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Parte prima: la teoria classica

I fondamenti della teoria freudiana

Identifichiamo quattro idee fondamentali nella concezione freudiana della mente: ovvero l’ipotesi secondo cui l’apparato psichico si sforza di mantenere più bassa possibile, o quanto meno costante, la quantità di eccitamento.

  • Il principio di costanza: la funzione primaria dell’apparato psichico è infatti la scarica della quantità di eccitamento o perlomeno il suo mantenimento ad un livello costante: ogni impressione psichica è accompagnata da una quantità di affetto che viene scaricata sul sistema conscio attraverso la creazione di nessi ideativi (associazioni) con altri contenuti. Si ipotizza siano alla base dell’isteria; affetti non scaricati effetti patogeni dell’isolamento interno e l’inconscio.
  • La rimozione, il conflitto dinamico.
  • La teoria pulsionale. Patogenicità della rimozione.

La rimozione è patogena in quanto:

  • Impedisce un’adeguata scarica e riduzione della somma di eccitamento;
  • Impedisce la correzione associativa e la rimozione impedisce infatti ai contenuti di entrare nella massa dominante delle idee (o grande complesso dell’associazione) e quindi di affiancarsi ad altre esperienze che eventualmente li contraddicono e quindi di subire una correzione da parte di altri contenuti;
  • Divide e indebolisce la personalità;
  • Aumenta la forza delle fantasie;
  • Esaurisce l’Io in quanto dispendiosa da mantenere in termini di energie mentali: dal momento che il rimosso spinge per affiorare alla coscienza, l’Io deve bilanciare questa forza con un controinvestimento.

La funzione dell'Io

Freud ha postulato l’esistenza dell’Io, una struttura psichica che ha la funzione di modulare la tendenza verso la gratificazione immediata con l’obiettivo di consentire una gratificazione nel mondo reale. Si parla di mondo reale in quanto la presa di coscienza del neonato del fatto che l’allucinazione del seno non produce l’effetto desiderato, e che quindi occorre attendere l’arrivo del seno reale, segna la nascita dell’esame di realtà, e dunque del differimento della gratificazione. Facilitando la gratificazione pulsionale in modo consono con la realtà, l’Io svolge anche la funzione fondamentale di prevenire l’eccessivo accumulo di eccitamento. Dunque, benché sia preposto alla dilazione della scarica immediata, l’Io facilita la gratificazione pulsionale: il principio di realtà è in ultima analisi al servizio del principio di piacere. Anche le difese, benché trattengano l’individuo dall’assecondare una pulsione, sono asservite al principio di piacere, in quanto l’angoscia che deriverebbe dal soddisfacimento di una pulsione che l’individuo normalmente rimuoverebbe sarebbe nettamente maggiore rispetto al trattenersi dal soddisfarla. Se nella prima teoria freudiana la rimozione stessa provocava angoscia, nelle successive teorizzazioni questa induce semplicemente una piccola dose di angoscia segnale, che funge da avvertimento che occorre fare qualcosa per impedire che alcune idee raggiungano la coscienza (es. sfogarsi in palestra per prevenire l’emergere di un impulso aggressivo).

Le relazioni oggettuali nella teoria freudiana

Esistono due idee fondamentali che dominano la teoria freudiana delle origini, dello sviluppo e del ruolo delle relazioni oggettuali nel funzionamento psichico: la prima è che l’essere umano non è intrinsecamente orientato verso gli oggetti, ma che si rivolga ad essi con riluttanza, sotto la pressione della necessità della gratificazione pulsionale e della scarica dell’eccitamento; la seconda è che la funzione primaria delle relazioni oggettuali è esattamente questa: la gratificazione, la scarica. In particolare, il caregiver assume proprietà pulsionali secondarie quando è associato alla riduzione di una pulsione primaria (ad esempio la fame). Chiamando inoltre in causa il principio di costanza, si chiarisce che per Freud bisogna investire gli oggetti di libido (cioè si deve amare) per evitare il rischio di un eccitamento eccessivo derivante da un’esagerata quantità di libido investita sull’Io.

Concezioni della psicopatologia nella teoria freudiana

Il conflitto interno

La psicopatologia delle nevrosi include nella teoria freudiana l’esistenza di un conflitto interno irrisolto, il cui percorso può essere articolato come segue:

  • Le idee incompatibili con l’Io sono in relazione con desideri sessuali e aggressivi infantili che vengono rimossi in quanto associati alle seguenti situazioni di pericolo: perdita dell’oggetto, perdita dell’amore dell’oggetto, castrazione e punizione (cioè riprovazione) da parte del Super-Io;
  • Nonostante la rimozione, le pulsioni continuano a premere per il soddisfacimento;
  • Quando la rimozione fallisce, l’apparato psichico attiva una seconda linea di difesa costituita da sintomi nevrotici (quali fobie, compulsioni e ossessioni), che sono formazioni di compromesso parzialmente disadattive; diciamo parzialmente perché, benché in questo modo si prevenga una scarica della pulsione dagli effetti fortemente ansiogeni, in realtà si perviene ad un funzionamento alterato: dover ricorrere a una seconda linea di difesa riflette un livello di funzionamento maggiormente regressivo.

L’obiettivo primario del trattamento sarà dunque aiutare il paziente a ripristinare l’integrità della personalità attraverso la risoluzione del conflitto interno o l’elaborazione di formazioni di compromesso più adattive.

Il significato dei sintomi nevrotici: i due livelli del discorso

Come ha osservato Ricoeur, la teoria freudiana è una teoria ibrida, caratterizzata da una duplice descrizione dei meccanismi: uno è il livello dei significati (i sintomi sono dotati di significato), degli scopi, dei desideri e delle credenze, ossia il livello del discorso comune, laddove le descrizioni psicoanalitiche possono essere viste come un’estensione della psicologia del senso comune; l’altro è il linguaggio delle trasformazioni energetiche, dell’accumulo e della scarica dell’eccitamento.

Concezioni del trattamento nella teoria freudiana

Identifichiamo tre aspetti della concezione freudiana del trattamento: a) la natura dell’atteggiamento terapeutico; b) la natura dell’azione terapeutica; c) la natura degli obiettivi terapeutici.

La natura dell'atteggiamento terapeutico

Si fonda sulle seguenti caratteristiche:

  • Regola dell’astinenza: non bisogna soddisfare i bisogni transferali, ovvero i bisogni d’amore, della non bisogna soddisfare i bisogni transferali, ovvero i bisogni d’amore, del paziente;
  • L’opacità dell’analista: l’analista deve fungere da specchio capace di mostrare al paziente solo ciò che gli viene mostrato, da specchio sul quale il paziente possa proiettare i propri conflitti, desideri e via dicendo in forma pura, non contaminati dal contributo personale dell’analista.
  • La freddezza emotiva: mettere da parte l’affetto protegge innanzitutto la vita emotiva dell’analista, evitandogli di andare in burnout. In secondo luogo, protegge analista e paziente dall’agire emotivo dell’analista, ovvero scoraggia la violazione dei confini del setting. Terzo, gli interventi dell’analista, così come quelli del chirurgo, possono provocare inizialmente al paziente sofferenze necessarie per poterlo aiutare. Quarto, ciò contribuisce a una maggiore oggettività nei confronti della condizione del paziente;
  • La neutralità analitica: qualsiasi cosa si faccia, bisogna avere in mente il miglior interesse del paziente, cioè assumere un atteggiamento disinteressato. Pertanto, bisogna portare avanti il lavoro analitico senza prendere posizione rispetto ai conflitti del paziente, o, come dice Anna Freud, restando equidistanti rispetto a Io, Es e Super-Io. Secondo Eagle, la neutralità ha due funzioni: proteggere la vita emozionale dell’analista e prevenire la violazione dei confini;

La natura dell'azione terapeutica

Le associazioni e la regola psicoanalitica fondamentale. La regola psicoanalitica fondamentale è quella per cui il paziente deve dire tutto quello che gli viene in mente per quanto possa apparire irrilevante o creare imbarazzo;

L’analisi delle resistenze, tra le quali Freud identifica:

  • Resistenza da rimozione;
  • Resistenza da vantaggi secondari;
  • Resistenza da transfert (tendenza a parlare solo della relazione analitica o a non parlarne mai);
  • Resistenza tramite coazione a ripetere;
  • Resistenza da Super-io (accettazione masochistica del proprio destino);

Il transfert: secondo Freud, le caratteristiche regressive della situazione analitica, come il ruolo di autorità dell’analista, la posizione sdraiata e via dicendo, facilitano l’emergere della nevrosi di transfert, intesa come una riedizione della nevrosi infantile. Analizzando tale nevrosi, si tratta di quella che ha condotto il paziente al trattamento. Pertanto, punto focale delle interpretazioni sono le resistenze e le reazioni transferali del paziente. Benché i concetti di resistenza e di transfert siano considerati distinti, Freud considera il transfert una forma di resistenza: invece di ricordare e portare alla coscienza i desideri infantili, il paziente continua a premere affinché vengano gratificati dall’analista, il quale anziché gratificarli li interpreta;

Il controtransfert: Freud ha utilizzato solamente una volta il termine controtraslazione, e ha suggerito agli analisti che riscontrassero in loro stessi un problema di transfert di procedere a un’autoanalisi (benchè Freud si sia altrove dimostrato scettico nei confronti di un’autoanalisi);

  • Interpretazione, consapevolezza e insight;
  • Alleanza terapeutica;
  • Rielaborazione, in quanto talvolta la semplice interpretazione non è sufficiente a garantire una riduzione sintomatica. La rielaborazione (durcharbeiten) prevede che l’elaborazione cognitiva della realtà sia seguita da quella affettiva;
  • Elaborazione è anche accostabile alla rettificazione tramite associazioni che permette al trauma sperimentato come oggetto estraneo di prendere il suo posto accanto al resto delle associazioni, di essere riassorbito.

La natura degli obiettivi terapeutici

Gli obiettivi includono:

  • Rendere conscio l’inconscio: ne conseguono un aumento della conoscenza di sé e della vitalità, grazie alla riduzione delle forze di rimozione e dei controinvestimenti necessari, e una diminuzione dell’angoscia;
  • Dove c’era l’Es deve subentrare l’Io: significa che deve aumentare l’agentività, il senso di sé come agente;
  • L’abbandono dei desideri e delle fantasie infantili. Quando un desiderio viene reso conscio, il paziente ha, secondo Waelder, diverse opzioni per comporre il conflitto tra le pulsioni istintuali e le forze che vi si oppongono. Può scegliere una soluzione che: a) favorisca le forze pulsionali; b) favorisca le forze di opposizione; c) sia un compromesso non sintomatico tra le due; d) comporti la sublimazione delle pulsioni. I desideri infantili non possono essere né gratificati in modo realistico né, dal momento che rimangono sempre uguali nell’inconscio, essere trasformati in desideri più realistici. Un obiettivo del trattamento è dunque favorire l’abbandono di tali desideri da parte del paziente. Non è chiaro, tuttavia, in che modo i desideri possano essere abbandonati: mediante un maggior controllo egoico, mediante il riconoscimento del fatto che non possono avverarsi (aumento della riflessione e del principio di realtà) o mediante la loro eliminazione, che riflette un cambiamento più profondo?
  • L’integrazione della sessualità infantile in quella adulta;
  • Aumentare le capacità di sublimazione, ovvero quel meccanismo di difesa maturo per il quale si ottiene la gratificazione pulsionale indirizzando la pulsione originaria verso oggetti socialmente accettabili;
  • Mitigare la severità del Super-Io: secondo Eagle, nel pensiero freudiano non sono i desideri di per sé, ma gli atteggiamenti ansiosi e conflittuali dell’individuo nei confronti dei desideri ad essere patologici. Pensiamo all’individuo ipercontrollato e ipercivilizzato che sperimenta desideri genuini di competizione e assertività: in questi casi diminuire la persecutorietà del Super-Io può essere un obiettivo terapeutico.

Parte seconda: le teorie psicoanalitiche contemporanee

Concezioni contemporanee della mente

Se l’essenza della concezione freudiana della mente è quella di un apparato psichico con la funzione di scaricare le pulsioni, si può ugualmente affermare che l’essenza delle teorie psicoanalitiche contemporanee è l’idea di una mente la cui funzione principale è quella di formare e preservare i legami con gli altri. Un aspetto centrale delle teorie psicoanalitiche odierne è infatti la natura sociale della mente, che viene espressa in due modi: il primo si traduce nella concezione di una mente costruita socialmente; il secondo, che riguarda ad esempio le teorie contemporanee delle relazioni oggettuali, insiste sulla natura intrinsecamente orientata all’oggetto dell’uomo. Dire che la mente è costruita socialmente significa sostenere che è plasmata dalle ripetute interazioni precoci con gli altri, in particolare i caregiver, e che proprio queste interazioni rendono possibile l’emergere di una mente sul piano evolutivo. La mente, perciò, non sarebbe una struttura interna relativamente stabile, ma l’esito delle interazioni. Dire invece che siamo naturalmente orientati all’oggetto implica che siamo creature intrinsecamente sociali, e lo dimostrano gli studi sull’interesse dei neonati per l’oggetto e per l’ambiente che li circonda.

Critiche al concetto freudiano di inconscio dinamico

  • Le concezioni correnti sono caratterizzate dall’idea di processi impliciti, piuttosto che di inconscio dinamico. In particolare, Fingarette ha discusso la rimozione in termini di una politica difensiva di non esplicitazione del proprio contributo agli eventi;
  • L’idea che l’inconscio dinamico sia un serbatoio di contenuti psichici interamente formati che, una volta rivelati, emergono alla coscienza nella loro forma originaria immodificata ciò che Fingarette chiama concezione della realtà nascosta è stata rifiutata da gran parte della psicoanalisi contemporanea;
  • George Klein ha riconcettualizzato la rimozione come incapacità di creare connessioni e comprendere il significato individuale di determinati contenuti psichici (anziché postulare la rimozione dell’intera rappresentazione);
  • James ha proposto che, piuttosto che di inconscio dinamico, sia necessario parlare di stati consci momentaneamente dimenticati oppure di processi cerebrali caratterizzati da una semplicità tale da non poter essere definiti stati mentali;
  • Searle si domanda come sia possibile definire mentale uno stato sottratto al dominio della coscienza. È evidente come tale domanda veicoli una concezione della mente come complesso di stati coscienti;
  • Kihlstrom ha introdotto in letteratura il concetto di inconscio cognitivo, che sta ad indicare quei contenuti e processi mentali impliciti ed automatici che avvengono a livello inconscio ma non implicano dinamiche conflittuali. È opportuno sottolineare come sia la definizione di inconscio dinamico sia quella di inconscio cognitivo siano carenti: la formulazione psicodinamica non esplicita i processi, in particolare quelli cognitivi, implicati nel funzionamento e di apprendimenti inconsci; la formulazione cognitiva si limita a descrivere processi automatici quali percezione e memoria implicita;
  • Secondo Donnel Stern, dire che un contenuto psichico è inconscio significa dire che non è articolato, che non ha una forma definita: si tratta di pensieri non ancora pensati, connessioni non ancora stabilite. Diversamente da Freud, che riteneva che fosse necessario uno sforzo per mantenere un contenuto al di fuori della coscienza, Stern ritiene che la condizione naturale dell’uomo è quella di non sperimentare, e che sia invece la formulazione a richiedere uno sforzo.

L’esperienza non formulata può essere, nel pensiero di Stern, una forma di difesa in cui ci si rifiuta di formulare ulteriormente una rappresentazione in quanto causa di angoscia. Da questa prospettiva, rendere conscio l’inconscio non significa portare alla luce i contenuti psichici, bensì formularli, dar forma con le parole a ciò che non è verbale. Strumento principale di questa transizione è dunque il linguaggio, e l’analista cerca di creare un ambiente sicuro dove poter formulare linguisticamente l’esperienza. Un punto debole di tale teorizzazione è che, nel momento in cui ci si rifiuta di elaborare una rappresentazione per difendersi dall’angoscia, il contenuto di tale rappresentazione è già stato elaborato ad un certo livello: non ci si può difendere a priori da una rappresentazione di cui non sia stato elaborato almeno in parte il contenuto. La teoria di Stern è in evidente contrapposizione con la concezione della realtà nascosta.

Il concetto di inconscio rappresentazionale

Un altro approccio è la rappresentazione dei processi e contenuti inconsci in termini di rappresentazioni di sé, dell’oggetto e dell’interazione tra i due, strettamente legate a credenze, aspettative e affetti acquisiti precocemente nell’interazione coi genitori. Esempi di queste rappresentazioni sono... (testo originale interrotto)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paulweston di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica avanzata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Tagini Angela.
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