Developmental assessment
Obiettivi
Ragioni e fattori che hanno portato il bimbo alla valutazione, funzionamento evolutivo del bimbo con punti di forza nelle diverse aree sviluppo, fattori individuali, ambientali e familiari che supportano/influenzano difficoltà, se vi è atipia si fa diagnosi differenziale e in caso linee guida trattamento.
Operativamente
Segnalazione, colloqui clinici con i genitori, raccolta informazioni sulla storia delle tappe di sviluppo sia del bimbo che della famiglia e comprensione dei dati raccolti (come vivono il problema del figlio e il reale significato del problema), esame psicodiagnostico del bimbo (psychological testing e psychological assessment), analisi, valutazione ed elaborazione diagnosi (integra risultati test, osservazioni, colloqui) e infine stesura report psicologico-clinico con restituzione ai genitori.
Diagnosi
Il criterio basilare è avere chiaro il rapporto tra età cronologica e di sviluppo per cui ogni età ha la sua configurazione, in modo da capire quando un comportamento è normale in alcune fasi di sviluppo e quando non lo è. Il secondo criterio è usare una classificazione nosografica multiassiale basata sia sui segni osservabili sia sui sintomi soggettivi. Si usa DSM 5, ICD 10, 0-3R, che sono sistemi descrittivi, ateorici e non danno linee guida trattamento, ma servono solo a classificare disturbo e renderlo confrontabile tra diversi clinici. È difficile fare diagnosi in età evolutiva perché uno stesso sintomo può appartenere a quadri clinici diversi, il sintomo è ambiguo, ha un significato diverso a diverse età, dipende dal contesto, si trasforma nel tempo e nel corso della crescita.
Nosografica
Classifica il disturbo, inserisce il sintomo in un quadro riconoscibile. Viene fatto da:
- Una diagnosi differenziale tra disturbi globali, settoriali ed eventuale comorbidità con psicopatologie.
- Funzionale o profilo di sviluppo neuropsicologico: mostra organizzazione del bimbo in diverse linee di sviluppo con rallentamenti/compensi, confrontandole.
- Psicopatologico: descrive vissuti soggettivi, trasformazione e riorganizzazione personalità come esito di adattamento con ambiente affettivo.
Achenbach: fattori di rischio e fattori protettivi
Greenberg: non esiste una sola causa, modello 4 domini generali di rischio: caratteristiche interne bimbo come temperamento, funzioni neurocognitive, vulnerabilità biologica; qualità relazioni primarie e attaccamento, stile educativo parentale, eventi vitali critici come traumi, stress ecc. Più fattori vi sono più vi sono probabilità di un disturbo.
Interventi
- Preventivo: prevenzione primaria per soggetti sani per annullare o ridurre rischio malattia, modificando ambiente o abitudini di vita; prevenzione secondaria quando il processo patogeno è già in atto ma non ancora manifesto a livello clinico; intervento conoscitivo su processi che portano da causa a insorgenza e fase screening.
- Terapeutico: eliminare curare la malattia che è distinta da altre grazie ad attento lavoro diagnostico.
- Riabilitativo o prevenzione terziaria con patologia acuta cerca di massimizzare il recupero di autonomie e livelli funzionamento premorbosi.
- Abilitativo con patologia cronica in cui condizione atipica permane nel tempo cerca intervento per massimo funzionamento e autonomia.
- Consulenziali o attività di primo livello spazio e tempo limitato, incontra i primi segnali di sofferenza.
- Lavoro di equipe con approccio globale integrato: funzionamento psicologico del ragazzo, sistema accudimento cure, esperienza interpersonale tra bimbo e caregiver nel loro contesto di vita. Ipotesi di intervento terapeutico con diversi strumenti di valutazione affidabili.
Suddivisione multiassiale ICD-10
Asse I
Disturbi internalizzazione (ansia, depressione, ipercontrollo, catastrofizzazione, autosvalutazione) ed esternalizzazione
Strumenti: CBCL, child depression scale, colloquio, osservare legami attaccamento e stato mentale genitori; interventi: programmi cognitivo-comportamentali e lavoro terapeutico su madre o coppia.
Disturbi condotta e disturbo oppositivo provocatorio
Sono stabili, si trasformano in disturbo antisociale personalità; è importante l’intervento preventivo perché sono resistenti al trattamento e presentano tutti e 4 i domini di Greenberg, per questo necessario intervento multisistemico con equipe (trattamento integrato). Se presente nei primi anni si lavora su relazione madre-bimbo per incrementare consapevolezza genitore, in età prescolare vi è il parent training per far acquisire nuove competenze comunicative, educative, gestione regole e conflitti, in età scolare interventi più rivolti al ragazzo ma senza dimenticare famiglia: training autocontrollo e anger coping program.
Disturbi deficit attenzione e iperattività ADHD/DDAI
Va fatta raccolta dati anamnestici personali e familiari, info su scuola, esame neuropsicologico che controlla pianificazione, controllo, inibizione e attenzione. Si migliorano abilità autoregolative, training parentale e teacher training.
Asse II
Hanno esordio precoce, tende a cronicizzarsi con lieve miglioramento alla crescita, correlati con maturazione SN ma senza alterazioni, base familiare ereditaria e frequenti nei maschi.
- Disturbo specifico funzione motoria
- Disturbo specifico linguaggio (PEABODY PICTURE VOCABOLARY, TROG DI BISHOP)
- Disturbo specifico lettoscrittura
Autismo, disturbi generalizzati sviluppo: eziologia ignota infatti è una sindrome, importante diagnosi precoce che permette di intervenire subito e permette visita ai genitori per figli successivi. CHATT DI BARON-COHEN E COLL con intervista a genitori su attenzione condivisa e gioco simbolico e item per psicologo. Non esistono cure ma vi sono diversi interventi:
- Metodo ABA: 20 h di insegnamento comportamenti sociali, verbali, cognitivi e motori
- Metodo TEACCH: compiti visuo-motori, come guardare negli occhi
- AAC: comunicazione esercizi con ausilio strumenti visivi e tecniche comportamentali rinforzo
Il trattamento deve porsi obiettivi misurabili, ambiente strutturato con educatore, percorsi individualizzati, che privilegiano canale visivo e visuo-motorio, collaborazione continua tra genitore e professionisti.
Asse III
Ritardo mentale. WISC che misura QI; lieve 50-69, medio 35-49, grave 20-34.
Sviluppo sociale
Lo sviluppo sociale riguarda il modo di relazionarsi, costruire relazioni stabili e interiorizzare regole, simboli, strumenti della cultura di appartenenza. Ha una dimensione intradindividuale che riguarda l’assegnazione di significati, interindividuale che riguarda l’influenza che le relazioni hanno sull’esperienza e una dimensione sociale-culturale che orienta azione, comprensione e costruzione relazioni. Sviluppo sociale e socializzazione sono praticamente sinonimi. La competenza sociale è la capacità di interagire efficacemente con l’ambiente per il raggiungimento di un obiettivo (popolarità, accettazione, relazioni); ha una dimensione cognitiva (decidere, risolvere problemi sociali, giudizi) e una emotiva (empatia, sostegno) e risente dei modelli socio-culturali.
Sviluppo sociale prima infanzia
Socializzazione primaria (attaccamento e consapevolezza di sé con bisogno di legarsi/separarsi, grazie a riflessi neonatali, tutti canali sensoriali predisposti ad incontro ed emozioni primarie);
Età prescolare
Con permanenza oggetto e capacità simbolica si ha socializzazione secondaria. Inoltre si ha consolidamento capacità rappresentativa, condivisione significati, tollera assenza adulto, intimità grazie a condivisione mondo fantasia, emozioni intense, controllo modalità espressive, ruoli differenti, monologhi.
Fanciullezza
Mentre in età prescolare le relazioni sono occasionali e contestuali ora vi è il criterio di preferenza sociale: relazioni sono più profonde e prodotto di scelte e preferenze; vi è l’amicizia, senso del noi, condivisione significati, esclusività, con acquisizioni anche su piano morale (impegno, regole da rispettare).
Ritiro sociale
Bassa frequenza interazioni con altri e alta frequenza di comportamento solitario. La capacità rappresentativa è consolidata ma non vi è condivisione spazi e giochi. Ritiro sociale può essere passivo (svolge attività solitaria esplorativa in modo quieto, non ha difficoltà a interagire ma a mantenere relazione, orientati verso oggetti, più accettati da compagni/insegnanti), attivo (chiassosi e turbolenti, giochi immaturi, non capace di interagire, correlata ad aggressività e disturbi esternalizzazione), reticente (inibizione, timidezza, desiderio di entrare nel gruppo ma bloccati restano a guardare o ripiegano sul gioco solitario). Fattori che lo causano sono il temperamento, lo stile di attaccamento insicuro ambivalente ed evitante, lo stile educativo assertivo o intrusivo. Tutti presentano sintomi interiorizzazione ed esteriorizzazione. La bassa frequenza di interazione non permette lo sviluppo delle capacità relazionali. Il ritiro passivo è meno grave.
Adolescenza
Si finisce il processo di costruzione dell’identità per arrivare ad un’autonomia e prendere responsabilità su se stessi e gli altri. Si cerca di conciliare bisogno di appartenenza e di non fondersi, attraverso continuo confronto tra famiglia, momenti di solitudine e gruppo dei pari che sono un laboratorio sociale dove esplorare comportamenti senza controllo genitori, un contenitore che fa da oggetto sostituivo nell’allontanamento dalla famiglia. Inoltre vi sono relazioni amicali soprattutto con persone stesso sesso, che permettono introspezione, intimità, sostegno.
Diffusione identità
Per il desiderio di accedere velocemente al mondo adulto, si mettono in atto condotte pericolose per la salute psichica, come fumo, guida spericolata, abuso sostanze, sesso precoce non protetto, si fanno propri atteggiamenti adulti solo per avere riscontro. Ma non si ha passaggio all’età adulta, poiché non si ha assunzione responsabilità, quindi vi è un’esplorazione superficiale che non comporta impegno e parti di sé restano non integrate.
Solitudine
Vi è una solitudine fisiologica che fa parte dei normali processi evolutivi, e che occorre a disinvestire i genitori, e comporta oscillazione tra dipendenza/indipendenza. E vi è una solitudine patologica, dove si fa fatica ad entrare in relazione, ci si sente esclusi, rifiutati, con umore costantemente depresso, alterazioni ritmi fisiologici, condotte aggressive o autolesionistiche. Spesso si riscontra in bambini maltrattati, ADHD, in schizofrenia.
Età adulta
Assunzione responsabilità per se stessi e per gli altri. Si ha formazione legame di coppia stabile dove vi è senso di intimità come condivisione stati affettivi, ambientali, valoriali senza dispersione identità; l’incontro è una reciproca scelta, assunzione responsabilità sé e partner, costruzione identità di coppia e suo inserimento in universo relazionale familiare ed extrafamiliare. Come seconda tappa vi è la genitorialità che vede l’assunzione di una nuova identità e la costruzione di un legame con i figli (si reinterpreta legame con propri genitori anche alla luce delle esigenze figli e cambiamenti socio-culturali). Bisogna creare uno spazio fisico e mentale, riorganizzare attività domestiche, tempo libero e lavoro e costruire una rete di contatti.
Genitorialità difficile
Il figlio può capitare in modo non normativo quando si stanno affrontando altri compiti di sviluppo e questo crea condizioni di diffusione e depressione; adozione o minorazione e malattia: dopo lo disorientamento iniziale si fa strada un istinto di protezione che rende molto sensibili alle osservazioni esterne a volte lette come critiche che portano il genitore a chiudersi e a proteggere il figlio e si fa avanti anche il rifiuto del pensiero dell’handicap, che porta a volte a razionalizzare la sua infermità.
Vecchiaia
Riduzione autonomia e di libertà di movimento che porta restringimento relazioni e recupero legami familiari. In base alle risorse individuali si vive in modo differente il pensionamento (vederlo come crescita, come tempo per fare tutte attività accantonate, come nuova identità o vederlo come fine, se si identificano con lavoro con estrema sofferenza o esplorano nuove possibilità senza impegno) e la morte (revisione dell’esistenza, rabbia, depressione, accettazione, paura maggiore se si è in struttura, accettazione varia anche se morte improvvisa o meno).
Sviluppo emotivo e relazionale
Le emozioni sono risposte specifiche in grado di interrompere schemi di funzionamento per indirizzare le risorse individuale verso uno o più scopi; stimolano l’attenzione, orientano il comportamento ed hanno anche un’influenza sul giudizio degli eventi. Sono quindi un fenomeno complesso con diverse componenti: fisiologica, espressiva verbale/non verbale e cognitiva. L’integrazione di queste da la competenza emotiva, ovvero la capacità individuale di usare le emozioni come strategie per un buon adattamento sociale; si sviluppa in relazioni significative.
I precursori emozioni sono: riconosce voce madre, sorriso prima è automatico, poi diventa specifico a voce, volto madre, poi diventa con uno scopo e infine usato in maniera coordinata e articolata. Infine vi è l’imitazione che avviene già a poche ore di vita, grazie ai neuroni specchio e non è solo un gesto motorio ma il bimbo si connette anche all’esperienza emotiva.
Infanzia ed età prescolare
Trevarthen parla di intersoggettività primaria (impara attraverso interazione con madre la regolazione emotiva), in cui ci si influenza reciprocamente con il proprio comportamento, poi vi sono precursori attaccamento, il gioco, e con l’attenzione condivisa abbiamo l’intersoggettività secondaria. Emergono anche la paura dell’estraneo, si definiscono i primi pattern attaccamento e ad 1 anno vi è un attaccamento consolidato che può essere di 4 tipi. Nell’età prescolare vi è il consolidamento dell’attaccamento, abilità linguistiche, gioco simbolico, controllo, ruoli sessuali, emozioni complesse. Attaccamento disorganizzato = mancanza di organizzazione nella richiesta di cura e conforto a causa dell’atteggiamento del genitore spaventato/spaventante, e quindi non disponibile a prestare cure.
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