Estratto del documento

Modelli teorici a confronto

Società britannica di psicoanalisi

Con l'avvento del nazismo, la Società britannica di psicoanalisi accolse molti analisti, scindendosi in:

  • Annafreudiani (Hartmann, Mahler, Jacobson, Erikson)
  • Kleiniani
  • Gruppo di mezzo o "indipendenti" (Winnicott, Bowlby, Fairbairn)

Anna Freud e la sua teoria

1. I meccanismi di difesa

Anna Freud approfondì lo studio delle funzioni dell'Io e della formazione della struttura psichica, attraverso l'osservazione diretta di bambini esposti a varie condizioni di rischio psico-sociale.

L'Io contiene complesse organizzazioni difensive, la cui funzione è mantenere le pulsioni rimosse al di fuori della consapevolezza. In particolare, queste attività dell'Io entrano in funzione per:

  • Difesa contro le pulsioni: per contrastare le incursioni dell’Es
  • Difesa contro gli affetti: per trasformare gli affetti legati ai moti pulsionali (sessuali e aggressivi)

I meccanismi di difesa sono strumenti dell'Io nella lotta contro le tre grandi forme di angoscia dell'Io:

  • Angoscia reale: derivante, ad esempio, dalla separazione dalla madre
  • Angoscia di fronte alle pulsioni: il pericolo derivante dal prevalere dei propri impulsi aggressivi
  • Angoscia morale: angoscia generata dai rimproveri del Super-Io

Il lavoro di Anna Freud le ha permesso di elencare i tipici meccanismi di difesa della prima infanzia:

  • Formazione reattiva: assunzione di atteggiamenti e comportamenti coscienti opposti al contenuto psichico inconsciamente rimosso
  • Isolamento dell'affetto: le rappresentazioni dell'Io vengono slegate e isolate dagli affetti ad esse connessi per poter giungere alla coscienza in forma "intellettualizzata"
  • Proiezione: attribuire a persone od oggetti esterni i propri impulsi e desideri proibiti
  • Sublimazione: spostamento degli impulsi libidici verso valori sociali più alti
  • Negazione: negare l'esistenza di accadimenti spiacevoli per l'Io
  • Identificazione con l'aggressore: assunzione del ruolo dell'aggressore (o una sua imitazione)

La presenza di questi meccanismi difensivi è perfettamente normale ed accettabile, è "ego-sintonica".

Questo "approccio evolutivo" alla formazione delle difese permette di distinguere i normali processi di distorsione della realtà della prima infanzia dalle strategie difensive adottate durante l'adolescenza:

  • Intellettualizzazione: desiderio di riflettere su temi astratti
  • Ascetismo: frustrazione dei bisogni fondamentali (alimentazione, sonno)
  • Identificazione: con un coetaneo amato, spesso idealizzato

I criteri rilevanti per la valutazione della funzionalità dei meccanismi di difesa in età evolutiva sono:

  • Livello di intensità e di generalizzazione delle difese rispetto all’attività e al piacere
  • Adeguatezza delle difese rispetto all’età del soggetto
  • Ampiezza e flessibilità delle risorse difensive
  • Efficacia delle difese nel controllo dell’angoscia
  • Grado di indipendenza dell’attività difensiva dal mondo esterno (grado in cui le difese sono integrate nel Super-Io dell’individuo)
  • Grado di interferenza dell’attività difensiva con le acquisizioni dell’Io

2. Teoria dello sviluppo infantile

Anna Freud vede nelle relazioni oggettuali un aspetto evolutivo cruciale, ma secondario rispetto alla teoria degli istinti. Il funzionamento mentale è basato su pulsioni innate e biologicamente fondate che devono essere addomesticate per consentire un normale inserimento del bambino nella società civile. Il principio psichico fondamentale resta la ricerca del soddisfacimento pulsionale: le relazioni sono essenziali in quanto regolatrici del processo evolutivo di maturazione.

In poche parole, il bambino deve venire a patti con la realtà: deve cioè imparare a non assecondare indiscriminatamente i suoi bisogni pulsionali (processo primario) e a riconoscere e valutare la realtà esterna attraverso il pensiero cosciente logico e razionale (processo secondario).

In questo quadro, la funzione dei genitori è quella di facilitare lo sviluppo, nella psiche infantile, di un equilibrio fra le risorse pulsionale dell’Es (che costituiscono anche le fonti motivazionali dell’Io) e lo sviluppo delle due strutture, Io e Super-Io, necessarie alla trasformazione del piccolo in un adulto sano.

I genitori devono comprendere e riconoscere i bisogni sessuali e aggressivi manifestati dai piccoli come inevitabili espressioni della loro natura pulsionale, ma devono anche frustrare e limitare l’irrequietezza con cui sono comunicate le pretese dell’Es nella prima infanzia. Quindi, ai genitori è affidato il compito di svolgere le funzioni dell’Io fintanto che il piccolo non interiorizzi tali funzioni.

Per valutare lo sviluppo sano e patologico, la Freud introduce il concetto di linee evolutive. I comportamenti normali del bambino cambiano con l’età, e lo sviluppo è inteso in senso cumulativo ed epigenetico (ogni fase evolutiva è costruita sulla precedente). Esempi di linee evolutive sono:

  • Dalla dipendenza all’autonomia affettiva e alle relazioni oggettuali adulte
  • Dall’egocentrismo alla socievolezza

La prima linea evolutiva segue una sequenza di fasi che conduce dalla totale dipendenza del neonato dalle cure materne all’autonomia affettiva e materiale del giovane adulto:

  1. Unità biologica madre-neonato: il bambino crede che la madre sia una parte di Sé
  2. Rapporto con l'oggetto parziale (rapporto anaclitico): è una fase “fluttuante”, poiché l’oggetto viene investito in seguito alla presenza di desideri e bisogni imminenti, e subito “disinvestito” nel momento in cui il bisogno è stato appagato e la soddisfazione è stata raggiunta
  3. Costanza dell'oggetto: rende possibile mantenere un’immagine interna positiva dell’oggetto, a prescindere dalle soddisfazioni o dalle insoddisfazioni che da esso derivano
  4. Rapporto ambivalente dello stadio sadico-anale: caratterizzato dalle tendenze dell’Io ad attaccarsi agli oggetti d’amore, a torturarli, dominarli e controllarli. L’oggetto è quindi investito in modo sì costante, ma ambivalente
  5. Fase fallico-edipica: centrata sull’oggetto, caratterizzata da possessività verso il genitore di sesso opposto e, contemporaneamente, da gelosia e rivalità verso il genitore dello stesso sesso
  6. Periodo di latenza: caratterizzato dallo smorzamento post-edipico delle pressioni istintuali e dallo spostamento della libido dalle figure parentali ai coetanei, agli insegnanti, ai capi
  7. Preludio preadolescenziale alla rivolta adolescenziale: ritorno ad atteggiamenti e comportamenti precedenti (oggetto parziale, soddisfazione dei bisogni, rapporto ambivalente)
  8. Battaglia adolescenziale: per spezzare i legami con l’oggetto infantile e stabilire il primato genitale, v’è il trasferimento dell’investimento libidico su oggetti del sesso opposto esterni alla famiglia

La seconda linea evolutiva descrive lo sviluppo dall’egocentrismo alla socievolezza:

  1. Egoismo e narcisismo: gli altri bambini vengono ignorati o considerati come elementi di disturbo
  2. Oggetti parziali: gli altri bambini vengono visti come oggetti inanimati, come giocattoli, che possono essere scelti e scartati in base all’umore
  3. Aiuto: gli altri bambini sono visti come elementi di aiuto per portare a termine uno scopo desiderato (la durata dell’associazione è però strettamente legata e determinata dallo scopo prefisso)
  4. Oggetti interi: gli altri bambini sono visti come compagni e come “oggetti a sé stanti”

3. Psicopatologia dello sviluppo

L’articolazione dello sviluppo della personalità in linee evolutive comporta un’attenta disamina dei diversi livelli di maturità del bambino. Lo squilibrio che può crearsi tra le linee evolutive non è patologico di per sé, in quanto una “disarmonia limitata” prepara solo il terreno alle numerose differenze individuali. I casi patologici si generano da un arresto o regressione normale, in relazione a una linea di sviluppo.

In tal caso è essenziale un “aiuto evolutivo” che rimetta il bambino sulla “via di un normale sviluppo”.

Sottolineando come i meccanismi di difesa rappresentino una funzione adattiva dell’Io, Anna Freud introduce un compito essenziale nel processo terapeutico: migliorare le difese e incoraggiare lo sviluppo delle funzioni dell’Io mentre si lavora nel portare alla luce i processi difensivi inconsci.

In contrasto con la Klein, Anna Freud propone un approccio pedagogico più che interpretativo nell’analisi con i bambini. Inoltre, ritiene che nella terapia i bambini non sperimentino nevrosi di transfert.

Melanie Klein e la sua teoria

Per Melanie Klein, il problema da risolvere nell’analisi dell’infanzia era quello di come accedere ai contenuti inconsci. Essendo le libere associazioni inadeguate nello studio dei bambini, intuì che la funzione centrale dell’economia psichica infantile non è il linguaggio, come negli adulti, ma il gioco.

Il gioco è la modalità attraverso cui i bambini esplorano la realtà esterna e mettono in scena le proprie rappresentazioni inconsce. In altre parole, è il «rappresentante simbolico delle fantasie inconsce».

È sull’interpretazione del gioco, del transfert e dei momenti di angoscia che la Klein concentra la sua attenzione (se il gioco diventa ripetitivo o se il bambino si interrompe improvvisamente): in questi momenti si manifestano le fantasie e i conflitti inconsci legati a questa angoscia. Allo stesso modo, il transfert, il rapporto con l’analista, è inteso come una «esteriorizzazione delle dinamiche del mondo interno».

Per Freud, la libido è, a priori, non legata a nessun oggetto: la scelta dell’oggetto è casuale e deve soddisfare il criterio della scarica energetica. Per la Klein, l’oggetto è intrinsecamente legato alla pulsione: non è pensabile una pulsione senza oggetto, gli oggetti sono parte integrante della pulsione.

Perciò, la teoria della Klein non riguarda più il dispiegamento della libido nello sviluppo psicosessuale, ma si fonda sulle vicissitudini affrontate dall’Io nella relazione con i propri oggetti interni.

Lo sviluppo è inteso come un’evoluzione dei modi di mettersi in relazione d’amore e di odio con altri. D’ora in poi si parlerà di teoria delle relazioni oggettuali, categoria che include ogni teoria che si incentra sullo studio delle relazioni degli individui con gli altri (intesi come reali o immaginari).

1. Teoria dello sviluppo infantile

La vita psichica del bambino si mostra fin dalla nascita come una lotta tra pulsioni di vita e di morte, che vengono introiettate e proiettate creando un proprio mondo interno costituito, rispettivamente, da oggetti buoni e oggetti cattivi. Fin dalla nascita, quindi, il bambino mostra un’intensa attività fantastica, resa possibile da due meccanismi in gran parte al servizio della pulsione di vita:

  • Introiezione: tramite la quale il primo oggetto viene impregnato di libido
  • Proiezione: consente al bambino di stabilire le prime relazioni oggettuali

Nella psiche del lattante, l’immagine dell’oggetto, esterno e introiettato, viene poi distorta dalle fantasie connesse alla proiezione dei suoi impulsi sull’oggetto. Le fantasie inconsce costituiscono quindi la prima fonte di categorizzazione inconscia della realtà: non nascono dalla conoscenza del mondo esterno, ma si originano dall’interno, dagli impulsi istintuali. Gli oggetti interni, quindi, non sono copie esatte degli oggetti del mondo esterno: si appoggiano alle esperienze con la realtà esterna, ma la loro valenza affettiva dipende dalle fantasie e dalle proiezioni del bambino. Man mano che lo sviluppo procede, grazie anche al rapporto con la realtà esterna, gli oggetti (seno materno, madre, padre, coppia genitoriale) diventano sempre più realistici. In ultima analisi, l’esito di uno sviluppo sano o meno del bambino dipende dalle vicissitudini nell’integrazione tra gli oggetti buoni e gli oggetti cattivi.

La Klein enuncia due posizioni nello sviluppo, che si differenziano per il tipo di angoscia prevalente, per i meccanismi di difesa usati e per il modo in cui viene percepito l’oggetto ("parziale" o "intero").

2. Posizione schizoparanoide

La posizione schizoparanoide coincide con i primi sei mesi di vita. Mentre Freud descrive una fase di autoerotismo prima e di narcisismo poi, per la Klein il bambino nasce con un «Io primitivo e rudimentale, da subito in grado di avere relazioni con l’esterno». Per "esterno" si intende il corpo della madre, vissuto non come "oggetto intero" ma come una serie di oggetti parziali.

La prima relazione del bambino è con il seno della madre, che assume connotazioni buone o cattive a seconda della pulsione attiva al momento della relazione.

In questa posizione è centrale l’angoscia di frammentazione. Dato che nei bambini le manifestazioni pulsionali si esprimono con forte intensità, la Klein ipotizza che l’aggressività abbia origini costituzionali. È l’attivazione della pulsione di morte a determinare nel lattante la paura dell’annientamento. L’aggressività, però, non è rivolta unicamente contro gli oggetti cattivi, poiché esiste anche una forma di reazione aggressiva che mira alla distruzione degli oggetti buoni: l’invidia. Se il "seno buono" non è disponibile ad essere svuotato, il bambino reagisce a questa situazione intollerabile fantasticando inconsciamente di distruggere il "seno cattivo". In quanto tale, l’invidia è «l’espressione più pura e primitiva della pulsione di morte», e rappresenta un ostacolo nel passaggio alla posizione depressiva.

Un’eccessiva distruttività innata è un fattore di rischio psicopatologico: la distruzione dell’oggetto, infatti, eliminerebbe la dipendenza da un altro, ma con essa, la possibilità di ricevere nutrimento e protezione, lasciando il mondo interno del soggetto sotto il dominio totale della propria distruttività.

Per difendersi da questi impulsi, il bambino proietta la sua aggressività, il suo sadismo, sugli oggetti. In tal senso, il meccanismo della scissione si dimostra molto utile al bambino per distinguere e tenere separati gli oggetti buoni da quelli cattivi, in modo che la distruttività della pulsione di morte non abbia la meglio sulla pulsione di vita, sugli "oggetti buoni". Tuttavia, non si può ipotizzare una scissione che coinvolga solo l’oggetto, dal momento che questo, attraverso le proiezioni, ha assunto significati affettivi strettamente legati alle esperienze dell’Io. Pertanto, quando l’Io mette in atto una scissione, si scinde anche una parte dell’Io.

Il meccanismo dell’identificazione proiettiva implica che alcune parti del Sé siano non soltanto scisse, ma anche proiettate su di un’altra persona. Quando il bambino si sente mosso da impulsi distruttivi, non solo li proietta sull’oggetto, ma proietta su questo anche parti del Sé: di conseguenza, si ritroverà di fronte un oggetto con cui è parzialmente identificato e da cui al contempo si sente perseguitato. Il bambino, quindi, inizia ad avere timore di una reazione inevitabile dell’oggetto.

Da qui nasce l’ansia persecutoria e, quindi, la necessità di controllare l’oggetto persecutorio. L’identificazione proiettiva è il principale meccanismo nelle relazioni narcisistiche. Da queste osservazioni, la Klein ipotizza una formazione del Super-Io molto più precoce rispetto alle teorie freudiane (in Freud si originava dalla rimozione del complesso edipico). Tuttavia, il Super-Io risulta speculare alle fantasie distruttive del bambino, ed è estremamente severo nelle prime fasi di vita. Solo nel procedere dello sviluppo sarà possibile modulare e regolare l’espressione dei moti pulsionali più aggressivi e distruttivi, soprattutto grazie ad esperienze reali esterne positive.

Per difendere l’oggetto buono dagli impulsi distruttivi, il piccolo usa dei meccanismi di difesa arcaici:

  • Idealizzazione: attribuire qualità esagerate agli oggetti buoni (non sussiste la possibilità di far male all’oggetto, poiché questo è "perfetto" e "immortale")
  • Svalutazione: limitare l’importanza e il potere dell’oggetto cattivo (si nega che l’oggetto sia pericoloso)
  • Diniego: negazione degli eventi spiacevoli della realtà
  • Onnipotenza: illusione di controllare l’oggetto onnipotentemente (placa l’angoscia di persecuzione)

L’uso di questi meccanismi primitivi non solo non è patologico, ma è necessario, dal momento che l’Io immaturo non avrebbe ancora i mezzi per contrastare la forza distruttrice della pulsione di morte.

3. Posizione depressiva

Nella posizione depressiva (dopo sei mesi), il bambino inizia a percepire gli "oggetti interi" e non più parziali. La capacità di integrare aspetti buoni e cattivi in un oggetto intero gli permette anche di integrare gli aspetti buoni e cattivi del proprio Io: comincia quindi a sperimentare in se stesso la co-presenza di sentimenti buoni e cattivi. La fonte di angoscia insita in questa posizione, pertanto, è la paura della perdita.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gazzillo Francesco.
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