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Riassunto esame Psicologia dinamica, prof. Klein, libro consigliato Manuale di psicologia dinamica, Zavattini

Riassunto per l'esame di fondamenti di psicologia dinamica, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato Manuale di psicologia dinamica, Zavattini, dell'università degli Studi Kore Enna - Unikore. Scarica il file in PDF!

Esame di Fondamenti di psicologia dinamica docente Prof. P. Scienze Storiche

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MELANIE KLEIN

1 IL MODELLO KLENIANO

Nasce a Reizes (Vienna, 1882- Londra, 1960).

I suoi studi sullo sviluppo infantile e le innovazioni nel campo della

tecnica analitica hanno permesso di estendere l’area di indagine della

dottrina freudiana ai meccanismi primitivi del funzionamento mentale e

di affrontare la cura della psicosi.

La scuola kleniana, affermatasi dapprima in Inghilterra, ha avuto ampia

risonanza nei paesi latino-americani e altresì in Italia.

Nella Klein affiora come dominante l’immagine di mente quale mondo

interno: un “contenitore di oggetti” =(oggetti totali o parziali, buoni o

cattivi, interni o esterni, es.madre, padre, fratello, parte del proprio

corpo e secrezioni).

L’Io, considerato esistente fin dalla nascita, da una parte opera con e su

tali oggetti, quale attore dei meccanismi di introiezione e proiezione; ma

dall’altra parte, come Sé, come persona alle sue spalle, subisce cioè la

loro azione. La Klein sottolinea la presenza di un Super-Io già nel primo

anno di vita ed anticipa la comparsa del complesso Edipico. La relazioni

di questi oggetti con l’Io può generare la posizione schizo paronoide e

depressiva, (queste 2 posizioni sono sue invenzioni nessuno finora ne

ha parlato), sono fondamentali per descrivere le fasi infantili nella

clinica della psicosi. Nella relazione oggettuale con l’Io scattano i

meccanismi di difesa, introiezione e proiezione; cioè delle parti del Sé

sono proiettati in oggetti esterni, in primis la madre, che poi vengono

interiorizzati.

Gli oggetti danno ragione delle formazioni psichiche precoci, le quali

delineano nel bambino, anzi nel neonato, una personalità ben più

articolata di quanto non si pensasse in precedenza.

La mente appare un contenitore di oggetti dal quale si attinge per

rapportarsi al mondo esterno, o nel quale si introducono entità, ma

sempre recepite secondo i connotati prevalenti nel mondo interno.

Le “pulsioni”, (seconda innovazione), appaiono indissolubilmente

legate all’oggetto, anzi esse possono intendersi come modalità

dell’oggetto. Non c’è pulsione senza oggetto e viceversa.

La vita psichica va rintracciata per la Klein nel dinamismo suscitato

dalla relazione con l’oggetto. Nella Klein l’oggetto reale è sempre

1

colorato di caratteri immaginari, provenienti dal mondo interno. Ogni

rapporto conoscitivo e pratico con l’ambiente si traspone ciò che è

dentro di noi.

2 LE TECNICHE DEL GIOCO E L’INTERPRETAZIONE

INNOVAZIONE: SCOPRE L’IMPORTANZA DEL GIOCO COME ACCESSO

ALL’INCONSCIO E LO PARAGONA AL DISCORSO DELL’ADULTO E

ALLA NARRAZIONE (SOGNO MANIFESTO) DEL SOGNO

PSICANALITICO .

Fu la prima a intendere il gioco come diretta e immediata espressione

dei processi inconsci.

Tutto questo matura negli anni 1919-1932 e costituiscono la prima

1. fase del suo pensiero e trova espressione nell’opera “La

psicanalisi dei bambini “.

La seconda fase del suo pensiero dopo il trasferimento a Londra

2. elabora LA TEORIA DELLE POSIZIONI e l’opera è ““Contributo alla

psicogenesi degli stati maniaco-depressivi” (1935).

1.Nella prima fase del pensiero (1919-1932) perfeziona la sua tecnica del

gioco proponendo una serie di giocattoli accuratamente scelti, acqua e

plastilina per creare persone o cose del mondo affettivo del bambino

stesso.

2.Nella seconda fase elabora la teoria delle posizioni; polemizzando con

Anna F. su 2 punti:

1) il bambino mostra una relazione di transfert col terapeuta; mentre

Anna F. ritiene che era impossibile in quanto erano primarie le relazioni

con i genitori.

2) non sono necessari interventi preparatori all’analisi al fine di creare

un atteggiamento del piccolo verso il terapeuta.

Per quanto riguarda il primo punto secondo la Klein il bambino già

prima dei 3 anni ha già interiorizzato le figure dei genitori come figure

scisse da lui, quindi il transfert si realizza a partire da queste figure.

Per il secondo punto il bambino percepisce presto i benefici del

rapporto analitico.

Da queste premesse emergenze la convinzione della Klein che le

informazioni ricavate sono al pari di quelle della psicanalisi dell’adulto. 2

Nella prima fase del suo pensiero, definì l’equazione simbolica =

1. cioè il meccanismo per cui le figure dei genitori o fratelli o parti del

corpo proprio o dei genitori oppure funzioni corporee vengono

identificati con altri oggetti o funzioni del mondo esterno. Ogni

nuovo oggetto su cui pone il suo interesse è considerato alla

stregua di quegli oggetti primariamente investiti che diverranno

poi oggetti interni: l’equiparazione è resa possibile per il fatto che

entrambi sono investiti con la medesima modalità affettiva (libidica

o angosciosa) e soprattutto per l’analogia di forma o funzione. Si

ha:

Equazione simbolica quando l’oggetto interno è confuso con

- quello esterno

Simbolo quando la differenza è salvaguardata e concorre allo

- sviluppo delle capacità relazionali.

Nozione di posizione depressiva : importanza di elaborare correttamente

la separazione dagli oggetti d’amore primari. L’oggetto simbolo sta in

luogo dell’oggetto perduto e va fatto il lavoro di lutto con cui l’Io da una

parte rinuncia all’oggetto, dall’altra lo ricrea in una forma nuova e la

capacità di formare simboli investendo nuovi oggetti, stimolata dal

dolore della perdita, è alla base della creatività umana.

Dall’interpretazione dei dati simbolici si svaluta il ruolo delle

associazioni libere Freudiane. L’allontanamento dall’esclusiva

concezione freudiana che tutto è legato alla pulsione sessuale.

3. DINAMICHE DEL MONDO INTERNO

Per quanto riguarda le dinamiche del mondo interno è vero che la Klein

parla del bambino, ma come afferma la Sagal trova nel bambino il

lattante. Mentre Freud trova l’adulto nel bambino.

Secondo la Klein, nel lattante, sono presenti articolate relazioni

oggettuali, sia pure in forme fantasiose.

“Il bambino ha fin dall’inizio della vita postnatale una relazione con la

madre (sebbene incentrata sul seno) impregnata di tutte le componenti

di una relazione oggettuale: amore, odio, fantasie, angosce e difese”.

Per la Klein le pulsioni sono legate ai bisogni primari del bambino, (per

Freud sono legate alla pulsione sessuale), per lei vogliono dire

3

nutrimento accudimento, perché il primo oggetto con cui il bambino

entra in contatto è la madre. Le fantasie affondano nei bisogni primari.

4.LA MOTIVAZIONE: DALLA PULSIONE ALL’OGGETTO

La motivazione, cioè l’energia psichica che spinge a compiere

un’azione, deriva da un dinamismo: pulsione-oggetto. Ad es.

l’aggressività o l’angoscia scaturiscono da una pulsione legata ad un

oggetto (madre, o seno) e possono portare il bambino a violenti modi

sadici. Riprende la discussa teoria della pulsione di morte (Freud), ma la

intende in un altro modo, infatti: per Freud la pulsione di morte è

svincolata con la relazione dall’oggetto; per la Klein è complementare

all’oggetto.

Nella Klein per ogni tipo di pulsione è indissolubile il nesso con

l'oggetto: in lei si assiste alla complessa transizione dal modello

pulsionale quell'oggettuale relazionale nel senso che l'oggetto finisce

con l'assumere una funzione motivazionale riservata da Freud alla

pulsione.

La motivazione porta a provare invidia e gratitudine. Invidia se l’oggetto

è cattivo e lo vuole distruggere. Gratitudine se l’oggetto è buono e lo

vuole ricomporre.

Ad es. Il seno è sentito buono o cattivo in funzione del comportamento

dell'oggetto verso il bambino (una madre più o meno gratificante)

suscita rispettivamente moti di gratitudine o di amore e moti sadici o di

odio. Ma l'oggetto è sentito buono o cattivo anche in funzione del modo

con cui il bambino lo ha dapprima investito, se libidico (pulsione legata

ai bisogni primari) o aggressivo (quando l’oggetto è cattivo). Le qualità

affettive di buono/cattivo di cui l'oggetto è sempre connotato sono in

corrispondenza biunivoca rispettivamente con la pulsione libidica e

quella aggressiva: buono equivale a gratificante, amabile e viceversa e

cattivo equivale a frustrante e aggressivo e viceversa.

Per la Klein, sia l'aggressività che l'angoscia hanno uno straordinario

peso motivazionale, compare nei suoi lavori l'idea di una pulsione

aggressiva attiva già in tenera età. L'aggressività del bambino è

concepita come una proiezione all'esterno dell'innata pulsione di morte

che è considerata equivalente a quella aggressiva e prevede una stretta

connessione con l'oggetto: infatti, al suo apparire essa viene subito

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DETTAGLI
Corso di laurea: Scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chicca0308 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Kore Enna - Unikore o del prof Scienze Storiche Prof.

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