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precedenti ricerche. I bambini con attaccamento insicuro presentavano in misura significativamente

maggiore problematiche concernenti la relazione con la madre dopo il secondo anno di vita rispetto a quelli

sicuri.

2. Lo studio 6-8 anni

Strumenti di valutazione utilizzati nella ricerca:

- Separation Anxiety Test (SAT) è un test semiproiettivo. Alle risposte viene assegnato un punteggio che

permette di classificare l’attaccamento del bambino secondo le categorie previste dalla Ainsworth: sicuro,

insicuro ambivalente, insicuro evitante e insicuro disorganizzato.

- Child Behavioral Checklist (CBCL) è un questionario self-report rivolto ai genitori che consente di

indagare le competenze sociali e i problemi comportamentali di bambini e ragazzi di età compresa fra i 6-18

anni. Gli item sono stati raggruppati in 8 scale sindromi che relative a differenti quadri problematici: Ansia/

depressione, Ritiro, Lamentele somatiche, Problemi sociali, Problemi del pensiero, Problemi di attenzione,

Comportamento delinquenziale, Comportamento aggressivo.

- Emotional Availability Scale (EAS) è finalizzato alla valutazione della disponibilità emotiva.

- TTest of Emotion Comprehension (TEC) è uno strumento che consente di valutare la comprensione della

natura, delle cause e della possibilità di controllo delle emozioni in bambini d’età compresa fra i 3 e gli 11

anni.

Dall’analisi è emerso che le madri valutati come non sensibili nell’interazione con il loro bambino a 6 mesi

corrispondono bambini che a 6 anni hanno punteggi più elevati nella scala Esternalizzazione e nella relativa

sottoscala Comportamento aggressivo rispetto a bambini con madri valutate come sensibili a 6 mesi di vita.

Per quanto riguarda la valutazione degli stili interattivi le madri classificate come non sensibili si

accompagnano bambini che a 6 anni presentano punteggi più elevati nelle scale Internalizzazione,

Esternalizzazione e Problemi totali rispetto a bambini con madri sensibili.

V. LE RAPPRESENTAZIONI GENITORIALI DALLA GRAVIDANZA ALLA NASCITA DEL

BAMBINO

L’esperienza della gravidanza, rappresenta un momento di forte svolta nel ciclo vitale dei futuri genitori, in

quanto li pone di fronte a una serie di compiti adattivi e trasformativi. Stern definisce costellazione materna

quella particolare organizzazione mentale che prepara e aiuta la donna a essere madre. Durante il breve

periodo in cui essa si afferma la vita della donna ne è completamente assorbita e ogni altro aspetto della sua

esistenza passa in secondo piano. Questo processo, caratterizzato dal recupero e dalla rielaborazione delle

modalità relazionali e di attaccamento vissuti con la propria madre, appare funzionale alla creazione di un

legame con il feto prima e con il bambino poi, facilitando e influenzando l’investimento emotivo materno.

1. La valutazione dei modelli operativi interni di attaccamento: l’Adult Attachment Interview

Mary Main ha messo appunto verso la metà degli anni 80 l’AAI un’intervista che permette di indagare in

soggetti adulti gli stati della mente circa l’attaccamento. Varie ricerche hanno così potuto dimostrare

l’esistenza di una relazione significativa tra i modelli di attaccamento dei genitori e quelli dei loro figli, in

particolare di quelli materni, formulando l’ipotesi di una trasmissione intergenerazionale di tali modelli e

individuando nella responsività del genitore uno dei fattori principali di tale trasmissione. Le aree indagate

dall’intervista riguardano in primo luogo le concrete esperienze vissute dal soggetto nell’infanzia rispetto alle

principali figure di attaccamento e i sentimenti relativi a tali esperienze. L’intervista prende in

considerazione in secondo luogo la capacità del soggetto di comprendere tali vicende e le figure di

attaccamento in esse implicate, nonché la successiva evoluzione delle relazioni con tali figure. Particolare

rilievo assume poi l’indagine intorno a eventi di lutto o traumatici vissuti dall’intervistato. L’intervista si

conclude infine in senso prospettico, indagando sentimenti e aspirazioni rivolte al figlio, nel caso che

l’intervistato sia un genitore, o al figlio immaginato negli altri casi.

Le aree indagate dall’AAI:

- La relazione con la madre e il padre o altre figure di attaccamento significative;

- Le reazioni alle proprie esperienze infantili;

- Le reazioni alle prime separazioni dai genitori e le reazioni emotive di questi ultimi;

- La consapevolezza dell’influenza delle passate esperienze;

- La comprensione delle ragioni dei comportamenti dei genitori nei propri confronti;

- Eventuali esperienze di lutto vissute durante l’infanzia o in età adulta;

- Eventuali esperienze traumatiche, vissute in età infantile e in età adulta;

- La percezione di eventuali cambiamenti della relazione con i propri genitori dell’età infantile a quella

adulta;

- La descrizione dei rapporti attuali con i genitori;

- La relazione con il figlio reale o immaginato.

Modelli di attaccamento adulto:

- Attaccamento sicuro/autonomo, implica una narrazione coerente, obbiettiva e ricca di ricordi delle

esperienze di attaccamento, siano esse positive o negative, insieme a una loro complessiva valorizzazione;

- Attaccamento distanziante, implica una narrazione incoerente delle esperienze di attaccamento, con la

presenza di processi di idealizzazione verso le figure di attaccamento.

- Attaccamento preoccupato, è contraddistinto da narrazioni incoerente caratterizzate da vaghezza e prolissità

unite alla persistenza di sentimenti di preoccupazione, rabbia o passività verso le figure di attaccamento;

- Attaccamento irrisolto/disorganizzato/disorientato è caratterizzato dalla mancata elaborazione di episodi

traumatici o di lutto;

- Attaccamento non classificabile, implica la possibilità di attribuire un’intervista a una categoria definita.

2. L’attaccamento prenatale genitore-feto

Sono stati messi a punto diversi strumenti di valutazione dell’attaccamento genitore-feto costituiti

prevalentemente da questioni self-report somministrabili in gravidanza, costituiti da una serie di affermazioni

che rilevano la presenza di comportamenti, atteggiamenti, emozioni e affetti considerabili indicatori del

formarsi di un investimento affettivo specifico del genitore verso il feto. Quelli usati con maggiore frequenza

in ambito clinico e di ricerca: il Maternal-Fetal Attachment Scale (MFAS) e il Maternal Antenatal

Attachment Scale (MAAS). Entrambi esistono anche una versione per il padre. Il MFAS è un questionario

composto da 24 item valutati su una scala a 5 punti in cui punteggi più elevati evidenziano un maggiore

attaccamento nei confronti del feto. Può essere somministrato tra le 20 e le 32 settimane in quanto- secondo

l’autrice. È in questo periodo che la donna elabora il maggior numero di fantasie, in seguito anche la

comparsa dei primi movimenti fetali. Oltre al punteggio di attaccamento complessivo gli item individuano 5

sottoscale che caratterizzano del possibile investimento genitoriale nei confronti del feto: assunzione di

ruolo; differenziazione di sé del feto, interazione con il feto, attribuzione di caratteristiche al feto; attenzione

a se stessa. Per il MAAS Condon individua cinque caratteristiche dell’atteggiamento verso il feto: il

conoscere, l’essere con, l’evitare la separazione o la perdita, il proteggere e il soddisfare i bisogni. Gli item si

riferiscono prevalentemente a pensieri ed emozioni rispetto al feto. Il questionario è composto da 19 item, su

una scala da 1 a 5, che valutano due costrutti: la Qualità (qualità del legame emotivo con il feto) e l’Intesità

(intensità della preoccupazione nei confronti del feto). Le combinazioni dei punteggi ottenuti dalla madre

nelle due dimensioni principali rendono possibile classificare l’attaccamento al feto all’interno di quattro

stili: positivamente preoccupata, positivamente disinteressata, negativamente preoccupata, negativamente

disinteressata.

3. Le rappresentazioni materne in gravidanza

L’IRMAG è uno strumento volto ad analizzare le rappresentazioni della donna in gravidanza in senso ampio,

considerandole in riferimento sia alla rappresentazione di se stessa come madre, sia in rapporto al partner,

alla famiglia di origine e al futuro bambino, consentendo di individuare possibili tematiche a rischio.

L’intervista viene somministrata preferibilmente intorno al settimo mese di gravidanza, periodo in cui la

rappresentazione del bambino può definirsi già formata, ma la madre non è completamente assorbita dalle

ansie legate al parto. Essa dura mediamente un’ora ed è costituita da 41 domande principali. Vengono

indagate in particolare le aree concernenti il desiderio di maternità nella storia personale della donna e della

coppia, le reazioni personali, di coppia e familiari, alla notizia della gravidanza, le emozioni e i cambiamenti

vissuti nel corso della gravidanza nella vita personale, di coppia e nel rapporto con la propria famiglia, la

prospettiva del parto, le percezioni ed emozioni relative al bambino immaginato, con l’obbiettivo di valutare

se la madre si è creata uno spazio mentale rispetto al futuro bambino. La codifica dell’intervista comprende

sette dimensioni che vengono valutati su una scala a 5 punti relativi alla rappresentazione di sé come madre e

alla rappresentazione del bambino concernenti: a) ricchezza della percezione; b) apertura al cambiamento; c)

intensità dell’investimento; d) coerenza; e) differenziazione; f) dipendenza sociale; g) dominanza delle

fantasie. I punteggi ottenuti nelle scale permettono la codifica delle fantasie. I punteggi ottenuti nelle scale

permettono la codifica delle rappresentazioni materne secondo tre categorie: rappresentazioni Integrate/

equilibrate, rappresentazioni Ristrette/disinvestite, rappresentazioni Non integrate/ambivalenti.

4. Le rappresentazioni materne dopo la nascita

La Working Model of the Child Interview (WMCI) è un’intervista semistrutturata studiata specificamente

per valutare la percezione e l’esperienza soggettiva delle caratteristiche del bambino e della relazione con

quest’ultimo da parte del genitore. Durante l’intervista della durata di circa un’ora, al genitore viene chiesto

di descrivere le sue reazioni emotive nel corso della gravidanza, la personalità e lo sviluppo del bambino, le

caratteristiche della propria relazione con lui, quali difficoltà percepisce o immagina che avrà con il

bambino, le sue reazioni ai segnali di stress di quest’ultimo in diversi contesti e quali difficoltà prevede di

avere nel suo futuro sviluppo. Le interviste vengono attribuite a una delle tre categorie previste dallo schema

di codifica: rappresentazioni Equilibrate, rappresentazioni Distanzianti e rappresentazioni Distorte. Le

rappresentazioni Equilibrate implicano da parte del genitore rappresentazioni coerenti e chiare del bambino e

della propria relazione con lui. Le rappresentazioni Distanzianti sono caratterizzate da scarsa espressione di

emozioni, da un’affettività piatta e da scarso investimento nella relazione con il bambino. Le

rappresentazioni distorte sono caratterizzate da incoerenza e contraddizioni. La madre sembra non essere in

grado di focalizzarsi sul bambino e sulla sua relazione con lui, mostrando inoltre aspetti di preoccupazione

non realistica. La classificazione materna nella WMCI, valutata sia durante la gravidanza che nel posrparto,

risulta correlata con la classificazione dell’attaccamento madre-bambino. Le madri con rappresentazioni

Equilibrate tendono ad avere bambini con attaccamento sicuro a 12 mesi.

5. Rifflessività e rappresentazioni materne

La funzione riflessiva è risultata essere una capacità strettamente connessa all’attaccamento del bambino.

Madri con elevata funzione riflessiva e appaiono favorire nel bambino lo sviluppo di un attaccamento sicuro

nei loro confronti. Arietta Slade ha ideato uno strumento per valutare la capacità riflessiva materna legata

alla relazione attuale con il bambino: la Parent Development Interview (PDI). La PDI chiede al genitore di

descrivere l’attuale esperienza di relazione con il bambino, esplorando la sua capacità di riflettere sui propri

stati mentali e su quelli del bambino stesso.

6. Attribuire una mente al bambino

Un concetto con aspetti simili a quello di funzione riflessiva è quello di mind-mindedness proposto da

Elisabeth. Meins e da lei inteso come la capacità da parte del genitore di concepire il bambino come soggetto

dotato di una mente oltre che bisognoso di cure. Questo concetto aggiunge un nuovo aspetto al costrutto di

sensibilità materna, costituito dalla capacità della madre di leggere i segnali del bambino nell’interazione con

lui sulla base degli stati mentali interni che li possono influenzare. L’autrice ha cercato a questo proposito di

dare una definizione operazionale della mind-mindedness materna, idendificandola, tra l’altro, nell’abilità

della madre di commentare verbalmente gli stati emotivi del figlio, espressi o inferiti durante la sua attività di

gioco nei primi anni di vita. Le sue ricerche hanno dimostrato a questo riguardo come la mind-mindedness

della madre valutata nel corso del primo anno di vita sia correlato alla sicurezza dell’attaccamento del

bambino a 12 mesi e alla capacità di quest’ultimo di sviluppare una teoria della mente a 4 anni.

VI. LE INTERAZIONI TRA GENITORE E BAMBINO

1. Valutare la disponibilità emotiva

Il concetto di disponibilità emotiva introdotto da Emde e Biringen è la capacità del genitore di essere

emotivamente aperto nei confronti dei segnali del bambino. Per valutare l’interazione genitore-bambino

l’autrice ha messo a punto un sistema denominato Emotional Availability Scales (EAS) finalizzato alla

valutazione della disponibilità emotiva nell’ambito della relazione genitore-bambino attraverso quattro scale

per l’adulto e due scale sempre per il bambino. Le scale riferite al genitore prendono in considerazione i

seguenti aspetti: sensibilità, strutturazione, non intrusività, non ostilità. Per il bambino le scale prese in esame

sono responsività e coinvolgimento

2. Valutare gli stili di interazione

Per quanto riguarda l’interazione genitore-bambino, Crittenden ha sviluppato una scala di osservazione

denominata Child-Adult Relationship Experimental Index (Care-Index) il cui focus prevalente è la sensibilità

materna considerata come un costrutto diadico e intesa come qualsiasi configurazione di comportamento in

grado di coinvolgere positivamente il bambino, aumentando il suo benessere e la sua attenzione riducendone

il disagio e/o la mancanza di coinvolgimento. È possibile classificare gli adulti attraverso tre differenti scale:

Sensibile, Controllante, Non responsivo. Le scale infantili sono invece quattro: cooperativo, difficile,

compulsivo, passivo. Gli aspetti del comportamento interattivo su cui viene posta l’attenzione sono:

espressione del volto, espressione vocale, posizione e contatto corporeo, affetto, contingenze e successione

dei turni, controllo, scelta di attività.

3. La valutazione dell’interazione genitore-bambino: sistemi a confronto

Tra gli aspetti di originalità del sistema messo a punto da Crittenden, a confronto con quelli di Ainsworth e

Biringen, emerge la possibilità di discriminare maggiormente attraverso il Care-Index stili non responsivi

adottati dal genitore. Il Care-Index appare in grado di differenziare le specifiche modalità difensive. L

strumento di Biringen ha il merito di rilevare nell’adulto aspetti specifici relativi alla funzione di

strutturazione e di sostegno che esso può svolgere nei confronti dell’attività esplorativa e di gioco intrapresa

dal bambino.

4. I comportamenti genitoriali atipici

La comunicazione affettiva non adeguata messa in atto da parte del genitore può esprimersi attraverso varie

modalità, tra le quali trascuratezza, inversione di ruolo, incapacità di tenere il bambino e la relazione con

quest’ultimo. La griglia messa a punto da Lyons-Ruth e colleghi denominata Atypical Maternal Behavior

Instrument for Assessment and Classification (AMBIANCE), risulta utile per valutare comportamenti

dell’adulto particolarmente inadeguati che normalmente non vengono presi in considerazione analiticamente

dagli altri sistemi di codifica relativi alla sensibilità parentale. Le categorie principali dell’AMBIANCE

sono: Errori affettivi, Disorientamento, Comportamenti intrusivi o negativi, Confusione dei ruoli, Ritiro.

5. La regolazione emotiva a livello microanalitico

I sistemi di codifica macroanalitici valutano l’interazione nel suo complesso fornendo dei giudizi globali

qualitativi spesso accompagnati da punteggi quantitativi. A un livello microanalitico viene invece analizzato

cosa accade durante l’interazione secondo per secondo attraverso la codifica dei singoli comportamenti per la

madre e del bambino, valutandone la presenza o assenza ed eventualmente la durata. A questo riguardo

Tronick è da considerarsi uno dei pionieri dell’analisi microanalitica dell’interazione madre-bambino nei

primi mesi di vita. Ha ideato una versione particolare di procedura, denominata Still Face (volto immobile),

consistente in un’osservazione svolta in laboratorio che prevede tre fasi di pochi minuti ciascuna nel corso

delle quali alla madre viene chiesto: 1. Di interagire con il figlio come farebbe abitualmente; 2. Di mantenere

un’espressione del volto immobile e inespressiva (still face) sospendendo la comunicazione con il bambino;

3. Di riprendere ad interagire con il figlio riassumendo un’espressione normale. Uno degli scopi principali

del paradigma è quella di produrre una condizione controllata di stress relazionale che permette di valutare

come il bambino reagisce e si adatta alla mancata comunicazione materna. L’analisi microanalitica delle

videoregistrazioni permette di analizzare i singoli comportamenti messi in atto dalla madre e quelli messi in

atto dal bambino e di valutare i processi di coordinazione affettiva e di riparazione degli errori interattivi. Il

più recente sistema di codifica ideato da Tronick, l’Infant and Caregiver Engagement Phases (ICEP), è

composto da codici esaustivi e mutualmente escludentesi che coprono tutti i comportamenti possibili

dell’interazione e non si sovrappongono tra loro. Vengono codificati separatamente i comportamenti della

madre e quelli del bambino secondo diversi insiemi di codici che prendono in considerazione

contemporaneamente l’espressione del viso, la direzione dello sguardo e le vocalizzazioni.

VII. MODELLI DI PREVENZIONE E INTERVENTO RIVOLTI A GENITORI E BAMBINI

NELLA PRIMA INFANZIA

1. Fattori di rischio e di protezione

Con l’espressione fattori di rischio per lo sviluppo infantile si intendono quelle condizioni relative al contesto

di vita, o alle caratteristiche del bambino stesso, che possono produrre potenziali conseguenze negative sulla

sua crescita. I fattori protezione sono invece costituite quelle variabili che contribuiscono a uno sviluppo

adattivo dei bambini e che creano le condizioni per una loro crescita sana. I fattori di rischio e di protezione

sono collocabili a diversi livelli. Si considerano infatti come variabili distali o ecologiche gli aspetti relativi

al contesto sociale all’interno del quale il bambino nasce e cresce e l’ambiente in cui vive la famiglia; come

variabili prossimali, quindi relative al più vicino contesto di crescita del piccolo, le caratteristiche

psicologiche dei genitori, il loro comportamento di accadimento nei confronti dei figli e le caratteristiche

individuali del bambino.

Rischio psicosociale, sensibilità materna e attaccamento: nel caso di popolazioni a rischio psicosociale, la

sensibilità materna risulta un importante fattore di protezione del bambino. La presenza di un genitore

sensibile e il conseguente strutturarsi di un legame di tipo sicuro madre-bambino, può moderare ad esempio,

le conseguenze negative dei conflitti familiari rispetto a numerosi aspetti dello sviluppo del bambino.

Tuttavia, le madri che vivono in contesti svantaggiati socialmente risultano essere, spesso, meno sicure esse

stesse rispetto all’attaccamento e meno sensibili nell’interazioni con i loro bambini. Le condizioni di rischio

psicosociale, che influiscono negativamente sull’accudimento e sui comportamenti materni sensibili,

implicano dunque un percorso di sviluppo disadattivo, ponendo a rischio la qualità della relazione madre-

bambino e il legame di attaccamento.

2. Modelli di intervento

I modelli di prevenzione possono anche essere differenziati a seconda del tipo di azione preventiva

prescelta, come ha proposto Sameroff distinguendo tre diversi tipi di intervento (tre R): quelli fondati sulla

riparazione, quelli basati sulla ridefinizione e quelli che mirano alla rieducazione. La riparazione è orientata a

modificare i comportamenti e le risposte che il bambino rivolge al genitore, al fine di migliorare la capacità

di quest’ultimo di attivare il suo comportamento di cura. La ridefinizione si pone l’obbiettivo di cambiare il

modo in cui il genitore interpreta il comportamento dl figlio. La rieducazione mira a modificare le concrete

modalità del genitore di accudire ed essere responsivo con il bambino.


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Mary1789

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mary1789 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Larcan Rosalba.

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