1. Differenze tra transessuale e transgender
La DG fa riferimento al profondo disagio derivante dalla discrepanza tra il genere esperito da una persona e
quello assegnato alla nascita, associato a compromissione del funzionamento in aree di vita significative.
Il disagio che si accompagna a una condizione di DG è legato all’incongruenza tra 2 dimensioni dell’identità
sessuale:
L’identità di Genere
- Il Sesso Biologico
-
L’incongruenza tra l’Identità di Genere percepita e quella assegnata alla nascita interessa il più ampio
fenomeno del Trangenderismo, che caratterizza tutte quelle persone la cui identificazione di genere non è
allineata al sesso biologico e/o non è conforme alle aspettative culturali di genere, ma che allo stesso
tempo non si accompagna necessariamente a disagio o al desiderio di intervenire sul corpo per avvicinarne
le caratteristiche all’Identità di Genere.
2. Qual è la principale differenza DSM-IV e nel DSM-5 rispetto alla DG?
Quale dibattito ha aperto la questione?
La DG nel DSM-IV era chiamata Disturbo dell’Identità di Genere.
La DG nel DSM-5 è chiamata Disforia di Genere.
Nell’ICD-10 la DG è chiamata Disturbo di Identità di Genere della Fanciullezza.
Probabilmente nella prossima edizione (ICD-11) sarà indicata con la dicitura Incongruenza di Genere.
Nonostante ci sia stata un’attiva opposizione alla diagnosi di Disforia di Genere in bambini prepuberi, a
causa dell’effetto stigmatizzante di vedersi attribuita una malattia mentale, tale condizione è presente sia
nel DSM-5 che nell’ICD-10.
3. Criteri diagnostici DG DSM-5
La diagnosi di DG in Infanzia secondo il DSM-5 può essere fatta quando è presente:
A. Una marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso da un individuo e il genere assegnato,
della durata di almeno 6 mesi, che si manifesta attraverso almeno 6 di 8 criteri, di cui il criterio A1 deve
essere necessariamente presente:
1. Un forte desiderio di appartenere al genere opposto o insistenza sul fatto di appartenere al genere
opposto (o a un genere alternativo diverso dal genere assegnato).
2. Nei bambini (genere assegnato), una forte preferenza per il travestimento con abbigliamento tipico
del genere opposto o per la simulazione dell'abbigliamento femminile;
nelle bambine (genere assegnato), una forte preferenza per l'indossare esclusivamente
abbigliamento tipicamente maschile e una forte resistenza a indossare abbigliamento tipicamente
femminile.
3. Una forte preferenza per i ruoli tipicamente legati al genere opposto nei giochi del "far finta" o di
fantasia.
4. Una forte preferenza per giocattoli, giochi o attività stereotipicamente utilizzati o praticati dal
genere opposto.
5. Una forte preferenza per compagni di gioco del genere opposto.
6. Nei bambini (genere assegnato), un forte rifiuto per giocattoli, giochi e attività tipicamente maschili
e un forte evitamento dei giochi in cui ci si azzuffa;
nelle bambine (genere assegnato), un forte rifiuto di giocattoli, giochi e attività tipicamente
femminili.
7. Una forte avversione per la propria anatomia sessuale.
8. Un forte desiderio per le caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie corrispondenti al genere
esperito.
B. La condizione è associata a sofferenza clinicamente significativa o a compromissione del funzionamento
in ambito sociale, scolastico o in altre aree importanti.
Specificare se: Con un Disturbo dello Sviluppo Sessuale (per es., un disturbo adrenogenitale congenito
come iperplasia surrenale congenita 255.2 [E25.0] oppure Sindrome da Insensibilità agli Androgeni 259.50
[E34.50]).
Nota di codifica: Codificare sia il disturbo dello sviluppo sessuale sia la disforia di genere.
La diagnosi di DG negli adolescenti e negli adulti secondo il DSM-5 può essere fatta quando è presente:
A. Una marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso da un individuo e il genere
assegnato, della durata di almeno 6 mesi, che si manifesta attraverso almeno 2 di 6 criteri:
1. Una marcata incongruenza tra il genere esperito da un individuo e le caratteristiche sessuali
primarie e/o secondarie (oppure, in giovani adolescenti, le caratteristiche sex secondarie attese).
2. Un forte desiderio di liberarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie
a causa di una marcata incongruenza con il genere esperito di un individuo
(oppure, nei giovani adolescenti, un desiderio di impedire lo sviluppo delle caratteristiche sessuali
secondarie attese).
3. Un forte desiderio per le caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie del genere opposto.
4. Un forte desiderio di appartenere al genere opposto (o un genere alternativo diverso dal genere
assegnato).
5. Un forte desiderio di essere trattato come appartenente al genere opposto (o un genere
alternativo diverso dal genere assegnato).
6. Una forte convinzione di avere i sentimenti e le reazioni tipici del genere opposto (o di un genere
alternativo diverso dal genere assegnato).
B. La condizione è associata a sofferenza clinicamente significativa o a compromissione del funzionamento
in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
Specificare se: Con un Disturbo dello Sviluppo Sessuale (per es, un disturbo adrenogenitale congenito come
iperplasia surrenale congenita 255.2 [E25.0] oppure Sindrome da Insensibilità agli Androgeni 259.50
[E34.50]).
Nota di codifica: Codificare sia il disturbo dello sviluppo sessuale sia la disforia di genere.
Specificare se: Post-transizione: l'individuo è passato a vivere a tempo pieno il genere desiderato (con o
senza riconoscimento legale del cambiamento di genere) e si è sotto- posto (oppure si sta preparando a
sottoporsi) ad almeno una procedura medica di riassegnazione sessuale o a un protocollo di trattamento,
vale a dire un regolare trattamento con ormoni del sesso opposto o un intervento chirurgico di
riassegnazione del genere in accordo al genere desiderato (per es., penectomia, vagino-plastica in un
individuo nato maschio; mastectomia o falloplastica in un individuo nato femmina).
4. Eziologia DG
La DG è un fenomeno complesso e probabilmente multifattoriale, proprio per questo è difficile identificare
teorie eziologiche certe.
È plausibile ipotizzare che la DG derivi da una complessa interazione fra:
una predisposizione biologica
- una combinazione di fattori intrapersonali e interpersonali
-
La visione universalmente riconosciuta ed accettata è quella della complessa interazione tra
FATTORI GENETICI e FATTORI AMBIENTALI.
FATTORI PSICOLOGICI
In passato, si tendeva ad analizzare la DG come conseguenza di eventi psico-sociali, per cui prevalevano
contributi eziologici di stampo psicologico.
La teoria psico-sociale più importante e complessa è la Teoria di Zucker e Bradley (1995), che prende in
considerazione due tipi di fattori:
FATTORI GENERALI (Fattori Aspecifici di Psicopatologia)
-
Sono fattori molto generali, che aumentano in modo aspecifico i rischi di psicopatologia.
Sono fattori noti in letteratura come fattori di rischio per sviluppare psicopatologia.
a. elevato livello di ansia e di insicurezza
b. peculiare sensibilità all’affetto dei genitori, che può generare un attaccamento insicuro
c. eventi di vita aversivi nei primi 3 anni di vita
d. difficoltà di regolazione degli affetti da parte dei genitori (instabilità familiare)
Bambini con questo tipo di caratteristiche sono esposti a un rischio maggiore di sviluppare psicopatologia.
FATTORI SPECIFICI (Fattori Specifici di Psicopatologia)
-
I fattori specifici sono quelli che espongono i bambini a un maggior rischio di sviluppare la DG.
Aspetti legati alle caratteristiche proprie del bambino:
a. tendenze temperamentali caratteristici del sesso opposto (temperamento cross-sex).
La maggior parte dei bambini con DG a esordio precoce ha un temperamento cross-sex.
b. inconsueta bellezza fisica e sensibilità sensoriali sottili nei maschi
È un dato di fatto che i bambini M con DG sono fisicamente belli, hanno tratti fini e regolari.
Nei M con DG vengono rilevate con maggior frequenza delle sensibilità percettive più fini rispetto al M
medio; questi bambini sono in grado di cogliere gli accostamenti e le differenze di colore, sono in grado di
percepire che certe stoffe sono più belle e più piacevoli al tatto di altre… Tutti aspetti che normalmente nei
M, soprattutto se di giovane età, non sono presenti.
Aspetti legati alle caratteristiche dei genitori:
c. le madri dei RAGAZZI spesso temono l’aggressività maschile e i padri sono omofobi
d. le madri delle RAGAZZE ritengono che il ruolo femminile sia perdente o comunque troppo debole e
i padri delle spesso svalutano il femminile
MADRI PADRI
FIGLI MASCHI Temono l’aggressività maschile Sono omofobi
FIGLIE FEMMINE Ritengono che il ruolo femminile sia Svalutano il femminile
perdente o troppo debole
• MASCHI
Il bambino, ipersensibile, coglie le insicurezze della madre e reagisce con comportamenti compatibili con il
suo temperamento, che vengono rafforzati dalla madre, timorosa del maschile.
Il padre distante e deluso non è in grado di intervenire, scoraggiandoli.
[Il bambino che ha comportamenti femminili induce nella madre (che teme il maschile e preferisce
caratteristiche femminili), più o meno consapevolmente, ad effemminare il figlio, rinforzando e
accentuando i comportamenti femminili (mantenendo i capelli lunghi, fare i boccoli, vestendo il bambino
con vestiti non propriamente mascolini.
Il padre di questi maschietti effemminati sembra avere caratteristiche omofobiche; è un maschio molto
stereotipico, che non ama le caratteristiche femminili del figlio, ma invece di cercare di correggerle o
insegnargli atteggiamenti più maschili, si allontana dal figlio e lo abbandona al suo destino.]
• FEMMINE
La bambina vive la madre depressa e ritirata come non interessata a lei e debole, così per sedare l’ansia
emette comportamenti coerenti con il suo temperamento, che non vengono scoraggiati dalla madre, che
vive il ruolo maschile come più potente, né dal padre, che preferirebbe un figlio maschio.
La figlia si può sentire la protettrice della madre, valorizzandosi.
[Nel caso della bambina, la madre ritiene il femminile debole (spesso è una donna molto dipendente dal
marito) e il padre considera il femminile debole e avrebbe desiderato un maschio.]
Le caratteristiche dei bambini e le caratteristiche dei genitori unite insieme producono un effetto che
orienta le potenzialità psicopatologiche prodotte dai fattori aspecifici verso lo sviluppo della DG.
→ BAMBINO
L’insicurezza rispetto ai legami di attaccamento e l’insicurezza generale, portano il bambino a cercare di
conquistare l’affetto e l’attenzione della madre (che teme il mascolino) femminilizzandosi, quindi
elaborando la fantasia che se lui diventasse una bambina, sarebbe più amato dalla madre.
Il padre abbandona il bambino al suo destino perché un figlio con queste caratteristiche non gli piace,
quindi non fa nulla per avvicinarlo e per prestargli particolare attenzione e affetto.
Per cui, per il bambino diventa ancora più importante conquistare l’affetto della madre, che riesce a
conquistare femminilizzandosi.
→ BAMBINA
Sia il padre che la madre disprezzano il femminile perché lo ritengono debole, quindi la bambina elabora la
fantasia che se diventasse un maschio sarebbe amata di più da entrambi (e sembra che sia proprio così).
Inoltre, siccome la bambina si rende conto che la madre è vittima del padre (che è il classico maschio
dominante), diventando più mascolina riesce anche a diventare la protettrice della madre.
La teoria di Zucker e Bradley all’epoca era la teoria eziologica della DG più saldamente fondata su basi
scientifiche e con più dati empirici a sostegno; attualmente viene riconosciuta come teoria “storica” ma
non viene presa in particolare considerazione.
Attualmente si tende a prendere in considerazione teorie fondate su aspetti biologici.
FATTORI SOCIALI
Money (1950) riteneva che lo sviluppo dell’identità di genere dipendesse largamente da FATTORI
AMBIENTALI, soprattutto dal modo in cui si viene allevati.
Il ruolo dei fattori biologici (ormoni e geni) risultava marginale.
Money sosteneva anche la necessità di una precoce riassegnazione di genere medica (comprendente anche
interventi chirurgici finalizzati all’adeguamento dei caratteri sessuali esterni con l’identità di genere),
al fine di far cambiare al bambino il suo modo di classificarsi come maschio o femmina e sviluppare così
un’immagine di sé come maschio o femmina.
Ricerche successive hanno mostrato l’evidenza della grande importanza dei fattori biologici; bambini con
DSD, che erano allevati secondo un determinato genere tipico, sviluppavano comunque problemi di
identità di genere.
Nella letteratura classica sullo sviluppo della DG in bambini che non presentavano DSD, fattori sociali come
il desiderio materno di avere una figlia, l’assenza del padre, rinforzi di pattern di genere da parte dei
genitori o una relazione simbiotica tra madre e figlio (maschio) sono stati considerati fattori potenzialmente
rilevanti.
Teorie più recenti che sostengono che le PSICOPATOLOGIE GENITORIALI potrebbero influenzare in parte lo
sviluppo della varianza di genere hanno riscontrato solo una minima evidenza empirica.
Uno studio che indagava la presenza di problemi psicologici in genitori di bambini disforici rispetto al
genere rivelò la presenza di leggeri sintomi depressivi nelle madri, senza però riscontrare altri sintomi di
psicopatologie genitoriali significative (Wallien, 2008).
ASPETTI GENETICI
Gli STUDI SULL’EREDITABILITÀ hanno messo in luce la presenza di un ruolo della genetica nello sviluppo
➔ Non è stato identificato un gene responsabile per lo sviluppo della Disforia di Genere.
➔ Esiste la certezza dell’effetto diretto dei cromosomi sessuali sulla differenziazione sessuale e del
loro possibile ruolo nello sviluppo dell’identità di genere.
Burke et al. (2014) hanno studiato il ruolo dell’ANDROSTADIENONE (steroide sessuale responsabile
dell’attivazione ipotalamica degli adulti eterosessuali, sia uomini che donne).
È stata misurata (tramite risonanza magnetica) la risposta ipotalamica di adolescenti prepuberi M e F
in risposta a una stimolazione con androstadienone e successivamente si è verificato se quelli diagnosticati
con DG presentavano un’attivazione ipotalamica sessualmente tipica (in accordo con il sesso di nascita) o
sessualmente atipica (in accordo con il loro genere esperito).
Gli adolescenti con Disforia di Genere hanno risposto allo steroide secondo modalità tipica del loro genere
percepito (e non in linea con il genere assegnato), quindi in modo sessualmente atipico.
E’ emerso che le differenze sessuali in risposta all’androstadienone erano già presenti in età prepubere nei
bambini di controllo; quindi probabilmente esse si erano formate durante il primo sviluppo perinatale,
invece che durante la maturazione sessuale:
- ragazze prepuberi con DG hanno mostrato un’attivazione ipotalamica né tipicamente maschile né
tipicamente femminile;
- maschi prepuberi con DG hanno messo in atto un’attivazione ipotalamica in risposta
all’androstadienone più simile ai maschi di controllo, quindi sessualmente tipica.
RICERCHE CONDOTTE SU COPPIE DI GEMELLI suggeriscono l’ereditabilità di tratti legati al genere e al sesso.
Tuttavia, tali studi presentano dei limiti:
- focalizzati solo sui tratti maschili e femminili (tranne lo studio di Coolidge et al., 2002, che ha
incluso criteri per la DG e quello di Van Beijsterveldt et al., 2006, che comprendeva alcuni item sulla
varianza di genere);
- sono stati condotti su bambini molto piccoli, di cui non sono chiari l’esito di sviluppo e soprattutto
la persistenza o meno della DG in età adulta.
Uno studio di Heylens (2012) ha mostrato che:
- delle 23 coppie di femmine e maschi MONOZIGOTI, 9 erano concordanti per la DG;
- nessuna delle 21 coppie di gemelli DIZIGOTI dello stesso sesso (F o M) era concordante per la DG.
EFFETTI DEGLI ORMONI
Per quanto riguarda gli studi degli effetti di ormoni sessuali sullo sviluppo dell’identità di genere esistono
fondamentalmente 2 linee di ricerca:
1. Studia gli outcome dell’identità di genere in individui in cui la differenziazione sessuale segue una via
atipica, come nei casi dei Disturbi dello Sviluppo Sessuale – DSD.
2. Studia i soggetti con un cervello sessualmente tipico e il comportamento degli individui con un’identità
di genere non in linea con il sesso biologico assegnato alla nascita.
1. DISTURBI DELLO SVILUPPO SESSUALE (DSD)
I Disturbi dello Sviluppo Sessuale - DSD sono condizioni congenite in cui lo sviluppo del sesso cromosomico,
gonadico e anatomico risulta atipico.
Negli individui con DSD sono stati studiati sia il RUOLO DI GENERE che l’IDENTITÀ DI GENERE.
Le evidenze mostrano un ruolo importante del TESTOSTERONE prenatale sul comportamento maschile
nelle età successive.
- IPERPLASIA SURRENALICA CONGENITA (CAH)
Si assiste a una carenza enzimatica in età fetale, responsabile di un’esposizione del feto delle femmine ad
elevati livelli di testosterone.
Le donne con CAH sviluppano un’identità di genere femminile, presentando più spesso DG rispetto alle
donne senza CAH.
- BAMBINI XY CON 46 CROMOSOMI E CON CARENZA DELLA 5ALFA-REDUTTASI
Solitamente questi bambini hanno un’apparenza femminile o genitali ambigui a causa di problemi nella
sintesi degli androgeni. Spesso sono cresciuti come femmine, ma frequentemente con la mascolinizzazione
dei genitali in pubertà transitano verso il genere maschile; bambini con la stessa condizione cromosomica,
le cui gonadi sono rimosse precocemente, tendono a permanere invece nel genere femminile.
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