Capitolo 1: Che cosa è la psicologia della comunità?
La psicologia della comunità è un modo diverso di porsi le domande, di guardare alle cause dei fenomeni e di intervenire. Lavora nel parallelo individuo-contesto. È sia una scienza sociale applicata sia una professione ed è una prospettiva analitica, applicabile ad ogni campo, carriera o alla vita in generale. Si interessa al modo in cui la società influenza il funzionamento dei singoli individui e della comunità e cerca di comprendere gli individui nei loro contesti sociali, aiutandoli utilizzando queste nuove conoscenze. L’obiettivo è comprendere in modo critico i problemi sociali attraverso la teoria, la ricerca e l'azione.
Nasce verso gli anni '70 ed è una scienza applicata che ha lo scopo di capire come queste comunità funzionano e come ci influenzano, ma anche di trovare soluzioni e di agire in modo preventivo. La psicologia di comunità si occupa anche di trovare soluzioni a problemi che hanno rilevanti implicazioni comportamentali e psicologiche (individuali), usando strumenti e strategie non solo individuali. La comunità è il punto di incontro mondo interno (psiche) e mondo esterno (ambiente).
Definizione
“La psicologia di comunità si interessa alla relazione tra individuo e contesti di vita (la relazione è l’elemento centrale, infatti la fiducia si esplicita solo nella relazione con l’altro). Attraverso la ricerca-azione (la conoscenza si ottiene solo attraverso il cambiamento, introducendo quindi variabili che producono un cambiamento in modo circolare) lo psicologo di comunità cerca di comprendere ed aumentare la qualità della vita di persone, comunità e società” [Rappaport].
Mission della disciplina
- Aiutare le persone a diventare consapevoli del ruolo che hanno le condizioni in cui vivono nel determinare la loro salute e il loro benessere.
- Aiutarle ad unirsi affinché attivino e diventino protagoniste di processi di cambiamento delle loro condizioni di vita.
Questo significa interrogarsi sulle determinanti dei maggiori problemi di salute (fisica e psicologica) della nostra società e rispetto alle modalità più adeguate per affrontarli. Le ineguaglianze sociali e la povertà, ad esempio, sono ancora tra le cause principali di gran parte dei disturbi di salute mentale e rappresentano uno dei temi principali affrontati dalla disciplina.
Fornendo delle risposte solo in un’ottica di cura, attraverso interventi terapeutici individuali, si rischia di “biasimare” la vittima (approccio victim blaim, che la psicologia di comunità cerca di superare), attribuendo la responsabilità del disagio all’individuo stesso e cercando di riadattare le persone rispetto ad un disagio sistemico che ha radici più nel funzionamento dei quartieri, delle città, delle comunità, e nella scomparsa delle reti sociali informali che li caratterizzano, che nel malfunzionamento di qualche funzione cognitiva.
Bisogna superare l’approccio victim blaim, che è tipicamente medico, mentre bisogna concentrarsi sulla prevenzione, quindi non aspettare che le persone arrivino ad una condizione di disagio e chiedano aiuto, ma prevenire e agire prima che la persona soffra, sempre in un’ottica di contesto. Il disagio è sistemico ed ha radici più nel funzionamento del contesto.
L’obiezione ovvia è che non tutti coloro che vivono in particolari condizioni sono destinati a diventare dei casi clinici. Infatti, l’interesse della psicologia di comunità è per l’interdipendenza tra le componenti contestuali e quelle individuali, nel tentativo di comprenderne la loro dinamica transazionale e capire quali condizioni, con più probabilità, favoriscono lo sviluppo individuale.
Bronfenbrenner e l'evoluzione delle discipline psicologiche
Secondo Bronfenbrenner l’evoluzione delle discipline psicologiche è stata segnata da un marcato squilibrio tra la grande attenzione dedicata al concetto di personalità e agli stadi dello sviluppo individuale e lo scarso interesse per il versante ambientale dell’equazione di Lewin. La tendenza a spiegare il comportamento in termini individuali ha portato all’elaborazione di strategie di cambiamento basate sulla persona alimentando in questo modo la propensione a colpevolizzare l’individuo per il proprio disagio.
Per correggere tale tendenza individualistica, la psicologia di comunità parte dall’assunto che il comportamento della persona possa essere meglio compreso se studiato in relazione ai contesti sociali. Studiare gli ambienti di vita non significa trascendere dall’interesse per l’individuo che ne fa parte; l’oggetto di studio diventa l’interfaccia tra la persona e l’ambiente, creando una nuova unità di analisi e di intervento: la persona-nel-contesto. Per questo, problematiche come la depressione, l’alcolismo, l’integrazione, non vengono studiate concentrandosi solo sulle difficoltà psicologiche individuali, ma in relazione ai contesti di vita in cui la persona è inserita.
La psicologia di comunità è caratterizzata dall’interdisciplinarietà dovuta allo studio degli ambienti di vita (dinamiche economiche, sociali, politiche).
Come intervenire su razzismo e violazione dei diritti umani
- Training per la risoluzione dei conflitti nelle comunità locali.
- Strategie comunicative e rapporti intergruppo sono fondamentali per ridurre pregiudizi.
- Correggere percezioni errate (piuttosto che fare la paternale).
- Campagne informative efficaci.
Depressione e suicidio
Come interviene lo psicologo? → Attraverso la ristrutturazione del pensiero, rivedendo il modo di pensare e di relazionarsi. Uno studio ha messo in relazione il tasso di disoccupazione con il tasso di suicidi e ha dimostrato che dopo il 2007 sono avvenuti più suicidi a causa della crisi, quindi l’aumento di uno corrisponde all’aumento dell’altro.
La psicologia di comunità e l'interdisciplinarietà
Con la salute pubblica, ad esempio, la psicologia di comunità condivide l’orientamento alla prevenzione, gruppi di auto mutuo aiuto (*) per prevenire ad esempio le conseguenze psicologiche del cancro, come la depressione maggiore, o quelle del post-pensionamento o del post-partum. Per molti aspetti si avvicina al lavoro sociale, da cui si differenzia per l’adozione di modelli teorici derivanti dalla ricerca. È affine alla psicologia sociale e alla sociologia, con le quali condivide un approccio basato sui sistemi sociali e l'importanza data all’interazione individuo-contesto. Utilizza alcune tecniche della psicologia delle organizzazioni. Condivide la centrale importanza dei diritti caratteristica di alcuni movimenti sociali e politici.
(*) Gruppi di Auto Mutuo Aiuto: sono un’ottima metodologia di trattamento utile per affrontare particolari situazioni di disagio. Si svolgono secondo il seguente principio: “Tu solo ce la puoi fare, ma non ce la puoi fare da solo”, infatti si basa sull’idea della mutualità, dello scambio reciproco di aiuto, dell’impegnarsi per se stessi e per l’altro, di un sostegno reciproco attivato fra persone che vivono una stessa situazione di vita. Essi incarnano l’ideologia dell’empowerment individuale e sociale, ovvero quel processo attraverso il quale gli individui diventano attivi protagonisti della propria vita, esercitando su di essa il giusto controllo. Kats e Bender secondo i quali i gruppi di auto mutuo aiuto sono “Strutture di piccolo gruppo, a base volontaria, finalizzate al mutuo aiuto ed al raggiungimento di particolari scopi. Essi sono di solito costituiti da pari che si uniscono per assicurarsi reciproca assistenza nel soddisfare bisogni comuni, per superare un comune handicap o un problema di vita, oppure per impegnarsi a produrre desiderati cambiamenti personali e sociali”.
Problemi di varie discipline dal punto di vista della psicologia di comunità
Comportamentismo
Si basa sullo studio in laboratorio di organismi singoli (spesso non umani), non considera rilevanti le relazioni di potere, ricerca leggi universali (poca attenzione alle differenze individuali e soprattutto socio-culturali, l’individuo è considerato in maniera avulsa, distaccata, considerando il comportamento in modo indipendente dalla posizione, status, situazione attuale dell’individuo), non mostra il funzionamento in ambiente naturale (massimo controllo, cerca di replicare l’ambiente naturale ma senza studiare all’interno del contesto reale), ignora le costrizioni strutturali e istituzionali.
- Similarità: interesse per l’apprendimento e i comportamenti.
- Differenze: approccio alla persona e al problema (motivazioni esterne vs interne, analisi in laboratorio vs naturalistica, universalità vs differenze individuali e culturali) → compie delle generalizzazioni in cui un funzionamento è uguale per tutti indipendentemente dal contesto.
Psicologia sociale
Ha una storia ciclica (viene più applicata nei momenti di riforme e cambiamento; negli ultimi 20 anni si è basata su studi in laboratorio dei fattori cognitivi ai comportamenti sociali di individui e piccoli gruppi). Inoltre sta diventando sempre meno sociale, basata esclusivamente su studi da laboratorio, focalizzata su livello individuale o diadico, talvolta “irrilevanza sociale e pratica” dei fenomeni studiati.
- Somiglianze: interesse per gruppi e sistemi sociali allargati, stesse basi (Kurt Lewin).
- Differenze: minor applicabilità reale dei fenomeni indagati, minor interesse alla risoluzione di problemi sociali.
Psicometria
Utilizzo eccessivo della categorizzazione e l’utilizzo di misurazioni molto rigide (anche la PdC deve usare strumenti standardizzati ma non li usa per etichettare le persone come la psicometria, serve solo per stimare la prevalenza di un fenomeno (“effetto pigmalione”, detto anche profezia che si auto avvera, forma di suggestione psicologica per cui le persone tendono a conformarsi all’immagine che altri individui hanno di loro). Queste categorizzazioni vengono usate per escludere e istituzionalizzare: ad esempio Goddard ha utilizzato test di intelligenza per esaminare gli immigrati in USA, concludendo che 83% degli ebrei, 80% degli ungheresi, 79% degli italiani, e 87% dei polacchi e dei russi potevano essere considerati “dementi”. La psicometria antepone gli interessi scientifici all’etica ed alla giustizia verso gruppi o individui svantaggiati e non ha proposto soluzioni alternative ai risultati e con questi ha guidato applicazioni poco etiche. È stata spesso influenzata da influenze politiche e sociali.
- Similarità: interesse per la misurazione dei fenomeni.
- Differenze: centralità di misure universali vs utilizzo di misure linguisticamente e culturalmente appropriate, disponibilità a mixed methods.
Psicologia del lavoro
Considera esclusivamente le aziende, ha come principale interesse la produttività, si limita soprattutto sul management e meno sul cliente e sul lavoratore, considerati in termini “funzionali”.
- Similarità: interesse per le organizzazioni, per le reti di organizzazioni, per il flusso di potere, simili nelle metodologie e tecniche.
- Differenze: obiettivo finale, la PdC a interesse per tutti gli attori coinvolti.
Psicologia clinica
Sostiene che la fonte del problema è prevalentemente interna, anche se rispetto alla altre discipline c’è un maggiore interesse per l’ambiente: ha la tendenza a situare la causa dei problemi dentro gli individui. Il trattamento utilizzato è la terapia (ottica reattiva), essa interviene quando gli individui hanno già sviluppato una qualche forma di malessere psicologico, incontra il paziente nelle ultime fasi, quando il problema è diventato più complesso e difficile da risolvere. La psicologia clinica ha un orientamento verso il deficit, si concentra sulla malattia invece che sulla salute → la psicologia di comunità invece sottolinea la necessità di fare prevenzione (ottica proattiva, intervenire prima dell’insorgenza dei problemi), di utilizzare trattamenti più umani e paritari, di creare relazioni di empowerment per la popolazione allargata, di diminuire l’elitarismo della terapia, di concentrarsi su fattori positivi e contestuali. Psicologia clinica e psicologia di comunità sono in un rapporto di complementarietà: la cura della patologia si affianca alla ricerca delle condizioni di vita in cui molti problemi di salute mentale affondano le loro radici.
- Similarità: interesse per azione e aiuto alle persone, quindi condividono la finalità ultima di perseguire il benessere delle persone, condivide l’idea dell’alleanza terapeutica, ovvero il lavorare insieme al paziente per giungere ad un risultato comune.
- Differenze: hanno percorsi differenti per il raggiungimento dello scopo finale, ovvero il benessere degli individui. Lavorano in contesti differenti, una nel setting terapeutico e l’altra in scuole, quartieri, associazioni, aziende. Inoltre la causa della malattia non viene inserita all’interno delle persone ma si ricercano le possibili minacce al benessere psicologico negli ambienti sociali, nelle caratteristiche dei sistemi legislativi e politici.
Salute pubblica (public health)
Ha in comune con la PdC l’interesse per la promozione di stili di vita adeguati e per la prevenzione della salute attraverso interventi e lavoro sui contesti; ma la salute pubblica si occupa solo di salute fisica, anche se da pochi anni il servizio sanitario ha iniziato ad utilizzare un equip con diversi professionisti, tra cui anche psicologi.
Assistenti sociali (social work)
Hanno in comune l’importanza data ad aspetti applicativi, l’interesse per la giustizia sociale, il possedimento di valori simili. Ma il social work ha un minor legame con la teoria e maggior interesse a micro-contesti (es. counselling individuo-famiglia).
Sociologia
Hanno in comune alcuni temi e lo studio dei macro sistemi, ma la sociologia è molto più descrittiva e teorica, mentre la PdC è più interessata alla ricerca attiva di cambiamento sociale, per un mondo più equo.
I valori della psicologia di comunità
La psicologia di comunità è una disciplina orientata al cambiamento sociale e fonda le proprie teorie sia sulle evidenze empiriche che sui valori, i quali dicono alla scienza come dovrebbe essere la comunità ideale. I valori vengono definiti come “una serie di credenze che ritengono la superiorità di un determinato modello di condotta, o di alcune finalità di vita, rispetto a modalità alternative”. Essi possono essere raggruppati in tre categorie:
- Valori personali: permettono il raggiungimento del benessere a livello individuale, nei singoli membri della comunità, sono rappresentati da: 1) autodeterminazione, consente di perseguire in maniera autonoma i propri obiettivi di vita; 2) salute, stato di benessere fisico e psicologico; 3) cura e interesse, permettono di soddisfare bisogni come empatia, attaccamento e solidarietà.
- Valori relazionali: gli aspetti relazionali consistono in un ponte tra la realtà individuale e quella collettiva, permette l’equilibrio tra i due. Sono rappresentati da: 1) collaborazione, ovvero la capacità di instaurare tra individui o gruppi relazioni basate su processi collaborativi, in grado di mediare tra diversi punti di vista; 2) rispetto per la diversità, sostiene il diritto di ogni persona ad avere un’identità sociale unica.
- Valori collettivi: assicurano un’equa distribuzione delle risorse all’interno della comunità e ne garantiscono l’accesso a tutti i membri. I valori principali sono: giustizia, responsabilità sociale nei confronti di gruppi svantaggiati, sostegno alle istituzioni sanitarie, educative e sociali.
I fondamenti della psicologia di comunità
I principi su cui si fonda la disciplina costituiscono l’espressione dei valori sopra descritti. Esiste un ampio dibattito sul panorama internazionale circa i fondamenti principali delle competenze di base degli psicologi di comunità. Di recente, una task force formata da accademici e professionisti sta elaborando una serie di principi fondanti che dovrebbero fungere da guida. Secondo questo gruppo di lavoro (SCRA Executive Committee, 2012) uno psicologo di comunità dovrebbe articolare e riferirsi alla prospettiva ecologica e di empowerment, lavorare in maniera competente su frontiere culturali, formare partnership inclusive con i membri della comunità. I fondamenti sono:
- Prospettiva ecologica: consiste nell’abilità di articolare e applicare prospettive ecologiche multiple e diversi livelli di analisi nella pratica del lavoro con le comunità. Affrontare con questa visione la pianificazione, l’implementazione e la valutazione dei progetti d’intervento risulta uno degli aspetti fondamentali che contraddistinguono gli interventi di psicologia di comunità. La metafora ecologica è stata introdotta da Kelly per definire le comunità come sistemi composti da vari livelli interconnessi tra loro, e il comportamento delle persone può essere compreso al meglio tenendo conto di diversi livelli di analisi. In quest’ottica i problemi possono essere affrontati attuando cambiamenti nei contesti di vita e promuovendo la capacità delle persone di utilizzare le risorse.
- Empowerment: consiste nell’abilità di articolare e applicare una prospettiva collettiva di empowerment, per sostenere le comunità che risultano marginalizzate nella loro possibilità di accedere alle risorse e di partecipare alla fase di presa di decisione rispetto a scelte che riguardano la loro vita. L’applicazione di questo principio deve essere chiaramente integrata in particolare nel lavoro per progetti. In tal senso, uno strumento come un training per le comunità è essenziale per promuovere il cambiamento.
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