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Riassunto esame Psicologia Fine Vita, prof. Testoni, libro consigliato Ultima nascita, Testoni

Riassunto per l'esame di psicologia del Fine vita, Morte, Perdita e della prof. Testoni, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Ultima nascita, Testoni, dell'università degli Studi di Padova - Unipd. Scarica il file in PDF!

Esame di Psicologia del Fine vita, Morte, Perdita docente Prof. I. Testoni

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L'ultima nascita Ines Testoni

occidentale tali esperienze non esistono.

Precursori della TMT: tra le teorie del sospetto emergenti, nel campo dei DeSt la TMT è quella con maggior

consenso dalla comunità scientifica. Il successo è dovuta al fatto che si affronta il rapporto tra angoscia di

morte, costruzione dell'identità e cultura con un linguaggio e metodologia psico-sociale. Il fondamento

corrisponde alla teoria darwiniana che stabilisce a priori che l'uomo è un animale, destinata a soccombere.

Partendo da questo assunto ogni rappresentazione di un'identità soggettiva oltre la morte, orientata da contenuti

culturali e religiosi è illusione utile a gestire l'angoscia della vita umana. Tale pensiero è derivato da altri che

lo hanno ispirato come Freud, Rank, Becker, Festinger.

Freud ha ridotto ogni discorso esistenziale alle regole dell'inconscio. Se per Freud l'inconscio consiste nelle

istanze del corpo-cervello per Jung è espressione dell'anima. Freud risulta essere così un dualista delle

proprietà mentre Jung un dualista delle sostanze. La psicoanalisi e la psicologia analitica offrono una chiave

per accedere alla dimensione latente che si manifesta come forza distruttiva attraverso il sintomo patologico e

cercano di restituire al mondo biografie di persone che sprofondavano nell'oscurità della marginazione sociale.

Freud interpreta i sintomi come espressione di istanze biologiche: l'uomo è animale, per sopravvivere

costruisce una società attraverso la soppressione di tratti propri e per questo soffre.

Jung interpreta i sintomi come manifestazione di un linguaggio simbolico che richiama significati trascendenti

e trascendentali che ineriscono all'anima e possono essere decodificati attraverso lo studio degli impianti

strutturali della mitologia.

Rank ha accolto alcuni aspetti di uno e alcuni dell'altro. Assume l'uomo darwiniano di Freud ma cerca di

tradurre in senso immanentistico le immagini mitologiche evocate da Jung riportandole a un trauma essenziale:

la nascita intesa come perdita del grembo materna in cui ogni equilibrio biologico era garantito. Per Rank

nella nascita vi è un incontro con la morte in quanto negazione dell'unità agognata da cui deriva il trauma

indelebile. Il mutuo influenzamento tra Freud, Jung e Rank nonché dall'opera di Sabina Spielrein da origine al

concetto di pulsione di morte (thanatos), che si riferisce alla costante tensione regressiva verso la condizione

originaria.

Becker: ha ripreso la tragica figura del progetto eroico per indicare la condizione umana che richiede una forza

titanica per sopportare la vita nella consapevolezza della morte. Il passaggio per cui la cosa migliore per l'uomo

in vita sarebbe morire presto è un pensiero che ha percorso tutta la storia dell'Occidente. Becker offre un

contributo coerente alla teoria del sospetto, sottolineando come la cultura sia un apparato di illusioni prodotto

dall'uomo per rendere tollerabile la vita e gli affanni che le istanze sociali impongono. L'errore è colui che

facendo leva sull'autostima sopporta la fatica di esistere nel dolore, sapendo di dover morire. Questa, secondo la

TMT è la contraddizione più significativa che gli esseri umani devono affrontare.

Per capire come le illusioni possano agire con funzione adattiva i ricercatori hanno assunto come elemento

fondante la Teoria della dissonanza cognitiva di Festinger per cui l'individuo è mosso dal bisogno di non

essere in contraddizione con se stesso, con il proprio modo di penare e agire tanto che quando la coerenza viene

meno subentra il disagio attenuato da complesse ristrutturazioni cognitive. La TDC spiega anche fenomeni

psicologici complessi che mettono in gioco sia la dimensione relazionale e il comportamento sia le convinzioni

interiori. La dissonanza può essere: contraddizione logica, paradosso culturale, incompletezza data da

mancanza di informazione e il malessere si manifesta quando la persona deve prendere decisioni di cui si sente

responsabile per le conseguenze possibili. Il ricorso alle illusioni consiste nella risoluzione della dissonanza

attraverso l'acquisizione di informazioni consonanti e esclusione di dati dissonanti.

L'uomo darwiniano e il terrore della morte: la TMT ha assunto la prospettiva darwiniana caratterizzante il

pensiero di Freud e di quasi tutta la psicologia sociale. Essa spiega il funzionamento delle relazioni umane

secondo il principio di selezione e adattamento. Il terrore della morte e la consapevolezza di dover morire

sono alla base dell'angoscia più profonda, il pericolo più temibile. L'istinto di sopravvivenza ha prodotto

strategie di difesa per garantire la tranquillità necessaria a vivere. L'individuo è circondato da informazioni che

gli ricordano della sua caducità, per questo verte in uno stato di costante dissonanza che cerca di riequilibrare

attraverso:

cognizioni che allontanano la rappresentazione della morte

– ricerca di informazioni rassicuranti.

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Vengono quindi costruiti apparati simbolici che impegnano l'individuo in territori diversi da quelli esistenziali e

in rappresentazioni che negano la morte.

Il risultato di questi apparati simbolici è la cultura.

Si contrasta l'angoscia con la costruzione di anxiety buffers all'interno di un apporto psicosociale costituito da:

cultural world view → miti, religioni, filosofie (difese distali)

– self esteem → identità sociale, autostima (difese prossimali).

– La TMT distingue due livelli di rappresentazione: letterale quando è inerente al contenuto ontologico

della convinzione e mantenimento della propria identità dopo la morte. Simbolico → idea di

sopravvivenza alla morte grazie al ricordo degli altri.

La ricerca ha ottenuto dei risultati per cui autostima e attenzione a se stessi ridurrebbero l'ansia relativa alla

morte. La salienza della morte invece aumenta la coesione del gruppo che condivide la stessa visione del

mondo aumento lo sforzo per mantenere i cultural world view. Una minaccia all'autostima aumenta

l'accessibilità ai pensieri di morte.

La TMT suggerisce l'idea per cui sulla paura della morte si ergano tutte le relazioni umane. A titolo d'esempio

sembrerebbe che le relazioni romantiche e l'amicizia aiutino ad elaborare l'ansia della morte, le relazioni

d'amore e amicizia offrono inoltre un ulteriore protezione funzionale al rafforzamento dell'autostima (difese

prossimali) e delle visioni del modo (difese distali)

secondo la letteratura i percorsi della spiegazione del perché occultiamo la morte (TMT) e del perch

bisognerebbe educare sul tema (DeSt) non aumentano l'angoscia di morte ma anzi aiutano a gestirla con

equilibrio promuovendo la serenità e la capacità di affrontare le difficoltà della vita.

Dopo i processi di Norimberga, e la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo l'Occidente ha preso una

direzione precisa per quanto riguarda il diritto fondamentale dell'individuo di non subire violenza né

manipolazione nel rispetto della sua intenzionalità e della consapevolezza che lo sostiene. Nel 1997 vi è stato il

primo trattato internazionale chiamato Convenzione sui diritti umani e la biomedica che disciplina la ricerca

scientifica e le sue applicazioni in ambito biomedico.

Il principio di fondo del trattato è il rispetto della dignità umana in modo che la tecnica non possa divenire

strumento per fini ideologici.

Vi sono due principali assunti della Convenzione: il diritto all'informazione e il consenso.

Si passa dal modello paternalistico autoritario all'alleanza terapeutica. La convenzione non menziona l'eutanasia

ma predispone i passaggi per volgere il cammino della civiltà verso l'accettazione dell'eventualità che

l'individuo rifiuti di subire l'alienazione della vita artificiale resa possibile con la tecnica medica. La DeEd può

aiutare le politiche e le persone a risolvere l'impasse a livello valoriale e culturale che vive l'Europa.

Va precisato che le forme dell'eutanasia sono diverse:

Attiva diretta Indotta da farmaci letali

Attiva indiretta I mezzi per alleviare la sofferenza abbreviano la vita

Passiva Provocata dall'interruzione o omissione di un trattamento necessario per la sopravvivenza

dell'individuo

Volontaria Segue la richiesta esplicita di chi lascia direttive precise

Non volontaria Non è il soggetto a decidere ma un altro che ha il potere di farlo

Suicidio assistito Aiuto medico e amministrativo offerto ad un ammalato che ha deciso di suicidarsi

Il principio di coloro che invocano l'eutanasia è la dignità (mantenimento delle rappresentazioni di sé che può

essere percepita dall'ammalato come minacciata dall'invasivo intervento medico che lo mantiene in vita in

modo innaturale.

In ITALIA qualsiasi forma di eutanasia è illegale. La desistenza terapeutica è possibile ma solo per i farmaci

non per l'idratazione e la nutrizione artificiale.

Le partizioni bioetiche in Italia sono principalmente 2

cattolica (eternonoma): stabilisce che la volontà dell'individuo deve corrispondere a ciò che la Chiesa

– definisce essere la volontà di Dio

laica (autonoma): l'essere umano ha il diritto e il dovere di autodeterminarsi responsabilmente.

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Capitolo 3: DeEd in età evolutiva: dall'angoscia alla competenza

Le rappresentazioni della morte in età evolutiva: il concetto di trauma originario introdotto da Rank ha ispirato

gli studiosi dell'experimental existential pyschology a postulare la permanenza latente del terrore della morte

lungo tutto il corso di vita. L'idea di trauma originario è stato confutata ma ha comunque una portata simbolica.

La consapevolezza della morte non è considerata innata nell'uomo ma il terrore che la riguarda è probabilmente

presente fin dai primi momenti di vita come istinto di sopravvivenza.

La TMT ha ripreso il rapporto tra dinamiche di attaccamento, e spiega come a partire da comportamenti innati e

selezionati lungo la storia della specie umana si giunga al sentimento romantico e agli affetti che legano gli

individui. L'ottica darwiniana adottata da Bowlby è il filo rosso con il discorso freudiano.

La differenza fondamentale tra noi e gli animali è il linguaggio ossia un modo di essere in relazione che prevede

dei codici e si usa per mentalizzare e decifrare tutto ciò che incontriamo e non comprendiamo.

Le cognizioni sulla morte si formano durante la fase evolutiva in modo casuale, in base al tipo di informazioni

che l'ambiente ci mete a disposizione.

Le rappresentazioni della morte nell'infanzia: Il concetto di morte raggiunge una struttura matura nel pensiero

adulto e ha alcuni tratti essenziali:

irreversibilità

– cessazione delle funzioni vitali

– universalità.

– A questi si possono aggiungere

inevitabilità

– causalità

L'idea di morte si sviluppa nell'infanzia conclusa la fase dell'attaccamento, intorno ai 3 anni Termina poi nella

preadolescenza con l'apparire del pensiero astratto.

Le prospettive psicoanalitiche si sono concentrate principalmente sull'angoscia di perdita/separazione e sulle

strategie difensive, studiate nelle loro forme precoci e nelle conseguenze psicopatologiche.

Maria Nagy sostiene che vi siano tre stadi di maturazione del concetto di morte, connessi allo sviluppo delle

abilità di ragionamento:

3-5 anni: la morte è rappresentata come una temporanea partenza, uno stato di sonno, i defunti vengono

• pensati come persone che sono altrove ma che potrebbero tornare

6-9 anni: il bambino si confronta con il mondo ed esprime la propria idea di sé. La morte viene

• personificata in figure orrende e terrorizzanti ma esorcizzabili perché inesistenti. Intorno agli 8 anni il

bambino intuisce che la morte è un punto di non ritorno da cui dipende la separazione irrimediabile.

9-12 anni: la morte è un evento finale e universale al quale non ci si può sottrarre.

La consapevolezza delle cause di morte e dell'essere mortali si sviluppano parallelamente.

Tra i 3 e i 5 anni ci si figura che si muore a tarda età,

– tra i 5 e gli 8 si pensa che la morte sia causata da aggressioni.

– A 8 anni si pensa che sia causata da malattie

Parallelamente all'insorgere di queste idee insorgono paure e ansie, strategie fantastiche attraverso cui gestire i

sentimenti negativi. I comportamenti adolescenziali di sfida del pericolo sembrano essere forme di illusione per

sfidare la morte. L'acquisizione della consapevolezza della propria morte viene ignorata prima dei 7 anni e il

suo sviluppo (dai 7 in poi) genera angoscia. Sylvia Anthony ritiene che le prime acquisizioni di competenza

sulle cause comincino ad apparire proprio ai 7 anni e che siano principalmente due:

artificiale ed esterna → agente che uccide in modo aggressivo

– naturale e interna → l'invecchiamento

Le rappresentazioni della morte e il problema del suicidio nell'adolescenza: la paura di essere vittima in prima

persona di una causa di morte appare proprio intorno ai 7 anni e si mantiene nel corso del tempo

accompagnando le altre rappresentazioni causali che si formano fino all'adolescenza. In adolescenza vengono

abbandonate le paure infantili e si passa dall'immaginifico (mostri, assassini ecc) al catastrofico (guerra, disastri

lontani). L'adolescente elabora un'idea della morte particolare, diversa sia da quelle dell'adulto sia da quella del

bambino. La rappresentazione della morte include tutti i 5 fattori che la sostanziano ma la specificità degli

atteggiamenti adolescenziali nasconde il fatto che: la morte è desiderabile perché liberatoria. A questo fatto si

associa un altro fatto ossia che la percezione di sé è incerta e origina ansia che si agganciano alle

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rappresentazioni di perdita. Il ricorso all'immaginario di una morta risolutoria si annuncia come corollario tanto

implicito quanto troppo sottovalutato. In questo momento ci può essere l'ideazione suicidaria e i primi

comportamenti a rischio. I pensieri intorno alla morte si affacciano per tutta la vita ma diventano aggressivi

quando si è impreparati ad affrontarli e in particolare quando il corpo si trasforma, dando segnali di instabilità.

La correlazione tra fragilità, immaturità e paura fa pensare che l'atteggiamento difensivo sia funzionale

all'allontanamento di ansie collegate al vissuto di impotenza che vede nella morte un eccitante polo di

attrazione. Ma è necessario porsi il problema se l'assunzione di comportamenti a rischio sia l'esito del bisogno

di esorcizzare il pensiero di morte o l'indice di un vissuto di onnipotenza e immortalità derivante da

infantilismo. Probabilmente sono vere entrambe le ipotesi che potrebbero essere mediate dall'incapacità di

comprendere i reali effetti delle proprie azioni e dalla percezione della lontananza della morte.

Secondo la Construal Level Theory più qualcosa è sentito lontano più è considerato astratto e irreale. Quindi la

morte sebbene venga rappresentata come inevitabile e universale per l'adolescente resta qualcosa di astratto e

distante nel tempo e nello spazio. La sfida alla vita in adolescenza si manifesta pericolosamente in

autolesionismo, assunzione di dipendenze e condotte suicidarie nonché, ovviamente, suicidio vero e proprio. Il

problema non dipende solo dai singoli soggetti ma, da un punto di vista ecologico-culturale, dall'interazione tra

condizioni situazionali e individuali in cui sono implicati fattori di breve e lungo termine, generici e

precipitanti, biologici, clinici, sociali e demografici. Tale piaga viene vissuta da tutti i paesi occidentali.

L'autolesionismo non necessariamente prelude a un tentativo di suicidio o al suicidio ma può essere

culturalmente approvato o attraente perché deviante.

Vi sono diversi organizzatori di senso che muovono all'autolesionismo:

concretizzazione che il gesto autolesivo opera per una condizione interiore ritenuta e vissuta come

– intollerabile

esigenza di purificazione e punizione che può essere legata ad esperienze di abuso

– regolamento della disforia, interrompendo il ciclo di depersonalizzazione-derealizzazione procurando un

– dolore che mantiene nel qui e ora.

Il gesto comunica in assenza di parole, la lesione ha ruolo di rendere manifesto un contenuto

– inesprimibile e attira l'attenzione

bisogno di attribuire senso a se stessi, funzionale alla costruzione della memoria di sé raffigurata sulla

– pelle.

Ribaltamento di una condizione di passività che viene trasformata in azione.

Umberto Galimberti sostiene che i vissuti di fallimento delle relazioni con le figure parentali e la

generalizzazione dell'incapacità di definire rapporti di fiducia con chi potrebbe offrire un'alternativa educativa,

gli insegnanti, producono depressione e non promuovono la crescita verso l'autonomia.

Paura della morte e DeEd: spesso gli adulti si sentono in difficoltà quando devono parlare di morte a figli,

alunni e giovani tanto che spesso il discorso resta in sospeso. La percezione di competenza e l'uso di espressioni

imprecise inibisce la comprensione autentica della morte. Il timore degli adulti è quello di danneggiare chi

ascolta causando ansie troppo difficili da contenere. Comunemente secondo gli adulti i bambini sono disarmati

davanti alla morte. I soggetti in età evolutiva appartengono a sistemi in cui il mondo adulto deve fare i conti con

le sofferenze e ciò implica per loro conseguenze anche difficili, nonostante gli adulti non vorrebbero affrontare

il tema per non peggiorare la situazione bambini e adolescenti vorrebbero capire cosa sia la morte e dunque

affrontare l'argomento. Gestire questa esigenza non è compito facile perché bisogna innanzitutto aver elaborato

le proprie paure per non trasmetterle e tener conto dello stadio di sviluppo cognitivo ed emotivo della persona a

cui ci si rivolge. Secondo Maria Laura Marin il modo migliore è aspettare che arrivino le domande. Il rischio

è però che chi deve rispondere non sia pronto a farlo, questo può essere superato tramite una preliminare DeEd.

Secondo alcuni studiosi l'acquisizione di un concetto maturo di morte riduce l'ansia eliminando molte

rappresentazioni fantastiche che causano vissuti dolorosi e persecutori.

DeEd a scuola: la DeEd può realizzarsi a tre livelli di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria. Nel primo

caso si parla di DeEd a tutti gli effetti, nel secondo e terzo caso si parla di DeEd per l'elaborazione del lutto

anticipatorio o completo.

Un curriculum di DeEd diventato popolare negli anni novanta e adattabile a tutte le età, che lavora in contesti in

cui non sia presente un lutto da almeno due anni ha come obiettivo dare informazioni realistiche sulla morte,

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liberandola da rappresentazioni e offrendo un vocabolario appropriato con cui dare voce alle emozioni. Alla

base dei percorsi è una realtà educativa centrata sulla persona e attenta alla dimensione esistenziale degli

studenti. La DeEd richiede agli insegnati sensibilità e consapevolezza rispetto ai propri sentimenti e vissuti. È

necessario che una buona DeEd sappia accogliere le fragilità di ognuno e che venga realizzata là dove i principi

fondamentali del processo educativo vengono rispettati. Solo così è possibile attivare la resilienza e le strategie

di coping necessarie per tesaurizzare le informazioni relative ai temi trattati.

Qualsiasi processo formativo non prescinde dal principio secondo cui si diventa adulti quando si impara ad

abbandonare l'ambivalenza impotenza/onnipotenza quindi accettando la realtà del limite e della perdita. Ciò

accade quando ci si sente sicuri di sé. Il passaggio evolutivo è definito dalla Mahler lifelong mourning process.

L'adulto che non ha consapevolezza di tutto ciò può essere portato a censurare la morte e i temi relativi ad essa

e ad impiegare espressioni ingenue e incomprensibili. In Occidente vi è inoltre la mancanza di esperienza

diretta nella vita quotidiana di scene relative al morire.

DeEd con i bambini per la normalizzazione del morire: bambini e adolescenti si immaginano particolarmente

fragili e vulnerabili. Abbandonarli alla comprensione solitaria di cosa significhi morire non si traduce in un

evitare loro la sofferenza. Si pongono comunque delle domande e si immaginano le possibili risposte, cercando

nel materiale che viene messo a disposizione dalla cultura ma che è svincolato dal contato diretto con la realtà.

Le dinamiche relazionali che accadono attorno al morire vanno oltre la dimensione logico-cognitiva e si

estendono ad aspetti socio-culturali, relazionali, affettivi. La confusione sul significato può generare angosce.

Un primo modo per accostare il tema della morte indicandone la naturalità viene offerta dalle discipline

biologiche: è possibile normalizzare la rappresentazione della morte, rendendola accettabile ad esempio durante

le lezioni di scienze discutendo della morte degli animali.

Buoni percorsi di DeEd non solo non aumentano i livelli di ansia ma migliorano il benessere degli studenti a cui

è permesso contestualizzare gli sforzi che la vita richiede loro, inserendo queste esperienze nel ciclo naturale e

irriducibilmente simbolico che supporta ogni biografia.

DeEd come prevenzione della violenza e del suicidio in adolescenza: i fattori ambientali influiscono sulla

durata di vita. L'attenzione dedicata ai processi educativi centrati sulla gestione del disagio, del disadattamento

sociale, della malattia, del dolore e della morte rafforzano la motivazione a proteggersi. L'adolescenza è un'età

particolare, in cui si sfidano i limiti biologici. Violenza contro i compagni, stalking, bulling, sono una parte

degli aspetti che riguardano anche la chiusura in se stessi e il suicidio.

Gli adolescenti che adottano in misura significativamente maggiore comportamenti a rischio per la propria e

altrui salute sono quelli che non temono la morte. L'idea che la maggior consapevolezza offerta dalla DeEd sia

in grado di ridurre comportamenti violenti, contenere l'ansia e aumentare la capacità di riconoscere come

rispettare la vita propria e altrui è stata dimostrata da numerose ricerche. La DeEd può essere quindi una sorta

di antidoto per l'adolescente contro le rappresentazioni persecutorie che l'ansia di morte comporta, dato che

offre informazioni necessarie a chiarire le incognite e avere risposte razionali per valorizzare la vita.

L'elaborazione delle emozioni suscitate dal pensiero della morte attiva strategie di coping e resilienza,

progettualità esistenziale e riduce l'incidenza del problema depressivo e suicidario.

DeEd e implicazioni relazionli: TMT e teoria dell'attaccamento: un prerequisito nonché componente

essenziale della DeEd riguarda le dinamiche relazionali tra adulti e bambini/adolescenti. Il modello di Bowlby

mette in evidenza l'originarietà del fattore relazionale nella vita umana. Erickson ha descritto come si forma la

sicurezza di base che permette di fronteggiare le difficoltà della vita. Secondo Winnicott questa capacità

consiste nella fiducia della positività degli altri, si conquista attraverso rapporti significativi e sufficientemente

buoni con le figure parentali. Bion ritiene che da una efficace reverie (capacità di recepire e rispondere

adeguatamente alle istanze del figlio da parte della madre) dipende la salute mentale del bambino. Quando

questo tragitto viene compiuto in uno spazio psicologico familiare protettivo ma mai castrante, diviene

possibile cominciare a esercitare il lifelong mourning process, che la conquista dell'autonomia impone. L'idea è

stata definita scaffholding. Con il termine scaffholdingsi indicano le dinamiche di supporto educativo basate

sulle regole della cooperazione che la reciproca comprensione rende possibile durante la costruzione ativa di

tutti i processi di apprendimento. Al contrario, ambienti rifiutanti, ostili o indifferenti producono il difetto

fondamentale ossia quel vissuto di mancanza e ansia costante, misto a diffidenza e percezione di impotenza, cui

è possibile ricondurre per un verso l'angoscia esistenziale e per l'altro nelle forme estreme la malattia mentale.

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Tre aspetti essenziali rispetto alle strategie da adottare nella realizzazione di progetti di DeEd:

la scuola deve disporsi come spazio di accoglienza in cui sia possibile mediare relazioni amicali

– significative permettendo proprio durante le lezioni di DeEd di comunicare tra amici e di scambiare

contenuti ritenuti significativi per loro.

Necessità di coinvolgere le famiglie affinché condividano con i ragazzi il percorso, assumendo un

– comportamento di supporto durante tutta l'attività

è relativo alla dimensione culturale e quindi alle questioni religiose e spirituali.

– Capitolo 4: Educazione spirituale per la DeEd

Il sacro, la dimensione spirituale e quella religiosa: le convinzioni religiosi si inscrivono nelle difese distali a

cui la TMT riserva particolare attenzione. Il termine sacro ha un'etimologia complessa. nella cultura romana,

sacer configura lo spazio del divino, opposto al publicum che è invece costruito tramite il patto sociale.

Sacer risale anche dalla radice indoeuropea sak che rimanda a ciò che ha valore. il sacro, prima della cultura

romana, era una dimensione arcana attorno a cui si disponevano il riconoscimento del mistero e

dell'inconoscibile attraverso riti (spesso con sacrifici). l'antica Roma amministrava il sacro in modo pragmatico

e semplificatore. Durkheim sostiene che questa semplificazione, funzionale alle istanze di interculturalità della

politica imperialista romana, ha prodotto una rottura di livello tra sacralità e religione. le diverse fedi infatti

hanno subito la contaminazione del linguaggio generalizzante e convenzionale.

Galimberti discute il tema illustrando in che senso la religione religa (incardina) l'esperienza all'ordine del

linguaggio rituale e insieme razionale, promuovendo la regolazione del comportamento comune per

circoscrivere la violenza. Secondo Eliade tutto ciò che ci circonda è ierofania ossia manifestazione del divino.

La polarità sacer/profanus si incrocia alla polarità publicus/privatus, dove sacro e pubblico si oppongono a

religioso e giuridico.

L'isolamento sociale del morire, affidato al linguaggio delle tecniche mediche, in qualche modo consiste nella

profanazione della sua sacralità. dal secondo dopoguerra si perde la referenza da parte delle religioni, davanti al

momento in cui il loro messaggio è più importante e dove nessuna tecnica può risultare risolutoria.

Il memento mori religioso come addomesticazione del numinoso: la spiritualità, corrispondendo all'incontro

con il numinoso, è un evento privato per l'Occidente, è diventato ormai un problema ritrovare il linguaggio che

permetta di farla circolare senza che perda la sua specificità. Per l'Occidente la religione intercetta vissuti

spirituali, traslandoli dal privato al pubblico, in Oriente esistono solo pratiche che conducono alla dissoluzione

del sé necessaria per inoltrarsi nel mysterium. Il memento mori è una delle ragioni che avvicinano al sacro.

Questa esortazione viene concepita dall'antica Roma per mantenere in primo piano la caducità della vita.

Ad oggi l'idea secondo cui siamo sostanzialmente solo corpo sembra sopravvenire all'insegnamento platonico

dell'esercizio di morte, la morte in questo senso assume tratti più inquietanti e viene socialmente occultata

(TMT). L'adulto infatti sebbene sappia che deve morire, lascia questa consapevolezza nei reconditi flussi

dell'inconscio sociale, giocato nei silenzi di ospedali, hospice, camere mortuarie. la gestione professionale del

trapasso ha relegato nel privato il dover fronteggiare l'incontro con il morire reale sottraendolo alla

partecipazione collettiva e al territorio della sua manifestazione sacra.

Nel presente il diniego e l'occultamento relegano negli spazi del linguaggio medico ed economico l'incontro con

il limite estremo. Il memento mori può essere considerato come espressione di un atto educativo primario,

passato attraverso le religioni, funzionale altresì a far sapere che nei segreti della morte è nascosto il mysterium

che si lascia intravedere solo nell'esperienza numinosa. l'esperienza del numinoso dinanzi al cadavere che vien

trasformato in salma tramite il rito appare già nelle espressioni culturali dell'Homo erectus. le culture da quel

momento hanno cercato di gestire l'angoscia che il sapere di dover morire comporta, si sono organizzati gruppi

umani che condividendo simboli di trascendenza hanno allestito riti dell'ultimo passaggio. Secondo Ernesto de

MArtino il rituale funebre sancisce il passaggio dal naturale al simbolio. La traduzione del cadavere in

salma viene stabilita con la traslazione dal verso (grido, pianto) che rende esplicito il dolore e glissa nel canto

(litanie funebri). dato che agnosticismo e ateismo caratterizzano la storia dell'uomo almeno tanto quanto la

religiosità è innegabile che le dinamiche sociali primitive si siano istituite intorno al simbolismo del sacro e non

intorno alla sua negazione. nel confronto tra certezza e scetticismo, sicurezza e dubbio si giocano le dinamiche

di speranza come spazio psicologico e sociale in cui ricercare il senso e pensare.

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Dal corpo alla salma: in passato il rito che sanciva l'abbandono del principio vitale dal corpo era molto

complesso. la conclusione non coincideva con l'esalazione dell'ultimo respiro ma si riteneva che arrivasse dopo

giorni se non più.

i tempi del trapasso erano quelli che traducevano il declino dell'agonia e della morte nel processo vitale della

comunità, in questo consisteva la mortal-azione. La separazione è il tempo di preparazione dell'immorta-

azione che riguarda l'inserimento del defunto nella sua nuova dimensione e la sua successiva reintegrazione

nella comunità secondo le regole dei viventi. Si celebra dunque la partenza del defunto per un altrove.

in passato l'educazione alla consapevolezza della morte avveniva come apprendimento collettivo volto a

costruire il senso del vivere sapendo di dover morire. le celebrazioni riservate ai defunti egizi, sumeri, cretesi,

ittiti, etruschi ecc hanno guadagnato l'immortalità grazie alle architetture funerarie (piramidi, ziqqurat, templi,

mausolei, labirinti) che continuano a testimoniare la fede nel lungo viaggio iniziato dopo la dipartita. i riti

funebri per un verso celebrano il trionfo sulla morte, indicano una continuità tra vita terrena e aldillà.

Canoni funerari arcaici: un percorso di un programma di DeEd con studenti riguarda l'antropologia funeraria.

L'oggetto di studio di tale disciplina sono le forme con cui si gestiva il rapporto con la morte. Si descrivono

modalità apotropaiche con cui i popoli primitivi tramandavano le proprie competenze sui segreti legati ai

trapassati. La convinzione più comune delle culture arcaiche era che fosse necessario scendere a patti con gli

antenati che coabitavano con i vivi. La rappresentazione della continuità post mortem definisce uno spazio di

interazione tra entità incorporee e faccende terrene. La comunicazione con i trapassati era utile alla vite e

rispondeva a diverse funzioni tra cui quella propiziatoria. I defunti mantenevano le essenziali caratteristiche

umane: potevano essere raggirati, scacciati, persuasi, coinvolti ecc.

I rituali di esorcizzazione e sacrificali erano finalizzati alla pacificazione del rapporto di coesistenza: i morti

dovevano essere tenuti lontani e costantemente evocati. Credere nella vita oltre la vita organizzava un sistema

simbolico su cui si pianificavano relazioni del gruppo e della comunità. I processi di mortalazione e

immortalazione mantenevano un doppio registro:

la gestione della vicinanza data da cimiteri, ossari, are o altari per gli antenati

– elaborazione della lontananza

Su questo scenario è stato orchestrato il simbolismo della ritualità funebre occidentale.

Fin dalle origini il culto funerario è stato un apparato simbolico che ha permesso ai vivi di riconoscere la morte

in continuità con la vita e di mantenere una relazione socialmente disciplinata con l'estinto. Le cure dedicate

alla salma permettevano di trasformare i resti in simbolo. Era una forma culturale diffusa di DeEd che

permetteva di mantenere vivo il memento mori nelle coscienze delle persone.

Oggi i funerali sono appartati e disertati ma la loro azione sulla vita ha messo, in passato, in circolo

razionalizzazioni e ideologie di gruppo a cui ancorare identità sociale e individuale.

La forza dei miti e dei rituali socialmente condivisi e culturalmente legittimati sta nella loro natura sociale e

nella loro capacità di convogliare verso un medesimo linguaggio l'attenzione alla morte, offrendole simboli, reti

di significato e orizzonti di pensiero che richiamano l'intera storia umana.

Mortalazione e immortalazione nelle principali religioni: regolamentare il rapporto tra mortalazione e

immortalazione indica come oltrepassare il traguardo finale e gestire il percorso che lo raggiunge. La gestione

comunitaria del lutto definisce gli spazi di raccoglimento per elaborare le rappresentazioni di ciò che ci attende

dopo la morte. La dimensione del mistero della morte viene affrontata dalle religioni, queste possono aprire lo

sguardo su significati escatologici che attribuiscono senso alla vita in funzione di ciò che ci attende oltre il

confine ultimo del mondo. Se la possibilità di condividere socialmente le tematiche di questo tipo maggiore è il

disorientamento in cui versa il singolo che viene abbandonato alle proprie esperienze numinose, senza rendersi

conto di vivere e senza riuscire a inserirle in un contesto linguistico appropriato.

La ritualità funebre delle principali religioni ha assunto e rielaborato le espressioni apotropaiche del rapporto

con i defunti. Vi sono, ad oggi, due principali sfondi religiosi nella storia dell'umanità: quello occidentale e e

quello orientale che hanno delineato scenari molto diversi del morire ma che hanno anche tratti di

congiunzione. L'oriente, rappresentato da induismo, buddhismo, brahmanesimo, shintoismo e taoismo vede il

principio primo come scienza cosmica a cui si torna abbandonando la volontà di rimanere vincolati nel

mondo. Semplificando si trovano degli aspetti comuni nella celebrazione delle esequie:

trattamento della salma → viene “purificata”, onorata con la preghiere per 3 giorni. Avvolta in candide

– vesti e accompagnata in processione al luogo di cremazione. Le ceneri possono essere disperse in acque

L'ultima nascita Ines Testoni

sacre (induismo), conservate in urne (buddhismo), seppellite (taoismo).

Il luogo dell'estremo saluto è diverso da quello usato per altre celebrazioni. Il lutto richiede ai congiunti

– di ritirarsi dalla vita sociale per 49 giorni e di manifestarlo indossando abiti bianchi.

Nelle religioni abramitiche il rito esequiale segue codici abbastanza distanti pur mantenendo tratti comuni come

a presenza di canti, uso della musica, fiori, incenso. Altri tratti invece unificano islam ed ebraismo: per la

purificazione e l'avvolgimento del sudario bianco la salma viene gestita da uomini o donne a seconda del genere

del defunto. L'esposizione della salma non può durare più di 24 ore. Il lutto stretto nel rito ebraico dura 7 giorni,

dedicati alla preghiera e al pianto. I musulmani non usano bare ma la salma viene deposta sul fondo di una

fossa ricoperta da uno spesso strato di foglie, nella fede islamica non è considerato positivamente nessun

eccesso della manifestazione del dolore perché potrebbe denunciare scarsa fede nella resurrezione.

Lo scenario del cristianesimo è molto variegato ma ha in sé degli elementi portanti:

celebrazione del requeim officiata d un sacerdote o pastore

Nel cattolicesimo il momento della purificazione non riguarda il corpo del defunto quanto il morente che viene

preparato al distacco in n percorso di salvazione reso possibile da confessione, eucarestia, estrema unzione.

Dopo il decesso la vestizione della salma con l'abito da cerimonia può essere affidata a familiari, infermieri,

operatori delle onoranze funebri. La veglia prevede che il defunto sia esposto nella bara aperta al centro della

camera ardente che può essere allestita a casa, in ospedale o in hospice. Il rito cattolico prevede preghiere,

lettura, omelia, eucarestia, musiche, canti, processione. Simile ad esso è il culto cristiano-ortodosso che però

non consente la cremazione. Per tutti i cristiani il lutto viene considerato un momento importante per la

comunità che si stringe intorno ai familiari. Le forme di manifestazione del dolore cambiano a seconda di

regioni o paesi.

Il contributo della psicologia: il rapporto tra spiritualità, religiosità e ritualità come spazio di interazione tra

individuo e società nel controllo dell'angoscia che l'incontro della morte comporta è stato analizzato da

antropologi, psicologi e sociologi. Lo Zeitgeist contemporaneo è critico nei confronti dei contenuti religiosi e la

loro messa in discussione riguarda proprio gli aspetti trascendentali della vita perché ad essi si associa il destino

dei codici morali la cui politica ricorre per la definizione di quelli giuridici.

Dal momento che, come indica l'APA, il credere in dimensioni salvifiche ultraumane è patrimonio significativo

per la salute mentale, si cerca di non perdere il vantaggio di accedere a tali contenuti senza però interrompere il

camino verso la libertà. La chiamata interiore che evoca la speranza di poter vedere oltre la concretezza della

vita è stata tradotta in una componente psicologica fondamentale non solo mentale che viene indicata con il

termine spiritualità. Religiosità e spiritualità sono diverse:

la religiosità è lo spazio di re-legazione del sacro.

– La spiritualità appartiene alla dimensione within, l'interiorità dell'esperienza di trascendenza vissuta,

– indipendentemente da qualsiasi regolamentazione esterna di tipo religioso.

Prospettive della psi della religione e della psi positiva: l'APA dal 1946 ha dedicato la divisione 36 a sviluppare

la psi della religione tramite applicazione di teorie e metodi empirici. Allport era interessato a indagare come la

religione possa integrare diversi aspetti della vita delle persone e orientarne le scelte. Le sue ricerche mettono in

evidenza come la religione influenzi le relazioni sociali positive e negative. Dalle prime derivano prosocialità e

tolleranza dalle seconde pregiudizio, discriminazione, crudeltà e autoritarismo.

Allport distingue tra religiosità intrinseca e religiosità estrinseca, è utile anche nei territori del coping e della

resilienza, nonché particolarmente rilevante nelle esperienze di perdita e lutto.

Religiosità intrinseca: apparato di convinzioni personali che consiste in una fonte di riflessione e nel

• desiderio di autotrascendenza da cui derivano il senso della propria esistenza, la spiegazione dei

conseguenti comportamenti

Religiosità estrinseca: risposte cercate all'esterno tramite convenzioni per appagare bisogni infantili di

• sicurezza e affermazione.

La tassonomia del linguaggio religioso proposta da Hunt risulta utile nell'ambito della DeEd. L'autore presenta

un modello a tre livelli:

atteggiamento letterale: modalità di adesione rigida e reificata ai testi sacri e alla loro lettura

– tradizionale, i contenuti sono accolti come verità indiscutibili e normative, sulle cui prescrizioni regolare

scelte e comportamenti

L'ultima nascita Ines Testoni

posizione antiletterale: mette in discussione il testo per interpretarne il valore di contenuto.

– approccio mitologico: rapporto tra adesione acritica e la sua confutazione attraverso la decifrazione

– ermeneutica (interpretativa) dei testi per attualizzarne la comprensione nella realtà contemporanea.

Capitolo 5: Dinanzi al bardo: affrontare le illusioni

Il bardo indica per il buddhismo tibetano una condizione intermedia tra la vita e la morte in cui si decidono le

sorti dell'identità individuale. In base a come lo attraversa il soggetto accede a due possibilità:

- la liberazione definitiva dal ciclo delle rinascite chiamato samsara

- la ricaduta nel mondo, in modi più o meno positivi, a seconda della capacità di superare la traversata.

Il Bardo Todol è un libro di istruzioni per affrontare i 49 giorni che intercorrono tra la liberazione o la rinascita

in cui i defunti sono chiamati a superare le prove. È suddiviso in tre parti, il testo descrive i momenti cruciali di

questo passaggio. La prima fase riguarda le esperienze che accompagnano il decesso. La seconda riguarda lo

stato onirico successivo alla morte, in cui il defunto è preda di illusioni prodotte dalla sua psiche, risultato delle

vite precedenti. Per liberarsi deve superarle, riconoscerle come espressioni dell'errore. La terza fase è lo stato

che percorre e prepara la rinascita. Nel buddhismo tibetano il Bardo Todol è fondamentale: unisce in un patto

profondo tutti i componenti della comunità, nella consapevolezza dell'insidiosità delle illusioni.

L'idea che nella vita si debba apprendere ciò che è da sapere per affrontare la morte è proprio anche di altre

culture come per esempio quella dell'antico Egitto. Il Libro dei morti, similmente al Bardo Todol è una raccolta

di testi funerari di epoche diverse, contenente formule magiche e preghiere per proteggere l'anima dai demoni

che la minacciano e cercano di impedirle di superare le prove poste dai 42 giudici del tribunale di Osiride.

The show must go on: I percorsi di DeEd funzionali a una prevenzione primaria possono essere effettuati solo

in gruppi classe in cui non sia in atto un lutto da almeno 2 anni. I modo in cui i distacchi possono accadere sono

i più svariati, ma la scuola è ancora incapace di considerare questi temi, a causa della quasi totale mancanza di

spazi di riflessione sul senso della vita. Tale situazione abitua a non ragionare sul valore del tempo presente

rispetto al passato e in funzione del futuro. Ogni giorno almeno uno studente vive una perdita significativa:

malattia grave o morte di qualcuno. Questo patrimonio esperenziale viene misconosciuto come se la scuola

dovesse attenersi all'imperativo the show must go on. La cancellazione di evidenze esistenziali lascia un

profondo segno: comunica l'idea che vivere sia qualcosa di scontato e insignificante. Questo esito si riverberasu

tutta la società. Il tema del lutto è ampio e da qalche anno le ricerche intorno alla sua fenomenologia sono

focalizzate sulle modalità con cui esso viene affrontato. Secondo Galimberti il lutto è lo stato psicologico

conseguente alla perdita di un oggetto significativo che ha fatto parte integrante dell'esistenza. La perdita può

essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l'abbandono di un

luogo, o interno, come il chiudersi di una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento

personale e simili. Dal lutto si esce attraverso un processo di elaborazione psichica che prevede, come dice

Freud, uno stato di diniego, di accettazione e di distacco dall'oggetto perduto con reinvestimento su altri oggetti

della libido ad esso legata. Un blocco nel lavoro del lutto porta a melanconia che insorge quando il soggetto

sente l'oggetto perduto come una parte ineliminabile di s da cui non può separarsi se non separandosi da se

stesso. Il lutto in questo caso diviene da normale a patologico.

Per realizzare curricula specifici volti a promuovere la prevenzione secondaria e terziaria è necessaria una

competenza specifica per non incorrere nel rischio di procurare danni anziché aiutare. Il bisogno di trovare

spazi adeguati per elaborare il lutto è ancora poco riconosciuto perché resta il timore di affrontare la morte.

Dinanzi alla malattia mortale: la perdita di salute determina sempre sconforto. L'espressione breaking bad

news si riferisce alla comunicazione della cattiva notizia, intesa come l'evento che modifica in modo negativo e

irreversibile le prospettive del futuro da parte di chi la riceve. Il cordoglio e la sua elaborazione iniziano prima

ancora del trapasso, ovvero nel momento in cui viene annunciata la presenza di una possibile causa di morte. La

bad news viene comunicata al paziente o ai suoi familiari dal medico e la capacità di gestire la situazione

dipende sia da fattori individuali sia culturali. L'importanza della DeEd è stata riconosciuta poiché l'evento

modifica le dinamiche relazionali del malato e dei suoi familiari. Dal momento della bad news fino al decesso

(tempo che può durare anche anni) anziché prendere forma un percorso per la significazione della vita già

vissuta spesso si sviluppa un'esperienza estenuante di sopportazione il cui esito può essere anche drammatico.

L'ultima nascita Ines Testoni

Tale risultato è alimentato dall'adesione al copione del the show must go on imparato precocemente su cui si

fonda la finzione denominata la congiura del silenzio. L'espressone indica la volontà di ancorarsi alla

normalità, scotomizzando le esperienze esistenziali più difficili come se nulla fosse cambiato.

Lacan utilizza il termina forclusione per indicare la dinamica difensiva da cui si origina la psicosi, in

opposizione alla rimozione a cui si deve invece la nevrosi. Traslando il concetto potremmo diagnosticare una

condizione di patologia relazionale che la congiura del silenzio, esercitata sia in famiglia sia nelle strutture

sanitarie italiane, produce tramite la forclusione della parola morte. L'uso di questa strategia denuncia la

condizione patologica della relazione che non è in grado di recuperare una qualche forma di autenticità, per cui

procede nella dissimulazione dinanzi alla presenza incombente del convitato di pietra in cui la malattia mortale

consiste. L'uso di questa tecnica viene appreso precocemente, innanzitutto a scuola e si consolida

progressivamente per il resto della vita, sul lavoro, in famiglia, nelle relazioni intime e in quelle sociali più

ampie.

La consapevolezza del limite: uno dei segnali più evidenti del limite è la malattia in cui il corpo incorre,

specialmente quando essa è possibile vettore di morte.

La vita quotidiana di coloro a cui viene diagnostica una malattia grave cambia enormemente e possono

insorgere sentimenti di terrore e demoralizzazione. Il quadro che evoca la mortality salience può comportare

una reazione da parte di malati e familiari che si caratterizza per la disperazione del lutto vero e proprio.

L'espressione lutto anticipatorio indica lo stato psicologico derivante dal breaking bad news, caratterizzato da

intenso dolore simile al lutto completo. La mancanza di educazione, che abitui a pensare alla possibilità di

doversi ammalare e per questo morire, è una tra le cause più importanti di tale reazione che denuncia una grave

impreparazione davanti al confine estremo. I sentimenti che i familiari generalmente manifestano in questa fase

sono molto negativi e oscillano dalla paura di non essere in grado di sostenere la situazione alla colpa vissuta

con tristezza, rabbia e rimpianto per non aver fatto ciò che era necessario.

La TMT ha indicato alcuni studi all'indagine sui meccanismi di occultamento, occupandosi in particolare del

cancro. Trattandosi di un comportamento altamente disfunzionale a livello individuale e collettivo, l'obiettivo è

comprendere perché, nonostante la patologia sia molto diffusa, intorno a questa vi è un muro di silenzio e

stigma che isola malati e familiari. Gli studi evidenziano che questo meccanismo difensivo produce una

rimozione inconsapevole derivante dall'associare la patologia alla morte. Una società in cui bellezza e benessere

sono diventati valori, comporta che la patologia diventi stigmatizzata

la predisposizione di percorsi di DeEd alla risoluzione dello stigma legato alle malattie mortali può migliorare

le relazioni sociali restituendo consapevolmente un linguaggio condivido che reintegri i malati nei circuiti

sociali, implementando nei sani il ricorso alla prevenzione e valorizzazione della salute. Nel modello della

salute della TMT (TMTHM) si utilizzano i costrutti relativi alle difese prossimali e distali. Secondo gli autori

fare leva sull'autostima e sulla dimensione culturale può attivare un comportamento adattivo, stimolare in modo

adeguato l'individuo a occuparsi di sé potrebbe aiutarlo ad eliminare le abitudini disfunzionali. Il TMTHM si

basa su strategie paradossali, come quelle insegnate dalle terapie comportamentiste, cognitiviste, e strategiche

che mirano a far acquisire a una persona nuovi atteggiamenti e comportamenti senza che ne sia del tutto

consapevole. Ciò è possibile grazie al condizionamento e alla definizione di nuovi schemi di riferimento. Pur

ritenendo significativa la competenza che gli studi di TMT mettono a disposizione, si ritiene che il loro modello

implichi una visione dell'uomo che stabilisce a priori l'impossibilità di definire il senso della sofferenza al di

fuori del darwinismo. Un'interessante inversione del nesso causa-effetto tra perdita e dolore è stata operata da

Kierkegaard che scrive che la disperazione è una malattia dello spirito che affligge l'Io prima di qualsiasi

sofferenza determinata dalla relazioni con il mondo e con il proprio corpo, e deriva dalla ricerca che l'individuo

compie per trovare se stesso e acquisire l'autocoscienza necessaria. Il tema dell'identità è legato alla

rappresentazione di ciò che permane indipendentemente dalle trasformazioni della vita e oltre la morte.

Kierkegaard mette in luce che la sofferenza abissale è propria dell'uomo per via dell'incapacità di raggiungere il

nucleo e riconoscerlo. Si può dire che l'afflizione causate dal sapere di essere prossimi alla morte è l'ultimo atto

di una disperazione profonda e originata dall'inconsapevolezza di sé da cui l'individuo è affetto e che la

congiura sociale del silenzio produce e mantiene ferma. La promozione di riflessioni circa il significato della

vita sapendo di dover pressto o tardi affrontare la malattia e la morte può esser una risposta al bisogno

esistenziale di autenticità, la sola dimensione che custodisce il senso del dolore per lasciarne trasparire la

decifrabilità proprio nei momenti estremi. La capacità di inscrivere la perdita, riconoscendone i profili, nella

costruzione del senso della vita permette di impostare ancoraggi importanti per i momenti difficili. La DeEd


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ManuPind

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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinico-dinamica
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ManuPind di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del Fine vita, Morte, Perdita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Testoni Ines.

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