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Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Gazzillo, libro consigliato "Psicologia dinamica: Modelli teorici a confronto", De Coro, Ortu

Riassunto per l'esame di Psicologia Dinamica del prof. Gazzillo (facoltà di Psicologia), basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Psicologia dinamica: modelli teorici a confronto", De Coro e Ortu.
Gli argomenti trattati sono i seguenti:
- Anna Freud
- Melanie Klein
- William Fairbairn
- Donald Winnicott
- Hartmann... Vedi di più

Esame di Psicologia dinamica docente Prof. F. Gazzillo

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1.2 - TEORIA DELLO SVILUPPO INFANTILE

Anna Freud vede nelle relazioni oggettuali un aspetto evolutivo cruciale, ma secondario rispetto alla

teoria degli istinti. Il funzionamento mentale è basato su pulsioni innate e biologicamente fondate che

devono essere addomesticate per consentire un normale inserimento del bambino nella società

civile. Il principio psichico fondamentale resta la ricerca del soddisfacimento pulsionale: le relazioni

sono essenziali in quanto regolatrici del processo evolutivo di maturazione.

In poche parole, il bambino deve venire a patti con la realtà: deve cioè imparare a non assecondare

indiscriminatamente i suoi bisogni pulsionali (processo primario) e a riconoscere e valutare la

realtà esterna attraverso il pensiero cosciente logico e razionale (processo secondario).

In questo quadro, la funzione dei genitori è quella di facilitare lo sviluppo, nella psiche infantile, di un

equilibrio fra le risorse pulsionale dell’Es (che costituiscono anche le fonti motivazionali dell’Io) e lo

sviluppo delle due strutture, Io e Super-Io, necessarie alla trasformazione del piccolo in un adulto sano.

I genitori devono comprendere e riconoscere i bisogni sessuali e aggressivi manifestati dai piccoli

come inevitabili espressioni della loro natura pulsionale, ma devono anche frustrare e limitare

l’irrequietezza con cui sono comunicate le pretese dell’Es nella prima infanzia. Quindi, ai genitori è

affidato il compito di svolgere le funzioni dell’Io fintanto che il piccolo non interiorizzi tali funzioni.

Per valutare lo sviluppo sano e patologico, la Freud introduce il concetto di .

LINEE EVOLUTIVE

I comportamenti normali del bambino cambiano con l’età, e lo sviluppo è inteso in senso cumulativo

ed epigenetico (ogni fase evolutiva è costruita sulla precedente). Esempi di linee evolutive sono:

Dalla dipendenza all’autonomia affettiva e alle relazioni oggettuali adulte

­ Dall’egocentrismo alla socievolezza

­

La prima linea evolutiva segue una sequenza di fasi che conduce dalla totale dipendenza del neonato

dalle cure materne all’autonomia affettiva e materiale del giovane adulto:

1. U - : il bambino crede che la madre sia una parte di Sé

NITÀ BIOLOGICA MADRE NEONATO

2. R ’ (rapporto anaclitico) : è una fase “fluttuante”, poiché l’oggetto

APPORTO CON L OGGETTO PARZIALE

viene investito in seguito alla presenza di desideri e bisogni imminenti, e subito “disinvestito”

nel momento in cui il bisogno è stato appagato e la soddisfazione è stata raggiunta

3. C ’ : rende possibile mantenere un’immagine interna positiva dell’oggetto, a

OSTANZA DELL OGGETTO

prescindere dalle soddisfazioni o dalle insoddisfazioni che da esso derivano

4. R - : caratterizzato dalle tendenze dell’Io ad

APPORTO AMBIVALENTE DELLO STADIO SADICO ANALE

attaccarsi agli oggetti d’amore, a torturarli, dominarli e controllarli. L’oggetto è quindi investito in

modo sì costante, ma ambivalente

5. F - : centrata sull’oggetto, caratterizzata da possessività verso il genitore di

ASE FALLICO EDIPICA

sesso opposto e, contemporaneamente, da gelosia e rivalità verso il genitore dello stesso sesso

6. P : caratterizzato dallo smorzamento post-edipico delle pressioni istintuali e

ERIODO DI LATENZA

dallo spostamento della libido dalle figure parentali ai coetanei, agli insegnanti, ai capi

7. P : ritorno ad atteggiamenti e

RELUDIO PREADOLESCENZIALE ALLA RIVOLTA ADOLESCENZIALE

comportamenti precedenti (oggetto parziale, soddisfazione dei bisogni, rapporto ambivalente)

8. B : per spezzare i legami con l’oggetto infantile e stabilire il primato

ATTAGLIA ADOLESCENZIALE

genitale, v’è il trasferimento dell’investimento libidico su oggetti del sesso opposto esterni alla

famiglia

La seconda linea evolutiva descrive lo sviluppo dall’egocentrismo alla socievolezza:

1. Egoismo e narcisismo : gli altri bambini vengono ignorati o considerati come elementi di disturbo

2. Oggetti parziali : gli altri bambini vengono visti come oggetti inanimati, come giocattoli, che

possono essere scelti e scartati in base all’umore

3. Aiuto : gli altri bambini sono visti come elementi di aiuto per portare a termine uno scopo desiderato

(la durata dell’associazione è però strettamente legata e determinata dallo scopo prefisso)

4. Oggetti interi : gli altri bambini sono visti come compagni e come “oggetti a sé stanti”

2

1.3 - PSICOPATOLOGIA DELLO SVILUPPO

L’articolazione dello sviluppo della personalità in linee evolutive comporta un’attenta disamina dei diversi

livelli di maturità del bambino. Lo squilibrio che può crearsi tra le linee evolutive non è patologico di

per sé, in quanto una “disarmonia limitata” prepara solo il terreno alle numerose differenze individuali.

I casi patologici si generano da un arresto o , in relazione a una linea di sviluppo.

REGRESSIONE NORMALE

In tal caso è essenziale un “aiuto evolutivo” che rimetta il bambino sulla “via di un normale

sviluppo”.

Sottolineando come i meccanismi di difesa rappresentino una funzione adattiva dell’Io, Anna Freud

introduce un compito essenziale nel : migliorare le difese e incoraggiare lo

PROCESSO TERAPEUTICO

sviluppo delle funzioni dell’Io mentre si lavora nel portare alla luce i processi difensivi inconsci.

In contrasto con la Klein, Anna Freud propone un approccio pedagogico più che interpretativo nell’analisi

con i bambini. Inoltre, ritiene che nella terapia i bambini non sperimentino nevrosi di transfert.

2. MELANIE KLEIN

Per M K , il problema da risolvere nell’analisi dell’infanzia era quello di come accedere ai

ELANIE LEIN

contenuti inconsci. Essendo le libere associazioni inadeguate nello studio dei bambini, intuì che la

funzione centrale dell’economia psichica infantile non è il linguaggio, come negli adulti, ma il .

GIOCO

Il gioco è la modalità attraverso cui i bambini esplorano la realtà esterna e mettono in scena le proprie

rappresentazioni inconsce. In altre parole, è il «rappresentante simbolico delle fantasie inconsce».

È sull’interpretazione del gioco, del transfert e dei momenti di angoscia che la Klein concentra la sua

attenzione (se il gioco diventa ripetitivo o se il bambino si interrompe improvvisamente): in questi momenti

si manifestano le fantasie e i conflitti inconsci legati a questa angoscia. Allo stesso modo, il transfert, il

rapporto con l’analista, è inteso come una «esteriorizzazione delle dinamiche del mondo interno».

Per Freud, la è, a priori, non legata a nessun oggetto: la scelta dell’oggetto è casuale e deve

LIBIDO

soddisfare il criterio della scarica energetica. Per la Klein, l’oggetto è intrinsecamente legato alla

pulsione: non è pensabile una pulsione senza oggetto, gli oggetti sono parte integrante della

pulsione.

Perciò, la teoria della Klein non riguarda più il dispiegamento della libido nello sviluppo

psicosessuale, ma si fonda sulle vicissitudini affrontate dall’Io nella relazione con i propri oggetti

interni.

Lo sviluppo è inteso come un’evoluzione dei modi di mettersi in relazione d’amore e di odio con

altri.

D’ora in poi si parlerà di , categoria che include ogni teoria che si

TEORIA DELLE RELAZIONI OGGETTUALI

incentra sullo studio delle relazioni degli individui con gli altri (intesi come reali o immaginari).

2.1 - TEORIA DELLO SVILUPPO INFANTILE

La vita psichica del bambino si mostra fin dalla nascita come una lotta tra pulsioni di vita e di morte,

che vengono introiettate e proiettate creando un proprio mondo interno costituito, rispettivamente, da

oggetti buoni e oggetti cattivi. Fin dalla nascita, quindi, il bambino mostra un’intensa attività fantastica,

resa possibile da 2 meccanismi in gran parte al servizio della pulsione di vita:

• I : tramite la quale il primo oggetto viene impregnato di libido

NTROIEZIONE

• P : consente al bambino di stabilire le prime relazioni oggettuali

ROIEZIONE

Nella psiche del lattante, l’immagine dell’oggetto, esterno e introiettato, viene poi distorta dalle fantasie

connesse alla proiezione dei suoi impulsi sull’oggetto. Le fantasie inconsce costituiscono quindi la

prima fonte di categorizzazione inconscia della realtà: non nascono dalla conoscenza del mondo

esterno, ma si originano dall’interno, dagli impulsi istintuali. Gli oggetti interni, quindi, non sono copie

esatte degli oggetti del mondo esterno: si appoggiano alle esperienze con la realtà esterna, ma la loro

3

valenza affettiva dipende dalle fantasie e dalle proiezioni del bambino. Man mano che lo sviluppo

procede, grazie anche al rapporto con la realtà esterna, gli oggetti (seno materno, madre, padre, coppia

genitoriale) diventano sempre più realistici. In ultima analisi, l’esito di uno sviluppo sano o meno del

bambino dipende dalle vicissitudini nell’integrazione tra gli oggetti buoni e gli oggetti cattivi.

La Klein enuncia 2 posizioni nello sviluppo, che si differenziano per il tipo di angoscia prevalente, per i

meccanismi di difesa usati e per il modo in cui viene percepito l’oggetto (“parziale”o “intero”).

2.2 - POSIZIONE SCHIZOPARANOIDE

La P S coincide con i primi 6 mesi di vita.

OSIZIONE CHIZOPARANOIDE

Mentre Freud descrive una fase di autoerotismo prima e di narcisismo poi, per la Klein il bambino nasce

con un «Io primitivo e rudimentale, da subito in grado di avere relazioni con l’esterno». Per “esterno”

si intende il corpo della madre, vissuto non come “oggetto intero” ma come una serie di .

OGGETTI PARZIALI

La prima relazione del bambino è con il seno della madre, che assume connotazioni buone o cattive a

seconda della pulsione attiva al momento della relazione.

In questa posizione è centrale l’ . Dato che nei bambini le manifestazioni

ANGOSCIA DI FRAMMENTAZIONE

pulsionali si esprimono con forte intensità, la Klein ipotizza che l’aggressività abbia origini costituzionali.

È l’attivazione della pulsione di morte a determinare nel lattante la paura dell’annientamento.

L’aggressività, però, non è rivolta unicamente contro gli oggetti cattivi, poiché esiste anche una forma di

reazione aggressiva che mira alla distruzione degli oggetti buoni: l’ . Se il “seno buono” non è

INVIDIA

disponibile ad essere svuotato, il bambino reagisce a questa situazione intollerabile fantasticando

inconsciamente di distruggere il “seno cattivo”. In quanto tale, l’invidia è «l’espressione più pura e

primitiva della pulsione di morte», e rappresenta un ostacolo nel passaggio alla posizione depressiva.

Un’eccessiva distruttività innata è un fattore di rischio psicopatologico: la distruzione dell’oggetto,

infatti, eliminerebbe la dipendenza da un altro, ma con essa, la possibilità di ricevere nutrimento e

protezione, lasciando il mondo interno del soggetto sotto il dominio totale della propria

distruttività.

Per difendersi da questi impulsi, il bambino proietta la sua aggressività, il suo sadismo, sugli oggetti.

In tal senso, il meccanismo della si dimostra molto utile al bambino per distinguere e tenere

SCISSIONE

separati gli oggetti buoni da quelli cattivi, in modo che la distruttività della pulsione di morte non

abbia la meglio sulla pulsione di vita, sugli “oggetti buoni”.

Tuttavia, non si può ipotizzare una scissione che coinvolga solo l’oggetto, dal momento che questo,

attraverso le proiezioni, ha assunto significati affettivi strettamente legati alle esperienze dell’Io.

Pertanto, quando l’Io mette in atto una scissione, si scinde anche una parte dell’Io.

Il meccanismo dell’ implica che alcune parti del Sé siano non soltanto scisse,

IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA

ma anche proiettate su di un’altra persona. Quando il bambino si sente mosso da impulsi distruttivi,

non solo li proietta sull’oggetto, ma proietta su questo anche parti del Sé: di conseguenza, si ritroverà

di fronte un oggetto con cui è parzialmente identificato e da cui al contempo si sente perseguitato. Il

bambino, quindi, inizia ad avere timore di una reazione inevitabile dell’oggetto.

Da qui nasce l’ e, quindi, la necessità di controllare l’oggetto persecutorio.

ANSIA PERSECUTORIA

L’identificazione proiettiva è il principale meccanismo nelle relazioni narcisistiche.

Da queste osservazioni, la Klein ipotizza una formazione del S -I molto più precoce rispetto alle

UPER O

teorie freudiane (in Freud si originava dalla rimozione del complesso edipico). Tuttavia, il Super-Io risulta

speculare alle fantasie distruttive del bambino, ed è estremamente severo nelle prime fasi di vita.

Solo nel procedere dello sviluppo sarà possibile modulare e regolare l’espressione dei moti pulsionali

più aggressivi e distruttivi, soprattutto grazie ad esperienze reali esterne positive.

Per difendere l’oggetto buono dagli impulsi distruttivi, il piccolo usa dei :

MECCANISMI DI DIFESA ARCAICI

• I : attribuire qualità esagerate agli oggetti buoni (non sussiste la possibilità di far male

DEALIZZAZIONE

all’oggetto, poiché questo è “perfetto” e “immortale”)

4

• (si nega che l’oggetto sia

S : limitare l’importanza e il potere dell’oggetto cattivo

VALUTAZIONE pericoloso)

• D : negazione degli eventi spiacevoli della realtà

INIEGO

• O : illusione di controllare l’oggetto onnipotentemente (placa l’angoscia di persecuzione)

NNIPOTENZA

L’uso di questi meccanismi primitivi non solo non è patologico, ma è necessario, dal momento che l’Io

immaturo non avrebbe ancora i mezzi per contrastare la forza distruttrice della pulsione di morte.

2.3 - POSIZIONE DEPRESSIVA

Nella P D (dopo 6 mesi), il bambino inizia a percepire gli “ ” e non più

OSIZIONE EPRESSIVA OGGETTI INTERI

parziali. La capacità di integrare aspetti buoni e cattivi in un oggetto intero gli permette anche di

integrare gli aspetti buoni e cattivi del proprio Io: comincia quindi a sperimentare in se stesso la co-

presenza di sentimenti buoni e cattivi.

La fonte di angoscia insita in questa posizione, pertanto, è la .

PAURA DELLA PROPRIA AMBIVALENZA

Il bambino ora si rende conto che l’oggetto buono e quello cattivo sono lo stesso oggetto. Inoltre, gli

impulsi distruttivi che minacciano l’oggetto, mentre prima erano proiettati su oggetti esterni, ora

vengono percepiti come “propri”, come “derivanti dal proprio Io”. Il bambino, quindi, deve fare i conti con

il per aver attaccato e distrutto il proprio oggetto d’amore (la madre). Al contempo, il

SENSO DI COLPA

senso di colpa origina desideri di riparazione e di restaurazione dell’oggetto intero. Di conseguenza, il

bambino scopre la propria impotenza e dipendenza dall’oggetto: il termine “posizione depressiva”

denota tristezza, rammarico, lutto per l’oggetto che teme di aver ferito e di aver perso per sempre.

Lo sforzo di salvare l’oggetto amato e di ripararlo è intriso di disperazione, perché l’Io dubita della propria

capacità di poterlo riparare. L’ riguarda proprio la paura di aver irrimediabilmente

ANGOSCIA DEPRESSIVA

compromesso il rapporto con il proprio oggetto d’amore, in conseguenza delle proprie fantasie di

distruzione e di possesso. Inoltre, la consapevolezza della propria dipendenza dall’oggetto fa sì che

nel bambino si manifesti un’ , ovvero il terrore della perdita dell’oggetto totale.

ANGOSCIA DI SEPARAZIONE

Per superare queste forme di angoscia, si possono mettere in atto diversi :

MECCANISMI DIFENSIVI

• D : consistono negli stessi meccanismi di difesa della posizione schizoparanoide

IFESE MANIACALI

(scissione, idealizzazione, svalutazione, diniego, onnipotenza). Questi non sono usati per contrastare

l’ansia persecutoria, ma per negare o sminuire la dipendenza e la paura di perdere l’oggetto.

Queste difese, però, implicano che tutte le esperienze, gli affetti, i sentimenti connessi all’oggetto

rinnegato o svalutato vengano a loro volta negate o rimosse. Di conseguenza, possono risultare

patologiche se utilizzate con eccessiva frequenza poiché mettono a repentaglio l’integrità dell’Io

• R : mentre le difese maniacali negano la dipendenza, l’ambivalenza e il senso di colpa, il

IPARAZIONE

meccanismo della riparazione, che deriva dalla pulsione di vita, implica una maggiore accettazione

della propria realtà psichica, delle proprie responsabilità e delle proprie colpe.

Inoltre, la rinuncia al possesso onnipotente dell’oggetto costringe l’Io a costruire dei simboli che

lo possano sostituire. Emerge in questa fase la capacità di simbolizzazione

L’accettazione dell’inevitabilità delle perdite e la capacità di interiorizzare e preservare l’oggetto

buono interno sono gli elementi essenziali della posizione depressiva. La RISOLUZIONE DELLA POSIZIONE

si ottiene in seguito a ripetute esperienze di perdita e di recupero dell’oggetto.

DEPRESSIVA

A poco a poco il bambino, quando scopre che la madre sopravvive alle sue fantasie sadiche e distruttive

e accetta il gesto riparativo, comprende che l’odio che prova verso l’oggetto perduto è fantastico e non

reale e diviene capace di tollerare gli elementi aggressivi insiti nella sua primitiva pulsione d’amore.

Il passaggio dalla posizione schizoparanoide e quella depressiva, tuttavia, non è completo e

definitivo, poiché «l’oscillare tra la due posizioni è parte integrante del normale sviluppo».

2.4 - COMPLESSO EDIPICO E PULSIONE EPISTEMOFILICA

Oltre ad una formazione precoce del Super-Io, la Klein ipotizza che anche i si manifestino

DESIDERI EDIPICI

precocemente, intorno ai 9 mesi di età (mentre per Freud esordiscono intorno al quarto anno d’età). Il

complesso edipico inizia a strutturarsi con “oggetti parziali” (seno materno, pene paterno).

5

Col complesso edipico nasce anche la , ovvero la curiosità, che porta il bambino

PULSIONE EPISTEMOFILICA

ad esplorare l’ambiente, gli oggetti sessuali in primis (corpo della madre). Grazie a questa pulsione, il

bambino arriva a comprendere le differenze anatomiche tra i sessi: pertanto, il complesso edipico

raggiunge il suo pieno sviluppo. Una rimozione di curiosità relative ai fatti di natura sessuale può

causare un impoverimento graduale della pulsione epistemofilica e, quindi, delle capacità intellettive.

Nello stesso periodo si manifesta la paura della rappresaglia da parte della coppia genitoriale, che

deve punire il bambino per le sue brame di possesso. Oltre ad un’aggressività innata del bambino,

quindi, la Klein mette in risalto il ruolo svolto dalla coppia dei genitori che esclude e perseguita il

bambino. Perciò, fin dalla nascita il lattante prova un’ , che può esser lenita dalle cure

ANSIA PERSECUTORIA

e dalla comprensione della madre. La risoluzione del complesso edipico kleiniano implica la capacità

di accettare l’esistenza di una “coppia di cui non si fa parte”, definita “figura parentale combinata”.

3. WILLIAM FAIRBAIRN

La maggior critica che F rivolge al pensiero freudiano riguardava 3 principi di base:

AIRBAIRN

⇒ L : la

A LIBIDO È INTESA COME RICERCA DI OGGETTO PIUTTOSTO CHE COME RICERCA DI PIACERE

motivazione umana di base è fornita dalla libido, ma questa non è orientata alla ricerca del piacere

(narcisismo), bensì alla ricerca dell’oggetto. Pertanto, fin dall’infanzia il comportamento del

bambino è orientato alla ricerca e al mantenimento delle relazioni con l’oggetto reale esterno

⇒ L’ : Fairbairn ipotizza un Io unitario e integrato fin dalla

ENERGIA È INSEPARABILE DALLA STRUTTURA

nascita, dotato di un’energia propria, al contrario di Freud che attribuiva all’Es la dimensione

energetica (libido) e all’Io il compito di gestirla. Quindi, non c’è distinzione tra energia e struttura:

l’Io non ha bisogno di usare l’energia dell’Es, poiché possiede una propria autonomia

⇒ L’I : sin dalla nascita, le pulsioni dell’Io, che

O È IN ORIGINE ORIENTATO AL PRINCIPIO DI REALTÀ

spingono a ricerca dell’oggetto, sono determinate non dal principio di piacere, ma dal principio di

realtà

Fairbairn modifica l’idea freudiana della sequenza maturativa della libido come cardine dello sviluppo!

La crescita individuale implica una sequenza di stadi di maturazione in relazione con altri: la

formazione e lo sviluppo della personalità ruotano attorno alle relazioni con gli oggetti reali esterni.

Lo è un processo attraverso il quale la “dipendenza infantile

SVILUPPO DELLE RELAZIONI OGGETTUALI

dall’oggetto” cede gradualmente il passo a una “dipendenza matura”.

3.1 - DIPENDENZA INFANTILE

Nella fase di , il lattante è totalmente dipendente dal suo oggetto (la madre), al

DIPENDENZA INFANTILE

punto da sperimentare uno stato di totale fusione con essa. La modalità relazionale, attraverso la quale

il bambino sperimenta contatti con altri è detta identificazione primaria, che Fairbairn definisce come

l’investimento di un oggetto che non è ancora stato differenziato dal soggetto che investe.

Poiché l’elemento caratteristico di questa fase è l’identificazione con l’oggetto e la sua incorporazione,

di conseguenza, l’angoscia centrale è l’angoscia di separazione e la paura di perdere l’oggetto.

Questa fase si suddivide in 2 sottofasi:

1) F : il bambino si rapporta a un oggetto parziale, il seno materno. In assenza di

ASE ORALE PRECOCE

esso, il bambino attribuisce la mancanza ad un suo eccesso di amore (ha “svuotato” il seno materno).

La credenza che il proprio modo di essere causi dolore all’oggetto amato è l’angoscia schizoide

2) F : il bambino si rapporta a un oggetto intero, la madre. In assenza della madre, il

ASE ORALE TARDIVA

bambino attribuisce la mancanza al suo odio, alla sua distruttività. Questa è l’angoscia depressiva,

che culmina con la paura di rimanere totalmente isolati dagli altri

Il bambino vive 3 possibili esperienze nella :

RELAZIONE CON LA MADRE

Madre gratificante: si riflette nella formazione dell’oggetto interno detto oggetto ideale, che include

­ gli aspetti gratificanti della madre (la madre allatta il bambino)

6

Madre deprivante: si riflette nella formazione dell’oggetto interno detto oggetto rifiutante, che include

­ gli aspetti deprivanti, di negazione, della madre (la madre è assente)

Madre allettante : si riflette nella formazione dell’oggetto interno detto oggetto eccitante, che include

­ gli aspetti promettenti e allettanti della madre (la madre promette di allattare il piccolo ma non lo fa)

Per natura, il bambino interiorizza gli aspetti negativi dell’esperienza della relazione con la madre.

Quindi, le esperienze di frustrazione vengono gestite tramite l’interiorizzazione dell’oggetto cattivo.

Pertanto, gli oggetti cattivi sono il risultato di esperienze reali esterne di non gratificazione.

Al contrario della Klein, l’ non è espressione di una distruttività innata, ma è il risultato di

AGGRESSIVITÀ

una mancanza di relazioni oggettuali soddisfacenti. In altre parole, è un prodotto degli atteggiamenti

rifiutanti dei genitori reali, che frustrano l’innato bisogno di relazioni del bambino.

Il bambino, angosciato dalla presenza di questi oggetti cattivi interni, ricorre ai meccanismi di rimozione

primaria (che opera sia sull’oggetto cattivo rifiutante che su quello eccitante) e di rimozione secondaria,

la quale elimina le parti dell’Io che si sono libidicamente connesse a questi oggetti interiorizzati.

Di conseguenza, si ritroveranno 3 ’I , scisse e legate a specifici oggetti interni:

PARTI DELL O

• L’Io identificato con l’oggetto ideale (o Ideale dell’Io) rappresenta l’I , cioè la parte dell’Io

O CENTRALE

che si lega agli aspetti gratificanti della relazione

• Le parti dell’Io identificate con l’oggetto rifiutante vanno a formare l’I (“sabotatore

O ANTILIBIDICO

interno”), con caratteristica di rifiuto e ostilità per la ricerca di contatti e relazioni con l’esterno

• Le parti dell’Io identificate con l’oggetto eccitante vanno a formare l’I , cioè la parte dell’Io

O LIBIDICO

che coltiva “nostalgicamente” la speranza di una relazione dal quale non trarrà soddisfacimento

Quindi, ogni esperienza traumatica infantile causa una ristrutturazione del modo di vedere sé stessi

e la realtà. Una parte della mente (I ) resta vincolata all’esperienza traumatica,

O ANTILIBIDICO E LIBIDICO

e, non riuscendo a proseguire nello sviluppo, viene rimossa: questa parte della mente continua così a

rapportarsi a sé stessa e al mondo come se il trauma non fosse mai stato superato. Un’altra parte

della mente, l’I , grazie ad esperienze buone e gratificanti, prosegue nella sua maturazione

O CENTRALE

e sarà capace di rapportarsi alla realtà in modo migliore. In conclusione, solo l’Io centrale consente

di cercare contatti e relazioni con l’esterno, mentre gli altri 2 restano legati agli oggetti interni.

3.2 - CONDIZIONE SCHIZOIDE E TERAPIA ANALITICA

Modificando il conflitto tra Io, Es e Super-Io, Fairbairn ipotizza un 3 ’I .

CONFLITTO TRA LE COMPONENTI DELL O

In condizioni normali, l’Io centrale indirizza la propria aggressività verso gli Io sussidiari. In caso di

ambiente frustrante e deprivante, l’eccesso di aggressività viene assunto dall’Io antilibidico: questo

la dirige verso l’Io libidico (per il suo attaccamento alle speranze di gratificazione), e l’oggetto eccitante

(in quanto portatore di false promesse). Nel momento in cui l’Io antilibidico aggredisce l’Io libidico, si crea

una struttura della personalità volta all’isolamento delle relazioni esterne, la .

CONDIZIONE SCHIZOIDE

Avendo subito e interiorizzato ripetute esperienze di deprivazione, l’Io antilibidico impedisce all’Io

libidico di stringere relazioni con l’esterno, per evitare di ricadere nelle stesse frustrazioni passate.

La , quindi,è la limitazione dell’Io centrale ad avere relazioni gratificanti con l’esterno

PSICOPATOLOGIA

come conseguenza di un ambiente frustrante e deprivante. In pratica, se il genitore offre solo contatti

dolorosi e insoddisfacenti, il bambino cercerà di stabilire relazioni oggettuali interne compensatorie.

Si modifica l’obiettivo della : non più la risoluzione di un conflitto inconscio tra impulsi,

CURA ANALITICA

ma il ripristino della capacità di avere relazioni con gli altri. Attraverso una relazione soddisfacente

con il terapeuta è possibile ridurre la scissione dell’Io: il paziente può così abbandonare i legami

libidici con gli oggetti interni interiorizzati ed indirizzare la sua libido verso la realtà esterna.

4. DONALD WINNICOTT

Rispetto alla Klein, W enfatizza il ruolo dell’ambiente reale esterno nello sviluppo del bambino.

INNICOTT 7

L’Io è presente fin dalla nascita, con la funzione di organizzare l’elaborazione mentale delle

esperienze, interne ed esterne, inizialmente fondate su sensazioni e percezioni corporee,

permettendo l’emergere della realtà psichica personale (al contrario dell’Io freudiano, la cui funzione è di

gestire le pulsioni). Per svolgere tali funzioni, l’Io, estremamente debole nei primi stadi di sviluppo,

necessita della ’I , al punto che «non esiste

DIPENDENZA ASSOLUTA DALL O SUPPORTIVO DELLA MADRE

l’infante senza assistenza materna».

Inizialmente, la forza dell’Io del bambino è espressione della capacità della figura di riferimento di

rispondere ai bisogni fisiologici e ai bisogni emotivi primari del bambino: buone cure materne

consentono al bambino un’esperienza di continuità dell’essere, fondamento della forza dell’Io.

Solo questo tipo di esperienza consente al bambino di vivere anche le richieste dell’Es come qualcosa

che gli appartiene e la cui soddisfazione rinforza a sua volta l’Io. In mancanza di adeguata forza

dell’Io, infatti, le pulsioni dell’Es possono divenire dirompenti per lo sviluppo dei meccanismi mentali

primitivi. In sostanza, il motivo principale per cui l’infante diventa capace di dominare le richieste dell’Es

(e per cui il suo Io diventa capace di includere l’Es) è costituito dalle cure materne, in quanto l’Io materno

sostiene l’Io dell’infante rendendolo così potente, stabile e integrato.

4.1 - DIPENDENZA ASSOLUTA

Nello stato di , il neonato non ha alcuna nozione che esista qualcosa oltre a sé

DIPENDENZA ASSOLUTA

stesso, poiché non si è ancora costituito un Sé individuale. Si può quindi affermare che vive in uno

stato di narcisismo primario assoluto, dal momento che non è consapevole dei propri bisogni, della

propria impotenza e della propria dipendenza dalla madre, ma, anzi, si sente onnipotente.

Poiché il bambino non ha ancora consapevolezza delle cure materne, diviene fondamentale la capacità

della madre di sintonizzarsi con i bisogni del figlio. Tale capacità è espressione di uno stato mentale

che dura per alcune settimane successive al parto, la : il temporaneo

PREOCCUPAZIONE MATERNA PRIMARIA

ritiro dagli interessi per il mondo esterno e da alcuni aspetti della propria personalità al fine di

identificarsi temporaneamente con il figlio e di fornire un totale adattamento ai suoi bisogni. La

madre è «normalmente devota» se è capace di fare del suo meglio per rispondere ai bisogni del

neonato.

A questa capacità se ne lega una seconda: quella di riemergere dallo stato di preoccupazione primaria

una volta che si è creato un sistema di relazione tra il suo Io e quello del bambino, permettendo al

figlio di iniziare a viverla come persona distinta da sé. Pertanto, la capacità di stabilire relazioni con

oggetti esterni vissuti come “separati dal Sé”, e quindi il passaggio da uno stato di identificazione

con l’ambiente a uno di separazione, sono determinati dalla precoce interazione madre-bambino.

Il ruolo del padre è quello di fornire una “copertura protettiva”: dapprima alla madre, quando entra nella

preoccupazione primaria, e successivamente alla diade madre-figlio, sollevando la madre dalle

incombenze esterne e permettendole di rivolgersi interamente al bambino.

Il percorso evolutivo del bambino si compie attraverso 3 conquiste:

⇒ I → Conquista dell’integrazione dell’Io

NTEGRAZIONE

⇒ P → Insediamento della psiche nel soma

ERSONALIZZAZIONE

⇒ R → Conquista del senso di realtà e delle relazioni oggettuali

EALIZZAZIONE

4.1.1 - INTEGRAZIONE

Per sviluppare una consapevolezza di sé, il bambino deve gradualmente emergere dallo stato iniziale di

non-integrazione primaria che riguarda sia l’assenza di una percezione di sé come collocato nello

spazio, sia l’assenza del senso di tempo, quindi di una continuità dell’esistere.

Le cure materne sono di fondamentale importanza per il conseguimento dell’integrità. In questo periodo

di dipendenza assoluta, la principale funzione materna è quella di (holding), ovvero:

SOSTENERE

Tenere il bambino al riparo da eventi imprevedibili e traumatici

­ Assicurargli un ambiente sufficientemente sano, stabile, coerente e prevedibile

­ 8

Queste funzioni permettono al bambino di sviluppare un proprio senso di unitarietà e continuità della

propria esperienza emotiva e sensoriale nel tempo, al cui viene dato il nome di “Io”.

In conseguenza della mancanza di sostegno materno, invece, il bambino può attraversare degli stati di

disintegrazione, che consistono in una produzione attiva di caos, come difesa contro le angosce.

L’angoscia centrale in questo primo stadio è proprio l’ : la paura di “andare in

ANGOSCIA DI ANNIENTAMENTO

pezzi” o di “cadere per sempre” che deriva dal fallimento del sostegno materno. Se le cure materne non

sono abbastanza buone, l’esperienza dell’infante non sarà dotata di un senso di continuità e la sua

personalità si strutturerà sulla base delle reazioni agli urti dell’ambiente. Ogni reazione alla non

attendibilità dell’ambiente costituisce un trauma nel processo dell’assistenza infantile, poiché

rappresenta un’interruzione nella continuità dell’esistere dell’infante ed una rottura del suo Sé.

Se le provvidenze ambientali non sono sufficientemente buone, il bambino tende ad utilizzare dei

a difesa dalle anomalie ambientali. L’uso di queste difese

MECCANISMI DIFENSIVI PRIMITIVI E INCONSCI

arcaiche in seguito a un fallimento ambientale (privazione), in una condizione di dipendenza assoluta,

determina un deficit evolutivo nella personalità dell’individuo. Il blocco dei processi di integrazione

dell’Io può determinare una scissione dell’Io che culmina nella condizione psicotica (schizofrenia).

4.1.2 - PERSONALIZZAZIONE

I confini del corpo diventano i confini della persona: questa fase corrisponde allo sviluppo della

capacità di sentire che il proprio corpo è sé stessi e che il senso di sé è centrato nel corpo. Questo

processo è favorito dalla capacità materna di (handling) il corpo del figlio in modo adattivo:

MANIPOLARE

una corretta manipolazione consente al bambino di riconoscere il corpo come parte e sede di Sé.

La “psiche” è, per Winnicott, l’elaborazione immaginativa delle funzioni somatiche: inizialmente, le

esperienze corporee non vengono attribuite al proprio corpo, ma vissute nella fantasia. Il corpo, se

correttamente integrato con la psiche, permette di vivere le esperienze con profondità emotiva.

Risposte materne non adeguate possono indurre il bambino ad esperire stati di ,

DEPERSONALIZZAZIONE

ovvero sensazioni di distaccamento della psiche dal proprio corpo (disturbi psicosomatici).

4.1.3 - REALIZZAZIONE

L’evoluzione da uno stato indifferenziato alla realizzazione, cioè la valutazione del tempo, dello spazio

e delle altre qualità della realtà, richiede che il bambino sia in grado di stabilire un rapporto con la

madre in quanto separata da sé o in quanto “non-Me”. Lo sviluppo della CAPACITÀ DI AVERE RELAZIONI

procede gradatamente e richiede al bambino la capacità di passare da una relazione con un

OGGETTUALI

oggetto percepito soggettivamente, in cui l’altro non è distinto da se stessi, a una con un oggetto

percepito oggettivamente. Tale maturazione dipende soprattutto dall’ambiente, dalla madre, che deve

permettere al figlio di vivere un’iniziale esperienza di onnipotenza con l’illusione di creare l’oggetto

fornendogli ciò di cui necessita nel momento il cui egli prova un bisogno. La funzione materna di OFFERTA

’ (object presenting) riguarda la capacità di presentare al figlio il mondo in maniera

DELL OGGETTO

costante e attendibile e di rispondere ad ogni suo bisogno nel momento in cui lo richiede

(presentargli il seno nel momento in cui lui ha fame). Nel bambino, questa ripetuta esperienza di

soddisfazione dei propri bisogni si tramuta nell’illusione di avere egli stesso creato l’oggetto. Egli

vive quindi un breve periodo di onnipotenza, basato sull’esperienza di essere il creatore del mondo.

Queste esperienze permettono al bambino di sviluppare il proprio “ S ”, o “Sé centrale”, non inteso

VERO É

come una struttura, ma come una qualità, ovvero la sensazione che la propria esperienza sia

autentica e coerente con i propri ritmi corporei. Se le esperienze di illusione di onnipotenza sono stati

sufficienti, il bambino inizia a rapportarsi alla realtà oggettiva, tollerando le frustrazioni senza che

queste vengano vissute in modo troppo traumatico. In altre parole, il vero Sé sorge grazie alla forza

data all’Io debole dell’infante dal contributo offerto dalla madre alle sue espressioni onnipotenti.

4.2 - CAPACITÀ DI ESSERE SOLO

9

Un momento importante dello sviluppo del bambino è la conquista della , la

CAPACITÀ DI ESSERE SOLO

quale, paradossalmente, deriva dall’esperienza di essere solo in presenza della madre, nella prima

infanzia.

La capacità di essere solo è strettamente legata alla “maturità affettiva ed emotiva”, in quanto implica la

fusione delle pulsioni e delle idee aggressive e libidiche ed implica una tolleranza dell’ambivalenza.

La capacità di essere solo dipende dall’esistenza di un oggetto buono nella realtà psichica dell’individuo, o

di un oggetto interno buono (Klein). Grazie alle cure materne sufficientemente buone, l’individuo ha la

possibilità di costruirsi la fiducia nell’esistenza di un ambiente benigno: tale fiducia si forma tramite una

ripetizione di gratificazioni istintuali soddisfacenti. Così facendo, il bambino introietta la madre che

dà sostegno all’Io, divenendo capace di esser solo senza aver bisogno di fare riferimento ad essa.

4.3 - DIPENDENZA RELATIVA

Come visto, intorno ai 6 mesi di vita nel bambino cresciuto in un “ambiente sufficientemente buono”

emerge la capacità di distinguere il Me dal Non-Me: il mondo esterno è distinto dalla realtà psichica

interna, il bambino raggiunge la capacità di relazionarsi con oggetti percepiti oggettivamente e si va

costituendo il Sé come un’unità psicologicamente integrata e fisicamente contenuta nel corpo.

Il passaggio allo stato di , che permane all’incirca fino ai 2 anni, avviene quando la

DIPENDENZA RELATIVA

madre riemerge dallo stato di preoccupazione materna primaria e il bambino comincia ad aver

meno necessità di un adattamento totale dell’altro ai propri bisogni.

La madre inizia un progressivo de-adattamento ai bisogni del figlio, che si manifesta con relative

inadempienze: questi graduali fallimenti materni, se avvengono al momento opportuno, sono necessari

perché facilitano il processo di disillusione che permette al figlio di fare esperienza dei propri bisogni.

Se la madre persiste nel rispondere anticipatamente ai bisogni del figlio, inibisce la sua capacità di

comportarsi come un essere separato dall’ambiente. D’altra parte, un troppo rapido e improvviso de-

adattamento della madre causa una rottura nella continuità dell’essere del bambino.

4.3.1 - FENOMENI E OGGETTI TRANSIZIONALI

Per accedere alla realtà, il bambino deve rinunciare a poco a poco alla sua onnipotenza, deve

affrontare gradualmente la disillusione di ciò che non può far accadere creandolo e di ciò che non

gli viene permesso fare, senza sentirsi frenato nell’agire nel mondo in modo creativo. Infatti, oltre alla

realtà interna psichica e alla realtà esterna esiste per Winnicott una terza area, lo “ ”,

SPAZIO POTENZIALE

un ponte tra il mondo auto-creato e la realtà percepita oggettivamente. Per la capacità del bambino di

accedere a questa area è essenziale aver esperito la precedente , proprio per

ILLUSIONE DI ONNIPOTENZA

via della sua natura paradossale: l’allucinazione di un oggetto che al tempo stesso è reale.

Quindi, la scoperta di questo spazio potenziale dipende essenzialmente dalla qualità delle cure e

delle esperienze fornite dalla madre nell’arco della prima infanzia.

Un fallimento della madre in queste sue funzioni può determinare nel bambino lo sviluppo di un falso Sé

o una regressione al mondo della realtà interna e degli oggetti soggettivi, che sfocerà nella psicosi.

Winnicott definisce quei fenomeni e comportamenti che mediano il rapporto

FENOMENI TRANSIZIONALI

tra interno ed esterno nel processo di costruzione della realtà, garantendo la funzione della fantasia.

Tali fenomeni esprimono un processo, una relazione o un’attività utilizzati come una rappresentazione

simbolica della madre, allo scopo di reagire ai sentimenti dolorosi legati alla sua assenza.

I fenomeni transizionali prendono spesso forma negli . Solitamente nell’arco del

OGGETTI TRANSIZIONALI

primo anno di vita compare nel bambino un particolare attaccamento a un oggetto (transizionale),

come un orsacchiotto: questo oggetto viene percepito come un’entità intermedia tra il Me e il non-Me,

tra il mondo esterno e il mondo interno. In poche parole, come un “sostituto della madre”.

I fenomeni transizionali rappresentano l’inizio di un’esistenza autonoma e la radice del simbolismo,

prolungandosi in aree quali il gioco, la creatività, il gusto artistico, il sogno e il sentimento religioso.

Riassumendo, Winnicott distingue 2 ’ :

MODALITÀ DEL BAMBINO DI PORSI IN RELAZIONE CON L ALTRO

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia Dinamica del prof. Gazzillo (facoltà di Psicologia), basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Psicologia dinamica: modelli teorici a confronto", De Coro e Ortu.
Gli argomenti trattati sono i seguenti:
- Anna Freud
- Melanie Klein
- William Fairbairn
- Donald Winnicott
- Hartmann e la psicologia dell'Io
- Margaret Mahler
- Edith Jacobson
- Otto Kernberg
- David Rapaport
- Heinz Kohut e la psicologia del Sé
- Stern e l'Infant Research


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e processi sociali
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gazzillo Francesco.

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