Estratto del documento

John Bowlby

Aver cura dei bambini

Nello studio dell’attività di genitore, John Bowlby adotta un approccio etologico: il legame del bambino con la madre è considerato come la risultante di un preciso e in parte preprogrammato sistema di schemi comportamentali che si sviluppa, in un ambiente normale, durante i primi mesi di vita. Tutti gli esseri umani nascono con un insieme di comportamenti e risposte istintive e specifiche (pianto, grasping): questi repertori comportamentali si sono evoluti in quanto funzionali alla sopravvivenza e alla riproduzione.

Nel corso dello sviluppo, intorno agli 8 mesi di vita, questi sistemi comportamentali finiscono per coordinarsi, costituendo il sistema di attaccamento: un insieme di comportamenti istintivi che vengono attivati e disattivati da particolari segnali ambientali (percezione della lontananza della figura di riferimento, malessere, freddo, paura, disagio). In presenza di questi segnali, il sistema di attaccamento si attiva e il bambino attua una serie di comportamenti rivolti a richiamare l’attenzione e la presenza del caregiver. Quando il caregiver ritorna, il sistema di attaccamento si disattiva: la percezione dei segnali che disattivano questo sistema si registra sotto il nome di “senso di sicurezza”.

Inoltre, anche il comportamento del genitore è in parte predeterminato: il genitore di un neonato sperimenta una forte spinta a comportarsi secondo certe modalità tipiche (cullare il bambino, tenerlo al caldo, nutrirlo). Tuttavia, sebbene il comportamento genitoriale abbia radici biologiche, le caratteristiche con cui tale comportamento si manifesta dipendono dalle proprie esperienze nel corso della vita.

Le ricerche mostrano che il neonato sano è in grado di entrare in una forma elementare di interazione sociale: una madre dotata di una sensibilità normale deve essere capace di regolare velocemente il proprio comportamento così da accordarlo a quello del figlio e sviluppare così una relazione felice. Tuttavia, la caratteristica più importante dell’essere genitori è fornire una base sicura da cui un bambino possa partire per esplorare il mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo che sarà confortato e rassicurato: questo ruolo consiste nell’essere disponibili, pronti a rispondere quando chiamati in causa, per incoraggiare e dare assistenza, ma intervenendo attivamente solo se necessario.

Le esperienze peri- e post-natali hanno un gran peso nell’aiutare una madre a sviluppare una relazione affettuosa e sensibile verso il proprio bambino: è qui che la madre ha bisogno di tutto l’aiuto possibile. Inoltre, le precedenti esperienze personali di una madre, specialmente quelle con i propri genitori, possono influenzare profondamente i suoi sentimenti e comportamenti nei confronti del figlio.

Da molti studi si nota che le donne la cui infanzia è stata disturbata tendono ad instaurare meno interazioni con i propri bambini di quanto non facciano le madri che hanno avuto un’infanzia più felice. Gli effetti della privazione delle cure materne sul comportamento genitoriale sono i più gravi: una madre che, a causa di esperienze negative nella propria infanzia, cresce sviluppando un’angoscia di attaccamento, tenderà a cercare di essere accudita e di ricevere cure dai suoi stessi figli, inducendo nel figlio un’intensa angoscia unita a difficoltà nel sviluppare una vita sociale fuori della famiglia.

Origini della teoria

Nel rapporto “Maternal Care and Mental Health”, Bowlby registrò le prove dell’influenza sfavorevole esercitata sullo sviluppo della personalità dalle inadeguate cure materne nella prima infanzia. Negli anni ‘50 era ampiamente condivisa l’opinione che il motivo per cui il bambino sviluppa uno stretto legame con la madre è che lei lo nutre. Si postulavano due tipi di pulsioni: mentre la fame era la pulsione primaria, la relazione personale, o “dipendenza”, era la pulsione secondaria. Tuttavia, se questa teoria fosse vera, un bambino piccolo dovrebbe accettare con simpatia chiunque lo nutra (il che non accade).

Bowlby parte da uno studio di Lorenz, che dimostrava come in alcune specie animali potesse svilupparsi un forte legame nei confronti di una specifica figura materna senza l’intermediazione del cibo (papere, anatre), e dal famoso esperimento di Harlow (in cui le scimmie preferivano una madre “calda” piuttosto che una “fredda” ma che le nutriva). Da queste osservazioni, elaborò un concetto di attaccamento distinto dai bisogni di cibo o sesso, le due fonti della motivazione umana per lungo tempo considerate fondamentali: la funzione biologica del comportamento di attaccamento è quella della protezione. In altre parole, il bambino mantiene una prossimità nei confronti del caregiver poiché ritiene che questi sia in grado di affrontare il mondo in modo adeguato.

In quest’ottica, l’angoscia di separazione è considerata una disposizione fondamentale dell’essere umano: una risposta alla minaccia o al rischio di perdere la figura atta a fornire delle cure. Similmente, il lutto può intendersi come la risposta a una perdita che si è effettivamente verificata. Bowlby concentrò la sua attenzione sul modo in cui un bambino piccolo si comporta nei confronti della madre dopo un periodo di separazione e di contatto con gente estranea. In tali circostanze un bambino esordisce trattando la madre quasi come fosse un’estranea, ma poi, dopo un certo intervallo, comincia ad aggrapparsi a lei intensamente, angosciato di poterla perdere di nuovo, e arrabbiato con lei se pensa che ciò possa essere possibile. Ciò significa che per questo intervallo di tempo il legame d’attaccamento si interrompe: questa era la condizione che Bowlby etichettò come distacco e che credeva fosse il risultato di un processo di esclusione difensiva, o rimozione, che opera nel bambino.

Psicoanalisi come arte e scienza

Mentre il panorama psicoanalitico si interessava prevalentemente del mondo interno e fantasmatico di adulti e bambini, Bowlby richiama l’attenzione sull’importanza delle esperienze reali di un bambino nel corso del suo sviluppo. In questo senso, il pensiero psicoanalitico deve poter beneficiare da nuove metodologie d’indagine: l’osservazione diretta dei bambini, ad esempio, è in grado di mettere in luce le modalità di sviluppo dei bambini e le esperienze familiari che ne influenzano lo sviluppo. Un esempio è la tecnica della Strange Situation di Mary Ainsworth. Osservando il comportamento di esplorazione, sia in presenza che in assenza della madre, e il tipo...

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 7
Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Gazzillo, libro consigliato "Una base sicura", John Bowlby Pag. 1 Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Gazzillo, libro consigliato "Una base sicura", John Bowlby Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 7.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Dinamica, prof. Gazzillo, libro consigliato "Una base sicura", John Bowlby Pag. 6
1 su 7
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gazzillo Francesco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community