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Riassunto esame Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale, prof. Dèttore, libro consigliato Trattato di psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale, Dèttore

Riassunto per l'esame di psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale basato su appunti personali presi a lezione e studio delle slide consigliate dal docente Davide Dèttore.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: Cenni di storia della sessuologia; lo sviluppo della sessualità nel ciclo di vita; classificazione nosografica dei disturbi sessuali secondo il DSM-5: disturbi... Vedi di più

Esame di Psicopatologia del comportamento sessuale docente Prof. D. Dèttore

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ESTRATTO DOCUMENTO

2°.

7 – Marzo – 2018.

Tumescenza vaginale rigonfiamento di sangue del 1/3 anteriore della vagina,

si crea una sorta di manicotto che accoglie il pene e garantisce l’aderenza delle

pareti vaginali con quelle del pene ed aumenta la stimolazione sessuale.

Come avviene la lubrificazione?

L’apparato genitale femminile non possiede ghiandole che producono liquido

lubrificante, questo liquido proviene per trasudamento dall’apparato vascolare

della donna che si è vasodilatato. Questi vasi sanguigni che si dilatano, rendono

le pareti semipermeabili alla linfa del sangue.

La linfa trasuda dalle pareti dei vasi, attraversa la parete vaginale e crea il liquido

lubrificante.

Se non avviene la vasodilatazione e quindi la vasocongestione non ci può essere

lubrificazione. La tumescenza è la conditio sine qua non della lubrificazione

femminile.

Risposta prodotta dal sistema vegetativo parasimpatico. Questo sistema

vegetativo nelle condizioni di quiete, rilassamento, tranquillità.

Il sistema parasimpatico produce il sistema di eccitamento femminile.

Masters e Jacobson sono stati i primi a studiare la risposta sessuale in

laboratorio. Individuando quattro fasi:

1. Eccitamento sessuale:

a. Fisiologico/oggettivo nella donna consiste nella tumescenza delle

pareti vaginali (del 1/3 anteriore della vagina) e nella produzione del

liquido lubrificante vaginale.

b. Psicologico/soggettivo nella dona consiste nel fatto che la donna

si sente eccitata sessualmente, è un vissuto personale della donna.

Nel maschio l’eccitamento soggettivo ed oggettivo sono appaiati

(meccanismo ON/OFF): quando un uomo ha un’erezione è anche eccitato

soggettivamente, solitamente.

Nella donna ci può essere anche solo uno dei due eccitamenti. Per

esempio, eccitamento fisiologico senza quello psicologico (anedonia

sessuale, disfunzione molto rara). La condizione opposta comporta il

disturbo dell’eccitamento sessuale femminile.

Perché c’è questa differenziazione? Alcuni sessuologi hanno proposto che

siccome nei primati, purtroppo, le femmine sono vittime di abuso sessuale

il fatto che una femmina possa avere la lubrificazione vaginale senza

essere eccitata protegge i genitali femminili. Questo lo si nota nelle donne

che hanno subito violenza sessuale e si sentono in colpa perché hanno

prodotto lubrificazione durante l’abuso.

2. Plateau: perdurare della fase dell’eccitamento sessuale, per un tempo più

o meno lungo, fintanto che si arriva all’orgasmo.

3. Orgasmo: crescita eccitamento fino a un massimo.

Orgasmo maschile è molto semplice, ce n’è uno.

Orgasmo femminile, ne esistono di più tipi. La distinzione più tipica:

a. Orgasmo vaginale/coitale penetrazione.

b. Orgasmo clitorideo senza penetrazione, con stimolazione

diretta o indiretta del clitoride, senza la penetrazione. Nettamente

più semplice.

La differenza è il modo con cui sono ottenuti.

Freud sosteneva che le donne che hanno solo l’orgasmo clitorideo sono

immature e nevrotiche, mentre le altre sono le donne normo-funzionante.

Questo NON è vero.

Le donne non sono ben progettate per avere l’orgasmo, è un evento molto

più difficile dell’orgasmo maschile. La disfunzione sessuale femminile più

frequente è l’anorgasmia, nell’uomo è l’eiaculazione precoce.

Le femmine dei mammiferi non hanno orgasmo, ad eccezione dei gorilla,

due specie di macachi o di scimpanzé bonobo, in rapporti omosessuali e

occasionalmente.

Nella donna vige la regola che più orgasmi una donna ha avuto, più è

probabile che ne avrà.

Si ritiene che circa il 60% delle donne di sia masturbata nella loro vita.

Dal 10 al 20% delle donne non riescono ad avere l’orgasmo vaginale.

Nelle donne l’aspetto fisico è meno rilevante che negli uomini.

4. Risoluzione: eccitamento decresce fino ad arrivare a zero.

Kaplan aggiunge poi un primo stadio, quello del desiderio. 3°.

12 – Marzo – 2018.

Ciclo mestruale femminile è un ciclo lunare (28 giorni), per convenzione, parte

dal primo giorno del mestruo.

1. Con il primo giorno parte la prima fase (follicolare/proliferativa), che dura

2 settimane. Si chiama follicolare così perché matura il follicolo di Graf 

struttura che produce l‘ovulo. Si chiama proliferativa perché si spessisce e

si vascolarizza l’endometrio. Quest’ultima è struttura che faciliterà

l’attecchimento dell’ovulo fecondato nell’utero e porterà il nutrimento al

feto che cresce. In questa fase aumenta la produzione di due ormoni:

a. Follicolo stimolante stimola crescita e maturazione del follicolo che

dovrà produrre l’ovulo.

b. Luteinizzante favorisce la trasformazione del follicolo che si è

aperto, in corpo luteo.

Verso la metà della prima fase comincia a prodursi l’estradiolo (estrogeno),

questo produce la reazione cerebrale tipica del cervello femminile. La

produzione di estrogeni dovrebbe produrre un abbassamento dell’ormone

follicolante e luteinizzante. Nella donna accade che l’ormone follicolo

stimolante diminuisce mentre si ha un picco dell’ormone luteinizzante 

risposta tipica del cervello femminile sessualmente maturo.

Questo fa sì che da un lato il follicolo si apra e produca un ovulo maturo

che migra dall’ovaio, fino alle tube di Falloppio, dove potrebbe essere

fecondato.

Il follicolo, sotto l’azione dell’ormone luteinizzante si trasforma in corpo

luteo (giallastro).

Normalmente in una donna matura un mese un ovaio un mese l’altro.

2. Fase luteinica fase secretiva perché all’interno dell’utero si produce un

muco particolare che facilita la gestazione.

Il copro luteo comincia a produrre progestinici (che favoriscono

l’attecchimento dell’ovulo fecondato e la sua crescita), se vi è un ovulo

fecondato scende nell’utero, si fissa alle pareti dell’endometrio ed inizia la

gravidanza. Se l’ovulo non viene fecondato, non scende nell’utero e muore

e decade all’interno delle Tube dove viene riassorbito. Qui avviene una

produzione di progesterone, che sostiene per un po’ il mantenimento

dell’endometrio, ma poi mancano gli ormoni prodotti dal feto quindi

l’endometrio decade, si sfalda, si stacca dalle pareti dell’utero ed espulso

come materiale mestruale.

Il ciclo fino ai 30/35 anni, poi possono iniziare un po’ di irregolarità. La

gravidanza dopo i 35 anni si chiama gravidanza attempata. Tra i 48 e i 52

abbiamo il climaterio e la donna va in menopausa. Una donna è in menopausa

quando non ha il ciclo per un anno consecutivo.

Immediatamente prima e dopo l’ovulazione le capacità di orientamento spazio –

temporale di una donna scendono ai picchi più bassi.

Dopo la menopausa c’è un basso livello di estrogeni e comporta conseguenze

per le donne le pareti vaginali diventano più sottili e questo crea problemi per

la tumescenza vaginale e la lubrificazione.

Possono cominciare dei sintomi di coito doloroso.

Il calo degli estrogeni produce un effetto sulla pelle, produce meno collagene,

iniziano le rughe. Il terzo aspetto è il calo della mineralizzazione delle ossa, le

ossa diventano osteoporotiche.

Infine, ci sono aspetti più psicopatologici inerenti al ciclo mestruale sindrome

pre – mestruale, che attualmente viene chiamata disturbo disforico

premestruale. Nella settimana precedente l’inizio del mestruo, alcune donne,

entrano in una fase un po’ particolare. Il termine disforico, si riferisce a una

condizione in cui una persona ha un umore che scende e diventa irritabile,

reagisce in modo aggressivo a stimoli di bassa entità.

Accanto a questi principali quadri vi è la mancanza di capacità di concentrazione,

attenzione, la donna si sente gonfia e non tollera abiti stretti, alcune donne si

tolgono gli anelli, possono avere dolori sparsi.

La sindrome pre mestruale patologica è presente con una prevalenza di 1,3%

delle donne, se però consideriamo questi sintomi non sufficientemente forti da

considerarlo come disagio vi è da aggiungere un 1,8% di donne.

I sintomi deboli ce li hanno molte donne.

Non si sa bene a cosa sia dovuta, alcuni la considerano un aspetto legato alla

produzione ormonale, altri come una forma di reazione psicologica della donna

al ruolo sottomesso e secondario alla società.

Il trattamento di questa sindrome, se patologica, viene trattata con

antidepressivi serotoninergici, sembrano efficaci anche se vengono presi qualche

giorno prima dell’inizio della sindrome.

Un altro aspetto legato al ciclo è la procettività e recettività sessuale della donna:

a. Procettività essere procettiva consiste nel fatto che la donna fa avance

sessuali al maschio.

b. Recettività essere recettiva consiste nell’accogliere le avance sessuali di

un maschio e le accetta.

Le femmine dei mammiferi sono entrambe le cose solo nel periodo

dell’ovulazione; nei periodi non ovulatori non sono mai procettive e sono solo,

raramente, recettive. Questo comportamento ha una sua ragione, è ovvio che

una femmina deve darsi da fare nel periodo dell’ovulazione.

Questi due aspetti, se visti dal punto di vista umano, hanno risultati diversi: i

periodi in cui la donna è più recettiva e procettiva sono i periodi perimestruali

(immediatamente prima e dopo il mestruo), questo ha fatto ipotizzare che la

donna sia più desiderosa di avere rapporti sessuali in periodi in cui non c’è il

rischio di avere figli.

Si pensava che i disturbi della fase di risoluzione fossero solo maschili, poi è

stato individuato il disturbo dell’eccitazione sessuale femminile persistente.

La donna ha un rapporto, orgasmo, ma dopo l’orgasmo non si sente soddisfatta

e si ritrova come se dovesse avere ancora l’orgasmo per soddisfarsi e quindi

ottiene la soddisfazione solo dopo 6/7 orgasmi che si autoproduce. Oltre a questa

circostanza, c’è un’altra caratteristica: la donna può avere degli orgasmi

spontanei, durante il giorno, totalmente imprevedibili; si può arrivare anche a

60/80 orgasmi al giorno.

In alcune donne si innesca questa situazione a seguito di assunzione di farmaci

serotoninergici, in altre produce l’eliminazione del disturbo. Non è chiara la

causa.

In alcune donne il disturbo è esordito dopo un trauma pelvico o dopo un abuso

sessuale. 4°.

13 – Marzo – 2018.

La fase dell’erezione maschile avviene tramite una stimolazione nervosa

parasimpatica, sistema vagale, perché il principale nervo parasimpatico è il

nervo vago.

Nervo sia motorio che sensoriale (= afferente ed efferente) che regola il

funzionamento dello stomaco e degli intestini e contiene anche le fibre sensoriali

che provengono da stomaco, intestini e genitali.

Dopo la fase dell’eccitamento abbiamo la fase del plateau. Qui non succede

niente di nuovo, l’erezione continua finché si arriva alla fase dell’orgasmo.

Questa è l’unica fase in cui la sessualità maschile è più complessa di quella

femminile, perché l’uomo eiacula, durante l’orgasmo.

Dunque l’orgasmo maschile si suddivide in due fasi:

1. Emissione regolata dal sistema ortosimpatico. L’unico aspetto della

sessualità maschile e femminile prodotta da questo sistema.

Qui abbiamo la produzione dello sperma, quest’ultimo viene prodotto ogni

volta che un uomo eiacula, mescolando diversi elementi, perché è un

miscuglio di più prodotti di varie parti.

I testicoli producono gli spermatozoi.

o Dai dotti deferenti gli spermatozoi arrivano e si accumulano

o nell’ampolla del dotto deferente.

Accanto ad ogni ampolla ci sono le vescicole seminali strutture

o che producono un liquido seminale, che non contiene spermatozoi.

Sia l’ampolla che la vescicola sboccano nell’uretra.

o La prostata è la parte liquida più importante che costituisce lo

o sperma. La prostata emette un liquido che sbocca dal dotto e dalle

due aperture del dotto sboccano gli spermatozoi che il liquido della

vescicola seminale, che si aggiungono al liquido prostatico.

Spermatozoi, liquido prostatico, liquido delle vescicole e delle ghiandole

del Cowper (che avevano già prodotto nella fase di eccitamento il loro

liquido che si era depositato nell’uretra) si mescolano e generano lo

sperma.

A questo punto tutte queste componenti sono depositate nell’uretra.

2. Espulsiva /Eiaculatoria sono coinvolti il muscolo ischio – cavernoso e il

muscolo bulbo spongioso, i quali avvolgono la base del pene. Sono muscoli

che schiacciano la base del pene e di conseguenza, ritmicamente l’uretra,

dunque viene pompato fuori lo sperma.

La sensazione di piacere dell’orgasmo, nell’uomo, sicuramente è preannunciata

dalle sensazioni dell’emissione, in quel momento è possibile bloccare

l’eiaculazione se si ferma.

Inoltre, ci sono studi che dimostrano come l’uso del coito interrotto sia associato

allo sviluppo di eiaculazione precoce.

Ci sono vari modi con cui l’orgasmo maschile può essere alterato.

Eiaculazione precoce.

Anorgasmia.

Orgasmo anedonico (o orgasmo sgocciolante) la presenza della fase di

emissione ma non c’è la fase espulsiva. Per questo lo sperma esce in modo

passivo. Si chiama anedonico perché è senza piacere, in quanto il piacere

dell’orgasmo maschile è molto collegato al piacere uretrale: alle sensazioni

che si ottengono nel passaggio dello sperma lungo l’uretra. Essendo

quest’ultima un organo erogeno, l’orgasmo maschile è tanto più piacevole

quanto maggiore è la massa dello sperma eiaculato, e quanto più potenti

sono le contrazioni dei muscoli ischio – cavernoso e bulbo spongioso,

perché in questo modo spingono con maggiore forza un volume più elevato

di sperma attraverso l’uretra, quindi le sensazioni sono più forti.

per esempio, una delle tecniche usata dagli eiaculatori precoci prima di

avere un rapporto penetrativo è avere un orgasmo in masturbazione,

questo comporta il rallentamento l’orgasmo successivo.

Disfunzione non codificata ufficialmente nel DSM ma presente. Non c’è

ufficialmente un trattamento per questo tipo di disfunzione.

Dettore ha provato ad insegnare ai soggetti gli esercizi di Kegel,

sessuologo degli anni ’50: aveva scoperto che in Oriente, alle donne viene

insegnato il controllo dei muscoli pubo – coccigei volontario. Questo

insegnamento viene fatto a scopi fallocentrici, si insegna loro a contrarre

questi muscoli durante il rapporto penetrativo al fine di aumentare il

piacere maschile. Insegnano esercizi di contrazione di questi muscoli, a

vuoto, con quattro contrazioni/decontrazioni di seguito, per sviluppare i

muscoli. Kegel riprese questi esercizi reintroducendoli in Occidente. Questi

possono essere fatti sia dagli uomini che dalle donne, la procedura

utilizzata per rendersi conto di quali muscoli dobbiamo contrarre dobbiamo

interrompere il flusso della minzione.

Dèttore ha dunque proposto di insegnare a questi uomini di fare gli esercizi

di Kegel, chiedendo poi loro, di farli durante il rapporto e nella speranza di

generare le contrazioni in modo da riagganciarsi alla prima fase. Ci sono

voluti più rapporti per produrre questo riaggancio volontariamente, poi si

è automatizzato.

Gli esercizi di Kegel sono stati utilizzati per vari scopi e sono molto utili.

Costituiscono gli esercizi di addestramento del pavimento pelvico, insegnati alle

donne post – partum (in caso di enuresi). Alcune donne sviluppano prolassi

vaginali, e se si trovano nel ½° grado sono esercizi molto comuni ed utilizzati.

L’erogenicità dell’uretra si manifesta in alcune parafilie che sono legate al fatto

che la persona ama eccitarsi sessualmente introducendo degli oggetti nell’uretra.

Ovviamente è una procedura pericolosa.

Il glande del pene è avvolto da una protezione, prepuzio, esistono due

situazioni patologiche che collegano il prepuzio e il glande:

1. Fimosi condizione in cui esistono delle aderenze tra prepuzio e glande,

per cui non è possibile scappucciare il glande. Il glande è particolarmente

sensibile dal punto di vista erotico e dunque deve scappucciarsi durante il

rapporto sessuale.

Il neonato è quasi sempre fimotico, normalmente, grazie alle attività

autostimolatorie del bimbo, a poco a poco queste aderenze si rompono

spontaneamente. In alcuni casi però le aderenze sono troppo estese per

potersi rompere, quindi il glande non si scappuccia, se questa situazione

viene lasciata fino all’età adulta, l’uomo avrà molti problemi: non potrà

masturbarsi ed avere rapporti penetrativi.

In passato, si faceva una circoncisione eliminando tutto il prepuzio.

Sembrerebbe che gli uomini circoncisi abbiamo una minore sensibilità del

glande, essendo quest’ultimo sempre esposto alle stimolazioni.

Attualmente, si consiglia:

Non tirare il prepuzio al bambino, perché questo può portare,

spesso, a produrre la parafimosi. Si creano microlesioni che

cicatrizzano.

Sia in caso di fimosi che parafimosi, si fa una plastica. Nel primo

caso si tagliano tutte le aderenze, nel secondo caso si fa una

plastica del prepuzio. Tutto deve essere fatto precocemente,

prima che diventi un ragazzo. Solitamente si interviene verso i

6/7 anni.

2. Parafimosi restringimento dell’apertura del prepuzio che non rende

possibile lo scappucciamento. Solitamente è post – traumatica.

La differenziazione sessuale è quel processo tramite cui un feto si differenzia

in maschio o femmina.

Processo complesso, che comporta la differenziazione del cervello e del corpo.

Originariamente le gonadi sono indifferenziate, nelle prime settimane di vita.

Velocemente però, la gonade si differenzia in testicoli o ovaie.

La prima gonade indifferenziata è costituita da:

a. Parte midollare da qui si svilupperanno i testicoli.

b. Parte corticale da cui si svilupperanno le ovaie.

Inizialmente il feto parte indifferenziato poi cambia a seconda delle gonadi,

rimane indifferenziato rispetto a tutto il resto fino al 3° mese di gravidanza:

all’interno dell’addome ha l’abbozzo sia del sistema urogenitale femminile (dotti

di Muller) che quello maschile (dotti di Wolf).

Se il feto è geneticamente femmina (XX) al 3° mese non succede nulla, i dotti

di Wolf vengono eliminati e si sviluppano quelli di Muller.

Ogni feto è programmato automaticamente per svilupparsi dal punto di vista

femminile, il maschio è una deviazione.

Se il feto è geneticamente maschio, al 3° mese di gravidanza, i due testicoli

cominciano a produrre testosterone, questo fa sviluppare i dotti di Wolf, nel

contempo, producono una sostanza antimullerana che fa inibire i dotti di Muller.

Così il feto di sposta in direzione maschile.

Possono succedere vari problemi:

Sindrome del testicolo femminilizzante (oggi: sindrome da insensibilità

agli androgeni) qui il testosterone viene prodotto, ma le cellule del

corpo non sono sensibili al testosterone, quindi il feto, pur essendo

geneticamente maschio continua a svilupparsi in senso femminile, dunque

alla nascita avremo una femmina fenotipica. In questi casi, solitamente,

questa apparente femmina viene castrata (le vengono tolti i testicoli) e

viene allevata come una bambina, in età puberale le verranno poi

somministrati degli estrogeni e sarà sterile.

Sindrome adrenogenitale deficit del patrimonio genetico in soggetti

femmine. Alterazione che comporta che durante l’epoca fetale e post

fetale, le ghiandole surrenali producano un eccesso di testosterone. Questi

feti, geneticamente femminili, vengono androgenizzati, quindi alla nascita

avremo femmine che avranno genitali femminili ma con qualche problema,

ma soprattutto queste donne hanno un cervello maschile, perché il

testosterone per modificare le cellule corporee durante l’età fetale deve

essere trasformato in una forma chimica più potente, questa forma

modifica il corpo, mentre il testosterone modifica il cervello. Ecco perché

in queste donne il cervello si è modificato, non tanto il corpo.

Queste donne saranno delle Tom Boy (bambina maschiaccio, che ha un

temperamento e modalità di comportamento maschile), vi è un maggiore

tasso di omosessualità. 5°.

14 – Marzo – 2018.

L'eiaculazione femminile venne scoperto un punto nella vagina che se

stimolato produceva l'orgasmo.

Fu scoperto da Grafenberg nel 1950, è fu chiamato appunto punto G.

Fu poi ripreso da Whipple, una sessuologa americana degli anni 80, questo

punto è situato sulla parete anteriore nel primo terzo della vagina ed è una

sorta di bottoncino che se stimolato facilita la produzione dell'orgasmo, ed è

più sviluppato in alcune donne, meno in altre. La Whipple riprese degli Studi

negli anni 80, fece molte ricerche interessanti e quindi ora si ha una visione più

moderna del punto G. Questo ha permesso di fare un parallelismo con gli

organi maschili.

Abbiamo sempre parlato del pene come organo induttore del piacere ma i

maschi ne hanno un altro: la prostata, che non viene molto usata a questo

scopo ma, se stimolata, si ha sia eccitamento che orgasmo anche senza

erezione; infatti nei rapporti omosessuali entrambi possono eiaculare.

La Whipple fece questo parallelismo tra sessualità maschile e femminile: la

vagina e l’uretra sono separate da una parete che le divide. Ci sono i dotti

parauretrali, tanti Dotti che partono da piccole cellule e vanno a finire nell'

uretra, nella donna si chiamano cellule di skene: producono un liquido che

risulta molto simile al liquido prostatico, perché derivano da cellule primordiali

che producono nel maschio la prostata e nelle femmine le skene. Sono quindi

un altro parallelismo tra organi femminili e maschili pene/clitoride

prostata/skene.

Questo spiegherebbe un altro evento che accade in alcune donne può portare a

disagio: eiaculazione femminile eiettare un liquido dall'uretra anche in quantità

piuttosto rilevante. Si pensava fosse urina ma in realtà è un liquido simile a

quello prostatico prodotto dalle ghiandole di Skene: si accumula nell'uretra

quando c'è l'orgasmo, le fasce muscolari si contraggono schiacciando l'uretra e

avviene l'eiaculazione come nell'uomo.

Oggi si parla di organo clitorido uretrale come organo di orgasmo femminile.

Studi più recenti parlano di due forme di eiaculazione:

a. Una più abbondante in cui ci sono aspetti simil prostatici.

b. Una seconda in cui c'è anche una parte urinaria Squirting.

Torniamo alla differenziazione sessuale.

Ci possono essere forme di ermafroditismo perfetto in cui si ha sia la vagina

che il pene e il soggetto può usarli entrambi. Normalmente sono

geneticamente maschi siccome la differenziazione sessuale maschile è più

complessa possono andar male una serie di cose.

• La produzione di testosterone induce i dotti di Wolf a svilupparsi e poi dai

testicoli deve essere prodotta la sostanza antimuleriana che inibisce lo

sviluppo dei dotti di Muller che producono i genitali femminili.

• Errori genetici→ viene prodotto il testosterone e quindi si sviluppano i

dotti di Wolf ma non viene prodotta la sostanza Antimuleriana e quindi si

sviluppano anche i dotti di Muller→ entrambi gli apparati vengono

prodotti (maschile e femminile).

Oggi vengono chiamati disturbo dello sviluppo sessuale problematiche di

sviluppo fetale che potano alla nascita una persona con genitali non

differenziati.

Altro disturbo→ deficit della 5alfa reduttasi forma più potente di testosterone,

diidrotestosterone, ormone in cui il testosterone circolante viene convertito

dall’enzima microsomiale 5α reduttasi, responsabile dei cambiamenti somatici.

In alcune tribù vi erano bambine che a 11 anni diventavano maschi.

Una studiosa andò a studiare questa tribù e scoprì questa mutazione chiamata

“Ghebedoce” (pene a 11 anni). In gravidanza c’è un feto maschio che

presenta questo deficit enzimatico: non viene prodotto questo enzima per

creare diidrosterone. il testosterone viene prodotto normalmente e viene

androgenizzato il cervello, ma alla nascita sembrano femmine! Vengono

allevate come femmine, nella pubertà l’aumento dello sviluppo del testosterone

trasforma il clitoride in una specie di pene. La ragazza viene riattribuita al

genere maschile e viene allevata come maschio e sviluppano un orientamento

etero potere dell’impostazione ormonale del cervello. I testicoli però non

migrano all’esterno anche se li hanno e possono eiaculare.

Normalmente i testicoli escono fuori alla nascita ma alcune volte alla nascita

ancora non sono usciti perciò vengono operati chirurgicamente, devono essere

arieggiati perché altrimenti sono infertili: lo sperma ha bisogno di una certa

temperatura.

DIMORFISMI SESSUALI RILEVANTI RISPETTO ALLA SESSUALITA’.

Differenze cerebrali, neuroanatomiche:

Nucleo sessualmente dimorfico in tutti i mammiferi→ area preottica

• dell’ipotalamo, che è più grande negli uomini rispetto alle donne,

normalmente è sempre così.

non vi è differenza fra omosessuali ed eterosessuali;

Prima area dimorfica rispetto al sesso e all’orientamento sessuale: i

• nuclei interstiziali dell’ipotalamo anteriore che sono 4.

INAH-2 e INAH-3 sono più grandi negli uomini rispetto alle

o donne; ma nei maschi omosessuali sembrano essere di dimensioni

più simili a quelle delle donne, scoperta avvenuta nel ‘92 da Simon

Le Vais: in uno studio sui cervelli post mortem di omosessuali,

criticato su basi metodologiche perché questi avevano l’aids e

quindi le differenze erano dovute a questo, e allora nel 94 fece un

secondo studio con omosessuali morti per incidenti ed ebbe

ulteriori conferme.

Il nucleo soprachiasmatico non è dimorfico fra eterosessuali, ma è

• invece di dimensioni maggiori negli uomini omosessuali rispetto agli

eterosessuali e tale fatto può essere correlato al ciclo sonno-veglia, in

quanto tale nucleo presenta una marcata ritmicità endogena e quindi ciò

potrebbe essere connesso al fatto dimostrato che gli omosessuali, maschi

e femmine, si svegliano prima al mattino rispetto agli eterosessuali.

Primo nucleo identificato come dimorfico nei transessuali: nucleo BSTc

• della stria terminale. Più grande nei maschi che nelle femmine e nei

transessuali è più simile alle femmine.

Struttura più grande nelle femmine che nei maschi: corpo calloso delle

• donne, specie nella sua parte caudale (lo splenio). Il cervello delle

femmine è totipotente e meno specializzato, questo è un vantaggio: per

esempio una lesione nell’area di Broca porta, nella donna, afasia ma

grazie all’area controlaterale visto che è totipotente e quindi più plastico,

può tornare a parlare. L’uomo no, nei maschi gli emisferi sono più

specializzati e questo può essere uno svantaggio. Il maggior volume

dello splenio comporta maggiori capacità prosociali.

Differenze temperamentali

Nei mammiferi i neonati hanno un temperamento maschile o femminile:

Maschi: più attivi, più esplorativi, tendono a staccarsi più facilmente dalla

mamma, amano il gioco violento.

Femmine: sono meno attive e meno esplorative, non amano il gioco fisico

violento.

Il temperamento si distribuisce normalmente in tutti i piccoli mammiferi: il

67% dei maschi ha un temperamento tipicamente maschile e poi ci sono i due

estremi della distribuzione: maschi troppo violenti e maschi più effemminati, lo

stesso accade per le femmine.

Tom boy femmine mascoline.

• Sissy boy maschio effemminato

Nella disforia di genere con esordio precoce (3-4 anni), vedremo che le

femmine hanno un temperamento maschile e i maschi un temperamento

femminile (temperamento cross sex). Inoltre l’80% degli omosessuali maschi

avevano da bambini un temperamento femminile basi biologiche sessualità.

Differenze legate all’aspetto fisico

I maschi mostrano un numero totale di creste cutanee (dermatoglifi sui

• polpastrelli delle dita, impronte digitali) maggiore delle femmine e queste

ne hanno di più sulla mano sinistra che in quella destra; gli uomini

omosessuali però evidenziano una maggiore tendenza ad averne di più

sulla mano sinistra rispetto alla destra, come le donne.

I maschi eterosessuali presentano un rapporto fra la lunghezza del

• secondo dito della mano rispetto al quarto dito minore di quello delle

femmine, ciò sembra essere legato all’esposizione prenatale ad

androgeni. Tale relazione appare invertita, almeno secondo alcuni studi,

negli omosessuali maschi.

Gli omosessuali maschi hanno maggiori dimensioni del pene rispetto agli

• eterosessuali maschi 1cm di lunghezza e 1 di diametro.

Differenze oto-acustiche

Le donne lesbiche hanno emissioni otoacustiche (OAEs, otoacoustic

• emissions, deboli suoni emessi dall’orecchio interno, spontanei o indotti

da clic, sono più numerosi nelle donne rispetto ai maschi nell’orecchio

destro rispetto al sinistro) mascolinizzate rispetto alle donne

eterosessuali. Non vi è differenza nei maschi gay negli OAEs rispetto a

quelli eterosessuali.

Nelle donne lesbiche i potenziali uditivi evocati hanno caratteristiche più

• mascoline rispetto alle donne eterosessuali, mentre i maschi omosessuali

hanno potenziali evocati uditivi ipermascolini

Differenze nelle abilità cognitive basate sulle ricerche neuropsicologiche

I maschi sono superiori nelle abilità visuo-spaziali e di orientamento,

• mentre le femmine evidenziano maggiori abilità verbali, nell’articolazione

ed espressione del linguaggio ma i maschi hanno una maggiore ricchezza

di vocalaborario. Questo deriva dalla programmazione biologica: quando

si deve fare un’operazione nei transessuali prima (per sei mesi) si danno

antiandrogeni o antiestrogeni e le femmine assumono testosterone: test

neuropsicologici prima e dopo l’assunzione di queste mostrano che le

femmine che devono diventare maschi migliorano al test

spaziotemporale; viceversa i maschi che fanno la cura x diventare

femmine migliorano nel test di abilità verbali il funzionamento

cognitivo è ormone dipendente!

Gli omosessuali maschi mostrano minori capacità visuo-motorie rispetto

• agli eterosessuali maschi.

I transessuali uomo-donna danno prove migliori ai test verbali degli

• uomini di controllo e i bambini maschi con disturbo dell’identità di genere

evidenziano la stessa tendenza rispetto alle abilità verbali, mentre sono

più carenti in quelle visuo-spaziali.

Alcuni studi mostrano che la somministrazione di androgeni produrrebbe

• un aumento delle abilità visuo-spaziali in donne transessuali nel

trattamento ormonale che precede la riattribuzione chirurgica di sesso.

Le donne sono più interessate ai rapporti interpersonali, più empatiche sia nei

test di empatia cognitiva che emotiva. Per esempio in un test di empatia

emotiva è il test degli occhi: si mostrano solo gli occhi di una persona e intorno

ci sono aggettivi, bisogna dire quale aggettivo attribuiamo, il test di empatia

cognitiva è il faux pas: uno dei due personaggi della storiella fa una gaffe e

bisogna riconoscere quale è la gaffe. 6°.

19 – Marzo – 2018.

Per il sesso femminile è più importante la presenza di un certo coinvolgimento

sentimentale nei confronti dell’uomo con cui la donna sta.

Sembra che per le donne, avere un rapporto sessuale, senza avere un

coinvolgimento sentimentale, faccia sentire la donna vulnerabile.

Ancora oggi questa cosa è presente nelle “donne moderne”, che sembrerebbero

più disinvolte.

È interessante notare che negli studi fatti recentemente, che coinvolgono donne

indipendenti, sembra che ci sia una correlazione positiva tra indipendenza socio

– economica della donna e richieste che la donna fa alla qualità del partner. Più

la donna è indipendente più cercherà un uomo al suo livello.

Su tutte le culture, i tassi di libido maschili sono più alti di quelli femminili.

Altre differenze le possiamo trovare per ciò che riguarda le fantasie sessuali.

Maschi e femmine differiscono nella quantità e qualità delle fantasie erotiche.

- Quantità predominanza di studi dicono che le fantasie erotiche maschili

sono più assidue di quelle femminili.

- Qualità l’immaginario erotico femminile è diverso da quello maschile. In

generale la pornografia maschile non piace alle donne, perché ritenuta

troppo esplicita e concentrata sul coito. Ci sono testi che potrebbero

facilitare l’elaborazione di fantasie erotiche, in una donna che

normalmente non le ha: i romanzi rosa femminili. La maggior parte di

questi romanzi, soprattutto quelli di stampo anglosassone, consiste nel

fatto che gli autori sono quasi tutti uomini.

Le fantasie sessuali dell’uomo sono più di stampo visivo, i maschi danno molta

importanza alla vista nel rapporto, mentre gli aspetti emotivi, tattili e

sentimentali sono più importanti nelle fantasie erotiche femminili.

Rapporti fra sesso e rabbia.

Anche qui uomini e donne sono diversi; quando una donna prova rabbia verso il

partner è raro che provi tanti trasporti desiderosi nei suoi confronti. Diversi

uomini, invece, quando sono arrabbiati provano maggiore desiderio nei confronti

della partner, perché rabbia ed eccitamento sessuale si sommano, mentre nelle

donne di sottraggono.

Sessualità e ciclo di vita.

Analisi dell’andamento dello sviluppo sessuale.

La teoria più famosa riguardo a questo argomento è quella proposta da Freud,

che contempla cinque fasi dello sviluppo sessuale.

Il bambino alla nascita, i genitali sono le strutture meglio formate di un neonato

(soprattutto nei maschi), il feto maschio ha erezioni nella pancia della mamma,

un bambino alla nascita ha un pene che da stimolazioni sensoriali piacevoli e può

andare in erezione se stimolato.

Il neonato umano ha reazioni di risposta sessuali precoci e precocemente

comincia a scoprire, che se stimolano le proprie zone genitali ricevono sensazioni

piacevoli. I maschi cominciano verso i 6/7 mesi, le bimbe cominciano verso 1

anno. Nei maschi è una stimolazione manuale, diretta, nelle femmine è indiretta

(strusciano le cosce o si strusciano verso oggetti morbidi).

In molti casi, questa attività masturbatoria viene dimenticata dalla persona.

La masturbazione ha più scopi, comportamento che viene mantenuto da rinforzi

di varia natura:

1. Il piacere.

2. Avere effetti ansiolitici alla base di molti quadri psicopatologici legati ad

eccessi di comportamento sessuale.

3. Fonte di produzione di arousal, di attivazione. Qualcosa che può

combattere la noia. Particolarmente interessante da un punto di vista

clinico. La masturbazione compulsiva può essere presente in età evolutiva

o adolescenziale ed adulta.

In quest’ultima fase può, ma non deve, essere associata a stati di

ipersessualità.

Masturbazione compulsiva: interessante da prendere in considerazione nei

bambini e in persone con disabilità mentale.

I disabili mentali si annoiano se l’ambiente circostante non offre loro stimoli

elaborabili sui quali operare, in questo caso possono mettere in atto

comportamenti disturbanti per combattere la noia, uno di questi comportamenti

potrebbe essere la masturbazione.

Eteroesplorazione il bambino esplora i suoi simili, scoprendo delle differenze.

Qui Freud ha elaborato il concetto di timore di castrazione e convinzione di

essere castrati. Questo può nascere da scarsa informazione.

Il gioco sessuale.

Con la crescita i bambini imparano ad interagire con i coetanei.

Il rapporto Kensey aveva un campione molto vasto di persone ma era

squilibrato: aveva un numero di intervistati piuttosto alto di persone incarcerate.

Rianalizzando il campione sono cambiate le percentuali. Si nota che i giochi

sessuali sono frequenti, sia di tipo etero che omosessuale, e possono andare

anche ad aspetti spinti.

In genere gli adulti non ricordano questi eventi. Perciò è possibile che sia frutto

di una “rimozione”. È l’età in cui il bambino, abusato sessualmente, comincia a

sentirsi in colpa rispetto all’abuso sessuale. In fase prescolare accade che il

bambino non si sente in colpa, ma lo viva come un evento positivo, se non

traumatico fisicamente.

Anche nell’abuso extrafamiliare, spesso si tratta di persone note delle quali il

bambino si fida, è proprio di questa fiducia che l’abusatore abusa.

Se l’atto sessuale non è traumatico fisicamente è un’attività che produce

sensazioni piacevoli, con persone di cui si fidano e che titillano il senso di

complicità. Il bambino lo trova piacevole ed interessante.

La situazione cambia se l’abuso si protrae oltre i 6 anni. A questo punto il

bambino ha imparato le regole sociali che dicono che certe parti del corpo

(private parts), non si fanno toccare se non da poche persone. Di conseguenza

il bambino si trova in una situazione di dilemma cognitivo molto difficile da

risolvere: “perché M, che io conosco e che mi vuole bene, mi fa fare delle cose

che non si dovrebbero fare?”; per risolvere questo problema spesso da la colpa

a sé stesso, ciò viene anche mantenuto da quello che l’abusatore dice. Se è un

abusatore ricorrente, deve mettere in atto procedure per mantenere il segreto,

perciò dice cose mirate a mantenere questo segreto.

Sindrome dei beni danneggiati “quello che mi è avvenuto mi ha danneggiato

per sempre e non sarò mai più quello/a di prima”. Spesso si presenta nelle

persone abusate.

Spesso le donne sposate abusate poi vengono sentite dal marito come

contaminate. 7°.

20 – Marzo – 2018.

Il bambino comincia ad essere in grado di distinguere i generi verso i tre anni,

verso i quattro è in grado di affermare e riconoscere la propria identità di genere,

e il genere delle altre persone.

Una disforia di genere può iniziare nel momento in cui si fissa l’identità di genere

di un essere umano.

Il caso David Reimer.

Il ruolo di genere, ha basi di stampo biologico, ma viene anche appreso secondo

processi di apprendimento. Freud lo concettualizzò tramite processi di

identificazione.

Sicuramente ogni bambino si identifica con il genitore del proprio sesso.

È anche vero che c’è un aspetto complementare, di controidentificazione (io

come maschio mi identifico nel ruolo di genere con il babbo ma mi

controidentifico verso mia madre). Entrambi i genitori forniscono modelli di

genere.

Studi fatti sulla omogenitorialità bambini nati in queste famiglie avranno ruoli

più elastici, meno rigidi, pur sviluppando un’identità di genere congruente al

genere attribuito alla nascita, sviluppando un orientamento

eterosessuale/omosessuale nella stessa proporzione della popolazione.

Inizio della pubertà.

Qui avvengono una serie di cambiamenti che modificano ulteriormente il corpo

e il cervello dell’individuo.

Da un punto di vista sessuale il corpo acquisisce i caratteri sessuali secondari.

Abbiamo poi una seconda ondata di trasformazione del cervello, che, nel caso

della donna si sviluppa in senso femminile, automaticamente; nel maschio devia,

definitivamente nella direzione maschile.

Con la pubertà nei maschi cresce la frequenza della masturbazione, nelle

femmine ricompare in modo più elevato e si cominciano a sviluppare le fantasie

erotiche (importanti perché portano l’individuo verso una maggiore conoscenza

di ciò che può attivarlo sessualmente).

L’uomo presenta le polluzioni notturne eiaculazioni spontanee che avvengono

nella notte, non necessariamente in conseguenza di sogni erotici. Frequenti in

età puberale e diventano poi meno frequenti con la crescita (dopo i 20/25 anni

sono rare).

Lo stabilirsi delle preferenze sessuali.

Si tende a pensare che gli esseri umani siano tutti bisessuali, anche se vi è una

maggiore tendenza all’eterosessualità per motivi di conservazione della specie.

Tendiamo a trascurare un certo lato del nostro potenziale sessuale, per motivi

culturali.

Lo sviluppo di orientamento sessuale non normotipico parafilia (condizione

di varianza dell’orientamento sessuale).

Normotipico rapporto con adulto consenziente, tutte le altre espressioni sono

non normotipiche.

• Disturbi parafilici un disturbo mentale.

 c’è

• Parafilie non c’è disturbo mentale.

Lo distinguo sulla base di due criteri:

a. La situazione crea profondo disagio alla persona quindi altera il suo

funzionamento in qualche area importante di vita.

b. La persona passa all’azione, secondo il suo orientamento, comportando il

rischio di danno a sé o agli altri. Es. il pedofilo che passa all’azione, agisce

su bambini o usa pedopornografia.

Criterio discutibile perché il rischio è quello che venga fatta un’attività

sessuale non consensuale. 8°.

26 – Marzo – 2018.

Lo stabilirsi delle preferenze sessuali. Comporta il modo in cui si produce

l’orientamento sessuale il fatto che ciascuno di noi risponde a certi tipi di

stimoli sessuali.

Come si sviluppa l’orientamento sessuale?

Attualmente la tendenza è considerare che questo sia, in buona parte, prodotto

da processi biologici, che si organizzi nel corso dei processi di polarizzazione

del cervello umano, nel corso dello sviluppo. I momenti in cui il cervello si

polarizza in uno dei due sessi sono due:

a. Epoca fetale 1° polarizzazione. Se non accade nulla si struttura in una

strutturazione femminile. Se il sesso è geneticamente maschile il cervello

si androgenizza.

b. Pubertà 2° fase di polarizzazione del cervello. Soprattutto nel sesso

maschile il cervello maschile si stabilizza in direzione maschile, grazie

alla montata di testosterone.

L’orientamento sessuale maschile presenta qualche punto problematico in più.

Le parafilie sono una condizione quasi esclusivamente maschile.

Perché l’orientamento maschile è così variante e vulnerabile a svilupparsi in

senso atipico?

1. Cervello maschile è una deviazione da una via pre-programmata. Quindi

vengono prodotte determinate secrezioni ormonali dovuti a sbagli.

2. Caratteristica tipica dei bambini maschi pre – puberi: in questi bambini

(fino a 10/11 anni), è possibile che il bambino abbia forti attivazioni

sessuali con erezione e sensazione genitale piacevole con orgasmi secchi,

di fronte a situazioni di eccitamento aspecifico; oppure la stimolazione

dei canali semi circolari (si trovano dentro l’orecchio e servono ad avere

il nostro equilibrio), qualunque forte stimolazione di questi canali può

produrre una risposta di eccitazione sessuale (salti molto alti, o andare in

altalena). Il fatto che un giovane maschio possa provare eccitamento

sessuale, anche molto forte, in situazioni che non sono connotate

sessualmente, potrebbe creare una associazione tra la risposta di

eccitamento sessuale ed altri stimoli che sessuali non sono e favorire,

quindi, l’esordire di parafilie.

Una delle teorie più generalizzabili per spiegare l’insorgere delle parafilie

è, difatti, il condizionamento.

Se la risposta incondizionata, allo stimolo incondizionato è molto forte, basta

una sola associazione tra questi due per produrla. Soprattutto se si parla delle

emozioni sessuali e dell’ansia.

Con la comparsa della pubertà, cominciano ad aumentare i comportamenti di

corteggiamento e lo sviluppo di relazioni sessuali da parte del giovane, in

realtà non è propriamente vero che la capacità di innamoramento possa

comparire solo all’epoca della pubertà. Innamoramenti in epoca infantile (5/6

anni) sono possibili, si tratta di infatuazioni che i bambini/e possono

sviluppare, o verso bimbi della stessa età o nei confronti di ragazze/i più

grandi.

Ognuno di noi può figurarsi un’immagine di “partner ideale”.

L’adolescenza è il periodo in cui avvengono i cambiamenti più rilevanti e

spesso non è un periodo particolarmente felice per la persona. Perché si tratta

di cambiamenti molto forti, il tumulto ormonale è forte. La sessualità in questa

fase si presenta con prepotenza, non sempre con sviluppi positivi.

Dai 15 ai 19 anni vengono raggiunte le dimensioni adulte, da un punto di vista

fisico l’adolescente è ormai cresciuto, non si è ancora stabilizzato da un punto

di vista mentale, questo avviene intorno ai 25 anni, in entrambi i sessi. 9°.

27 – Marzo – 2018.

La Disforia di Genere.

Nome che è stato attribuito alla situazione che fino al DSM – IV – TR si chiamava

“disturbo dell’identità di genere”.

ICD – 11 lo nominerà “incongruenza di genere”.

Perché è stata chiamata disforia di genere nel DSM – V?

La comunità LGBT(Q) tende a sostenere che i grandi manuali di psicopatologia

dovrebbero derubricare la disforia di genere, perché non dovrebbe essere

considerata una patologia. Perché? La condizione che ha questo nome sarebbe

la conseguenza del fatto che la nostra cultura è strettamente dimorfica rispetto

al genere: accetta solo due generi (M/F) tutte le espressioni varianti di genere,

che non rientrano in uno di questi due stereotipi, vengono considerate varianti

patologiche. Dunque, se una persona sviluppa un’identità di genere che contiene

elementi varianti, l’unico modo che questa persona ha per essere accettato nella

nostra cultura è di transitare all’altor genere. Dunque la disforia di genere e il

transessualismo sono forzati dalla dicotomia di genere che domina nella nostra

cultura, e l’opposizione alle caratteristiche dominanti culturali non può essere

ritenuta una patologia ma un esempio di opposizione alle regole culturali.

Nel caso della disforia di genere vi è un’elevata comorbilità con altre condizioni

psicopatologiche (ansia, depressione, personalità e dipendenza da sostanze), il

fatto che ci sia questa comorbilità viene considerata, dalla comunità LGBT, come

conseguenza dello stigma associato all’omosessualità nella nostra cultura, che è

omofobica.

Attualmente la derubricazione non è stata fatta ma il DSM – V ha preso una

decisione ipocrita, mentre prima si chiamava “disturbo dell’identità di genere”

ora “disforia di genere”. Dunque è stata solo rinominata la definizione,

omettendo il termine “disturbo”, ma continua ad essere una patologia.

Alcune persona che presentano la disforia di genere vengono definiti

transessuali, è una sottocategoria delle persone con disforia di genere.

Transessuali persone che avendo disforia di genere, vogliono transitare

all’altro genere facendo un’operazione chirurgica. Vogliono modificare il proprio

corpo in modo tale da poter assomigliare il più possibile alle persone dell’altro

sesso. Si riferisce sono a persone che hanno fato/vogliono fare/ vorrebbero fare

una riattribuzione chirurgica di sesso.

Quest’operazione è complessa e costosa. Dal 1982 in Italia è stata emanata una

legge che permette la riattribuzione chirurgica di sesso, ed era un percorso

complicato e lento. La persona doveva chiedere al giudice il permesso di fare

l’intervento demolitivo; successivamente la persona dimostra al giudice che è

stato fatto, dunque il giudice emette un’ordinanza che obbliga l’ufficiale

dell’anagrafe a cambiare il nome e ad attribuire il nuovo genere.

Nelle legislazioni europee vige una norma secondo la quale il soggetto non ha la

disponibilità legale del proprio corpo. Non può essere alterata la funzionalità del

corpo rendendolo meno funzionante.

Nel caso della disforia di genere, l’intervento viene fatto per curare il disturbo, è

per questo che non viene derubricata, perché in quel caso l’operazione non

sarebbe permessa. Questo è il motivo per cui il DSM ha mantenuto la disforia di

genere come patologia.

L’ICD è in una fase oscillante. Molti autori hanno pressato per far togliere i

disturbi della sfera sessuale dai disturbi mentali, per togliere lo stigma dei

disturbi mentali.

Identità di genere ciascuno di noi impara ad elaborare di sé stesso una

persona sessuata in una particolare direzione.

Ruolo di genere modo in cui noi esprimiamo il genere che sentiamo nostro:

Assegnato.

✓ Vissuto.

Ci sono persone identità di genere congruente con il genere assegnato ma con

piccole varianti di ruolo di genere. Normalmente si ritiene che le ragazze che

giocano a calcio siano poco femminili, non è detto, anche se la prevalenza del

lesbismo tra le giocatrici di calcio è più alta delle non giocatrici di calcio.

Non fa parte dello stereotipo maschile come ci si veste e all’abbinamento dei

colori.

Ci sono persone in cui questa varianza di genere può essere molto più rilevante.

Orientamento sessuale.

Questi tre aspetti sono abbastanza indipendenti l’una dall’altra.

Le comunità LGBT dicono che la nostra cultura è estremamente dimorfica che

distingue solo tra due generi, perché ci sono più culture al mondo che distingue

tra più generi (fino a 7). Normalmente altre culture ne hanno tre, come in India.

Qui ci sono i Hira, una casta piuttosto vasta, che vivono in enclavi, fanno una

professione che è un misto tra la stregona e l’intrattenitrice. Sono tutti maschi

biologici che hanno, o per malattia, o per incidente o perché si sono autocastrati,

i genitali disfunzionanti e si riattribuiscono a questo genere, che non è un genere

definito “maschio” o “femmina”. Sono maschi disfunzionanti che si comportano,

in parte come donne, ed hanno rapporti solo tra di loro.

Diverso è il caso del terzo genere nei pellerossa americani.

Ogni nazione pellerossa chiama questo genere con un nome diverso, prendiamo

in considerazione We’Wha, principessa degli Zuni.

We’Wha fu l’ambasciatore a Washington, considerata una donna molto

intelligente; in realtà tecnicamente parlando era un uomo, dal punto di vista

biologico. Nei pellerossa il genere viene attribuito ai bambini intorno ai 5/6 anni

di età non in base al corpo ma in base al comportamento.

Un certo numero di maschi, fin da piccoli, mostrano propensioni ad assumer

comportamenti di stampo femminile. In questa cultura questi maschi vengono

attribuiti ad un terzo genere, che ha nomi diversi a seconda della tribù. È un

genere di alto prestigio, persone molto dotate intellettualmente e spiritualmente

e sposano maschi, considerati uomini fortunati perché hanno sposato una

persona socialmente importante.

Non sono minimamente considerati maschi strani nella cultura dei pellerossa,

perché vige la regola secondo cui un maschio è tale nella misura in cui è attivo

sessualmente.

Nella cultura occidentale abbiamo altri esempi, come il visconte di Cornbury,

governatore dello stato del New Jersey.

Nelle situazioni ufficiali si presentava sempre vestito da donna, con la scusa di

rappresentare meglio la regina.

Il più famoso travestito della storia è il Caveliere D’Eon, identificato come

mademoiselle di Beaumont.

Si scoprì che era un uomo, post mortem.

Altri esempi sono il trio Billy Tipton e il generale del dipartimento di medicina

dell’esercito britannico James Berry.

I criteri del DSM 5.

Purtroppo il DSM 5 distingue dalla disforia di genere nei bambini e negli

adolescenti e adulti. I criteri della disforia di genere sono politetici, ossia,

vengono stabiliti secondo varie modalità diverse. Per fare diagnosi occorre che

siano presenti almeno tot (6 in questo caso) dei sintomi.

La diagnosi politetica ha un vantaggio:

Una condizione patologica presenta varie possibilità di manifestazione.

Hanno anche grossi problemi:

Disturbo borderline di personalità ci sono 9 criteri di cui ne devono

✓ 

essere soddisfatti almeno 5. Diventa vaga la diagnosi.

Disturbo Ossessivo Compulsivo di personalità ci sono 8 criteri di cui ne

✓ 

devono essere soddisfatti almeno 4.

Il cut – off per i disturbi di personalità è stata presa in considerazione

✓ 

la metà. Nel disturbo di disforia di genere dei bambini non è stata presa in

considerazione la metà, la diagnosi deve comportare molti elementi,

dunque 6; aspetto tutelante verso i bambini. Negli adulti invece ne bastano

due.

Può chiedere la riattribuzione anagrafica anche una persona che ha un corpo

intatto e non desidera cambiarlo con degli ormoni. Perché per queste persone è

importante il ruolo di genere.

I bambini con disforia di genere esordiscono intorno ai ¾ anni di età, il desiderio

di appartenere all’altro genere e l’avversione verso il proprio genere è molto

precoce. 10°.

28 – Marzo – 2018.

È altamente probabile che i bambini maschi con disforia di genere siano belli e

abbiano particolari propensioni ad individuare ciò che sono i tessuti e gli abiti

belli.

Negli adolescenti, il fatto di avere il periodo della pubertà, in cui il corpo si

trasforma nella direzione non desiderata, è una cosa dura e no desiderata per

queste persone. Provano proprio disgusto per il loro corpo.

Se prendiamo 100 bambini con disforia di genere e esordio precoce e li portiamo

all’età adulta, senza fare nulla, lo sviluppo sarà che di questi 100 bambini, circa

la metà non manterrà la disforia di genere ma in età adulta saranno diventati

omosessuali. Dunque l’omosessualità è l’esito più probabile a seguito di una

disforia di genere riscontrata in età infantile.

Un numero compreso tra il 6 e il 27% persisterà la disforia di genere e quindi

andranno verso una riattribuzione chirurgica di sesso; i rimanenti, o si

riorientano rispetto alla propria identità di genere assegnata alla nascita, senza

alcun problema, o rimangono lievemente disforici di genere ma non tanto da

voler poi cambiare genere.

Una caratteristica generale di tutti i bambini con DG è un comportamento cross

– sex, quindi i maschi sono dei Sissy – boy e le femmine dei Tom – boy.

Questo è un fattore predittivo di DG e di omosessualità.

Per quanto riguarda l’eziologia non ci sono grandi sicurezze relative al percorso

eziologico della condizione. Ci sono molti dati che ci fanno pensare a una base

biologica nella DG, anche perché ha un esordio molto precoce (3/4 anni di età).

Noi sappiamo che ci sono molte caratteristiche che riguardano il genere e il

sesso, che hanno dei tratti di ereditarietà molto elevati, come per esempio

l’omosessualità; per quanto riguarda gli studi sulla DG il più importante è quello

di Heylens, ma il difetto è che non è uno studio con grandi numeri.

Secondo questo studio si potrebbe parlare di un tasso di ereditarietà della DG

del 40%.

Altri studi hanno individuato un gene collegato agli steroidi sessuali.

Interessanti sono gli studi che riguardano l’androstadienone, il ferormone

maschile, la molecola odorosa che i maschi emetterebbero e che produce

risposta di attrazione nelle donne; sia le donne che gli uomini omosessuali

reagiscono nelle zone ipotalamiche all’emissione di questo ferormone.

Nei bambini con DG sembra che effettivamente ci sia una risposta contraria al

sesso biologico, però questa risposta è presente solo in età adolescenziale, non

prima e soprattutto nei maschi. Questi reagiscono con attivazione ipotalamica,

quando non dovrebbero; nelle femmine, invece, in età adolescenziale non

mostrano una risposta particolare.

Una teoria biologica molto famosa è la teoria del PEFE, feedback all’esposizione

con estrogeni.

La teoria dello stress materno nasce da studi condotti su animali (ratti o topi),

se prendiamo una topolina gravida e fin dalle prima fasi la mettiamo in una

gabbia dove ci sono lampi di luce in modo prevedibile, la spaventiamo, dunque

la stressiamo, e questo prosegue per la gravidanza, quando partorirà i figli

maschi saranno effemminati.

In primis il temperamento è cross – sex (poco esplorativi, paurosi, non amano

il gioco fisico violento), quando saranno adulti, il maschio si pone in un

comportamento femminile e non monta la femmina, come fanno i topi normali.

Se si analizza la struttura del cervello dei topolini, questo è dimorfico rispetto

alla struttura femminile, non maschile. Se si analizzano i livelli di androgeni in

epoca fetale, si nota che all’inizio della gravidanza vi è un’acutissima punta di

testosterone che dura poco, che poi crolla per tutto il resto della gravidanza. Con

il risultato che questa punta è sufficiente ad androgenizzare il corpo dei topolini,

poi al crollo, non androgenizza il cervello.

Non potendo provarlo sugli umani, Dorner misurò i tassi di omosessuali maschi

nati prima la 2° Guerra Mondiale, durante la 2° GM e immediatamente dopo.

Rilevò che durante la 2° GM era nato un tasso di omosessuali maschi più elevato

che immediatamente prima e dopo.

Altri sperimentatori hanno cercato di fare studi retrospettivi, ripescando madri

di uomini omosessuali e eterosessuali, sono seguite interviste strutturate per

calcolare la quantità di eventi stressanti vissuti durante la gravidanza,

effettivamente le madri degli omosessuali riferivano più eventi stressanti delle

madri di uomini eterosessuali.

L’obiezione più grande consiste nel fatto che le mamme di figli maschi

omosessuali si colpevolizzano di avere un figlio così, e pensano che il figlio sia

diventato omosessuale per colpa loro, se durante l’intervista capisce che lo

sperimentatore ha in mente la teoria che un evento stressante può essere

all’origine dell’omosessualità, il fatto che ci possa essere l’ipotesi che lo stress in

gravidanza può essere causa di omosessualità la decolpevolizza.

La teoria dello stress materno ha sicuramente delle basi, per quanto riguarda i

mammiferi, dà suggestioni per quanto riguarda gli esseri umani; ma non è stato

compiuto alcuno studio sugli esseri umani.

Un’ultima teoria biologica è l’effetto del fratello maggiore.

Studi statistici hanno dimostrato che per ogni fratello maggiore nato dalla stessa

madre, ogni fratello maggiore in più che io ho, aumenta del 33% la probabilità

che la persona sia omosessuale o un transessuale MtF.

La prima spiegazione data è di stampo psicosociale (non valida) se io ho uno

o più fratelli maschi maggiori, è molto più probabile che io abbia fatto giochi

omosessuali con loro, quindi sarà più probabile che io sviluppi omosessualità.

Più interessante è l’ipotesi della immunosensibilizzazione materna la mamma

ha la sua prima gravidanza con un bimbo maschio, è possibile che il sistema

immunitario della mamma generi anticorpi a degli antigeni androgenici, fattori

di isto compatibilità del feto, quindi reagisca ad alcuni fattori androgenici del

feto. Alla seconda gravidanza con un feto maschio, il sistema immunitario

materno sarà già pronto, perché sensibilizzato, quindi reagirà con numerosi

anticorpi che si concentrano sui fattori di istocompatibilità androgenici del feto.

In questo modo potrebbe alterare l’androgenizzazione cerebrale del feto.

Alla terza gravidanza il sistema immunitario materno sarà ancora più

sensibilizzato, quindi ci sarebbe l’effetto cumulativo delle gravidanze che è

l’effetto riscontrato matematicamente.

Perciò diventerebbe sempre più potente l’azione danneggiante

l’androgenizzazione cerebrale del feto, da parte del sistema immunitario

materno.

Questa è però un’ipotesi teorica che spiegherebbe bene questo andamento ma

non è stata validata sperimentalmente. 11°.

04 – Aprile – 2018.

La teoria di Zucker e Bradley.

Zucker fondò la prima clinica al mondo per bambini con disforia di genere, fu

uno dei primi. Fu poi licenziato in tronco in quanto lui cercava di riorientare i

bambini verso il sesso della nascita facendo grosse pressioni sia sui bambini che

sui genitori.

Svilupparono la teoria psicosociale più completa sulla disforia di genere.

Distinguono tra fattori generali (di qualunque psicopatologia) e aspetti di rischio

specifici che, se presenti, fanno deviare la psicopatologia in disforia di genere:

Tendenze temperamentali avere un temperamento cross sex

- sappiamo che è predittivo di disforia di genere e omosessualità.

Inconsueta bellezza fisica nei maschi e sensibilità sensoriale sottile

- estetica e sensoriale.

Le madri considerano tutto ciò che è maschio minaccioso e i padri sono

- omofobi.

Distinguono 2 percorsi distinti nei maschi e nelle femmine:

• Nei maschi: il bambino, ipersensibile, coglie le insicurezze della madre e

reagisce con comportamenti compatibili col suo temperamento, che

vengono rafforzati dalla madre, timorosa del maschile; il padre distante e

deluso non è in grado di intervenire, scoraggiandoli.

Si viene a creare un circolo vizioso.

• Nella femmina: la bambina vive la madre depressa e ritirata come non

interessata a lei e debole, così per sedare l’ansia emette comportamenti

coerenti col suo temperamento che non vengono scoraggiati dalla madre,

che vive il ruolo maschile come più potente, né dal padre che preferirebbe

un figlio maschio. Inoltre la figlia così si può sentire la protettrice della

madre, valorizzandosi.

Questa teoria psicosociale è la più complessa ma un pò vecchia, non viene

nemmeno citata nei libri moderni. È un modello che può essere esplicativo per

alcuni bambini non per tutti!

Nessuna teoria eziopatogenica è soddisfacente. Si ritiene che sia organica la

causa. Ci sono alcuni studi che mettono in evidenza un legame con i traumi

sessuali, una bambina abusata potrebbe cercare di mascolinizzarsi perché vede

il ruolo maschile come più sicuro rispetto a eventuali ritraumatizzazioni.

Ma il trauma sessuale è un fattore di rischio aspecifico quindi può essere

predittivo di qualsiasi psicopatologia.

Nelle slides ci sono dei dati sulla prevalenza della disforia di genere:

Mancano studi epidemiologici sulla DG e stime accurate della sua prevalenza e

persistenza nei vari Paesi. In Italia, Dèttore, Ristori e Casale (2011) hanno

condotto uno studio su 350 bambini di età compresa tra 3 e 5 anni. Furono

considerati significativi di varianza di genere i casi con 4 o più risposte ambigue

o atipiche: è stata osservata una prevalenza dei comportamenti varianti di

genere del 5,23% nei maschi, del 3,93% nelle femmine e del 4,57% nel

campione totale.

Per stimare la prevalenza della varianza di genere nell’infanzia è stata usata

anche la Child Behavior Checklist (CBCL), ma non è sufficiente per fare la

diagnosi. Come in tutto il resto degli studi elencati; ci sono anche studi su

rapporto della disforia di genere e disturbi dello spettro autistico da leggere solo

se ci interessa perché adesso sono stati disconfermati, in quanto non si può fare

una diagnosi in base a un test. L’autismo è stato collegato anche al doc ma non

c’è legame.

Negli ultimi 15 anni più femmine arrivano ai centri di riattribuzione chirurgica.

Trattamento.

Non esiste un trattamento psicologico per la disforia di genere.

Zacker tentava di “riorientare”: spingeva i genitori a gratificare il bambino

quando si impegnava in comportamenti congruenti con il suo genere di

assegnazione alla nascita.

L’intervento riguardava solo i comportamenti ma non l’identità di genere del

bambino, il quale continuava a rimanere non congruente con quella della nascita.

Questo poi non è più stato fatto.

Anni dopo, Domenico Diceglie ha introdotto un nuovo metodo, che viene

utilizzato attualmente, di non tentare assolutamente, con i bambini, una

riattribuzione di genere, ma accompagnarli e sostenerli durante lo sviluppo.

Se persisteranno nella disforia di genere allora verrà fatto un percorso di

riattribuzione di sesso.

Il modello olandese a partire da fine anni ‘80 inizio anni ‘90 ad Amsterdam, è

stata creata una clinica per la disforia di genere dai bambini agli adulti, completa

casistica di un paese. Qui in Toscana si segue questo, in Italia non si va molto

d’accordo, per esempio a Torino, a Napoli non viene seguito, viene poi seguito

in Inghilterra e in America.

Questo modello comporta tre fasi distinte secondo fasce di età:

1. Prima fase diagnostica in cui il bambino viene portato al centro e

inquadrato. Se c’è la disforia non si fa nulla, si fa semplicemente un

accompagnamento, sia al bambino che ai genitori e gli si presenta anche

come sarà il futuro. Si fa un intervento di sostegno, di counseling non

psicoterapeutico, si sostiene la famiglia in ogni difficoltà. La scuola

olandese non permette che il bambino vada a scuola nel genere di

riattribuzione.

2. Si prosegue così fino ai 12 anni. Se persiste si somministro i GnRH

analoghi, ormoni che aumentano la produzione dell’ormone luteinizzante

e dell’ormone follicolo stimolante. Questi 2 ormoni sovraccaricano

l’ipotalamo (siamo all’inizio della pubertà), ma avviene poi una down

regolation per cui l’ipotalamo smette di produrre estrogeni o androgeni. La

pubertà viene bloccata e quindi il bambino si ferma in quello stadio di

sviluppo puberale: tutti i caratteri sessuali secondari non si sviluppano

(non cresce il seno, non crescono i peli ecc..); continua la crescita ma in

maniera più lenta.

3. Questo blocco della pubertà si mantiene fino ai 16 anni. Se la disforia di

genere a 16 è ancora presente si danno gli ormoni cross sex (ai maschi

estrigeni e alle femmine androgeni), sospendendo i GnRH analoghi.

Perché questo intervento così apparentemente invasivo?

La prima motivazione è di natura psicologica: per molti di questi ragazzi/e, il

fatto di avere una pubertà non desiderata è un evento altamente traumatico, a

queste persone fa proprio disgusto avere un corpo che si sviluppa nel senso

opposto al sesso desiderato, pertanto si creano delle depressioni e aumenta il

rischio suicidario.

Se la disforia persiste fino ai 18 anni e occorre fare un’operazione chirurgica per

la riattribuzione di sesso, una cosa è farlo in un corpo di un uomo che si è

mascolinizzato completamente, una cosa è farlo se questo non è avvenuto.

Pensiamo solamente ai peli, la depilazione di un uomo va fatta con

l’elettrocoagulazione ed è molto lento e invasivo; la voce durante la pubertà

cambia nel maschio e anche dando gli estrogeni non può regredire. Poi per

esempio nelle femmine per togliere il seno specialmente se è importante

rimangono molti segni.

E quelli che desistono? Ovvero non hanno più disforia. Se desistono entro i 12

anni senza alcun trattamento ormonale, tutto procede normalmente; se

desistono tra i 12 e 16 anni (in tutta la letteratura c'è solo un caso) si sospendono

i GnRH analoghi e la pubertà riprende a velocità aumentata.

Questo tipo di intervento ha provocato un grande dibattito, si modifica

profondamente la biologia umana e questo può creare dei danni.

La prima ipotesi fatta a riguardo dei danni riguarda la calcificazione delle ossa,

la sospensione della pubertà produce una minore calcificazione delle ossa per

cui le ossa potrebbero diventare fragili, ma quando si sospendono i GnRH

analoghi in un anno la calcificazione delle ossa riprende normalmente e dopo un

anno è normalizzata.

La seconda critica, obiettiva, mossa consiste nel fatto che durante la pubertà il

cervello femminile si femminilizza in modo completo e il cervello maschile, sotto

gli androgeni, subisce una secondo ciclo di androgenizzazione, che è quello

definitivo. Se noi sospendiamo la pubertà blocchiamo il secondo ciclo di

androgenizzazione cerebrale.

Potrebbe darsi che questo secondo ciclo di androgenizzazione o

estrogenizzazione riporti l’identità di genere congruente con il genere assegnato

alla nascita. Se noi lo blocchiamo non facciamo un intervento neutro ma un

intervento che faccia persistere la disforia. Questo intervento invece fa sì che

persista non che desista. Per cui non è un intervento neutro. Ma il non far nulla

è prendere lo stesso una decisione non neutra. Questi ragazzi stanno molto male

e non far nulla significa non fare nessuna azione per diminuire la loro sofferenza.

Il numero di persone che hanno desistito senza prendere un GnRH analogo è 1

in tutta la letteratura, per cui è altamente probabile che se una persona arriva a

12 anni con disforia la mantenga a prescindere dal trattamento con i GnRH

analoghi.

Un’ulteriore critica è di stampo ideologico: se noi assecondiamo, le persone

transessuali nel loro desiderio di transitare all’altro genere, per essere

stereotipici dell’altro genere, non facciamo che supportare gli stereotipi di

genere, perciò manteniamo gli stereotipi di genere.

Questo è il percorso attuale ma in Italia non sono tutti d’accordo. Per esempio a

Torino somministrano i GnRh analoghi a 16 anni ma non ha senso, perché lo

sviluppo è già avvenuto.

Legalmente i GnRH analoghi sono curativi per la pubertà precoce, problematica

da un punto di vista psicologico e biologico soprattutto per le bambine, perché

da un punto di vista fisico le bambine sono troppo piccole, soprattutto, una

bambina di 10 anni con il corpo di una di 16 è pericolosa.

È meno pericolosa nei maschi.

L’uso di questo farmaco è quindi off – label, non si può legalmente utilizzare per

la disforia di genere.

Il comitato etico dà il permesso caso per caso sulla base del rischio suicidario.

LA RIATTRIBUZIONE CHIRURGICA DI SESSO (18 anni).

È più facile in direzione M to F, perchè l’80 mantiene la capacità di provare

orgasmo mentre negli F to M solo il 15-20% mantiene la capacità di provare

orgasmo.

M to F.

Si inizia aprendo lo scroto e facendo una castrazione, lo scroto viene aperto e

tagliato in sezioni petaliformi, i quali servono per rimodellare le neo grandi labbra

e vengono riempiti con grasso tratto dalla sottocute.

Il pene viene completamente svuotato mantenendo solo la pelle, la quale

costituirà la neovagina.

Quindi rimane sensibile perché è vascolarizzato e pieno di nervi, viene rivoltato

come un guanto e inserito nel pube.

Il glande viene sezionato, mantenuto con il suo nervo sensoriale, e viene

rimodellato o in posizione di neo clitoride oppure in fondo alla vagina, come se

fosse la testa dell’utero, in questo modo la sensibilità erotica viene mantenuta.

Il soggetto dovrà tenere per un anno la notte un dildo per mantenerla in forma,

altrimenti si accorcia.

Poi potrà fare tutti gli interventi che vuole: seno voce ecc..


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Martab_

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale basato su appunti personali presi a lezione e studio delle slide consigliate dal docente Davide Dèttore.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: Cenni di storia della sessuologia; lo sviluppo della sessualità nel ciclo di vita; classificazione nosografica dei disturbi sessuali secondo il DSM-5: disturbi del desiderio, disturbi dell'eccitamento sessuale, disturbi dell'orgasmo, disturbi della fase della risoluzione, disturbi da dolore sessuale; cenni di intervento: la terapia sessuale; le parafilie; la disforia di genere.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica e della salute e neuropsicologia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Martab_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia del comportamento sessuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Dèttore Davide.

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