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Segal H. (1979) - Melanie Klein

Freud in breve

A grandi linee possiamo sintetizzare il pensiero di Freud nel modo seguente: fantasie, impulsi, ricordi penosi o colpiti da divieti non possono avere accesso alla coscienza; essi vengono rimossi. Restano però dinamicamente attivi nell’inconscio e cercano di esprimersi; un’espressione simbolica la troviamo nel sintomo.

Freud si rese conto che i conflitti intrapsichici e le soluzioni di compromesso non appartengono solo alla patologia. Scoprì, infatti, che i sogni hanno una struttura analoga a quella dei sintomi nevrotici e che la rimozione e le soluzioni di compromesso sono proprie della natura umana e quindi dello sviluppo normale. Egli sviluppò così la tecnica psicoanalitica delle libere associazioni e dell’interpretazione e scoprì che il materiale rimosso era in prevalenza di natura sessuale. La sessualità rimossa è diversa dalla sessualità che si ritiene normale: è infatti bisessuale e di natura perversa e polimorfa, includendo impulsi sadomasochistici, orali, anali, uretrali, voyeuristici ed esibizionistici che equivalgono a ciò che nell’attività sessuale adulta costituirebbe la perversione.

Questo indusse Freud a concludere che non esiste un’unica pulsione sessuale, ma che la sessualità è un insieme di pulsioni parziali che partono da diverse zone corporee e che hanno mete diverse. Freud scoprì la sessualità infantile e affermò che fosse questa a dare origine ai conflitti e che provoca la rimozione e tutte le altre forme di difesa che Freud e i suoi seguaci sono venuti scoprendo in seguito. I sintomi del nevrotico o il simbolismo dei sogni non sorgono solo dalla rimozione di un conflitto presente in quel momento nell’adulto: sono gli elementi della sessualità infantile inconscia, espressi nel problema attuale, che riattivano i conflitti infantili causando la rimozione.

Freud affermò che le pulsioni parziali hanno origine in differenti periodi della vita del bambino. L’energia sessuale nel suo complesso la chiamò libido e descrisse nella loro successione le varie fasi dello sviluppo libidico. Ogni pulsione ha una fonte, una meta e un oggetto. La fonte è una parte del corpo, la zona erogena; la meta è la scarica della tensione sessuale; l’oggetto è un oggetto appropriato a procurare piacere. Lo sviluppo della libido nel bambino passa per tre fasi: la fase orale, quella anale e quella fallica. La fase genitale si manifesta nella sua pienezza solo nella pubertà.

Normalmente la libido evolve dalla fase orale a quella anale e fallica per arrivare, infine, alla fase genitale, ma l’esperienza insoddisfacente può portare al fenomeno che Freud ha chiamato fissazione (una parte della libido rimane fissata a uno stadio pregenitale e associato quindi a mete e oggetti propri di quella fase). Quando la meta sessuale di una pulsione viene inibita e perde in tal modo il suo carattere sessuale, può dar luogo alla sublimazione (spostamento da una meta sessuale a una non sessuale).

L’oggetto dei desideri sessuali subisce anch’esso un’evoluzione. Nell’ottica freudiana un oggetto sessuale vero e proprio compare nella vita psichica solo al concludersi della fase anale e nella fase fallica. In un primo momento, la pulsione orale trova il suo soddisfacimento nel seno materno, ma sembra non avere un oggetto. L’autoerotismo evolve gradualmente in narcisismo.

  • Nel narcisismo il corpo del lattante o del bambino continua ad essere la fonte di soddisfacimento, ma viene percepito come oggetto.

Il narcisismo è uno stato transitorio tra l’autoerotismo e la relazione con un oggetto di desiderio sessuale, e ciò fa emergere il complesso edipico. Il maschio comincia a desiderare come oggetto sessuale la propria madre, la persona che è sempre stata per lui fonte di benessere, piacere e soddisfacimento. Egli diventa consapevole della relazione sessuale esistente tra i genitori e il desiderio della madre desta in lui, nei confronti del padre, una violenta gelosia. Questi desideri entrano in conflitto con la paura e anche con l’amore che egli sente per il padre: la paura è quella di essere evirato ed è questa paura che spinge il bambino a rimuovere la propria sessualità verso la madre e la propria aggressività verso il padre. L’amore del bambino verso il padre ha anche una forte componente sessuale. Una delle scoperte di Freud è stata la bisessualità. Oltre al complesso edipico positivo, il bambino è soggetto anche al complesso edipico negativo: egli desidera sessualmente il padre e considera la madre sua rivale. Anche i suoi desideri omosessuali devono essere rimossi.

Il super-io e le pulsioni

In conseguenza del tramonto edipico si instaura il Super-Io, che ha tre funzioni:

  • Autosservazione critica.
  • Punizione.
  • Porre dei traguardi ideali.

Questo concetto e quelli di pulsioni di vita e di morte permise a Freud di formulare la teoria strutturale dell’apparato psichico, costruito su tre strutture:

  • Es – polo pulsionale, agisce in base al principio piacere-dispiacere.
  • Io – media tra Es e realtà sviluppando il principio di realtà; è l’apparato percettivo e controlla le funzioni motorie. Con la costituzione del Super-Io, l’Io deve fronteggiare realtà esterna e interna.
  • Super-Io.

Nel 1920, in Al di là del principio di piacere, Freud formulò l’ipotesi del dualismo tra pulsioni di vita e pulsioni di morte. La libido è parte della pulsione di vita ed è la sua espressione sessuale. Si contrappone ad essa la pulsione di morte che deriva dal bisogno biologico dell’organismo di ritornare a uno stato inorganico. Suo corrispettivo psichico è la nostalgia di un ritorno ad uno stato di assenza di dolore, il principio del Nirvana.

L’organismo si sente però minacciato dalla pulsione di morte e la devia all’esterno, sotto forma di aggressività. Mentre, inizialmente, aveva considerato l’aggressività come una pulsione di autoconservazione dell’Io, attivata dalla frustrazione, si convinse poi dell’esistenza di un’innata pulsione distruttiva. L’eterna lotta tra Eros (vita) e Thanatos (autodistruzione e distruttività) costituisce la fonte più profonda dell’ambivalenza, dell’angoscia e del senso di colpa. Freud all’inizio aveva ritenuto che fosse la sessualità infantile a far sorgere il senso di colpa, ma si convinse poi che è l’aggressività la fonte prima del senso di colpa.

Paura e angoscia

Anche il modo di vedere l’angoscia è cambiato: inizialmente aveva avanzato l’ipotesi che l’angoscia fosse una diretta trasformazione biologica della libido insoddisfatta o bloccata dalla rimozione. Successivamente si convinse che non fosse la rimozione a causare l’angoscia, ma al contrario è l’angoscia che ha bisogno di rimozione.

In Inibizione, sintomo e angoscia, Freud dà una spiegazione più completa dell’angoscia. La paura della realtà è la risposta a un pericolo esterno. L’angoscia è la risposta all’incapacità di far fronte ai bisogni e impulsi interni, che si risveglia in diversi stadi dello sviluppo per l’incombere di diverse situazioni di pericolo. Freud descrive quattro minacce fondamentali che appartengono a fasi evolutive diverse:

  • Perdita dell’oggetto.
  • Paura di evirazione.
  • Angoscia proveniente dal Super-Io.
  • Perdita dell’amore dell’oggetto.

Freud differenzia l’angoscia traumatica (l’Io viene sopraffatto) dal segnale d’angoscia (avverte del pericoloso approssimarsi dell’angoscia traumatica). Quando la paura è realistica, vale a dire segnala l’incombere di un pericolo reale, l’Io può adottare misure realistiche. Quando compare il segnale d’angoscia per l’incombere di un pericolo interno, l’Io sviluppa meccanismi psichici di difesa. Sono stati scoperti diversi meccanismi di difesa e quattro di essi sono stati sviluppati in modo particolare dalla Klein:

  • Proiezione – meccanismo di difesa in cui il soggetto attribuisce all’oggetto gli impulsi che non riconosce come propri.
  • Introiezione – processo psichico per cui si tende ad accogliere in sé oggetti o aspetti del mondo esterno.
  • Identificazione – processo psicologico per cui un soggetto si sente o si considera totalmente o parzialmente uguale ad un altro. Freud descrive vari tipi di identificazione:
    • Identificazione del sé con l’oggetto preso come modello.
    • Scelta oggettuale narcisistica – in cui è il soggetto che fa da modello e cerca le proprie qualità nell’oggetto.
  • Scissione dell’Io – comprende una parte dell’Io normale, che tiene conto della realtà, e un’altra, invece, che se ne distacca.

Melanie Klein

Melanie Klein nacque a Vienna nel 1882. Fu allevata in modo liberale e senza rigidezze. Nonostante il padre, Moriz Reizes, provenisse da una famiglia ebraica di stretta osservanza, dopo essersi ribellato ai suoi, divenne anticlericale e quindi in famiglia non si dava molto spazio alla religione.

Melanie era la più piccola e spesso i fratelli maggiori le facevano i dispetti. Con Sidonie, che le insegnò a leggere e scrivere, ebbe un profondo rapporto che durò poco perché a 9 anni morì. Anche con il fratello Emmanuel ebbe un rapporto profondo. Lui la introdusse nelle sue cerchia di amici, tra i quali Melanie sbocciò. Emmanuel aveva una malattia al cuore e morì improvvisamente, quando ormai Melanie si era sposata e trasferita in Slesia. La morte dei due fratelli contribuì ad una certa inclinazione verso la depressione che rimase un aspetto costante della sua personalità. Questi, però, avevano anche risvegliato i suoi interessi intellettuali.

Era stato il fratello a farle conoscere il futuro marito, Arthur Stephen Klein, con il quale si fidanzò all’età di 19 anni e dovette abbandonare il progetto di studiare medicina perché Arthur viaggiava molto. Melanie si sposò a 21 anni e per molto tempo visse in piccole città della Slovacchia per poi trasferirsi in Slesia. Il matrimonio fu molto problematico e i momenti felici li trovava soltanto con i suoi figli Hans e Melitta.

La sua vita cambiò quando ebbe un lavoro a Budapest, doveva aveva contatti intellettuali che desiderava e le capitò di conoscere Freud. Studiare psicoanalisi e praticarla divenne la sua passione dominante. Chiese a Ferenczi di analizzarla, ma non soddisfatta chiese poi ad Abraham. Ella ebbe con i suoi analisti un rapporto diverso: a Ferenczi era grata per averla incoraggiata nel suo lavoro, ma sentì che l’analisi non aveva raggiunto una grande comprensione. Verso Abraham, invece, ebbe un’immensa gratitudine e ammirazione perché pensava che i 9 mesi di analisi con lui le avevano data la conoscenza autentica della psicoanalisi. Dopo la morte di Abraham la vita a Berlino fu difficile per Melanie perché si trovò ad essere attaccata e non le venne riconosciuto il lavoro in quanto la Società Psicoanalitica di Berlino seguiva Anna Freud, che aveva iniziato a lavorare con i bambini più o meno negli stessi anni della Klein, ma con un’impostazione diversa. Nel 1926 si trasferì in Inghilterra dove vi rimase fino alla morte.

La tecnica del gioco

Già Freud aveva dedotto che la nevrosi dell’adulto aveva le sue radici in una nevrosi infantile presente all’epoca del complesso edipico. Prima della Klein, la maggior parte degli analisti pensava che i bambini non avessero il senso della malattia e fosse impossibile contare sulla loro collaborazione. La Klein mise in luce che il modo naturale di esprimersi del bambino è il gioco e quindi il gioco poteva essere utilizzato come mezzo di comunicazione con il bambino. Il gioco per il bambino non è “solo gioco”, non è solo un modo per esplorare e padroneggiare il mondo esterno, ma è anche un lavoro, un modo di esplorare e padroneggiare l’angoscia attraverso l’espressione e l’elaborazione della fantasia. Melanie Klein arrivò alla conclusione che, poste le debite condizioni, il libero gioco del bambino insieme a qualsiasi comunicazione verbale egli sappia dare, può soddisfare esigenze analoghe a quelle delle libere associazioni degli adulti.

Inibizione del gioco

Una volta stabilito il significato del gioco infantile, Melanie Klein rivolse la sua attenzione anche all’inibizione del gioco. Certi bambini, bloccati nelle capacità di giocare, possono venire liberati dalle inibizioni soltanto con il trattamento psicoanalitico. L’inibizione può manifestarsi o nell’incapacità assoluta di giocare o in una ripetitività rigida e priva di immaginazione. Le inibizioni al libero gioco possono risolversi se l’angoscia sottostante si attenua per effetto dell’interpretazione.

Analisi infantile e la tecnica relativa

Nel 1923 Melanie aveva elaborato i principi dell’analisi infantile e la tecnica relativa. Apprestò uno scenario appropriato ai bambini: le sedute analitiche del bambino o bambina dovevano aver luogo regolarmente in tempi ben definiti (50 minuti ogni volta per 5 volte a settimana); l’attrezzatura della stanza era stata pensata in funzione del bambino (conteneva mobili semplici e lisci, un tavolino e una seggiolina per il bambino, una poltrona per l’analista e un piccolo divano; pareti e pavimenti dovevano essere lavabili. Ogni bambino doveva disporre di una scatola di giocattoli esclusivamente per sé: i giocattoli comprendevano casette, figure umane maschili e femminili, preferibilmente in due misure, animali domestici e selvatici, mattoni, palle e materiali accessori come forbici, matite, carta. La camera doveva poi essere disposta di un lavabo, perché in alcuni casi l’acqua è significativa. I giochi non dovevano suggerire un gioco prestabilito). La Klein ha intuito che la dimensione dei giocattoli dovesse essere piccola, forse perché la picc...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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