Cap. 1 stress e coping: nascita ed evoluzione di un costrutto
I.1 Coping e strategie di coping
Il coping è un termine che si riferisce agli sforzi cognitivi e comportamentali compiuti da un individuo per affrontare e gestire eventi stressanti, reali o percepiti come tali. Le risposte di fronteggiamento non sono sempre funzionali e adattive. L'educazione, in particolare, può favorire la consapevolezza sin da piccoli delle personali strategie di coping e potenziando quelle risposte allo stress che garantiscono un maggiore benessere cognitivo e socioemotivo.
Lazarus è stato il primo ad occuparsi di stress e coping, sostenendo che:
- Lo stress si origina dall'interazione tra fattori ambientali e psicologici e che
- L'interazione tra i processi cognitivi, emotivi e ambientali si basi su una stretta reciprocità che consente all'individuo di pensare, agire e trasformare la relazione persona-ambiente
- I feedback che arrivano dall'ambiente influenzano in modo determinante l'attività cognitiva della persona
Possiamo distinguere le strategie di coping in:
- Strategie centrate sull'emozione (attraverso cui sono regolate le reazioni emotive negative conseguenti a una situazione stressante)
- Strategie centrate sul problema (consistono nel tentativo di modificare o risolvere la situazione che sta minacciando o danneggiando l'individuo)
Un altro modo per classificare le risposte di coping consiste nel suddividerle tra:
- Quelle orientate alla persona (di fronte a uno stress, l'individuo si rivolge ad altre persone)
- Quelle orientate al compito (si impegna in attività sostitutive)
La classificazione dicotomica delle strategie di coping non tiene conto del fatto che una modalità di coping non si manifesta sempre allo stesso modo e in forma coerente per uno stesso soggetto: il coping è un complesso sistema di strategie rivolte ad aspetti diversi di un problema che può essere affrontato da uno stesso soggetto in modo dinamico nel tempo. Questa varietà di risposte degli individui fa sì che le strategie debbano essere differenziate in molte altre categorie (es. Endler e Parker hanno individuato le strategie orientate all'evitamento, con cui l'individuo riduce lo stress ritirandosi in un'attività diversa in grado di procurargli un sollievo temporaneo).
Un accordo tra ricercatori lo si è ottenuto raggruppando le risposte di coping in 4 macrocategorie:
- Quelle che supportano l'approccio orientato al compito
- Quelle che servono ad evitare o ridurre al minimo lo stress
- Quelle che spingono il soggetto alla ricerca di supporto
- Quelle che attivano il ritiro o il senso di impotenza
I.2 Spiegare le strategie di coping attraverso i contesti
Dagli anni '80 si è data maggiore rilevanza ai fattori contestuali (piuttosto che quelli di personalità) in cui si attivano le risposte di coping, che a loro volta si modificano a seconda delle situazioni. Così, si è iniziato a studiare le variabili, come la valutazione cognitiva, delle situazioni stressanti e le risorse di coping.
Lazarus afferma infatti che lo stress è direttamente influenzato dalla capacità di interpretazione valutativa del soggetto che valuta gli eventi, capendo in che grado questi possano essere minacciosi. Le risorse di coping sono invece componenti emotive e socio-relazionali, frutto di esperienze passate.
La modalità di reagire allo stress può essere percepita in modo consapevole e volontario (Lazarus) o inconsapevole e involontario (Compas e coll hanno evidenziato come molte risposte di coping, soprattutto durante lo stress cronico, siano involontarie. Inoltre, le risposte di coping una volta volontarie possono non esserlo più).
L'approccio più accreditato è la teoria cognitivo-transazionale di Lazarus e Folkman: lo stress è il risultato di un processo di valutazione che coinvolge l'individuo e l'ambiente;
- Il coping è legato al contesto e alla specifica situazione in cui è attivato, quindi non è definito aprioristicamente dalle caratteristiche stabili di personalità di un soggetto
- Le strategie di coping sono da considerare come degli sforzi adoperati nel tentativo di gestire lo stress, quindi non necessariamente portano al successo
- Il coping è considerato come un processo che cambia nel tempo in riferimento a un particolare evento, quindi non può essere previsto
- La valutazione che il soggetto attiva dell'evento stressante determinerà le strategie di coping
Il concetto focale di questo modello è il processo di valutazione cognitiva distinta in 3 tipi:
- Valutazione primaria, rivolta all'ambiente e al significato di minaccia, sfida o danno che il soggetto gli attribuisce
- Valutazione secondaria, che considera le risorse e le opzioni disponibili per gestire il danno reale o potenziale
- Valutazione terziaria, che considera l'efficacia dei risultati come elemento per decidere il successivo andamento delle azioni
Il coping è quindi frutto di un'attività cognitiva con cui si valuta la situazione verificandone il potenziale stressante. Gli individui cercano di valutarne il significato e l'impatto sul proprio benessere, decidendo se l'evento è poco rilevante, stressante o positivo. Dunque, gli individui, di fronte a eventi stressanti, hanno a loro disposizione una vasta gamma di strategie cognitive e comportamentali, volte sia alla risoluzione del problema che alla regolazione emotiva.
I.3 Emozioni positive per affrontare lo stress
Dal 1990 c'è una nuova direzione di ricerca originata dalla psicologia positiva, per cui l'interesse si focalizza sui processi che contribuiscono al mantenimento del benessere durante le situazioni stressanti e al recupero delle conseguenze di un periodo di stress, focalizzandosi su interventi volti ad attivare risorse personali.
Si inizia a parlare del senso che l'individuo attribuisce all'evento stressante, da cui dipenderà la modalità di fronteggiamento. Si differenzia un significato situazionale, che si riferisce all'importanza e al significato attribuito all'evento in relazione alle personali credenze, agli obiettivi o ai valori, da quello globale, più astratto, generalizzato e legato alle ipotesi più esistenziali.
Fare esperienza di eventi negativi, secondo Tedeschi e Calhoun, produce 3 cambiamenti adattivi:
- Cambiamenti nella percezione di sé -> ci si sente più sicuri, autosufficienti
- Cambiamenti nei rapporti interpersonali -> maggiore apprezzamento degli altri, soprattutto parenti e amici, e maggiore compassione per gli altri. Accettano di aver bisogno degli altri.
- Cambiamenti nella filosofia di vita -> si presta più attenzione alle nuove opportunità, capacità e voglia di cambiamenti positivi e sviluppare nuovi interessi e percorsi di vita.
Le emozioni positive che un individuo cerca di mantenere vive nella sua esperienza di vita contribuiscono al suo benessere fisico e psicologico e favoriscono l'attivazione di strategie di coping efficaci. Le emozioni positive producono modelli di pensiero più flessibili e inclusivi, creativi e ricettivi; quindi espandono il contesto cognitivo e migliorano l'adattamento del soggetto.
I.4 Resilienza e coping
Le emozioni positive e le risorse psicosociali rappresentano importanti predittori della resilienza individuale, indipendentemente dai fattori di rischio e dalle vulnerabilità che caratterizzano ciascun individuo. Per resilienza si intende il raggiungimento di esiti positivi nonostante le circostanze difficili o minacciose e la capacità di riuscire ad affrontare con successo esperienze traumatiche, evitando percorsi negativi legati ai rischi. (Requisito essenziale per l'attivazione di uno stato di resilienza è la presenza di rischio o eventi traumatici, che vengono affrontati grazie ai fattori protettivi dell'individuo).
Ancora non c'è un accordo nel definire la resilienza una caratteristica, un processo o un risultato. La capacità di resilienza è l'insieme di 5 elementi:
- La competenza sociale -> attraverso cui si stabiliscono rapporti positivi con gli altri
- La capacità di problem solving
- La coscienza critica -> consapevolezza delle situazioni di pericolo e ricerca di strategie per il superamento
- Autonomia
- Il senso dello scopo -> riguarda gli obiettivi formativi di un individuo, le sue aspirazioni e la credenza di un futuro luminoso
I.5 Bambini resilienti
È stato notato come molti bambini che vivevano periodi di stress nel corso della loro vita, superavano tali eventi in modo positivo grazie ai loro punti di forza e ai fattori protettivi.
Una delle differenze più evidenti tra bambini resilienti e non è che i primi hanno la capacità di identificare le esperienze di successo, sono in grado di individuare i loro punti di forza e mostrano una forte autodeterminazione verso il successo. Inoltre, bambini resilienti hanno caratteristiche temperamentali che provocano risposte positive da parte di familiari o estranei. I bambini resilienti in età prescolare hanno maggiore autonomia e forte orientamento sociale.
Altre caratteristiche sono: stretto legame con un caregiver durante il primo anno di vita, la socievolezza combinata con un forte senso d'indipendenza, una visione ottimistica delle loro esperienze di vita, anche delle sofferenze e un impegno attivo dove necessario.
Tra i fattori protettivi familiari vi sono: uno stile genitoriale autorevole, la struttura della famiglia, la coesione familiare, le interazioni di sostegno genitore-figlio, gli ambienti stimolanti, il sostegno sociale e un reddito stabile e adeguato. I modelli positivi possono giungere anche fuori dalla famiglia: insegnante, allenatore, figure religiose o l'intera comunità (ad es. con programmi di prevenzione precoce, sicurezza nei quartieri).
Cap. 2 processi di coping durante lo sviluppo
2.1 Eventi stressanti nell'arco di vita
Lo stress e le strategie di coping che si manifestano lungo l'arco della vita possono essere lette alla luce di 4 dimensioni:
- Come cambiano i fattori di stress durante lo sviluppo
- Come cambia la vulnerabilità allo stress nelle diverse fasi dello sviluppo
- Quale ruolo svolgono le prime interazioni madre-bambino
- Come si trasforma la capacità di controllare l'esperienza nell'arco di vita
Il termine stress deriva dal latino "strictus", il cui significato è "serrato, compresso"; Selye fu il primo a usare questo termine per indicare la risposta non specifica dell'organismo a uno stimolo negativo. Egli distinse due accezioni di stress:
- Eustress o stress positivo -> consiste nell'attivazione delle difese interne che genera una forma di energia in grado di aumentare le capacità di adattamento individuali. -> si verifica quando la situazione stressante è sotto controllo e l'individuo è in grado di gestirla
- Distress o stress negativo -> attivazione delle difese interne che genera una riduzione dell'energia con conseguente risposta disadattiva dell'individuo rispetto alla richiesta di adattamento. -> ha origine quando la sensazione di non essere in grado di gestire gli avvenimenti esterni provocando, di conseguenza, un peggioramento dei suoi stati d'ansia e di insicurezza
Lo stress nell'infanzia è spesso legato al trauma oppure eventi microtraumatici reiterati nel tempo (trauma cumulativo):
- Trauma consiste in importanti e gravi eventi che incorrono drammaticamente nella vita di un bambino, come l'abuso infantile, il lutto, un abuso ecc.
- Il trauma cumulativo consiste in crepe che possono insinuarsi nella barriera protettiva del bambino, rappresentata da chi svolge una funzione accudente. Questi microtraumi non sono osservabili né identificabili nel momento in cui si producono, ma assumono valore di trauma solo cumulativamente e retrospettivamente. Producono un effetto destrutturante sull'organizzazione di personalità dell'io e sull'integrazione delle funzioni individuali.
Vi sono 4 categorie di situazioni fonte di eventi stressanti sperimentate dai bambini:
- I rapporti genitore-figlio (es. punizioni, disaccordi, madre di cattivo umore, pressione sulla performance scolastica ecc.)
- Gli amici (es. conflitto con un amico, separazione da un amico)
- La scuola (brutti voti, pressione scolastica)
- I fratelli (conflitti e incomprensioni, insulti e prese in giro)
Gli effetti dei fattori di stress quotidiano dipendono in larga misura da come i bambini (e i loro partner sociali) li valutano, da come reagiscono emotivamente e da come riescono a fronteggiarli. In alcuni casi, gli effetti negativi possono essere evitati, deviati o attenuati. Le differenze individuali dipendono da come sono affrontati i problemi: essi possono rappresentare opportunità di crescita o possono favorire chiusura, regressione e sofferenza.
Il modello di Dohrenwend e Dohrenwend cerca di spiegare le modalità con cui gli individui valutano l'evento stressante all'interno del contesto psicosociale di appartenenza. È un modello basato sullo stress psicosociale, che enfatizza il ruolo dei mediatori psicologici e situazionali nella risoluzione dell'evento stressante: il ruolo dei mediatori psicologici è quello di rafforzare la capacità psicologica di una persona a sviluppare un alto livello di abilità per risolvere problemi sociali ed emozionali complessi. In tale prospettiva, il processo di coping, a qualsiasi età, non è più esclusivamente individuale ma interattivo e contestualizzato.
2.2 Vulnerabilità allo stress e ciclo di vita
Le fonti di stress sono state classificate in una scala gerarchica sulla base del peso che ciascun evento può avere nella vita di un individuo, dove 0 indica nessuno stress e 100 massimo stress (Holmes e Rahe):
- Massimo stress: morte del coniuge
- 70: divorzio
- 65: separazione, prigionia, morte di un parente stretto
Tuttavia, un evento fuori tempo è più stressante di quello che avviene nei tempi previsti (es. gravidanza precoce o tardiva). Inoltre, è stato dimostrato come gli individui più adulti mostrano una maggiore regolazione delle emozioni e un maggior controllo degli stati interni rispetto agli individui più giovani.
2.3 Ruolo delle prime interazioni madre-bambino sullo sviluppo del coping
Verso la fine degli anni '70, Ed Tronick ideò il paradigma di ricerca dello Still Face volto a studiare le diadi madre-bambino; viene chiesto alla madre di interagire con il figlio di 3 mesi e successivamente di assumere un volto immobile e inespressivo -> all'indisponibilità materna il bambino reagisce con disagio e percepisce la situazione come stressante.
Secondo questo modello, le prime interazioni madre-bambino possono essere analizzate attraverso alcuni indici (attenzione congiunta su un oggetto, tempo di reciproca fissazione ecc.) che descrivono la responsività della madre ad accogliere le richieste del figlio e le disponibilità temperamentale e psicologica del bambino a entrare in relazione con l'altro.
Lo stress che nasce da un'esperienza di non reciprocità nella relazione con il proprio caregiver viene elaborato dal bambino attraverso strumenti emotivi, cognitivi e comportamentali che ha disposizione sin dai primi anni di vita. Vi sono diverse strategie di coping del bambino a 6 mesi inserite all'interno di un continuum:
- Segnalazione; il bambino agisce in modo da modificare il comportamento della madre
- Attenzione rivolta altrove; il bambino concentra l'attenzione su qualcosa di diverso dalla madre
- Autoconsolazione; il bambino usa il proprio corpo o un oggetto per autoconsolarsi
- Ritiro; il bambino impiega processi motori, attenzionali, percettivi per ridurre al minimo il coinvolgimento sociale
- Fuga; il bambino cerca di aumentare la distanza fisica della madre girandosi, contorcendosi o inarcandosi all'indietro
- Allontanamento dello sguardo; il bambino allontana lo sguardo dalla madre, non riesce più a mantenere l'attenzione sull'altro
Queste strategie vanno da un polo positivo a uno negativo:
- Nel polo positivo delle strategie di coping si situano quei comportamenti in cui il bambino mantiene l'interesse verso la propria madre, richiamando la sua attenzione
- Nel polo negativo si situano le strategie che tendono alla fuga dalla relazione, fonte di stress, e all'evitamento del contatto con ciò che non si riesce a raggiungere
La stabilizzazione delle strategie di coping sul polo positivo o su quello negativo dipende dal tipo di interazione che il bambino, giorno dopo giorno, sperimenta con il principale caregiver:
- Se si insinua in lui la sensazione di non essere in grado di richiamare l'attenzione della madre ottenendo un'interazione significativa; si consolidano strategie di autoregolazione emotiva che equivalgono a chiusura verso l'esterno e rinuncia alla relazione come fonte di reciproca regolazione emotiva.
- Quando invece le strategie di coping svolgono una buona regolazione emotiva, il bambino impara ad alternare le strategie di ricerca volte all'esterno di sé per la regolazione emotiva a quelle più interne di autoregolazione.
Secondo Tronick, nel primo anno di vita il bambino diventa in grado di prevedere le situazioni, di leggere le caratteristiche dell'interazione con la madre adottando strategie di coping sperimentale come efficaci.
2.4 Fattori protettivi in ambito familiare
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