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Per ritrovare uno statuto scientifico, la psicoanalisi dovrebbe abbandonare le teorie metapsicologiche

freudiane per abbracciare, oltre all’etologia e allo studio delle specie animali, le più moderne teorie della

psicologia dello sviluppo (Mary Ainsworth), in modo tale da aprirsi alle verifica empirica delle ipotesi.

Lo sviluppo dei sistemi di attaccamento e di esplorazione non può essere spiegato in termini di pulsioni

ed energia psichica, ma è attribuibile all’azione della selezione naturale. Questi comportamenti hanno

delle , poiché gli individui dotati della capacità di sviluppare questi sistemi sono

BASI BIOLOGICHE

sopravvissuti e si sono riprodotti con più successo degli individui meno dotati. In particolare, la

funzione del comportamento di attaccamento è di diminuire il rischio che l’individuo riporti un danno.

Inoltre, il sistema di attaccamento è indipendente dal temperamento del bambino, poiché dipende

unicamente dalla capacità dei caregiver di fornirgli un rapporto tale che lo faccia sentire al sicuro.

Una delle variabili principali dello sviluppo di ogni individuo è il percorso lungo il quale si organizza il

suo comportamento di attaccamento: tale comportamento è determinato in larga misura dal modo in

cui lo trattano le sue figure genitoriali, sia nella prima infanzia che nell’adolescenza. In particolare, tali

esperienze influiscono sullo sviluppo della personalità determinando la creazione e il mantenimento di

schemi inconsci, tramite i quali un individuo percepisce e organizza il mondo che lo circonda.

5. LA VIOLENZA NELLA FAMIGLIA

La è una delle cause più importanti di alcune sindromi psichiatriche.

VIOLENZA ESERCITATA DAI GENITORI

I bambini sono solitamente in collera e gelosi per l’attenzione che la madre dà al nuovo nato: in questa

situazione, la collera è funzionale, poiché serve a proteggere una relazione che è di estremo valore.

Pertanto, gran parte della violenza scarsamente adattiva presente in certe famiglie è spiegabile come

visione distorta ed esagerata di un comportamento che invece è potenzialmente funzionale.

Dai ricerche si nota che le madri che maltrattano sono impulsive, diffidenti ed incapaci di intrecciare

relazioni strette. La maggior parte di queste donne hanno trascorso un’infanzia miserevole e sono state

“private delle cure materne di base” (o picchiate durante l’infanzia). In quest’ottica è possibile dedurre

che queste donne soffrano di un grado estremo di attaccamento angoscioso derivante da ripetute

esperienze e/o minacce di abbandono nella loro infanzia. Non c’è da meravigliarsi quindi del fatto che,

se una donna con questo passato diventa madre, ci saranno momenti in cui invece di essere pronta a

far da madre ai suoi figli, chiederà ad essi che le facciano da madre. Non ci si meraviglia neanche del

fatto che, quando il figlio non riesce ad adempiere questo compito e inizia a piangere, richiedendo cure e

attenzioni, questo tipo di madre diventi impaziente e si arrabbi con lui. È sullo sfondo di questo passato

che possono essere compresi i maltrattamenti violenti che una madre infligge al figlio.

Per quanto riguarda gli effetti del maltrattamento sullo sviluppo della personalità infantile, i bambini

maltrattati vengono descritti come depressi, passivi, dipendenti, ansiosi, arrabbiati e aggressivi. Per

quanto riguarda le loro capacità relazionali, i bambini maltrattati mostrano spesso comportamenti di

evitamento, uniti ad una singolare indifferenza nei confronti dei coetanei che soffrono.

Poiché la tendenza a trattare gli altri nello stesso modo in cui siamo stati trattati noi stessi è radicata

profondamente nella natura umana, è possibile intuire come una proporzione significativa di bambini

rifiutati e maltrattati cresca perpetuando il ciclo di violenza familiare.

In Inghilterra è applicato un servizio noto come H -S : uno schema indipendente e organizzato di

OME TART

visite a casa che offre sostegno, amicizia e assistenza pratica a giovani famiglie in difficoltà.

Si tratta di madri volontarie che accettano di fare visite regolari a una o due famiglie con lo scopo di

stabilire una relazione in cui si possano condividere tempo e comprensione, rassicurando i genitori

del fatto che le difficoltà nell’allevamento dei figli non sono insolite.

6. SAPERE DI NON SAPERE

3

Le esperienze infantili sfavorevoli nel rapporto con i genitori possono causare vari disturbi cognitivi,

come le . Le scene e le esperienze che tendono ad essere escluse, sebbene spesso continuino

AMNESIE

ad influenzare i pensieri, i sentimenti e il comportamento, si dividono in 3 categorie:

a) I genitori desiderano che i figli restino all’oscuro di qualcosa : molti bambini che hanno osservato

o vissuto esperienze di cui i genitori desiderano tenerli all’oscuro, tendono a conformarsi ai loro

desideri, escludendo dall’elaborazione mentale queste informazioni. A volte i genitori fanno pressioni

sui propri figli affinché escludano dalla coscienza delle informazioni che questi già possiedono: ciò

genera nel bambino una sfiducia nelle altre persone, un’inibizione alla curiosità, uno scarso

affidamento sulle proprie capacità percettive e una tendenza a pensare che tutto sia irreale.

Molte delle cose che i genitori desiderano che il figlio non sappia riguardano le attività sessuali.

In altri casi, poi, l’informazione che un genitore impone di escludere al figlio riguarda non eventi del

mondo esterno, bensì eventi della vita privata del bambino. Nei casi di separazione e di lutto, ad

esempio, il genitore rimasto può non solo fornire al bambino delle informazioni inadeguate o svianti,

ma anche comunicargli che il fatto di provare dolore non è appropriato (vi sono situazioni in cui al

bambino viene detto di non piangere). Queste situazioni, quindi, non causano solamente l’esclusione

dalla consapevolezza di certe esperienze, ma anche degli affetti e dei sentimenti ad esse legati

b) I genitori hanno trattato i figli talmente male che i figli non ne tollerano neanche il ricordo :

queste esperienze, che includono ripetuti rifiuti da parte dei genitori sommati a un disprezzo per le

richieste di amore, di cure e di conforto (ma anche violenze fisiche e sessuali), danno origine a

gravi psicosi o disturbi della personalità (narcisismo, personalità multiple).

Per quanto riguarda i casi di personalità multipla, ogni personalità viene creata con un ruolo preciso:

Agire da compagno quando la personalità principale si sente sola o isolata

­ Agire da anestetico davanti a eventi insopportabilmente angosciosi

­ Pensare, sentire e agire in modi che il paziente non può accettare come propri

­

I bambini psicotici, invece, la cui condizione può essere attribuita a un persistente maltrattamento

da parte dei genitori, alternano improvvisamente momenti di affettuosità a momenti di ostilità. Ciò

che viene temuto da questi bambini è un attacco da parte di uno dei genitori ma, dato che

quest’aspettativa è terrorizzante, l’attacco aspettato viene attribuito a un mostro immaginario

c) I figli hanno fatto o pensato cose per cui si sentono colpevoli o imbarazzati (categoria

ampiamente analizzata dalla tradizione psicoanalitica classica)

7. SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ

Come si è visto, la ’ considera la propensione a stringere relazioni emotive

TEORIA DELL ATTACCAMENTO

intime come una componente di base della natura umana, che persiste in adolescenza e in età

adulta.

Tuttavia, la teoria rifiuta il concetto di sviluppo che segue una sequenza di stadi (in ciascuno dei quali

può fissarsi o regredire), ipotizzando che lo sviluppo di un individuo possa seguire un certo percorso

pur essendoci una serie di possibili altri percorsi (alcuni compatibili con uno sviluppo sano, altri

meno).

Alla nascita, quindi, il neonato ha davanti a sé una gamma di possibili percorsi, e quello su cui procederà

verrà determinato dall’ambiente che lo circonda, soprattutto dal modo in cui i genitori lo tratteranno.

Fondamentale è quindi il ruolo dei genitori nel determinare come un bambino si svilupperà!

La Ainsworth ha descritto 4 , insieme alle condizioni familiari che li

MODELLI DI ATTACCAMENTO

suscitano:

1. A : il bambino ha fiducia nella disponibilità, nella comprensione e nell’aiuto

TTACCAMENTO SICURO

del genitore, sentendosi quindi coraggioso nell’esplorare il mondo e capace di regolare i propri

affetti. Il bambino sperimenta una breve angoscia di separazione al momento dell’allontanamento

del caregiver, ma al suo ritorno è in grado di riprendere ad esplorare autonomamente l’ambiente.

Tale schema è promosso da un genitore sensibile e disponibile a rispondere ai bisogni del figlio

4

2. A - : il bambino si aspetta di essere rifiutato, cercando, quindi, di

TTACCAMENTO INSICURO EVITANTE

diventare autosufficiente sul piano emotivo (narcisismo, falso sé). Nel corso dello sviluppo, quindi,

tenderà ad inibire la propria angoscia di separazione. Tale schema è il risultato di una madre che

respinge costantemente il figlio quando le si avvicina per cercare conforto o protezione

3. A - - : il bambino non ha certezza che il genitore sia

TTACCAMENTO ANGOSCIOSO ANSIOSO AMBIVALENTE

disponibile a rispondere e a dare aiuto e, di conseguenza, è incline all’angoscia di separazione nei

suoi tentativi di esplorazione del mondo. In conseguenza del ritorno della madre, il bambino è

inconsolabile, continua a stare male e non si sente sicuro nel tornare ad esplorare l’ambiente.

Tale schema è promosso da un genitore non sempre disponibile, ma viene anche favorito dalle

separazioni e da minacce di abbandono usate come mezzo di controllo

4. A : al momento del ritorno della madre, il bambino assume dei

TTACCAMENTO DISORGANIZZATO

comportamenti tipici di tutti e 3 i precedenti schemi comportamentali. In altre parole, non riesce

ad elaborare una strategia coerente per rispondere alla separazione e alla successiva riunione

con la madre. Questo attaccamento è favorito dalla presenza di lutti o traumi irrisolti nei genitori:

se il genitore non è riuscito ad elaborare adeguatamente i propri lutti o traumi passati, non riuscirà

a rispondere in modo sistematico e organizzato alle richieste del bambino.

L’attaccamento disorganizzato è considerato il più rischioso e può sfociare in patologie borderline

7.1 - MODELLI OPERANTI DEL SÈ

La teoria ipotizza che il comportamento di attaccamento sia organizzato tramite un SISTEMA DI CONTROLLO

all’interno del sistema nervoso centrale, analogo ai sistemi di controllo fisiologici che mantengono entro

certi limiti le misure fisiologiche (pressione sanguigna, temperatura corporea). Similmente all’omeostasi

fisiologica, questo sistema di controllo mantiene la relazione di una persona nei confronti della figura

di attaccamento entro certi limiti di distanza e di accessibilità.

Una volta sviluppato, ogni schema di attaccamento persiste nel tempo, principalmente per 2 motivi:

• Il modo in cui i genitori trattano il figlio, in bene o in male, tende a continuare immutato

• Ogni schema tende ad autoperpetuarsi

Per spiegare la persistenza degli schemi di attaccamento e la loro tendenza a diventare sempre più

proprietà del bambino (interiorizzazione), la teoria si basa sui .

MODELLI OPERANTI DEL SÉ E DEI GENITORI

Lo sviluppo del comportamento di attaccamento come sistema organizzato richiede che il bambino abbia

sviluppato la capacità cognitiva di ricordare la madre quando lei è assente. Già nel secondo semestre

di vita, quando l’infante sviluppa la capacità di rappresentazione, inizia quindi a essere disponibile il suo

modello operante della madre. Contemporaneamente, il bimbo sviluppa un modello operante di sé in

interazione con la madre, e poi con il padre. I modelli del sé, costituiscono una “cornice” entro la

quale il bambino percepisce gli eventi esterni e prevede il futuro. Una volta costruiti, tali modelli

tendono a persistere fino a operare in modo automatico, a livello inconscio, risultando difficili da

modificare.

I modelli operanti del sé e della figura di attaccamento mentalmente costruiti nell’infanzia tendono

ad influenzare ogni legame affettivo e relazionale che l’individuo stabilirà nell’arco di tutta la vita.

Inoltre, la forma che questi modelli prenderanno dipende dall’esperienza di vita reale di un bambino

nelle interazioni quotidiane con i genitori. Il modello di sé di un bambino, infatti, è profondamente

influenzato da come lo vede e come lo tratta sua madre, ma anche dalle cose che gli dice.

La differenza tra un modello operante adattivo e disadattivo dipende in primo luogo dalle profonde

differenze della . In diverse ricerche si evince che l’elevato

LIBERTÀ DI COMUNICAZIONE TRA MADRE E FIGLIO

grado di libertà in questa comunicazione è correlato allo sviluppo di uno schema di attaccamento

sicuro. Mentre le coppie sicure tendono ad impegnarsi in conversazioni fluenti, includendo sentimenti

e argomenti personali, nella coppia insicura la conversazione è limitata, gli argomenti impersonali e i

riferimenti ai sentimenti assenti. È caratteristico di un bambino con attaccamento sicuro il possedere un

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davril86

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e processi sociali
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gazzillo Francesco.

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