Melanie Klein: Le fantasie sul vissuto del lattante
Tutta l’attività psichica del lattante è definita dalla Klein come fantasia, contrariamente a Freud, che la considerava una funzione successiva all’instaurarsi dell’esame di realtà. Per la Klein le fantasie quindi non hanno una funzione compensatoria (come in Freud), ma permettono la realizzazione dei bisogni pulsionali. La Klein disegna uno sviluppo infantile centrato sull’opinione che le relazioni oggettuali esistono sin dall’inizio della vita e che il primo oggetto è il seno materno, che per il lattante si scinde in seno buono (gratificante) e cattivo (frustrante). Questa scissione ha come risultato la separazione dell’odio e dell’amore. Il rapporto con questo primo oggetto implica l’introiezione e la proiezione, processi attraverso cui il bambino costruirà il proprio mondo interno di oggetti buoni e oggetti cattivi.
I pazienti della Klein
La Klein aveva in analisi bambini ma anche adulti e per questo motivo cominciò a intuire che le fantasie espresse dagli adulti nelle libere associazioni durante l’analisi venivano espresse in maniera simile dai bambini durante l’analisi basata sul gioco. La Klein ha l’intuizione che la funzione centrale dell’economia psichica nell’infanzia non è rappresentata dal linguaggio, come negli adulti, ma dal gioco. Il gioco quindi, che corrisponde alle libere associazioni negli adulti, rappresenta la modalità con cui i bambini non solo esplorano la realtà esterna, ma mettono in scena i propri conflitti inconsci.
La tecnica del gioco
- Setting: 50 minuti, in una stanza; 5 volte a settimana.
- Ad ogni bambino veniva data una scatola di giochi: case, figure umane e animali, plastilina, forbici, fili, acqua e sabbia. Ciascun bambino aveva la sua scatola.
- Ogni bambino aveva la sua scatola perché la Klein diceva che “così come le libere associazioni dell’adulto, sono le proprie, del paziente, così la scatola rappresentava in un certo senso il contenuto mentale del bambino, quindi doveva essere sua, da condividere con l’analista.
- Un aspetto fondamentale era che i giocattoli non dovevano in alcun modo prestabilire il gioco che il bambino decideva di attuare. La Klein diceva che nel gioco il bambino esteriorizza le proprie fantasie inconsce, quindi i giocattoli che aveva il bambino erano molto rudimentali, in modo da non incanalare l’inconscio del bambino in modo prestabilito.
- I giocattoli erano inoltre molto piccoli perché la Klein diceva: “il bambino in analisi può pensare che il giocattolo piccolo può essere qualcosa che deriva dalla sua mente”.
- L’analista interpreta ciò che il bambino fa in analisi come interpreta le libere associazioni dell’adulto.
Tecnica: se il gioco esprime le preoccupazioni, conflitti, paure e fantasie inconsce del bambino, la tecnica consiste nell’analizzare tutte queste produzioni così come si analizzano sogni e libere associazioni negli adulti. Quindi si interpretano le fantasie, i conflitti e le difese. Ma anche i disegni dei bambini e le relative associazioni sono rivelatori. Obiettivo: come nell’adulto era di far affiorare alla coscienza i conflitti inconsci del bambino. Le regole che utilizzava nel fornire le interpretazioni erano le stesse che utilizzavano per gli adulti. Particolare attenzione veniva data alla traslazione/transfert sia positiva sia negativa. La Klein veniva detta anche “psicologa dell’Es”, perché porta avanti il discorso dell’istinto di morte freudiano, pur trasformando il tutto in pulsione avversiva (l’odio che il bambino prova). L’istinto di vita e l’istinto di morte venivano trasformati dalla Klein in emozioni, affetti intensi, amore e odio che il bambino esprime nei confronti dei suoi oggetti.
Riassunto: per Klein il gioco
- La tendenza dei bambini a relazionarsi a oggetti esterni (oggetto esterno è l’analista ma anche l’oggetto materiale).
- Il tentativo di trovare sollievo nell’esteriorizzare i conflitti interni (se un bambino disturbato arriva in analisi, il fatto per esempio di poter essere aggressivo con il giocattolo gli dà sollievo perché esprime la propria aggressività).
- L’istinto epistemofilico di trovare nuovi oggetti con cui simbolizzare (nuovo modo di relazionarsi al mondo esterno) (bambino ha un nuovo istinto di scoprire, ricercare e imparare).
- L’incapacità di giocare segnala un bambino disturbato.
Per la Klein
- I bambini sono analizzabili quasi allo stesso modo degli adulti.
- Il gioco è il mezzo principale.
- Il bambino assegna dei ruoli al terapeuta. Non solo quello per esempio del genitore cattivo o del genitore amorevole che mi ricompensa, ma anche parti del bambino (es. bambino cattivo che deve essere punito). All’analista viene attribuito a volte l’aspetto ideale del genitore, a volte l’aspetto persecutorio dei genitori.
- Il processo analitico diviene una esternalizzazione continua di configurazioni fra il sé del bambino e l’altro o, in termini Kleiniani, degli oggetti interni/esterni e dell’Io del bambino.
La Klein dice che i bambini durante l’analisi sviluppano un transfert con l’analista (così come gli adulti) e questo transfert può essere positivo o negativo (ma la Klein è molto concentrata sugli aspetti negativi: bambino disturbato che arriva in analisi ha in primo piano l’aggressività).
Per Melanie Klein
- I bambini soffrono di angosce e sentono il bisogno di essere aiutati quanto gli adulti (transfert).
- L’attenzione dell’analista è rivolta al mondo interno del bambino e alla natura delle figure interne trasferite dal bambino sull’analista. I genitori interni sono spesso scissi in genitori ideali e figure cattive-persecutorie.
Concetto fondamentale: nel bambino esiste solo o buono (infinitamente buono), o cattivo (infinitamente cattivo). Il bambino si difende dall’angoscia provocata dall’ambivalenza verso i genitori attraverso la scissione (prova contemporaneamente amore e odio, azione che comporta molto controllo, che il bambino non ha; quindi opera una scissione: o buono o cattivo).
Per la Klein
- L’analisi infantile è la situazione ideale in cui il primitivo è osservabile accanto al civilizzato (il bambino manifesta il suo inconscio in modo meno difeso rispetto all’adulto).
- Per la Klein l’analisi si dovrebbe focalizzare sull’inconscio, sulle fantasie inconsce, ecc…
- Paradossalmente essendo nel bambino l’Io non ancora pienamente sviluppato, quindi «sono molto più soggetti al dominio dell’inconscio»; questo fa sì che è possibile «accorciare» il percorso analitico entrando direttamente in rapporto con il loro inconscio.
Divergenza tecnica e teorica
Melanie Klein: la mente adulta è simile a quella dei bambini: dominata da terrori profondi di marca psicotica, instabile, dinamica, fluida e sempre in grado di reagire alle interpretazioni “profonde”. (Il pensiero del bambino lo possiamo trovare negli adulti nei pazienti molto gravi, psicotici). Per la Klein, l’Es si manifesta facilmente nei bambini e in modo equivalente negli adulti psicotici. Il linguaggio che la Klein utilizza è quello dell’Es.
Il super – io
Per la Klein, i desideri edipici si manifestano precocemente, e anche il Super – Io si presenta in forme precoci. Per la Klein il Super – Io è presente in forme arcaiche e accompagna lo sviluppo libidico fin dall’inizio della vita. Le fantasie edipiche precoci corrispondono al livello di sviluppo libidico in cui si trova il bambino e il fulcro della vita psichica nell’infanzia diventa la paura della rappresaglia da parte dei genitori, che devono punire il bambino per i suoi desideri di possesso. La Klein sottolinea il ruolo svolto dalla coppia di genitori che esclude e perseguita il bambino. A differenza di Freud, l’Edipo kleiniano si risolve con l’accettazione dell’esistenza di una coppia (“figura parentale combinata”) di cui non si fa parte.
- L’analisi rafforza e sviluppa l’Io e analizza il Super-io attraverso il transfert, che ne diminuisce la severità.
- Si analizzano le figure interne che compongono il Super-io arcaico e si analizza l’angoscia di essere distrutti e il senso di colpa connesso alle manifestazioni del Super - Io.
Primi stadi dello sviluppo
Il sistema psichico della Klein è mosso dalla pulsione di vita e da quella di morte. L’attivazione della pulsione di morte crea nella mente del neonato la paura dell’annientamento, che spinge il bambino a una proiezione difensiva. In questa fase l’angoscia più profonda è la paura dell’annientamento e il terrore della disintegrazione e l’Io, che all’inizio della vita è solo rudimentale, frammentario e non sufficientemente integrato, si sente continuamente minacciato da questi impulsi. L’Io rudimentale del bambino proietta all’esterno le pulsioni di morte. La vita psichica si presenta quindi fin dall’inizio come una lotta tra pulsioni di vita e pulsioni di morte ed entrambe vengono proiettate e introiettate creando oggetti buoni e cattivi. Per la Klein esiste un’aggressività innata, perché i bambini nascono con le pulsioni di vita e di morte. Questa aggressività viene sperimentata dal bambino come qualcosa che perseguita e vuole uccidere, da dentro o da fuori. (paura di annichilimento).
Per la Klein, il mondo esterno è inizialmente rappresentato dalla madre, ma non dalla madre vera e propria, bensì dal pezzo di madre che interagisce nei momenti pregnanti della vita del bambino, il seno. Quindi il primo oggetto per il bambino è il seno.
- Per Freud il bambino attraversava, nel normale sviluppo psicosessuale, prima una fase di autoerotismo e poi una fase di narcisismo. La Klein invece sostiene che il bambino nasce con un Io primitivo da subito attrezzato per avere relazioni con l’esterno (il corpo della madre, che viene vissuto non come oggetto intero ma come oggetto parziale). Il bambino entra quindi in contatto con il seno della madre, che assume connotazioni positive o negative a seconda della pulsione attiva al momento della relazione.
- Le pulsioni di vita e di morte (per Klein: amore → libido e odio → aggressività), si esprimono inizialmente nella relazione oggettuale con la madre.
- L’Io opera sia funzioni difensive che relazionali (aiutando le pulsioni amore e odio a esprimersi creando la relazione oggettuale).
Contro la fase narcisistica
Per la Klein non esiste una fase narcisistica, perché le pulsioni amore e odio sono orientate verso un oggetto esterno, reale.
Fantasia inconscia
Per la Klein la mente del bambino contiene essenzialmente delle fantasie inconsce. Negli anni ’30 dice che i bambini nascono con una riserva di fantasie innate (origine filogenetiche) che accompagnano le sue esperienze. Il desiderio implica un oggetto per soddisfarlo = Desiderio di qualcosa (primitiva forma di intenzionalità). Se io ho un desiderio, necessariamente avrò anche una fantasia di che cosa può soddisfare il mio desiderio e questo significa che devo avere un’innata conoscenza inconscia, che si esprime nella fantasia, dell’esistenza di una madre e un padre e di parti del corpo materne e paterne. In Freud: la fantasia è la conseguenza di frustrazione; ristabilire l’identità.
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