quando muore la sua morte ci riguarda profondamente in prima persona, ci travolge. La morte è un evento relazionale, evento individuale e sociale e ne deriva la necessità di comprendere le modalità con cui le conferiamo significato. Ciò sembra mancare è un'esperienza comunitaria e partecipata intorno al morire. Ci ritroviamo a dover fronteggiare la morte confidando solo sulle nostre forze e credenze, senza averle mai messe in questione e ci risultano traballanti e facili prede di paure.
Vovelle parla di riscoperta della morte come tratto di una nuova sensibilità collettiva che assume le fattezze della presa di coscienza sociale. Oggi si parla molto di bioetica e biodiritto ma nonostante l'interesse per l'argomento “la tendenza è ancora quella di circoscrivere le iniziative che lo affrontano nel territorio dell'emergenza, all'interno delle istituzioni sanitarie, cui fa da contraltare la rappresentazione fantasmagorica dei media che sembrano (…) voler compensare le carenze che tale strategia di gestione comporta” (p.10).
Queste difficoltà derivano dalla trasformazione avvenuta nel secolo breve ('14-'91) in cui la morte è stata trasformata in faccenda ospedaliera e allontanata dalla vita quotidiana. Tale pratica ha prodotto generazioni di famiglie death-free interrompendo tutte le prassi, linguaggi che si erano tramandati. La mancanza di riflessione sui significati del morire ha portato la precipitazione delle prospettive esistenziali in un presente dilatato dove prevalgono principi della circolarità e simultaneità che producono l'illusione che sia possibile ripetere e ricominciare ogni azione. Il problema però può essere risolto utilizzando linguaggi che ci possano permettere di condividere l'esperienza dell'incontro con la malattia e con la morte. Davanti all'indifferenza prende piede la volontà di definire nuovi percorsi individuali e sociali che portino a riflettere su ciò che la morte può significare.
Platone e l'esercizio di morte
L'Occidente si sviluppa all'interno di ciò che Platone chiama l'esercizio di morte (askesis thanatou). L'amante del sapere per Platone è colui che si esercita a sciogliere la propria anima dal corpo, perché è possibile togliere la morte con l'abbandono consapevole di tutte le sensazioni del corpo e il ritiro totale in se stessi, percependo in sogni istante il corpo come impiccio da cui l'anima deve liberarsi.
Death Education come prevenzione
Sono necessari spazi all'interno dei quali poter offrire una risposta alle istanze che richiedono di discutere intorno al senso del morire e alle sue implicazioni etiche, psicologiche, morali, sociali, culturali e pedagogiche. Ovviamente la scuola è il primo luogo all'interno della quale può essere cominciato questo percorso. L'idea che una buona DeEd (Death Education) possa essere strumento per permettere alle persone di diventare adulte e responsabili è stata promossa da Feifel e dai suoi allievi Strack, Nemeyer, Kastebaum che ribadiscono che solo l'integrazione del concetto di morte nella vita rende possibile un'esistenza genuina e consapevole. La DeEd non si limita all'ambito scolastico ma si interessa ai tre livelli di prevenzione: primaria, secondaria, terziaria.
La prevenzione primaria può esser identificata nel “memento mori” inteso come insegnamento che si focalizza sulla ricerca di senso, comprensione della morte. In questo tipo di prevenzione si cerca di liberare la morte dalla censura e cercare di promuovere un sereno e aperto confronto con un linguaggio appropriato e condiviso capace di accompagnare le persone lungo tutto il ciclo di vita. (Appartiene a questo settore anche la prevenzione del suicidio e dell'autolesionismo.)
La prevenzione secondaria riguarda l'ars moriendi relativa al prendere consapevolezza di come si vuole morire e di come si accompagna chi muore. È l'ambito dell'anticipatory mourning caratterizzato dal vivere con il malato come se fosse già morto. Il supporto ai familiari non è ancora sufficientemente efficace, sebbene l'umanizzazione delle cure, anche la restituzione della dignità al morente stia in qualche misura cercando di offrire supporto alla situazione.
La prevenzione terziaria rende possibile una trasformazione sana del cordoglio in lutto affinchè questo si concluda e non cada in dinamiche patologiche. Riguardo tutti i saperi che aiutano a gestire la perdita di una persona cara e alle modalità con cui diventa possibile dirle addio senza che questo significhi negare la vita vissuta insieme.
Capitolo 2: studi sulla morte e Death Education dinnanzi ai dilemmi etici
I Death Studies (DeSt) indagano le espressioni dell'incontro con la morte, analizzano il rapporto tra terrore e rimedio. Il riflettore è sulla spiritualità, religione e credenze intorno a ciò che si pensa ci sia o non ci sia oltre il visibile. La Death Education (DeEd) permette di diffondere i significati esistenziali che scaturiscono dallo studio dell'inoltrepassabile. I DeSt vagliano le modalità con cui si acquisisce la consapevolezza della morte e come questa viene elaborata nelle diverse culture.
Nella seconda metà del Novecento il lifespan in Occidente si è raddoppiato se paragonato a quello dell'antichità. Inoltre in questo tempo è stato celebrato il valore della leggerezza, dello svago, del disimpegno possibili solo grazie a:
- Spettacolarizzazione mediatica della morte
- Occultamento della morte reale
La DeEd nasce proprio in questo periodo negli anni '60. Alcuni punti di base sono che:
- La capacità di rapportarsi alla morte rispetta specifiche tappe evolutive
- Vi è un concetto maturo di morte che può essere normalmente raggiungibile da tutti senza grandi timori
Il nucleo fondamentale dei DeSt è la tanatologia. I DeSt hanno cominciato a guadagnare interesse scientifico a partire dalla seconda metà del Novecento ma è nato molto prima, basti pensare che il termine è stato coniato da Anschel nel 1795. La rivoluzione illuministica, nell'800 ha strappato il monopolio dei temi sulla morte alla religione, per affidarli alla scienza. Da questo spostamento derivano esiti socialmente rilevanti come:
- Costatazione del decesso da parte del medico
- Definizione dell'apparato giuridico per l'esigenza di giustizia intorno ai destini del corpo
Da questo passaggio ha preso origine la tanatoscopia che supporta indagini criminologiche o medico-giuridiche per gli accertamenti che rispondono a istanze di natura penale. Secondo Weber e Girard, l'Occidente è lo spazio in cui il comandamento “non uccidere” ha trovato veste giuridica all'interno dello Stato moderno: si tolgono i diritti di vendetta, lo Stato esercita la punizione e l'autodifesa seguendo giustizia e legge. La tanatologia ha preso come primo aspetto l'apparire della morte come disintegrazione della persona espressa e manifestata dal disfacimento del corpo.
All'interno degli DeSt si accoglie lo studio delle forme con cui lungo la storia e nelle diverse culture si sono avvicendate diverse rappresentazioni del morire.
I DeSt inoltre studiano cosa significhi “morte”, perché questo è l'oggetto fondamentale che viene trasmesso attraverso la DeEd. Le rappresentazioni della morte si sono evolute nel tempo in modo radicale tant'è che ad oggi possiamo considerare qualcuno morto anche se il corpo è vivo.
In Occidente ogni messa in atto di tortura, persecuzione, vendetta o qualcosa che può procurare la morte è vietata. Sono poche le forme di uccisione ammesse: essere in guerra e in alcuni stati la pena capitale. In Italia come in altri Paesi è possibile stabilire che una persona è deceduta anche se il suo corpo è sano, in quanto è la cessazione irreversibile delle funzioni cerebrali ad essere considerata il criterio. Per capire bene cosa si intende per morte è necessario capire cosa intendiamo con cervello in rapporto all'identità di chi muore, alla sua esistenza.
Se si ritiene che la dimensione psicologica (mente, coscienza) sia l'elemento essenziale dell'identità della persona, è importante definire quale sia la sua relazione con ciò che di essa muore rispetto al corpo e al cervello, perché la legge è implicitamente portatrice di tale assunzione, regolando di conseguenza i comportamenti sociali. Se prima il dibattito era incentrato su “mente-corpo”, ad oggi si parla più di “coscienza-cervello” o “mente-cervello”.
La dicotomia essenziale che si incontra sul tema mente-cervello si costituisce tra due polarità che vedono contrapporsi le dottrine monistiche e quelle dualistiche. Le prospettive filosofiche dualistiche assumono totalmente o parzialmente la prospettiva platonico-cartesiana per cui esistono due dimensioni differenziate e autonome: res cogitan, res extensa quindi la mente e il corpo-cervello sono due entità diverse in rapporto tra loro.
Teorie dualistiche
- Occasionalismo: È una diretta conseguenza del pensiero cartesiano, da cui deriva l'idea per cui il collegamento tra anima e corpo è un'occasione voluta da Dio.
- Panpsichismo o parallelismo universale: Definisce un'armonia prestabilita tra mondo fisico e spirituale per cui ogni essente è costituito da una natura materiale e una psichica.
- La teoria del doppio aspetto (Spinoza): Ammette le due dimensioni come due facce della stessa medaglia. Un fenomeno può apparire o come materiale o come mentale ed è espressione di qualcosa che in sé non appare.
- Parallelismo (Leibniz): Stabilisce l'esistenza di un'armonia predeterminata da Dio tra realtà materiale mondo spirituale condividendo in parte la prospettiva del panpsichismo e ritiene che le due sostanze non interagiscono secondo nessi causali ma covarino simmetricamente senza influenzarsi.
Tra dualismo di matrice metafisica e riduzionismo materialistico si colloca una posizione intermedia definita dualismo delle proprietà, per cui alcune espressioni della materia (come ad esempio cervello e computer) posseggono proprietà mentali in aggiunta alle proprietà fisiche. Questa impostazione concettuale distingue l'area fisica da quella mentale ma non riconosce alla seconda alcuna ipseità. Nel continuum tra dualismo delle proprietà e dualismo delle sostanze si ricordano:
- Epifenomenismo: Nasce con intendimenti monistico-materialistici ma lo annoveriamo tra i dualismi delle proprietà perché alcuni autori di matrice riduzionistica lo considerano tale, esso infatti ammette le specificità degli eventi mentali che sono sottoprodotti semplici dall'attività mentale e non possono agire sulla mente in sé.
- Funzionalismo: Da alcuni è considerata dualistica da altri monistica e appartiene al dualismo delle proprietà. Nasce come reazione al fisicalismo di cui non condivide l'idea per cui la condizione della mente sia determinata da specifiche aree cerebrali. Tra gli autori che aderiscono a questo orientamento vi è Putnam secondo cui gli stati mentali sono costituiti sulla base del loro ruolo, in funzione della loro relazione causale con altri aspetti di vita mentale e realtà; Dennett per cui il cervello è una macchina computazionale complessa poiché dotata di intenzionalità. In generale l'orientamento definisce gli stati mentali in termini formali, espressi come processi logici e aritmetici e considerati quindi neutri rispetto alla dimensione fisica tramite cui si manifestano. L'esempio tipico è tra software e hardware.
- Emergentismo: Dottrina dualistica, più vicina al dualismo delle proprietà che al dualismo delle sostanze. Sottolinea l'aspetto creativo sistemico dei cambiamenti evolutivi nell'adattamento. La conoscenza dei singoli neuroni non spiega la mente anche se è legata al cervello e le proprietà della mente affiorano dalle funzioni cerebrali. Secondo questa prospettiva è ammissibile che qualcosa di mentale sopravviva alla morte del corpo dato che la mente non è riconducibile a una delle sue parti.
- Connessionismo: Le connessioni tra le parti di un sistema sono organizzate in una rete il cui programma può essere in parte autodeterminato dall'elaboratore per produrre un pensiero complesso che ammette la produzione di caratteristiche nuove e creative.
- Interazionismo: È l'espressione più coerente con il dualismo delle sostanze, critica il monismo materialistico e il dualismo delle proprietà. Riconosce la sostanzialità sia della mente sia del cervello e afferma che le due dimensioni possono agire l'una sull'altra. Tra gli autori più importanti che appartengono al dualismo interazionistico ci sono Popper e Eccles la cui epistemologia prevede la coesistenza di tre mondi (realtà materiale, realtà mentale e realtà culturale).
Le dottrine monistiche
Le teorie monistiche vengono classificate secondo due categorie:
- Idealismo: (collegata al mentalismo) per cui la totalità dell'essere è pensiero e l'essenza dell'uomo è mentale, ne consegue che il mondo empirico è prodotto del pensiero.
- Materialismo: (anche chiamata fisicalismo) per cui la totalità dell'essere è la materia, l'essenza il corpo e il pensiero è riducibile al cervello o a un computer.
Il materialismo è ritenuto dottrina monistica per eccellenza e il suo punto di riferimento è il pensiero di Marx. La totalità dell'essere materia, come l'essenza dell'uomo, comporta che il pensiero è identico al cervello: tutte le condizioni mentali sono definibili come stati o processi biochimici legati a fisiologia e anatomia cerebrale. Per il fisicalismo esiste solo che riguarda l'ontologia della fisica. Appartengono a quest'orientamento coloro che hanno dato vita alla teoria dell'identità (Place, Feigl, Smart). Tale teoria si basa su due principi:
- Riduzionismo: il riferimento a entità mentali deve essere inteso come un modo per parlare di entità materiali
- Eliminativismo: ogni ragionamento sui fatti analizzati parte dal presupposto che non esistono entità
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