Donald Winnicott – Sviluppo affettivo e ambiente
La psicoanalisi e il senso di colpa
Il senso di colpa non è conseguenza di un insegnamento morale, ma un aspetto dello sviluppo. Ogni individuo è costituzionalmente capace di sviluppare un senso morale. L'acquisizione della capacità di provare senso di colpa. Freud: la colpa sta nell'intenzione inconscia, e il delitto è piuttosto una conseguenza della colpa. Il senso di colpa è l'angoscia derivante da un conflitto amore-odio, ed implica la tolleranza dell'ambivalenza. Complesso edipico: desiderio di uccidere il padre e allo stesso tempo amore per lui: senso di colpa.
Obiettivo: sostituzione dei sintomi con accettazione cosciente del contenuto della fantasia che renderebbe logico il senso di colpa. Super-Io: l'Io per fronteggiare l'Es impiega determinate forze di controllo, basate sull'introiezione del padre amato e temuto, delle altre figure e del modello culturale. Il senso di colpa si verifica quando l'Io deve venire a patti con il Super-Io.
Concetto di introiezione del padre troppo semplicistico: il Super-Io è precoce, l'introietto è primitivo e subumano, in seguito può assumere connotati simili al padre. Psicopatologia del senso di colpa: è facile trovare persone con eccessi di senso di colpa, che non accettano la responsabilità per l'odio e l'amore che ha comportato il complesso di Edipo.
Nevrosi ossessiva: tentativo di annullare un'idea con un'altra, di compiere rituali assurdi. Confusione conservata per nascondere che in un particolare contesto di cui si è inconsapevoli, l'odio è più potente dell'amore. Melanconia: si reclama la responsabilità per un disastro generale evitando di accostarsi al proprio potere distruttivo personale. Timore per l'odio maggiore dell'amore.
Senso di colpa: angoscia legata all'ambivalenza. Esso implica un certo grado di sviluppo affettivo. Il senso di colpa al suo punto di origine. Posizione depressiva di Melanie Klein: conflitto nel rapporto a due invece che triangolare. Accento sul fine: la pulsione primitiva d'amore (frustrazione alla mancata soddisfazione della realtà) ha un fine aggressivo, è spietata perché scevra da preoccupazione (entrare nella madre per tirar fuori ciò che ha di buono).
La madre può concedere il giusto tempo per far accettare all'infante che l'oggetto d'attacco è quello responsabile della sua assistenza. Una madre presente può essere pronta a capire se l'infante ha l'impulso naturale di ripararla da sé, affinché il sadismo orale possa essere accettato dall'Io.
Due preoccupazioni: l'effetto dell'attacco alla madre e le conseguenze per il proprio Sé a seconda del predominio di soddisfazione/frustrazione. Qui il bambino si percepisce e percepisce gli altri come unità, ed è in grado di unire componenti aggressive ed erotiche in un'esperienza sadica. Si dà per scontato che nei primi stadi ci sia stato uno sviluppo normale.
Quando scopre che la madre sopravvive e accetta il vero gesto riparativo, il bambino accetta la responsabilità per la fantasia globale della pulsione: la spietatezza cede il passo alla pietà e alla preoccupazione. La tolleranza degli elementi aggressivi implica il riconoscimento della differenza tra fatto e fantasia.
La ripetizione di questo ciclo si svolge innumerevoli volte: esperienza istintuale, accettazione responsabilità ossia senso di colpa, elaborazione, vero gesto riparativo. Se qualcosa va male c'è la scomparsa del senso di colpa, sostituita dall'inibizione dell'istinto o dalla scissione degli oggetti.
Rapporto tra fantasia e mondo interiore, tra ciò che nel bambino è sentito come benevolo e malevolo in termini di oggetti nel Sé. Al centro sta il dubbio sull'esito della lotta tra le forze del bene e del male (elementi buoni o persecutori interni ed esterni alla personalità), a seconda che le esperienze pulsionali siano state soddisfacenti o frustranti, con l'istituzione di un modello come difesa al caos interno. Solo dopo, il bambino è pronto ad affrontare il complesso edipico, tollerando l'ambivalenza in cui si è impegnati in un rapporto triangolare.
Quando l'importanza del senso di colpa è evidenziata nella sua assenza. Mancanza del senso morale. Ci sono individui che sono parzialmente incapaci di acquisire preoccupazione. Qui è mancata la situazione affettiva che lo avrebbe permesso, con riduzione dello sviluppo emotivo. In assenza del senso morale, si inculca un codice morale, che sviluppa una socializzazione però instabile.
Perdita e riconquista del senso di colpa. Il comportamento antisociale si divide in due categorie. Una legata alla normale cattiveria dei bambini sani: l'atto criminoso si ricollega al senso di colpa derivante dal crimine della fantasia repressa del complesso edipico (intenzione criminale inconscia), espressa con l'ambivalenza tipica di quel periodo. Inizialmente il crimine non soddisfa il delinquente, ma alla lunga acquisisce un vantaggio secondario. Qui non è represso il senso di colpa ma la fantasia che spiega la colpa. Prevenire significa evitare di interrompere il rapporto tra madre e bambino.
Altra cosa quando si perde la capacità di provare senso di colpa, in cui il criminale prova a tutti i costi a sentirsi colpevole senza riuscirci. È un lattante immaturo con l'astuzia di un adulto.
La capacità di essere solo
L'aspetto positivo di questa funzione. Si tratta del rapporto monadico, fenomeno del primo periodo di vita che però si completa dopo l'istituirsi di una buona maturità. Si sviluppa una relazionalità dell'Io: rapporto in cui le persone sono sole, ma la presenza di ciascuna è importante per l'altra. Si gode nell'essere solo insieme a un'altra persona che è pure sola. Relazionalità dell'Es: amore grezzo o in forma sublimata.
Tale capacità è sinonimo di maturità emotiva. L'Io deve essersi già ben integrato dopo una ripetizione delle gratificazioni istintuali. Dopo un rapporto sessuale i partner raggiungono la relazionalità dell'Io, scevra da tensioni istintuali di cui si attende il naturale ritorno, senza che si produca angoscia.
Oggetto buono interno (essere solo in una situazione matura): il rapporto con gli oggetti interni e la fiducia verso le relazioni interne offre pienezza di vita, anche in assenza di oggetti esterni. Gli oggetti interni sono disponibili per essere proiettati al momento adatto. Si implica una relativa libertà dall'angoscia persecutoria. La situazione di solitudine implica sempre la presenza dell'altro.
Essere solo in una situazione immatura: esiste una forma non raffinata dell'esser solo, ossia essere solo in presenza di qualcuno. Ciò solo se l'immaturità dell'Io debole è equilibrata dal sostegno dell'Io fornito dalla madre. "Io sono": stadio in cui l'individuo non è solo forma (Io) ma anche vita. Ma il bambino esiste solo se la madre si identifica con lui, accogliendo le sue richieste senza che egli ne sia consapevole. "Io sono solo": consapevolezza della continuità dell'esistenza della madre, che gli permette di essere solo per un tempo limitato. È questo il tipo di relazione che prende il nome di relazionalità dell'Io.
Poi l'individuo acquisirà tale capacità, senza doversi riferire al simbolo materno, raggiungendo il controllo della relazionalità dell'Io. In particolare c'è l'istituzione dell'ambiente interno, più primitivo del fenomeno di madre introiettata. Qui l'ambiente che sostiene diventa parte della personalità dell'individuo. Anche così c'è sempre qualcuno da equare alla madre, una presenza interna inconscia che può esprimersi su qualcun altro.
Relazionalità dell'Io: le pulsioni dell'Es sconvolgono un Io debole o rafforzano uno già forte, quando è sotto l'influsso della relazionalità dell'Io. Quando è solo in presenza di qualcuno, l'individuo può scoprire la propria vita personale.
In tale stato il bambino esiste senza essere qualcosa che reagisce ad un urto esterno o una persona attiva con direzione. Dunque quando arriva l'impulso, esso sembrerà reale costituendo un'esperienza autentica. L'oggetto colpito dalla pulsione è quello presente, che non muove richieste. Tali esperienze pongono la base di una vita reale. Il bambino sarà sempre capace di riscoprire l'impulso personale.
Acme della relazionalità dell'Io: concetto di orgasmo dell'Io. L'estasi, la soddisfazione in un concerto o nei giochi dei bambini è differente dalla sublimazione dell'Es, in cui il gioco comporta un'eccitazione compulsiva che richiama l'esperienza istintuale. Il gioco del bambino non può essere felice se complicato da eccitazioni corporee che raggiungono un acme fisico. Ciò avviene in bambini deprivati che utilizzano difese maniacali. Relazionalità dell'Io e sublimazione sono concetti differenti.
La teoria del rapporto infante-genitore
Non esistono traumi se questi non sono posti sotto l'onnipotenza dell'individuo. Le rivelazioni dell'analista non portano cambiamento, a farlo è il paziente quando produce fattori traumatici in modo personale. Nell'infanzia le cose buone e cattive sono fuori dal proprio controllo. Raccogliere fattori esterni nell'area dell'onnipotenza è una capacità ancora in formazione, per cui serve sostegno a un Io che ancora non si sente responsabile di farlo. Traumi originali di questo tipo Freud li descriveva come soggetti a rimozione primaria, nonostante sia improbabile che tali ricordi vadano smarriti attraverso i meccanismi a noi noti della rimozione.
Il paziente deve presentare i fattori ambientali in modo che possano essere interpretati come proiezioni di quelli originari. Ciò è possibile se riscoprono la capacità di avere fiducia grazie all'attendibilità dell'analista che è libero di interpretare. Nei casi non conformi alla possibilità di analisi classica, è più importante l'attendibilità che l'interpretazione: il paziente non l'ha sperimentata nell'assistenza della madre e la trova per la prima volta nel comportamento dell'analista. Questa è la base, nel trattamento delle psicosi.
Nel bambino molto piccolo, non c'è una proiezione personale di ciò che è buono o cattivo (non c'è un non-me). È necessario però che egli abbia l'impressione che ci sia, per favorire l'onnipotenza e il principio di piacere. Non esiste l'infante. Nei primissimi stadi la dipendenza è totale, infante e cure materne non possono essere disgiunti. Per Freud il sistema psichico di Io-piacere è possibile solo grazie all'assistenza della madre. Anche lui riconosce la funzione delle cure materne.
La parola infante riguarda la fase precedente al linguaggio e ai simboli verbali. Le forze dell'Es sono esterne all'infante: in uno sviluppo sano queste si raccolgono al servizio dell'Io, che viene rafforzato dalle soddisfazioni derivanti, in un sviluppo deviante le soddisfazioni dell'Es minacciano l'Io che si organizza con difese psicotiche.
Teoria dello sviluppo emotivo: meccanismi di difesa organizzati in relazione all'angoscia proveniente dagli impulsi dell'Es (stadi pregenitali) o dalla perdita degli oggetti. Ma questo dà per scontato che l'Io sia integrato. Nel primo stadio non ci sono angosce di castrazione o di separazione, ma angosce di annichilimento. Klein: prova a esplorare le relazioni tra difese e tali angosce primitive. Scopre pulsioni aggressive precedenti a quelle relative alla frustrazione del me. Nulla smentisce la dipendenza assoluta nei suoi scritti, anche se nemmeno ci sono riferimenti a questi stadi.
La psicologia dell'Io richiama all'attenzione proprio l'unità tra madre e infante. L'infante: lo sviluppo dell'individuo dalla dipendenza all'indipendenza, l'integrazione dell'Io. Si comincia ad esistere solo a determinate condizioni. Si parla di inizio quando l'Io ha inizio. L'Io è una somma di inizi. Il potenziale dell'infante non diventa infante senza connettersi alle cure materne.
La soddisfazione di pulsioni senza una copertura del funzionamento dell'Io sarebbe traumatica. Nel primo stadio non si considerano le pulsioni, ma il fatto che il bambino sia sull'orlo delle angosce impensabili, che ostacolano l'organizzazione dell'Io. Danni: schizofrenia o autismo infantile, schizofrenia latente, falso sé, personalità schizoide.
Dipendenza assoluta: il lattante è sia indipendente (ciò che è ereditato è una realtà non modificabile) che dipendente (la realizzazione del potenziale dipende dalle provvidenze ambientali). Non si ha consapevolezza delle cure. Inoltre non c'è controllo della situazione: si trae profitto o si subiscono danni.
Apprensione materna primaria: madre dedita alle cure, anch'essa in uno stato dipendente. Adattamento: la madre risponde ai bisogni dell'Io, pur frustrando i bisogni istintuali.
La fase del sostenere (integrazione o holding)
Caratterizzata da: processo primario, identificazione primaria, auto-erotismo, narcisismo primario. Il narcisismo primario è costituito da elementi motori e sensoriali. L'esperienza personale si raccoglie dai rudimenti del funzionamento corporeo (base immaginativa di funzioni corporee). Da qui parte l'integrazione. È compresa quella del tempo e dello spazio.
Stadio in cui ancora non si ripudia il non-me, la madre è parte del bambino e si vive solo quell'esperienza, non c'è ancora una visione in fantasia del fattore esterno. Essere tenuto in braccio è un bisogno dell'Io. Sul modello del continuare ad esistere, dovuto alla copertura della madre, si costruisce una personalità. Inizialmente la non distinzione del me fa in modo che ciò che è responsivo o buono si costituisce nell'esperienza dell'infante come una qualità del Sé. Reazioni ad angosce sviluppano un modello di frammentazione dell'essere. Le cure materne attendibili permettono la risperimentazione di stati inintegrati senza produzione di angosce, ma l'obiettivo della fase è l'integrazione, il diventare un'unità ossia una persona, grazie al sostegno dell'Io forte materno.
Disintegrazione: difesa attiva (caos) contro l'inintegrazione, contro l'angoscia. Rispecchia l'attendibilità dell'ambiente, ma resta nella zona di onnipotenza, l'ha creata lui, è analizzabile. Inclusa nelle cure c'è anche l'offerta, nella fase successiva, di motivi di collera, altrimenti il bambino avrà difficoltà a fondere aggressività e amore.
Insediamento della psiche nel soma (personalizzazione o handling): collegamento delle esperienze motorie e sensoriali con la nuova situazione di essere una persona. Legame persona-corpo, che comprende le pulsioni. Compare la membrana limitante che divide il me dal non-me. Assume significato la funzione del mettere dentro e buttare fuori. Dopo il primo stadio, quando vedo l'altro ricevo la prova di essere riconosciuto da un essere (momento in cui la psiche si situa nel soma e in cui l'Io è integrato) c'è l'angoscia di persecuzione, implicita nel ripudio del non-me. Si forma una realtà psichica e le fantasie Kleiniane. La fine dello stato simbiotico porta alle relazioni oggettuali.
Disturbo somatico: l'interazione psiche-soma non appare scontata, difesa contro la perdita dell'unità somatica. Ricompensa: il processo di sviluppo non viene distorto.
Dipendenza relativa: adattamento in base agli sviluppi manifestati. Inizialmente se la madre è sufficientemente buona, il figlio ha brevi esperienze di onnipotenza. Il bambino si mette in rapporto con oggetti soggettivi conservando zone di questo tipo, e altre in cui è in relazione con oggetti percepiti obiettivamente (non-me) in cui affronta il principio di realtà. La presentazione non confusa della realtà (che anticipa la comprensione intellettuale, la simbolizzazione e il processo secondario) è possibile solo tramite una devozione spontanea. Quindi le successive mancanze nell'adattamento sono di nuovo un adattamento perché in relazione con il crescente bisogno del bambino di rispondere alla realtà e di separarsi.
Relazione oggettuale: gratificazione istintuali nella misura in cui c'è partecipazione dell'Io, occorre permettergli di trovare l'oggetto e venire a patti con esso, in risposta a un vago bisogno, e ciò è più importante della gratificazione stessa. È la fiducia di poter creare un oggetto nella mente, attraverso qualcosa che abbia una forma: realizzazione simbolica, creazione di una parte del mondo reale, esperienza onnipotente. Questo fa dell'allattamento innanzitutto un'esperienza dell'Io (presentazione dell'oggetto).
Ricompensa: l'infante inizia ad essere consapevole della dipendenza. Difatti, quando la madre si allontana per un tempo superiore a quello in cui il bambino riesce a continuare a credere alla sua sopravvivenza, l'ansia che compare è il primo segnale che il bambino sa (nella dipendenza assoluta, semplicemente esso subiva urti e non strutturava l'Io). Questo anche in funzione delle pulsioni.
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