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Riassunto esame Psicologia del ciclo di vita, prof. Maggiolini e Riva Crugnola, libro consigliato La relazione genitore-bambino, Cristina Riva Crugnola

Riassunto per l'esame di psicologia del ciclo di vita e del professore Maggiolini, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente La relazione genitore-bambino, Riva Crugnola, università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib. Scarica il file in PDF!

Esame di Psicologia del ciclo di vita docente Prof. A. Maggiolini

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con aspetti di passività e helplessness.

- comportamento intrusivo e spaventante → il b tenderà a sviluppare un attaccamento disorganizzato/insicuro

con atteggiamenti a sua volta ostili.

Role-reversing:

- b disorientati/sicuri → esercitano un controllo sul genitore attraverso forme di accudimento

- disorientati/insicuri → esercitano un controllo sul genitore di tipo punitivo, che elicita ulteriore punitività nel

genitore.

AMBIANCE → sistema di codifica messo a punto da Lyons-Ruth e colleghi. Risulta particolarmente utile per

valutare comportamenti dell'adulto inadeguati che normalmente non vengono presi in considerazione

analiticamente dagli altri sistemi di codifica relativi alla sensibilità parentale come care-Index e EAS.

La categoria Errori affettivi è molto importante perchè evidenzia come per individuare una comunicazione

inadeguata, sia necessaria una condizione di mismatch, che indica l'incapacità della madre di regolare le emozioni

negative.

Mismatch = precursore dell'attaccamento disorganizzato

5. la regolazione emotiva a livello microanalitico

i sistemi fino ad ora mostrati sono sistemi macroanalitici, che perciò valutano l'interazione nel suo complesso

fornendo dei giudizi globali qualitativi spesso accompagnati da punteggi quantitativi.

A livello microanalitico si valutano e analizzano le interazioni secondo per secondo attraverso la codifica dei

singoli comportamenti di g e b.

Tronick → uno dei pionieri dell'analisi microanalitica dell'interazione g-b nei primi mesi di vita.

Il suo approccio prevede di analizzare i comportamenti di g e b in brevi intervalli temporali, con la finalità di

analizzare in modo dettagliato le interazioni e l'espressione dei comportamenti.

Procedura (desunta da altri ricercatori) : in laboratorio. Implica l'osservazione dell'interazione faccia a faccia della

diade. Madre e bambino vengono videoregistrati durante l'interazione faccia a faccia senza la presenza di altre

persone o oggetti.

Il b è seduto su una sdraietta davanti alla madre e due telecamere registrano i comportamenti di ciascuno.

La madre → invitata a giocare naturalmente con il b in modo da poter osservare il sistema di comunicazione

affettiva che si struttura tra i due. È possibile considerare la loro interazione reciproca e bidirezionale.

Still face → versione particolare della procedura appena presentata, ideata da Tronic. Consiste in un'osservazione

in laboratorio che comprendere 3 fasi:

- interagire con il figlio in modo naturale

- mantenere un'espressione del volto immobile e inespressiva

- riprendere a interagire con espressione normale.

Grazie a questo escamotage, Tronick, riesce a produrre una condizione controllata di stress relazionale che

permette di valutare come il b reagisce e di adatta alla mancata comunicazione materna.

Madre non disponibile emotivamente: reazione tipica → tentativo di riattivare la comunicazione; segnali negativi

per attirare l'attenzione; ritiro dall'interazione e ricorso all'autoregolazione.

In condizioni non di rischio il b mostra una notevole capacità sin dai primi mesi di vita nel regolare il proprio stato

emotivo e i propri comportamenti in senso sia auto che eteroregolatorio.

Le modalità di reazione durante il paradigma appaiono connesse alla qualità della relazione intrattenuta con la

madre.

Un altro aspetto interessante di questo paradigma è che permette di valutare come g e b riparino la

comunicazione interrotta dall'episodio di Still face. Secondo Tronick in questa circostanza viene riprodotta quella

che è una modalità prototipica della diade di reagire agli errori interrativi frequenti in una normale interazione.

La competenza dimostrata dalla diade nel riparare gli errori interattivi è fondamentale per lo sviluppo di una

buona interazione madre-bambino.

Le ricerche hanno evidenziato che i b reagiscono al volto inespressivo con un incremento dell'emozionalità

negativa e una riduzione del coinvolgimento sociale positivo, che permane con un effetto di trascinamento anche

nei primi momenti di ritorno all'interazione.

È proprio la capacità di ricucire la rottura che costituisce un indicatore privilegiato della qualità dell'interazione

della diade.

Sistema di codifica: Infant and Caregiver Engagement Phases (ICEP). È composto da codici esaustivi e

mutualmente escludentesi che coprono tutti i comportamenti possibili dell'interazione e non si sovrappongono

tra loro. In alcuni casi sono previsti codici speciali non mutualmente escludentesi.

La qualità degli scambi comunicativi viene analizzata raggruppando i codici che abbiamo preso in considerazione

in macrocategorie sulla base dello stato affettivo che rappresentano. Calcolando la frequenza di passaggio da

stati di non coordinazione a stati di coordinazione e possibile individuare la capacità di riparazione della diade.

Tronick ha potuto evidenziare il sistema regolatorio concernente madri depresse e i loro b: in questi casi si notano

maggiori stati affettivi coordinati di tipo negativo.

Riva Crugnola e colleghi → hanno ampliato l'utilizzo dello schema di codifica di Tronick adattandolo all'analisi di

videoregistrazione di gioco libero g-b con l'impiego di giocattoli e oggetti.

Con questa versione dell'ICEP è possibile valutare il livello di coordinazione affettiva g-b in situazioni di interazione

a partire dall'analisi microanalitica sia del loro livello di coinvolgimento diadico sia di quello mediato dagli oggetti.

Il paradigma proposto da Tronick è stato poi utilizzato per valutare anche situazioni a rischio. Interessante è lo

studio fatto sui bambini prematuri, i quali mostrano in generale una minore capacità di regolazione emotiva.

Le bambine, rispetto ai bambini, hanno maggiori capacità autoregolative. Dalle diverse ricerche condotte con

questo paradigma i comportamenti di g e b durante la Still Face sono risultati predittivi della qualità

dell'attaccamento madre-bambino a 12 mesi.

Possiamo quindi dire che questo approccio è una finestra preziosa da cui osservare le nascenti capacità del b di

regolare le proprie emozioni funzionali allo stabilirsi dei primi pattern di attaccamento.

Esistono molte affinità fra Strange Situation e Still Face: entrambe infatti valutano i meccanismi di regolazione

degli affetti e di gestione dello stress a fronte di situazioni di separazione o di indisponibilità emotiva della madre.

In conclusione: il paradigma dello Still Face e il sistema di codifica correlato sono uno strumento utile e flessibile

per l'analisi dei comportamenti auto ed eteroregolatori del b così come della qualità dell'interazione diadica g-b.

L'effetto still face permette di individuare differenze individuali nelle abilità dei b di interagire con l'altro, di

tentare di ripristinare la comunicazione e di modulare l'attenzione.

MODELLI DI PREVENZIONE E INTERVENTO RIVOLTI A GENITORI E BAMBINI NELLA PRIMA INFANZIA

La nascita di un bambino è un evento significativo e al contempo trasformativo per i genitori: implica una

profonda riorganizzazione e arricchimento della personalità e delle attitudini relazionali di entrambe. Devono

essere attivate competenze e risorse emotive complesse; le difficoltà si possono esprimere sia a livello di capacità

concrete di accudimento che a livello di competenze e disponibilità emotive. Al fine di aiutare i genitori in questa

nuova esperienza, sono stati sperimentati diversi programmi di intervento accomunati dall’obiettivo di migliorare

le competenze genitoriali rendendo più adeguata la qualità dell’interazione G-B e di promuovere legami di

attaccamento sicuri. Come si è già visto un attaccamento sicuro unito a cure genitoriali adeguate nei primi anni di

vita, rappresentano un importante funzione per lo sviluppo socioemotivo del B e un fattore di protezione per

eventuali psicopatologie.

Bisogna distinguere tra: interventi preventivi veri e propri e interventi applicati dopo che si sono manifestati dei

problemi:

- Interventi preventivi: si rivolgono a G e B in condizioni considerate a priori a rischio per lo sviluppo

infantile. La condizione a rischio può essere il genitore come ad esempio casi in cui la M ha una malattia

(es. depressione), è adolescente, è tossicodipendente, la famiglia ha un livello socioeconomico basso;

oppure il bambino: nato prematuro, adottato precocemente, maltrattato. L’efficacia di questi interventi

sta nell’attuarli il prima possibile, sino dai primi mesi se non addirittura dalla gravidanza, al fine di

prevenire distorsioni nella relazione G-B e le conseguenze negative che ne deriverebbero. Sono rari i

programmi di prevenzione rivolti alla popolazione normale cioè con genitori senza problemi.

- Interventi a problema già esistente: rivolti a famiglie in cui sia già rilevabile una distorsione nella relazione

G-B o il bambino stesso presenti dei problemi. L’obiettivo in questo caso è ridurre la situazione relazionale

inadeguata. In realtà anche questi interventi possono essere considerati preventivi se attuati nei primi 2

anni di vita del bambino perché intervengono su una situazione precocemente problematica

permettendo di prevenire a lungo termine successivi problemi psicologici.

1. Fattori di rischio e di protezione: i fattori di rischio costituiscono un insieme di variabili di tipo biologico,

temperamentale, familiare e sociale che possono rinforzarsi con effetti cumulativi e produrre dei percorsi di

crescita disadattivi. Allo stesso tempo non è detto che caratteristiche considerate rischiose per il B producano

necessariamente conseguenze negative sulla crescita psicologica, ma possono produrre effetti diversi a seconda

delle dinamiche implicate nell’intreccio tra fattori di rischio e di protezione.

Fattori di rischio e di protezione sono collocabili a diversi livelli:

- Variabili distali o ecologiche: aspetti relativi al contesto sociale in cui il B nasce e cresce, l’ambiente

famiglia in cui vive.

- Variabili prossimali: caratteristiche psicologiche dei G, il loro comportamento di accudimento e le

caratteristiche individuali del B.

singolo fattore è sufficiente per creare una situazione di rischio, a produrre effetti negativi concorrono

ànessun

solitamente una combinazione di diversi fattori in particolar modo le caratteristiche individuali del B. il B ha un

effetto sull’ambiente e lo modifica. Il suo sviluppo va inteso come il prodotto dell’interazione dinamica tra B e

l’esperienza fornita da famiglia e contesto sociale.

APPROCCIO TEORICO DI TIPO ECOLOGICO: sono studi che hanno cercato di individuare le variabili relative al

contesto sociale che possono compromettere lo sviluppo infantile. Questi studi adottano il modello

dell’investimento: attribuiscono gli effetti negativi delle condizioni sociali svantaggiate sullo sviluppo infantile a

una serie di fattori quali: ridotte possibilità della famiglia di investire economicamente per la crescita del B,

impossibilità per i genitori di fornire oggetti che favoriscano l’esplorazione o occasioni e stimoli adeguati per

l’apprendimento.

BELSKY: integra la prospettiva ecologica con la teoria dell’attaccamentoàspiga l’influenza dei fattori di rischio

sociale sullo sviluppo infantile attribuendo grande importanza agli effetti che queste condizioni esercitano sulle

cure genitoriali e sull’attaccamento. L’effetto delle condizioni di disagio sulle cure parentali viene spiegato con il

modello dello stress familiare: tali condizioni agiscono sullo sviluppo infantile attraverso gli effetti diretti che

hanno sulla genitorialità. Il gran numero di problemi e sfide cui devono far fronte i genitori in queste condizioni fa

si che possano essere meno sensibili, disponibile e emotivamente accessibili alle interazioni con i figli. Belsky

propone un modello che considera i fattori più influenti sul parenting, tra essi ci sono: caratteristiche psicologiche

genitori, qualità relazione coniugale, caratteristiche temperamentali B, risorse di supporto offerte dal contesto.

Rischio psicosociale= definito da una serie di fattori di rischio distali/ecologici. È considerato una variabile

poliedrica definita dalla quantità di eventi stressanti e avversi verificatisi nella vita di un genitore e dallo scarso

supporto sociale che la famiglia riceve/percepisce. Sono fattori di rischio distanti dal B ma che influenzano la sua

relazione coi G. Tra i vari fattori di rischio psicosociali troviamo: la presenza di esperienze negative vissute dal

genitore durante l’infanzia o prima del parto (abuso, trascuratezza, traumi, aborti, gravidanze a elevato rischio),

clima emotivo familiare (instabilità relazione coniugale, scarso supporto sociale a M durante gravidanza),

personalità genitore e suoi comportamenti (psicopatologia, abuso sostanze, comportamenti devianti, anamnesi

psichiatrica di un membro famiglia, depressione, ansia).

Belsky e Pasco-Fearon propongono un’altra classificazione del rischio psicosociale individuando 3 categorie di

fattori:

1. Rischio psicosociale: depressione materna, vissuto di disagio/stress genitoriale, scarso/assente supporto

sociale, relazione coniugale negativa/conflittuale, incapacità della M di organizzarsi rispetto alla

neogenitorialità.

2. Rischio socioculturale: appartenenza a comunità minoritarie, situazioni di monoparentalità, genitori

adolescenti.

3. Rischio socioeconomico: povertà famiglia, bassa scolarità materna.

L’ipotesi più comune tra gli studiosi è quella del RISCHIO CUMULATIVO (un solo fattore non fa molto, ma se

sommati sono un pericolo per lo sviluppo). Secondo la teo dell’attaccamento, le cure parentali influenzate dal

contesto sociale svantaggiato, sono il reale fattore di rischio per lo sviluppo infantile. Nelle popolazioni a rischio

infatti, la sensibilità materna è un importante fattore di protezione per il bambino, ma molto spesso genitori che

vivono in contesti svantaggiati risultano essere meno sicuri nell’attaccamento e meno sensibili. Questi fattori di

vita disagianti infatti sono correlati con modalità di parenting inadeguato. È stato inoltre dimostrato che un

attaccamento sicuro in situazioni di disagio familiare, è un ottimo fattore protettivo per lo sviluppo del B non solo

dal punto di vista emotivo ma anche cognitivo, relazionale etc. il modello dello stress familiare!!

àverificato

La relazione M-B può essere influenzata dai vari fattori di rischio sociali ma può essere essa stessa fattore di

rischio per lo sviluppo del B.

In alcuni contesti particolarmente vulnerabili per la cura dei B, le variabili contestuali intervengono nel processo di

trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento influenzando negativamente la sensibilità materna.

2. Modelli di intervento: i vari modelli di intervento si accomunano per due aspetti: la finalità e la dimensione

RELAZIONALE abbracciano la prospettiva transazionale enunciata da Sameroff e Emde secondo cui il target di

à

questi interventi è la RELAZIONE G-B e non i problemi di G o B presi singolarmente. Sono molto importanti anche

le relazioni dei genitori, soprattutto la madre, con i propri genitori.

I vari modelli si differenziano per la tipologia di popolazione a cui sono rivolti e il modello teorico di riferimento.

- approccio psicodinamico: usa come chiave d’ingresso le rappresentazioni materne relative alle passate

esperienze con i propri G e a quella di se stessa come madre. Il presupposto è che queste rappresentazioni

influenzano le modalità di caregiving e gli stili d’interazione con il B.

- cognitivo-comportamentale: punto d’ingresso è la relazione M-B stessa. L’interazione è il cardine della

relazione e degli eventuali problemi.

- Approccio pediatrico: usa il B stesso come chiave d’ingresso. È volto a far vedere al G le precoci competenze

che ha il B, al fine di renderlo maggiormente responsivo.

- Approccio sistemico: lavora sugli stili di interazione dell’intera famiglia e sulla loro influenza sulla relazione

con il B, particolarmente importante in questa prospettiva è il ruolo paterno.

Si è però visto che approcci differenti portano allo stesso risultato e livello di efficacia simile: di fatto non è

determinante la chiave d’ingresso usata ma piuttosto il fatto che vi siano alcuni elementi essenziali comuni ai vari

modelli e che producono un contesto di holding che permette la creazione di uno spazio intersoggettivo di

condivisione reciproca tra operatore e genitore. L’operatore diventa base sicura per il G permettendogli di

sperimentare una relazione di fiducia che potrà trasferire nella relazione con B.

Gli interventi si possono differenziare anche in base al tipo di azione preventiva usata, ci sono 3 categorie:

a. Basati sulla riparazione: orientata a modificare i comportamenti e le risposte del B al genitore per aiutare

il genitore a migliorare l’attivazione del suo comportamento di cure.

b. Basati sulla ridefinizione: cambiare il modo in cui il genitore interpreta il comportamento del figlio

cercando di diminuire le attribuzioni negative e aumentando il coinvolgimento positivo.

c. Basati sulla rieducazione: mira a modificare con un approccio prevalentemente psicopedagogico, le

concrete modalità del genitore di accudire ed essere responsivo con il B.

Possiamo distinguere gli interventi anche per la metodologia usata:

- Video-feedback

- Attività psicoeducativa e di sostegno sociale

3.La tecnica del video-feedback: è una modalità di intervento precoce basata sulla videoregistrazoine

dell’interazione M-B e la successiva revisione del filmato con il G e un operatore. L’obiettivo è quello di migliorare

nel G la comprensione dei segnali e delle comunicazioni del B e di aiutarlo a comprendere gli effetti sul B delle sue

modalità di interazione e comunicazione cercando di incrementare la sua sensibilità. Si lavora sui punti di forza

osservabili nella relazione G-B cercando di potenziarli e consolidarli, segnalando gli elementi di rottura e di

adeguatezza. Ci sono tre diversi tipi di approcci che usano la videoregistrazione:

1. Video-feedback e indirizzo interattivo-comportamentale: McDonough propone un modello preventivo

chiamato giuda all’interazione (GI) basato sull’approccio transazionale con l’obiettivo di interrompere la

trasmissione intergenerazionale di cure inadeguate tipica delle famiglie multiproblematiche. È un

intervento di tipo comportamentale che si pone l’obiettivo di aumentare nel genitore la sensibilità ai

segnali del figlio, migliorarne la consapevolezza circa gli effetti che ha sul B in modo da rinforzare i

comportamenti positivi. Il GI prevede una prima fare in cui l’operatore valuta le relazioni familiari rispetto

al B e una fase successiva in cui vengono registrati i momenti di gioco e poi rivisti con lo psicologo. Ai

genitori viene lasciato ad ogni incontro uno spazio per esprimere riflessioni e commenti rispetto al

materiale video e poi vengono fatte loro delle domande per facilitargli la riflessione. L’operatore

evidenzia in primo luogo i momenti positivi dell’interazione e solo dopo quelli negativi. Il video permette

di mostrare i cambiamenti avvenuti al genitore stesso.

Altro intervento simile a questo è il VIPP (video-feedback intevention to promote positive parenting): è

basato sulla teoria dell’attaccamento (sensibilità materna buona correlata a attaccamento sicuro).

vengono registrate interazioni M-B durante le normali attività quotidiane e poi il video viene riguardato

nell’incontro successivo. L’intervento si colloca tra i 7-10 mesi del B, prevede 4 sedute che affrontano

aspetti diversi dell’interazione B-M. all’inizio di ogni seduta viene registrato un episodi interazione e poi

viene rivisto incoraggiando la M a trovare i comportamenti sensibili. Prima seduta: comportamenti di

ricerca di contatto ed esplorazione da parte del B. La madre deve compilare un diario in cui annota i

comportamenti del B e le attività genitoriali con lui per 3 giorni consecutivi. Seconda seduta:

comportamenti di pianto. Viene usata la tecnica di parlare per il B indirizzando l’attenzione della M verso

segnali ed espressioni del B che spesso non è in gradi di comprendere. Ultima sessione: indicazioni sul

comportamento materno sottolineando aspetti di sensibilità mostrati dalla M durante il percorso.

Questi interventi di tipo comportamentale volti a rinforzare la sensibilità materna si sono mostrati utili.

2. Video-feedback e attaccamento materno: molti modelli di intervento video-feedback integrano il modello

comportamentale con quello delle rappresentazioni, un esempio è il VIPP-R (video-feedback intervention

ti promote positiv parenting and representation). Questo modello amplia il VIPP introducendo con la M

un discorso relativo alle rappresentazioni circa le proprie esperienze infantili di attaccamento. Le

discussioni sull’attaccamenti riguardano temi molto specifici (es. esperienze di separazione vissuti da

piccoli, comportamento genitori nella sua infanzia, rapporto tra l’essere figlia dei suoi genitori e essere

genitore del proprio filgio…). Si è rivelato utile perché ha fatto aumentare nelle madri coinvolte la loro

sensibilità e ha favorito una modificazione mei modelli mentali di attaccamento delle M indirizzandole

verso rappresentazioni di attaccamento più sicure.

3. Video-feedback e approccio psicodinamico: qualora fossero già presenti problemi nell’interazione, viene

usato l’intervento video-feedback a carattere psicodinamico. L’osservazione delle interazioni M-B si

combina con l’esplorazione svolta con il G delle sue relazioni passate in modo da condurre il G a

considerare le attuali modalità di relazione con suo figlio alla luce delle sue esperienze passate. Permette

al genitore di rielaborare le proiezioni legate alle immagini e relazioni negative delle proprie esperienze

relazionali infantili attribuite al B con le proprie modalità d’interazione.

Beebe propone un modello d’intervento che coniuga video-feedback e approccio psicanalitico, è rivolto a

diadi M-B in cui è già presente una distorsione della relazione. Viene fatta un’analisi microanalitica delle

interazioni faccia-faccia della diade e accanto vengono analizzate le rappresentazioni materne circa le

proprie relazioni passate ed i sentimenti e pensieri attuali circa la relazione attuale con il proprio figlio.

Viene attuato in diadi con B tra 5-9 mesi, a 2 anni è prevista seduta di follow-up con strange situation per

valutare l’attaccamento. Durante le sedute viene chiesto alla madre cosa ha provato nei vari momenti

d’interazione presenti nel video e cosa pensa abbia pensato il B con l’obiettivo di aumentare la sua

capacità di osservare se stessa nell’interazione e riconoscere ed essere più consapevole dei propri stati

mentali e di quelli del B.

4.L’home visiting: programma d’intervento domiciliare sorto in America e rivolto prevalentemente a famiglie

multiproblematiche per lo più a rischio psicosociale; vengono monitorate nel loro contesto familiare. Solitamente

questi interventi adottano un approccio psicoeducativo fornendo info e indicazioni ai G sulle pratiche genitoriali o

monitorandoli nell’acquisizione di abilità di base necessarie per la cura del B. cercano anche di aumentare

l’autonomia del genitore. È un servizio personalizzato e individualizzato all’intera famiglia, permette di eliminare i

costi di trasporto se tutta la famiglia dovesse andare in un centro e poi permette all’operatore di avere un chiaro

quadro del background familiareàl’home visiting è il miglior metodo d’intervento di educazione genitoriale per le

famiglie ad alto rischio. Molti tipi di home visiting prevedono visite domiciliari effettuate a intervalli regolari, gli

operatori possono essere psicologi, infermieri, assistenti sociali, volontari che hanno fatto un corso di formazione.

In alcuni casi gli operatori sono anche fonte di supporto sociale fungendo da ponte tra la famiglia e i servizi sociali

per l’accesso alle risorse del territorio. Esistono diversi tipi di interventi home visiting, che si differenziano per

approccio usato, periodo su cui si focalizzano, focus, tipo di servizi offerti e intensità delle visite e degli operatori

che svolgono l’intervento.

NFP (nurse, family partnership) è il primo home visiting proposto. È rivolto a madri primipare e alle loro famiglie,

copre i primi 2 anni di vita del B. i presupposti teorici sono due:

1. Teoria attaccamento: gli operatori cercano di instaurare un legame empatico con la M così da trasmettere

lei capacità relazionali e non riproduca modelli disfunzionali nell’accudire il B.

2. Teoria dell’autoefficacia (Bandura): aumentare nelle M il loro senso di autoefficacia grazie al

potenziamento delle loro capacità parentali.

Questo intervento ha 3 obiettivi principali:

- Migliorare l’esito della gravidanza modificando i comportamenti a rischio delle donne (fumo droga…)

- Sostenere i G nel mettere in atto comportamenti di cura adeguati e responsivi per favorire sviluppo

positivo del B.

- Cercare di portare i G a un’autonomia sociale ed economica.

5.Modelli di intervento integrati: negli ultimi anni i principali interventi applicati prevedono l’integrazione di

diverse tecniche. I principali obiettivi che si pongono questi interventi sono di sostenere le modalità di parenting a

livello comportamentale, di contribuire a ridefinire le rappresentazioni mentali dei G e di potenziare le funzione

riflessiva del genitore.

Programma STEEP ( steep toward effective, enjoyable parenting) fu messo a punto da ericksone colleghi ed è

rivolto a famiglie ad alto rischio. È legato ad uno studio longitudinale svolto da Soufre e colleghi (the minnesota

study of risck and adaprtation fron birth to adulthood) che cerca di analizzare in un campione ad alto rischio il

ruolo svolto dall’attaccamento sullo sviluppo del soggetto fino all’età adulta.

Questo intervento integra tecniche di video-feedback con l’home visiting bisettimanale. Le madri partecipano

anche a gruppi di sostegno periodici. Il progetto inizia a partire dal secondo semestre di gravidanza fino al 2° anno

di vita. Gli obiettivi sono gli stessi degli interventi preventivi ma viene posta molta enfasi sulle risorse familiari.

Importante è anche la relazione che si instaura tra l’operatore che segue la famiglia e i genitori: egli infatti

permette ai G di sperimentare un nuovo modo di essere in relazione che può essere trasferito nella relazione col

B. Questo intervento si è rivelato utile per migliorare la sensibilità e le pratiche di caregiving delle M diminuendo i

loro sintomi depressivi.

Circle of Security Intervention (COS) intervento rivolto alle famiglie con B tra 1-4, prevede la partecipazione del c-g

a incontri settimanali di gruppo per 20 settimane. È basato sulla teoria dell’attaccamento con un approccio volto a

identificare il nucleo problematico di ogni diade. Il punti di partenza è la valutazione dell’attaccamento del

bambino (diverso da tanti modelli in cui questo è il punto di arrivo!). la valutazione dell’attaccamento permette di

progettare strategie mirate per la specifica situazione. Durante le sedute viene usato un approccio psicoeducativo

con cui spiegano alla M le basi della teoria dell’attaccamento, usando anche immagini e filmati, successivamente

si passa alla visione delle videoregistrazioni delle interazioni delle diadi con relativo commento del terapeuta.

L’obiettivo è quello di far capire ai G che l’interazione armoniosa con il B può andare incontro a fraintendimenti e

fallimenti che necessitano di essere riparati e che è proprio la capacità di riparare che caratterizza una relazione

sicura. Il terapeuta deve favorire la creazione di un clima rassicurante per il gruppo e fungere da base sicura per il

G che deve esplorare il suo passato e relative relazioni di attaccamento e capire che influenza hanno sull’attuale

interazione con suo figlio. .

Minding the baby (MBT) programma mirato esplicitamente allo sviluppo della funzione riflessiva materna. Vuole

aumentare le capacità di mentalizzazione genitoriale, migliorare il legame di attaccamento M-B, migliorare la

salute fisica e mentale della madre e lo sviluppo socioemotivo del B. è basato su un protocollo di home visiting ed

è rivolto a madri, spesso adolescenti, e figli ad alto rischio psicosociale. Queste madri spesso hanno vissuto traumi

o situazioni difficili e faticano a regolare i loro stessi bisogni, figurarsi quelli del figlio. C’è un equipe composta da

psicologo, pediatra, assistente sociale, medico e ostetricia. L’intervento comincia alla 28° settimana di gravidanza

con visite domiciliari e va avanti fino al 2° anno di vita. Vengono coinvolti alche gli altri membri della famiglia.

Dopo la nascita l’attenzione viene posta sulle capacità riflessive della ma lavorando per renderle più consapevoli

degli stati fisici e mentali del figlio. Si cerca di dare voce sia alle richieste del figlio che alle difficoltà riscontrate

dalle madri di aumentare la riflessività delle m si intreccia con il lavoro degli operatori di aumentare

àl’obiettivo

la sensibilità e di modificare le rappresentazioni e attribuzioni negative. Vengono usati video-feedback per

discutere le interazioni diadiche con le madri. Questo intervento è utile.

Modello di Papousek rivolto ai disordini della regolazione comportamentale ed emotiva: è un modello che integra

tecniche di tipo preventivo con tecniche psicoterapeutiche. È rivolto a B che mostrano precocemente problemi di

regolazione emotiva e comportamentale durante il 1° anno di vita (pianto eccessivo, inconsolabili, disordini sonno

e alimentazione, iperattività motoria). Papousek e collaboratori pensano che questi comportamenti del B siano

tra loro legati e dipendano dall’interazione tra temperamento del B e carenze nella regolazione diadica b-g.

L’obiettivo è sostenere la comunicazione G-B potenziando le capacità di autoregolazione del B e quelle intuitive di

parenting dei genitori. Vengono usati diversi strumenti: counseling, psicoterapia supportiva e video-feedback.

L’intervento si fonda, nell’ambito della consultazione dei G, sia sulla trasmissione di strategie utili per consolare e

tranquillizzare il B, sia sul monitoraggio della comunicazione affettiva G-B con particolare attenzione a sentimenti

e rappresentazioni del genitore.

Il Servizio di accompagnamento alla crescita è uno dei pochi servizi di sostegno a famiglie non considerate a

rischio psicosociale. Cerca di rispondere al bisogno delle M che hanno appena partorito di confrontarsi con altri G

in un contesto capace di sostenerle e accompagnarle nel 1° anno. Tra gli obiettivi: costituire un punto di

riferimento per la M con figure professionali e piccolo gruppi di M con B della stessa età; monitorare lo sviluppo

neuropsicomotorio del B e le condizioni ambientali affettive e strutturali che ne permettono la crescita. L’equipe è

formata da neuropsichiati infantili e neuropsicomotricisti che offrono incontri ai genitori per il 1° anno. Dal 3°

mese alla fine del 1° anno c’è una fase di videoregistrazione delle interazioni della diade durante il gioco libero, i

video vengono poi rivisti e commentati. Il servizio si è rivelato utile favorendo un miglioramento nelle relazioni

diadiche e soprattutto ha permesso di individuare precocemente situazioni patologiche o problematiche

accentuate.

6. Efficacia degli interventi: VIDEO-FEEDBACK: utili sia quelli con approccio comportamentale che

rappresentazionali. Le madri hanno mostrato un aumento di sensibilità e una diminuzione di eccessiva

stimolazione e intrusività nel B; efficace anche nel ridurre lo stress genitoriale e migliorare la percezione di

autoefficacia della M. anche le home visiting si sono rivelate molto utili soprattutto per la genitorialità e il fatto

che favorivano una maggiore possibilità di accesso ai servizi della comunità e la percezione di supporto sociale da

parte dei G. importantissimi sono poi, per la buona riuscita dell’intervento, la relazione di fiducia e stima che si

instaura tra operatore e genitori/famiglia e la frequenza e l’intensità delle visite: programmi con visite più

frequenti hanno maggiori risultati positivi.

LA VALUTAZIONE DELL'ATTACCAMENTO ADULTO

5. La psicodinamica dell'attaccamento – Phillip R. Shaver, Mario Mikulincer

La teoria dell'attaccamento ha negli ultimi anni dato vita a due linee di ricerca, basate su concettualizzazione e

valutazioni diverse delle differenze individuali nell'attaccamento degli individui adulti:

1) ha origine dagli psicologi dello sviluppo (Ainsworth, Blehar, Waters, Wall), i quali hanno utilizzato tecniche di

osservazione per studiare le relazioni b-g. Questa linea di ricerca è poi stata ampliata dagli psicologi clinici, che

hanno utilizzato interviste per studiare lo “stato della mente rispetto all'attaccamento” nel genitore.

2) questa secondo linea di ricerca è nata a metà degli anni Ottanta ad opera degli psicologi sociali, che hano

applicato le idee di Bowlby e di Ainsworth allo studio delle relazioni sentimentali e allo sviluppo delle misure self-

report in ambito sperimentale e di ricerca.

Entrambe le linee di ricerca si sono concentrate sulle strategie di regolazione affettiva sia sicure che insicure e

hanno creato misure che servissero a classificare gli individui all'interno di specifiche categorie. Nonostante

entrambe le misure trovate abbiamo una certezza corrispondenza con le categorie ipotizzate dalla Ainsworth, i

ricercatori hanno trovato solo moderate correlazioni tra i due tipi di misure.

Non solo, ma i ricercatori delle due diverse linee di ricerca, hanno spesso ignorato i reciproci lavori. Ad esempio,

la maggior parte degli psicologi sociali non utilizza l'Adult Attachment Interview (AAI – intervista clinica sulle

rappresentazioni mentali delle relazioni g-b) e senza collegare misure self-

con le prime valutazioni della qualità della Strange Situation della Ainsworth. Allo stesso modo gli psicologi dello

sviluppo e gli psicologi clinici che hanno utilizzato l'AAI non hanno fatto ricorso alle misure self-report costruite

dagli psicologi sociali , e non hanno tentato di utilizzare altri metodi di misurazione in grado di distinguere tra

processi inconsci e consci. Inoltre questi ricercatori non hanno nemmeno cercato di verificare sperimentalmente

le ipotesi causali.

Non solo, ma in entrambe le linee di ricerca ci sono stati sempre molti contrasti.

Questo articolo si propone di colmare il gap fra le due linee di ricerca attraverso la considerazione delle nozioni di

difese e di processi inconsci, e illustrando l'utilità teorica e potenzialmente clinica dei self-report e delle misure e

procedure costruite nell'ambito della psicologia sociale.

5. LE MISURE SELF-REPORT DELLO “STILE DI ATTACCAMENTO”

Secondo la psicologia sociale e della personalità, gli stili di attaccamento corrispondono a modelli sistematici di

aspettative, bisogni, strategie di regolazione delle emozioni e di comportamento sociale, che sono frutto

dell'interazione tra il sistema comportamentale di attaccamento innato (Bowlby) e la storia individuale delle

esperienze di attaccamento che di solito nasce dalle relazioni con i genitori.

La Ainsworth nei suoi ha individuato tre stili di attaccamento:

- sicuro

- ansioso

- evitante

Il loro corrispettivo nell'inviduo adulto, all'interno della relazione sentimentale e coniugale, è stato studiato da

Hazan e Shaver, i quali hanno utilizzato una misura self-report, composta da tre categorie. Secondo studi

successivi gli stili di attaccamento adulto sono uno spazio bidimensionale; le due dimensioni che caratterizzano

questo spazio sono: ansia correlata all'attaccamento ed evitamento correlato all'attaccamento.

Questo spazio bidimensionale che viene a crearsi è quello un tempo definito “stile sicuro” (stile B nella

classificazione della Ainsworth; stile sicuro/autonomo rispetto all'attaccamento nell'AAI), ed è la regione in cui i

valori di ansia e di evitamento sono bassi.

Quello che invece era chiamato “stile ansioso/ambivalente (ansioso/resistente)” (stile C della Ainsworth;

preoccupato/ansioso rispetto all'attaccamento nell'AAI), si riferisce ad una regione i cui valori di ansia sono

elevati, ma i cui valori di evitamento sono bassi. Infine abbiamo lo “stile evitante” (stile A della Ainsworth), che si

riferisce ad una regione un po' più complessa.

Secondo il diagramma di Ainsworth, Blehar, Waters e Wall, i bambini classificati con lo stile A, occupavano uno

spazio caratterizzato da bassi livelli di ansia, ed alti valori di evitamento. Nel momento in cui le categorie di

attaccamento nei bambini furono adottata anche per gli adulti, a seguito di alcuni adattamenti, Main, Kaplan e

Cassidy, chiamarono questo stile “distanziante rispetto all'attaccamento).

Bartholomew, in seguito, identificò due sottocategorie:

- evitanti distanzianti (alto evitamento bassa ansia)

- evitanti spaventati ( ansia ed evitamento elevati).

SUM UP:

- Stile sicuro = stile B; sicuro/autonomo rispetto all'attaccamento (bassi valori di ansia e di evitamento).

- Stile ansioso/ambivalente, o ansioso/resistente = stile C; preoccupato/ansioso rispetto all'attaccamento (alti

valori di ansia, bassi valori di evitamento).

- Stile evitante = stile A; distanziante rispetto all'attaccamento:

* evitante distanziante = bassi valori di ansia, alti valori di evitamento

* evitante spaventato = alti valori di ansia e di evitamento

E' possibile utilizzare una terminologia sia di tipo categorico sia di tipo dimensionale, poiché alcuni studi sono stati

condotti nel momento in cui gli psicologi sociali hanno abbandonato le misure self-report del primo tipo (a 3 o 4

categorie), in virtù di misure di tipo dimensionale dotate di maggiore appropriatezza e precisione.

Le dimensioni (ansia ed evitamento) che abbiamo illustrato possono essere misurate con due scale Likert a 18

item, create da Brennan, Clark e Shaver, attraverso la fattorializzazione di precedenti misure.

Le due scale possono essere considerate attendibili in quanto:

- hanno coerenza interna

- hanno una buona stabilità nella procedura test-retest

- hanno una buona validità di costrutto, predittiva e discriminante

Altra nota importante è che queste scale risultano valide sia nella versione originale in linga inglese, sia in altre

lingue.

Scala dell'evitamento → item più rappresentativi:

- tendo a evitare un'eccessiva intimità con il mio partner

- preferisco non mostrare al mio partner come mi sento dentro (punteggi bassi)

- mi rivolgo al mio partner per molte cose, inclusi il conforto e la rassicurazione (punteggi bassi)

Scala dell'ansia → item più rappresentativi:

- ho molto bisogno di rassicurazione sul fatto di essere amato/a dal mio partner

- non mi preoccupo spesso di essere abbandonato/a (punteggi bassi)

- sono risentito/a quanto il mio partner passa del tempo lontano da me

- sono frustrato/a se i miei partner non sono disponibili quando ho bisogno di loro

le due scale sono state concepite come indipendenti, analogamente alle due funzioni discriminanti presentate

dalla Ainsworth e Co.

Un elmento da osservare è che gli item si riferiscono a comportamenti e sentimenti relativi a legami intimi, e non

ai processi inconsci ad essi sottesi. La collocazione che un individuo ha all'interno dello spazio concettuale definito

da Ansia ed Evitamento influenza sia il modo in cui si sviluppano le sue relazioni nel tempo, sia come queste si

definiranno nella loro forma finale.

Soggetti con elevati punteggi nella dimensione d'Ansia = intenso bisogno di sentirsi vicini, accettati, supportati e

rassicurati, cosa che spesso mette in difficoltà il partner, specie quelli evitanti.

Soggetti con elevati punteggi nella dimensione Evitamento = si sentono a disagio con la vicinanza, l'aprirsi, i

sentimenti e l'espressione di debolezze e dipendenza; questi elementi creano difficoltà nei partner, specialmente

in coloro che hanno un forte desiderio di vicinanza e rassicurazione.

Rispetto all'AAI le misure self-report relative allo stile di attaccamento adulto, presentano alcune differenze.

George, Main, Kaplan, Goldwyn e Cassidy, hanno utilizzato infatti un approccio narrativo per elicitare i “modelli

operativi interni”, o “stati della mente rispetto all'attaccamento”.

Secondo gli autori della AAI, la classificazione categoriale o topologica rappresenta la migliore concettualizzazione

dei pattern d'attaccamento.

Sono state individuate tre categorie primarie:

- sicuro rispetto all'attaccamento

- distanziante rispetto all'attaccamento

- preoccupato rispetto all'attaccamento

la narrazione è codificata come indice di un funzionamento sicuro dei modelli di attaccamento → l'intervistato

descrive relazioni positive in modo chiaro, convincente e coerente, o quando descrive relazioni negative in

maniera coerente ed equilibrate.

La narrazione è codificata come indice di un funzionamento insicuro-distanziante → l'intervistato svaluta o

idealizza l'importanza delle prime relazioni di attaccamento, non riportando eventi di vita che esemplifichino e

supportino le sue affermazioni.

La narrazione è codificata come indice di un funzionamento insicuro- preoccupato → la coerenza dell'intervistato

è inficiata o dalla rabbia nei confronti della figura genitoriale, o da un'elevata ansia, o dal fatto che l'intervistato

discuta le proprie relazioni infantili come fossero ancora attuali.

L'interpretazione dell'AAI, in questo senso, si basa sull'analisi delle strategie difensive così come queste emergono

attraverso le proprietà della narrazione (coerenza, rabbia, credibilità), e in seguito si basa sull'analisi del

contenuto di ciò che viene detto.

Un'altra differenza dell'AAI rispetto alle misure self-report, è che l'AAI misura modelli operativi interni relativi alle

prime relazioni g-b, e non sentimenti e comportamenti relativi all'attaccamento nelle relazioni intime di

adolescenti e adulti (relazioni di coppia).

[ AAI = relazione g-b; self-report = relazione adulto-adulto]

nonostante le differenze, le misure self-report relative alle relazioni intime risultano correlate alla codifica delle

scale dell'AAI. Sembra infatti che le scale dell'AAI siano predittive delle scale self-report dell'Ansia e

dell'Evitamento.

E' opinione comune che l'AAI fornisca un accesso diretto ai processi inconsci sottesi all'attaccamento, mentre le

misure self-report no: questa opinione è fuorviante e scorretta. Infatti gli psicologi sociali che utilizzano misure

self-report ritengono che queste siano adeguati indicatori di aspetti che connotano le differenze individuali

nell'ambito di cognizione, emozione e comportamenti connessi all'attaccamento. Questi indicatori possono essere

esaminati in relazione a misure più dirette dei processi inconsci, per vedere se effettivamente tali processi

funzionano come previsto dalla teoria dell'attaccamento.

5.2 STILI DI ATTACCAMENTO E REGOLAZIONE DEGLI AFFETTI

5.2.1 Cosa si sa dello stile di attaccamento sicuro?

Le ricerche che hanno utilizzato le misure self-report sono state utili nel fornire informazioni sulle strategie di

regolazione dell'affetto negli individui sicuri, confermando in buona parte le idee di Bowlby e della Ainsworth

riguardo all'importanza di una “base sicura” per affrontare minacce e fonti di stress.

Bowlby → nel momento in cui il bambino entra in interazione con figure d'attaccamento disponibili e responsivi in

situazioni di bisogno, il suo senso di sicurezza d'attaccamento viene rinforzato. Il senso di sicurezza

d'attaccamento consiste in:

- aspettative positive sulla disponibilità degli altri in situazioni di pericolo

- visione positiva del Sè come competente, degno di amore e valorizzato

- maggiore fiducia nell'utilizzare la ricerca di vicinanza e di supporto come mezzi efficaci per fronteggiare le

difficoltà

Parlando in termini più concreti, si ritiene che gli individui sicuri abbiano acquisito dalle loro interazioni con i

caregiver la consapevolezza che le difficoltà, sia interne sia esterne, sono gestibili e superabili. Inoltre sembra che

i soggetti sicuri abbiano fatto esperienza degli altri come animati da intenzioni benevole e che abbiano imparato

che eventi sperimentati come minaccianti possono essere controllati nel loro decorso e nei loro esiti.

Più semplicemente gli individui sicuri hanno sviluppato credenze ottimistiche riguardo alla gestione delle

difficoltà, un senso di fiducia sulla responsività altrui e di autoefficacia nel fronteggiare lo stress.

Secondo Bowlby, la capacità degli individui sicuri di rivolgersi agli altri in situazioni di difficoltà e pericolo e di agire

secondo lo script della base sicura, deriva dal fatto che questi hanno compreso che la vicinanza alle figure di

attaccamento è vantaggiosa in termini di protezione, supporto e sollievo dallo stressi.

Lo script della base sicura sarebbe organizzato attorno a tre principali istanze di regolazione emozionale:

1. riconoscimento ed espressione dell'emotività negativa

2. utilizzo di una strategia di problem solving centrata sul compito

3. ricerca attiva di supporto

Sembra che gli individui sicuri abbiano imparato nelle loro interazioni positive che riconoscere ed esprimere il

proprio disagio solleciterà una risposta positiva dagli altri.

Cercare supporto = efficace strategia di coping

Numerose ricerche hanno avvalorato l'ipotesi di Bowlby: in particolare un numero consistente di individui sicuri,

identificati attraverso misure self-report, ha dimostrato di valutare un'ampia varietà di eventi stressanti in termini

meno minacciosi rispetto a individui insicuri (ansiosi ed evitanti) e di avere aspettative più ottimistiche circa la

propria capacità di superare la difficoltà.

È stato anche ampiamente dimostrato che l'attaccamento sicuro è associato al riconoscimento e all'espressione

delle emozioni.

Mikulincer e Orbach hanno dimostrato attraverso alcuni esperimenti che gli individui sicuri hanno accesso a

ricordi emotivi negativi senza però esserne sopraffatti, dato analogo a quanto emerge dall'AAI.

Per quanto riguarda il fattore dell'espressione emozionale è stato rilevato, sia con studi sperimentali e

correlazioni (misure self-report), sia con studi comportamentali di autoespressione, che gli individui sicuri sono

soliti esprimere in maniera abbastanza aperte le loro emozioni e i loro vissuti soggettivi nei confronti di altri

affettivamente significativi.

Anche le ricerche psicosociali hanno fornito ulteriori conferme all'affermazione bowlbiana; attraverso metodi self-

report per valutare la tendenza degli adulti ad assumere una strategia di regolazione delle emozioni orientata alla

ricerca di supporto, i ricercatori hanno rilevato un'associazione positiva tra questa tendenza e l'attaccamento

sicuro.

Da alcune osservazione è stato rilevato che, in situazioni di stress, il nesso fra sicurezza e ricerca di supporto si

evidenzia anche in studi che hanno esaminato tale ricerca in condizioni naturalistiche o di laboratorio.

Anche riguardo alle preoccupazioni sulla morta, le ipotesi di Bowlby hanno trovato conferma in alcune ricerche.

Mikulincer e Florian hanno infatti messo in luce che i soggeti sicuri, rispetto a quelli insicuri, davanti a situazioni

legate alla morte, rispondevano riportando un desiderio di maggiore intimità e vicinanza con il proprio partner.

Taubman Ben-Ari, Findler e Mikulincer notarono che gli individui sicuri, se indotti a pensare alla morte, erano più

inclini all'interazione sociale, a valutare la propria competenza interpersonale in termini più positivi e a

preoccuparsi poco di un eventuale rifiuto da parte degli altri.

Non solo si sono riscontrati questi effetti nei soggetti sicuri, ma si è ancora rilevato come invece i soggetti insicuri

reagissero diventando più ostili verso coloro che percepivano come una minaccia alla loro visione del mondo.

Anche l'ipotesi bowlbiana relativa all'associazione tra sicurezza e coping orientato al problem solving ha ricevuto

ampie conferme empiriche.

Si è osservato che i soggetti autovalutati sicuri rispondono ai conflitti interpersonali nelle relazioni intime

trovando compromessi, integrando la propria posizione con quella del partner e risolvendo il conflitto

discutendone apertamente.

Dallo studio delle reazioni a situazioni che evocano pensieri di morte svolto da Mikulincer e Florian emerse che gli

individui sicuri reagivano con un accresciuto desiderio di immortalità simbolica: una strategia di coping

trasformazionale che,pur non risolvendo il problema della morte, porta l'individuo a investire sulla cura dei figli e

a impegnarsi in attività creative orientate alla crescita, i cui esiti sopravviveranno alla morte del soggetto.

In una ricerca sull'esperienza della rabbia Mikulincer ha illustrato l'approccio costruttivo alla regolazione affettiva

degli individui sicuri. In tre studi Mikulincer ha riscontrato che tale esperienza risulta analoga a quanto Bowlby ha

definito “rabbia della speranza” e sembrava corrispondere alle regole dello script della base sicura.

Gli individui sicuri tendevano a riconoscere i segni fisiologici della rabbia, a porsi scopi costruittivi per riparare la

relazione con colui che l'aveva suscitata, a mettere in atto strategie di problemi solving adattive e ad esprimere la

rabbia in modo controllato e non ostile.

Cosa significa? Che per gli individui sicuri la rabbia sembra concretizzarsi in azioni riparative nei confronti

dell'aggressore e nella restaurazione della relazione. Questi risultati sono chiaramente compatibili con l'ipotesi di

Bowlby che la rabbia possa essere una reazione di protesta funzionale al comportamento negativo degli altri e

possa essere usata come strumento per superare ostacoli relazionali.

Il concetto di attaccamento sicuro di Bowly può essere ampliato da alcuni studi psicosociali che hanno rilevato

alcune caratteristiche ulteriori delle strategie di regolazione degli affetti negli individui sicuri.

Mikulincer, ad esempio, ha rilevato che l'attaccamento sicuro è associato a diverse strategie di regolazione degli

affetti orientate alla realtà. La fiducia degli individui sicuri circa la loro capacità di affrontare situazioni di difficoltà

può permettere loro di aprirsi a situazioni nuove e persino minacciose e sviluppare le strategie adatte per far

fronte in modo realistico alle richieste dell'ambiente. Avendo alla base l'esperienza di figure di attaccamento

incoraggianti, i soggetti con attaccamento sicuro possono rivedere credenze erronee senza il timore di essere

criticati o respinti, ed evitare così la trappola cognitiva risultante dall'incapacità di rivedere tali credenze.

Dato l'elevato grado di funzionamento dei sistemi di attaccamento, i soggetti sicuri possono fare meno ricorso a

strategie difensive, che inevitabilmente distorcono le percezioni e le valutazioni di se stessi causando reazioni

negative nei confronti degli altri.

Attaccamento sicuro = minori distorsioni difensive della visione di sé e della valutazione della somiglianza sè-altro

in circostanze di minaccia.

Attaccamento sicuro = minor uso di meccanismi proiettivi che distorcono la realtà nella percezione della propria

identità personale.

L'attaccamento sicuro riduce le strategie di coping disadattive riducendo risposte ostili nei confronti degli

individui esterni al gruppo e promuove risposte empatiche ai bisogni degli altri.

Mikulincer e Shaver: hanno usato 3 differenti tecniche sperimentali di priming per aumentare momentaneamente

il senso di attaccamento sicuro. Queste manipolazioni hanno eliminato le risposte ostili a una varietà di individui.

I risultati dimostrano chiaramente che l'attivazione del senso di disporre di una base sicura può avere luogo

inconsciamente e può automaticamente influenzare guidizi sociali e comportamenti.

5.2.2 Cosa si sa dello stile di attaccamento insicuro?

Gli studi sugli stili di attaccamento basati su self-report hanno fornito importanti informazioni anche sulle

strategie di iperattivazione e di disattivazione tipiche dei processi difensivi degli individui insicuri.

Iperattivazione del sistema di attaccamento → tipico degli individui preoccupati (elevati valori di Ansia).

L'iperattivazione consiste in frequenti tentativi di minimizzare la distanza dalle figure di attaccamento e sollecitare

il loro amore e supporto attraverso risposte di controllo e di dipendenza emotiva. È caratterizzata anche da

un'ansia ipervigile nei confronti delle figure e delle relazioni di attaccamento, da un'iperattivazione di emozioni e

pensieri negativi, e dall'impossibilità di far fronte alla sofferenza psicologica.

disattivazione difensiva del sistema di attaccamento → tipica degli individui evitanti. La disattivazione consiste

invece nel tentativo di aumentare la distanza dalle figure di attaccamento, di evitare la dipendenza reciproca, di

contare solo su se stessi e di reprimere pensieri negativi e ricordi dolorosi.

Queste due strategie vengono molto bene descritte dai ricercatori che hanno fatto uso dell'AAI mediante l'analisi

dei conflitti e delle difese presenti nei trascritti degli intervistati. Quello che però mediante l'uso di questa

intervista non viene valutato è se i risultati siano legati a reazioni cognitive, affettive e comportamentali in

risposta a situazioni spaventanti che comporterebbero l'attivazione dello stile di attaccamento. Inoltre questi

ricercatori non si sono serviti di strumenti sperimentali per verificare le dinamiche causali del funzionamento del

sistema di attaccamento.

Gli studi psicosociali, condotti utilizzando misure self-report e finalizzati a misurare direttamente i processi incosci

relativi ai diversi stili di attaccamento, sono pochi, mentre più numerosi sono quelli che esaminano gli stili di

attaccamento in relazione a reazioni cognitive, affettive e comportamentali in diversi contesti, sperimentali e non.

Questo approccio ha fornito spunti interessanti riguardo alla natura, il funzionamento e le dinamiche delle

strategie di iperattivazione e disattivazione.

Dalle ricerche si è evinto che individui con punteggi alti nella dimensione dell'attaccamento ansioso, tendono a

concentrarsi sul proprio disagio, a rimuginare sui pensieri negativi, ad adottare strategie di coping che

coinvolgono la dimensione emozionale e tendono ad esagerare, piuttosto che sminuire, le difficoltà. Nonostante

ciò è stato possibile analizzare la dissociazione tra gli aspetti consci e le dinamiche inconsce.

Mikulincer, Florian e Tolmacz → hanno notato che i soggetti evitanti che riferivano livelli relativamente bassi di

ansia di morte conscia, indagati con il Thematic Apperception Test (TAT) presentavano invece elevati livelli di

ansia di morte. Queste strategie di coping vengono messe in atto in presenza di fonti di stress, sia relative

all'attaccamento, sia non correlate a esso.

Queste due differenti strategie di regolazione insicure sono state osservate in relazione alla separazione:

Mikulincer, Florian, Birnbaum e collaboratori hanno rilevato l'incapacità degli individui ansiosi di mantenere la

vicinanza al partner, che riflette un fallimento della strategia di iperattivazione, è per loro tanto catastrofica da

essere equiparata inconsciamente alla morte. Questo significa che gli individui che ottengono punteggi elevati

nell'attaccamento ansioso nelle misure self-report reagiscono ai ricordi di separazione con un'elevata

accessibilità ai pensieri dimorte.

Negli individui evitanti invece sono state fornite prove evidenti di strategie di disattivazione in presenza di ricordi

di separazione. Quando veniva chiesto ai soggetti di pensare alla fine della relazione col partner, questi soggetti fu

in grado di smettere bruscamente di pensarci e di abbassare anche il livello di attivazione della propria risposta

alla separazione.

In ulteriori indagini si è rilevato che il distanziamento da fonti di stress da parte degli individui evitanti è ottenuto

spostando l'attenzione e inibendo l'elaborazione e la decodifica profonda delle informazioni, piuttosto che

rimuovendole attivamente dalla memoria.

Possiamo in conclusione dire che una delle strategie di regolazione utilizzate dagli individui evitanti consiste nel

tenere gli eventi stressanti lontani dalla coscienza e dalla memoria fin dall'inizio.

Attaccamento evitante → livello più basso di grado di accessibilità a ricordi di tristezza e ansia

attaccamento ansioso → livelli più alti di accessibilità a ricordi di tristezza e ansia.

Non solo, ma gli individui evitanti valutano le emozioni dominanti e non-dominanti come meno intense rispetto

agli individui sicuri; le persone ansiose invece dichiarano di provare emozioni dominanti e non-dominanti molto

intense.

Gli individui evitanti attraverso la disattivazione riducono l'accessibilità ad eventi negativi, e le emozioni che

richiamano sono solo superficiali.

Questi potrebbero essere un esempio di ciò che Bowlby, George e West chiamano sistemi mentali “segregati”,

che si ritiene possano essere prodotti dall'esclusione difensiva di ricordi dolorosi. Gli individui ansiosi, invece, a

causa della loro iperattivazione, faticano a controllare il diffondersi automatico dell'attivazione emotiva negativa,

che viene suscitata da particolari ricordi, ad altre emozioni negative. Questo può essere un esempio della

esistenza di un'architettura emozionale caotica e indifferenziata.

Il già citato studio sulla rabbia, condotto da Mikulincer, illustra molto bene le differenti strategie di regolazione

degli individui evitanti e ansiosi.

Soggetti ansiosi → inclini ad una forte rabbia, a una rimuginazione eccessiva su sentimenti di rabbia, a una più

facile rievocazione di esperienze di rabbia, e tendono a percepire stimoli ambigui come ostili. Questo comporta

che la rabbia sia considerata da questi soggetti come un'emozione interferente che può sopraffare il loro sistema

cognitivo e diminuire le loro risorse di coping adattivo.

Soggetti evitanti → presentano una “rabbia dissociata”. Infatti, sebbene i soggetti in questione non presentino

una rabbia intensa, mostrano forti segni fisiologici di stress, dichiarano sentimenti di ostilità acuta e presentano

una tendenza ad attribuire ostilità al partner in maniera indifferenziata.

La tendenza dissociata si manifestava anche nelle descrizioni degli individui evitanti che reagivano a stimoli di

rabbia con risposte sfuggenti, attenuando la loro percezione cosciente della rabbia senza però risolverne il

problema dell'espressione.

Mikulincer concluse quindi che gli individui evitanti erano inconsapevoli della propria rabbia, presentavano

sospetti paranoici e attitudini ostili, erano incapaci di ridurre il livello di tensione.

Altri studi hanno messo in evidenza l'influenza delle strategie di disattivazione e iperattivazione sugli stili di

attaccamento con modelli di funzionamento di sé e degli altri.

Bowlby rilevoò che i modelli operativi interni non conosistono solo di esperienze con le figure di attaccamento

direttamente interiorizzate, ma anche di un insieme di norme di regolazione che possono influenzare

negativamente la valutazione di sé e degli altri, a scopi difensivi.

Mikulincer, partendo dalle osservazioni di Bowlby, conclude però che le strategie di disattivazione e

iperattivazione potevano causare errori di valutazione di sé e degli altri da parte degli individui sicuri, e che questo

errore difensivo può essere osservato principalmente in situazioni minacciose che attivano il sistema di

attaccamento.

Evitanti → reagiscono alle situazioni minacciose aumentando la visione positiva di sé e percependo gli altri come

diversi.

Ansiosi → reagiscono svalutando se stessi e percependo gli altri come simili.

Ciò implica cheil modo in cui gli individui insicuri percepiscono gli altri è influenzato dalle loro strategie di

regolazione.

Mikulincer e Horesh → la percezione degli altri da parte dei soggetti evitanti potrebbe essere caratterizzata dalla

proiezione difensiva dei propri tratti indesiderati; la percezione degli altri da parte dei soggetti ansiosi potrebbe

invece essere influenzata dal proiettare su gli altri i propri tratti, aumentando così la somiglianda ed accrescere il

senso di vicinanza.

Secondo Bowlby uno degli antecedenti dello stile ansioso è il fallimento delle figure di attaccamento nel fornire

una base sicura per l'esplorazione e nell'alleviare gli stress quando l'esplorazione diviene minacciosa, di

conseguenza i soggetti ansiosi possono sopravvalutare le minacce potenziali connesse all'esplorazione giocosa e


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f.rob

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher f.rob di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del ciclo di vita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Maggiolini Alfio.

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